È già un caso che un condannato, sia pur in primo grado, occupi un ruolo di sottosegretario alla giustizia, ma ora le parole di Delmastro pongono un problema serio al governo e al paese intero. Dall’interno viene criticata una delle pessime riforme portate avanti con protervia dalla maggioranza. Come fa a restare al suo posto? Cosa dice la Premier Meloni? Le parole di Delmastro sono gravi anche perché ci fanno conoscere le vere intenzioni del governo, quelle che andiamo denunciando da mesi: assoggettare il potere giudiziario al controllo dell’esecutivo. E questo è inaccettabile. Dopo la smentita che non smentisce, la registrazione dell’intervista, Meloni deve pretendere che Delmastro lasci l’incarico.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati
“È di nuovo allarme rosso in Emilia Romagna e Toscana per le violente precipitazioni di queste ore. Fiumi ingrossati oltre i limiti di guardia, strade invase dall'acqua, chiusura di scuole ed esercizi pubblici. Torna la paura già vissuta in precedenza in tante parti del Paese. Non si tratta più di eventi eccezionali, ma di situazioni estreme che si ripetono con impressionante regolarità per via dei mutamenti climatici e che compromettono la vita sociale ed economica di intere comunità. Eppure c'è ancora, anche tra le forze politiche, a cominciare da destra e governo, chi nega l'evidenza e guarda con fastidio alla necessità di avviare piani strategici di prevenzione, resilienza e mitigazione. Trump, vate della presidente Meloni e di Salvini, annuncia l'uscita dagli accordi di Parigi, definendoli truffa, che fissano con date certe il conseguimento dell'obiettivo di emissioni zero in atmosfera. Alla rivoluzione green, seppure con le necessarie gradualità in un contesto di giustizia sociale, preferiscono il petrolio e la devastazione dei territori. Su tutti il grande interesse dei capitali. Il resto per loro signori è noia. E come sempre per affrontare le emergenze si inventeranno nuovi giochi per fare cassa e chissene importa se tanti cittadini cadranno nella trappola della ludopatia e della criminalità organizzata”.
Così i capigruppo Pd nelle commissioni Agricoltura e Ambiente della Camera, Stefano Vaccari e Marco Simiani.
“Adesso basta. Per la dignità e l’onore delle istituzioni il sottosegretario Delmastro delle Vedove si dimetta. Apprendiamo infatti che l’intervista su Il Foglio, esiste, c’è ed è pure registrata! Per questo non poteva essere smentita. Se il ministro Nordio ha anch’egli un minimo di personale e politica dignità chieda al sottosegretario di fare un passo indietro. Evidente in ogni caso che il sottosegretario ha perso, ma non avevamo necessità di ulteriori prove, ogni credibilità. Come fa la Presidente del consiglio a continuare a sostenerlo? Difende la presenza al governo di chi pensa che la riforma fa schifo? E con quale faccia la difenderanno in senato, alla camera e davanti al paese nel referendum?” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
“La notizia non è la solita scontata autodifesa di Delmastro dopo uno dei suoi disastri, quanto il fatto che Delmastro non smentisce dichiarazioni e argomentazioni usate sul Foglio contro la riforma di Nordio. Siamo alla fiera del ridicolo e Meloni non può ignorarlo. Lei sta con Delmastro o con il Ministro?”. Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
"Questa mattina sono intervenuto in Aula alla Camera per chiedere al Governo di assumere iniziative per ricercare verità e giustizia per la strage di Ustica, dopo la richiesta della Procura di Roma di archiviazione dell'indagine sulla strage. Lo dobbiamo a 81 vittime innocenti ed alla nostra sovranità nazionale. Si devono assumere azioni verso paesi amici dell'Italia, come USA e Francia, che possono fornire informazioni utili sulla battaglia aerea avvenuta sui nostri cieli il 27 giugno 1980. La risposta del Governo è stata del tutto insoddisfacente. Non è stato assunto alcun impegno, nemmeno generico. Auspico un ripensamento urgente. Il Governo italiano ha il dovere morale di non rinunciare all’impegno per la verità e la giustizia per le vittime di Ustica". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Delmastro Delle Vedove non doveva essere nominato sottosegretario alla Giustizia. Non era all’altezza. E lo hanno confermato questi oltre due anni a Via Arenula, in cui ha operato con scarsissimo senso dello Stato, con una visione lontana dai principi costituzionali. Ma quanto uscito stamattina sul Foglio, quelle dichiarazioni che demoliscono la cosiddetta riforma Nordio sulla giustizia e la separazione delle carriere rivelano una crisi irreparabile nei rapporti con il Ministro. Il quale farebbe un gesto di dignità se se ne andasse. Ma in ogni caso Delmastro non dovrebbe restare un minuto di più. Per un minimo di decoro” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
"Seppure con molto ritardo, finalmente la prossima settimana la Camera discuterà delle condizioni delle carceri italiane. Sono mesi che il PD parla di una situazione di emergenza non più sostenibile: sovraffollamento, condizioni disumani per persone private dei loro diritti e mancanza di operatori sono solo alcune della gravi carenze delle carceri in Italia. Ora è il momento che il governo agisca e prenda in esame le proposte delle opposizioni presentate nelle diverse mozioni parlamentari”. Così in una nota la deputata dem, Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
Per la parlamentare PD, che da mesi è in prima linea con l'iniziativa 'Emergenza carcere, la svolta necessaria', “serve un netto cambiamento culturale e politico. Non bastano nuove norme che autorizzano la realizzazione di ulteriori spazi di detenzione o nuove pene. Occorre rimettere al centro della politica il tema della rieducazione civica nei nostri penitenziari: se il carcere non fa anche questo, il carcere non serve a niente e peggiorerà le condizioni dei detenuti”, conclude Serracchiani.
