Per colpire magistratura governo mette a rischio anche Pnrr
“L'emendamento approvato ieri sera in Commissione, che trasferisce alle Corti d'Appello la competenza sulla convalida dei trattenimenti dei migranti, rappresenta una decisione irragionevole e potenzialmente punitiva nei confronti della magistratura. Come rilevato dal presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe Ondei, questa scelta rischia di paralizzare centinaia di cause civili all'anno, aggravando ulteriormente i tempi di decisione senza alcun rafforzamento di risorse o organici. Attribuire ulteriori carichi di lavoro a corti già in sofferenza strutturale mina gli obiettivi di efficienza del sistema giustizia previsti dal PNRR e rischia di compromettere l'intero piano di riforma. Se l’obiettivo fosse quello di migliorare il funzionamento della giustizia, il risultato appare ben lontano. Al contrario, questa decisione sembra dettata da una volontà di rivalsa verso i giudici che hanno preso decisioni non gradite al governo. Chiediamo al Ministro della Giustizia di fornire immediatamente una relazione tecnica per spiegare la ratio di questo intervento e fugare il ragionevole dubbio che sia ispirato da un intento punitivo piuttosto che da una logica di efficienza e giustizia”. Così in una nota la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
"La Corte penale internazionale ha emesso il mandato d'arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Un provvedimento atteso da mesi e che il procuratore Karim Khan aveva chiesto anche per i capi di Hamas tra cui Sinwar, Haniyeh. Ma i leader di Hamas sono stati uccisi quindi non avremo giustizia per i crimini da loro commessi. Il mandato di cattura vale anche per l'attuale capo militare di Hamas, Deif, di cui però non si sa se sia morto oppure no.
Possiamo sperare, però, di avere giustizia per i crimini palesemente commessi da Netanyahu e Gallant che per 13 mesi hanno bombardato indiscriminatamente Gaza uccidendo circa 44mila persone, la gran parte donne e bambini, 330 operatrici e operatori umanitari nella stragrande maggioranza dipendenti dell'Onu, 188 giornalisti, distruggendo ospedali, scuole e case, affamando e lasciando senza acqua, medicine e corrente elettrica milioni di persone.
Ora il ministro Tajani ci dica cosa intende fare per adempiere all'obbligo che ha l'Italia di attuare le sentenze della Corte penale internazionale. Perché non è una scelta: è un dovere". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“È semplicemente inaccettabile che nel 2024 si verifichino episodi di discriminazione contro le donne lavoratrici. Leggiamo infatti di alcune ASL del Lazio, tra cui ASL Roma 2 e Rieti, insieme a ospedali come il San Giovanni di Roma e gli IFO, starebbero posticipando l'assunzione di infermiere vincitrici di concorso pubblico al termine del periodo di maternità obbligatoria. Si tratta di una violazione grave dei diritti delle donne e del principio di parità sul lavoro. Le segnalazioni ricevute dai sindacati e le PEC inviate dalle ASL alle lavoratrici sono infatti uno schiaffo a chi, dopo anni di studio e sacrifici, si vede negato l'accesso al proprio posto di lavoro per il solo fatto di essere in gravidanza. Questo comportamento non è solo vergognoso, ma profondamente contrario ai principi della nostra Costituzione e delle normative sul lavoro. Come Partito Democratico, non resteremo in silenzio. È necessario che il Ministro Schillaci intervenga con urgenza per tutelare queste lavoratrici e ristabilire un principio di equità e giustizia. Non accetteremo che il governo, che si riempie la bocca con la parola natalità, permetta alle donne simili discriminazioni sul lavoro”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Sociali della Camera e membro della segreteria.
“Si tratta di un provvedimento che contiene soltanto qualche rivisitazione di norma penale. Nasceva con l'ambizione non solo di armonizzarsi con la Costituzione, ma anche di relazionarsi con le norme comunitarie che considerano gli animali come ‘esseri senzienti’. Purtroppo invece ci troviamo con un testo non adeguato ai tempi, alle richieste e alla necessità di intervenire per la tutela degli animali affrontando anche gli aspetti di natura culturale. Ed è per questo che siamo stati fortemente contrari alla cancellazione della formazione scolastica ed educativa e siamo dispiaciuti dalla sua evoluzione tutta negativa durante i lavori in commissione. Viene approvato un provvedimento, che contiene il limite del vincolo dell’invarianza finanziaria, che sembra più una bandiera per chi l'ha presentato che un provvedimento utile fino in fondo per la tutela degli animali”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo Pd alla legge sulla sui reati contro gli animali.
