Il drammatico suicidio di una donna detenuta di 52 anni avvenuto a Rebibbia nelle scorse ore è l’ennesimo campanello d’allarme che il Governo continua a ignorare. Il sovraffollamento carcerario e la mancanza di un’adeguata assistenza psicologica e sanitaria sono problemi strutturali che non si affrontano con provvedimenti emergenziali e dichiarazioni di circostanza, ma con scelte politiche serie e lungimiranti." Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"Da mesi denunciamo come la situazione negli istituti penitenziari del Lazio e di tutta Italia sia diventata insostenibile: celle sovraffollate, personale penitenziario costretto a turni impossibili, servizi sanitari insufficienti e un supporto psicologico pressoché inesistente. È un contesto - sottolinea la deputata Pd - che genera disperazione e moltiplica i gesti estremi."
"Il Governo ha la responsabilità politica di intervenire, ma continua a voltarsi dall’altra parte, scegliendo la propaganda securitaria invece delle riforme necessarie. Servono misure concrete - conclude Di Biase - per ridurre il numero dei detenuti, potenziare i percorsi di reinserimento sociale, rafforzare la presenza di psicologi, medici e operatori specializzati dentro le carceri."
Difendere l’ambiente come fondamento di buona politica è stata la grande lezione di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso 15 anni fa per il suo impegno. Una morte su cui continuare a chiedere luce e giustizia.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Il Coni annuncia l'avvio (il prossimo 8 settembre) di una commissione congiunta con il Governo per una riforma della giustizia sportiva, coordinata da un Presidente federale (!) e 13 esperti.
Buona notizia, che - per essere chiari- non sposta di una virgola la mia richiesta di indagine conoscitiva parlamentare. Se nessuno ha nulla da nascondere una cosa aiuterà l'altra” così il responsabile nazionale sport del Pd, il deputato Mauro Berruto.
"La più grande organizzazione di esperti di genocidio del mondo, l'International Association of Genocide Scholars (Iags), ha dichiarato che quello che Israele sta facendo a Gaza è genocidio. Lo afferma in una risoluzione approvata con l'86 per cento di voti favorevoli. Dopo questa ennesima, autorevole dichiarazione, non esistono più alibi e non ci possono essere più reticenze. Anche chi finora ha negato o ha minimizzato, come se non bastassero già i pronunciamenti della Corte internazionale di giustizia, non potrà più voltarsi dall'altra parte.
E questo vale anche per il mondo dell'informazione in cui questa notizia non ha avuto il rilievo che meritava. Anzi, tranne rare eccezioni, è stata colpevolmente oscurata.
Mentre a Gaza il popolo palestinese continua ad essere decimato e in Cisgiordania continua l'esproprio e l'occupazione delle case e delle terre dei palestinesi da parte dei coloni israeliani, nel nostro Paese, nei palazzi e nelle redazioni dobbiamo ancora assistere a titubanze, balbettii e tentennamenti. Una complicità intollerabile". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il caso di Milano e la discussione sui poteri di Roma dimostrano l’urgenza di una politica per le città e più in generale per il governo del territorio, per una politica che unisca sviluppo, crescita e giustizia sociale”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, in un articolo pubblicato sul settimanale L’Espresso.
“Occorre una legislazione urbanistica nazionale semplice - continua Morassut “ ma con principi forti, che eviti le situazioni che si sono verificate a Milano ma che sono diffuse e un’armatura di poteri pubblici forti, come è giusto immaginare per Roma ma non solo, che metta le istituzioni al centro di un dialogo con grandi forze economiche che rischiano di usare il territorio a loro piacimento. Riorganizzare il sistema degli enti locali con una nuova cultura del governo locale, che superi il modello imposto dalla Lega da quarant’anni, deve essere uno degli impegni prioritari del Campo Largo che vuole candidarsi al governo”.
