19/09/2025 - 18:50

«I dati sul calo di ascolti confermano la gravità della crisi che attraversa la Rai. Il sorpasso del Tg5 sul Tg1, la débâcle estiva dell’access e le difficoltà di Rai2 e Rai3 non sono episodi isolati, ma il segnale di un indebolimento del servizio pubblico. Chiediamo che la governance aziendale e la maggioranza politica di destra che la sostiene affrontino con urgenza questa situazione, restituendo pluralismo, qualità e credibilità alla Rai, che appartiene ai cittadini e non al governo di turno. Serve un cambio di rotta urgentissimo perché è in pericolo la nostra democrazia». Lo dichiarano in una nota i parlamentari PD della commissione di vigilanza sulla Rai.

15/09/2025 - 16:26

Il Partito Democratico ha presentato oggi alla Camera una mozione sulla crisi del cinema e dell’industria audiovisiva italiana, chiedendo al Governo e in particolare al Ministro Giuli di “cambiare rotta e smetterla con interventi che penalizzano un settore strategico che il Governo inspiegabilmente considera ostile”.

Intervenendo in Aula per il gruppo democratico, il delegato d’Aula Andrea Casu ha denunciato come il ministro Giuli stia gestendo le nomine di settore “all’insegna dell’amichettismo”, con Cinecittà ridotta a “landa desolata, condannata a essere luogo di eventi più che di grandi produzioni internazionali in calo anno dopo anno”. Serve chiarezza e trasparenza: “una delle più importanti eccellenze del nostro Made in Italy non può essere travolta dal sospetto di opacità gestionale, ne va dell’intero comparto”.

“La filiera sta vivendo uno stallo – si legge nella mozione – che dimostra l’inefficacia delle politiche messe in campo da tre anni a questa parte”. In particolare, “l’inerzia e l’incertezza del Governo Meloni stanno portando le grandi produzioni internazionali a virare altrove, verso altri Paesi, facendo perdere all’Italia importanti quote di mercato”, mentre invece sarebbe necessario “un potenziamento delle risorse non certo i tagli a cui abbiamo assistito”.

Il Pd ricorda inoltre che le maestranze italiane, riconosciute in tutto il mondo come eccellenza assoluta, oggi non lavorano e sono costrette a migrare in altri settori pur di non perdere l’occupazione. “È una scelta triste, conseguenza diretta delle incertezze e dei tentennamenti di questo Governo”.

La mozione ribadisce che il tax credit, potenziato con la riforma Franceschini, “va perfezionato dopo oltre dieci anni di applicazione, ma non può essere abbandonato. Vanno migliorate le forme di controllo, in quello che è lo strumento utilizzato in tutto il mondo per attrarre e incentivare gli investimenti”.

Tra gli impegni chiesti al Governo: incrementare i finanziamenti destinati al settore, potenziare il fondo per il tax credit, rilanciare le sale cinematografiche come presìdi culturali e sociali ed evitare che anche a livello nazionale vengano avanzate norme ingiuste e sbagliate come quella recentemente proposte dalla Regione Lazio per facilitare la trasformazione delle storiche sale in luoghi puramente commerciali bloccata dalla battaglia del Pd e delle forze di opposizione, tutelare l’occupazione, sostenere i produttori indipendenti “quali garanzia di pluralismo e innovazione”, governare la sfida tecnologica garantendo la giusta attenzione alle preoccupazioni espresse da tutti i protagonisti delle industrie culturali e creative in occasione del confronto parlamentare sull’articolo 25 del disegno di legge sull’intelligenza artificiale.”

“Vogliamo che la discussione di oggi sia solo il primo passo di un’analisi più profonda - ha detto Casu - vogliamo parlamentarizzare la crisi dell’industria audiovisiva e ascoltare qui alla Camera la voce di tutti i soggetti coinvolti offrendo uno spazio di confronto reale a tutte le realtà che si sono mobilitate nell’ultimo anno”.

Il Pd chiede infine di accelerare l’esame parlamentare della legge Schlein che chiede di intervenire sulla governance di settore istituendo un’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, con compiti precisi di progettazione, gestione e promozione delle politiche pubbliche per rafforzare un comparto strategico per l’economia, il lavoro e l’identità culturale del Paese.

