“Commissione femminicidio PD: Ottima la notizia dell’approvazione unanime in commissione giustizia al Senato delle modifiche al testo di legge del Governo che introduce il reato di femminicidio, grazie anche alla collaborazione proficua tra la segretaria del PD Schlein e la Presidente del Consiglio Meloni. Fa piacere che quanto la Ministra Roccella aveva respinto due anni fa rispetto alla formazione obbligatoria sulla violenza per la magistratura, oggi finalmente diventi legge. Questa prevenzione secondaria, capace di riconoscere la violenza, per adottare le misure cautelari più adeguate ad impedire il femminicidio, (braccialetto elettronico, divieto di avvicinamento, arresti domiciliari, etc.) deve però essere accompagnata da formazione primaria, quell’educazione scolastica permanente alla parità e all’affettività che contrasta lo sviluppo stesso della violenza nei rapporti interpersonali. Con lo stesso approccio collaborativo, attendiamo che la maggioranza metta in calendario quanto prima la discussione parlamentare delle proposte di educazione scolastica, per la prevenzione primaria”. Lo dichiarano le deputate del PD in commissione femminicidio Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio.
“L’allarme lanciato oggi da Confcommercio con il nuovo aumento del Misery Index è un segnale gravissimo che il governo Meloni non può continuare a ignorare. A giugno l’indice del disagio sociale ha raggiunto il livello più alto da inizio anno, segno che l’Italia sta andando nella direzione sbagliata. Eppure dall’esecutivo nessuna risposta concreta: né sul lavoro, né sui salari, né sulla qualità della vita delle famiglie italiane”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“Il quadro delineato dal Centro studi di Confcommercio è preoccupante – prosegue l’esponente dem –: inflazione ancora alta sui beni di prima necessità, disoccupazione estesa stabile al 7,3%, consumi fermi. Le famiglie faticano sempre di più a trasformare gli aumenti contrattuali, spesso risicati, in potere d’acquisto reale. È la fotografia di un Paese che si impoverisce nel silenzio di un governo che parla di crescita ma ignora le persone. Se la destra pensa che basti qualche dichiarazione spot per affrontare una stagnazione strutturale, si sbaglia di grosso. Servono misure robuste: il salario minimo legale, il rinnovo dei contratti scaduti da tempo, misure di stabilizzazione del lavoro per ridurre la precarietà.
“Il Partito Democratico – conclude Scotto – chiede al governo di uscire dalla propaganda e affrontare finalmente la realtà: l’Italia è in difficoltà e chi lavora è sempre più povero. Non ci può essere ripresa economica senza giustizia sociale”.
“Oggi, con la sentenza di primo grado sul processo “Angeli e Demoni”, si chiude una vicenda che ha profondamente segnato il nostro territorio dal luglio del 2019. Dopo anni di attesa, possiamo finalmente affermare che la giustizia ha fatto il suo corso, distinguendo i fatti dalle narrazioni distorte. Esprimiamo soddisfazione per l’esito del processo, che ha portato all’assoluzione della quasi totalità degli imputati, con l’eccezione di due condanne con pena sospesa. La verità giudiziaria conferma ciò che in molti, conoscendo la realtà dei nostri servizi sociali e del tessuto istituzionale, hanno sempre sostenuto: il racconto pubblico è stato spesso alterato, strumentalizzato e usato per fini politici, senza riguardo per la verità e senza successo duraturo. A uscire feriti da questa vicenda non sono solo le persone coinvolte ingiustamente – la cui dignità oggi viene in parte restituita – ma soprattutto i più fragili: i minori. Vittime due volte, prima degli eventi oggetto d’indagine e poi dell’esposizione mediatica e politica che ha trasformato il dolore in polemica. Ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura, che oggi ha restituito un quadro più giusto e umano dei fatti. Ora, è necessario ricostruire la fiducia, rafforzare la tutela dei minori e difendere con ancora più determinazione i principi fondamentali della nostra comunità: verità, giustizia e rispetto. È anche arrivato il momento che chi ha irresponsabilmente strumentalizzato chieda scusa” così il deputato democratico Andrea Rossi commenta le assoluzioni molte delle quali con formula piena "perchè il fatto non sussiste” che hanno demolito il castello accusatorio del processo Angeli e Demoni’ sugli affidi di minori a Reggio Emilia.
