«Ogni anno i report dell’Istat sulla povertà ci ricordano che in Italia c’è un dramma che cresce e che il governo continua a ignorare. Oggi, nella Giornata mondiale contro la povertà, dovremmo parlare di soluzioni, ma nella manovra del governo Meloni non c’è nulla. I numeri sono impietosi: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 2,2 milioni di famiglie che non riescono a sostenere le spese essenziali e 1,3 milioni di minori che crescono senza il necessario per vivere. La destra ha cancellato il Reddito di cittadinanza, precarizzato il lavoro e tagliato welfare e sanità, mentre l’inflazione ha divorato il potere d’acquisto. Il risultato è un Paese più povero, più fragile, più diseguale. Ma la povertà non è una condanna: si può combattere, se c’è la volontà politica di farlo. Serve un piano vero di contrasto, che unisca sostegno economico, inclusione e opportunità di lavoro, e la costruzione di un reddito minimo garantito e stabile, come esiste in tutti i Paesi europei. Perché la povertà non si cancella con gli slogan: si combatte con la giustizia sociale, con politiche che mettano le persone al centro. E questo governo, ancora una volta, sceglie di non farlo». Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria PD, nel presidio contro la legge di bilancio organizzato dalla Rete dei Numeri Pari in Piazza Capranica, a Roma.
“Le parole del Ministro Nordio sull’educazione sessuale sono gravi e fuori dalla realtà. Dire che debba essere insegnata solo in famiglia e non a scuola significa ignorare un bisogno educativo essenziale per la crescita consapevole e sicura dei nostri ragazzi. Quello di maggioranza e governo è un passo indietro per tutto il Paese. L’educazione sessuale è prevenzione, rispetto, consapevolezza. Toglierla dalle scuole significa lasciare un vuoto, culturale e normativo, che mette l’Italia indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei, dove da moltissimi anni è già obbligatorio l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole”. Così in una nota Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
“Nordio riesce ancora una volta a banalizzare un tema cruciale. Dire che “l’educazione sessuale si fa in famiglia” è solo un modo per lavarsene le mani.
Vorrei ricordare al ministro Nordio, che afferma amenità del genere, che le due comunità educanti piu importanti nella vita dei ragazzi, la scuola e la famiglia, non possono essere scisse ma devono lavorare strettamente connesse e di pari passo.
Da ministro della Giustizia dovrebbe sapere che la prevenzione della violenza di genere inizia proprio dall’educazione, quella vera, fatta di rispetto, empatia e consapevolezza, non di slogan. E che l’educazione si fa a scuola già dai primi anni, e non solo in famiglia.
La sua dichiarazione è grave non solo per quello che dice, ma per ciò che rivela, cioè un’inquietante distanza dalla realtà sociale del Paese e un disprezzo per il ruolo della scuola come spazio di crescita collettiva. Nordio dovrebbe preoccuparsi dei dati dei femminicidi, che dovrebbe conoscere bene e che lo dovrebbero spingere a utilizzare il proprio ruolo istituzionale per aggredire un fenomeno ancora tropo diffuso”. Così in una nota la deputata del Pd, Patrizia Prestipino, nonché docente nelle scuole superiori.
“Ho vissuto personalmente tutte le problematiche affettive di molti studenti - aggiunge Prestipino - che siamo riusciti ad affrontare solo grazie al costante dialogo fra la scuola e le famiglie. L’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole è importantissimo. Ci auguriamo che il governo ne tenga conto”.
“Le parole del ministro Nordio suonano come l’ennesima dimostrazione di quanto una parte del governo continui a minimizzare il ruolo dell’educazione nelle scuole nel contrasto alla violenza di genere. Sostenere che l’educazione sessuale sia un fatto privato significa ignorare la realtà e non considera i risvolti sociali dei legami affettivi. Ancora più grave è che un ministro della Giustizia, che dovrebbe essere in prima linea nel combattere i femminicidi, scelga di liquidare la questione come un problema “propagandistico”, mostrando una sottovalutazione pericolosa di un fenomeno che nel 2025 continua a registrare numeri intollerabili. E poi, sentir parlare ancora di “razza” da un rappresentante delle istituzioni nel 2025 è sconcertante. Un linguaggio anacronistico, che rivela quanto arretrata sia la visione culturale di questa destra e di chi nelle istituzioni dovrebbe invece promuovere inclusione e rispetto” Così in una nota la Deputata democratica Ilenia Malavasi commenta le parole del ministro Nordio.