 

14/09/2025 - 17:33

“La Corte dei Conti conferma quanto denunciamo da mesi: la gestione di Agrigento Capitale della Cultura 2025 è un disastro. Governance instabile, conti opachi, rendicontazioni incomplete, ritardi e affidamenti viziati hanno trasformato un’occasione storica in un fallimento adesso certificato". Così in una nota la deputata siciliana del PD Giovanna Iacono.
"Per mesi i nostri allarmi - continua la parlamentare - sono stati inascoltati o derubricati come allarmismo, nell’indifferenza complice di Comune, Regione e Ministero. A pagare il prezzo, come al solito, è Agrigento e la sua comunità. Mortificata, derisa, illusa e abbandonata davanti ad un disastro costruito giorno dopo giorno da una classe dirigente arruffona e inadeguata. 
Ho presentato una nuova interrogazione al Ministro della Cultura per chiedere come intenda intervenire: servono trasparenza, rigore e responsabilità". "Agrigento e la Sicilia meritavano prestigio e sviluppo, non sprechi e promesse tradite”, conclude Iacono.

29/08/2025 - 15:01

"Il sorpasso del Tg5 nella gara degli ascolti certifica la grave perdita di reputazione del Tg1 e della Rai. Una crisi inarrestabile dovuta ad una governance la cui linea editoriale faziosa e sfacciatamente appiattita sul governo ha minato la credibilità del servizio pubblico. È un danno enorme al patrimonio informativo della Rai e del Paese. È assolutamente urgente portare il caso in Vigilanza perché con TeleMeloni si sta affossando il servizio pubblico televisivo". 

Così i componenti PD della commissione di Vigilanza Rai.

 

07/08/2025 - 15:14

“Da domani l’Italia entrerà ufficialmente in procedura d’infrazione per violazione dell’European Media Freedom Act (EMFA), la normativa europea che tutela l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione. È un fatto gravissimo che allontana il nostro Paese dai principi democratici europei e segna un’ulteriore deriva del servizio pubblico radiotelevisivo sotto il controllo del governo”. Lo dichiarano in una nota  rappresentanti e parlamentari di opposizione membri della Commissione di Vigilanza Rai appartenenti a Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa, insieme alle associazioni della società civile impegnate nella difesa dell’informazione libera e indipendente: Articolo 21, MoveOn, NoBavaglio, Libera Informazione, Articolo 5, Giovani Democratici, Unione dei Giovani di Sinistra e Infocivica”.
“Mentre l’Europa chiede trasparenza nelle nomine, indipendenza dalla politica e risorse garantite su base pluriennale – proseguono le opposizioni - il governo Meloni e la sua maggioranza propongono una riforma che va nella direzione opposta: accentrando il potere in capo al governo e generando instabilità finanziaria che si traduce in una vera e propria “TeleMeloni Tax” imposta ai cittadini che dovranno pagare i costi dell’infrazione comunitaria”.
“Le ragioni della procedura d’infrazione – spiegano - sono tre: l’attuale governance, dove il governo nomina direttamente l’AD, il Presidente e la maggioranza del CdA; l’assenza di finanziamenti stabili, con risorse decise di anno in anno dall’esecutivo; e la missione della RAI, che continua a operare come concessionaria, invece che come soggetto autonomo incaricato per legge della missione del servizio pubblico, come richiesto dall’EMFA. La proposta della maggioranza non solo non risolve questi problemi, ma li aggrava perchè: prevede la nomina a maggioranza semplice di quasi tutto il CdA, consentendo al governo di controllare fino a 6 membri su 7; introduce la possibilità di tagliare il canone RAI del 5% l’anno, col rischio concreto di ridurre le risorse del servizio pubblico del 25% in una sola legislatura. Le opposizioni interverranno unite per modificare la proposta presentata dalla maggioranza in Senato operando insieme per un'idea condivisa basata su alcuni principi nel solco del regolamento europeo: nomine dei membri del Cda trasparenti e meritocratiche tramite procedura pubblica; mandati individuali sfalsati per evitare lottizzazioni e rendere il Cda un organo continuo; finanziamento certo e pluriennale non modificabile dal governo e dalla maggioranza; e la trasformazione della RAI in una vera Digital Media Company di Servizio Pubblico, con missione definita per legge e un Contratto di obiettivi e mezzi che le assegni risorse proporzionate ai compiti da svolgere. "Il proficuo tavolo di lavoro tra politica e società civile sta costruendo un vero e proprio patto trasversale destinato anche a orientare il programma dei partiti attualmente all’opposizione per la prossima legislatura. La RAI – concludono - deve tornare a essere un bene comune, non un megafono del potere. L’Italia ha il dovere di rispettare l’Europa e garantire un servizio pubblico libero, autonomo e pluralista”.

