"La destra sta preparando una Legge di bilancio contro gli italiani. Abbiamo un governo spaccato e nel caos, con un Ministro dell'Economia che ha di fatto commissariato i ministri. La manovra che arriverà in CDM si tradurrà in tagli ai servizi e al welfare e il prezzo più alto lo pagheranno i cittadini più in difficoltà, mentre si preparano condoni per i soliti noti. Ci opponiamo fermamente a questa visione e lavoreremo per indicare all'Italia una strada alternativa, basata sul sostegno al lavoro, sulla giustizia sociale e. su un forte impegno verso la green economy, tema totalmente ignorato dal Governo".
Così la deputata Pd in commissione Bilancio, Silvia Roggiani.
Dopo l’audizione del dott. Turrini Vita, confermiamo i nostri dubbi sulla incompatibilità nella forma e nel merito della nomina a Garante dei detenuti. Nella forma perché al momento della scelta da parte del governo, il dott. Turrini era certamente dipendente del ministero della Giustizia con ruolo di vicecapo del Dipartimento della Giustizia minorile, mentre la caratteristica fondamentale di un Garante dei detenuti deve essere quella di una netta indipendenza dalla struttura di controllo, senza ambiguità e confusione di ruoli. Quindi riteniamo che la sua incompatibilità resti e non sia sanata dalle successive dimissioni in seguito alla nomina da lui oggi rese note e alle quali sembra che il ministero non abbia ancora dato cenno di riscontro. Per noi ancora più grave è l’incompatibilità nella sostanza. Perché il dott. Turrini Vita finora è stato a tutti gli effetti dall’altra parte del campo. Non discutiamo curriculum e competenze, ma la legge voleva evitare che fosse chiamato a svolgere funzioni di garanzie e controllo chi ha rapporti organici con l’autorità che esercita il potere, non voleva dunque che controllore e controllato coincidessero. La nostra preoccupazione è davvero molto elevata perché siamo di fronte ad un sistema carcerario al collasso con un sovraffollamento sempre più alto e condizioni di vita e di lavoro non dignitose, come testimoniano i suicidi tra i detenuti e anche tra gli agenti di polizia penitenziaria. Per questo chiediamo al Governo un supplemento di riflessione, non possono essere fatti passi falsi.
Così i deputati Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd e Federico Gianassi, capogruppo del Pd in commissione giustizia, intervenendo durante l’audizione del Dott. Turrini Vita alla Camera.
“I centri per migranti in Albania sono un grave spreco di denaro pubblico oltreché la dimostrazione di una politica miope e inadeguata, che tenta di aggirare le responsabilità piuttosto che affrontarle con coraggio e umanità. Spostare il problema oltre i confini italiani, delegando la gestione dei flussi migratori a un Paese terzo, significa voltare le spalle a principi che dovrebbero essere inviolabili: il rispetto per la dignità umana e la tutela dei diritti fondamentali. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi di fronte a questa deriva. Inoltre, l'intera operazione ha troppi elementi di opacità. Gli appalti per la costruzione e gestione di questi centri sono stati assegnati in deroga al codice degli appalti, e questo non può che sollevare dubbi sulla loro trasparenza. Quando si tratta di spendere risorse pubbliche e di gestire la vita di persone vulnerabili, è essenziale agire con la massima chiarezza e responsabilità ecco perché abbiamo chiesto al governo di fornire l’elenco di tutte le società e dei soggetti coinvolti. La trasparenza, il rispetto delle regole e dei diritti umani non sono opzionali, sono il cuore della nostra democrazia. Peraltro, il Governo dovrebbe rivedere tutta questa operazione anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea sui cosiddetti ‘paesi sicuri’ che cambia il quadro normativo in maniera radicale” così in una nota il capogruppo democratico in commissione affari esteri della Camera, Enzo Amendola.
