Deputati Pd, conferenza stampa oggi, ore 16.30, Sala Stampa Camera
Partecipano: Maurizio Verona, sindaco di Stazzema, e alcune deputate e deputati del Partito Democratico
Verrà presentata oggi alle ore 16.30, nella Sala Stampa della Camera, la legge di iniziativa popolare antifascista Sant’Anna di Stazzema. La legge, che oggi giace in commissione Giustizia, cerca di intervenire su tutti quei fenomeni che cercano di propagandare, promuovere e rilanciare il fascismo e il nazismo.
All’evento sarà presente Maurizio Verona, sindaco di Stazzema, che incontrerà i giornalisti dopo essere stato ricevuto dal presidente della Camera, Fontana; con lui ci saranno deputate e deputati del Partito Democratico.
"Con Cesare Fumagalli scompare una personalità che ha fatto tanto per il mondo delle piccole imprese e per l'economia del Paese. La comunità del Pd gli è riconoscente anche per la responsabilità assunta nella segreteria. Mi unisco al dolore della sua famiglia e dei suoi cari".
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd.
Prosegue l’attacco alla sanità pubblica da parte del governo. Non solo continua a tagliare i fondi come già fatto con la legge di Bilancio ma ora sta affondando la possibilità di utilizzare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per rendere, attraverso le case di comunità, la medicina territoriale un punto di forza al servizio del Paese e soprattutto della sua parte più fragile. Troppe persone oggi sono costrette a rinunciare alle cure e proprio per questo ci batteremo per difendere e migliorare il Servizio sanitario pubblico contro il disegno di smantellamento che hanno in mente il governo e la sua maggioranza.
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd
Per il Pd la giusta retribuzione per i lavoratori è un principio sacrosanto. E’ questo il motivo per cui, come puntiamo all’introduzione del salario minimo, così ci siamo battuti anche per l’approvazione dell’equo compenso per i liberi professionisti. Ma un governo ed una maggioranza sordi alle nostre proposte ed evidentemente interessati solo a piantare l’ennesima bandierina hanno impedito che questa giusta misura fosse estesa ad una platea molto più ampia di liberi professionisti determinando così la nostra astensione.
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd
Dichiarazione di Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera
“Il Pd è impegnato da tempo nell’approvazione di leggi che tutelano il diritto alla retribuzione equa per i lavoratori, come sancito dall’art. 36 della Costituzione. Per questo che siamo impegnati nella battaglia per l’approvazione del salario minimo legale ed è per questo che abbiamo lavorato per l’affermazione dell’equo compenso per i liberi professionisti. In quest’ottica abbiamo dato un contributo affinchè la norma, oggi approvata, fosse la più ampia ed estesa possibile. Con rammarico, invece, dobbiamo prendere atto che le nostre proposte migliorative sono state respinte dalla maggioranza. Avevamo chiesto, ad esempio, di estendere la platea delle imprese obbligate a riconoscere l’equo compenso, abbassando i limiti dimensionali ed estendo l’obbligo anche alle società di riscossione, così come avevamo chiesto di cancellare le sanzioni al professionista che è parte debole del rapporto e non può essere pure sanzionato se non gli viene riconosciuto un equo compenso. Avevamo inoltre suggerito di prevedere una norma transitoria che intervenisse su tutti quei rapporti in essere che non rispettano l’equo compenso.
Abbiamo ricevuto, da governo e maggioranza, solo un muro invalicabile.
Per tale ragione, pur apprezzando che la norma di oggi afferma il principio dell’equo compenso ed estende l’ambito di applicazione rispetto a quella del 2017, non possiamo non registrare con rammarico che si tratta di una occasione persa perché lascerà fuori dalla tutela ancora centinaia di migliaia di liberi professionisti. Ed è per queste ragioni che il gruppo Pd si è astenuto “.
