“La decisione della maggioranza di bocciare gli emendamenti che escludevano i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni è incomprensibile e dannosa.
Riteniamo ipocrita il tentativo di ripulirsi la coscienza con la probabile approvazione di un ordine del giorno che rimanda a future iniziative legislative per estendere questo limite. Se davvero si voleva garantire strumenti adeguati contro la violenza di genere, bisognava intervenire subito, senza rinvii. La maggioranza si assuma la responsabilità politica di una scelta illogica che colpisce le vittime e ostacola la ricerca della verità e della giustizia”. Così la capogruppo democratica nella commissione bicamerale
contro i femminicidi, Sara Ferrari.
“La Camera respinge gli emendamenti che chiedono di escludere i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni. Questo atteggiamento irresponsabile della maggioranza infligge un duro colpo a molte indagini che non potranno più avvalersi di uno strumento fondamentale per contrastare la violenza di genere. I numerosi casi di cronaca confermano quanto le intercettazioni siano essenziali per perseguire i responsabili e proteggere le vittime.
Su un tema così cruciale, il Parlamento non dovrebbe essere diviso. La scelta della maggioranza, che boccia oggi gli emendamenti e però non esclude di esaminare la questione in futuro, è solo una foglia di fico per nascondere l’imbarazzo che serpeggia anche tra i suoi stessi banchi.” Così il capogruppo democratico nella commissione giustizia della camera, Federico Gianassi.
“Governo e maggioranza infliggono un colpo gravissimo alla lotta contro la violenza di genere. Aver respinto gli emendamenti che chiedevano di escludere i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni è una scelta irresponsabile, che mina le indagini e favorisce l’impunità.
Questa decisione colpisce profondamente il nostro Paese, negando giustizia a chi ha subito violenze e ostacolando la ricerca della verità. Di fronte a un dramma così grave, non ci possono essere ambiguità né scelte politiche che tradiscano le vittime” così la deputata democratica, Michela Di Biase.
"Come opposizioni abbiamo chiesto la convocazione del Parlamento per parlare di carceri. Chiediamo che finalmente si faccia qualcosa, che ci siano norme che possano andare verso la liberazione anticipata speciale, che ci siano norme che possano rivedere il tema della sanità penitenziaria, che è un dramma: ci sono tanti detenuti che hanno disagi psichiatrici e tanti che hanno dipendenza e su quello non si sta facendo nulla. E anche tante assunzioni, mancano magistrati di sorveglianza, mancano funzionari giuridico-pedagogici, mancano agenti di polizia penitenziaria. Abbattere il sovraffollamento è un dovere. Però questo Governo non sta facendo assolutamente nulla". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata Pd e responsabile nazionale Giustizia.
"La situazione delle carceri italiane è ormai un'emergenza che non può più essere ignorata. Troppi detenuti si tolgono la vita, troppi istituti versano in condizioni drammatiche e il sistema penitenziario è al collasso. Il Parlamento deve riunirsi al più presto per affrontare questa crisi con la serietà e l'urgenza che merita". Così la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, a margine della conferenza stampa delle opposizioni sull'emergenza carceraria.
"Come Partito Democratico – conclude Di Biase - stiamo chiedendo con forza che il ministro Nordio dia risposte concrete per affrontare e risolvere questo dramma. Non possiamo più assistere inermi di fronte a questa situazione: servono interventi immediati per migliorare le condizioni detentive, rafforzare il personale e promuovere misure alternative alla detenzione per alleggerire il sovraffollamento carcerario. Il governo non può continuare a voltarsi dall'altra parte".
“La digitalizzazione porta nuove sfide, ma anche opportunità che non possiamo ignorare per la sicurezza sul lavoro". Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico e presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro, è intervenuta alla presentazione della ricerca del Progetto PrePara con INAIL, Fondazione Di Vittorio, Sapienza Università di Roma, IAL e il coinvolgimento di CGIL, CISL e UIL, al Politecnico di Milano.
"Il badge elettronico di cantiere, il tesserino parlante e i dispositivi digitali di segnalazione potrebbero evitare tragedie come Brandizzo. È urgente applicare le conclusioni della Commissione d'inchiesta sulla sicurezza sul lavoro, partendo dalle grandi aziende come RFI. Eppure, le nostre proposte per rendere obbligatori questi strumenti non sono stati minimamente considerati dal Governo in Legge di Bilancio. Chi ha paura della trasparenza e della sicurezza?"
Gribaudo ha poi rilanciato la proposta di una Procura unica del Lavoro per migliorare le indagini sugli infortuni e garantire giustizia alle vittime: "Le piccole procure spesso mancano di competenze tecniche. Con la digitalizzazione, sarà sempre più essenziale saper interpretare dati e tecnologie per tutelare i lavoratori".