29/07/2025 - 17:51

Berruto: Governo si attivi perché Israele sia fuori da competizioni sportive internazionali

 

“Questo decreto non parla di sport, ma solo del modo del governo di esercitarvi il potere”. Lo ha dichiarato in Aula Mauro Berruto, responsabile nazionale Sport del Partito Democratico e deputato alla Camera, durante la dichiarazione di voto sul DL Sport.

Berruto ha denunciato i gravi problemi di governance che affliggono il sistema sportivo italiano: “Non stiamo con chi rapacemente usa lo sport per occupare spazi di potere, incarichi, consulenze, poltrone”, né “con i micro-poteri che da decenni dominano molte federazioni sportive”, dove le dinamiche di voto sono condizionate “dal meccanismo medievale della raccolta delle deleghe, come in Corea del Nord!” sottolineato Berruto ricordando che questa espressione è stata coniata dal vicepresidente di Fdi della Camera Rampelli durante il suo braccio di ferro con il suo ‘alleato’ Barelli per subentrare alla guida della Federnuoto.

Berruto criticato duramente anche il “poltronificio”: “Non stiamo con enti di promozione sportiva diventati organi di partito, né con enti pubblici usati come centri di collocamento per amici”, ha detto.  Al centro dell’intervento anche i diritti delle donne: “Le donne continuano a essere escluse dai ruoli apicali, mentre sul campo continuano a emozionarci e vincere, ma poi guarda un po’, non vanno bene per guidare una federazione o il Coni. E non vanno bene se nel corso della loro carriera si fermano per una gravidanza e perdono ogni status di lavoratrici. Servono regole e il rispetto dei diritti – ha detto rivolgendosi al Ministro Abodi - non solo solidarietà”.

Berruto ha anche ricordato il caso del professor Umberto Lago, inizialmente proposto come presidente dell’organo indipendente di controllo dei bilanci sportivi, poi sostituito con “il capo di gabinetto di Abodi”, che “ha incassato il voto di Claudio Lotito, proprietario di uno dei club da controllare”. Un esempio di “conflitto d’interesse che diventa apologia di interesse”.

Infine, una ferma presa di posizione sulla situazione a Gaza: “Anche lo sport giochi il suo ruolo per fermare l’olocausto di Gaza” ha detto Berruto, chiedendo che “il Governo e le autorità sportive italiane chiedano a CIO, FIFA e UEFA che lo stato di Israele, per responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu, sia sospeso da tutte le competizioni sportive internazionali”.

“Voteremo contro questo decreto – ha concluso Berruto– perché pensiamo che uno sport democratico non sia un’utopia, ma semplicemente la battaglia che ci compete e che vale la pena combattere”.

 

28/07/2025 - 17:47

“Le nostre atlete, soprattutto negli sport di squadra, continuano a vincere e a regalarci le emozioni più forti dello sport italiano, dal calcio alla pallavolo. Eppure, la loro dignità come donne e lavoratrici è ancora quotidianamente calpestata. La storia di Asia Cogliandro, cacciata perché incinta, come successe anni fa a Lara Lugli, è l’ennesima prova di quanto sia urgente cambiare. Anche perché a fronte di questi casi noti, tantissime sono le situazioni che non arrivano ad essere denunciate”. Lo dichiara Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale Sport del PD.