Sono sconcertato di fronte alle parole del ministro Abodi che, nel respingere l'ipotesi di sospensione dalle competizioni sportive internazionali per Israele, sostiene che "quello della Russia è stato un fatto molto più cruento, molto più aggressivo che ha inciso sulla sovranità di una nazione che doveva essere sostenuta e difesa". Incredulo, sottolineo ancora una volta la doppia morale del governo, quasi come se alcune vite contassero in modo diverso rispetto alle altre. Siamo vicini alla nazione Ucraina, alla tragedia del suo popolo e del suo sport, ribadiamo la necessità e la giustizia del ban sportivo alla Russia, ma sinceramente non ci capacitiamo di come sia possibile voltare lo sguardo in questo modo di fronte a una delle tragedie più epocali di questo primo quarto di secolo, quella di Gaza, della Palestina (che ricordo essere una nazione riconosciuta da 138 stati delle Nazioni Unite), del popolo e dello sport palestinese.
Così Mauro Berruto, deputato del Pd e responsabile nazionale Sport del Partito democratico.
“Le azioni di Netanyahu e della destra israeliana radicale rappresentano una minaccia non solo per il popolo palestinese ma per la stabilità e la sicurezza internazionale. L’invasione di Gaza e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania sono atti che violano il diritto internazionale e mettono a rischio la possibilità stessa di costruire un futuro di pace in Medio Oriente”. Lo dichiara il deputato Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa.
“Per questo - prosegue l’esponente dem - chiediamo al governo Meloni di abbandonare ogni ambiguità e di assumere una posizione chiara: servono sanzioni, embargo sulle armi, sospensione degli accordi di cooperazione con Israele, in linea con una risposta europea forte e unitaria. Non si può restare complici, né girare lo sguardo di fronte a un disegno che punta ad annientare il popolo palestinese”.
“L’Italia - conclude Graziano - deve contribuire attivamente a fermare Netanyahu e a rilanciare un percorso di pace giusta e duratura, basata sul riconoscimento dello Stato di Palestina e sulla garanzia di sicurezza per Israele. Ogni esitazione rischia di rendere vano l’impegno della comunità internazionale e di tradire i valori di umanità e giustizia che il nostro Paese è chiamato a difendere”.
Mauro Berruto promotore dell’appello: “Non è vendetta, ma responsabilità”. Da oggi si può firmare su https://chng.it/WzNSSQbVzR Consenso trasversale auspicato alla vigilia di Italia–Israele a Udine
Alla vigilia della partita di calcio Italia–Israele, in programma a Udine il prossimo 14 ottobre, si accende il dibattito sul ruolo dello sport davanti a gravi crisi umanitarie e politiche. Il responsabile nazionale sport del Partito Democratico, Mauro Berruto, insieme a 44 parlamentari del PD eletti alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, ha promosso un appello che riguarda tutte le discipline sportive per chiedere ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale, al Presidente del CONI e al Presidente della FIGC di farsi portavoce, presso CIO, FIFA e UEFA, della sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.
«Non si tratta di un gesto di vendetta – si legge nel testo – ma di un atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per affermare che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento». L’appello sottolinea come, da quasi due anni, la Striscia di Gaza sia teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili, tra cui almeno 636 atleti e atlete palestinesi. Il Comitato Olimpico Palestinese denuncia inoltre che oltre il 90% delle infrastrutture sportive a Gaza è stato distrutto, rendendo impossibile ogni attività per almeno un decennio.
Secondo i promotori, la distruzione dello sport non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza. L’appello ricorda i precedenti storici in cui la comunità sportiva internazionale ha scelto la sospensione di federazioni e comitati nazionali: dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Sudafrica dell’apartheid (escluso per 24 anni dai Giochi) fino alla Russia, oggi sospesa per l’aggressione all’Ucraina.
Berruto in un intervista oggi su La Stampa si è fatto portavoce dell’auspicio di tutti i firmatari che chiedono un consenso trasversale, al di là delle appartenenze politiche, affinché lo sport resti coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana sanciti nelle Carte e negli Statuti olimpici e federali.
