«Sulla riforma del sistema ferroviario il Governo continua a procedere per annunci, smentite e indiscrezioni di stampa. Ma il luogo del confronto non sono i giornali: è il Parlamento».
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e Vice Presidente della Commissione Trasporti, intervenendo in Aula con un’interpellanza urgente sulla riorganizzazione del sistema ferroviario nazionale.
«Da mesi – sottolinea Casu – emergono ipotesi di riforma che incidono in modo profondo sulla governance del settore, sulla concorrenza nel trasporto regionale e Intercity, sulla gestione del materiale rotabile e sull’utilizzo delle risorse del PNRR. Si parla della nascita di una Rosco pubblica esterna al gruppo FS, della separazione tra proprietà dei treni ed esercizio del servizio e persino della possibile scissione della rete Alta Velocità secondo il modello RAB. Scelte di questa portata non possono essere calate dall’alto né inserite per decreto in singoli provvedimenti senza aprire un serio confronto pubblico sul futuro del nostro sistema ferroviario».
«Le preoccupazioni sono concrete – aggiunge – riguardano la prospettiva industriale del settore, la continuità del servizio pubblico, la qualità e la sicurezza dei trasporti, oltre alle condizioni di lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori. L’avvicinarsi delle gare per i servizi regionali e Intercity, senza un quadro chiaro sugli investimenti e sul contratto di servizio oltre il 2028, rischia di alimentare incertezza e frammentazione».
«Per questo chiediamo chiarezza: quali sono le reali intenzioni del Governo, quali i tempi, quale il cronoprogramma. E soprattutto chiediamo un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento, delle Commissioni competenti e delle rappresentanze sindacali. Serve un ciclo di audizioni trasparenti, in cui Governo, vertici di FS e parti sociali si confrontino apertamente».
«Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale e un asset strategico per la coesione territoriale e la transizione ecologica del Paese. Proprio per migliorarlo – conclude Casu – serve un confronto vero, non riforme annunciate e smentite a mezzo stampa. Il Parlamento deve tornare ad essere il luogo delle decisioni».
"La riforma della governance portuale approvata dal governo rischia di penalizzare gravemente i porti di Livorno e Piombino e l’intero sistema economico della costa toscana. Dai dati Assoporti sui bilanci 2024 emerge che l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale perderebbe circa 20 milioni di euro, risorse che oggi restano sul territorio e che verrebbero invece trasferite alla nuova società centrale Porti d’Italia S.p.A. Parliamo di una quota rilevantissima delle entrate dell’Autorità di sistema, risorse fondamentali per garantire manutenzioni, sicurezza, investimenti, sostenibilità ambientale e competitività del sistema portuale". Lo riporta una nota di Alessandro Franchi, consigliere regionale della Toscana del Partito Democratico, e Marco Simiani, deputato Pd.
"La riforma non rafforza il coordinamento nazionale ma centralizza e svuota le Autorità di sistema, sottraendo risorse e competenze ai territori e prevedendo anche il trasferimento del 25 per cento del personale a Porti d’Italia Spa. Il risultato concreto sarà un indebolimento dei porti, a partire da Livorno, e il rischio di scaricare i costi su imprese e lavoratori attraverso l’aumento di canoni e tariffe. Indebolire i porti di Livorno e Piombino significa colpire lavoro, logistica, industria e sviluppo territoriale: per questo chiediamo al governo di fermarsi, aprire un confronto vero con i territori e rivedere radicalmente una riforma che, così com’è, rischia di produrre danni strutturali", conclude la nota.
Da opposizioni lettera ai presidenti delle Camere “chiediamo incontro urgente, non garantita terzietà alla vigilia di referendum e elezioni”
Alla cortese attenzione
On. Lorenzo Fontana – Presidente della Camera dei Deputati
On. Ignazio La Russa – Presidente del Senato della Repubblica
Egregi Presidenti,
con la presente i sottoscritti capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione tornano a richiamare la Vostra attenzione sulla grave situazione di stallo istituzionale in cui si trova il Servizio Pubblico Radiotelevisivo italiano, con particolare riferimento all’impasse nella definizione della governance della Rai e al paralizzato funzionamento della Commissione parlamentare di Vigilanza.
Negli ultimi giorni i gruppi parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa hanno pubblicamente denunciato come la maggioranza abbia deliberatamente bloccato l’elezione del Presidente di garanzia della Rai e stia praticando un vero e proprio auto-ostruzionismo, disertando i lavori della Commissione di Vigilanza e impedendo l’esercizio delle sue funzioni istituzionali. Tale situazione ha di fatto paralizzato la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, con conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione.
