“La maggioranza e il governo rivedano la loro posizione sulla cannabis light. Questa scelta senza senso sta gettando nell’incertezza un settore che,
solo in Italia, conta oltre 10 mila addetti e più di 3 mila imprese. Se le decisioni saranno confermate, questo settore sarà letteralmente falcidiato da una visione ideologica che penalizza migliaia di italiani e italiane, e molti malati che usano questi prodotti per alleviare i dolori”. Così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, è intervenuta oggi alla Camera, in apertura dei lavori della Commissione Giustizia, che sta esaminando il ddl sicurezza.
“Nel giorno in cui ricordiamo l’anniversario della strage dell’Italicus, la memoria delle vittime e il dolore delle famiglie e di un paese intero vengono offesi dalle sconsiderate parole dell’onorevole Mollicone presidente della commissione Cultura. Un uomo delle istituzioni che dovrebbe avere a cuore il lavoro della magistratura e il rispetto delle sentenze. La gravità delle sue parole chiama in causa direttamente il ministro della Giustizia Nordio e la premier Meloni. Condannare certe espressioni è il minimo che ci possiamo aspettare da chi governa il Paese”.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Sulla strage alla stazione di Bologna c’è ancora fame di verità. Anni di depistaggi e di tentativi di spostare l’attenzione su versanti diversi dalla chiara matrice neofascista. Mancano ancora tasselli per definire un quadro più chiaro su esecutori e mandanti. Continuare a chiedere giustizia significa onorare le 85 persone uccise e gli oltre 200 feriti e stare al fianco dei famigliari che non staccano il loro sguardo da quell’orologio che segna le 10.25 del 2 agosto 1980”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Il rinvio dell'approdo in Aula del ddl sicurezza a dopo la pausa estiva è merito dell'unità delle opposizioni, che con fermezza hanno lavorato in commissione alla camera per sottolineare, nel merito, le storture di un provvedimento liberticida e incostituzionale. Ma anche per difendere le prerogative del Parlamento: tutti i parlamentari, inclusi quelli di maggioranza, devono poter lavorare ed esaminare i provvedimenti correttamente. Impedirlo è un atto di violenza alle prerogative parlamentari su cui ci opporremo sempre con forza. Le opposizioni unite ottengono risultati, questo è il dato politico” così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Gestione caotica delle commissioni alla camera con i presidenti che convocano e sconvocano le sedute a proprio piacimento tenendo conto solo delle esigenze della maggioranza senza alcun rispetto dei diritti e delle prerogative delle opposizioni”. Così i capigruppo democratici nelle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi commentano la comunicazione contrastante dei presidenti delle due commissioni che prima hanno convocato i gruppi per la ripresa dell’esame del ddl sicurezza per poi sconvocarli e riconvocarli nel pomeriggio annullando contestualmente le audizioni sul premierato che erano previste per oggi. “Siamo davanti a un provvedimento liberticida, repressivo e incostituzionale, ed è incomprensibile questa corsa per la quale sono state anche annullate le audizioni sul premierato convocate per oggi e poi rinviate”.
“Una gestione arrogante da parte della maggioranza che, forzatura dopo forzatura, vuole portare in aula un ddl che non ha scadenza: un provvedimento repressivo, liberticida, l’ennesima bandiera, anticostituzionale in molte parti, nuovi reati e nessuna, ma proprio nessuna azione che migliori le condizioni di vita e di lavoro nelle carceri o che dia più sicurezza ai cittadini. Vergogna” così sui social la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Sul ddl sicurezza la maggioranza con una gestione arrogante ha imposto modalità e tempi della discussione offensivi e mortificanti verso il ruolo delle opposizioni” così sui social il deputato democratico, Gianni Cuperlo che stanotte ha partecipato ai lavori delle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera. “Il ddl sicurezza - ha aggiunto - non è un decreto e non ha una scadenza, ma nella logica dello scambio tra le forze della maggioranza questa misura (cara alla Lega) deve per forza approdare al dibattito generale dell’Aula nell’ultimo giorno utile dei lavori, l’8 agosto. Questa forzatura al solo scopo di poter contingentare i tempi della discussione alla ripresa dei lavori dell’Aula a settembre. Siamo davanti a provvedimento bandiera figlio della propaganda senza le risorse che abbiamo chiesto (per l’assunzione di nuovo personale e il miglioramento di strutture e mezzi”. Cuperlo ha infine ricordato come sul ddl sicurezza sta accadendo esattamente quanto già accaduto sulla “pessima autonomia differenziata. Anche su quel provvedimento l’atteggiamento della maggioranza è stato ottusamente chiuso a qualunque confronto di merito o proposta migliorativa. Loro hanno vinto le elezioni e intendono quel successo come il diritto a comandare, calpestando le prerogative del Parlamento, pensando di imporre le loro leggi a un Paese piegato ai loro voleri. Ma non è così”.
