“Il governo inizia ad essere tossico. Tanti, troppi esponenti toccati da procedimenti giudiziari o condannati. Nel in totale silenzio della presidente del Consiglio. Chiedere che questi esponenti del governo si facciano da parte non è giustizialismo ma la tutela delle istituzioni, che non possono essere mai investite da dubbio o peggio ancora dalla macchia di comportamenti illegali. A tutto ciò si aggiunge la inquietante vicenda delle intercettazioni di giornalisti sgraditi e oppositori politici. Il governo sta diventando tossico e intossicato. Col fiato corto non si va avanti”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
"Un governo sempre più imbarazzante: non bastava una ministra indagata, ora anche la condanna ad otto mesi al sottosegretario alla Giustizia Delmastro il quale ha già annunciato che non si dimetterà. Un attaccamento alla poltrona che non teme confronti. Perché se è vero, com'è vero, che si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, è anche vero che c'è un tema di opportunità politica e di rispetto verso le istituzioni e verso l'elettorato. Delmastro ha diffuso documenti riservati con l'unico obiettivo di colpire l'opposizione. Dove sono la "disciplina e l'onore" previsti dalla Costituzione? Meloni ne chieda le dimissioni immediate o pensa di scappare anche questa volta?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, condannato a otto mesi per violazione del segreto d’ufficio è l’ennesimo punto più basso raggiunto dagli esponenti del Partito e del Governo di Giorgia Meloni.
Si dimostrano totalmente inadeguati in qualunque ruolo siano chiamati a rispondere di un minimo di responsabilità.
Ora tocca a Delmastro che farebbe bene a dimettersi immediatamente, se ancora esistesse un po’ di decenza. Così la vicepresidente del partito democratico Chiara Gribaudo.
“La richiesta di intervento del governo, in particolare del ministro Calderoli, sulla scelta del consiglio regionale di sollevare il conflitto di attribuzioni presso la Corte costituzionale, è sbagliata quanto impropria. Sbagliata, perché interviene nella separazione dei poteri giudiziario ed esecutivo trattandosi di una vicenda sulla quale sono chiamati ad esprimersi la magistratura in un primo grado di giudizio e la Corte costituzionale per la possibile materia non definita dalla legge 515 del 1993 per le cariche monocratiche. Impropria, perché qualora il governo esprimesse un giudizio, questo apparirebbe un’indebita influenza nell’amministrazione della giustizia che deve avvenire con la massima autonomia e libertà. Anziché, quindi, apparire come chi tenta di ribaltare tramite il governo il risultato elettorale dei sardi che hanno scelto il centro sinistra, bene farebbe la destra a darsi una calmata, attendere con pazienza gli esiti delle decisioni della magistratura e lasciare nel frattempo che chi ha la responsabilità di guidare la Sardegna lo possa fare senza pressioni improprie, che peraltro sarebbero indiziarie di un’idea inadeguata della Autonomia Speciale della Sardegna. Chi vuole il bene dell’isola non dovrebbe lavorare per lesionarne l’autorevolezza e l’Autonomia”.
Così il deputato del Pd, Silvio Lai, rispondendo alla richiesta del centrodestra in Parlamento di un intervento del governo sulla vicenda della richiesta di decadenza della Presidente Todde.
"Come abbiamo denunciato con forza nei mesi scorsi, le bugie raccontate dalla destra sulle concessioni balneari si sono scontrate contro il muro della realtà rappresentato dalla direttiva Bolkestein. Il Governo ha tradito le promesse fatte all'intero settore per anni, e lo ha fatto nel peggiore dei modi, creando una situazione di caos che si ripercuote ancora oggi non solo sugli operatori ma anche sugli amministratori locali, lasciati del tutto allo sbando. L'ultima pronuncia del Tar Liguria lo conferma, laddove afferma che la proroga al 30 settembre 2027, come articolata dal Governo e dalla maggioranza, è illegittima, considerando sia l'assenza di un accordo scritto tra lo Stato italiano e la Commissione europea sul punto, sia l'impossibilità che, in ogni caso, un simile accordo possa prevalere sulle pronunce della Corte di Giustizia. Una decisione che purtroppo riapre l'incertezza, quando peraltro siamo ancora in attesa del decreto ministeriale sulla definizione dei criteri per calcolare l'equa remunerazione ai concessionari uscenti, su cui andrebbero coinvolti immediatamente enti locali e parti sociali. Tanta confusione insomma, si brancola nel buio, e la piena responsabilità è di un Governo non all'altezza”.