Un governo incapace, che mostra ogni giorno che passa la propria inadeguatezza ad affrontare i problemi del Paese, continua ad affidarsi a provvedimenti il cui unico scopo è distrarre l’attenzione agitando le bandiere della propaganda. L’ultimo, per ora, è l’annuncio di misure per punire coloro che imbrattano i monumenti. Qui non solo siamo al populismo penale più bieco e al disegno di prevedere sempre più reati ma anche all’ignoranza della realtà. Infatti esiste già una legge, entrata in vigore lo scorso anno, che prevede pene molto severe per chi danneggia i beni artistici, legge che abbiamo voluto a tutela del nostro straordinario patrimonio artistico e culturale e che venne votata da tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione. Basta, anche in questo caso, applicare la legge. Ma evidentemente questo non importa al governo. Ciò che conta è nascondere i propri fallimenti. Chissà che fine ha fatto il garantista Carlo Nordio.
Così Debora Serrachiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd
“Dopo la morte dell’autista dell’autobus, ad oggi l’unico imputato per la strage Erasmus in Spagna del 2016 in cui persero la vita 13 studentesse di cui 7 italiane, la Commissione Parlamentare d’Inchiesta è ancora più urgente e necessaria”: è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani sulla proposta presentata a Montecitorio e sottoscritta da deputati di tutte le forze politiche: Erica Mazzetti, deputata Fi; Fabrizio Rossi, deputato Fdi; Elisa Montemagni, deputata Lega; Andrea Quartini, deputato M5S; Maria Elena Boschi, deputata Iv e Angelo Bonelli, deputato Alleanza Verdi e Sinistra.
“La settimana prossima sottoporremmo l’atto al Presidente Fontana affinché ne sostenga una rapida calendarizzazione. L’obiettivo della Commissione è infatti quella di appurare tutte le responsabilità, che non possono ricadere soltanto sull'autista, e le evidenti mancanze dei soggetti coinvolti: non solo per fare giustizia ma soprattutto per evitare che simili episodi possano accadere nuovamente": conclude Marco Simiani.
Dichiarazione di Alessandro Zan, deputato Pd
“Sono dei dilettanti allo sbaraglio. Questo governo non ha mai creduto al Pnrr e assistiamo solo a delle improvvisazioni, mentre corriamo il pericolo di perdere 19 miliardi di fondi che rischiano di essere gettati letteralmente al vento”. Così il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan, intervistato da Radio Immagina. Per Zan , l’atteggiamento della premier Meloni è “arrogante poichè si è presentata dicendo subito che bisognava rifare tutto da capo, conseguendo un inevitabile ritardo nell’approvazione di questi progetti che sono fondamentali per la crescita infrastrutturale, digitale e per quanto riguarda il versante della giustizia del nostro paese”. “L’Italia – ha proseguito Zan- presenta gap enormi , basti pensare a quello di genere, con il più alto tasso di disoccupazione femminile in Europa. Per non parlare del gap salariale, dove le donne, a parità di mansione, guadagnano meno degli uomini”. Secondo l’esponente Pd, “il Pnrr serve proprio a portare l’Italia ad essere un paese avanzato mentre la destra al governo perde solo tempo, avvitata nelle proprie divisioni . Il Pd – ha ribadito Zan- chiede che il ministro Fitto venga a riferire in parlamento e metta tutti i problemi sul tavolo. Noi, responsabilmente, come opposizione siamo disponibili a dare una mano ma non gettiamo via questa occasione unica e decisiva per ammodernare l’Italia”.
Mettiamo fine a ingiustizia per quasi 100mila persone
“La calendarizzazione in commissione Affari Sociali alla Camera della mia proposta di legge per riconoscere il diritto al medico di base alle persone senzatetto è una buona notizia. Il testo verrà dunque discusso e come Partito Democratico ci impegneremo con tutte le nostre forze affinché possa essere approvato. Sono molto soddisfatto, come per il reddito alimentare, di questo primo passo parlamentare. E lo sono perché per me la politica è proprio questo: tentare di migliorare la vita delle persone, in modo particolare di chi è più fragile. Oggi, quando una persona finisce in strada, in macchina, su un marciapiede, perché non può più permettersi di pagare la casa, perde la residenza, viene cancellata dall’anagrafe del comune e perdere una serie di diritti, tra cui quello al medico di base. Parliamo di padri separati, di chi ha perso lavoro o attività, di chi ha la pensione al minimo, dei cittadini di origine straniera, per un totale di 96mila persone, 60mila delle quali cittadini italiani. Senza casa, senza residenza, senza diritto alla salute. Un'ingiustizia atroce a cui porre fine. Non solo per senso di solidarietà, non solo perché garantire un medico di base sarebbe persino un risparmio, ma per tornare a far sentire le persone senzatetto dei cittadini. Cittadini di cui lo Stato si prende cura”.
