“La destra evoca un clima idilliaco nei posti di lavoro, ma nella realtà, con i provvedimenti approvati in questi due anni, contribuisce a peggiorare le condizioni dei lavoratori aumentando a dismisura le possibilità di assumere con contratti precari, a tempo determinato e in somministrazione e con continui attacchi al principio fondamentale della rappresentanza. Siamo convinti che le regole della rappresentanza vadano messe in chiaro, nero su bianco, ma devono partire da ciò che le parti sociali da tempo stanno proponendo. Purtroppo la visione della destra ha seminato i suoi veleni anche su questo disegno di legge che era nato con altre intenzioni. Possiamo quindi dire che ‘c’era una volta’ un disegno di legge della Cisl finalizzato a disciplinare varie forme di partecipazione dei lavoratori alla governance delle imprese. Forme accumunate da un principio base: una partecipazione attivata dalla contrattazione collettiva nazionale o di secondo livello. Questo approccio non piaceva a Confindustria che sosteneva che la partecipazione dovesse essere solo una libera scelta delle imprese. E questo è quello che è diventato questo disegno di legge. Della proposta della Cisl non resta che il titolo. Noi ci asteniamo, nel rispetto di questo grande sindacato. Ma è una sfiducia critica finalizzata a favorire un processo costruttivo per modificare in tutte le sedi opportune i tanti aspetti negativi di questo testo”.
Così la deputata democratica, Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, intervenendo nell’Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo al Ddl Partecipazione dei lavoratori.
"Bene l’approvazione degli emendamenti presentati dal Pd, M5S e AVS, che eliminano la norma che avrebbe aperto le porte ai ‘sindacati pirata’: l’Aula ha rimosso un elemento del tutto estraneo a questa legge, che avrebbe rappresentato una grave regressione in tema di rappresentanza dei lavoratori " ha dichiarato la responsabile nazionale Lavoro del Pd, la deputata democratica Maria Cecilia Guerra nel corso dell’esame della proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori nella governance d’impresa.
"La norma abrogata – sottolinea Guerra – avrebbe messo in discussione il concetto stesso di rappresentanza dei lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali. Bene quindi che l’aula della Camera abbia bocciato un intervento estemporaneo che avrebbe favorito sindacati non rappresentativi che, molto spesso, agiscono come ‘sindacati pirata’, facendo concorrenza sleale ai sindacati realmente rappresentativi su salari e tutele. Siamo favorevoli a discutere criteri chiari per definire in modo compiuto, anche normativamente, la rappresentatività dei lavorati – ha aggiunto Guerra – e su questo tema abbiamo diverse proposte depositate alla Camera e al Senato. Chiediamo, tuttavia, che questo avvenga in modo organico e non improvvisato all’interno di provvedimenti che trattano di tutt’altro. Continueremo, quindi, ad opporci, come abbiamo fatto in accordo con i sindacati confederali e le grandi associazioni datoriali nel caso del decreto Primo Maggio, del PNRR e del Codice degli Appalti, a norme lesive della rappresentanza, partorite in modo improvvisato e improvvido da questa maggioranza", conclude Guerra.
PD, M5S, AVS, IV, Azione e +Europa presentano risoluzione unitaria in aula
I presidenti dei gruppi parlamentari e i capigruppo della Commissione di Vigilanza Rai delle opposizioni hanno presentato una risoluzione unitaria che impegna il Governo a rispettare tempestivamente le scadenze previste dall’European Media Freedom Act (EMFA), entrato in vigore nel maggio 2024 e applicabile in Italia a partire dal prossimo 8 agosto 2025.
PD, M5S, AVS, IV, Azione e +Europa chiedono al Governo di "rimediare ai ritardi e porre in essere tutte le iniziative utili per la piena applicazione del Regolamento europeo, tutelando il ruolo e la funzione della RAI e la professionalità dei suoi dipendenti, superando l’attuale paralisi dell’attività parlamentare della Commissione di Vigilanza".
In Italia – proseguono i gruppi di opposizione – le criticità che si registrano nella governance della Rai, così come l’approccio ostile del Governo verso alcuni format e trasmissioni del servizio pubblico, evidenziano la necessità di una rapida applicazione delle misure contenute nell’EMFA, proprio a garanzia della funzione del servizio pubblico e del pluralismo, nonché a tutela del giornalismo d’inchiesta.
