“L’ultima richiesta del Ministro Nordio si aggiunge alla lunga lista di intollerabili iniziative che questo Governo ha messo in campo per indebolire la magistratura in questi anni. Se da un lato, quindi, non stupisce, dall’altro questo modo di fare inizia a preoccupare seriamente”.
Così Marco Lacarra, deputato PD e componente della Commissione Giustizia alla Camera, in merito alla notizia per cui il Ministero della Giustizia ha chiesto all’ANM l’elenco dei donatori del comitato del No al prossimo referendum.
“Siamo di fronte a una vera e propria guerra contro i magistrati italiani, condotta senza più farsi specie dei metodi da utilizzare. Chi le ha definite ‘liste di proscrizione’ non esagera. L’intento del Governo in vista del referendum è sempre più palese: attaccare la magistratura con ogni mezzo, a prescindere dalla liceità e dalle più banali forme di rispetto verso l’istituzione e le persone che ne fanno parte. Ma tutto ciò non è altro che il più potente ed efficace spot a favore del No. ”
"Le notizie riportate da alcuni media circa la richiesta della capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio all’Associazione Nazionale Magistrati di avere l’elenco di chi ha fatto donazioni al comitato per il No al referendum costituzionale è un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del Governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno NO. Il ministro chiarisca subito.
Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono". Così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Le dichiarazioni di Nordio segnalano un certo nervosismo dovuto ai sondaggi che vedono una crescita del ‘No’. Sono affermazioni irresponsabili che però dimostrano che la riforma punta alla disgregazione dell’autonomia della magistratura, attraverso un attacco al Csm, che è l’organismo di auto governo della magistratura. La destra è garantista con i forti, ovvero con i potenti e giustizialista con i deboli, ad esempio con gli immigrati”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, intervistato da Radio Radicale.
"Le parole del ministro Nordio sono gravi e inaccettabili. Un Guardasigilli ha il dovere di difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato, non di delegittimare un pilastro della nostra democrazia. Molti magistrati hanno dato la vita per il Paese nella lotta alla mafia e al terrorismo: a loro dobbiamo rispetto, non attacchi o polemiche. In una fase così delicata, servono responsabilità e senso delle istituzioni. Nordio dimostra ancora una volta di non essere all’altezza del ruolo che ricopre". Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Il Ministro Nordio riesce nell’impresa di rilasciare ogni giorno una dichiarazione più grave di quella rilasciata il giorno precedente. Prima dice che la sua riforma, che smantella la Costituzione, non serve a nulla per l’efficienza della giustizia. Poi dice che occorre cambiare la Costituzione perché i costituenti, incarcerati durante il fascismo e poi costruttori della democrazia Italiana, avrebbero scritto una costituzione che si ispira a principi mussoliniani. Poi, ammette che la vittoria del Sì serve a chi governa per avere sovranità illimitata. Oggi l’ultima vergogna: contesta ai magistrati l’utilizzo di meccanismi para-mafiosi. Meloni non può più tacere: o ferma Nordio o condivide queste affermazioni. Ma la gravità di queste dichiarazioni non resterà in ogni caso senza risposta perché il fronte del No sarà ancora più mobilitato". Così in una nota il deputato e capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Federico Gianassi.
Berruto (Pd): Proteggere gli atleti e garantire accesso allo sport
Sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina dall’ottobre 2023. Tra loro 178 ragazzi tra i 6 e i 20 anni. Distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania, tra stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club impedendo qualsiasi pratica sportiva..
È il quadro tracciato dal Comitato Olimpico Palestinese nel report presentato oggi alla Camera, nel corso di una conferenza stampa organizzata dal deputato e responsabile nazionale Sport del PD Mauro Berruto.
I dati, che viene sottolineato nel Report “sono stati meticolosamente raccolti e verificati”, parlano di 684 vittime distribuite in 34 federazioni e istituzioni sportive. La federazione più colpita è la Federcalcio palestinese, che conta 367 morti tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. Seguono l’Associazione Scout Palestinese con 54 vittime e la Federazione Karate con 31.