"Non è la tecnologia il nemico, ma l’assenza di regole e di una cultura della sicurezza", ha concluso Gribaudo.
"Davanti al Museo di Ustica a Bologna, insieme alla associazione dei familiari delle vittime e a tanti cittadini, abbiamo ribadito che dove è costretta a fermarsi la magistratura, deve intervenire il governo per chiedere con forza che i nostri alleati europei collaborino seriamente ad affermare la verità e a fornire le dovute informazioni su chi è responsabile dell’abbattimento di un areo civile in tempo di pace. Senza verità non può esserci piena giustizia. La nostra dignità come Paese richiede una azione decisa politica e diplomatica. Il governo risponda e intervenga”. Così il deputato del Pd ed ex Sindaco di Bologna, Virginio Merola.
“Il governo ancora una volta non risponde sul caso Paragon e scappa via. Chiediamo immediatamente al governo che faccia chiarezza sulla sua assenza. Prima di tutto viene la democrazia e la libertà di stampa. Palazzo Chigi non può calpestarle. Vogliamo sapere chi è stato spiato e perché”. Lo dichiara Debora Serracchiani Deputata Pd e responsabile nazionale giustizia.
“Il ministro Salvini dovrebbe fornirci chiarezza e rassicurazione circa l’autenticità del suo impegno per la nuova assegnazione della gestione dell'autostrada A22, Modena-Brennero, un collegamento fondamentale per il trasporto di persone e merci tra il nostro Paese e il centro Europa. Ma con la risposta affidata oggi in Aula al sottosegretario agli Esteri Silli, scarica pilatescamente responsabilità alla società 'Autostrada del Brennero' per i ritardi con cui ha fornito la documentazione di concessione e omette di dire che è necessario attendere la sentenza della Corte di giustizia europea prima avere il parere dei servizi”. Così la deputata trentina Sara Ferrari, Segretaria del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula in un'interpellanza urgente, firmata anche dai colleghi Forattini, Vaccari, Malavasi, Rossi, Casu.
“L'86% della proprietà dell'autostrada- continua la parlamentare dem - è stata finora sempre in mano agli enti pubblici del territorio, per gestire un’arteria che ha impatti importanti, ambientali ma anche finanziari e progettare investimenti fondamentali in nuove infrastrutture e ammodernamento tecnologico, attesi da tempo. Il bando di nuova concessione è partito solo il 3 gennaio 2025 e, prima ancora della scadenza, posticipata alla fine del mese di marzo, della presentazione delle domande di partecipazione, è già gravato da due ricorsi che mettono a rischio il progetto di partenariato pubblico-privato che il Ministro ha sempre detto di sostenere nelle sue manifestazioni pubbliche, in occasione delle varie campagne elettorali. Nei fatti invece, sembra “lasciare per strada“ i suoi stessi governatori del Veneto, della Lombardia, della Provincia di Trento e l’alleato dell’Alto Adige. Ci auguriamo, per la salvaguardia dell’interesse dei quasi 3 milioni e mezzo di cittadini dei territori interessati e delle rispettive casse pubbliche, che il ministro adempia invece con serietà anche nell’interlocuzione europea, agli impegni che ha assunto", conclude la deputata Ferrari.
"L' impegno del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per la tutela del diritto internazionale e per la solidarietà, la sua fermezza nel difendere le popolazioni vittime di violenza e la sua continua richiesta di giustizia di cui il popolo palestinese ha bisogno nel momento più buio, sono un faro per tantissime persone. Durante il nostro incontro nella sede delle Nazioni Unite a New York ho ringraziato Guterres per le sue parole chiare e nette e per il modo in cui ricopre il suo ruolo, apprezzato da molte e molti di noi, da associazioni, ong, giovani che spesso non hanno la stessa eco mediatica di chi, invece, attacca lui, l'Onu e la legalità internazionale.
Non viviamo tempi facili per la pace e la solidarietà e ora più che mai figure come Guterres che non si fanno intimidire, sono determinanti per difendere il multilateralismo e i diritti dei popoli". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, in missione a New York.
"Dopo che la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica per la mancata collaborazione di stati esteri, condizione fondamentale per fare giustizia sulla strage, il Governo assuma urgentemente una iniziativa verso paesi amici dell' Italia, come Francia e Stati Uniti. Come ho già fatto in precedenti occasioni ho presentato una interrogazione parlamentare per chiedere una iniziativa del Ministro degli Esteri. Le nostre Istituzioni democratiche lo devono a 81 vittime innocenti, ai loro familiari, alla dignità dell' Italia".