Chiediamo una informativa urgente del ministro Nordio sui gravissimi fatti avvenuti nel carcere di Trapani con accuse molto gravi di tortura e sistemi di detenzione che superano la legalità. Questi episodi sporcano il lavoro durissimo che correttamente svolgono quotidianamente le donne e gli uomini della polizia penitenziaria con senso del dovere e svolgendo mansioni che spesso neppure gli competono. Noi chiediamo che venga fatta chiarezza in primo luogo in Aula dal ministro Nordio oppure dal sottosegretario Delmastro che ha la delega al dipartimento penitenziario, magari evitando che lo facesse con intima gioia.
Così Debora Serracchiani, deputata dem e responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico, intervenendo in Aula.
“Esprimo grande amarezza e delusione per la bocciatura di due emendamenti a mia prima firma che andavano nella direzione di assoluto buon senso, correttezza e giustizia. Avevamo semplicemente chiesto di punire i malviventi che entrano dentro casa tua, ti derubano e in più ti uccidono anche il cane o il gatto. Nello specifico avevamo chiesto di aumentare la pena di un terzo per il malvivente che commette un atto del genere, oltretutto di una crudeltà gratuita, come recentemente testimoniato da due tragici fatti di cronaca, che hanno suscitato una grande ondata di emozione collettiva.
Un emendamento a costo zero per lo Stato e di assoluto buon senso. Che ne pensa la presidente Meloni che ama molto il suo gatto? È d’accordo?”. Lo ha detto intervenendo in aula sul PDL reati contro gli animali Patrizia Prestipino Deputata Pd nonché garante dei diritti degli animali di Roma Capitale.
“Con l’altro emendamento bocciato - ha proseguito Prestipino - avevamo chiesto di punire chi rapisce un animale domestico. Già a luglio avevo scritto una lettera al prefetto di Roma in qualità di di garante per la tutela degli animali di Roma Capitale per chiedere una maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine sul furto di animali domestici, in casa o per strada. Abbiamo visto che ci sono dei veri e propri racket sul furto di animali domestici, che spesso non vengono neanche ritrovati oppure vengono ritrovati all’estero, malnutriti e maltrattati. Se non viene addirittura chiesto un riscatto”.
“La destra ancora una volta ha mostrato una totale insensibilità nei confronti di reati odiosi come quelli contro gli animali domestici, noncurante del numero sempre piu crescente di persone che ritiene che la violenza contro gli animali sia da sanzionare con pene chiare e certe, quelle che la destra oggi compatta ci ha negato”, ha concluso Patrizia Prestipino.
Serracchiani e Gianassi, Governo si fermi, basta forzature ideologiche
"Le forzature ideologiche e l'accanimento nei confronti della magistratura e del sistema giudiziario non solo sono ingiustificabili, ma rischiano di danneggiare irreparabilmente il funzionamento della giustizia in Italia. Il Governo deve fermarsi, riflettere e rivedere le sue politiche, per evitare ulteriori danni a un sistema già in difficoltà" così in una nota la responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e il capogruppo in commissione alla Camera, Federico Gianassi, commentano la risoluzione del Csm per la tutela dei giudici di Bologna, gli stessi che rinviarono alla Corte europea di giustizia il decreto legge sui Paesi sicuri. “Siamo davanti a uno scontro istituzionale molto grave – sottolineano i democratici – che è alimentato dalla ormai quotidiana aggressione del Governo nei confronti della magistratura al punto che il CSM è costretto, dopo molti anni, a prendere una posizione ufficiale a tutela dei magistrati, segno di quanto sia grave la situazione. È ora che il Governo si fermi e rinunci alle forzature ideologiche, in particolare sulla separazione delle carriere, e all'accanimento che sta mostrando con il decreto flussi dove sta per mandare in fumo il lavoro prezioso ed efficiente dei tribunali specializzati per l’immigrazione a cui vengono ingiustificatamente sottratte competenze per trasferirle alle corti d’appello. Una decisione che non solo causerà caos, ma comprometterà gravemente il sistema giudiziario, aumentando i tempi e la complessità dei procedimenti” concludono Serracchiani e Gianassi.
Dichiarazione di Rachele Scarpa, deputata Pd
Esprimo il mio profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Marino Gazzola, il lavoratore di 69 anni tragicamente deceduto nel cantiere di Refrontolo. È inaccettabile che nel 2024 si continui a morire sul luogo di lavoro a causa di carenze nella sicurezza.