Così il capogruppo dem in commissione Ue della Camera, Piero De Luca.
“E’ arrivata la notizia di un altro suicidio in carcere. E’ avvenuto nell’istituto di Frosinone, a togliersi la vita un uomo di 52 anni a cui rimaneva da scontare solo un anno di detenzione. Siamo già a 14 suicidi in cella in un mese e mezzo dall’inizio dell’anno, l’elevato numero di drammatici episodi con cui si è chiuso il 2024 non sembra accennare a diminuire”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“La preoccupazione è connessa all’assenza di interventi da parte del Governo per far fronte ad una situazione di vera emergenza – evidenzia la deputata Pd -. Il racconto di questo suicidio da parte del Garante dei detenuti del Lazio Anastasia descrive lo stato di disperazione dell’uomo, ormai senza più contatti con l’esterno. Servono risposte sul disagio mentale, da mesi chiediamo di aumentare il numero degli psicologi negli istituti, anche incentivando il lavoro del personale sanitario in carcere per garantire la copertura su tutto il territorio nazionale. Questa emergenza richiede interventi strutturali e urgenti – conclude Di Biase -, non è accettabile continuare a rispondere solo con la propaganda sull’edilizia carceraria. Il sovraffollamento si contrasta investendo su forme alternative di detenzione e su progetti che migliorino le condizioni di vita negli istituti di pena”.
“Ministri che si contraddicono, ministri che non rispondono, un sottosegretario delegato ai servizi che classifica informazioni impedendone la pubblicità e un ministro che, smentendo il sottosegretario, fornisce informazioni asseritamente classificate. Stiamo parlando di sicurezza nazionale e delle libertà di cittadini: il governo è fuori controllo. E ancora non sappiamo se, chi e come ha intercettato evidentemente in modo abusivo anche direttori di quotidiani. Venga la presidente del consiglio dei ministri, Meloni, a dirci come stanno le cose”
Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
"Ancora una volta il Presidente Mattarella pronuncia parole che tracciano la strada da seguire. "Il mondo che noi vorremmo è quello che rispetta il diritto internazionale", ha detto durante la sua visita in Montenegro.
E' il mondo che noi vorremmo e quello per cui ci battiamo da sempre: un mondo in cui si tutelino le Corti che hanno il compito di far rispettare il diritto internazionale, come la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia; in cui chi si macchia di crimini di guerra e crimini contro l'umanità ne debba rispondere, comunque si chiami; un mondo in cui la sovranità territoriale degli Stati sia rispettata da tutti, in cui i diritti umani siano la base di qualsiasi relazione tra governi e tra Paesi. Un mondo in cui venga riconosciuta l’auto determinazione dei popoli.
Questo non sta avvenendo. E anche tra i Paesi del cosiddetto Occidente che per decenni si sono proclamati baluardo di quei diritti e di quelle regole, c’è oggi chi li rinnega. Sembra che si stia chiudendo un'era e che se ne stia aprendo una di totale incertezza in cui vale la legge del più forte e in cui chi fa propaganda dicendo di voler salvare "i nostri valori", in realtà ne sta facendo carta straccia. Sul piano nazionale e sul piano internazionale.
Tutto questo va fermato e per farlo serve una Unione Europea salda e coesa, con una identità politica forte e autonoma. Non possono esserci tentennamenti né doppiogiochismi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Tutto il mio sostegno e la mia solidarietà a Daria Bonfietti, Presidente della Associazione dei Familiari delle Vittime di Ustica. Ancora una volta costretta a difendere pubblicamente le ragioni della verità e della giustizia. L' impegno di tutte le istituzioni e di chi ha responsabilità politiche sia quello di battersi perché, prima di tutto agendo verso paesi alleati dell'Italia, si assumano tutte le informazioni necessarie a fare piena luce su quella che fu una vera e propria battaglia aerea nei cieli del Paese ed una gravissima violazione della nostra sovranità nazionale".
Cosi Andrea De Maria, deputato PD
“Con la scomparsa di Mimmo Lucà perdiamo un uomo che ha dedicato la sua vita alla difesa dei lavoratori, alla giustizia sociale e alla dignità delle persone più fragili. Un cristiano sociale autentico, che ha saputo coniugare valori e azione politica con passione e coerenza.