Questo vero e proprio impasse istituzionale è inaccettabile e antidemocratico: rischiamo di chiudere un’intera legislatura senza che sia stata nominata una figura di garanzia nella Rai, un grave precedente di cui non vogliamo avere responsabilità e che denunciamo con forza. Tanto più che, come stiamo osservando quotidianamente, la Rai priva di adeguati organi di garanzia viene sempre più utilizzata come strumento di propaganda filogovernativa, invece di assolvere pienamente al ruolo di servizio pubblico previsto dalla Costituzione.
La gravità dello stallo è inoltre accentuata dall’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali, in cui la mancanza di una governance di garanzia potrebbe avere impatti significativi sulla qualità e sull’equilibrio dell’informazione offerta ai cittadini e, di conseguenza, sul corretto svolgimento della competizione democratica.
Per queste ragioni, i capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione chiedono un incontro immediato con i Presidenti delle Camere, al fine di:
- Esaminare nel dettaglio le cause e gli effetti dello stallo istituzionale in atto nella governance della Rai;
- Definire le modalità per superare l’impasse e ripristinare il pieno funzionamento degli organi di controllo e garanzia del Servizio Pubblico Radiotelevisivo;
- Assicurare che la Rai possa operare nel pieno rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza e trasparenza, così come previsto dalla legge e dalla Costituzione;
- Garantire la correttezza dell’informazione alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali.
Confidando nel Vostro tempestivo intervento per evitare un ulteriore deterioramento del ruolo della Rai e per tutelare la qualità dell’informazione pubblica nel nostro Paese, restiamo in attesa di un Vostro cortese riscontro.
Distinti saluti,
Chiara Braga
Riccardo Ricciardi
Luana Zanella
Maria Elena Boschi
Matteo Richetti
Riccardo Magi
Francesco Boccia,
Stefano Patuanelli,
Giuseppe De Cristofaro,
Raffaella Paita,
Marco Lombardo
“Si è tenuta oggi pomeriggio alla Camera la riunione dei capigruppo delle forze di opposizione in Commissione di Vigilanza Rai. Nel corso dell’incontro è stata unanimemente stigmatizzata la situazione di stallo in cui la maggioranza ha deliberatamente precipitato il servizio pubblico radiotelevisivo, paralizzando la governance della Rai e impedendo il pieno funzionamento della Commissione di vigilanza. I capigruppo delle opposizioni denunciano un “atteggiamento apertamente antidemocratico: la maggioranza blocca l’elezione del Presidente di garanzia della Rai e, al tempo stesso, pratica un vero e proprio auto-ostruzionismo, disertando i lavori e impedendo alla Commissione di Vigilanza di svolgere le proprie funzioni istituzionali. Si tratta di uno stallo insostenibile, che costituisce un grave precedente e consegna di fatto il servizio pubblico nelle mani della maggioranza, che lo utilizza per alimentare una propaganda filogovernativa, snaturandone il ruolo di pluralismo, indipendenza e garanzia democratica”.
“Una situazione non più tollerabile – sottolineano le opposizioni - soprattutto alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, nei quali l’assenza di una governance di garanzia rischia di produrre effetti ancora più gravi sul corretto svolgimento della competizione democratica”.
Per queste ragioni, i capigruppo delle opposizioni in Commissione di Vigilanza Rai hanno deciso di chiedere ai presidenti dei loro gruppi di rivolgersi, ancora una volta, ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, chiedendo un “incontro immediato per definire le modalità con cui superare questa situazione inaudita e ripristinare il pieno funzionamento della governance del servizio pubblico”. Alla riunione hanno partecipato i capigruppo Stefano Graziano (Partito Democratico), Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle), Maria Elena Boschi (Italia Viva), Peppe De Cristofaro e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra).
