iamo molto, molto preoccupati per quello che è accaduto questa notte ai danni della barca principale della Global Sumud Flotilla: secondo quanto affermato dagli stessi attivisti, si sarebbe trattato di un attacco con un drone che ha messo a rischio l’incolumità delle persone a bordo.
I video pubblicati sui social documentano con molta chiarezza quello che è successo". Lo ha dichiarato Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, intervenendo oggi in apertura dei lavori di Montecitorio.
"La Global Sumud Flotilla è una iniziativa pacifica, legale e umanitaria. Ma come molti di noi temevano, c'è chi vuole renderla anche pericolosa. L’obiettivo della missione è rompere l’assedio illegale di Israele su Gaza e portare gli aiuti, raccolti grazie a migliaia di persone che si sono mobilitate con la speranza di soccorrere il popolo palestinese stremato - ha ricordato Boldrini-. Sono gli Stati, per dovere imposto dal diritto internazionale, che dovrebbero rompere l’assedio che sta provocando la carestia nella Striscia di Gaza che, secondo le Nazioni Unite, può portare alla morte di un quarto della popolazione. E sono gli Stati a dover intervenire per fermare il genocidio, come richiesto dalla Corte internazionale di giustizia e dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio".
"La nostra segretaria Elly Schlein ha scritto alla presidente del Consiglio chiedendo protezione per la missione, ma Meloni ha risposto in modo evasivo e cercando di minimizzare la missione stessa - ha concluso la deputata dem- . Dopo quanto accaduto, venga in aula, la presidente Meloni, e ci venga a spiegare come intende proteggere chi si trova a bordo di quelle imbarcazioni, decine di connazionali tra cui anche quattro parlamentari".
*È arretramento democratico e presenta diversi elementi di incostituzionalità*
Le audizioni promosse dal gruppo parlamentare del Pd della Camera hanno registrato una bocciatura unanime della riforma costituzionale voluta dal Governo. Sono intervenuti Christian Ferrari (CGIL), Cesare Parodi (ANM), Margherita Cassano (Prima Presidente della Corte di Cassazione), Ugo De Siervo (Presidente emerito della Corte Costituzionale), Mitja Gialuz (Università di Genova), Gaetano Azzariti (Università Sapienza Roma), Italo Sandrini e Valerio Martinelli (ACLI), Emilio Ricci (ANPI), Franco Coppi (Avvocato e giurista), Ivana Veronese (UIL). Voci diverse, provenienti dal mondo della giustizia, del diritto e delle parti sociali, che hanno evidenziato come la riforma presenti “gravi profili di incostituzionalità e non risponda alle reali emergenze del sistema giudiziario, rischiando invece di minarne l’equilibrio democratico e l’indipendenza”.
Secondo il Pd, il quadro che emerge è netto: la riforma non nasce per rafforzare la giustizia, ma per stravolgere la Costituzione. Come ha ricordato la capogruppo Pd Chiara Braga, si tratta di “un intervento ideologico costruito per punire la magistratura e portato avanti nel silenzio dei partiti di maggioranza, con un Parlamento ridotto a pura ratifica”. Una denuncia che si intreccia con quella della responsabile nazionale giustizia Debora Serracchiani, che ha sottolineato come “non ci sia nulla di tecnico in questo provvedimento che è il frutto di una scelta tutta politica che chiude ogni spazio di confronto e mina le garanzie dei cittadini, segnando un ulteriore arretramento democratico”.
La gravità del metodo è stata ribadita anche dal deputato Federico Fornaro, che ha parlato di “una maggioranza che tratta la Costituzione come fosse un decreto legge, ricordando che è il primo caso nella storia repubblicana in cui un testo costituzionale uscito dal Consiglio dei ministri arrivi in Parlamento blindato, senza possibilità di modifica, riducendo di fatto le Camere a semplici ratificatori”.
