Da manovra nessun investimento in cybersicurezza
"Nordio scopre l’acqua calda. Dicendo che servono interventi per proteggere i dati dei cittadini, conferma solo ciò che sappiamo già e cioè che il governo non ha fatto e non sta facendo nulla per tutelare i dati sensibili delle istituzioni e delle persone”. Così dichiara Federico Gianassi, capogruppo democratico in Commissione Giustizia della Camera, che evidenzia: "la manovra di bilancio, arrivata alla Camera, parla chiaro: non ci sono investimenti aggiuntivi per la cybersicurezza. Ma quanto accaduto al Viminale non può passare sotto silenzio. Nordio non è un passante, spieghi se ha delle ricette concrete, nel caso dica chiaramente in cosa consistono e soprattutto spieghi perché non ci sono investimenti da parte del governo di cui fa parte”.
“Il Giubileo della speranza vedrà l’apertura di una Porta santa all’interno del carcere di Rebibbia. L’annuncio di Mons. Fisichella è di una importanza straordinaria per rimettere al centro dell’impegno pubblico, ad ogni livello, i diritti dei detenuti. Le istituzioni raccolgano l’appello di Papa Francesco per un impegno in questa direzione, sono necessarie iniziative concrete contro il sovraffollamento delle carceri italiane e per il rafforzamento del modello rieducativo”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Rebibbia come simbolo di tutte le carceri italiane nelle quali ogni giorno si assiste all’incremento di fenomeni di autolesionismo e suicidi. Portare la speranza tra i detenuti significa accettare la sfida di potenziare forme alternative alla detenzione in carcere per ridurre la pressione nelle celle, per aumentare il numero di educatori e psicologi e favorire il reinserimento sociale delle persone private di libertà” ha aggiunto Di Biase.
“Per la legge che vieta la carne coltivata, punto d'orgoglio del Ministro Lollobrigida, piovono sonore bocciature europee. "Esaurita la fase della propaganda e delle astuzie procedurali per ritardare il giudizio nel merito, la Commissione UE, nell'ambito della procedura Tris di tutela del mercato europeo, ha bollato come 'ingiustificata' la proposta di legge dell'Ungheria, del tutto speculare a quella italiana, che vieta la produzione e commercializzazione di carne prodotta in laboratorio" spiega la deputata Pd Antonella Forattini, membro della Commissione Agricoltura della Camera. "Come riportato da fonti stampa, un altro mito inseguito dal Ministro Lollobrigida, quello del divieto del meat sounding, è stato invece smontato dalla Corte di Giustizia Europea che ha bocciato un analogo provvedimento adottato in Francia, per vizio procedurale e illegittimità nel merito. La legge che vieta la carne coltivata è inutile, dannosa, e condanna il nostro paese a una condizione di arretratezza rispetto ai progressi che, inevitabilmente, altre nazioni compiranno. Lollobrigida preferisce lavorare sull'apparenza piuttosto che sulla sostanza: l'inerzia del Ministro è testimoniata dal fatto che da troppo tempo non arrivano provvedimenti in Commissione Agricoltura, nonostante le numerose e gravi emergenze in corso" conclude Forattini.
"Hanno tra i 19 e i 28 anni, sono israeliani e palestinesi e hanno una cosa in comune: rifiutano la guerra. E per questo pagano un prezzo altissimo.
Sofia Orr, israeliana di 19 anni, ha subito 85 giorni di carcere per essersi rifiutata, sono le sue parole, "di prendere parte all'occupazione e ora al genocidio" del popolo palestinese. Daniel usa un nome di fantasia e parla protetto da una mascherina perché teme ritorsioni come l'arresto e il licenziamento perché ha scelto di non arruolarsi nell'Idf. "In Israele ci sono manifestazioni contro la guerra che vengono represse con arresti - ha raccontato -. Le persone vengono sorvegliate e la polizia interviene anche solo per un post che esprime empatia per i bambini uccisi a Gaza". Sono rappresentanti di Masarvot, rete di attivisti israeliani nata nel 2015 contro l’occupazione della Palestina che sostiene gli obiettori di coscienza. E poi c'è Tarteel Yasser Al Junaidi, giovane donna palestinese di Hebron, in Cisgiordania, e attivista di "Community Peacemaker Teams - Palestina" che ha sottolineato il clima pesante in cui i palestinesi trascorrono la loro esistenza. "Cresciamo nella violenza sapendo che le nostre voci non saranno mai ascoltate e che le nostre vite non hanno valore. Per questo che noi palestinesi nasciamo naturalmente attivisti". "A Hebron la vita è durissima: ai checkpoint vengono controllati fisicamente anche i bambini che vanno a scuola e le nostre manifestazioni pacifiche sono soffocate con la violenza. Chiediamo ai governi europei di fare pressione perché questo cessi," è stato il suo appello.