Domani la Camera discuterà un’interpellanza urgente rivolta al Ministro degli Esteri Tajani per chiedere quali iniziative intenda assumere affinché Paesi alleati, come Francia e Stati Uniti, forniscano tutte le informazioni utili a fare piena luce sulla strage di Ustica.
A oltre quarant’anni dai fatti, il diritto alla giustizia per le 81 vittime innocenti e i loro familiari resta ancora negato. La recente richiesta di archiviazione dell’inchiesta da parte della Procura di Roma, motivata dall’impossibilità di ottenere risposte da Paesi amici dell’Italia, conferma la necessità di un impegno chiaro e determinato per arrivare alla verità e difendere la dignità nazionale.
L’interpellanza a Tajani è firmata dai deputati e dalle deputate del Pd: De Maria, Schlein, Braga, Merola, Fornaro, Manzi, Berruto, Stefanazzi, Vaccari, Toni Ricciardi, Gianassi, Ascani, Roggiani, Malavasi, De Luca, Girelli, Lai, Simiani, Orfini, Filippin, Tabacci, Porta, Graziano, Forattini, Romeo, Andrea Rossi, Gribaudo, Carè, Bakkali, Fassino, Ghio, Serracchiani, Gnassi, Cuperlo.
NO a madri incinte e bambini in carcere: norma sbagliata va riscritta
"Guardando le immagini del reportage di Gaia Mombelli ho riconosciuto molto degli istituti in cui sono stata. Da quando come Partito democratico ci siamo dati come obiettivo quello di entrare in carcere e negli istituti minorili per ispezionarlo e poi fare qualcosa qui in Parlamento, il luogo più alto della democrazia. Sbagliare può capitare, ma non si può sottovalutare il fatto che quell'errore può portarti molto più facilmente in carcere. Purtroppo oggi, grazie anche ad alcune decisioni di questo Governo, è più facile entrare in carcere rispetto a prima, ma anche molto più difficile uscirne. Sono aumentati i reati per i quali si entra in carcere anche per un minore. Noi abbiamo un processo minorile che è invidiato da moltissimi paesi europei: per un minore, prima di finire in carcere, vi è tutta una serie di possibilità per evitarlo. Questo Governo lo sta peggiorando. Rassegnazione, assenza di speranza, questi sono i sentimenti che emergono dai ragazzi intervistati dal carcere. E noi dobbiamo ricordare l'art. 27 della Costituzione ribadisce che abbiamo anche il dovere della rieducazione. Dobbiamo preoccuparci che il tempo che il ragazzo trascorre in carcere non sia un tempo perso, ma che sia un tempo che lo aiuta non soltanto a riflettere, ma anche a migliorarsi, a capire gli errori, ad avere delle regole. Se il carcere non fa questo, il carcere non serve a niente e peggiorerà le condizioni di quel detenuto.
Negli istituti penitenziari minorili oggi c'è il 200 per cento di sovraffollamento e quindi non pensate che siano come degli hotel dove ti portano da mangiare e da bere e si passa il tempo. Ricordo che in alcuni istituti minorili i ragazzi hanno il materasso per terra per dormire; i ragazzi di Nisida non hanno più il teatro a disposizione, quello che era stato donato loro da Eduardo De Filippo, e passano il loro tempo, se
fortunati, a riparare le loro celle.
Noi in Parlamento abbiamo il dovere di scrivere le regole e bene. Una di quelle regole scritte male riguarda le madri detenute in carcere. Nei primi mille giorni di vita si forma la vita di un bambino, che vita si forma un bambino che trascorre i primi mille giorni della sua vita in carcere? Allora noi tutti dobbiamo cambiare quella regola che è sbagliata. Non vogliamo bambini piccoli e donne incinta in carcere. La pena non è colpa del bambino, va scontata, ma in altri luoghi. I bambini non hanno colpa". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione del reportage di Skytg24 sulle carceri minorili.
“Un altro provvedimento in materia di giustizia che non sana affatto i problemi della giustizia. Metter mano alle intercettazioni senza ripensare nel complesso le norme che regolano la fase delle indagini preliminari, favorendo un riequilibrio tra parte pubblica e privata, significa voler soltanto esibire una bandiera, senza alcuna reale intenzione di migliorare la giustizia.”
Così Marco Lacarra, deputato PD e componente della Commissione Giustizia di Montecitorio, a commento del disegno di legge in materia di intercettazioni in esame alla Camera.