Ancora una volta la maggioranza restringe i tempi del confronto democratico e limita i diritti delle opposizioni. Chiediamo un intervento della Presidenza della Camera per il rispetto del dibattitto parlamentare e della discussione democratica.
Questa notte in una riunione fiume delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia su un provvedimento che non ha scadenza e che non è contingentato, qual è il ddl sicurezza, ci sono stati molte forzature, minacce e intimidazioni nei confronti dei deputati delle opposizioni. Ancor più gravi di fronte alla mancanza di ostruzionismo e ad un atteggiamento assolutamente corretto dimostrato dalla presentazione di emendamenti sul merito.
Un comportamento inaccettabile da parte della maggioranza per il quale chiediamo la convocazione al più presto della conferenza dei capigruppo.
Così Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, intervenuta in Aula ad apertura della seduta.
“Ancora strappi e contingentamenti, dopo una gestione fuori controllo nella notte, l’ufficio di presidenza delle commissioni affari costituzionali e giustizia ha convocato i gruppi parlamentari subito dopo la chiusura delle comunicazioni del ministro Crosetto. Un’ulteriore conferma della volontà di imporre al parlamento una incomprensibile dittatura della maggioranza che schiaccia completamente i diritti delle opposizioni. Il ddl sicurezza è pericoloso e incostituzionale perché contiene forti restrizioni dei diritti e norme liberticide e ingiuste: il parlamento deve poterlo discutere nel merito non certo in una manciata di minuti nel mezzo della notte tra le minacce e le pressioni del governo”. Così i capigruppo democratici nelle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi.
“Sono molto soddisfatta per il voto unanime di oggi in Commissione Lavoro di ratifica dell’accordo tra Italia e Albania sui temi della sicurezza sociale” dichiara l’onorevole Chiara Gribaudo del Partito Democratico.
“Finalmente - continua Gribaudo - le prestazioni pensionistiche, disoccupazione, malattia e maternità avranno mutuo riconoscimento per tutte e tutti nei due Paesi come già avviene con molti altri paesi. Una misura di giustizia sociale utile per migliaia di cittadine e cittadini d’Italia e Albania.” Conclude Gribaudo: “Con questo provvedimento chiudiamo un lavoro che era iniziato già nella scorsa legislatura con l’impegno, vale la pena di ricordarlo, del Ministro Orlando e del collega Tommaso Nannicini.”
“I ministri Piantedosi e Nordio smentiscano l’ipotesi che vi sia stato uno scambio Italia-Usa tra i condannati per l’omicidio di Mario Cerciello Rega e Chico Forti. Uno scambio che avrebbe previsto la possibilità che i primi lasciassero l’Italia per andare a scontare la pena negli Stati Uniti, in cambio del percorso opposto compiuto recentemente dall’uomo condannato per l’assassinio di Dale Pike. Se le informazioni pubblicate dalla stampa si rivelassero vere, ci troveremmo di fronte a un caso in grado di minare profondamente la credibilità del governo nella sua azione di cooperazione giudiziaria con Stati esteri”.
Lo dichiarano i deputati democratici, Marco Simiani, Debora Serracchiani, Stefano Graziano, Vincenzo Amendola e Fabio Porta, firmatari di un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’Interno, Matteo Piantedosi, e della Giustizia, Carlo Nordio.
“A chiedere una smentita del retroscena pubblicato dal Fatto Quotidiano - spiegano i firmatari dell’interrogazione - sarebbe il sindacato dei carabinieri, Unarma. Il sindacato ricorda inoltre che già nel 2019 un articolo di stampa ipotizzava in tempi non sospetti uno scambio di prigionieri, suggerendo che i due studenti americani avrebbero potuto scontare la loro pena negli Stati Uniti in cambio del rientro in Italia di Chico Forti, condannato all’ergastolo per omicidio negli Stati Uniti. Chiediamo al governo - concludono i deputati dem - di fare urgentemente chiarezza su questa vicenda”.
Bonafè e Gianassi: siamo alla dittatura della maggioranza
“La maggioranza dovrebbe fermarsi, non certo accelerare. Il ddl sicurezza contiene norme sbagliate e pericolose ed è inaccettabile che i due presidenti delle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera abbiano deciso di imporre, ancora una volta, una vera e propria dittatura della maggioranza che è finalizzata a impedire un esame approfondito. La verità è che la maggioranza è divisa, come dimostra il fatto che il governo ancora non è in grado di presentare i pareri a molti emendamenti bandiera delle tre forze di governo. Vogliono correre per superare e nascondere i veti incrociati”. Così i capigruppo democratici nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi al termine dell’ufficio di presidenza delle due commissioni che ha approvato la proposta di “drastico contingentamento dei tempi di discussione di un provvedimento che non presenta alcuni elementi di urgenza, come dimostra il fatto che il ddl sicurezza è stato approvato dal governo nel novembre 2023”.