“C’è un grande elefante nella stanza: finché le donne saranno escluse dalla governance dello sport italiano, questi temi non verranno affrontati con la serietà e l’urgenza che meritano. Serve una riforma profonda, che garantisca alle atlete tutele reali — dalla maternità alla stabilità contrattuale — salari equiparati a quelli degli sport maschili. E serve che alle donne si apra l’accesso a ruoli apicali, a partire dalle federazioni sportive. Non è solo una questione di diritti: è una questione di civiltà, altrimenti continueremo ad applaudire atlete che vincono e a nascondere la testa sotto alla sabbia sulla loro condizione di lavoratrici”, conclude Berruto.

 

24/07/2025 - 19:40

“Il decreto sport discusso oggi in Aula in realtà, con lo sport ha poco a che fare. È meglio definirlo per ciò che è: una rappresentazione plastica della voracità insaziabile di questo Governo rispetto all’occupazione di poltrone, spazi, potere nel mondo dello sport”. Lo dichiara il deputato Pd Mauro Berruto, responsabile per le politiche sportive del Partito Democratico, sul dl Sport.
“Ne sono esempi lampanti – sottolinea l'esponente dem - l’aumento dei componenti nella governance della fondazione Milano-Cortina arrivato nottetempo, l’America’s Cup ma senza la rappresentanza della Regione Campania e l’attacco frontale alle ATP finals che metteva a rischio l’assegnazione del torneo stesso all’Italia, fortunatamente scampato in base alla possibilità di mantenere l’attuale governance rinunciando al contributo pubblico, insieme alla soglia di 5 milioni al di sotto della quale si manterrà autonomia gestionale a tutele delle federazioni medio-piccole, frutto di un nostro emendamento. E ancora sub-emendamenti dell’ultimo minuto sulle figure di ipotetici commissari, la vergogna del contributo per la doverosa sicurezza dei Giochi Olimpici, stornato però dai risparmi del fondo di rotazione per le vittime di mafia, usura, racket e orfani di femminicidio nonostante tre diverse proposte delle opposizioni per trovare quel denaro da fondi diversi”.
“Tutto in un balletto di interruzioni, rinvii, emendamenti difesi e ritirati al punto di non permettere oggi la conclusione del provvedimento, come doveva essere. Siamo felici delle correzioni che siamo riusciti ad apportare al testo: in particolare quella orientata a promuovere l’equilibrio di genere all’interno delle governance dei grandi eventi sportivi, promossa, difesa e ottenuto grazie a un emendato che ho firmato insieme alla collega Sara Ferrari”, conclude Berruto.

24/07/2025 - 14:18

“La situazione della Rai è sempre più critica e lo stallo sulla riforma della governance rischia di costare caro all’Italia, con una multa da oltre 7 milioni di euro se entro l’8 agosto non si interverrà come richiesto dall’Unione europea. Le opposizioni hanno fatto la loro parte: abbiamo messo a punto una proposta unitaria, seria e concreta, ispirata ai principi del regolamento europeo, che chiede maggiore indipendenza, trasparenza e una netta separazione tra politica e servizio pubblico. Ora tocca alla maggioranza dire cosa intende fare”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai.

“Fino ad oggi – prosegue il deputato dem – la maggioranza ha mostrato scarsa volontà di confronto. Se davvero si vuole salvare il servizio pubblico radiotelevisivo, occorre cambiare rotta. Altrimenti saremo di fronte all’ennesimo atto di autolesionismo, con i cittadini che, oltre al canone, si troveranno a pagare la ‘TeleMeloni Tax’ a causa dell’immobilismo del governo”.

“Per il Partito Democratico – conclude Graziano - la Rai deve essere dei governati, non dei governanti. Il servizio pubblico ha una funzione fondamentale in democrazia: garantire un’informazione pluralista, indipendente e accessibile. Ogni giorno perso è un danno per l’Italia e per i suoi cittadini. La destra dimostri di voler davvero modernizzare la Rai e rispettare le regole europee, oppure si assuma la responsabilità di questo fallimento davanti al Paese e all’Europa”.

