03/06/2025 - 19:21

"Fuori da Montecitorio, da diversi giorni, c’è un presidio che chiede al governo italiano una cosa semplice: interrompere i rapporti militari con il governo di Netanyahu e costringerlo a porre fine allo sterminio del popolo palestinese.
Sono cittadine e cittadini comuni che si aspettano dal proprio governo di mettere l'Italia dalla parte giusta della storia: con le vittime e contro i carnefici.

Resteranno qui fuori fino all’8 giugno perché proprio l’8 giugno scade il memorandum di intesa militare tra l’Italia e Israele che consente lo scambio di tecnologie, brevetti, software e informazioni coperte da segreto militare.
Lasciare che questo memorandum si rinnovi automaticamente mentre a Gaza si consuma un piano di pulizia etnica, mentre il governo israeliano uccide bambini, donne, giornalisti, operatrici e operatori umanitari, mentre rade al suolo l’intera Striscia compresi ospedali, case, scuole, infrastrutture, mentre si spara contro le persone stremate dalla fame che cercano di ottenere una porzione di quei pochissimi beni di prima necessità entrati a Gaza dopo oltre 80 giorni di blocco totale, è una scelta scellerata che va contro il senso di umanità e rende l’Italia complice dello sterminio.

A niente serve che Tajani annunci l’arrivo del piccolo Adam e di sua madre, unici sopravvissuti della loro famiglia se poi non si fa nulla, per evitare che ci siano tanti altri Adam.
La vendita di armi a Israele va fermata, l’accordo di associazione Ue-Israele va sospeso, le sanzioni a Netanyahu e al suo governo vanno messe e va riconosciuto lo Stato di Palestina.
Non vogliamo essere complici di un criminale di guerra". Lo ha dichiarato intervenendo in aula Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

 

03/06/2025 - 18:36

«In queste ore, fuori da Montecitorio, cittadine e cittadini presidiano giorno e notte con una richiesta semplice e legittima: il governo italiano interrompa ogni collaborazione militare con Israele e faccia la sua parte per fermare il massacro in corso a Gaza. A loro va il mio pieno sostegno. Così la deputata dem  Rachele Scarpa.

"Il presidio - aggiunge l'esponente Pd - andrà avanti fino all’8 giugno. Una data cruciale: se il governo non interviene, quel giorno si rinnoverà automaticamente il memorandum bilaterale sulla cooperazione militare e nella difesa, firmato nel 2005 tra l’Italia e Israele. Lasciare che questo memorandum si rinnovi tacitamente mentre a Gaza si affamano i civili, si bombardano i campi profughi e si violano sistematicamente i diritti umani, è una scelta scellerata. E ci rende complici. Dieci giuristi hanno già sollevato due possibili profili di incostituzionalità dell’accordo: il primo riguarda le violazioni gravi e sistematiche del diritto internazionale umanitario da parte dello Stato di Israele; il secondo, il mancato rispetto del diritto all’informazione dei cittadini italiani, che ignorano i costi e le conseguenze di questa cooperazione, spesso coperti da segreto militare".

"La vendita di armi a Israele - conclude Scarpa - deve essere sospesa. Va fermato il memorandum. Va congelato l’accordo di associazione UE-Israele. Vanno imposte sanzioni al governo Netanyahu, che sta guidando un’operazione criminale. E va riconosciuto lo Stato di Palestina. Il 7 giugno saremo in piazza, con chi rifiuta di girarsi dall’altra parte. Con chi chiede che l’Italia stia dalla parte del diritto. Non vogliamo essere complici di un crimine di guerra.

 