“Le audizioni di oggi rappresentano un passaggio importante di ascolto e confronto con il mondo dell’industria cinematografica e audiovisiva, reso possibile grazie all’iniziativa del Partito Democratico, che ha riportato il tema del cinema al centro dei lavori parlamentari. Proprio per questo spiace constatare l’assenza del Governo, che pur non essendo formalmente obbligato a partecipare, ha scelto di non essere presente, rinunciando all’opportunità di ascoltare direttamente le associazioni di settore nelle sedi istituzionali”. Lo dichiarano in una nota Irene Manzi e Matteo Ordini, componenti democratici nella Commissione Cultura della Camera, promotori del ciclo di audizioni avviato nell’ambito della discussione della proposta di legge del PD sulla riforma della governance del sistema. “Nel corso delle audizioni – proseguono i democratici – le associazioni di categoria hanno segnalato una forte incertezza sulle regole, evidenziando come i tagli alle risorse introdotti da questo Governo e i ritardi nell’attuazione dei provvedimenti stiano creando difficoltà crescenti all’intero comparto. Le associazioni hanno inoltre messo in guardia dal rischio concreto di uno stop delle produzioni già a partire dal mese di marzo, in particolare per le produzioni indipendenti, mentre quelle più strutturate potrebbero valutare la delocalizzazione all’estero. Dalle audizioni è emersa infine la necessità di una riforma ampia, condivisa e strutturale, così come un interesse trasversale per il modello dell’Agenzia, indicato come possibile strumento in grado di garantire maggiore stabilità, trasparenza e certezza delle regole. Attendiamo le prossime sessioni di approfondimento, ma chiediamo fin da ora al Governo e al ministro Giuli risposte tempestive alle preoccupazioni emerse oggi, per ridurre l’incertezza che sta pesando sul settore e prevenire conseguenze difficilmente reversibili per il cinema italiano”.
“Con la riforma dei porti che viene portata oggi in Consiglio dei ministri, Salvini e Rixi introducono un modello che non esiste in nessun Paese e che solleva fortissime perplessità. Il Disegno di legge interviene in modo profondo sulla legge 84 del 1994, stravolgendone l’impianto e concentrando poteri e funzioni in Porti d’Italia Spa, a discapito delle Autorità di sistema portuale e del rapporto con i territori”, così la vice presidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio, insieme al capogruppo PD alla Commissione Trasporti Anthony Barbagallo e ai deputati Pd Ouidad Bakkali, Andrea Casu e Roberto Morassut
“Si introduce un modello di governance centralistico e poco razionale, che non trova riscontro nei principali sistemi portuali europei e che si allontana anche da esperienze, come quella spagnola, che pure avevano offerto spunti interessanti senza indebolire i livelli locali. Le AdSP vengono svuotate di competenze e risorse, con il rischio concreto di comprometterne la sostenibilità finanziaria e la capacità di pianificazione”.
“Colpisce inoltre una visione riduttiva della politica portuale: la nuova società sembra concentrarsi esclusivamente sulle infrastrutture, senza una reale funzione di indirizzo strategico, senza una visione sul posizionamento dei porti, sulle transizioni ambientali e digitali, né sulla soluzione di nodi strutturali come quello dei dragaggi. Altro che semplificazione: il settore chiedeva procedure più snelle e risposte rapide, ma la riforma aggiunge nuovi livelli decisionali, confusi passaggi burocratici e una struttura centrale che si sovrappone a strumenti già esistenti di programmazione e coordinamento nazionale.”
“Preoccupanti anche le modalità di finanziamento della nuova società, che sottraggono risorse alle Autorità portuali, incidendo su canoni e avanzi di amministrazione, senza ridurre gli oneri che restano in capo agli enti territoriali, come la manutenzione e la protezione delle opere portuali. Si rischia di scaricare sui porti e sui territori il costo di una riforma sbilanciata.”
“Come Partito Democratico riprenderemo il dialogo costruttivo con tutte le rappresentanze sociale ed economiche del settore e contrasteremo in Commissione Trasporti e in Aula le diverse storture contenute nel testo attuale. Lavoreremo a proposte che rafforzino il coordinamento nazionale ma senza commissariare i porti, che semplifichino davvero e che rispondano alle esigenze di chi nei porti lavora e investe, non alla logica della creazione di un nuovo carrozzone per attribuire incarichi e gestire risorse che non serve allo sviluppo dei nostri porti”, concludono i deputati PD
“Oggi a Bruxelles tutte le organizzazioni professionali agricole saranno presenti per una grande manifestazione a sostegno dell’agricoltura europea e italiana. Una mobilitazione che pone una questione politica centrale: il futuro della Politica Agricola Comune non può essere messo in discussione né sul piano delle risorse, né su quello della sua autonomia. Nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, qualsiasi ipotesi di riduzione dei fondi destinati alla Pac o di loro accorpamento in strumenti indistinti rappresenterebbe un grave errore strategico”.
Così i componenti Pd della commissione Agricoltura della Camera, Antonella Forattini (capogruppo), Stefano Vaccari, Maria Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi.