L’attuale paralisi nella designazione dei vertici dell’azienda del servizio pubblico, che si riverbera persino sull’ordinario funzionamento dell’organismo parlamentare di vigilanza – considerato che la Commissione parlamentare non si riunisce, ormai, da tre mesi – mostra quanto pesi il condizionamento partitico all’interno della Rai.
“La proposta lanciata da Pupi Avati coglie un elemento di verità: la governance del settore del cinema e dell'audiovisivo non funziona. Raccogliere lo stimolo di Avati e ragionare su come innovarla e rafforzarla è un dovere. Le parole di Tajani dimostrano peraltro che il bengodi raccontato in questi mesi dalla sottosegretaria Borgonzoni non esiste. Purtroppo la realtà è quella di un settore precipitato in una crisi drammatica a causa delle scelte del governo e di una struttura tecnica che a quelle scelte si è piegata senza alcuna autonomia.
Immaginare strumenti nuovi, innovativi per garantire efficienza e autonomia a un settore così rilevante è un dovere.
Nei prossimi giorni incontreremo tutte le organizzazioni di rappresentanza del mondo del cinema e dell'audiovisivo per confrontarci sulle soluzioni possibili” così una nota del deputato democratico, componente della commissione cultura della camera, Matteo Orfini.
Giuli assente, fa discutere interventismo Borgonzoni
"Negli ultimi anni, gli stabilimenti cinematografici di Cinecittà sono stati al centro dell’attenzione per il numero e la qualità delle produzioni nazionali e internazionali che vi hanno lavorato. Si è parlato di un profondo rilancio industriale, grazie a una gestione virtuosa e all’efficace attuazione del PNRR, che porterà a un sostanziale raddoppio della capacità produttiva.
Oggi, però, Cinecittà torna a far parlare di sé in un contesto ben diverso: è diventata il simbolo della crisi in cui il governo ha gettato l’industria cinematografica e audiovisiva italiana. La situazione è estremamente grave, i teatri sono sostanzialmente vuoti e
non ci sono produzioni, ed è ulteriormente compromessa da scelte discutibili, che hanno tutto il sapore di uno spoil system scandaloso, colpendo l’intera dirigenza di Cinecittà.
Il ministro Giuli è totalmente assente di fronte a questa situazione, mentre la gestione – ormai politicizzata – di Cinecittà sembra essere nelle mani della sottosegretaria Borgonzoni, il cui interventismo su decisioni che non le competono sta suscitando forti polemiche"
Così il deputato democratico e componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini, commenta la notizia dei nuovi licenziamenti tra i dirigenti di Cinecittà da parte della nuova governance guidata da Manuela Cacciamani e Chiara Sbarigia.
Pagano e Simiani: l’amichettismo è la cifra di questa legislatura
"Il decreto emergenze e PNRR, che sarà approvato la prossima settimana dalla Camera, contiene al suo interno norme che confermano la volontà del governo di commissariare gli enti per nominare persone considerate vicine alla maggioranza. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e la cifra di questa legislatura pare essere ormai conclamata nell’amichettismo a tutti i livelli” Così i capigruppo democratico nelle commissioni Bilancio e Ambiente della Camera, Ubaldo Pagano e Marco Simiani che spiegano: “è il caso dell’ACI, che con le nuove norme sarà commissariata, facendo decadere la recente elezione del presidente, scelto dagli iscritti con una percentuale superiore al 90%. Il governo non accetta di non avere voce in capitolo e si prepara a prendere il controllo di un’istituzione presente capillarmente in tutta Italia. E sono tante le voci di chi considera che la nuova governance è stata già ‘prenotata’ per il figlio del presidente del Senato, Geronimo La Russa. Questo sarebbe un ulteriore segnale di un metodo di gestione della cosa pubblica molto grave perché antepone gli interessi di parte a quelli dei cittadini”.
“La Lega difende Salvini, ma le sue dichiarazioni su Ferrovie dello Stato generano solo caos e incertezza. Non sono le opposizioni a non capire, sono le parole del Ministro a lasciare troppe ombre. Il governo naviga nel caos. Disservizi e ritardi penalizzano i cittadini, mentre le nomine della nuova governance, in contrasto con la legge, aumentano l’incertezza” così in una nota il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico, Andrea Casu, che sottolinea: “Il balletto sulla possibile svendita e privatizzazione di FS ha giustamente messo in allarme lavoratori e sindacati, mentre pendolari e cittadini continuano a subire una gestione fallimentare. Meloni e Salvini smettano di paralizzare il paese occupandosi dei trasporti solo per la loro propaganda”.