Prima giornata di lavori al Congresso del Partito Socialista Europeo che si è aperto oggi ad Amsterdam. Siamo nella storica Beurs van Berlage e vogliamo rilanciare l’agenda progressista in vista delle prossime sfide europee. Serve innanzitutto un cambio di passo della Commissione europea. È necessario ripartire dall’agenda delle forze progressiste: giustizia sociale, dignità umana, occupazione di qualità, welfare, clima, diritti delle minoranze, equità fiscale e stato di diritto.
Anche per questo da qui da Amsterdam è venuto chiaro un messaggio per una pace giusta in Medio Oriente e in Ucraina.
E per questo, per sostenere i valori europei come la parità di diritti e un'Europa sociale più forte il congresso ha votato l'espulsione dal partito di Smer, la forza politica slovacca fondata da Robert Fico. Siamo in una fase storica cruciale e tragica, non c’è spazio per le ambiguità: chi minaccia lo stato di diritto non può stare con le forze progressiste
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Quanto avvenuto stanotte ai danni di Sigfrido Ranucci è il più grave attacco al giornalismo italiano che si ricordi negli ultimi anni. Un attentato che soltanto per una questione di fortuna non ha fatto vittime, né feriti.”
Così Ubaldo Pagano, deputato del Partito Democratico, Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“La libertà di stampa, di cui Ranucci è un vero e proprio simbolo nel nostro Paese, è sempre più minacciata e colpita da fatti via, via più inquietanti. Oltre che manifestare tutta la mia solidarietà al giornalista e alla sua famiglia, voglio augurarmi che le istituzioni tutte si stringeranno intorno a Ranucci e a tutti coloro che, attraverso il giornalismo d’inchiesta, rendono la nostra una democrazia più trasparente e sicura. Se individuare i responsabili e assicurarli alla giustizia è fondamentale, ancor più importante è proteggere ogni giorno il mondo dell’informazione da chi non tollera la ricerca e la divulgazione della verità.”
«Oggi, nella Giornata mondiale dell’alimentazione, dovremmo ricordarci che in Italia oltre 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta, e quindi anche alimentare. Milioni di famiglie che fanno fatica a mettere insieme un pasto, mentre ogni anno la sola GDO butta via oltre 200mila tonnellate di cibo ancora buono”. Così Marco Furfaro, capogruppo Pd in Commissione Affari Sociali alla Camera e Responsabile Iniziative politiche, Welfare e contrasto alle disuguaglianze del Partito Democratico, all’evento “Il Cibo Giusto per Tutti” promosso dalle Acli a Brescia in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.
"Il Reddito Alimentare, nato da un mio emendamento alla legge di bilancio 2023, andava in questa direzione: un progetto moderno, digitale, capace di unire giustizia sociale e sostenibilità ambientale, recuperando l’invenduto per aiutare chi non ce la fa. Il governo Meloni, invece, lo ha stravolto: una sperimentazione confusa, senza nessun coordinamento e con poche risorse.
Non ci arrendiamo. Il Reddito Alimentare deve tornare a essere quello che doveva essere: una misura strutturale, coordinata e stabile, che renda effettivo il diritto all’alimentazione. Perché il cibo non è carità, è dignità. E la politica, se vuole avere senso, deve garantire che nessuno resti senza».
"Ho depositato oggi la proposta di legge che introduce il codice sui crimini internazionali nel nostro ordinamento. Un testo che, se approvato, permetterà di perseguire anche in Italia, senza intralci, le persone indagate per aver commesso reati codificati dal diritto internazionale ovunque li abbiano commessi e a prescindere dalla loro nazionalità. Parliamo di crimini come genocidio, apartheid, crimini di guerra e contro l'umanità.