Il report evidenzia un impatto generazionale profondo: 178 vittime avevano tra i 6 e i 20 anni; 143 tra i 20 e i 30 anni, nel pieno dell’attività agonistica; 111 avevano più di 50 anni, tra dirigenti storici e figure chiave della governance sportiva. Una perdita che compromette non solo il presente ma la continuità futura dello sport palestinese.
Colpita anche la componente femminile dello sport. Secondo i dati del Comitato Olimpico Palestinese, le vittime donne sono il 5% del totale. Molte erano bambine, giovani atlete o impegnate nell’amministrazione sportiva. Una ferita che, sottolinea il report, rappresenta un grave arretramento nel percorso di crescita della partecipazione femminile nello sport palestinese, già fragile e frutto di anni di lavoro per affermare uguaglianza e inclusione.
Sul fronte delle infrastrutture, la distruzione viene definita “sistematica”. Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati FIFA, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Danni per centinaia di milioni di euro, con tempi di ricostruzione stimati in decenni.
Simbolo di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina. Luogo di partite internazionali e raduni olimpici, durante il conflitto sarebbe stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra, per poi essere completamente raso al suolo. Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale.
Il documento parla di un impatto “senza precedenti” sull’intero settore sportivo e richiama esplicitamente i principi della Carta Olimpica: non discriminazione, uguaglianza di genere, rispetto dei diritti umani e diritto allo sport.
“Dobbiamo riportare al centro la Carta Olimpica, il documento del Comitato Olimpico Internazionale che tutela i valori fondamentali dello sport”, ha dichiarato Mauro Berruto aprendo la conferenza. “Quello che sta avvenendo in Palestina è un vero e proprio genocidio, in aperta violazione dei diritti umani internazionali. Viene colpito un popolo anche nel suo aspetto più condivisibile: lo sport”.
Da qui l’appello del Comitato olimpico palestinese alla comunità internazionale e alle federazioni sportive mondiali: “Chiediamo che venga garantita la libera partecipazione degli atleti palestinesi alle competizioni internazionali, senza ostacoli, e la loro protezione da qualsiasi minaccia o molestia. È il momento di stare al fianco degli atleti palestinesi, di proteggere lo sport e di piantare i semi della pace e della giustizia. Lo sport deve essere un ponte per la pace e una speranza per tutti”.
Un appello che in concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 punta a riportare la questione palestinese anche dentro le istituzioni sportive globali, trasformando il diritto allo sport — per uomini e donne — in una questione di responsabilità internazionale.
“L'assoluzione con formula piena di Francesco D'Ausilio è una bella notizia. Purtroppo ci sono voluti tanti, troppi anni per avere giustizia. Anni di rinunce che sono stati non dolo difficili ma certamente dolorosi. Anche per questo ci tengo a sottolineare la dignità e lo stile con cui D'Ausilio ha affrontato l'iter giudiziario, sempre con rispetto per la magistratura ma con la convinzione di poter dimostrare le sue ragioni” così il deputato democratico Matteo Orfini.
“L’assoluzione di Francesco D’Ausilio con formula piena, perché il fatto non sussiste, ristabilisce finalmente verità e giustizia dopo oltre 10 anni di sofferenze per una persona che nella propria vita di impegno politico ha sempre dimostrato serietà, correttezza e rispetto delle istituzioni. Una buona notizia non solo per lui e per tutta la sua famiglia ma per l’intera comunità democratica e per la nostra città.”
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, commentando la sentenza di assoluzione di Francesco D’Ausilio.