"Che la vicenda Almasri fosse, quanto meno, fumosa, è stato evidente fin da subito. Che il governo non avesse detto le cose come stavano, è stato altrettanto chiaro già dalle prime ore e da quell'immagine, insopportabile, del torturatore e stupratore di bambini libico che torna in Libia a bordo di un volo di Stato. Oggi le notizie pubblicate da diverse testate fugano ogni dubbio: il ministro Nordio ha mentito davanti al Parlamento. Il suo ministero aveva in mano tutti gli elementi per trattenere Almasri e assicurarlo alla giustizia della Corte penale internazionale. Ma hanno scelto di liberarlo. Come hanno scelto di mentire davanti al Parlamento, prendendo in giro non le opposizioni, ma milioni di italiani e italiane.
Vista la gravità della situazione non si può pensare di passare oltre, di normalizzare la menzogna e un ministro che mina la credibilità delle istituzioni. In una democrazia, non è concepibile. Nordio deve scusarsi e dimettersi. Senza perdere un secondo in più". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Sulla vicenda Almasri avevamo già denunciato in Aula in occasione della mozione di sfiducia contro Nordio che la difesa del ministro era stata il festival delle omissioni e delle reticenze, ma quello che oggi emerge sui giornali è scandaloso e oltrepassa i limiti della decenza. Leggiamo che il ministero era informato ben prima di quanto aveva solennemente dichiarato in Aula il ministro Nordio, che la scelta della liberazione è dunque tutta politica e che veniva raccomandato massimo riserbo all'interno degli uffici.
Siamo in presenza di una vicenda indegna che ha umiliato il nostro Paese sul piano internazionale, della quale il ministro e il governo Meloni portano una clamorosa responsabilità politica e dinanzi alla quale le dimensioni del ministro Nordio sono il minimo sindacale.”
Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
“Ancora una volta, la destra al governo ha scelto di voltare le spalle alla Sicilia più fragile: quella delle aree interne e montane, delle comunità che resistono allo spopolamento, alla mancanza di servizi, all’abbandono istituzionale. Tutti i miei emendamenti alla legge sulla montagna – mirati a rilanciare i piccoli comuni della nostra regione, con particolare attenzione alla provincia di Enna e Messina – sono stati bocciati in blocco. Una scelta ideologica e miope, che condanna al declino interi territori già messi in ginocchio”: è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando l’esito del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge Montagna in discussione a Montecitorio.
“Le mie proposte puntavano su misure concrete e immediate: l’istituzione di Zone Franche Montane per i comuni fino a 10.000 abitanti, con esenzioni fiscali e contributive per residenti e imprese; il mantenimento dei presidi sanitari e scolastici nei centri più piccoli; interventi strutturali per il contrasto alla siccità e agli incendi; il ripristino delle Camere di Commercio locali per rafforzare la presenza istituzionale e il sostegno al tessuto produttivo. Si trattava di misure di buon senso, orientate alla crescita, alla coesione e alla giustizia territoriale. Purtroppo abbiamo assistito al solito copione: il Governo Meloni e la maggioranza di destra hanno detto ‘no’ a tutto, dimostrando ancora una volta il totale disinteresse per le aree interne del Sud e in particolare per quelle insulari, che vivono condizioni ancor più complesse a causa della marginalità geografica e dell’assenza di politiche mirate. Comunque non mi arrendo: continuerò a dare voce a questi territori, a chi resiste con dignità e coraggio, e a chi ha diritto a servizi, opportunità e futuro. Perché il rilancio della Sicilia passa anche e soprattutto dalla salvaguardia delle sue aree interne": conclude Maria Stefania Marino.
"Non ci sono più parole per descrivere l'orrore di Gaza e di milioni di persone totalmente abbandonate alla disperazione.