Ecco il testo dell’appello e i firmatari
Ai membri italiani attivi e onorari del Comitato Olimpico Internazionale: Giovanni Malagò, Ivo Ferriani, Federica Pellegrini, Franco Carraro, Mario Pescante, Manuela Di Centa, Francesco Ricci Bitti
Al Presidente del Comitato Olimpico Italiano: Luciano Buonfiglio
Al Presidente delle Federazione Italiana Giuoco Calcio: Gabriele Gravina
Lo sport, fin dagli albori della sua esistenza ai tempi dell’antica Olimpia, ha avuto la capacità di essere linguaggio universale e un potente strumento politico ed etico, nel senso più alto di questi termini.
C’è, nello sport, un principio inderogabile: l’idea che scendere in campo significhi riconoscere l’altro come avversario, non come nemico. È un principio fragile e prezioso, che ha retto nei momenti più difficili e che continua a ricordarci che l’essere umano può scegliere le regole e il rispetto, anche nel conflitto.
Oggi, tuttavia, siamo davanti a una ferita aperta che mette in discussione la credibilità stessa dello sport come spazio di pace. Da quasi due anni la Striscia di Gaza è teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili. Tra queste, ci sono almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l’hanno persa, insieme alle loro famiglie, in case bombardate e sbriciolate o nei centri di distribuzione degli aiuti alimentari. Il Comitato Olimpico palestinese denuncia che oltre il 90% delle infrastrutture sportive nella Striscia di Gaza sono state rase al suolo e che per almeno dieci anni non sarà immaginabile ripristinare nessuna attività sportiva. Distruggere lo sport non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che lo sport regala.
Il governo guidato da Benjamin Netanyahu porta avanti, giorno dopo giorno, politiche che negano il diritto stesso di esistere di un popolo. La Corte internazionale di giustizia ha avviato un procedimento per genocidio nei confronti di Israele, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità. Non è solo una questione geopolitica, ma una questione etica che riguarda tutti e tutte noi, se vogliamo che lo sport continui a essere credibile quando proclama di difendere la pace, l’uguaglianza, la dignità umana, così come scritto nell’articolo 3 della Carta Olimpica, nell’articolo 3 dello statuto FIFA e nell’articolo 2 dello statuto UEFA.
Per questo, ci rivolgiamo a voi e vi chiediamo di farvi portavoce, presso il CIO, la FIFA e l’UEFA della richiesta di sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Non come gesto di vendetta, ma come atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per dire che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento.
Lo sport ha già conosciuto queste scelte. Gli organismi sportivi internazionali hanno sospeso federazioni e Comitati Olimpici quando hanno visto calpestare i principi fondanti della convivenza: dal 1948 ad oggi sono state bandite dalle competizioni sportive internazionali, Germania, Giappone, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Kuwait, Indonesia, Guatemala, Corea del Nord, Rhodesia, Pakistan, Chad, Myanmar, Congo; il Sudafrica per 24 anni è stato fuori dai Giochi Olimpici per l’apartheid, la Russia è fuori oggi per l’aggressione all’Ucraina. In tutti quei momenti, il messaggio è stato chiaro: chi trasforma lo sport in strumento di propaganda o chi, per gli stessi motivi, lo distrugge non può essere partecipe della comunità sportiva mondiale.
Non agire, oggi, significherebbe rinunciare alla forza politica ed etica che lo sport ha sempre avuto, essendo capace, con le sue battaglie, di conquiste in termini di diritti umani, civili, sociali.
Vi chiediamo di usare la vostra voce e il vostro ruolo nelle sedi delle tre più importanti organizzazioni sportive internazionali per far capire che, in questo silenzio globale, non vogliamo essere complici.
Vi chiediamo di restituire allo sport il coraggio di essere, ancora e più che mai, coscienza viva della nostra umanità, perché se lo sport non saprà difendere la vita di chi lo onora, allora quei 636 atleti morti e quelle decine di migliaia di giovani vite spezzate a Gaza non saranno solo nomi cancellati. Saranno il silenzio eterno di un campo sportivo vuoto di cui tutti, attori e spettatori, saremo colpevoli.
I e le parlamentari del Partito Democratico - Italia democratica e progressista.