Così il capogruppo del Partito Democratico in commissione Affari sociali alla Camera, Marco Furfaro, in un post su Facebook.
“La tragica morte di Giulio non può non trovare risposte chiare. Per far ciò, occorre che l’Italia sia unita nel chiedere che i responsabili siano sottoposti a un giusto processo nel nostro Paese. Per questo è stato ancora più importante vedere la nostra segretaria presente in un momento delicato di questa vicenda, a ribadire personalmente ai genitori di Giulio la vicinanza di tutta la comunità democratica”.
Così il deputato Pd della commissione Giustizia, Marco Lacarra.
“L’aspetto preoccupante - aggiunge, è che in una data importante come quella di oggi, fuori dal tribunale non ci fossero esponenti del governo e delle forze di maggioranza. Tutelare la nazione, come a qualcuno piace tanto affermare, vuol dire anche far sì che non passi mai l’idea che un cittadino italiano possa subire torture ed essere barbaramente ucciso senza che i suoi esecutori ne rispondano davanti alla nostra legge”.
"Dopo l’informazione Rai, la giustizia, gli artisti di Sanremo e la Guardia Costiera, ora la destra vorrebbe tentare di mettere il bavaglio anche all’Anac, considerata colpevole di aver espresso critiche, attraverso il presidente Giuseppe Busia, al codice degli appalti del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Anac che ha quale missione principale quella di prevenire la corruzione, promuovere la trasparenza e la cultura della legalità. Di tutto questo ha timore la destra? Dietro il paravento della velocizzazione ci sono altri interessi da tutelare? Perché si vuole rendere il sistema degli appalti pubblici più vulnerabile? I primi atti di questo governo confermano che la strada scelta è ben altra rispetto al rigore e al rispetto delle norme, per buona pace degli appetiti della criminalità organizzata. Per questo abbiamo aderito alla manifestazione del primo aprile promossa dalla Cgil decidendo di stare al fianco delle parti sociali e dei sindacati per chiedere che sul codice degli appalti, come sul Superbonus, questo governo risolva i problemi che ha creato". Lo afferma in una nota il deputato dem Silvio Lai, della commissione Bilancio.
“Verificare che l’Enac non travalichi le proprie competenze e che venga garantita piena trasparenza e concorrenza nel mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti”: è quanto riporta una nota congiunta dei parlamentari Pd (i deputati Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi e Christian Di Sanzo ed i senatori Ylenia Zambito, Dario Parrini e Silvio Franceschelli) che hanno depositato una interrogazione sul tema al Ministro Salvini, rispettivamente a Montecitorio e Palazzo Madama.
“Da anni l’ente, nonostante il ripetuto divieto del Tar, regolamenta il disciplinare in materia di appalti causando danni gravi al sistema delle imprese che operano in questo settore e determinando un clima di perenne incertezza e instabilità che rischia di ripercuotersi sui livelli occupazionali. La giustizia amministrativa ha già condannato queste ingerenze ma è necessario un intervento del Ministero delle Infrastrutture per risolvere definitivamente questo problema”, conclude la nota.
“Abbiamo appreso con stupore e sconcerto della proposta di legge che Fratelli d’Italia ha depositato per abrogare il reato di tortura e l’istigazione alla tortura. Siamo radicalmente contrati ad ogni azione di svuotamento del reato: per questo abbiamo interrogato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha preso le distanze dall’iniziativa di fratelli d’Italia dicendo che questo tipo di reato non può essere abrogato. Tuttavia, siamo rimasti molto delusi e preoccupati dall’intenzione che il ministro Nordio ha manifestato di procedere ad una possibile rivisitazione del reato di tortura quando parla di ‘carenze tecniche’. Per quanto l’oggetto dell’intendimento sia molto fumoso e generico, vediamo il rischio di un intervento che ridimensiona il reato” così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia.