03/06/2025 - 13:01

“Il massacro di Gaza è sconvolgente. Noi abbiamo condannato da subito l’aggressione barbara compiuta il 7 ottobre dall’organizzazione terroristica di Hamas e continuiamo a chiedere il rilascio degli ostaggi ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte ai crimini che si stanno consumando nella striscia. Stanno morendo migliaia di bambini e donne, civili innocenti vittime due volte: di Hamas e del governo di Netanyahu. L’utilizzo del cibo come arma di guerra è inaccettabile, intollerabile e tocca livelli di disumanità e crudeltà inauditi. Come comunità internazionale dobbiamo chiedere l’immediato cessate il fuoco e che tutti gli aiuti umanitari possano rapidamente entrare a Gaza la cui popolazione è allo stremo. Lo stesso presidente della Repubblica nei giorni scorsi ha usato parole chiarissime e condivisibili.
Questo non significa dare spazio a rigurgiti di antisemitismo che condanniamo con forza e senza ambiguità: l’Europa nasce come reazione al dramma dell’Olocausto e  delle leggi razziali.
Ma quello che sta accadendo a Gaza va contrastato con forza: serve un’azione dolomitica perché non ci siano doppi standard in materia di rapporti internazionali. Netanyahu va fermato e va avviato un percorso per il riconoscimento dei due Stati che è l’unico modo per garantire davvero in futuro pace, sicurezza e una vita dignitosa ai due popoli". Lo ha detto Piero De Luca, deputato e capogruppo Pd in commissione politiche europee, nel corso dell’evento “Liberi di Pensare 2025 – Una poesia per la pace”, un incontro che unisce parole, poesia e riflessione in un momento storico che richiede attenzione alla cultura, al dialogo e alla convivenza, che si è tenuto presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.

02/06/2025 - 16:30

"Il 2 giugno di 79 anni fa gli italiani e, per la prima volta, le italiane scelsero la Repubblica e votarono l'assemblea costituente. Da quel lavoro, ispirato ai valori della Resistenza, nacque la Costituzione con i suoi principi cardine: l'uguaglianza senza discriminazione alcuna, il lavoro: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, che con i referendum dell'8 e 9 giugno vogliamo più sicuro, stabile e dignitoso, e la pace sancita nell'articolo 11: "l'Italia ripudia la guerra". Un valore da cui discende tutto, che difenderemo con la manifestazione del 7 giugno per Gaza.
Viva la Repubblica, viva l'Italia inclusiva e pacifist". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato 

30/05/2025 - 18:03

“Durante l’informativa alla Camera, ancora una volta, il ministro Tajani ha scelto la via dell’inazione, confermando l’inerzia politica e diplomatica del governo Meloni di fronte alla gravissima crisi umanitaria in corso a Gaza”. Così la deputata dem Rachele Scarpa, che accusa l’esecutivo di non aver assunto alcuna posizione concreta a fronte delle continue violazioni del diritto internazionale da parte del governo israeliano.

“Abbiamo ascoltato tante parole – prosegue l’esponente Pd - ma nessuna proposta vera. Tajani non ha nemmeno avuto il coraggio di nominare il primo ministro israeliano Netanyahu, nonostante le gravissime responsabilità nel blocco degli aiuti umanitari e nella gestione disumana della distribuzione. Si è limitato a citare l'iniziativa ‘Food for Gaza’, con cui l’Italia ha fatto entrare appena 110 tonnellate di cibo, mentre Israele ha bloccato per 80 giorni 116.000 tonnellate di aiuti. Una cifra che dà la misura della sproporzione e dell’inadeguatezza dell’azione italiana.”

“Inoltre – conclude Scarpa - gli aiuti entrati sono stati gestiti da contractor militari israeliani, causando il caos nella distribuzione e portando a episodi di violenza contro la popolazione palestinese. Uomini e donne ammassati in recinti metallici, trattati come bestiame, e addirittura bersaglio di spari. È una vergogna che contraddice ogni principio umanitario. Alla vigilia della manifestazione del 7 giugno, chiediamo che l’Italia si schieri apertamente con i partner europei che invocano quantomeno una revisione dell'accordo di associazione tra Unione Europea e Israele.
Non possiamo restare inerti: serve un’azione diplomatica decisa, all’altezza della tradizione umanitaria e democratica del nostro Paese”.

 

28/05/2025 - 12:29

“Nelle prossime ore alcuni membri della maggioranza fra cui anche presidenti di commissione e componenti del governo incontreranno il viceministro degli esteri della Georgia.