“Nel suo lungo impegno in Parlamento, Mimmo ha portato sempre avanti le istanze dei più deboli, con un'attenzione costante alle politiche sociali e ai diritti dei lavoratori.
“Ma Mimmo Lucà non è stato solo un grande parlamentare: è stato un punto di riferimento per il Piemonte e, in particolare, per il Torinese, a cui ha dedicato il suo impegno politico e sociale. Battendosi per la sua crescita e per la tutela dei diritti delle persone e delle comunità locali.
“Ci lascia un esempio prezioso di politica intesa come servizio, una lezione che dobbiamo portare avanti. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio più sincero abbraccio.”
Lo ha dichiarato in una nota sui social network la Vicepresidente Nazionale del PD Chiara Gribaudo
Colpisce anche lotta a violenze di genere
“Una norma norma sbagliata, grave e pericolosa” così il capogruppo democratico nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi commenta la riforma della normativa sulle intercettazioni. “La decisione di introdurre un limite così stringente alla durata delle intercettazioni, persino per reati gravissimi come l’omicidio - prosegue Gianassi - rischia di compromettere la capacità dello Stato di reprimere i crimini e individuarne i responsabili. Ancora più preoccupante è l’applicazione di questa norma ai reati del codice rosso, su cui il governo si era invece impegnato a prevedere un’eccezione, rappresenta un grave passo indietro nella lotta contro la violenza di genere, minando strumenti fondamentali per la protezione delle vittime e il perseguimento dei colpevoli. Il fatto che tutti i nostri emendamenti siano stati bocciati è un ulteriore forzatura, il governo continua a non ascoltare e a trattare la giustizia con una logica ideologica e punitiva, quando invece servirebbero serietà, equilibrio e senso di responsabilità”, conclude Gianassi.
"Il governo Meloni colpisce ancora una volta gli enti locali, imponendo tagli pesantissimi che si tradurranno in minori servizi per i cittadini. Con il decreto approvato ieri in Stato-Città, Comuni e Province subiranno un contributo forzoso di 1 miliardo e 740 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Si tratta di una scelta scellerata che mette in ginocchio le amministrazioni locali, già alle prese con difficoltà economiche e con la crescente domanda di servizi essenziali." Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commentando il provvedimento del governo che impone nuovi tagli alle risorse destinate agli enti locali.
"Secondo i dati ufficiali - prosegue Scarpa - ai Comuni verranno sottratti ben 1 miliardo e 350 milioni di euro, mentre Province e Città metropolitane vedranno un taglio di 150 milioni di euro. È un attacco diretto a chi ogni giorno lavora per garantire servizi fondamentali come trasporti, scuole, assistenza sociale e manutenzione delle infrastrutture. Ancora una volta la destra dimostra di non avere alcun rispetto per i territori e per i bisogni dei cittadini. I tagli alla spesa corrente non sono numeri su un bilancio: significano letteralmente meno servizi per i cittadini. Tagliare la spesa corrente vuol dire scuole con meno manutenzione e meno risorse per il sostegno agli studenti, meno corse di autobus, meno assistenza per anziani e disabili, strade meno sicure e meno interventi per la sicurezza del territorio. Il governo Meloni sta condannando le amministrazioni locali a dover scegliere quale servizio essenziale sacrificare. È inaccettabile il silenzio di tanti amministratori locali del centrodestra, che dovrebbero farsi sentire con forza contro questi tagli che penalizzano direttamente i cittadini che amministrano. L'impatto di questi tagli sarà drammatico anche per i comuni delle province di Treviso, Venezia e Belluno. I numeri parlano chiaro: i Comuni della Provincia di Belluno perderanno complessivamente oltre 5,8 milioni di euro in cinque anni, con un aumento progressivo fino a 1,97 milioni nel 2029. I Comuni della Provincia di Treviso subiranno un taglio totale di oltre 15,8 milioni di euro, con 5,47 milioni sottratti solo nel 2029. I Comuni della Città Metropolitana di Venezia saranno tra quelli complessivamente più penalizzati, con una riduzione di oltre 33,9 milioni di euro, arrivando a 10,74 milioni nel 2029. Un esempio