“Ad oggi non è stata revocata nessuna patente a crediti: un dato che finalmente ci è stato comunicato dal Governo ma che non ci stupisce. Questo perché i punti vengono detratti dopo sentenze in giudicato e conosciamo bene i tempi della giustizia: le aziende fanno in tempo a chiudere e riaprire sotto altro nome ma con gli stessi titolari. Così non va bene, non può essere sufficiente un’autocertificazione”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli incidenti sul lavoro, interrogando durante il Question Time il sottosegretario Durigon sui dati relativi alla patente a crediti.
“Le risposte ricevute non sono soddisfacenti, dimostrano che le ispezioni sono state solo 22.000, cioè meno del 5%, essendo le patenti rilasciate oltre 436mila - prosegue Gribaudo - Il problema è enorme perché quella della sicurezza sul lavoro è la vera urgenza del nostro Paese: su questa piaga, definita così anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, serve uno sforzo in più”.
“Domani ci sarà un tavolo tra Governo e parti sociali: ciò è un bene perché su questi argomenti ci deve essere un lavoro comune, che però deve essere estremamente serio e mirato. Auspico ovviamente che l’incontro sia produttivo ma temo comunque che non sarà sufficiente. Sarebbe opportuno anche sentire chi negli organi istituzionali porta e può portare un contributo e idee perché non basta trovare risorse per redistribuirne a pioggia: abbiamo bisogno di concentrare più e meglio gli interventi perché il numero degli infortuni, delle morti, delle malattie sul lavoro purtroppo sta aumentando. Anche per questo vi avevamo sollecitato a fare in modo che gli accordi Stato Regione contemplassero una formazione diversa da quella come è stata intesa dal Governo. Noi ci siamo per fare la nostra parte, ma non svilite né il Parlamento né chi vuole lavorare quotidianamente per migliorare la sicurezza sul lavoro” conclude Gribaudo.
“Da Forza Italia attacchi strumentale ai giudici sulla nuova legge che colpisce le intercettazioni. Avevamo già denunciato con chiarezza che le nuove norme, animate da furore ideologico, avrebbero previsto un tetto irragionevole alle intercettazioni. Ad oggi, infatti, è previsto che la Procure debbano ‘spegnere l’interruttore’ dopo soli 45 giorni anche per reati gravissimi come l'omicidio e lo stupro.
Oggi Forza Italia, che continua a non preoccuparsi per questa grave stortura, attacca la procura di Messina perché in una circolare ha ricordato che il tetto non si applica ai reati contro la Pubblica amministrazione. Ma anche questo era noto, lo avevano detto con chiarezza gli esperti ascoltati durante le audizioni in commissione, lo hanno detto figure certamente non sospettabili di subordinazione nei confronti delle Procure come l'ex presidente della Camera penale Caiazza, lo avevano scritto autorevoli giuristi sulle riviste specializzate. Era noto: le nuove norme bloccano le indagini per gravi reati di sangue e non valgono per i reati contro la pubblica amministrazione. Quindi di cosa si sorprende oggi Forza Italia? La tecnica di attaccare i giudici è vecchia e non è credibile. La verità è che questa maggioranza è supina nei confronti del governo e accetta l'umiliazione del Parlamento con testi blindati rispetto ai quali, anche quando emergono gravi difetti, viene ostacolato qualunque correttivo come quelli che noi avevamo presentato ad esempio per evitare che le nuove norme si applicassero ai reati di omicidio, sequestro di persona e violenze contro le donne” dichiara il capogruppo democratico in commissione giustizia della camera, Federico Gianassi.