“Il ruolo del Pd è stato di stimolo alla proposta di legge sulla governance d'impresa partecipata sempre partendo dai contenuti e senza metterci troppa enfasi a differenza della destra. Una proposta giusta mentre i segnali che giungono dall'America ci mostrano l'esatto contrario alla collaborazione tra capitale e lavoro: un capitalismo tecnologico che si separa dal lavoro e dalla democrazia. Ma occorre chiedersi quali siano gli strumenti per riportare al centro del dibattito pubblico la produzione e il lavoro oggi perso in una dinamica di finanziarizzazione esasperata, dove tra i redditi tra capitale e i redditi da lavoro si registra il massimo della diseguaglianza. Rivendico come sia stato il Pd la forza che ha fatto sì che il testo promosso dalla Cisl diventasse il testo base da cui partire in Commissione. Se la democrazia diretta è un valore, è giusto che il Parlamento discuta sull'iniziativa popolare avanzata dalla Cisl così come tutte le iniziative popolari”. Così il deputato dem Arturo Scotto intervenendo in Aula sulla proposta di legge per una governance d'impresa partecipata dai lavoratori.
“Ma quello che discutiamo oggi – continua il capogruppo Pd in Commissione Lavoro - non è il testo base ma qualcosa che il governo ha stravolto con tagli lineari in Commissione. Dei 22 articoli ne troviamo solo 15, la parola 'contrattazione collettiva' è stata completamente tagliata. Incurante di tutti gli emendamenti, il testo è stato svuotato e trasformato da proposta di legge in poco più di un ordine del giorno”. “Il governo ci riporta indietro svilendo il protagonismo dei lavoratori nei processi di partecipazione devolvendola alla benevolenza di qualche impresa 'illuminata' senza codificare il ruolo dei sindacati. Non si vuole disturbare il 'manovratore' impegnato in processi di privatizzazione di assets strategici o di fusione delle banche. Abbiamo votato no al mandato ai relatori. Auspichiamo che nel corso della discussione ci siano delle modifiche. Continueremo a porre questioni di merito. Altrimenti resterà solo un titolo. Che non serve ai lavoratori”, conclude Scotto.
“Introdurre una nuova figura di intermediazione tra direttore e vicedirettore non ha alcun senso. Inaccettabile che la maggioranza non venga in Commissione”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Vigilanza Rai, in una intervista a Repubblica.it.
“Partiamo da un presupposto: mentre l'Europa ha realizzato il Freedom Act che dà più spazi di libertà al servizio pubblico, qui la tv di Stato appare la gazzetta ufficiale del governo, è un atteggiamento da democratura più che democrazia. E questo nuovo provvedimento è di natura liberticida. Solo che ora, dopo il fallimento in termini di ascolti e reputazione di tele-Meloni, se entro agosto non applicheremo il Freedom Act arriverà l'infrazione e il conto lo pagheranno gli italiani”, ha aggiunto Graziano.
“Intanto è inaccettabile che la maggioranza si sia ritirata a Colle Oppio e non venga in Vigilanza bloccando la Commissione deputata al controllo del servizio pubblico, questo perché non ha i numeri e vuole imporre a tutti i costi un nome. Il tema è di metodo e non personale ovviamente e anche qui si vede la loro idea di reprimere pluralismo e spazi di libertà. Comunque ribadiamo con chiarezza e fermezza che se ci avessero ascoltato, a quest'ora la riforma l'avremmo fatta. Invece si sono persi quattro mesi. Dicemmo subito: prima la riforma, poi la governance. Ma il punto è che a destra non si ha nessuna voglia di dare più informazione e pluralismo. FdI persegue l'occupazione, la Lega vorrebbe la privatizzazione, FI è interessata a tutelare la quota di mercato pubblicitario di Mediaset. Quindi eccoci bloccati. Siamo stati facili profeti nel prevedere quest'esito”, ha proseguito il capogruppo dem.