Sul merito della riforma, la capogruppo in Commissione Affari Costituzionali Simona Bonafè ha messo in evidenza come essa venga “venduta come risposta ai problemi della giustizia, ma non intervenga su nulla: né sui tempi lunghissimi dei processi, né sulla carenza di personale, né sull’efficienza del processo telematico. È un grave strappo istituzionale che tradisce i cittadini”.
Un giudizio condiviso dal capogruppo Pd in Commissione Giustizia Federico Gianassi, che ha aggiunto: “La separazione delle carriere non accelera i procedimenti né migliora l’efficienza, lo ha ammesso lo stesso ministro Nordio. Serve solo a indebolire la magistratura e a piegare il pubblico ministero all’influenza dell’esecutivo, avviando un percorso pericoloso di stravolgimento della Costituzione repubblicana”.
Molti degli auditi hanno sottolineato, inoltre, l’importanza di questo ulteriore momento di ascolto promosso dal Pd, non solo per denunciare i gravi rischi della riforma, ma anche per contribuire a costruire nel Paese una coscienza sociale più consapevole. Un passaggio decisivo in vista del referendum confermativo, che sarà lo strumento con cui i cittadini potranno difendere l’equilibrio dei poteri e i principi fondamentali della democrazia. Le audizioni di oggi hanno dunque confermato un punto: a fronte di una riforma ideologica, isolata e priva di soluzioni ai problemi concreti della giustizia italiana, può crescere un’ampia mobilitazione che coinvolge forze politiche e rappresentanti del mondo giuridico a difesa della Costituzione e dell’indipendenza della magistratura.
“La separazione delle carriere non è una riforma della giustizia, ma un’operazione ideologica che smantella la Costituzione, attacca la separazione dei poteri e non affronta in alcun modo i problemi concreti del sistema giudiziario. La maggioranza preferisce riproporre vecchie battaglie identitarie piuttosto che lavorare su ciò che serve davvero a cittadini e imprese”, dichiara Federico Gianassi, capogruppo democratico in Commissione Giustizia della Camera, a margine delle audizioni promosse oggi dal Pd.
“Il Paese aspetta riforme capaci di ridurre i tempi infiniti dei processi, di garantire personale stabile negli uffici giudiziari, di rendere efficiente e davvero funzionante il processo telematico. A queste urgenze, il governo risponde con una riforma che non velocizza un solo procedimento e che, come ha ammesso lo stesso ministro Nordio, non produce alcun miglioramento sul piano dell’efficienza. È chiaro l’obiettivo: indebolire l’autonomia della magistratura e piegare il pubblico ministero all’influenza dell’esecutivo. Ancora più grave, è la prima volta nella storia repubblicana che un testo uscito dal Consiglio dei ministri arriva in Parlamento blindato e destinato a essere approvato senza alcuna modifica, riducendo il ruolo del Parlamento a pura ratifica. Per questo continueremo a contrastare con forza questa sciagurata riforma e a difendere la Costituzione repubblicana, scritta per garantire equilibrio e indipendenza dei poteri, contro una destra che vuole piegare la giustizia alle logiche della politica”.
“La riforma costituzionale sulla cosiddetta separazione carriere, portata avanti dalla maggioranza senza alcun coinvolgimento delle opposizioni, rappresenta un grave strappo istituzionale. Si relega il Parlamento al ruolo di semplice ratificatore dei patti di governo come se fossimo davanti a un decreto legge. Una riforma venduta come risposta ai problemi della giustizia, ma che non interviene sulle vere emergenze del sistema, a partire dalla lentezza dei processi”, ha dichiarato Simona Bonafè, capogruppo democratica in Commissione Affari costituzionali, intervenendo al ciclo di audizioni promosse dal Pd. “Mentre il governo rifiuta qualsiasi confronto in Parlamento, il Partito Democratico ha scelto di aprire uno spazio di ascolto con il mondo della giustizia e della società civile attraverso una giornata di audizioni informali, che stanno mettendo in luce le molte criticità e preoccupazioni suscitate da questa riforma. Ancora più grave, proprio in queste ore, è l’invito del ministro Nordio a non schierarsi sul referendum, un segnale che appare come un tentativo di limitare ulteriormente ogni forma di dissenso e critica verso questa pessima riforma” conclude Bonafè.