“Un drammatico spreco di un mld di soldi pubblici per non risolvere nulla”
È un accordo disumano perché mette a rischio la tutela dei diritti umani fondamentali di persone che scappano da persecuzioni, violenze e guerre. É un accordo inefficace che è stato già smontato dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea, quindi rischia di non entrare mai in vigore davvero. È un accordo inutile perché al massimo gli hotspot potrebbero accogliere 36 mila persone su 160.000 che sono arrivate solo lo scorso anno in Italia. E soprattutto è estremamente costoso: quasi un miliardo di euro di fondi pubblici. Uno spreco drammatico di risorse pubbliche per non risolvere nessun problema in Italia, solo per piantare una bandierina ideologica.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche UE della Camera.
“Domani una delegazione delle parlamentari nazionali del Pd sarà all'Ars di Palermo per dare manforte alle deputate regionali e per fermare un ingiustizia che si sta consumando sempre a danno di noi donne: anziché colmare i gap che ci sono tra le donne europee e le italiane, in Sicilia si studia come aumentare le discriminazioni sotto ogni profilo politico, sociale ed economico e l’Assemblea regionale sta per discutere il ddl n.105 dove all’art. 2 si prevede solo il 20 per cento di assessori donne nei Comuni sopra i tremila abitanti”. Così in una nota la deputata dem, Maria Stefania Marino.
“Il PD – continua la parlamentare - ha presentato un emendamento, firmato trasversalmente, dove nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, cosi come prevede il comma 137 della legge n. 54/14. Vogliamo che le promesse fatte dal deputato Abate siano mantenute”. “Noi tutte saremo presenti al sit-in affinché la nostra voce venga ascoltata e si cancelli una norma vergognosa, fuori luogo e fuori ogni tempo”, conclude Marino.
Da Governo enormi sprechi e violazione dei diritti umani
“I centri per migranti in Albania rappresentano una pagina buia per il nostro Paese perché rappresentano una palese violazione dei diritti umani e determinano uno spreco enorme di risorse pubbliche. Come evidenziato nell’interrogazione parlamentare che abbiamo appena depositato alla Camera e al Senato, esprimiamo inoltre forte preoccupazione per le modalità con cui questa operazione è stata gestita. Tutti gli appalti relativi alla costruzione e gestione dei centri di Gjader e Shengijn in Albania sono stati infatti assegnati in deroga alle norme sugli appalti pubblici sollevando gravi dubbi sulla trasparenza e la legalità. Inoltre, siamo particolarmente allarmati per il rispetto dei diritti umani nei centri, anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea sulla gestione dei migranti nei cosiddetti "paesi sicuri". La politica del governo appare sempre più orientata a scaricare la gestione dei flussi migratori su altri Paesi, eludendo le responsabilità dirette e violando principi fondamentali del diritto internazionale. Chiediamo al Governo di fare piena chiarezza, rendendo pubbliche le informazioni sugli appalti e sulle ditte coinvolte, e garantendo trasparenza e rispetto delle norme”. Così in una nota il deputato democratico, Matteo Orfini.
"La sicurezza sul lavoro è priorità permanente della Repubblica, è una questione di dignità umana" sono le parole del Presidente Mattarella con cui Chiara Gribaudo Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia ha aperto il suo intervento a Palermo in occasione dell'iniziativa per la 74esima giornata Nazionale per le vittime sul lavoro e nel ricordo degli operai morti a Casteldaccia organizzata da ANMIL.
La Deputata, che ha anche incontrato i famigliari delle vittime dell’incidente di Casteldaccia, ha poi proseguito: “È importante che di sicurezza sul lavoro si parli sempre. Dev'essere un argomento ricorrente, un tema sul quale il Paese unito trovi le soluzioni per fermare la strage.”
“Se ognuno - ha ragionato Gribaudo - fa la sua parte la sfida si può vincere.”