“La Politica Agricola Comune - aggiungono - è una politica fondativa dell’Unione europea: garantisce reddito agli agricoltori, sicurezza alimentare ai cittadini, presidio dei territori e una transizione ecologica che sia realmente sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico. La richiesta che arriva dal mondo agricolo è chiara e legittima: stabilità, certezza e continuità degli strumenti della Pac. Non si tratta di difendere rendite di posizione, ma di preservare una politica comune capace di affrontare le sfide globali, dal cambiamento climatico alla competizione internazionale, senza scaricarne i costi sugli agricoltori. Per questo è necessario respingere riforme che, sotto il pretesto della razionalizzazione o della semplificazione, finiscano per indebolire la governance e l’efficacia della Pac, compromettendone il ruolo strategico per il futuro dell’agricoltura europea e per la sovranità alimentare dell’Unione.
L’Europa che chiede più responsabilità ai suoi agricoltori - concludono - non può essere l’Europa che li lascia soli”.
Lunedì 15 dicembre nell’Aula dei Gruppi, Via di Campo Marzio n.78, alle ore 9,30 conferenza sulla Governance Spazio.
Lo spazio non è più soltanto un ambiente da esplorare, ma è diventato un dominio strategico, con implicazioni fondamentali per la difesa e la sicurezza. Le tensioni internazionali, così presenti sulla Terra, rischiano di trasferirsi nello Spazio.
L’intasamento delle orbite spaziali determinato dal crescente numero di satelliti, circa 11.000, e dalla quantità di detriti, circa 40.000 di dimensione superiore a 10 cm e milioni di dimensione inferiore, che viaggiano a velocità che possono toccare i 28.000 km/h con rischi rilevanti per i prossimi voli spaziali, richiede nuove regolazioni concordate a livello internazionale.
Entro il prossimo decennio si prevedono da 80 a 100 nuove missioni lunari, ma non abbiamo regole condivise sulla cooperazione o per lo meno sulla competizione non aggressiva per l’utilizzazione delle risorse spaziali.
I cambiamenti richiedono una nuova visione, nuove regolazioni e un approccio aggiornato ai temi che oggi definiscono il panorama geopolitico globale.
Se ne discuterà con alcuni dei maggiori esperti alla Camera lunedì 15 dicembre, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari.
Forattini (Pd) presenta interrogazione al Governo su prezzo del latte
“La crisi del latte è ormai evidente: crollo delle quotazioni, disdette contrattuali, latte libero senza collocazione e un rischio concreto di arrivare a razionamenti nei primi mesi del 2026. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al ministro Lollobrigida, chiedendo quali iniziative urgenti intenda mettere in campo per sostenere l’intera filiera lattiero-casearia”. Così Antonella Forattini, Capogruppo PD nella Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. “Forse il Governo non si rende conto della gravità della situazione. Nei giorni scorsi avevamo infatti presentato anche un ordine del giorno – accolto dall’esecutivo con riformulazione – che impegnava a intervenire in modo strutturale per alleggerire il mercato. Ma l’accoglimento ‘compatibilmente con le risorse di bilancio’ non basta e lo vediamo sul nuovo accordo sul prezzo del latte: il settore è sotto pressione oggi, e il prezzo concordato ieri (54 centesimi da gennaio, 53 a febbraio e 52 a marzo) può tamponare nell’immediato, ma non affronta le cause profonde della crisi. La sovrapproduzione, la forte volatilità del latte spot, le disdette che mettono a rischio fino a 7 mila quintali al giorno, e un mercato internazionale destabilizzato dalla crescita delle produzioni in Stati Uniti, Nuova Zelanda e Nord Europa impongono risposte vere e rapide. Serve una governance della produzione, la tutela dei contratti e un monitoraggio serio degli indicatori di mercato. Gli allevatori non possono essere lasciati soli di fronte a oscillazioni che mettono in discussione la sostenibilità economica delle stalle e la competitività dell’industria di trasformazione, dal Grana Padano al burro. Per questo chiediamo al Governo di attivare immediatamente misure nazionali ed europee: strumenti di gestione dell’offerta, sostegni mirati all’internazionalizzazione, promozione dei consumi e una definizione trasparente e certificata dei costi di produzione. Ogni ritardo avrà conseguenze pesantissime sull’intero sistema lattiero-caseario italiano. Ora servono responsabilità, serietà e interventi immediati.”
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà oggi, 25 novembre, alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori. Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà domani, 25 novembre, alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori. Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà Martedì 25 novembre alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori.
Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.