Mauro Berruto, Ouidad Bakkali, Anthony Barbagallo, Lorenzo Basso, Brando Benifei, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Annalisa Corrado, Gianni Cuperlo, Augusto Curti, Cecilia D’Elia, Eleonora Evi, Sara Ferrari, Rosanna Filippin, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Gianni Girelli, Stefano Graziano, Chiara Gribaudo, Valentina Ghio, Giovanna Iacono, Silvio Lai, Francesca La Marca, Ilenia Malavasi, Stefania Marino, Antonio Nicita, Matteo Orfini, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Vinicio Peluffo, Fabio Porta, Vincenza Rando, Silvia Roggiani, Nadia Romeo, Sandro Ruotolo, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Marco Simiani, Cecilia Strada, Nico Stumpo, Bruno Tabacci, Marco Tarquinio, Stefano Vaccari, Ylenia Zambito
“La Farnesina chieda spiegazioni sull’espulsione a don Nandino Capovilla, prete veneziano, che ha ricevuto un decreto di espulsione da Israele. Don Nandino era a Tel Aviv insieme a una delegazione di Pax Christi per un pellegrinaggio in Terrasanta. Non è accettabile che persino le autorità religiose che predicano pace e giustizia siano destinatari di provvedimenti di questo genere in un momento così delicato alla vigilia dell’occupazione totale di Gaza condannata dall’intera comunità internazionale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il regalo di Buon Ferragosto agli Italiani di Meloni e Salvini: questa settimana l’alta velocita rallenta con 100 minuti in più tra Roma e Milano senza diminuire il costo per i passeggeri. Oltre al danno la beffa: non solo non è stato previsto come avevamo chiesto insieme alle associazioni degli utenti nessun indennizzo per compensare gli enormi disagi e disservizi che i passeggeri stanno vivendo, in particolare nelle aree interne sempre meno collegate dal resto del paese, ma i nuovi orari entreranno in vigore senza nemmeno prevedere uno sconto sui costi di chi viaggia a velocità ridotta pagando lo stesso costo di una freccia. L’ennesima ingiustizia che conferma che il problema dell’Italia non sono i cantieri ma un Governo per cui conta solo la propaganda e non la vita delle persone in carne ossa su cui ha deciso di scaricare tutte le responsabilità della propria incapacità.”
Così in una nota congiunta il responsabile economia, finanze, impresa e infrastrutture della segreteria nazionale del Pd, Antonio Misiani e il vicepresidente della commissione trasporti della Camera, Andrea Casu.
La Presidente Meloni e il Ministro Nordio dichiarano pubblicamente di non avere paura e di essere responsabili delle proprie azioni. Bene. Allora chiediamo loro e alla maggioranza di non ostacolare in alcun modo il lavoro del Tribunale dei Ministri e dicano no allo scudo penale per i ministri e il sottosegretario Mantovano. Abbiano il coraggio di affermare, sin da ora, che rinunceranno a qualsiasi forma di scudo parlamentare. Ne sono capaci? Perché, in caso contrario, tutte le dichiarazioni di fermezza e responsabilità risuoneranno come vuota propaganda” così in una nota dei deputati del Pd nella commissione Giustizia della Camera.
“Davanti alle dichiarazioni di oggi di Nordio, che fa la controfigura di Giorgia Meloni, la questione è molto semplice: Nordio era informato o no? Era informato e ha mentito al Parlamento o la capo di gabinetto decideva tutto senza coinvolgerlo e lui allora non è in grado di gestire il suo Ministero? Nordio – aggiunge Gianassi - ha dichiarato che le scelte politiche sul caso Almasri sono state assunte tutte da lui. Bene, e allora conferma di essere stato informato della riunione che si è tenuta già il 19 gennaio, all’ora di pranzo, alla quale hanno partecipato i più alti vertici di governo e la sua capo di gabinetto in relazione alle implicazioni derivanti dall’arresto di Almasri? In Parlamento tutto questo lo ha taciuto. Era inoltre al corrente del documento redatto dal capo del DAG Birritteri il 20 gennaio, che – se firmato da Nordio – avrebbe consentito l’arresto di Almasri e la sua estradizione alla Corte Penale Internazionale? Se quel documento non gli è mai stato sottoposto, allora è evidente che le decisioni non erano sue ma della sua capo di gabinetto che glielo ha nascosto. Se invece lo ha ricevuto e ignorato, si assuma la responsabilità politica della fuga del criminale. Serve onestà, e’ finito il tempo delle menzogne. Il Ministro smetta di scappare dalla verità” così in una nota il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi che conclude dicendo “Nordio non scappi e risponda su tutto”.