Le loro voci di attivisti pacifisti e non violenti sono state ascoltate questa mattina al Comitato diritti umani della Camera, che presiedo, e oggi pomeriggio in una conferenza stampa voluta dalla Rete italiana pace e disarmo e dal Movimento nonviolento che li sta accompagnando in un tour in tutta Italia nell'ambito della campagna di obiezione alla guerra.
Storie di grande coraggio e forza di giovanissimi che si ribellano con strumenti non violenti e che vogliono costruire la pace tra israeliani e palestinesi. "Senza giustizia non ci sarà pace" hanno detto. E per avere giustizia chiedono che la comunità internazionale fermi Netanyahu e la sua guerra. E chiedono che i loro diritti di obiettori vengano tutelati. Sono loro "la meglio gioventù" che può davvero porre le basi per un futuro migliore fondato sul rispetto reciproco e la convivenza civile e è a loro che andrebbe passato il testimone.
Presenteremo un'interrogazione per chiedere al governo cosa intenda fare affinché il governo israeliano riconosca l'obiezione di coscienza e garantisca il diritto di espressione a chi invoca la pace. Inoltre chiederemo che a chi come queste ragazze e a questi ragazzi si rifiuta di prestare il servizio militare di ottenere lo status di rifugiato nel nostro Paese". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Solidarietà alla giudice Silvia Albano minacciata di morte per il suo lavoro nella sezione del Tribunale specializzata in immigrazione. Gravissime intimazioni che colpiscono un magistrato nelle sue funzioni e alimentate da uno scontro irresponsabile tra poteri dello Stato.
Lo ha scritto su X Debora Serracchiani, deputata Pd e responsabile Giustizia
"Il nuovo decreto del governo sui presunti "paesi sicuri" e, di conseguenza, sui centri per richiedenti asilo in Albania, non cambia le cose. Avere deciso di far diventare la lista una legge non cambia il fatto che i giudici sono tenuti ad attenersi al principio sancito dalla Corte di giustizia europea. Esiste una gerarchia, quando si parla di leggi e tribunali, e nessun decreto la può stravolgere perché i giudici rispondono alla legge, non al governo di turno.
E questo lo sanno anche la presidente Meloni e i suoi ministri. Ma dovevano fare qualcosa e dare un segnale al loro elettorato a cui avevano promesso di chiudere i porti, il blocco navale, i respingimenti di massa.
Ma in uno stato democratico esiste il diritto che ti impedisce di fare le cose che fanno nei regimi totalitari. Quindi hanno dovuto inventarsi questo protocollo con l'Albania che costa un sacco di soldi, circa 800 milioni, per un centro che può contenere al massimo 3mila persone in un anno. L'anno scorso sono arrivare 152mila persone in Italia: cosa risolve un centro da 3mila posti? E, soprattutto, cosa risolve quando, mentre in Albania si portano 16 migranti - poi diventati 12 e poi riportati tutti in Italia - a Lampedusa ne arrivano mille in un centro che può ospitare al massimo 400 persone?
Niente. E' solo propaganda. Una costosissima propaganda". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Non c’è una volontà di migliorare il funzionamento della giustizia nel nostro paese ma unicamente di violentare la costituzione sacrificando il bene irrinunciabile dell’autonomia e indipendenza della magistratura” così in una nota i capigruppo del Pd nelle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi che rendono noto la presentazione da parte del gruppo dem di 170 emendamenti soppressivi al ddl sulla separazione delle carriere.