E non ce ne sono più per commentare l’ennesima sconcertante proposta del governo Netanyahu: la “Città umanitaria” ideata dal ministro Katz. Un enorme campo di concentramento sulle macerie di Rafah in cui rinchiudere 600mila palestinesi che da lì non potrebbero mai più uscire. Come si può solo immaginare una cosa del genere?". Lo ha affermato, intervenendo in aula a Montecitorio, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Intanto, la Gaza Humanitarian Foundation è una trappola mortale. La popolazione affamata che si mette in fila sfida una vera e propria roulette russa: le persone sanno che, per di ottenere qualche pacco di cibo, rischiano di morire uccise per mano dell’esercito israeliano o dei contractors statunitensi - ha denunciato Boldrini -. La comunità internazionale resta immobile anche davanti a quello che è ormai palesemente il piano di annessione della Cisgiordania, come ha dichiarato senza nessun pudore, il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin appoggiato da altri 13 ministri del governo di Tel Aviv".
"E il governo italiano, pur di non dispiacere l’alleato Netanyahu, continua a balbettare, non esprime condanna netta, non mette le sanzioni e, cosa ancora più grave, coopera con Israele in campo di tecnologie militari e dual use - ha sottolineato la deputata dem -. Una scelta scellerata che l’opinione pubblica non sopporta più, come dimostrano decine di mobilitazioni quotidiane che chiedono di salvare Gaza e la Palestina". "Per quanto ancora il governo si renderà complice di quello che i massimi esperti internazionali definiscono genocidio? Non nel nostro nome: noi continueremo a denunciarlo con tutta la voce che abbiamo" ha concluso.
“La sentenza della Cassazione che conferma l’ergastolo per Paolo Bellini è un passaggio storico. Dopo 45 anni, si afferma definitivamente una verità fondamentale sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Siamo di fronte a uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana, legato alla strategia della tensione. Le sentenze, anche quella appena pronunciata, confermano un intreccio tra terrorismo nero, loggia P2, settori deviati dello Stato e dei servizi segreti. Un’azione concertata per destabilizzare la democrazia italiana, in un momento in cui si voleva impedire un’evoluzione progressista del Paese e l’ingresso del PCI nell’area di governo”. Lo dichiara Andrea De Maria, deputato del Partito Democratico.
"Ci sono voluti 45 anni – prosegue l’esponente dem - perché questa verità trovasse pieno riconoscimento giudiziario. È il segno della forza e della pervasività dei depistaggi, organizzati con la complicità di apparati istituzionali. Ho seguito questa vicenda a lungo, anche con iniziative parlamentari, e posso testimoniare quanto sia stata ostacolata la ricerca della verità, anche in anni recenti. In questa battaglia, i familiari delle vittime, con Paolo Bolognesi e l’Associazione dei familiari, hanno avuto un ruolo straordinario. Non hanno mai smesso di lottare per verità e giustizia, con grande dignità e determinazione. È soprattutto grazie a loro se siamo arrivati fin qui”.
“Questa sentenza – conclude De Maria - apre anche nuove prospettive: emerge, ad esempio, il riferimento ad appartamenti in via Gradoli usati sia da terroristi neri che rossi, riconducibili ai servizi segreti. Un elemento di grande rilievo per approfondire ulteriormente quella stagione. Il prossimo 2 agosto, Bologna vivrà come sempre un grande momento di memoria e partecipazione. Ma quest’anno ci sarà anche la consapevolezza che un altro passo importante verso la verità è stato compiuto”.
È grave il tentativo del ministro Nordio di tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica in una polemica politica per difendere il decreto sicurezza, decreto peraltro tutto sbagliato. Si tratta di un comportamento inaccettabile da parte di un ministro che dovrebbe piuttosto spiegare perché la giustizia italiana è al collasso. La verità è che Nordio, anziché affrontare i tanti problemi della giustizia, impiega il suo tempo per attaccare le opposizioni e la magistratura. Colpisce, poi, il tono con cui il ministro affronta il tema drammatico del sovraffollamento carcerario: ricette semplicistiche, annunciate da anni e sempre con superficialità, che ignorano la complessità del problema e la necessità di riforme strutturali. Il Ministro Nordio conferma purtroppo l’inadeguatezza al ruolo che ricopre.
Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
“Nordio fa un altro scivolone istituzionale trascinando il Presidente della Repubblica in una polemica politica per difendere un decreto del Governo che ha scritto lui stesso, e questo è profondamente scorretto. Occorre una gran malafede anche solo per citare il Presidente in relazione a valutazioni tecniche non gradite formulate dall’Ufficio del Massimario della Cassazione. Il primo a doversi preoccupare di eventuali rilievi di incostituzionalità è proprio il Ministro”. La deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani replica al ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito all'intervento del Massimario della Cassazione sul decreto Sicurezza.
“Il dato è che ancora una volta – aggiunge Serracchiani - Nordio attacca la magistratura, in modo scomposto e allarmante, confermando un’impostazione ideologica che vuole delegittimare il ruolo della magistratura e a piegare la giustizia agli interessi della maggioranza”.
“Tecnicamente dilettantistica e moralmente riprovevole la banalizzazione del sovraffollamento carcerario che – sottolinea la deputata dem – a un anno dal decreto Carceri continua a peggiorare nello strumentale disinteresse del Governo e tra le chiacchiere del Guardasigilli”.
“Non ci sorprende affatto che anche l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione sollevi seri dubbi di legittimità costituzionale sul decreto Sicurezza voluto dal governo Meloni. È quanto da tempo sosteniamo e che, con coerenza, ribadiscono costituzionalisti, penalisti, le Camere penali e ora l’autorevole Ufficio del massimario della Corte di Cassazione”. Lo dichiara la deputata Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico.
“È singolare – prosegue l’esponente dem – che il presidente del Consiglio e il ministro Nordio si dicano stupiti o addirittura increduli di fronte a questi rilievi. Al contrario, ci saremmo aspettati maggiore rispetto per i principi costituzionali da parte di chi ha la responsabilità di aver scritto il provvedimento, visto che si tratta di un testo del governo. Il ministro Nordio, magistrato per quarant’anni, invece di liquidare con sarcasmo il parere della Cassazione, dovrebbe preoccuparsi del livello sempre più basso di qualità normativa raggiunto dal suo governo. Il decreto Sicurezza non fa sicurezza. Introduce misure che nulla hanno a che fare con la tutela dei cittadini e molto con la propaganda. Si passa da un panpopulismo emozionale a un vero e proprio sadismo penale: carcere per donne incinta e bambini, la pena per la resistenza passiva, la repressione del dissenso civile e pacifico. Si colpiscono lavoratori in presidio come accaduto a Bologna, smentendo le promesse fatte in Aula da esponenti della stessa maggioranza”.
“La denuncia del presidente Mattarella sulla drammatica condizione degli istituti penitenziari – conclude Serracchiani – impone al governo un cambio di passo che finora è mancato. Il decreto
Carcere, tanto sbandierato, si è rivelato inutile. Le carceri italiane restano sovraffollate, le condizioni di vita e di lavoro sono intollerabili. I suicidi tra detenuti e agenti sono un segnale drammatico. Il Partito Democratico continuerà a vigilare, a presentare interrogazioni, a ispezionare gli istituti e a chiedere soluzioni concrete. Il ministro Nordio si svegli”.
"Abbiamo assistito ieri all'udienza oggi della sesta sezione penale della Corte di Cassazione a Roma del processo a Bellini ed altri per la strage del 2 agosto. La conferma oggi della sentenza di condanna della Corte d'Appello rappresenta una vittoria della giustizia e della democrazia di grandissimo rilievo. Risulta confermata, in sede giudiziaria, la verità su una stagione drammatica della storia d' Italia, quella della strategia della tensione. Loggia massonica P2, servizi segreti ed apparati dello Stato deviati, terrorismo neofascista sono stati protagonisti di una azione coordinata volta a colpire la Democratico e condizionare il futuro del Paese. I diversi nuovi risultati processuali sulla strage del due agosto creano le condizioni per fare luce su altre pagine oscure del terrorismo nero e delle Brigate Rosse. Si è scritta una pagina importante, abbiamo voluto essere presenti per stare vicino ai famigliari che non hanno mai smesso di cercare verità e giustizia". Così Andrea De Maria e Enza Rando, parlamentari PD.