Questi incontri sono un riconoscimento mascherato di un governo che non è riconosciuto dall’Ue, un governo anti-costituzionale che reprime i manifestanti e che ha arrestato uno dei più importanti parlamentari dell’opposizione giovedì scorso. Chiederemo una informativa su questo e spiace che il ministro Tajani sia uscito dall’aula senza ascoltarmi. Quello di segno georgiano è un governo nato da un processo elettorale fortemente contestato dagli osservatori elettorali dell’assemblea parlamentare dell’Osce e dalla NATO e del Consiglio d’Europa. Con gli incontri previsti per oggi l’Italia di fatto riconosce un regime che sta reprimendo le proteste, arrestando i manifestanti. Il Partito popolare europeo, di cui il ministro degli esteri Tajani è vicepresidente, è stato molto chiaro nel condannare il risultato delle elezioni in Georgia, nel condannare le azioni di repressione da parte del governo georgiano. Chi siede alla Farnesina? Il vicepresidente del partito popolare europeo oppure un politico succube della Lega e di Fratelli di Italia, che sono pronti oggi ad incontrare gli esponenti di un regime repressivo come quello della Georgia? Per questo chiediamo una informativa urgente. E il fatto che il ministro degli esteri sia uscito dall’aula mentre è in corso l’intervento, è già un segno di come la maggioranza e il governo italiano intenderanno affrontare l’argomento considerando come non hanno affrontato per i 20 mesi passati la questione di Gaza”. Lo ha annunciato in Aula Lia Quartapelle, vicepresidente PD della commissione Esteri di Montecitorio, a margine della seduta odierna sull’ordine dei lavori. Benedetto Della Vedova di Più Europa e Matteo Richetti per Azione si sono uniti alla richiesta di informativa.

 

28/05/2025 - 11:45

“Siamo profondamente sconvolti dal continuo aumento delle vittime civili nella Striscia di Gaza, dove uomini, donne e bambini innocenti stanno pagando il prezzo più alto di un conflitto che sembra non conoscere limiti umanitari né rispetto per il diritto internazionale. Serve una condanna ferma verso le operazioni militari indiscriminate condotte dal governo israeliano, che hanno colpito ospedali, scuole, abitazioni e luoghi di rifugio. E’ necessario fermare Netanyahu, come chiesto oggi alla Camera dal collega Provenzano. E’ gravissima la scelta di non condividere lo sforzo diplomatico europeo nei confronti di Israele. Il Governo italiano invece è muto davanti a questo orrore, in evidente imbarazzo. E’ tempo di agire, con decisione e responsabilità, per fermare questa spirale di morte. Il silenzio, in questo momento, è complice”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.

28/05/2025 - 11:21

“Provo vergogna di fronte all’inadeguatezza dell’informativa del Ministro Tajani, stamattina, sulla situazione a Gaza. Mancava completamente la politica: abbiamo ascoltato per lunghi minuti un’apologia dell’operato umanitario - assolutamente irrilevante, in proporzione alla crisi che continua anche in questo momento - del governo italiano, senza che mai fosse nemmeno nominato Netanyahu, come se questa situazione fosse generata da una carestia naturale e non dall’operato comunale del governo israeliano. E siamo stati pure costretti a vedere il Ministro Tajani ridacchiare durante gli interventi delle opposizioni che lo richiamavano a fare pressione sul governo di Israele nel rispetto della grande tradizione diplomatica del nostro Paese. Oggi pesano soprattutto le parole che Tajani non ha detto, e le scelte che il governo italiano non ha fatto e continua a non fare. Nulla, nelle parole del Ministro, oltre all’evocazione retorica di un discorso spoglio di qualsiasi iniziativa politica, garanzia e capacità di azione. Come ha ricordato nel suo intervento il collega Provenzano, l’unica operazione umanitaria possibile ora è fermare Netanyahu, e nelle parole pavide di Tajani mancava completamente la volontà politica di agire per non irritare l’alleato Netanyahu” così la deputata democratica, Rachele Scarpa.