“La maggioranza sta affrontando la riforma costituzionale sulla giustizia come se fosse un decreto legge, senza alcun confronto con le opposizioni e senza ascoltare le voci del Parlamento. Siamo già in campagna referendaria e la modalità con cui questo provvedimento viene portato avanti rappresenta un vero e proprio attacco alla Costituzione e al principio della separazione dei poteri”, dichiara il deputato democratico Federico Fornaro componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Partito Democratico alla Camera.
“Il Partito Democratico - aggiunge Fornaro - ha promosso un ciclo di audizioni con il mondo della giustizia e la società civile per evidenziare le criticità e le preoccupazioni che questa riforma solleva. Tuttavia, la maggioranza ha scelto la chiusura totale al dialogo, mostrando chiaramente l’intento politico di blindare il testo e ridurre il Parlamento a semplice ratificatore. È il primo caso nella storia repubblicana in cui un testo costituzionale arriva in Parlamento già chiuso e inappellabile: un totale negazione della volontà dei costituenti e dello spirito della nostra Carta”.
“La campagna referendaria che si apre sarà difficile e impegnativa, perché siamo di fronte a una riforma della giustizia che nasce da una scelta tutta governativa, senza alcuna apertura al confronto, come confermano le parole del ministro Nordio, che nei giorni scorsi ha di fatto chiesto di trattarla solo tecnicamente, quando in realtà qui di tecnico non c’è nulla” dichiara Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico intervenendo al ciclo di audizioni promosse dal Pd alla Camera. “La maggioranza - ha aggiunto Serracchiani - non ha accolto nessuna proposta delle opposizioni: l’ANM stessa è stata messa al corrente del testo solo dopo che il governo lo aveva già blindato e, quando è stata ricevuta, le è stato detto che non c’erano più margini per modifiche. È un metodo che nega il ruolo del Parlamento e segna un ulteriore arretramento democratico.
“Nel merito, la riforma rappresenta un attacco diretto alla magistratura e alle garanzie dei cittadini stessi: non rafforza i diritti, ma li indebolisce. Invece di affrontare i veri problemi della giustizia – dalla lentezza dei processi al sovraccarico degli uffici giudiziari – la maggioranza ha scelto la strada dello scontro e dell’imposizione, colpendo l’equilibrio tra i poteri e riducendo le tutele per i cittadini. Il Partito Democratico è pronto a contrastare questa deriva con determinazione, aprendo spazi di confronto e ascolto con la società civile e con tutte le forze che condividono la necessità di difendere i principi fondamentali della nostra democrazia”, conclude Serracchiani.