Stiamo cercando di convincere il governo che da qui ai prossimi anni avremo assoluto bisogno di persone capaci e competenti che affrontino le grandi sfide della giustizia italiana, a partire dall’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione, ma anche da professionalità e forze fresche che aiutino gli uffici giudiziari a funzionare al meglio. Abbiamo presentato, anche grazie ai sindacati, tanti emendamenti e in alcuni casi siamo riusciti ad ottenere qualche passo in avanti che speriamo trovi posto nella prossima manovra di bilancio perché servono risorse per la prima tranche di stabilizzazioni. Ma non basta, perché nei prossimi tre anni il numero delle persone che andranno in pensione sarà notevolmente superiore a quelli che noi riusciremo a stabilizzare. Quindi ci troveremo con un vuoto che è bene venga colmato con risorse che sono già dentro l'amministrazione giudiziaria, lavorano tutti i giorni e sanno appunto come si svolge questo lavoro. Il Partito democratico è al vostro fianco e continuerà a lavorare in questa direzione, difendendo professionalità che noi riteniamo essenziali per il corretto funzionamento del sistema giustizia.
Così la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo oggi al presidio dei precari della giustizia in corso a Roma.
“Delmastro nelle carceri si ferma solo sulla porta”
“Suicidi, sovraffollamento, carenza di educatori, psicologi e psichiatri, assenza di progetti di recupero, scarso utilizzo delle misure alternative, strutture fatiscenti fredde d'inverno e torride d'estate. Questa è la drammatica condizione delle carceri in Italia che ha denunciato oggi con parole inequivocabili il presidente Mattarella. Evidentemente il sottosegretario alla Giustizia Delmastro quando va in visita nelle carceri, si ferma solo sulla porta e non entra a vedere le condizioni intollerabili di vita e di lavoro. Per di più abbiamo appreso oggi che per risparmiare il ministero della Giustizia taglierà la sorveglianza in carcere, sostituendola con le telecamere. Ma questo governo non si vantava di essere quello degli investimenti sugli istituti penitenziari? E invece del piano sull’edilizia carceraria non si è visto niente, né sappiamo nulla del Commissario. È allarmante la totale mancanza di consapevolezza della gravità e urgenza della situazione. Le misure proposte dal governo finora sono inutili e dannose: occorre un intervento strutturale che affronti le cause profonde di questa crisi. La situazione richiede un'azione immediata e coordinata da parte delle istituzioni per garantire dignità e diritti umani a tutti i detenuti e a tutte le persone che in carcere lavorano e vivono questa terribile situazione”.
Così i deputati Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd e Federico Gianassi, capogruppo del Pd in commissione Giustizia.
"Non è più rinviabile il riconoscimento dei comuni montani insulari all'interno dei provvedimenti normativi dello Stato. Si tratta di territori che vivono una duplice condizione di svantaggio: da un lato, la montagna con tutte le sue fragilità e difficoltà; dall’altro, l’insularità, che acuisce l’isolamento e rende più onerosa ogni attività, dalla scuola alla sanità, dal lavoro ai trasporti": è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando il suo emendamento al disegno di legge sulla Montagna in discussione a Montecitorio. La proposta prevede che all'interno della classificazione delle zone montane, siano
individuati e distinti ulteriori criteri che definiscono le zone montane costituite dai comuni montani insulari.
"La Costituzione riconosce il diritto delle isole a misure speciali. È ora che questo principio venga finalmente attuato nei fatti, anche attraverso il pieno riconoscimento dei comuni montani insulari nei criteri legislativi. È una battaglia di giustizia territoriale, non solo una correzione tecnica. Mi appello in particolare ai colleghi della maggioranza eletti nelle isole: è tempo di superare le appartenenze politiche per dare risposte concrete a comunità che, troppo spesso, si sentono abbandonate. Una montagna su un’isola resta montagna, ma con sfide ancora più complesse. E lo Stato ha il dovere di riconoscerle e affrontarle": conclude.