“Ho presentato insieme alla collega Maria Cecilia Guerra un’interrogazione al ministro per lo Sport e i giovani per fare piena luce sulla decisione della Figc di affidare, a partire dal 2035, la produzione e distribuzione dell’album delle figurine della Nazionale al gruppo Topps, escludendo di fatto Panini, storica eccellenza italiana e leader mondiale del settore”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera.
“Non si tratta solo di una scelta commerciale - prosegue Vaccari - ma di una decisione che ha un forte impatto simbolico, economico e industriale. Panini rappresenta da oltre sessant’anni un pezzo importante dell’immaginario collettivo legato al calcio. Dalle informazioni disponibili emergono inoltre elementi di criticità nelle modalità con cui l’accordo sarebbe stato approvato perché inserito tra le varie ed eventuali del Consiglio federale, senza un confronto preventivo, senza il parere della Lega Calcio di serie A e senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. È necessario chiarire perché non sia stata attivata una procedura realmente aperta e competitiva, capace di garantire piena trasparenza e pari opportunità tra operatori. Ancora più rilevante è il fatto che l’intesa entrerà in vigore solo nel 2035, ma vincola già oggi anche le future governance federali”.
Con l’interrogazione Vaccari chiede al governo se sia a conoscenza della vicenda, quali elementi abbia acquisito in merito ai contenuti e alle modalità del contratto tra Figc e Topps e quali iniziative intenda assumere “per assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e libera concorrenza@.
“Trasparenza, correttezza e tutela delle eccellenze italiane non possono essere considerate aspetti secondari. Per questo - conclude Vaccari - continuerò a seguire con attenzione questa vicenda, nell’interesse del sistema sportivo e produttivo del Paese”.
“Siamo per votare un ulteriore decreto di aggiustamento del Pnrr, 209 miliardi che non servivano solo per la ripresa del Paese ma anche per la sua resilienza ad adattarsi ai cambiamenti di paradigma dovuti dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina e competere sui segmenti alti dell'economia internazionale e modernizzare l'Italia dentro un orizzonte di giustizia sociale. Ciononostante questo governo ha abbassato l'asticella delle aspettative del Pnrr con il ridimensionamento dell'idea innovatrice del piano e la centralizzazione delle azioni di comando nella cabina di regia di Palazzo Chigi”. Lo dichiara il deputato PD Claudio Mancini esprimendo il voto contrario dei dem al Dl Pnrr. “L'esecutivo – sottolinea il parlamentare - si è limitato alla contabilità di quanti soldi si potevano prendere a ogni scadenza, pronto a ogni escamotage necessario. E così tutti i progetti sono andati al ribasso o addirittura col segno negativo e con 37 mesi su 42 di calo della produzione industriale”.
“A rimetterci - continua Mancini - sono i comuni e i sindaci che ricevono solo lettere di tagli degli investimenti già approvati e avviati: clamorosi sono quelli sulla disabilità e dei servizi domiciliari. Tagli solo tagli per ovviare ai ritardi e senza alcun confronto con i comuni, semplicemente perché sono quelli che non governa la destra e tutto ricade sulle spalle dei cittadini".
“Oggi il tira e molla ritorna per i residui dei fondi attuabili con un semplice Dcpm, con atto fuori dal Parlamento. L'ennesimo atto di smania di comando nella postura aggressiva di quello che il governo dice e fa. L'Italia ha perso un'opportunità con il Pnrr trasformato in un mediocre esercizio di maggioranza”, conclude il deputato dem.
"ln questi anni non ho mai risposto apertamente al deputato di Fdi Fabrizio Rossi nonostante abbia di fatto appoggiato e votato ogni provvedimento del suo governo contro la Tirrenica: dal vergognoso taglio delle risorse già stanziate, al mancato finanziamento dei tratti già cantierabili, dall'aumento delle tariffe autostradali nei pochi chilometri ammodernati; alla mancanza di interventi di messa in sicurezza. La lista è così lunga che annoierebbe tutti. Oggi però interviene a margine della discussione del mio odg al decreto Pnrr - e sottolineo a margine perché non ha mai avuto il coraggio di intervenire in Aula per paura di non contraddire Giorgia Meloni - e accusa me di aver perso una occasione perché ho proposto di finanziare la Tirrenica con i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il suo governo non ha saputo spendere? Parlando poi di inesistenti cavilli burocratici e dimostrando di non conoscere neppure la differenza tra un atto di indirizzo e un testo normativo. Chiunque avesse seguito con una minima attenzione il dibattito avrebbe capito che non ho accettato la riformulazione del mio ordine del giorno perche avrebbe azzerato completamente le premesse e tolto ogni riferimento alla Tirrenica e proprio all'articolo 30 del decreto in discussione da cui provengono le risorse. Caro Fabrizio Rossi, sei te che hai perso un'occasione, quella di rimanere in silenzio": è quanto dichiara il deputato Dem Marco Simiani.