Interrogazione deputate dem: nell’ultimo mese potevano essere evitati 3 femminicidi
“Tre donne uccise in meno di un mese: è quanto accaduto a causa del mancato o cattivo funzionamento del braccialetto elettronico anti stalking”. Le deputate PD della Commissione Femminicidio Forattini, Ferrari e Ghio hanno presentato un’interrogazione ai Ministri della Giustizia Nordio, dell’Interno Piantedosi e della Famiglia Roccella allo scopo di “rimuovere le numerose criticità segnalate intorno a uno strumento che dovrebbe rappresentare una tutela per le vittime di violenza, ma che non sempre assolve a questa fondamentale funzione. “I femminicidi di questi giorni sono soltanto degli episodi tragicamente esemplificativi di molteplici segnalazioni di cattivo funzionamento” spiega Forattinj, “a tale problematica si aggiungono le recenti segnalazioni circa il numero esiguo dei dispositivi, a fronte di un notevole incremento delle notizie di reato e delle misure cautelari”. Le criticità sotto la lente riguardano i ritardi nell’adempimento della fornitura da parte della società Fastweb, incaricata dal Ministero dell’Interno, e i numerosi casi di “falso allarme” e di disservizio degli apparecchi. “Una somma di criticità” osserva Forattini “che i Ministeri coinvolti vorrebbero affrontare e risolvere attraverso l’istituzione di un Tavolo interministeriale, di cui non si conosce tuttavia l’effettiva operatività”. Nell’interrogazione a risposta scritta, Forattini, insieme alle colleghe Ghio e Ferrari, chiede ai Ministri “quali iniziative immediate intendano adottare, anche sul piano contrattuale, al fine di garantire il numero necessario di braccialetti elettronici a disposizione delle forze dell'ordine per il contrasto alla violenza domestica, di genere e contro le donne”.
“Il Governo ha trasformato l'Italia in un Paese sicuro per le scelte ridicole. Varano in fretta e furia un Decreto che non cambierà niente, dichiarano guerra alla Corte di giustizia UE, alle Direttive e ai giudici per giustificare lo spreco di 800 mln in Albania”. Così il capogruppo Pd nella commissione Esteri della Camera, Enzo Amendola.
Nordio stravolge princìpi fondanti dell'UE. Pensa ad Italexit?
“In attesa di leggere approfonditamente nel merito il testo del Decreto Legge approvato dal Governo ci permettiamo di ricordare al Ministro Nordio due concetti basilari e persino banali della nostra appartenenza all'UE, che però nella conferenza stampa di ieri sono stati clamorosamente stravolti e calpestati. Primo, un decreto legge è soggetto al pieno rispetto del diritto UE e delle pronunce della Corte di giustizia proprio come un decreto ministeriale. Secondo, i giudici nazionali sono tenuti a disapplicare non solo i decreti ministeriali ma anche e soprattutto le norme di legge se incompatibili con la disciplina europea. È un principio fondamentale del primato e dell'effetto diretto del diritto UE già affermato da decenni di giurisprudenza della Corte di giustizia, accolta anche dalla Corte costituzionale. È grave solo pensare che cambiando la fonte normativa nazionale sui Paesi sicuri cambi la natura degli obblighi europei per gli Stati membri e per i giudici. A meno che non pensi ad un'Italexit, il Governo non può derogare a questi princìpi e, se ne faccia una ragione, deve rispettare norme, regole e diritti europei” così in una nota il capogruppo democratico nella commissione politiche europee della Camera, Piero De Luca.
Gianassi: Salvini non può dare patenti di merito a nessuno
"Le affermazioni del vicepremier Salvini sui magistrati sono inaccettabili e rappresentano una pericolosa invadenza politica nei confronti del sistema giudiziario. Queste parole insieme a quelle degli altri esponenti di governo e della maggioranza sono pericolose.
Salvini non può permettersi di dire quali magistrati possono continuare a fare il loro lavoro e quali devono essere cacciati. Le sue parole costituiscono un attacco violento e senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il nostro Paese non può tollerare un’escalation di toni simili, che minano i fondamenti democratici e l’equilibrio tra i poteri dello Stato". Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.