“Le parole della sottosegretaria Borgonzoni confermano, ancora una volta, che il Governo continua a generare confusione e incertezza invece di fornire risposte chiare al settore. Dopo tre anni di legislatura, il comparto si trova in una situazione di evidente difficoltà e restano irrisolti i nodi legati ai tagli introdotti in manovra. In questo contesto, l’annuncio di una riscrittura totale della legge Cinema appare come l’apertura di un nuovo fronte, che rischia di aggiungere ulteriore instabilità a un sistema già duramente messo alla prova. Il Governo chiarisca quali siano obiettivi, contenuti e tempistiche dell’intervento annunciato, e lo faccia in modo trasparente in Parlamento. Se l’intenzione è procedere realmente a una riforma strutturale, esiste già una proposta alternativa — la proposta presentata dal Pd che riforma la governance del settore con l’istituzione di una Agenzia autonoma per il Cinema e— che potrebbe essere discussa e valutata rapidamente. Chiediamo quindi che il ministro Giuli riferisca quanto prima alle Camere e che il Presidente Mollicone convochi un approfondimento in Commissione Cultura. Servono chiarezza, confronto e un percorso definito: misure improvvisate, unite ai tagli previsti in manovra, rischiano solo di aumentare l’incertezza in un settore strategico per il sistema culturale e industriale del Paese”, dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Cultura della Camera.
“È arrivato il momento di scavare nei cassetti della sanità abruzzese per cercare le carte, quelle vere, che non potranno essere nascoste né mascherate. La sanità dell’Abruzzo è al collasso”. Lo dichiara in una nota il deputato Pd, Luciano D’Alfonso che cita le conclusioni del Tavolo Tecnico del MEF, protocollate il 5 novembre, secondo cui ‘l’Abruzzo è l’unica Regione in cui si registra una inversione di tendenza in senso peggiorativo dei risultati d’esercizio, con compromissione degli obiettivi del Piano di rientro sanitario’.
“Sulla sanità abruzzese incombe la minaccia di commissariamento", continua il parlamentare dem. "Come certificato dal Tavolo del MEF il Conto economico Consuntivo 2024 registra un disavanzo di 103 milioni di euro e lo squilibrio continua a peggiorare anche nel 2025 con un disavanzo nel primo trimestre di circa 25milioni di euro. Ma non solo: mancano i controlli normativi obbligatori sulle cartelle cliniche dei ricoveri, viene chiesta la chiusura dei punti nascita per assenza di parti, restano critiche le liste di attesa e i dati inerenti ai programmi di screening oncologici di prevenzione, la rete delle cure palliative è insufficiente, manca la governance della gestione della Rete Ospedaliera”. “La Regione Abruzzo non riesce a rispettare i tempi massimi per nessuno dei codici di maggiore gravità, mettendo a rischio la vita dei pazienti. È il momento di fare chiarezza e correre ai ripari”, conclude D’Alfonso.
“La cessione di Iveco a un gruppo extraeuropeo rappresenta un campanello d’allarme per il futuro del nostro sistema industriale e per la capacità dell’Italia di difendere i propri asset strategici. Iveco è uno degli ultimi grandi costruttori industriali italiani nel settore dell’automotive pesante. Il trasferimento del controllo fuori dall’Unione Europea rischia di indebolire il presidio industriale nazionale e di spostare le principali leve decisionali all’estero. È indispensabile che il governo garantisca che la sede torinese mantenga un ruolo strategico e che una parte della governance resti in Italia. È necessario tutelare i lavoratori e la filiera produttiva mentre le garanzie occupazionali appaiono limitate a un orizzonte di due anni. Chiediamo un piano industriale dettagliato, con impegni vincolanti e pluriennali su stabilimenti, livelli occupazionali e investimenti in ricerca e sviluppo, per proteggere l’indotto, in particolare in Lombardia ed Emilia-Romagna.
Il caso Iveco è il sintomo di una fragilità più ampia: la mancanza di una politica industriale nazionale ed europea capace di proteggere e rilanciare i settori strategici. L’Italia deve farsi promotrice di un quadro comune europeo di difesa industriale, con strumenti pubblici d’intervento sul modello francese e tedesco. Su questi aspetti fondamentali il ministro Urso oggi in audizione non è stato in grado di assumere impegni chiari. Rimangono aperti tutti i problemi emersi: tutelare l’interesse nazionale, garantire la continuità produttiva e assicurare che Iveco resti un presidio industriale e tecnologico italiano all’interno di una strategia europea condivisa”.
Così i deputati del Pd Vinicio Peluffo, Antonella Forattini, Alberto Pandolfo, Arturo Scotto e Gian Antonio Girelli.