Dichiarazione di Debora Serracchiani, deputata Pd
“Non solo il ministro Nordio non ci ha convinto ma ci ha anche preoccupati, perché le “carenze tecniche” di cui parla le deve chiarire soprattutto al partito di Fratelli d’Italia che ha presentato una proposta di legge che abroga il reato di tortura, eliminando l’art. 613bis, così come il 613ter, ovvero l’istigazione alla tortura. E questo per sostituirlo con una previsione di una circostanza di aggravante comune”. Così la deputata del Pd Debora Serracchiani nel corso del Question time alla Camera, replicando alle parole del ministro della Giustizia che a sua volta rispondeva al capogruppo del Pd in commissione, Federico Gianassi, sull’abolizione del reato di tortura. “Da una parte – ha proseguito Serracchiani- il ministro Nordio ci dice che vuole fare il codice dei crimini internazionali e dall’altra non dice con chiarezza che impedirà l’abrogazione della tortura, che è appunto un crimine internazionale. Noi non mettiamo assolutamente in dubbio l’onorabilità delle forze dell’ordine perché quella onorabilità è, senza ombra di dubbio, quella su cui si basa tutti i giorni lo svolgimento del loro dovere . Quello che invece serve – ha sottolineato Serracchiani- è ricordarci che siamo in un contesto internazionale dove il reato di tortura non può essere abrogato. Noi chiediamo di chiarire – ha proseguito l’esponente Dem-- quali sono le “carenze tecniche” e di chiarirlo in particolare a Fratelli d’Italia, perchè se va avanti quella proposta di legge il reato di tortura viene abrogato”. “Non sta scritto da nessuna parte che quando si mette un reato , il rave, se ne toglie un altro, quello di tortura. Non funziona così – ha concluso Serracchiani- la quale si augura “che il ministro Nordio non voglia assolutamente contravvenire agli obblighi internazionali assunti dal nostro paese, ma soprattutto che voglia spiegare con chiarezza e senza infingimenti cosa significa togliere questo reato a chi oggi ne chiede l’abrogazione.”
“Lavoro e giovani non sono facce della stessa medaglia. È grave che un quarto dei nostri giovani non riesca a trovare una occupazione. I dati sono ancora più allarmanti quando il lavoro trovato risulta precario, intermittente ed instabile, con punte estreme nel Mezzogiorno. Il grido di allarme lanciato dai Vescovi italiani con il messaggio per la Festa dei lavoratori non può lasciare indifferenti ed impegna le istituzioni e la politica a profondere il massimo sforzo per dare quelle prospettive di certezza ma anche di dignità alle nuove generazioni. Per farlo serve una strategia che unisca sviluppo, giustizia sociale, lotta alle diseguaglianze, diritti. E’ dentro una crescita di qualità e sostenibile che si possono creare nuove opportunità di lavoro. L’era dei combustibili fossili e dell’esasperazione economicista fondata su sfruttamento e speculazioni deve chiudersi definitivamente. Senza nostalgie e con il coraggio di assumere decisioni conseguenti. Riguarda pure l’ambiente e i mutamenti climatici al centro dei richiami solenni di papa Francesco”.
Lo ha dichiarato il deputato del Pd in commissione Bilancio alla Camera, Silvio Lai.
“Il dovere di accompagnare gli ultimi e di non lasciare indietro nessuno - aggiunge - passa per il diritto alla formazione e al rapporto più stretto tra scuola e lavoro. Un nesso ora insufficiente. Non ci si può attardare rinviando scelte necessarie che possano segnare la transizione ecologica utilizzando al meglio le opportunità che ci arrivano dal piano nazionale di ripresa e resilienza e dalle altre misure collegate che consentono di accedere a ingenti risorse europee. Preoccupa la possibilità, emersa in questi giorni, che possa venir meno la condizionalità all’occupazione di giovani e donne per i progetti finanziati dal Pnrr. Un tema che richiede immediata chiarezza da parte del governo Meloni. Non tradire le aspettative e le aspirazioni dei giovani ad un lavoro pagato correttamente, dignitoso e adeguatamente vissuto è l’unica strada per dare una prospettiva al nostro Paese. Non farlo - conclude - significa tradirli e accettare che i giovani fuggano dal nostro Paese e non per scelta ma per obbligo, come dimostra la recente indagine del Sole24ore sugli stipendi dei giovani italiani emigrati”.