Da troppo tempo denunciamo queste situazioni insostenibili. Ho presentato numerose interrogazioni parlamentari per chiedere un rafforzamento delle misure di prevenzione nei cantieri e un maggiore impegno per tutelare la salute e la vita dei lavoratori. È evidente che non si può più rimandare: servono azioni concrete e immediate da parte delle istituzioni e dei datori di lavoro.
Per assicurare il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, a tutela della salute dei lavoratori, è assolutamente necessario aumentare i controlli. Come Partito Democratico abbiamo proposto un emendamento alla finanziaria per potenziare l’organico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INAIL) di 1000 unità, stanziando a tal fine 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2025. Inoltre, chiediamo l’adeguamento del trattamento economico degli ispettori alle corrispondenti qualifiche del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), per riconoscere la complessità e l’importanza del loro ruolo. A ciò si aggiunga l’introduzione del patrocinio legale gratuito per le vittime di incidenti sul lavoro e per i loro familiari, un intervento essenziale per garantire giustizia e supporto a chi è colpito da queste tragedie.
Chiediamo che si faccia piena luce sulle cause di questo incidente e che si garantisca il rispetto rigoroso delle normative in materia di sicurezza sul lavoro. Gli ispettorati devono essere messi nelle condizioni di effettuare controlli capillari e di intervenire tempestivamente per prevenire simili incidenti.
La sicurezza sul lavoro non può essere un tema secondario. La morte di Marino Gazzola deve rappresentare un monito: ogni vita persa è un fallimento collettivo. Continuerò a battermi in Parlamento affinché si dia priorità alla protezione dei lavoratori, attraverso risorse adeguate, pene severe per chi non rispetta le regole e un investimento costante in formazione e prevenzione.
Alle famiglie e ai colleghi di Marino, e a tutte le vittime di incidenti sul lavoro, va il mio pensiero più profondo. A loro dobbiamo risposte e giustizia.
“Il mancato obiettivo di una mozione bipartisan è un’ulteriore ferita che rallenta il già faticoso percorso verso l’adozione di efficaci azioni di contrasto alla violenza di genere”. Così Antonella Forattini, deputata Pd e componente della commissione di inchiesta sul Femminicidio, commentando la mozione sulle iniziative in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, depositata da Pd, AVS, IV e Azione.
“Non bastano - ha concluso Forattini - le statistiche sui femminicidi, uno ogni tre giorni, a segnalare l’irrilevanza delle soluzioni fin qui adottate: non è risolutivo l’approccio giustizialista concentrato esclusivamente sulla punizione del reato, lenta e non sempre certa. Occorre soprattutto garantire protezione e sicurezza economica alle vittime e serve formare ed educare all’affettività e alla parità di genere. Questi i principali temi su cui la mozione intende impegnare il governo. Ma le dichiarazioni del ministro Valditara che, nel giorno in cui si presentava la Fondazione intitolata a Giulia Cecchettin, ha affermato che il patriarcato non esiste e che i responsabili della recrudescenza dei femminicidi sono gli immigrati irregolari, concetto ripreso oggi dalla premier Meloni, hanno fatto venir meno le condizioni, faticosamente costruite, per una mozione unitaria. Mozione che chiede inoltre, in funzione delle misure da adottare, l’aggiornamento costante delle statistiche, secondo le quali l’80% dei femminicidi in Italia è commesso da italiani, come accertato dall'Istat. La negazione delle reali cause della violenza di genere, che affondano nel patriarcato e nell’arcaica legge del più forte, non potrà che aggravarla. Avanti di questo passo, per tutte le donne si prospettano tempi difficili”.
“Toppa peggio del buco. Oggi la presidente del consiglio passa il tempo a dare interpretazioni improbabili alle parole inqualificabili del suo governo. Dopo Valditara, Meloni arriva addirittura a difendere le dichiarazioni indegne di Delmastro che ha detto, testualmente, che “non lasciare respiro ai detenuti è un’intima gioia”. Meloni ha sbagliato anche anche oggi: invece di difendere Delmastro avrebbe dovuto pretenderne le dimissioni” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
“Ricordo sommessamente alla presidente Meloni che l’80% dei femminicidi è commesso da italiani. Come la mettiamo con “l’immigrazione illegale di massa?”. Ma smetterla di fare propaganda sulla pelle delle donne no?” cosí la responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani commenta “l’imbarazzante difesa d’ufficio della presidente del consiglio delle parole inaccettabili del ministro Valditara”.