ancora più evidente dell'impatto di questi tagli lo si vede relativamente ai capoluoghi di queste province: il Comune di Belluno perderà complessivamente 905.000 euro, passando da 90.187 euro nel 2025 a 305.251 euro nel 2029. Comune di Treviso subirà tagli per un totale di 2,44 milioni di euro, con 828.251 euro nel 2029. Il Comune di Venezia sarà tra i più penalizzati, con una riduzione di oltre 19,3 milioni di euro, passando da 1,93 milioni nel 2025 a 6,53 milioni nel 2029. Anche gli enti provinciali e la Città Metropolitana subiranno tagli pesanti: la Provincia di Belluno avrà una riduzione di 712.036 euro tra il 2025 e il 2029. La Provincia di Treviso subirà un taglio di quasi due milioni e mezzo di euro (2.495.760 complessivi per i cinque anni 2025/29). La Città Metropolitana di Venezia sarà costretta a rinunciare a più di tre milioni di euro (3.007.459 euro 2025/2029). Queste cifre si tradurranno inevitabilmente in meno risorse per i servizi essenziali delle comunità locali. I cittadini vedranno ridotte le corse degli autobus, i fondi per le mense scolastiche e il sostegno per i più fragili. I Comuni si troveranno costretti a tagliare la manutenzione di strade e ponti, lasciando i territori ancora più esposti a situazioni di emergenza. Questi tagli non sono scelte tecniche: sono decisioni politiche che danneggiano il tessuto sociale del nostro Paese. Mentre il governo di Giorgia Meloni vara condoni fiscali per gli evasori e fa regali ai grandi gruppi economici, a pagare il prezzo più alto sono le comunità locali, costrette a ridurre servizi essenziali per far quadrare i conti. Questa politica di tagli indiscriminati è inaccettabile e rischia di compromettere la qualità della vita di milioni di persone. Come Partito Democratico ci opporremo con forza a questa ennesima ingiustizia e continueremo a batterci per garantire agli enti locali le risorse necessarie a svolgere il loro ruolo in favore dei cittadini. Non permetteremo che il governo scarichi sulle amministrazioni comunali il peso delle proprie scelte sbagliate", conclude Scarpa.
“Perché sono stati spiati il direttore di Fanpage e altri sette cittadini italiani e soprattutto da chi? Questa è la domanda che abbiamo posto al ministro ma la risposta non c'è e notiamo solo imbarazzo da parte di Ciriani. Spiare con un software è un atto eccessivamente grave che ci interroga sullo stato di sicurezza per i cittadini che senza un motivo possono essere controllati. Lo spyware è venduto da governo a governo e occorre sapere quale è la lista dei soggetti spiati, chi ha deciso la lista stessa e, soprattutto, perché!”. Così il deputato dem Stefano Graziano in replica al ministro Ciriani durante il Question Time alla Camera.
“Senza una risposta chiara da parte del governo – continua il capogruppo Pd in Commissione Giustizia - si innescano dubbi. Qui nessuno vuole mettere in discussione gli apparati di intelligence ma vogliamo che il grado e lo stato di sicurezza sia valido per tutti. La preoccupazione è diffusa nel Paese. Cosa succederebbe se si spiassero le persone in base alle posizioni politiche?”, conclude Graziano.
“Siamo di fronte a una situazione di estrema gravità. Il governo sta cercando di nascondere e sminuire una vicenda che assume contorni sempre più preoccupanti. Abbiamo chiesto al Ministro della Giustizia, al Ministro dell’Interno e a Palazzo Chigi di chiarire quanto accaduto in merito al caso Almasri e, oggi, alle notizie riportate da alcuni organi di stampa riguardo a un’interlocuzione tra i vertici dei servizi segreti italiani e il governo libico, durante la quale sarebbero state rivelate informazioni riservate. A questa richiesta non è seguita alcuna risposta. Al contrario, è stata annunciata un’azione legale da parte dei servizi segreti italiani contro i giornalisti che hanno diffuso la notizia. Stiamo vivendo un momento di grande preoccupazione. Non abbiamo memoria di un modus operandi simile, e riteniamo che sia necessario fare immediatamente chiarezza. Per questo rinnoviamo la richiesta di una relazione al Parlamento da parte del Ministro dell’Interno, ma chiediamo soprattutto che sia la Presidente del Consiglio a rompere il silenzio e a riferire in parlamento” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.