Così Andrea De Maria, deputato PD
"La notizia della richiesta di archiviazione per l'inchiesta sulla strage di Ustica, riportata da un importante quotidiano, mi amareggia. Una richiesta motivata alla mancata collaborazione di Stati esteri. In questi anni ho assunto numerose iniziative parlamentari perché si mettessero in atto le azioni utili ad acquisire notizie da paesi amici dell' Italia, come Stati Uniti e Francia. Non dobbiamo rinunciare, come Paese, a fare giustizia su Ustica. È un dovere morale verso le 81 vittime innocenti ed i loro familiari. Ed è una priorità per difendere ed affermare la nostra sovranità nazionale".
Così Andrea De Maria, deputato PD
“Il governo ha completamente espropriato il Parlamento sul tema della riforma fiscale avocando a sé la discussione con una delega, mentre aumenta l'iniquità e l'ingiustizia fiscale. Noi siamo per l'uguaglianza sociale, per l'equità tra i contribuenti. Pensiamo che bisogna rispettare il principio costituzionale della progressività fiscale anche nella discussione sul questo provvedimento. Non è più possibile ignorare che il 40 per cento delle imposte pagate risponde a criteri di progressività fiscale e il 60 per cento è fatto da imposte sostitutive e da tassazioni proporzionali che nulla hanno a che fare con la progressività fiscale, dove l'85 per cento dell'Irpef è pagato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Alla luce di questi dati, che senso ha parlare di rottamazioni? Demolite la progressività fiscale e continuate a fare parti uguali fra diseguali. Sarebbe importante distinguere tra il contribuente onesto e veramente in difficoltà e gli altri, ma questo non è nelle intenzioni di questo governo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Virginio Merola, capogruppo dem in commissione Finanze, esprimendo il voto contrario del Pd al ddl riordino del sistema sanzionatorio in materia finanziaria.
“Il governo – ha concluso Merola - invece di preoccuparsi, accelerando i tempi di una riforma del testo unico della finanza e di introdurre regole che rispondono e che indicano ai mercati il rispetto delle regole alle grandi società con i loro azionisti rilevanti che chieda un'effettiva trasparenza, rinvia le decisioni senza indicare qual è la strada che vuole percorrere, e in modo anomalo si fa parte in causa della sfida finanziaria e appoggia una cordata di imprenditori bancari rispetto agli altri. Servirebbero regole meno invadenti con maggiore spazio alle Authority. Da un mercato unico europeo dei capitali vi tenete ben lontani, proponendo riforme e deleghe in bianco, fuori dai tempi e dal contesto effettivo che sta vivendo il nostro Paese, riproponendo rinvii e deleghe in bianco perché più che una necessità per voi è una scelta, quella di non intervenire per salvaguardare interessi di parte”.
“Apprendiamo dagli organi di stampa che vi sarebbe da parte del ministro Nordio l’intenzione di sottrarre il coordinamento della polizia giudiziaria al pubblico ministero, in violazione della costituzione. Ad ora dal governo nessuno ha smentito la notizia. Si avvalora quindi l’ipotesi che la separazione delle carriere abbia come obiettivi prioritari colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, politicizzare le indagini e sottoporre il pm all’esecutivo. Non proprio l’esito auspicato anche da chi si è detto favorevole alla riforma” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
Sciopero avvocati per paralisi tribunale civile di Tempio, presentata interrogazione Pd
“La situazione al tribunale di Tempio è ormai incandescente se gli avvocati sono costretti a scioperare, come avevano già fatto nel 2019 a causa dei ritardi delle cause civili che vengono rinviate, con sedute fissate ordinariamente al 2028 e alcune anche al 2030, secondo le notizie che arrivano dall’Ordine territoriale”. Così il deputato dem Silvio Lai interviene sulla decisione degli avvocati appartenenti all’Ordine di Tempio-Olbia di astenersi per due giorni dall’attività per protestare contro le condizioni della giustizia civile nel territorio.
“Nonostante gli interventi del PNRR per ridurre i tempi processuali - conclude Lai - laddove la sezione penale ha ridotto da 2800 a 500 i giorni di attesa per una sentenza, la sezione civile non riesce a recuperare il pregresso a causa del fatto che sono presenti solo 3 magistrati che hanno un carico individuale di oltre 1100 cause contro le 250 ordinarie. Per questo motivo e per chiedere le ragioni di questa situazione, insieme a Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, e Federico Gianassi, capogruppo dem in commissione Giustizia alla Camera, abbiamo depositato una interrogazione urgente al ministro Carlo Nordio per chiedere quali siano le azioni poste in essere per recuperare le carenze di organico del tribunale di Tempio-Olbia e per conoscere la sistemazione nel resto dell’Isola. Ma soprattutto per chiedere come è possibile che membri della maggioranza e addirittura esponenti del governo si spingano a promettere riaperture di piccoli tribunali chiusi ormai da 12 anni quando le sedi principali, per carenza di organico, non sono in grado di garantire l’attività ordinaria nei tempi necessari”.