28/05/2025 - 11:20

“L'obiettivo di questa guerra è quello di rendere impossibile la vita dei palestinesi sulla loro terra. Che cosa fa il governo italiano per fermare tutto questo? Le parole del ministro Tajani non bastano più: sono parole timide, imbarazzate e imbarazzanti. C'è bisogno di atti, di azioni concrete. Confortare la coscienza, con le parole vaghe e i minuti di silenzio, non servono ai palestinesi che aspettano la condanna a morte collettiva inflitta dal governo di Israele. Gaza ci riguarda, non è solo l'attacco definitivo alla Palestina, è un attacco ai pilastri della nostra civiltà e dell'umanità”. Lo dice il deputato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, in replica al ministro Tajani sull'informativa sullo stato di Gaza.
“Sono gli ultimi giorni di Gaza – ha sottolineato l'esponente dem - le parole del ministro Tajani erano forse buone 19 mesi fa, 50mila morti fa. Tajani parla di aiuti umanitari ma l'unico vero aiuto è fermare Netanyahu. Il governo italiano ha sbagliato completamente la lettura politica di quello che stava avvenendo in Palestina. Ha continuato a parlare fino a ieri di legittima lotta al terrorismo, ma le azioni indiscriminate a Gaza, i bombardamenti di scuole e ospedali, gli assassini di operatori umanitari e di giornalisti, l'operazione 'Nuovo Ordine in Libano' che ha colpito le truppe italiane e l'allargamento del conflitto in Medio Oriente, raccontavano un'altra verità incontrovertibile. Netanyahu deve rispendere dei propri crimini, proprio perché noi non accetteremo mai che si confondano le responsabilità di un governo con un intero popolo. C'è un'altra Israele che prova repulsione, come ha detto Liliana Segre, nei confronti del governo Netanyahu e della sua guerra infinita. E lei non ha avuto nemmeno il coraggio di pronunciare quel nome”.
“Dopo mesi di ignavia, l'Europa prova a fare un passo, ma a mancare è il governo Meloni quando una maggioranza di paesi europei chiede di rivedere l'accordo tra Ue e Israele e il governo italiano vota contro. Dite che quello che fa il governo israeliano è inaccettabile? E allora perché siete contro le sanzioni? Perché non interrompete l’accordo di cooperazione militare con Israele? Se siete per i due stati perché bocciate il riconoscimento dello Stato di Palestina? Non è demagogia, è solo logica e politica. È giustizia”, conclude Provenzano.

28/05/2025 - 11:13

"L'informativa del ministro Tajani su Gaza, oggi nell'aula di Montecitorio, lascia davvero senza parole. Nessuna visione politica, nessuna iniziativa concreta per fermare lo sterminio, parole pavide sulla sospensione dell'accordo Ue-Israele, niente sul progetto criminale di cacciare tutti i palestinesi dalla Striscia né sulle occupazioni illegali in Cisgiordania. Tajani viene in aula a fare l'elenco di irrilevanti operazioni umanitarie come se fossero risolutive per il popolo palestinese. Sbandiera ancora "Food for Gaza" con 110 tonnellate di aiuti umanitari, quando il governo di Israele ne ha tenuti bloccati ai valichi per 80 giorni ben 116mila tonnellate. Si è vantato di 133 bambini di Gaza curati negli ospedali italiani, a fronte dei 3.738 feriti solo dal 18 marzo ad oggi secondo l'Unicef. Un qualsiasi funzionario dell’Agenzia della cooperazione avrebbe detto meglio di lui.
Ha fatto bene il collega Provenzano a ricordargli che l'unica azione umanitaria è fermare Netanyahu, e che nella sua informativa manca del tutto la politica. Tajani non ha neanche nominato il premier israeliano nel suo intervento, per il terrore di irritarlo. Ha paura perfino a farne il nome. L’Italia, per la sua tradizione diplomatica, non merita questo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

26/05/2025 - 13:05

“La trattativa a pezzi sui dazi indebolisce Bruxelles. L’Europa deve essere legittimata a trattare con Trump con un’unica voce. Invece l’Italia è l’unico paese in cui i due vicepremier dicono cose completamente diverse sull’Europa e la Premier Meloni temporeggia da mesi per decidere come schierarsi se con Trump o con l’Europa. Questa indecisione la pagano le imprese per le quali non è stato fatto nulla se non promettere risorse prese dal Prnn che era nato con tutt’altre finalità”.