“L’ex capogruppo del Partito Democratico in Campidoglio, Francesco D’Ausilio, è stato definitivamente assolto da tutte le accuse che lo vedevano coinvolto nell’inchiesta “Mondo di mezzo”. Dopo dieci anni la Giustizia ha fatto il suo corso, mostrando, per l’ennesima volta, che la vera riforma necessaria sarebbe quella che riduce i tempi dei processi, non quella che andremo a votare, che mira solo a un controllo della politica sulla magistratura. A Francesco rinnovo il mio affetto e la mia stima, che non sono mai venuti meno in questi lunghissimi anni”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
Il deputato del Partito Democratico, Nico Stumpo, ha commentato l’assoluzione definitiva di Francesco D’Ausilio, ex capogruppo PD in Campidoglio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo“. “Voglio esprimere la mia solidarietà personale a Francesco“, ha detto Stumpo, “prima ancora che politica. Dopo dieci anni di attesa, la giustizia ha finalmente fatto il suo corso. Avevamo tutti noi massima fiducia. Questa vicenda dimostra ancora una volta che la priorità non dovrebbe essere riformare la magistratura per controlli politici, ma intervenire seriamente per ridurre i tempi dei processi, così che situazioni come questa non debbano trascinarsi per un decennio influenzando radicalmente la vita personale, politica e professionale delle persone“.
"L’assoluzione di Francesco D’Ausilio con formula piena, perché il fatto non sussiste, è una notizia che rende giustizia e verità a distanza di anni. In tutti gli incarichi pubblici che ha ricoperto, Francesco ha sempre agito con rettitudine e senso delle istituzioni. Lo sa bene chi ha lavorato con lui, io sono sempre stata orgogliosa di averlo avuto come capogruppo in Assemblea Capitolina. Oggi una decisione che ristabilisce la piena verità, ma è anche la vittoria di un amico". Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase commentando la sentenza di assoluzione.
“La scomparsa del professor Luigi Nicolais rappresenta una perdita profonda per la comunità scientifica, per le istituzioni e per tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e professionale. È stato uno scienziato di fama internazionale, un accademico insigne, un civil servant, che ha ricoperto diversi incarichi pubblici, dando sempre lustro al Paese. Accanto ai numerosi ruoli istituzionali, Luigi Nicolais è stato anche uno degli artefici della nascita del Partito Democratico, contribuendo con il suo pensiero, la sua esperienza e la sua cultura riformista alla costruzione di un progetto politico fondato sull’idea che sapere e innovazione, giustizia sociale e qualità delle istituzioni siano pilastri indispensabili ed inseparabili di una democrazia moderna. Un innovatore, un riformista autentico. La sua eredità di rigore intellettuale, senso delle istituzioni, valori, competenze e impegno civile, che continueranno a ispirare quanti credono nella centralità della conoscenza per il progresso politico e civile del Paese”.
Così il deputato democratico e segretario del Pd Campania, Piero De Luca, intervenendo in Aula in occasione della commemorazione di Luigi Nicolais.
“Con la fiducia volete evitare un dibattito che avrebbe messo a nudo le vostre divisioni e le ambiguità di una maggioranza condizionata dai settori filoputiniani. Preferite blindare il provvedimento per evitare un confronto trasparente sulle divisioni interne alla maggioranza, in particolare sugli emendamenti che puntavano a interrompere il sostegno militare a Kiev.
Il PD voterà contro la fiducia ma ribadisce con chiarezza che l’obiettivo è una pace giusta e sicura. Una pace che non coincida con la resa dell’Ucraina, che non legittimi l’aggressione russa e che non cancelli i crimini di guerra commessi. Pace significa giustizia, libertà e rispetto della sovranità dei popoli. Significa liberazione dei prigionieri, ritorno dei bambini deportati, rifiuto dell’annessione dei territori occupati e garanzie internazionali che impediscano nuove aggressioni.
Per il Partito Democratico il sostegno politico, umanitario e militare all’Ucraina resta una condizione necessaria per costruire un negoziato credibile, fondato sulla pari dignità tra le parti. In gioco non c’è solo il destino di Kiev, ma la sicurezza e la stabilità dell’Europa”.
Lo ha detto Piero Fassino, deputato Pd e vicepresidente Comm. Difesa, intervenendo in Aula per il voto di fiducia sul Decreto Ucraina.