"Quello che da più parti e da diverso tempo si era paventato è successo: il conflitto in Medio Oriente si è ormai allargato. Stupisce chi parla ancora di "evitare l'escalation" perché è già in atto. Lo dimostra la strage di bambini drusi nel Golan, l'attacco di Israele a sud di Beirut nel tentativo di colpire il vice capo di Hezbollah, non è chiaro se riuscito o no, il missile lanciato da Israele a Teheran per uccidere Haniyeh, capo politico di Hamas.
Siamo davanti a gravi violazioni della sovranità di altri stati e, di conseguenza, del diritto internazionale che provocheranno delle reazioni mettendo a rischio non solo le popolazioni civili dei paesi coinvolti, cosa che sarebbe già grave, ma anche la stabilità di tutta l'area e oltre.
Le organizzazioni terroristiche non si combattono bombardando paesi stranieri e luoghi in cui, presumibilmente, si nascondono. I terroristi si catturano e si processano, secondo le regole dello stato di diritto e del diritto internazionale.
Rispettare la legalità internazionale è anche una necessità che abbiamo ribadito ieri, come Intergruppo parlamentare per la pace tra Israele e Palestina, con una lettera inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in cui le chiediamo di allineare l'Italia alle posizioni della Corte internazionale di giustizia, a partire dall'occupazione illegale che Israele sta portando avanti nei territori della Cisgiordania. Un'occupazione che viola perfino le leggi dello stesso Stato di Israele, ma che sta subendo un'accelerazione a scapito di migliaia di palestinesi cacciati delle loro case, arbitrariamente arrestati, picchiati e perfino uccisi.
Preoccupa molto quello che sta accadendo in Medio Oriente, da Gaza al Libano passando per l'Iran e che sta assumendo sempre di più i connotati di un conflitto regionale: uno scenario che la comunità internazionale deve, in ogni modo, evitare". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il ddl sicurezza contiene norme sbagliate e pericolose. La maggioranza dovrebbe fermarsi, non certo accelerare” così i capigruppo democratici nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi, commentano la notizia della volontà della maggioranza di convocare questa sera le commissioni in seduta notturna per accelerare l’esame del provvedimento. “È una proposta incomprensibile, molti emendamenti non sono stati ancora discussi, ed è grave che i tempi e le prerogative delle commissioni parlamentari vengano piegate per risolvere i problemi interni alla maggioranza. Il ddl sicurezza – aggiungono i democratici – è stato approvato dal governo nel novembre del 2023, sarebbe sufficiente questo per capire che non presenta alcun elemento di urgenza. Peraltro, nel corso dell’esame, è stato riempito di norme bandiera che lo rendono adesso un testo estremamente sbagliato, pericoloso e con gravi elementi di incostituzionalità”.
“Sabato sera un detenuto di 27 anni si è suicidato nel carcere ‘La Dogaia’ di Prato, in Toscana. Nello stesso carcere, nella notte tra venerdì e sabato, una ventina di carcerati del reparto media sicurezza avevano organizzato una protesta. Siamo al sessantesimo suicidio in carcere del 2024 in Italia. Le proteste avvengono per la situazione, già disumana, che diventa ancora più grave nel momento in cui, con l’arrivo dell’estate, si alzano le temperature, rendendo la permanenza nelle celle insostenibile, con pochissime ore d’aria durante la giornata e troppo spesso senza un adeguato sistema di ventilazione. Il detenuto che si è tolto la vita è stato trovato impiccato nella sua cella, era italiano e stava scontando una pena definitiva che si sarebbe dovuta concludere tra otto anni, nel 2032. Ogni anno nella casa circondariale di Prato si registrano 200 casi di autolesionismo. Purtroppo ad aggravare la situazione de ‘La Dogaia’ rispetto alle altre case circondariali della Toscana, oltre al sovraffollamento e alla carenza endemica di personale, vi è anche la mancanza di un direttore titolare e di un comandante titolare. Per questi motivi ho depositato un’interrogazione al ministro della Giustizia Nordio perché siamo di fronte ad una situazione inaccettabile per un Paese civile. In carcere durante l'esecuzione della pena il detenuto deve conservare i diritti fondamentali perché le carceri non devono diventare il deposito di una parte di umanità ma luoghi di rieducazione dove è garantita un’esistenza dignitosa e la possibilità di riappropriarsi della propria vita una volta scontata la pena”.
Lo afferma Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera e membro della segreteria nazionale.