Vogliono stravolgere la Costituzione, vogliono farlo per ragioni ideologiche e per punire la magistratura. E vogliono farlo nel silenzio assoluto. Per questo oggi incontreremo esponenti della giustizia e della società civile, esperti e studiosi per continuare a discutere e preparare la campagna per il referendum su questa finta riforma della giustizia. È inaccettabile la decisione della maggioranza di approvare un testo blindato e a colpi di maggioranza, come se fosse un decreto legge e non uno stravolgimento della Costituzione. È in gioco l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza della magistratura. L’ascolto è il primo passo per promuovere una mobilitazione nel paese contro una riforma che non ne migliorerà il funzionamento ma serve solo a mettere le mani sulla Costituzione.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Non disturbare il manovratore. È la linea del governo sulle riforme. Nel secondo passaggio alla Camera della riforma costituzionale della giustizia, la maggioranza non ha intenzione di effettuare audizioni. Per questo il Gruppo del Pd ha deciso di promuovere una consultazione tra i rappresentanti del mondo della giustizia, dell’associazionismo e delle parti sociali. Le audizioni informali si terranno oggi, lunedì 8 settembre, a partire dalle ore 11 per tutta la giornata presso la Sala Berlinguer. Hanno aderito CGIL con Christian Ferrari, Segretario Confederale, Cesare Parodi, Presidente ANM, Margherita Cassano, Prima Presidente della Corte di Cassazione, Ugo De Siervo, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Mitja Gialuz, Professore ordinario di Diritto processuale penale Università Genova, Gaetano Azzariti, Professore ordinario di Diritto costituzionale Università Sapienza Roma, per le ACLI Vice Pres. Avv. Italo Sandrini e Valerio Martinelli, Consigliere del Presidente Nazionale, per ANPI Emilio Ricci, Vice presidente, Franco Coppi, Avvocato Giurista, per la UIL Ivana Veronese Segretaria Confederale.
Per il Gruppo del Pd oltre alla Capogruppo Chiara Braga e all’Ufficio di Presidenza, parteciperanno i capigruppo delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia Simona Bonafè e Federico Gianassi, la Responsabile Giustizia della segreteria nazionale Pd Debora Serracchiani, deputate e deputati Pd e rappresentanti del Gruppo del Pd al Senato.
Non disturbare il manovratore. È la linea del governo sulle riforme. Nel secondo passaggio alla Camera della riforma costituzionale della giustizia, la maggioranza non ha intenzione di effettuare audizioni. Per questo il Gruppo del Pd ha deciso di promuovere una consultazione tra i rappresentanti del mondo della giustizia, dell’associazionismo e delle parti sociali. Le audizioni informali si terranno lunedì 8 settembre a partire dalle ore 11 per tutta la giornata presso la Sala Berlinguer. Hanno aderito CGIL con Christian Ferrari, Segretario Confederale, Cesare Parodi, Presidente ANM, Margherita Cassano, Prima Presidente della Corte di Cassazione, Ugo De Siervo, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Mitja Gialuz, Professore ordinario di Diritto processuale penale Università Genova, Gaetano Azzariti, Professore ordinario di Diritto costituzionale Università Sapienza Roma, per le ACLI Vice Pres. Avv. Italo Sandrini e Valerio Martinelli, Consigliere del Presidente Nazionale, per ANPI Emilio Ricci, Vice presidente, Franco Coppi, Avvocato Giurista, per la UIL Ivana Veronese Segretaria Confederale.
Per il Gruppo del Pd oltre alla Capogruppo Chiara Braga e all’Ufficio di Presidenza, parteciperanno i capigruppo delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia Simona Bonafè e Federico Gianassi, la Responsabile Giustizia della segreteria nazionale Pd Debora Serracchiani, deputate e deputati Pd e rappresentanti del Gruppo del Pd al Senato.
Il drammatico suicidio di una donna detenuta di 52 anni avvenuto a Rebibbia nelle scorse ore è l’ennesimo campanello d’allarme che il Governo continua a ignorare. Il sovraffollamento carcerario e la mancanza di un’adeguata assistenza psicologica e sanitaria sono problemi strutturali che non si affrontano con provvedimenti emergenziali e dichiarazioni di circostanza, ma con scelte politiche serie e lungimiranti." Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"Da mesi denunciamo come la situazione negli istituti penitenziari del Lazio e di tutta Italia sia diventata insostenibile: celle sovraffollate, personale penitenziario costretto a turni impossibili, servizi sanitari insufficienti e un supporto psicologico pressoché inesistente. È un contesto - sottolinea la deputata Pd - che genera disperazione e moltiplica i gesti estremi."