“Introdurre il limite di 45 giorni per la durata delle intercettazioni vuol dire, di fatto, legare le mani agli inquirenti. La riforma voluta dal Governo Meloni e dalla sua maggioranza non risolve nemmeno parzialmente tutte le questioni legate ad eventuali abusi dello strumento o alle lesioni del diritto della privacy dei cittadini. Molto più semplicemente questi ‘effetti collaterali’ sono stati utilizzati come giustificazione per depotenziare la capacità operativa della magistratura. Le conseguenze saranno gravissime, come abbiamo cercato di spiegare durante tutto il corso della discussione. Da una parte, sarà molto più difficile indagare sui responsabili di reati gravissimi come l’omicidio o tutti i reati legati, ad esempio, alla violenza di genere. Dall’altro, si stende un tappeto rosso ai criminali di professione, a cui basterà aspettare pazientemente il decorso dei 45 giorni per riprendere in tutta tranquillità ogni attività illegale. Insomma – conclude Lacarra – siamo di fronte all’ennesimo pasticcio di questo Governo. E a farne le spese, in termini di sicurezza e legalità, saranno come al solito i cittadini.”
“La maggioranza ha bocciato l’emendamento del PD che escludeva il reato di omicidio dal limite temporale dei 45 giorni per le intercettazioni, il più grave previsto dal nostro ordinamento. Siamo di fronte a una decisione gravissima. Come è noto, le intercettazioni per i reati di omicidio richiedono tempi lunghi, poiché chi li commette, se non individuato nelle prime ore, tenta in ogni modo di cancellare le tracce della propria responsabilità. Gli autori di omicidi vengono spesso identificati dopo mesi, se non anni. Questa scelta è assurda e contraddittoria: arriva da una maggioranza che ogni giorno dichiara di voler combattere la criminalità, ma nei fatti toglie strumenti essenziali alle forze di polizia e alla magistratura. La decisione avrà conseguenze gravi anche sugli omicidi di poliziotti uccisi durante il servizio perché anche in questo caso scatta la mannaia sulle intercettazioni dopo 45 giorni. Con questo voto Fratelli d’Italia e Lega perdono definitivamente la faccia quando parlando di sicurezza e di vicinanza alle forze dell’ordine: la loro è solo insopportabile ipocrisia” così il capogruppo democratico nella commissione Giustizia della Camera, Federico Gianassi, dopo la bocciatura dell’emendamento del PD alla proposta di legge sulle intercettazioni.
“Incomprensibile e irrazionale: la maggioranza chiede al governo, con un ordine del giorno, di superare un problema che essa stessa ha creato. Un tentativo ipocrita di ripulirsi la coscienza dopo aver preso una decisione gravissima, bocciando gli emendamenti che escludevano i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni. Una scelta che metterà a rischio moltissime indagini e penalizzerà le vittime di questi reati odiosi, rendendo ancora più difficile ottenere giustizia” Così la deputata democratica, Maria Cecilia Guerra.
“Dopo aver bocciato gli emendamenti che chiedevano di escludere i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni, la maggioranza tenta di ripulirsi la coscienza con un ordine del giorno che impegna il governo a intervenire con una futura legge.
Una scelta incomprensibile e irresponsabile, che penalizza gravemente le vittime. Se davvero si voleva correggere questo limite assurdo, bisognava farlo subito con un intervento legislativo chiaro. La maggioranza rifletta seriamente sulle proprie azioni e sulle conseguenze che questa decisione avrà su chi ha subito violenza.” Così la responsabile Giustizia del PD, la deputata democratica Debora Serracchiani.
“La decisione della maggioranza di bocciare gli emendamenti che escludevano i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni è incomprensibile e dannosa.
Riteniamo ipocrita il tentativo di ripulirsi la coscienza con la probabile approvazione di un ordine del giorno che rimanda a future iniziative legislative per estendere questo limite. Se davvero si voleva garantire strumenti adeguati contro la violenza di genere, bisognava intervenire subito, senza rinvii. La maggioranza si assuma la responsabilità politica di una scelta illogica che colpisce le vittime e ostacola la ricerca della verità e della giustizia”. Così la capogruppo democratica nella commissione bicamerale
contro i femminicidi, Sara Ferrari.
“La Camera respinge gli emendamenti che chiedono di escludere i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni. Questo atteggiamento irresponsabile della maggioranza infligge un duro colpo a molte indagini che non potranno più avvalersi di uno strumento fondamentale per contrastare la violenza di genere. I numerosi casi di cronaca confermano quanto le intercettazioni siano essenziali per perseguire i responsabili e proteggere le vittime.
Su un tema così cruciale, il Parlamento non dovrebbe essere diviso. La scelta della maggioranza, che boccia oggi gli emendamenti e però non esclude di esaminare la questione in futuro, è solo una foglia di fico per nascondere l’imbarazzo che serpeggia anche tra i suoi stessi banchi.” Così il capogruppo democratico nella commissione giustizia della camera, Federico Gianassi.