"Troppe armi da fuoco in giro e troppi giovani che escono con un coltello in tasca. Per mettere un freno a questo fenomeno e per colmare il vuoto normativo nell'ordinamento italiano in materia di vendita di armi e coltelli ai minori, abbiamo presentato una proposta di legge a mia prima firma, che introduce specifiche disposizioni penali e amministrative volte a contrastare questo fenomeno, che negli ultimi anni ha visto una escalation senza precedenti. La nostra proposta si articola su tre punti fondamentali: l'introduzione di sanzioni con arresto fino a 3 anni e ammenda da mille a 10 mila euro per i venditori di armi a minorenni nei casi in cui il venditore non si renda conto dell'età minore dell'acquirente o della potenzialità offensiva dell'oggetto venduto, con estensione alle vendite online. Il secondo punto riguarda l'intento di sensibilizzare e responsabilizzare le società che esercitano il commercio di armi e coltelli incentivando l'adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire la vendita a minori. Ed infine il terzo punto introduce un importante elemento di prevenzione, attraverso percorsi formativi nelle scuole secondarie. I corsi saranno gratuiti, con un minimo di 10 ore annuali, e non graveranno nelle risorse degli istituti scolastici. E' importante garantire un approccio multidisciplinare al tema della violenza e dell'uso delle armi fra i giovani coinvolgendo ordini professionali, università, magistratura e forze dell'ordine". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd, intervistata a margine della conferenza stampa a Montecitorio di presentazione della proposta di legge a sua prima firma in materia di vendita di armi e coltelli a minori e misure di prevenzione, a cui hanno partecipato i senatori del Pd, Walter Verini e Filippo Sensi, che hanno presentato una proposta di legge al Senato in materia di detenzione di armi da fuoco a prima firma Verini.
“I dati del rapporto 'Le Equilibriste, la maternità in Italia' di Save the Children presentato oggi rappresentano un grido d’allarme sulla condizione delle donne e delle madri nel nostro Paese. L'Italia occupa il 96esimo posto su 146 Paesi nel mondo in relazione alla partecipazione femminile al mondo del lavoro, mentre rispetto al gender gap retributivo si trova alla 95esima posizione. Numeri drammatici che smentiscono la narrazione del Governo Meloni e spiegano bene, oltre ogni discorso, il calo delle nascite e le difficoltà di vita di molte donne. Mentre gli uomini con figli hanno una percentuale di occupazione superiore al 90 per cento, le donne madri superano di poco il 60 per cento perché sono costrette, in molti casi, a smettere di lavorare per l’impossibilità di conciliare il lavoro di cura famigliare con l’occupazione. E accanto alle disparità di genere, il rapporto fotografa immutate le diseguaglianze territoriali profonde che caratterizzano il nostro Paese. Il Mezzogiorno presenta dati sulla partecipazione delle madri al lavoro di appena il 44 per cento, neanche una su due. Servono interventi urgenti per far fronte a questa situazione, ma il Governo non ascolta. Abbiamo chiesto più volte l'introduzione del congedo paritario, io stessa ho presentato una proposta di legge per incentivare la presenza femminile negli ambiti di studio e di lavoro scientifici e per dar vita ad un contributo strutturale per le famiglie che devono dotarsi di baby sitter o per le spese dei centri estivi. Il Governo ascolti gli appelli, sono necessarie misure concrete per colmare questa distanza che rappresenta un'ingiustizia profonda della nostra società”. Lo dichiara la capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza Michela Di Biase.
Oggi, ore 11.30, sala stampa camera con Serracchiani, Sensi e Verini
“In Italia si registra un’escalation preoccupante di episodi di violenza tra i giovani, sempre più spesso legati all’uso del coltello, divenuto il simbolo inquietante di un disagio crescente. Quest’arma, facilmente reperibile, è ormai una presenza costante tra molti adolescenti e viene utilizzata con allarmante frequenza per risolvere conflitti e diverbi. Attualmente, l’ordinamento italiano presenta un vuoto normativo: mancano infatti disposizioni specifiche – sia penali che amministrative – capaci di prevenire e contrastare in modo efficace la diffusione e il possesso di armi da taglio tra i minori. Per rispondere a questa emergenza, il Partito Democratico ha predisposto alla Camera una proposta di legge volta a regolamentare e limitare l’accesso a questi strumenti da parte dei più giovani e a svolgere una seria attività di prevenzione a partire dalle scuole. Al Senato il sen. Walter Verini è primo firmatario di una proposta di legge, sottoscritta anche dal collega Filippo Sensi, che regolamenta l’uso delle armi a fini privati. La proposta sarà illustrata nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi, martedì 6 maggio, alle ore 11.30, presso la Sala Conferenze Stampa di Montecitorio a cui parteciperanno: Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del PD; Walter Verini, senatore del Partito Democratico; Filippo Sensi, senatore del Partito Democratico.