Stop alla cassa integrazione, in tre mesi di vertenza nessuna soluzione da Ministero Lavoro
“Con l’annuncio della mancata proroga della Cassa integrazione per i lavoratori dei supermercati ex Gicap di Messina il Governo Meloni condanna oltre 180 famiglie alla disperazione ed alla povertà, privandole di ogni tutela e prospettiva di futuro. In oltre tre mesi di vertenza il Ministero del Lavoro - nonostante le richieste dei sindacati, le prese di posizione degli enti territoriali ed interrogazioni depositate sulla vicenda – non ha fatto niente per evitare un licenziamento ingiusto ed incomprensibile. Come Partito Democratico continueremo a batterci, in tutte le sedi istituzionali, per garantire dignità e diritti ai lavoratori”: è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
"Sarà il prossimo governo di centrosinistra a realizzare la Tirrenica, ridando dignità e centralità al Parlamento e rimettendo le risorse tagliate da Meloni e Salvini. Oggi alla Camera abbiamo avuto l’ultima sconcertante conferma che alla destra della messa in sicurezza e dell’ammodernamento della strada non importa assolutamente nulla. In quattro anni l’attuale esecutivo non è nemmeno riuscito a perfezionare il passaggio di consegne tra Anas e Sat, mentre ha tolto tutti i finanziamenti già assegnati dai precedenti governi: questi sono i fatti. Avevamo la possibilità di vincolare, con le risorse del Decreto Pnrr non utilizzate, il completamento della Tirrenica, ma ancora una volta la maggioranza ha voltato le spalle a cittadini e territori. La settimana prossima si terrà a Capalbio una manifestazione pubblica per dire basta ai moltissimi incidenti causati da una strada che non ha standard di sicurezza idonei: vedremo come la destra potrà ancora giustificare chi in Parlamento in questi anni ha di fatto impedito qualsiasi iniziativa legislativa per finanziarla”: è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, sul suo ordine del giorno al Decreto Pnrr respinto oggi, giovedì 9 aprile.
Stumpo: superata la misura, dem presentano interrogazione
“Prosegue l’occupazione dei luoghi della cultura da parte del ministro Alessandro Giuli e di Fratelli d'Italia. Oggi è la volta del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, dove sono custoditi i celebri Bronzi di Riace. Nel consiglio di amministrazione del museo è stata nominata Mariangela Preta, una figura che, guarda caso, solo pochi mesi fa aveva annunciato di essersi ritirata dalle liste regionali di Fratelli d’Italia per fare spazio a colleghi di partito. Evidentemente questa nomina è la risposta a quel gesto”. Lo dichiara il deputato democratico calabrese Nico Stumpo in relazione al decreto firmato dal ministro Giuli e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero della Cultura che nomina il Cda del Museo archeologico di Reggio Calabria.
“Ancora una volta - prosegue Stumpo - Giuli si caratterizza per nominare all’interno dei musei dello Stato figure che hanno un ruolo attivo nel proprio partito e nella politica. I consigli di amministrazione, invece, dovrebbero essere composti da figure di chiara fama nella valorizzazione e gestione del patrimonio culturale, perché sono luoghi in cui si assumono decisioni di grande importanza: dai bilanci alle strategie e agli indirizzi della gestione museale.
I CDA dei musei devono rimanere luoghi terzi, fuori dalla politica, dove competenza e capacità di gestione siano gli unici criteri fondamentali. Giuli, insieme al governo guidato da Giorgia Meloni, prosegue invece in questa vera e propria occupazione dei musei dello Stato. Su questa vicenda presenterò un’interrogazione parlamentare alla Camera per fare piena luce e conoscere tutti i dettagli”.
“Il PNRR è un ingranaggio complesso che può funzionare solo se tutte le sue componenti rimangono attive e coordinate. Da un lato abbiamo le amministrazioni preposte al controllo, dall’altro gli enti attuatori che hanno il compito di realizzare, monitorare e rendicontare gli interventi. La decisione del Governo di garantire la continuità dei controlli fino al 2029, dimenticandosi però di tutelare le strutture operative che devono materialmente produrre i dati e le opere, rappresenta una miopia amministrativa senza precedenti. È una contraddizione evidente: si sceglie di lasciare il controllore in campo, ma si tolgono di mezzo i giocatori prima della fine della partita.”