Una legge che riprende quanto elaborato dalla Commissione Palazzo-Pocar istituita dalla ministra Cartabia e che ci avrebbe permesso di processare Almasri in Italia e che permetterebbe di farlo con Netanyahu e Putin, tutti raggiunti da mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale. Uno strumento per rendere giustizia alle vittime di tutto il mondo.
Ringrazio le tante colleghe e colleghi del Pd che hanno firmato questa proposta di legge tra cui la capogruppo Chiara Braga, il responsabile esteri della segreteria Peppe Provenzano e la responsabile giustizia Debora Serracchiani e i capogruppo in Commissione esteri Enzo Amendola e in Commissione giustizia Federico Gianassi.
E ringrazio Amnesty International Italia per avere ispirato la proposta di legge, la professoressa Alessandra Annoni e i professori Triestino Mariniello e Antonio Marchesi le cui competenze giuridiche in tema di diritto internazionale sono state fondamentali per la finalizzazione del testo.
Questa legge è un segnale chiaro in difesa del diritto internazionale e dell’impianto multilaterale che dalla fine della seconda guerra mondiale ha consentito che non prevalesse la legge della giungla ma il diritto. Adesso discutiamola e approviamola". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Presentata interrogazione a ministro dell'Ambiente
La deputata del Pd, Giovanna Iacono, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per segnalare una grave ingiustizia che colpisce la Provincia di Agrigento e i suoi cittadini. Il decreto dell’8 agosto 2025, che disciplina gli incentivi del Pnrr per l’acquisto di veicoli elettrici, prevede contributi maggiorati esclusivamente per i residenti nelle cosiddette ‘Functional Urban Area’ (Fua). Tuttavia, Agrigento - pur essendo capoluogo di provincia e pur possedendo le caratteristiche di un’area che necessita di un forte sostegno nella transizione ecologica - è stata inspiegabilmente esclusa da questo elenco. Questa esclusione rappresenta una penalizzazione evidente per gli agrigentini, che vivono in un territorio caratterizzato da redditi medi più bassi, infrastrutture carenti e un parco auto tra i più vecchi d’Italia. Proprio queste condizioni dovrebbero giustificare un intervento pubblico rafforzato, non un’ulteriore discriminazione.
Con l’interrogazione presentata, si chiede al governo di rivedere i criteri adottati o di introdurre misure correttive che consentano anche alla Provincia di Agrigento di accedere agli incentivi per la mobilità sostenibile previsti dal Pnrr. “La transizione ecologica non può essere un privilegio riservato solo ad alcune città - dichiara Giovanna Iacono - ma deve essere un processo realmente nazionale, equo e inclusivo, che non lasci indietro nessun territorio, a partire da quelli più fragili e svantaggiati”.
Abodi dà parere positivo a richiesta Berruto, “chiediamo che si faccia in fretta e che sia pubblica”
“Accolgo con piacere il parere favorevole del Ministro Abodi, espresso oggi nel corso della mia interrogazione in 7 commissione, circa la calendarizzazione dell’indagine conoscitiva parlamentare sul tema della giustizia sportiva. Auspico che succeda presto, in modo che i lavori della Commissione, anche attraverso le audizioni che sarà possibile attivare, costituiscano un dossier concreto a disposizione della commissione insediatasi alcune settimane fa e della quale chiediamo pubblicità dei lavori. Ho in ogni caso, per l’ennesima volta, ribadito al Ministro Abodi l’assoluta inopportunità della nomina (su indicazione di Luciano Buonfiglio, Presidente del Coni) nel ruolo di coordinatore di quella commissione di un Presidente federale, l’Avv. Marco Di Paol
“La giustizia ha bisogno di investimenti negli uffici giudiziari per ridurre i tempi dei processi o nella digitalizzazione ma, di certo, non nell'ufficio del Gabinetto del ministro. Nordio viene in Aula e non risponde sul perché ha voluto introdurre nuovi incarichi che non portano benefici alla giustizia ma semmai alla sola Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi”. Lo afferma il deputato e capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi, durante il Question time al ministro Nordio.