E poi annuncia: “Noi proviamo a fare la nostra parte e come commissione d'inchiesta stiamo preparando gli Stati Generali su salute e sicurezza, dal 29 al 31 ottobre.”
“Per questo abbiamo organizzato gli stati generali - conclude Gribaudo - e quindi esprimo apprezzamento e ringrazio ANMIL per il Lavoro che fa di affiancamento alle vittime di infortuni e di incidenti anche questo spirito solidale va mantenuto. Chiediamo giustizia per chi rimane e per chi ha subito infortunio. Ringrazio poi il Presidente ANMIL Palermo Nicolo La Gattura per l’organizzazione della giornata.”
Braga e Boccia presentano interrogazione, procedure torbide e assenza di trasparenza su appalti milionari.
“Qual è stato l'importo speso fino ad oggi per la realizzazione dei centri di Gjader e Shengijn in Albania? E chi ha operato? Il Governo renda pubblico l'elenco delle ditte impegnate, in appalto e in subappalto, nella realizzazione e nella successiva gestione dei due centri di Gjader e Shengijn e sulla base di quali criteri sono state selezionate allo scopo di avere la massima trasparenza in considerazione della delicatezza della questione”. Così i Gruppi Parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato Che hanno presentato due identiche interrogazioni parlamentari ai ministri Crosetto e Tajani per esprimere forte preoccupazione per la gestione degli appalti relativi ai centri di Gjader e Shengijn in Albania e per il rispetto dei diritti umani. “Come già emerso da inchieste giornalistiche e atti parlamentari - sottolineano i capigruppo dem Chiara Braga e Francesco Boccia - appalti per un valore di circa 60 milioni di euro sono stati assegnati dal Ministero della Difesa tramite Segredifesa in deroga alle norme vigenti sugli appalti, sollevando dubbi sulla trasparenza e sulla legalità dell’intero processo e aggravando il rischio di sprechi di risorse pubbliche”.
“A preoccupare - proseguono - è il rispetto dei diritti umani: la recente sentenza della Corte di giustizia europea in materia di “paesi sicuri” mette in discussione la legittimità di delegare la gestione dei migranti a paesi terzi come l’Albania, sollevando dubbi sulla conformità di queste politiche agli standard internazionali.
Chiediamo dunque al Governo massima trasparenza nella pubblicazione dei dati sugli appalti e sulle ditte coinvolte, affinché l’utilizzo delle risorse pubbliche e il rispetto delle leggi siano garantiti”.
Commissione inchiesta a Palermo non per ritualità
L’incontro con le famiglie delle vittime della strage di Casteldaccia e la presenza alle iniziative di domenica promosse dall’Anmil a Palermo non fanno parte di un rituale fatto da tante belle parole e pochi fatti. Penso che la vicenda di Casteldaccia sia paradigmatica e, senza entrare nel merito delle competenze della magistratura, ritengo che ancora manchino troppe risposte su quanto accaduto lo scorso maggio nel comune alle porte di Palermo. Fare piena luce è qualcosa che dobbiamo alle vittime e ai familiari, ai quali ci uniamo nella loro richiesta di una giustizia rapida, e ai tanti che non possono uscire per andare a lavoro senza la certezza di rientrare nelle proprie case.
"I centri di detenzione per richiedenti asilo in Albania rappresentano un enorme spreco di denaro che non ha niente a che fare con la gestione dei flussi migranti, ma solo con le necessità propagandistiche della presidente Meloni e del suo governo. Una propaganda tutta giocata minando i diritti fondamentali delle persone a partire da quello d'asilo e usando risorse che avrebbero potuto essere spese per cose urgenti come, ad esempio, per la sanità.
Si tratta di circa un miliardo, di cui 60 milioni già spesi con appalti affidati senza gare, in deroga al codice degli appalti e gestiti dal ministero della Difesa, come se si trattasse di opere destinate alla sicurezza nazionale in una base militare.