"Il Governo ha la responsabilità politica di intervenire, ma continua a voltarsi dall’altra parte, scegliendo la propaganda securitaria invece delle riforme necessarie. Servono misure concrete - conclude Di Biase - per ridurre il numero dei detenuti, potenziare i percorsi di reinserimento sociale, rafforzare la presenza di psicologi, medici e operatori specializzati dentro le carceri."
Difendere l’ambiente come fondamento di buona politica è stata la grande lezione di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso 15 anni fa per il suo impegno. Una morte su cui continuare a chiedere luce e giustizia.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Il Coni annuncia l'avvio (il prossimo 8 settembre) di una commissione congiunta con il Governo per una riforma della giustizia sportiva, coordinata da un Presidente federale (!) e 13 esperti.
Buona notizia, che - per essere chiari- non sposta di una virgola la mia richiesta di indagine conoscitiva parlamentare. Se nessuno ha nulla da nascondere una cosa aiuterà l'altra” così il responsabile nazionale sport del Pd, il deputato Mauro Berruto.
"La più grande organizzazione di esperti di genocidio del mondo, l'International Association of Genocide Scholars (Iags), ha dichiarato che quello che Israele sta facendo a Gaza è genocidio. Lo afferma in una risoluzione approvata con l'86 per cento di voti favorevoli. Dopo questa ennesima, autorevole dichiarazione, non esistono più alibi e non ci possono essere più reticenze. Anche chi finora ha negato o ha minimizzato, come se non bastassero già i pronunciamenti della Corte internazionale di giustizia, non potrà più voltarsi dall'altra parte.
E questo vale anche per il mondo dell'informazione in cui questa notizia non ha avuto il rilievo che meritava. Anzi, tranne rare eccezioni, è stata colpevolmente oscurata.
Mentre a Gaza il popolo palestinese continua ad essere decimato e in Cisgiordania continua l'esproprio e l'occupazione delle case e delle terre dei palestinesi da parte dei coloni israeliani, nel nostro Paese, nei palazzi e nelle redazioni dobbiamo ancora assistere a titubanze, balbettii e tentennamenti. Una complicità intollerabile". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il caso di Milano e la discussione sui poteri di Roma dimostrano l’urgenza di una politica per le città e più in generale per il governo del territorio, per una politica che unisca sviluppo, crescita e giustizia sociale”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, in un articolo pubblicato sul settimanale L’Espresso.
“Occorre una legislazione urbanistica nazionale semplice - continua Morassut “ ma con principi forti, che eviti le situazioni che si sono verificate a Milano ma che sono diffuse e un’armatura di poteri pubblici forti, come è giusto immaginare per Roma ma non solo, che metta le istituzioni al centro di un dialogo con grandi forze economiche che rischiano di usare il territorio a loro piacimento. Riorganizzare il sistema degli enti locali con una nuova cultura del governo locale, che superi il modello imposto dalla Lega da quarant’anni, deve essere uno degli impegni prioritari del Campo Largo che vuole candidarsi al governo”.
Sono sconcertato di fronte alle parole del ministro Abodi che, nel respingere l'ipotesi di sospensione dalle competizioni sportive internazionali per Israele, sostiene che "quello della Russia è stato un fatto molto più cruento, molto più aggressivo che ha inciso sulla sovranità di una nazione che doveva essere sostenuta e difesa". Incredulo, sottolineo ancora una volta la doppia morale del governo, quasi come se alcune vite contassero in modo diverso rispetto alle altre. Siamo vicini alla nazione Ucraina, alla tragedia del suo popolo e del suo sport, ribadiamo la necessità e la giustizia del ban sportivo alla Russia, ma sinceramente non ci capacitiamo di come sia possibile voltare lo sguardo in questo modo di fronte a una delle tragedie più epocali di questo primo quarto di secolo, quella di Gaza, della Palestina (che ricordo essere una nazione riconosciuta da 138 stati delle Nazioni Unite), del popolo e dello sport palestinese.
Così Mauro Berruto, deputato del Pd e responsabile nazionale Sport del Partito democratico.