“Senza chiarimenti da parte dello stesso Nordio – continua l'esponente dem – non si capisce perché il Governo abbia adottato uno schema di decreto di riorganizzazione del Ministero della Giustizia, introducendo ben ulteriori venti unità presso gli uffici di diretta collaborazione con il Gabinetto del ministro e la figura del Capo della segreteria del Capo di gabinetto che vengono tolti all’ispettorato generale”. “Ma è così che vanno le cose con questo governo, si preferisce aggiungere incarichi e personale alla capo di gabinetto mentre alla situazione delle giustizia italiana non pensa nessuno”, conclude Gianassi.
“Quando il ministro Nordio viene in Aula a dare risposte o non racconta tutto o racconta soltanto la parte che gli fa comodo, per creare una narrazione che non corrisponde mai ai fatti. È vero che i ministeri hanno proceduto ad una riorganizzazione interna sia nel passato sia nella corrente legislatura, ma non è mai accaduto nella storia della Repubblica che il ministro della Giustizia creasse una segreteria del suo Capo di Gabinetto. Anzi, nessun ministero ha la segreteria del Capo di Gabinetto. Nessuno”. Lo dichiara la deputata Pd Debora Serracchiani intervenendo in replica al ministro Nordio durante il Question Time sulla figura del Capo della segreteria del Capo di gabinetto al Ministero della Giustizia. “La domanda – continua l'esponente dem - dunque rimane: perché il ministro Nordio ha sentito la necessità di creare questa nuova figura e quanto è importante la Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi. Chi dei due è il vero ministro?” “Quando una Capo di gabinetto si costruisce una propria segreteria con un capo segreteria pagato quanto la
Capo segreteria del ministro e assume sempre maggiori funzioni, significa che siamo davanti a un ministro ombra. E Nordio come al solito non chiarisce ma racconta parti di verità”, conclude Serracchiani.
«Il ministro Tajani oggi è venuto in Aula a riferire sulla situazione in Medio Oriente e, come sempre, lo ha fatto pattinando tra slogan e dichiarazioni di principio senza offrire alcuna parola di concretezza. È la conferma di un governo che continua a restare irrilevante sul piano internazionale» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«Mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez, con coraggio politico, ha riconosciuto lo Stato palestinese, imposto un embargo totale sulle armi a Israele e proposto sanzioni per fermare il genocidio in corso, il governo Meloni si limita a nascondere la propria insignificanza dietro vuote frasi diplomatiche. Essere presenti ai summit internazionali non basta: bisogna avere una posizione chiara, autonoma e dignitosa, non restare appiattiti sulla linea di Trump» incalza Scarpa.
«Tajani ha parlato di tregua, ma senza spiegare come intenda sostenerla. Ha evocato contingenti militari, senza dire con quali regole di ingaggio. Ha accennato alla ricostruzione, senza chiarire tempi e ruoli. Non una parola sulla Cisgiordania, sulle colonie illegali, sulle violenze e sugli sfollamenti che continuano quotidianamente. E ancora nessuna risposta sulla questione centrale: quando l’Italia riconoscerà lo Stato di Palestina?» prosegue la deputata dem.
«La tregua raggiunta a Gaza è fragile e rischia di spegnersi ogni giorno. Per trasformarla in una pace vera e giusta, con due Stati e con i palestinesi protagonisti del proprio futuro, servono passi concreti e coraggiosi. Se sarà necessaria una missione internazionale di peacekeeping, con mandato ONU e il coinvolgimento dei Paesi arabi impegnati nella ricostruzione, l’Italia deve esserci. Ma per esserci davvero serve un governo capace di assumersi responsabilità e di stare dalla parte del diritto internazionale e della giustizia, non un esecutivo che aspetta solo la linea dettata da Trump» conclude Scarpa.
"Come al solito, il ministro Tajani pattina. E' venuto oggi alla Camera a riferire sulla situazione a Gaza senza proposte concrete. E lo ha fatto con i banchi della maggioranza semi vuoti.