24/07/2025 - 13:08

“La scelta della destra di estromettere la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli dalla governance dell’America’s Cup è semplicemente vergognosa.
Parliamo di due istituzioni fondamentali per la buona riuscita dell’evento, sia sul piano logistico che su quello territoriale.
È evidente che non si tratta di una scelta tecnica, ma esclusivamente politica e discriminatoria. La destra dovrebbe spiegare perché per le Olimpiadi di Milano-Cortina la Regione Lombardia siede nel comitato organizzatore, mentre per l’America’s Cup la Regione Campania viene tenuta fuori. Due pesi e due misure, sempre con lo stesso schema: privilegiare il Nord, punire il Sud. Una decisione miope, avallata dal silenzio dei parlamentari campani eletti con la destra, che non danneggia solo le istituzioni locali ma colpisce Napoli, la Campania e lo stesso spirito dell’America’s Cup. Li aspettiamo in campagna elettorale a raccontare le ragioni di questa scelta” così il deputato democratico Marco Sarracino.

24/07/2025 - 12:50

“Escludere la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli dalla governance dell’America’s Cup rappresenta un atto grave e ingiustificabile. Non si può organizzare un evento di portata mondiale senza coinvolgere le istituzioni che, più di tutte, saranno chiamate a garantire il successo della manifestazione sul territorio”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.

“Questa non è una scelta tecnica – continua Graziano – ma l’ennesimo atto politico di discriminazione nei confronti del Sud. Perché la Lombardia siede nel comitato organizzatore di Milano-Cortina e la Campania viene esclusa dall’America’s Cup? È evidente: si segue lo schema ormai consolidato della destra, che continua a penalizzare il Mezzogiorno, anche quando si tratta di opportunità internazionali”.

“È sconcertante inoltre – conclude Graziano – il silenzio complice dei parlamentari campani della destra, che accettano senza fiatare una decisione che penalizza la nostra regione e mortifica il ruolo di Napoli. Ma dovranno assumersene la responsabilità davanti ai cittadini, soprattutto in campagna elettorale”

24/07/2025 - 12:48

“L’esclusione della Regione Campania dal comitato organizzatore dell’America’s Cup del 2027 è una decisione grave, miope e centralista, che umilia le istituzioni locali e attacca ancora una volta il Mezzogiorno. Avevamo chiesto che la governance dell’evento passasse attraverso un pieno coinvolgimento degli enti territoriali, a partire dalla Regione e dalla Città Metropolitana di Napoli. Due istituzioni centrali, con competenze dirette sulle prerogative amministrative legate all'organizzazione dell’evento, sulle infrastrutture, sulla logistica, sulla sanità, sulla promozione del territorio. Il Governo invece ha scelto la strada della chiusura e dell’accentramento. Ha respinto il nostro emendamento, insieme a quelli delle altre opposizioni, impedendo una composizione equilibrata del comitato e scegliendo di gestire l’evento come se fosse proprietà privata del centrodestra. Tutto questo danneggia non solo Napoli e la Campania, ma l’intero Paese: perché un grande evento internazionale si costruisce solo con unità, collaborazione istituzionale e rispetto dei territori”. Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in Commissione bicamerale per le questioni regionali.

24/07/2025 - 12:47

“La scelta della destra di estromettere la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli dalla governance dell’America’s Cup è semplicemente vergognosa.
Parliamo di due istituzioni fondamentali per la buona riuscita dell’evento, sia sul piano logistico che su quello territoriale.
È evidente che non si tratta di una scelta tecnica, ma esclusivamente politica e discriminatoria. La destra dovrebbe spiegare perché per le Olimpiadi di Milano-Cortina la Regione Lombardia siede nel comitato organizzatore, mentre per l’America’s Cup la Regione Campania viene tenuta fuori. Due pesi e due misure, sempre con lo stesso schema: privilegiare il Nord, punire il Sud. Una decisione miope, avallata dal silenzio dei parlamentari campani eletti con la destra, che non danneggia solo le istituzioni locali ma colpisce Napoli, la Campania e lo stesso spirito dell’America’s Cup. Li aspettiamo in campagna elettorale a raccontare le ragioni di questa scelta” così il deputato democratico Marco Sarracino.

17/07/2025 - 15:56

Si è tenuto oggi alla Camera dei Deputati, presso la Sala Berlinguer, il tavolo tecnico convocato dalle forze di opposizione per avviare i lavori sulla riforma della governance della RAI, alla vigilia dell’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act.