La recente sentenza della Corte europea di giustizia ne smonta poi l'impianto giuridico e chiarisce che i paesi, per essere sicuri, devono esserlo in tutto il loro territorio e per tutte le categorie di persone. Sarebbero quindi esclusi dalla lista dei cosiddetti "paesi sicuri" fornita dalla Farnesina buona parte dei paesi inclusi Tunisia, Egitto e Bangladesh. Apprendiamo che i primi migranti diretti nei centri albanesi sono, appunto, egiziani e bengalesi. I giudici italiani non potranno che conformarsi alla decisione della Corte europea di giustizia, checché ne pensino Piantedosi e Meloni.
Significa che queste persone non potranno essere trattenute e non potendo restare in Albania, perché questo è l'accordo con Edi Rama, saranno riportati in Italia: a che serve tutto questo? Solo alla propaganda governativa". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Gianassi: separazione carriere è battaglia rivolta al passato, legge Cartabia già limita i passaggi tra le funzioni
“Siamo fortemente contrari alla separazione delle carriere. La destra persevera nell'errore di strumentalizzare la giustizia con battaglie guidate da furore ideologico. In un mondo che va avanti, la maggioranza cerca di riportare indietro le lancette di vent'anni. Già oggi esiste infatti una separazione di fatto delle carriere realizzata dalla riforma Cartabia. Allora perché insistere in battaglie divisive senza occuparsi dei veri problemi della giustizia italiana che ha bisogno di risorse e mezzi?
Questo ulteriore intervento sta dentro un disegno portato avanti dal Governo che, dall’abrogazione dell’abuso di ufficio ai nuovi reati come quello di resistenza pacifica, ci preoccupa molto. In questo caso c’è il rischio di minare i l’autonomia di giudici e pubblici ministeri, di trasformare i pubblici ministeri in super-poliziotti. Non abbiamo davvero di tutto questo".
Così il capogruppo democratico in commissione giustizia alla Camera, Federico Gianassi commenta l’approvazione del testo base sulla separazione delle carriere in commissione affari costituzionali alla Camera.
“Il vice presidente della commissione eu Schinas afferma che “la tassa sui super ricchi è una questione di equità” e che in Europa ci si impegnerà per “una politica di tassazione efficace e progressiva”. Ci auguriamo che Fitto riesca a spiegare in Europa che il suo governo sta andando in direzione ostinata e contraria, intaccando il principio di progressività e tagliando diritti, tutele e servizi, come sanità pubblica e giustizia”. Così in una nota la deputata democratica e responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Oggi denunciamo un’ingiustizia che si sta consumando sempre a danno di noi donne. In Sicilia si studia come aumentare le discriminazioni sotto ogni profilo: politico, sociale ed economico. L’Assemblea regionale (Ars) sta per discutere il ddl n,105 dove, all’art. 2, si riduce l’obbligo di alternanza di genere al 20 per cento nelle giunte dei comuni al di sopra dei tre mila abitanti. Già con l’Autonomia differenziata il Paese è stato abbondantemente scisso in due, ora questa ulteriore legge discriminatoria acuisce ancora di più le disuguaglianze e accentua la distanza dei comuni siciliani sul campo della rappresentanza di genere dal resto del Paese. Noi diciamo ‘no’ con un emendamento già presentato all'Ars”. Così la deputata siciliana del Pd, Stefania Marino, durante una conferenza stampa presso la Sala Berlinguer del gruppo dem alla Camera, insieme alla presidente del Gruppo Pd a Montecitorio Chiara Braga, i deputati siciliani Anthony Barbagallo e Giovanna Iacono, le senatrici Anna Maria Furlan, Vincenza Rando, il senatore Antonio Nicita e Roberta Mori, portavoce delle democratiche.