Le parole del Ministro Valditara sono un grave segnale di arretramento culturale e politico. Definire la lotta al patriarcato come un’ideologia e collegare l’aumento degli abusi sessuali alla presenza di immigrati significa distorcere la realtà e alimentare pericolosi stereotipi, anziché affrontare le vere cause della violenza di genere. In Italia, il femminicidio è una piaga che non conosce confini di nazionalità, cultura o classe sociale. Pensare di affrontare un fenomeno così complesso con retoriche divisive e discriminatorie tradisce una profonda mancanza di rispetto verso le vittime e i loro familiari, come quelli di Giulia Cecchettin, che hanno appena lanciato una fondazione in suo nome per sensibilizzare sulla violenza di genere.
Il patriarcato non è un’invenzione, ma una struttura di potere che per secoli ha giustificato e perpetuato la subordinazione delle donne. Contrastarlo significa impegnarsi per una società più equa e sicura, in cui nessuno debba più temere violenze o discriminazioni. È inaccettabile che un Ministro della Repubblica denigri questo impegno, banalizzandolo come un’ideologia. Serve un’educazione scolastica e sociale che parta dalla parità di genere e dalla lotta agli stereotipi. Invece di seminare divisioni, Valditara dovrebbe investire nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno alle vittime. La memoria di Giulia Cecchettin e di tutte le donne vittime di femminicidio merita un impegno serio, non parole irresponsabili e, quelle sì, ideologiche.
Le istituzioni devono essere un esempio, non fomentare odio e pregiudizi. Come ha detto questa mattina Gino Cecchettin, "l'odio non serve, annichilisce". Non possiamo permettere che si oscuri il senso di una battaglia fondamentale per la libertà e la dignità di tutti. Combattere il patriarcato non è ideologia: è giustizia sociale.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
“Con la Legge di Bilancio e i provvedimenti collegati, il Governo conferma una linea di totale disimpegno nel contrasto a mafie e corruzione, tagliando risorse e strumenti essenziali. Una manovra miope, incapace di rispondere alle sfide del presente e di investire sul futuro del Paese. Sono stati tagliati circa trenta dei quaranta milioni previsti per il contrasto alla dispersione scolastica attraverso il “decreto Caivano”, mettendo a rischio interventi fondamentali per i territori più fragili. Quasi azzerato il fondo a sostegno delle pubbliche amministrazioni che subiscono minacce o violenze in ragione dell’esercizio delle loro funzioni, colpendo chi ogni giorno opera in prima linea per la legalità. Ancora più grave è l’azzeramento del fondo per il sostegno ai Comuni commissariati per mafia, un segnale devastante che rischia di isolare e indebolire proprio le amministrazioni impegnate nel ripristino della legalità. Come se non bastasse, in un provvedimento collegato viene abrogato il “rating di legalità” promosso da ANAC, uno strumento chiave per garantire trasparenza e correttezza negli appalti pubblici. Senza contare l’abolizione dell’abuso d’ufficio e l’intervento riduttivo sulle intercettazioni.
Questi tagli e queste ‘dimenticanze’ rappresentano un segnale pericoloso, che indebolisce il contrasto alla criminalità organizzata e mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Serve un cambio di rotta immediato: questa manovra non può essere la risposta di un Paese che voglia costruire un futuro più giusto e sicuro” così in una nota la responsabile giustizia del Pd, capogruppo dem nella commissione Antimafia, Debora Serracchiani e i capigruppo di commissione giustizia di Senato, Camera e antimafia, Alfredo Bazoli, Federico Gianassi e Walter Verini.
“Le parole del sottosegretario Delmastro trasudano violenza e crudeltà, come nella miglior tradizione fascista. Un sottosegretario alla Giustizia capace di esprimere concetti tanto barbari e orribilmente compiaciuti non è degno di rappresentare le istituzioni italiane. Il carcere non ha il compito di umiliare o torturare, ma quello di rieducare. E’ scritto nella nostra Costituzione, sulla quale pure avrebbe dovuto aver giurato Delmastro: ‘Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’. Si vergogni Delmastro e si dimetta per aver infangato le istituzioni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Le parole vergognose del sottosegretario alla Giustizia Delmastro sono inaccettabili. Superano il confine dello stato di diritto e dovrebbero indurlo alle immediate dimissioni. Non si può svolgere un ruolo così importante e rilasciare dichiarazioni prive di umanità contro i detenuti. Sono dichiarazioni che smascherano l'ossessione repressiva di questo Governo, incapace di adottare provvedimenti nonostante il record negativo di suicidi in carcere. Ora Meloni ci dica se Delmastro e le sue idee sono compatibili con il suo governo". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.