Con Fontana, Ceretti e Milani
Giovedì 8 maggio alle ore 17.30, presso la Sala del Refettorio della Camera dei deputati, si terrà il convegno “Parole della giustizia: vittime”, promosso dalla deputata del Partito Democratico Michela Di Biase. L’incontro si aprirà con l’indirizzo di saluto del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana. A seguire, un dialogo tra il professor Adolfo Ceretti e Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria della Strage di Piazza della Loggia. L’iniziativa si inserisce nel ciclo di incontri dedicati ai temi della giustizia, della memoria e del riconoscimento delle vittime, con l’obiettivo di approfondire il significato delle parole e dei percorsi che accompagnano il diritto e la società nella costruzione della verità e della responsabilità.
Sarà possibile seguire l’evento anche online a questo link:
https://webtv.camera.it/evento/27993
“In Italia si registra un’escalation preoccupante di episodi di violenza tra i giovani, sempre più spesso legati all’uso del coltello, divenuto il simbolo inquietante di un disagio crescente. Quest’arma, facilmente reperibile, è ormai una presenza costante tra molti adolescenti e viene utilizzata con allarmante frequenza per risolvere conflitti e diverbi. Attualmente, l’ordinamento italiano presenta un vuoto normativo: mancano infatti disposizioni specifiche – sia penali che amministrative – capaci di prevenire e contrastare in modo efficace la diffusione e il possesso di armi da taglio tra i minori. Per rispondere a questa emergenza, il Partito Democratico ha predisposto alla Camera una proposta di legge volta a regolamentare e limitare l’accesso a questi strumenti da parte dei più giovani e a svolgere una seria attività di prevenzione a partire dalle scuole. Al Senato il sen. Walter Verini è primo firmatario di una proposta di legge, sottoscritta anche dal collega Filippo Sensi, che regolamenta l’uso delle armi a fini privati. La proposta sarà illustrata nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani, martedì 6 maggio, alle ore 11.30, presso la Sala Conferenze Stampa di Montecitorio a cui parteciperanno: Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del PD; Walter Verini, senatore del Partito Democratico; Filippo Sensi, senatore del Partito Democratico.
Per informazioni e accrediti: pd.ufficiostampa@camera.it
"Il richiamo della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del piano carceri suona come una bocciatura per il Ministro della Giustizia. Nella relazione 'Infrastrutture e digitalizzazione: Piano Carceri' i giudici contabili evidenziano l'aumento del sovraffollamento carcerario e le necessità di mettere in campo interventi di manutenzione per superare le gravi condizioni di degrado ambientale e sanitario degli istituti penitenziari. È una conferma ulteriore delle criticità sulle carceri emerse nell'azione di Governo in questa prima metà di legislatura. Servono risorse, ma da questo esecutivo abbiamo registrato solo tagli. Ancora non hanno visto luce interventi strutturali che servono per far fronte all'aumento dei detenuti in Italia e al recupero di istituti penali fatiscenti. Senza considerare che una parte dei problemi segnalati anche dalla Corte dei Conti potrebbero essere superati con interventi normativi mirati a costruire alternative nell'esecuzione penale, alleggerendo il numero di presenze nelle celle". Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia
“Il problema del sovraffollamento delle carceri è un problema che noi, come Partito Democratico, ormai da molto tempo abbiamo fatto presente al governo, un governo sordo e cieco con occhi rivolti solo ai numeri del passato ma senza proposte concrete che guardino al futuro. Oggi la Corte dei Conti ribadisce quello che già aveva detto il PD: la situazione è grave, mancano strutture adeguate, i detenuti vivono in condizioni igienico - sanitarie precarie e le condizioni di lavoro degli operatori sono indecorose. Ma soprattutto mancano i fondi per finanziare nuovi progetti, per costruire nuove strutture e rendere più accessibili e vivibili quelle esistenti laddove possibile. Senza contare l’assenza quasi totale degli spazi trattamentali. Il governo deve intervenire al piu presto perché la situazione ormai è degenerata”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
“La situazione è quella denunciata dai sindacati e che ci consegna numeri drammatici: quella dei morti sul lavoro è una piaga sociale. Serve uno sforzo più incisivo perché quanto fatto finora non è sufficiente: bisogna cambiare la cultura della sicurezza, che viene ancora considerata come un adempimento burocratico”. Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, in diretta su TgCom24 per parlare di sicurezza sul lavoro.