Ha detto che l'Italia sarà parte del processo per trasformare la tregua in pace, ma non ha detto come. Ha detto che il governo è pronto a inviare contingenti militari senza dire con quali regole di ingaggio. Ha parlato di ricostruzione, ma non ha specificato in che termini e con che ruolo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine dell'informativa del ministro Tajani.
"Fedele al "piano Trump" non ha neanche lontanamente accennato alla situazione in Cisgiordania dove proliferano le colonie illegali, le violenze, gli sfollamenti, la distruzione delle case, delle infrastrutture, dei campi palestinesi - evidenzia Boldrini -. Continua a dire che il riconoscimento dello Stato di Palestina arriverà. Quando? La condizione non era la liberazione degli ostaggi e l'esclusione di Hamas dal governo della Striscia? Ci siamo: cosa aspettano ancora?".
"Come pensa di lavorare alla costruzione di uno Stato di Palestina senza che i palestinesi siano protagonisti, senza continuità territoriale e senza che venga liberato l'unico in grado di dare una leadership solida al popolo palestinese, cioè Marwan Barghouti - incalza la deputata dem -? Come pensa di lavorare alla pace senza che ci sia giustizia per i crimini commessi dal governo Netanyahu? Altro che "Israele non ha voluto adottare quelle attenzioni e cautele imposte dal diritto internazionale", come ha detto Tajani. Israele ha commesso un genocidio che non può restare impunito".
"Tutti temi cruciali e fondamentali a cui il ministro Tajani non ha dato risposta. Aspetta che Trump dia la linea a cui, come sempre, assoggettarsi acriticamente" conclude Boldrini.
Dal 21 al 23 ottobre il mondo della salute e della sicurezza sul lavoro si incontra a Roma per gli Stati Generali organizzati dalla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni di lavoro della Camera dei Deputati. Dopo l'edizione dell’anno scorso l’evento torna per proseguire il dialogo istituzionale e sociale su un tema fondamentale. Tanti gli argomenti trattati: dalla tecnologia e l’intelligenza artificiale alla formazione, dalla logistica allo stress lavoro-correlato, con l'ascolto delle proposte delle parti sociali, degli esperti, delle istituzioni, per restituire alla politica soluzioni concrete che aumentino sicurezza e prevenzione. L’evento è in collaborazione con la Presidenza della Camera dei Deputati.
“Le morti sul lavoro sono una piaga che continua a straziare il nostro Paese. Dobbiamo costruire percorsi più efficaci di prevenzione e cultura della sicurezza e per farlo serve un patto rinnovato tra parti sociali e la politica - così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia - Anche per questo momenti come gli Stati Generali sono preziosi: riuniamo tante parti in causa per discutere su soluzioni condivise, strategie, proposte”.
A inaugurare le giornate il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, la Presidente della Commissione Chiara Gribaudo e la Ministra del Lavoro Marina Calderone. Segue una lettura dell’attore Alessio Vassallo e la condivisione delle storie di lavoratrici e lavoratori vittime di infortuni e familiari dei caduti sul lavoro, tra cui la madre di Luana D’Orazio, i parenti delle vittime delle stragi di Brandizzo e di Casteldaccia, i genitori di Mattia Battistetti.
Ci sarà poi il confronto delle parti sociali, tra i sindacati e le associazioni datoriali. La seconda giornata sarà dedicata al futuro delle generazioni più giovani, con panel che tratteranno dei temi della formazione, con un focus sulle nuove tecnologie, anche con il contributo delle università che presenteranno progetti e studi sul tema. Infine, le giornate si concluderanno giovedì 23 ottobre con la relazione della magistrata Rita Sanlorenzo, perché “abbiamo un tema di giustizia, è una richiesta costante dei famigliari delle vittime” chiosa Chiara Gribaudo. Alla conclusione dei lavori, come lo scorso anno, le proposte concrete emerse dai tavoli di lavoro verranno consegnate alla politica parlamentare, con l'obiettivo di farle approdare nelle sedi istituzionali e trasformarle in un cambiamento reale.