“Guardiamo ai fatti. Noi abbiamo fatto uno studio preciso per dimostrare come Mediaset sorpassi Rai tutto l'anno nel '24, e per la prima volta dopo oltre 35 anni non è solo un duopolio ma un quadripolio, con La7 e Discovery. Immagini un po’ che oggi anche uno dei più grandi eventi sportivi, gli Australian Open di Sinner, l’abbiamo dovuta vedere su 9 e la Rai forse manco si è posto il tema. Si è polverizzato il palinsesto; la questione del sostegno economico ha un approccio sbagliato, diviso com'è tra fiscalità generale e canone, tema che priva una strategia complessiva, non a caso non c'è un disegno di vera trasformazione della Rai; l'indebitamento è di 600 milioni. In sostanza non c'è una visione della Rai del futuro e per questo siamo anche preoccupati per la sorte dei 12 mila dipendenti del servizio pubblico e degli italiani che pagano il canone”, ha concluso Graziano.
“Con l’approvazione della Legge sul Consorzio della Laguna di Orbetello abbiamo oggi, sulla carta, una nuova governance stabile per salvaguardare la Laguna. Servono però interventi rapidi: la definizione dello Statuto e la costituzione dell’Ente potrebbero richiede mesi e non possiamo arrivare impreparati in vista delle criticità cicliche che si ripresentano con i mesi estivi. Per questo motivo ho depositato al Decreto Emergenze, attualmente in discussione a Montecitorio, un emendamento finalizzato ad attuare prima possibile interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fondali della Laguna attraverso la movimentazione dei sedimenti; proprio come è stato fatto per la Laguna di Venezia. Ho chiesto ai colleghi di presentare emendamenti similari perchè si tratta di una operazione necessaria che deve essere sostenuta, proprio come la proposta di legge, da tutte le forze politiche”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani.
“Finalmente la Laguna di Orbetello potrà dotarsi di una nuova governance stabile che avrà il compito di monitorare l’ecosistema e programmare gli interventi necessari per salvaguardare un territorio fragile e prezioso”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente Marco Simiani sull’approvazione definitiva dalla sua proposta di legge sul Consorzio della Laguna di Orbetello, sancita oggi martedì 22 gennaio dall’Aula del Senato. Il provvedimento era stato approvato da Montecitorio in prima lettura nello scorso mese di ottobre.
“L’approvazione di questa legge, ottenuta grazie al contributo costruttivo di tutto il Parlamento, è un punto di partenza per dare un futuro alla Laguna, quale volano di crescita economica, sociale ed occupazionale. I mutamenti climatici e la mancanza di enti stabili strutturati di controllo hanno infatti messo a rischio, negli scorsi anni ed in numerose occasioni, la sostenibilità ambientale del territorio. E’ ora necessario che il Consorzio parti prima possibile e che vengano stanziate risorse adeguate, rispetto a quelle attuali, per garantire un gestione ottimale di progetti ed interventi”: conclude Marco Simiani.
Amendola e Simiani: governatore è un disastro per la dignità dei cittadini lucani
“L’audizione del Presidente Bardi, in qualità di Commissario per l’emergenza idrica in Basilicata, è stata imbarazzante e lesiva della dignità dei cittadini lucani. Convocato alla Camera su esplicita richiesta del PD per discutere il DL Emergenze e il PNRR, abbiamo assistito a un mero esercizio retorico, condito da promesse future che suscitano più timore che speranza: un mattinale più che un’audizione” Così dichiarano in una nota i deputati del PD, Enzo Amendola e Marco Simiani. “Nessuna risposta concreta – aggiungono – è arrivata sui temi cruciali. Abbiamo ascoltato solo descrizioni di problemi ormai noti, come la dispersione idrica, come se Bardi non fosse il Governatore della Basilicata da sei anni. Inoltre, nessuna chiarezza è stata fornita riguardo il rapporto con Acque del Sud e sulla possibilità di garantire alla Regione un ruolo di peso nella governance della società del MEF.”
I deputati sottolineano come, in assenza di interventi strutturali immediati, da Bardi politiche inadeguate, l’unico sollievo sia venuto dalla recente pioggia e neve: “se il meteo non fosse ‘venuto in soccorso’, i cittadini lucani avrebbero pagato un prezzo altissimo per l’inerzia e la mancanza di programmazione del governo regionale. “I lucani – concludono Amendola e Simiani – meritano risposte concrete e immediate. Chiediamo un piano dettagliato e trasparente degli interventi urgenti per scongiurare il ripetersi delle drammatiche situazioni degli ultimi mesi. L’evasività e la retorica non bastano più”.
Interrogazione e Pd a Giuli su gestione disastrosa
“C’è da sperare che l’indecorosa fuga del presidente della Regione Schifani e del ministro della Cultura Giuli sia solo una performance artistica, una mossa di marketing per sostenere l’iniziativa. Purtroppo, è molto più probabile trovarsi davanti a una fuga di fronte ai disastri a catena che stanno caratterizzando tutto il percorso di Agrigento come Capitale della Cultura 2025.