“È una piaga che si può e si deve combattere anche con l’utilizzo della tecnologia. Come Commissione abbiamo indagato sulle grandi stragi, come Brandizzo, Casteldaccia, Suviana: ciò che è emerso è che con un utilizzo diverso e più impegnativo della tecnologia tante tragedie si potrebbero evitare - prosegue Gribaudo - Penso ai badge elettronici, alla formazione nella catena dei subappalti, a investire nella prevenzione, a un aumento delle ispezioni e degli ispettori”.
“Soprattutto, serve una procura speciale. Le procure purtroppo non hanno il personale né formato né sufficiente, serve un massiccio investimento e aumentare il personale. Occorre una giustizia efficace e più rapida, perché i familiari delle vittime non possono attendere decenni per avere risposte, quando i numeri delle morti e delle malattie sul lavoro sono da guerra civile” conclude Gribaudo.
Quel pugno chiuso in Italia è il simbolo di chi ha combattuto contro la tirannia nazifascista che nelle piazze, così come avviene oggi, fa il saluto romano in una chiave nostalgica e rievocativa. E quel saluto fa tutt'uno con la fiamma tricolore del vostro stemma di partito voluta dal gerarca razzista Giorgio Almirante. Quel pugno chiuso rappresenta il bello e toccante gesto di Tommie Smith e John Carlos che su un podio olimpico resero manifesta agli occhi di tutto il mondo la necessità di battersi per affermare diritti umani e civili uguali per tutti. Tanta strada ancora c'è da fare per garantire quella riunificazione che è incastonata nell'agire della Resistenza e nei valori della Costituzione. Si cominci con il togliere la fiamma tricolore dai simboli, dal cancellare le strade intitolate ad Almirante, dall'abrogare la cittadinanza onoraria a Mussolini in diverse città italiane e si riconosca Bella Ciao quale canzone di democrazia, libertà e giustizia da cantare tutti insieme il 25 aprile dopo l'Inno d'Italia. La mia proposta di legge va in quella direzione”.
Così Stefano Vaccari, deputato PD e Segretario di Presidenza della Camera dopo le dichiarazioni di Giovanni Donzelli sul saluto romano.
“E’ vero che il ministro della Giustizia Nordio non ha trasmesso alla Procura generale di Roma la documentazione richiesta dalla Corte Penale Internazionale per il mandato di arresto del presidente Putin e perché non lo ha fatto? E’ vero cha la decisione è stata condivisa anche dalla presidente del Consiglio Meloni e dal ministro degli Esteri Tajani e perché visti gli obblighi internazionali dell'Italia derivanti dallo Statuto di Roma della Cpi? Il governo non ritiene che tale decisione comprometta la credibilità dell'Italia nel sistema di giustizia penale internazionale e non intende garantire il pieno rispetto degli obblighi di cooperazione giudiziaria internazionale?”.
Sono le domande contenute nell’interpellanza urgente rivolta alla presidente del Consiglio, al ministro della Giustizia e al ministro degli Affari Esteri, che vede come prime firmatarie la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, e la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e sottoscritta anche da tutti i componenti dell’Ufficio di presidenza del Gruppo e dai componenti della commissione Giustizia.