"Se fossero confermate le indiscrezioni, ci troveremmo di fronte a un decreto in netto contrasto con l’Unione Europea, che, con la recente sentenza della Corte di Giustizia, ha posto la definizione dei 'paesi sicuri' sotto la disciplina europea". Così in una nota la responsabile nazionale giustizia del PD, la deputata Debora Serracchiani commenta la decisione del governo di approvare un nuovo decreto legge per elevare a norma di legge di rango primario l’attuale decreto interministeriale che stabilisce l’elenco dei Paesi di provenienza di migranti che per l’Italia sono sicuri. "La sovranista Meloni attacca frontalmente le regole comunitarie – continua Serracchiani - con l’intento di mettere paletti alla nuova Commissione europea e presidiare, in Europa, la leadership dei gruppi anti-europei, cercando anche di arginare la concorrenza interna di Matteo Salvini sui temi dell’immigrazione. Se questa sera il Consiglio dei Ministri dovesse varare un nuovo decreto – conclude Serracchiani – avremmo due conseguenze chiare: l’ennesima dimostrazione della correttezza delle decisioni dei giudici del Tribunale di Roma, poiché il fatto stesso che si renda necessaria una nuova legge dimostra che l'attuale normativa non prevede il percorso immaginato dalla Presidente del Consiglio. In secondo luogo, nasce un problema piuttosto grande per Ursula von der Leyen e per i popolari europei, sotto scacco della politica populista e sovranista".
Forse perché come dice La Russa, la Costituzione l’hanno scritta cattolici, comunisti, conservatori, monarchici, ma non fascisti, vorrebbe cambiarla. Non glielo consentiremo perché le basi sono nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, nella parte giusta della storia. Quella che consente anche a La Russa, seconda carica dello Repubblica, di dire parole gravissime contro un altro potere dello stato.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Foti decide di attaccare i magistrati che non hanno convalidato i fermi per i migranti trasferiti in Albania parlando di toghe rosse coordinate con il Partito Democratico e in particolare con me. Questo attacco sguaiato, indegno del capogruppo del partito di maggioranza relativa di una democrazia liberale, rivela tutta la strumentalità faziosa e di pura propaganda dell’operazione Albania.
Voglio rassicurare il collega Foti, non ho alcun potere di controllo sulla magistratura. La differenza tra me e lui è abbastanza semplice: io conosco le norme, e nella fattispecie la sentenza della corte di giustizia europea. E so che è vincolante.
E so anche che i magistrati sono tenuti ad applicare le norme anche quando il governo vorrebbe violarle.
A Foti evidentemente tutto questo non solo sfugge, ma rende evidente ancora una volta la sua pericolosa concezione della magistratura, chiamata secondo l’esponente di FDI a dover solo eseguire le volontà politiche del governo al di fuori di ogni cornice di diritto” così la deputata democratica, Rachele Scarpa
Grave attacco alla magistratura da FdI
“Quanto accaduto oggi è estremamente grave e prefigura anche un potenziale danno erariale. Il governo deve fare luce rapidamente, perché siamo di fronte a una doppia crisi: economica e di rispetto dei diritti umani” così in una nota il gruppo parlamentare del Pd della Camera. “Molto preoccupante - aggiungono i dem - è l'attacco frontale alla magistratura da parte dei deputati del partito della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che conferma una deriva pericolosa verso l'autoritarismo.
Il Partito Democratico ha già presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri Tajani e Crosetto, sia alla Camera che al Senato, per fare luce sulla gestione degli appalti milionari relativi alla costruzione e gestione dei centri per migranti di Gjader e Shengijn in Albania. Si chiedono dettagli sull'importo speso fino ad oggi, sull'elenco delle ditte coinvolte e sui criteri di selezione utilizzati, considerata l’opacità emersa da inchieste giornalistiche e la preoccupante assenza di trasparenza nel processo. Inoltre, la recente decisione del tribunale di Roma, che non ha convalidato il trattenimento di migranti in Albania, conferma la delicatezza della questione. La sentenza della Corte di giustizia europea sui "paesi sicuri" mette infatti in discussione la legittimità di delegare la gestione dei migranti a Paesi terzi, aprendo un nuovo fronte sul rispetto degli standard internazionali. Il governo deve garantire massima trasparenza sugli appalti e assicurare che le risorse pubbliche siano utilizzate correttamente e nel rispetto dei diritti umani”.