Il centrodestra ha trattato il dossier Agrigento come una mucca da mungere, con il controllo assoluto della governance e della spesa. La Regione ha commissariato da tempo l’evento senza minimamente occuparsi della visione culturale dello stesso. Ora, di fronte a un’impressionante sequela di errori, strafalcioni e pessime figure che hanno avuto risalto sulla stampa nazionale e che stanno mettendo seriamente a rischio l’intero progetto, Schifani e i suoi fuggono cercando di non metterci la faccia. Un tentativo scandaloso di scappare dalle proprie responsabilità e avventurarsi in un indecoroso scaricabarile. Troppo tardi: non sarà la non partecipazione alla conferenza stampa di presentazione a far dimenticare le responsabilità. Ci sono le impronte del governo regionale sul delitto che si sta compiendo ai danni di una città, Agrigento, ancora una volta illusa e abbandonata. Lasciata sola ad affrontare la crisi idrica, le infiltrazioni d’acqua nei teatri, i rifiuti abbandonati che riempiono le strade, gli eventi spostati in giro per la Sicilia, il danno enorme di immagine e l’ennesima occasione sprecata”. Così la Deputata democratica, Giovanna Iacono, componente della commissione e cultura della camera, che annuncia la presentazione di una interrogazione parlamentare al ministro Giuli sul tema.
Interrogazione e Pd a Giuli su gestione disastrosa
“C’è da sperare che l’indecorosa fuga del presidente della Regione Schifani e del ministro della Cultura Giuli sia solo una performance artistica, una mossa di marketing per sostenere l’iniziativa. Purtroppo, è molto più probabile trovarsi davanti a una fuga di fronte ai disastri a catena che stanno caratterizzando tutto il percorso di Agrigento come Capitale della Cultura 2025.
Il centrodestra ha trattato il dossier Agrigento come una mucca da mungere, con il controllo assoluto della governance e della spesa. La Regione ha commissariato da tempo l’evento senza minimamente occuparsi della visione culturale dello stesso. Ora, di fronte a un’impressionante sequela di errori, strafalcioni e pessime figure che hanno avuto risalto sulla stampa nazionale e che stanno mettendo seriamente a rischio l’intero progetto, Schifani e i suoi fuggono cercando di non metterci la faccia. Un tentativo scandaloso di scappare dalle proprie responsabilità e avventurarsi in un indecoroso scaricabarile. Troppo tardi: non sarà la non partecipazione alla conferenza stampa di presentazione a far dimenticare le responsabilità. Ci sono le impronte del governo regionale sul delitto che si sta compiendo ai danni di una città, Agrigento, ancora una volta illusa e abbandonata. Lasciata sola ad affrontare la crisi idrica, le infiltrazioni d’acqua nei teatri, i rifiuti abbandonati che riempiono le strade, gli eventi spostati in giro per la Sicilia, il danno enorme di immagine e l’ennesima occasione sprecata”. Così la Deputata democratica, Giovanna Iacono, componente della commissione e cultura della camera, che annuncia la presentazione di una interrogazione parlamentare al ministro Giuli sul tema.
Il Partito Democratico ha illustrato oggi in aula alla camera una mozione per rispondere alla mancanza di una visione strategica nelle politiche industriali del governo, proponendo un piano concreto per il rilancio dell’industria italiana. “In un contesto globale segnato dalle transizioni ecologica e digitale - ha detto il democratico Christian Di Sanzo - è essenziale promuovere innovazione, competitività e la creazione di lavoro stabile e qualificato. La mozione del Pd - ha continuato Di Sanzo - si articola su quattro priorità: una governance moderna, incentivi selettivi e condizionati a obiettivi sociali e ambientali, una rinnovata sinergia tra pubblico e privato e risorse mirate per sostenere la doppia transizione e valorizzare il Sud. L’Italia, seconda potenza manifatturiera in Europa, deve recuperare competitività per affrontare le sfide globali. Con questo impegno - ha concluso Di Sanzo - il Partito Democratico intende sfidare il governo e chiede di mettere in campo misure concrete, già nell’ambito della manovra di bilancio, per preservare il ruolo centrale del nostro sistema industriale, garantendo sviluppo sostenibile, coesione sociale e prospettive di crescita per le nuove generazioni”.