L’incontro, promosso con il coinvolgimento delle principali associazioni impegnate per la libertà e la trasparenza dell’informazione, rappresenta l’apertura ufficiale del “cantiere delle opposizioni” per costruire un nuovo modello di servizio pubblico radiotelevisivo, finalmente autonomo dalla politica e all’altezza degli standard europei.

L’obiettivo dichiarato è giungere in tempi rapidi alla definizione di un testo unitario che faccia sintesi delle diverse proposte già presentate autonomamente dai gruppi parlamentari, da sottoporre al Parlamento per aprire una vera sfida di merito alla maggioranza – che, come dimostra il perdurante stallo sulla nomina del presidente di garanzia della RAI, appare ancora priva di una linea comune e di una visione riformatrice condivisa.

La riforma si pone anche come strumento per evitare che agli italiani venga imposta, per via indiretta, una nuova “TeleMeloni Tax”, ovvero un uso opaco e politicizzato della RAI finanziata con risorse pubbliche. La proposta delle opposizioni intende invece rafforzare il ruolo della RAI come servizio pubblico indipendente, trasparente e pluralista, nel pieno rispetto del diritto dei cittadini a un’informazione libera e corretta, così come sancito dalle nuove direttive europee.

Hanno partecipato all’incontro:

* Stefano Graziano (Partito Democratico)

* Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle)

* Vincenzo Vita (Alleanza Verdi e Sinistra)

* Maria Elena Boschi (Italia Viva)

* Niccolò Scibelli (+Europa)

* Valentina Grippo (Azione)

Associazioni presenti: Articolo 21, MoveOn, NoBavaglio, Libera Informazione, Articolo 5, Giovani Democratici – Unione degli Studenti.

Nei prossimi giorni il gruppo di lavoro proseguirà le consultazioni tecniche e politiche per arrivare alla stesura di una proposta legislativa condivisa.

 

17/07/2025 - 14:49

“Serve riforma trasparente della giustizia sportiva”.


“L’assenza delle massime autorità sportive italiane alla finale di Wimbledon, vinta da Jannik Sinner, è stata un’occasione persa per rappresentare adeguatamente il nostro Paese in uno degli appuntamenti sportivi più storici di sempre. Ma se quegli spalti vuoti sono stati spiacevoli, mi preoccupano ancor più le poltrone piene: quelle che il governo tenta di occupare nelle governance dello sport”. Così Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale Sport, intervistato sui canali social dei deputati Pd, interviene in merito all’articolo contenuto nel decreto sport che modificherebbe la composizione della governance delle ATP Finals.

“L’introduzione di una prevalenza pubblica nella gestione di un evento privato – aggiunge l’esponente dem – sta già suscitando l’allarme dell’ATP, che ha messo in discussione l’accordo siglato appena 14 mesi fa. A rischio non c’è solo il prestigio, ma anche l’impatto economico positivo per il territorio torinese e nazionale: 500 milioni di euro generati in quattro anni, tra indotto e gettito fiscale. Stravolgere ora questo equilibrio mette a rischio il futuro stesso della manifestazione in Italia e a Torino".

Sul fronte della giustizia sportiva, l’ex CT della Nazionale Italiana Volley, ha inoltre chiesto l’avvio di un’indagine conoscitiva in Parlamento: “Vengo da quasi trent’anni di sport vissuto sul campo – sottolinea – e da meno di tre di esperienza parlamentare. Posso dire con chiarezza che il modello attuale della giustizia sportiva ha perso di vista la sua funzione: non garantisce equità, e in troppe occasioni si è trasformato in uno strumento di potere utilizzato contro avversari, per esempio nelle dinamiche elettive federali”.

“Serve – conclude Berruto – un confronto ampio e trasparente, che coinvolga tutte le componenti del mondo sportivo: presidenti federali, giudici, procuratori, rappresentanti di atleti, arbitri, dirigenti e tecnici. E serve un’analisi comparativa con i modelli internazionali. Il nostro obiettivo è semplice: restituire alla giustizia sportiva la sua funzione originaria, nel rispetto dell’autonomia, ma con garanzie democratiche, di trasparenza ed efficaci. Per questo ho chiesto che venga istituita un’indagine conoscitiva in commissione”.

 

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