Lo ha detto oggi Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati intervenuta a Skytg24

“Sulla crisi di Gaza, quell’apocalisse umanitaria provocata da Netanyahu è il momento che il governo italiano faccia pressione sull’Europa e in tutte le sedi diplomatiche perché si arrivi al più presto al cessate il fuoco e si consenta il passaggio di aiuti e cibo. Non bisogna accettare il disimpegno degli Stati Uniti ma insistere per il riconoscimento dello stato di Palestina con il diritto ad esistere in pace e sicurezza. La stessa che va garantita a Israele. Va bloccato il tentativo di deportazione e usati tutti gli strumenti di pressione, sanzioni e sospensione degli accordi con Israele” ha proseguito Braga.

Infine sui prossimi referendum dell’8 e 9 giugno Braga ha ricordato che “toccano questioni concrete e riguardano norme che hanno indebolito la sicurezza e la certezza del lavoro. Per questo il quorum si può raggiungere nonostante la scarsa informazione e gli inviti di esponenti delle istituzioni a disertare il voto: sarà una grande partecipazione e darà un messaggio chiaro alla maggioranza”.

 

22/05/2025 - 09:39

Chiedo la sospensione immediata di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Lo dico chiaramente. Se lo sport è diplomazia, ponte tra i popoli, allora in tutti quei casi si è sbagliato. Se lo sport è politica (e lo è, da sempre!) DEVE esercitare la sua funzione sanzionatoria, e allora serve coerenza, non una doppia morale!! Per questo, dall’aula del Parlamento italiano, mi rivolgo alla Premier Meloni, al Ministro per lo sport Abodi, ai membri italiani del CIO, al CONI, alle federazioni, ai club, alle atlete e agli atleti: Dite da che parte state". Queste le parole del deputato del Pd e responsabile nazionale Sport del Pd, Mauro Berruto che è intervenuto ieri resa in aula alla camera su questo tema.

"Majed Abu Maraheel, primo portabandiera e atleta palestinese ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996, soffriva di insufficienza renale, è morto all’inizio del conflitto, lentamente e atrocemente,

impossibilitato a curarsi. L’ultimo sportivo ucciso di cui abbiamo notizia si chiamava Mohammed Al Sultan: 23 anni,

calciatore e fondatore di una scuola calcio per bambini nel nord di Gaza. Ucciso in un bombardamento, venerdì. In mezzo, 19 mesi di orrore e quasi 500 sportivi palestinesi ammazzati. Tutte le infrastrutture sportive distrutte. Lo stadio Yarmouk, a Gaza, prima di essere distrutto è stato trasformato in prigione. Corpi nudi, inginocchiati, ammanettati. Come nel Cile di Pinochet. I palestinesi segregati, affamati, colpiti nel corpo e nell’anima collettiva. Come nel Sudafrica dell’apartheid. Il Comitato Olimpico Palestinese ha dichiarato: «per dieci anni, a Gaza, non sarà possibile riprendere alcuna attività sportiva». Lo sport è identità, dignità, appartenenza. Lo sanno bene quei governi, come il governo Meloni, che usano lo sport come propaganda", ha concluso Berruto.

 

21/05/2025 - 14:59

Una delegazione di deputati del Pd, composta da Laura Boldrini, Valentina Ghio, Rachele Scarpa, Arturo Scotto e Nico Stumpo, che nei giorni scorsi ha preso parte alla carovana per raggiungere il valico di Rafah, ha incontrato questa mattina le associazioni che manifestavano davanti la Camera in Piazza Montecitorio. Un presidio per sottolineare l’importanza della discussione in Aula delle mozioni per il Medio Oriente.
È stata l’occasione per ribadire l’impegno del Partito democratico nel chiedere un’azione diplomatica forte per fermare il governo israeliano a Gaza e per ribadire la condanna all’immobilismo di Meloni. Tacere infatti non è un’opzione e il silenzio della Premier di fronte alle atrocità che si consumano nella Striscia e in Medio Oriente diventa complicità.