“Il governo sceglie di tagliare il turn-over, di umiliare gli idonei dei concorsi pubblici, sia a quelli in attesa sia quelli che già lavorano, considerandoli come testualmente detto dal Ministro Zangrillo in commissione come fossero bocciati, con un unico obiettivo: accrescere il numero di figure di diretta dipendenza politica e di diretta nomina all'interno dei ministeri e delle pubbliche amministrazioni. Se vuole continuare a moltiplicare le nomine dei fedelissimi e umiliare le persone veramente idonee, il PD continuerà a votare contro i suoi provvedimenti”. Così il deputato Andrea Casu, segretario d'Aula PD, intervenendo in Aula di Montecitorio nella discussione sul decreto PA.
“Rifiutando gli emendamenti del PD – continua l'esponente dem - questo governo continua a discriminare le persone che sono entrate nella PA attraverso lo scorrimento delle graduatorie: oggi ci sono lavoratrici e lavoratori che hanno superato lo stesso concorso, fanno lo stesso lavoro ma che non guadagnano lo stesso salario. Una tremenda ingiustizia etica e politica che non viene sanata perché il Governo Meloni divide le persone tra lavoratori pubblici di serie A e serie B”, conclude Casu.
“Papa Francesco ha rappresentato un momento di cambiamento nella Chiesa. Ha saputo guidare la Chiesa in modo autorevole, ma ancor di più ha saputo parlare alla contemporaneità. Su Ambiente e rapporto tra uomo e ambiente ha avuto parole forti ed indicative; 'Laudato si', lettera enciclica di una straordinaria serietà scientifica e di una incredibile profondità etica, rappresenta il più importante richiamo sul tema lanciato in questi anni; sul rapporto fra gli uomini con la 'Fratelli tutti' ha detto parole chiare sul concetto di fraternità, che suona come dura condanna ad ogni forma di ingiustizia, da quelle che generano guerre a quelle che provocano fratture e inaccettabili diseguaglianze nella società”. Così in una nota il deputato dem Gian Antonio Girelli e vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
"I suoi richiami in difesa dello ‘scarto' - ha aggiunto l’esponente Pd - la sua volontà di una Chiesa aperta al confronto interreligioso, ma anche al confronto con la modernità, suonano come un monito per la politica tutta, riguarda le differenze sociali, riguarda le politiche dell’accoglienza, riguarda i diritti civili, riguarda la necessità di sentirsi davvero 'tutti sulla stessa barca'”.
"Non potrò mai dimenticare - ha concluso Girelli - durante il Covid, l’immagine di Papa Francesco pregare in una piazza San Pietro vuota, così come ieri, in modo del tutto inatteso, in una piazza San Pietro piena di pellegrini ha voluto lasciare il suo ultimo saluto. Oggi il mondo, in un momento di grande difficoltà, ha perso una delle sue voci più autorevoli, un riferimento che non deve essere dimenticato, ma che deve continuare ad essere un riferimento non solo per chi ha fede”.
"Papa Francesco è stato un faro di speranza e giustizia, un pontefice che ha incarnato l’umiltà e la vicinanza agli ultimi. Il suo impegno per la pace, la difesa dei più deboli e la lotta contro ogni forma di ingiustizia, il suo impegno per i più poveri e deboli, rimarranno per sempre nel cuore di milioni di persone". Lo dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
"In un mondo lacerato da conflitti e disuguaglianze, la sua voce ha rappresentato un richiamo costante alla solidarietà, al dialogo e alla fratellanza. Il suo coraggio nel denunciare le ingiustizie e nel promuovere una Chiesa più aperta e inclusiva ha lasciato un segno indelebile nella storia. Oggi, più che mai, sentiamo il dovere di raccogliere il suo testimone e di continuare a lavorare per un mondo più giusto e umano, seguendo l'esempio che ci ha lasciato", conclude Marco Simiani.