"E' stato per me un onore dare voce, oggi nell'aula di Montecitorio, alle alunne e agli alunni della scuola secondaria di primo grado “Antonio Cima” di Cagliari che sentono "le urla di dolore degli abitanti di Gaza" e hanno scritto un accorato appello che mi hanno chiesto di diffondere tra tutte le parlamentari e i parlamentari.
Sono ragazze e ai ragazzi dai 10 ai 14 anni che hanno a cuore i valori fondanti delle nostre democrazie e dell'Ue.
"A scuola studiamo l’educazione civica, la storia, la geografia - scrivono -; abbiamo capito perché è nata l’Unione Europea e le sue importanti finalità; sappiamo che esiste l’ONU, la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Convenzione sui diritti dell'infanzia; ma tutto ciò che stiamo imparando viene smentito, contraddetto, negato da quanto sta succedendo nei Paesi a noi vicini. Per questo noi ci sentiamo confusi, impotenti, smarriti".
E per questo chiedono a noi, alla politica, alle istituzioni di fare tutto quello che possiamo per fermare l'orrore. Si chiedono se nei libri di storia, fra qualche anno, dovranno leggere "che noi cittadini europei, rappresentati dall’Unione Europea, non abbiamo mosso un dito per fermare i massacri di migliaia di bambini". "Leggeremo - scrivono - che non ci siamo impegnati fino in fondo per applicare i principi e i valori di giustizia, di pace e di solidarietà su cui si fonda la nostra società europea?".
Le giovanissime voci di queste ragazze e di questi ragazzi, che sono il futuro dell'Europa, non restino inascoltate. Il loro impegno per la pace non cada nel vuoto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Un infarto inesorabile ci ha rapito Wladimiro Zagrebelsky. Ne ricordo anni di preziosa frequentazione torinese, poi al mio fianco come Direttore dell’Ufficio Legislativo al Ministero della Giustizia e infine la collaborazione a Strasburgo come Giudice della Corte Europea dei Diritti Umani. Magistrato di lucida e penetrante competenza unanimemente riconosciuta univa un garbo personale che ne facevano una persona straordinaria. A lui un ultimo saluto pieno di gratitudine e nostalgia” così sui social il deputato democratico Piero Fassino.
“Oggi la Regione Sardegna ha deciso di mettere 25 milioni di euro per affrontare l’emergenza della dermatite nodulare bovina. Bene. Ma ora non si può più attendere: il governo Meloni deve fare la sua parte, come ha fatto per tutte le altre zoonosi e calamità che hanno colpito altre regioni d’Italia”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD, dopo la notizia dell’intesa bipartisan raggiunta in Consiglio regionale sardo per una legge d’emergenza a favore degli allevatori.
“L’epidemia in corso - aggiunge - ha causato e causerà abbattimenti di massa, blocco della movimentazione dei capi, perdite economiche ingenti. La risposta non può essere lasciata solo alla Regione. Esiste un fondo nazionale Pac, da 450 milioni di euro, anche per la dermatite nodulare, che il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida deve attivare e non ha ancora proceduto. E questo è inaccettabile. Il governo Meloni deve spiegare perché ha messo fondi straordinari per altre epizoozie e invece tace quando si tratta della Sardegna. Forse considera l’isola fuori dal territorio nazionale? Un’enclave da trattare a parte, come sta facendo con il 41 bis, negando lo Stato di diritto? Non lo accetteremo. La Sardegna - conclude - non mendica elemosine, pretende giustizia e rispetto”.