21/05/2025 - 11:38

"Se esiste ancora il senso di umanità, votate la nostra mozione, non portate l'Italia dalla parte sbagliata della storia". Questo l'appello rivolto alla maggioranza da Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, intervenuta durante il dibattito sulla mozione unitaria Pd-M5s- Avs per fermare lo sterminio del popolo palestinese a Gaza.
"Se Netanyahu può uccidere 53mila persone di cui 17mila bambini, se può annunciare la deportazione di 2milioni di persone, se può radere al suolo il 70 per cento delle infrastrutture, case, ospedali e scuole, se può massacrare 218 giornalisti e 433 operatori umanitari, se può bloccare per 75 giorni ogni aiuto di vitale importanza usando la fame come arma di guerra - ha sottolineato - è grazie all'inerzia della comunità internazionale, dell'Unione europea e di tutti quei governi che fanno finta di non vedere l'orrore e la quantità di crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania dall'esercito israeliano.
Questa inerzia e questo mutismo abbiamo voluto rompere con la missione a Rafah, spingendoci fino alle porte di Gaza, raccogliendo le testimonianze dei palestinesi, vedendo con i nostri occhi le tonnellate di aiuti fermi a pochi passi dalla Striscia". "Ieri abbiamo chiesto alla presidente Meloni di essere qui, oggi, per prendere parola su quello che accade a Gaza. Ma non c'è. Ed è gravissimo, stiamo parlando dello sterminio del popolo palestinese, non è una questione abbastanza importante?- ha denunciato Boldrini -. Come è gravissimo che in commissione difesa sia stato approvato l'acquisto di tecnologia militare da Israele mentre a Gaza si compiono crimini di guerra e contro l'umanità. Una vergogna totale. Ed è altrettanto grave che l'Italia non abbia votato a favore della revisione dell'accordo UE - Israele".
"Ma se le parole di disperazione delle persone di Gaza che abbiamo riportato in questa aula per voi hanno un valore, se l'umanità per voi ha ancora un valore, prendete posizione - ha detto rivolgendosi ai banchi della maggioranza -. È ora di prendere posizione, dite no allo sterminio del popolo palestinese. Fatelo adesso ".

21/05/2025 - 11:37

“Noi siamo stati a Rafah, alle porte dell’inferno, dove si sentivano chiaramente le bombe,  dove dal 2 marzo scorso non entra alcun aiuto umanitario, nemmeno la farina per sfamare le bocche dei bambini che a Gaza muoiono di fame.

Il governo Netanyahu fa un annuncio, consentirà l’ingresso di una quantità minima di aiuti umanitari. Quanto basta per ottenere il via libera politico e mediatico per la prosecuzione del piano criminale di invasione nella terra di Gaza.

I sopravvissuti ci hanno detto chiaramente: la fame è molto peggio delle bombe e nelle prossime quarantott’ore 14.000 bambini palestinesi rischiano di morire di fame perché la fame in questo contesto non è solo una conseguenza, è un’arma utilizzata per spezzare un popolo dall’interno, per distruggere la questione sociale, per cancellare la solidarietà.

È un’operazione che mira a trasformare un popolo in una massa disorientata, su cui si pretende che accetti qualunque cosa pur di sopravvivere, anche lo sfollamento forzato, anche la pulizia etnica. Si sta delineando sempre più chiaramente questo tipo di strategia, una strategia di vera e propria demolizione sociale, dietro al disegno più ampio di  far crollare la credibilità morale di un popolo, a convincere il mondo che non è in grado di autogovernarsi per poi imporre una nuova forma di colonizzazione sotto copertura umanitaria, una violenza inaudita che si somma a quella delle bombe che continuano a cadere, alla distruzione deliberata degli ospedali, delle scuole, delle infrastrutture al bombardamento dei campi profughi alla targhettizzazione degli operatori umanitari e dei giornalisti.

Tutto questo accade in diretta sotto gli occhi del mondo.

Com’è possibile che solo questa maggioranza continui a non vedere tutto questo? Serve una soluzione politica e un’azione concreta.

Nel frattempo il nostro paese continua ad acquistare tecnologie da Israele, continua a votare contro la revisione degli accordi di associazione tra Israele ed Unione Europea.
Avete o non avete il coraggio di guardare la sofferenza di cui ci state rendendo complici in faccia?

Avete o non avete il coraggio di intraprendere in questo senso delle azioni politiche concrete e di smetterla con le dichiarazioni timide e con la declamazione della soluzione due popoli e du
e Stati senza che nessuna conseguenza politica?”. Lo ha detto in Aula intervenendo sulle mozioni su Gaza Rachele Scarpa, deputata Pd, che ha partecipato alla missione delle opposizioni a Gaza.

 

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