"Chiediamo a tutte e tutti – ha concluso Marino - uno scatto d’orgoglio e una legislazione nel rispetto dell’uguaglianza e della democrazia paritaria per gli enti locali e un’accelerazione anche per il processo di aggiornamento del sistema elettorale regionale con la previsione della doppia preferenza di genere. Dobbiamo fare sentire la nostra voce. Questa è una battaglia che riguarda tutte e tutti noi e il futuro delle prossime generazioni. Chiediamo che ci sia da parte di tutte le istituzioni, le organizzazioni e la società civile, anche a livello trasversale, un coinvolgimento per difendere la presenza di genere nelle giunte comunali siciliane. Ci vediamo il 15 ottobre davanti l’Ars per manifestare contro questa legge ingiusta e discriminatoria".
“Il popolo Saharawi deve essere messo nelle condizioni per tornare a vivere sulla sua terra, occupata illegalmente dall’esercito del regime del Marocco dal 1976. Ora c’è questa possibilità. La Corte di Giustizia Europea con una sentenza definitiva e non impugnabile si è pronunciata, nei giorni scorsi, a favore della popolazione del Sahara Occidentale e ha confermato che gli accordi di pesca e agricoltura firmati nel 2019 tra l'Unione europea e il Marocco avrebbero dovuto ‘ottenere il consenso della popolazione del Sahara occidentale’ poiché sui quei territori non ha alcuna sovranità.
Nel frattempo il popolo Saharawi è costretto all’esilio nel deserto algerino ed e' ancora oggi oggetto di inaudite violenze nel Sahara Occidentale, come Amnesty ha piu' volte testimoniato nei suoi rapporti annuali. Di fronte a questa sentenza non sono più tollerabili tentennamenti da parte dell'Unione Europea ed anche il nostro Paese deve fare la sua parte nel sostenere l’autodeterminazione del popolo Saharawi come rimarcato anche dalle Nazioni unite. Per questo chiediamo alla Presidenza della Camera di calendarizzare in Aula o in Commissione, alla presenza del ministro Tajani, la mozione presentata dall’Intergruppo oltre 18 mesi fa. Ci auguriamo che possa essere discussa al più presto per definire una posizione unitaria del nostro Paese a sostegno dei diritti, oggi negati, del popolo Saharawi”.
Lo ha ribadito Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo di Amicizia con il popolo Saharawi, intervenendo in Aula alla Camera.
"Oggi la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno a mia prima firma che impegna il governo a sollecitare un confronto con la Fondazione Enasarco al fine di trovare una soluzione in merito ai lavoratori silenti. Un primo piccolo passo per sanare una vera e propria ingiustizia. Infatti, quella dei silenti Enasarco è una battaglia di civiltà partita grazie alla denuncia dal pistoiese Francesco Briganti, che nel 2018 fu tra i primi a segnalare il caso, iniziando uno sciopero della fame in protesta con l'ente. Un dramma che riguarda circa 700mila italiane e italiani, persone che per anni hanno versato contributi ad Enasarco ma che non avendo raggiunto i vent'anni di contribuzione richiesti dalla Fondazione non hanno diritto alla pensione, ritrovandosi così con contributi appunto "silenti". Una grande ingiustizia che non poteva e non può rimanere inascoltata, anche perché quei contributi versati sono il frutto del sacrificio di anni di lavoro. Occorre dunque trovare rapidamente una soluzione tra le parti, Stato, Enasarco e silenti, che possa finalmente sanare il problema e rendere giustizia a tante e tanti. Questo di oggi è stato allora il primo passo, fondamentale, perché mette in chiaro la volontà collettiva di lavorare sul tema, ma ora inizia la vera battaglia. Francesco Briganti ha nuovamente intrapreso lo sciopero della fame e chiede risposte alla politica. Oggi abbiamo iniziato a scrivere quella risposta, lui ci aiuti in salute a finirla e la maggioranza dia seguito a questo impegno".
Lo scrive in una nota Marco Furfaro, deputato del Partito Democratico e componente della segreteria nazionale.