“Le attività di monitoraggio e rendicontazione non si esauriscono magicamente nel 2026, ma proseguono necessariamente negli anni successivi. Senza una garanzia di continuità per il personale e le strutture tecniche degli enti attuatori, l’intero sistema diventa strutturalmente fragile, lento ed esposto a gravi errori burocratici che rischiano di compromettere i finanziamenti europei. La nostra richiesta è di puro buon senso: se si proroga l’attività di verifica fino al 2029, si deve contemporaneamente garantire stabilità a chi quei controlli li rende possibili con il proprio lavoro quotidiano. Proseguire su questa strada significa fare una telefonata e, un istante dopo, togliere la linea a chi deve rispondere.”
Così il deputato del Pd Mauro Laus.
“Ancora una volta la maggioranza di centrodestra dimostra con i fatti di non volere andare incontro ai cittadini, alle aziende e alle imprese del meridione, e della Sicilia in particolare, che ha subito ingenti danni in seguito alla devastazione del ciclone Harry. Oggi infatti in commissione Ambiente, dove si discute il decreto Maltempo che prevede ristori per i danni subiti, la maggioranza ha bocciato alcuni emendamenti proposti dal Pd che raccoglievano le istanze provenienti dai territori ma anche da Anci e Cna”. Lo dicono il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani e il deputato e segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
“I nostri emendamenti prevedevano – spiegano – l’esenzione Imu per gli immobili danneggiati e sgomberati, l'estensione della sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari e contributivi e l’estensione della sospensione dei tributi, inclusa l’Imu, a tutte le imprese situate nei territori inclusi dalla dichiarazione di emergenza. Restano proposte di buon senso che la maggioranza – concludono – ha scelto di non approvare ma noi continueremo a dare battaglia in ogni sede”.
“Nel suo discorso in Aula Giorgia Meloni in quasi 7000 parole non ha mai pronunciato la parola trasporti. Eppure le scelte di questo Governo stanno trascinando il trasporto pubblico locale in una crisi sotto agli occhi di tutti. Gli ultimi dati Eurostat testimoniano che il nostro paese ha un indice del 68%, quasi sette italiani su 10, che non utilizzano mai il trasporto pubblico locale. In Europa peggio di noi c’è solo Cipro e il Governo continua a boicottare il settore: non solo ci sono stati tagli nell'ultima manovra, ma anche i ritardi nell’erogazione del fondo nazionale e ancora a tutt’oggi mancano le risorse e gli interventi per affrontare l'aumento dei costi dei carburanti e garantire il rinnovo dei contratti e la sicurezza per lavoratrici e lavoratori. Di fronte a tutto questo c'è la totale assenza di Giorgia Meloni e del ministro Salvini, che hanno completamente lasciato nel dimenticatoio il trasporto pubblico locale. Come Partito Democratico insieme alle altre forze di opposizione continueremo a incalzare il Governo per costringerli ad ascoltare il grido di dolore di Regioni, Imprese, Enti Locali e Sindacati ed affrontare in Parlamento le difficoltà che vivono ogni giorno
“Meloni fa finta di non rendersi conto che la crescita che l’Italia ha registrato dopo la crisi sanitaria, di cui sta ancora godendo il suo governo, deriva da una gestione oculata dell’emergenza, con politiche mirate a sostenere cittadini e imprese attraverso ristori e strumenti economici efficaci. In un contesto di grande difficoltà, grazie anche al programma europeo del PNRR — mai sostenuto e voluto dalla stessa Meloni e che oggi è la sua unica scialuppa di salvataggio davanti alla recessione — l’Italia evita il collasso economico. Eppure, il Governo continua a sminuire i risultati degli esecutivi precedenti, attaccandoli sulla gestione dell’emergenza” così Piero De Luca, Capogruppo PD nella Commissione Affari Europei della Camera dei Deputati che chiude dicendo “il PNRR è l’unico motivo per cui il Paese non è in recessione ed è ancora in piedi, nonostante l'assenza di politiche economiche ed industriali dell'attuale governo che pure ne sta sprecando le potenzialità. Meloni farebbe bene a riconoscerlo. Piuttosto che attaccare o sfidare le opposizioni, dovrebbe riconoscere i meriti di chi, con responsabilità e visione, ha guidato l’Italia fuori dalla crisi”.
"Annuncio il voto contrario del Partito Democratico sulla fiducia a questo decreto Pnrr. Un voto contrario netto. E sia chiaro: non è un voto contro il Pnrr, è un voto contro il modo in cui questo governo lo ha gestito. Perché oggi possiamo dirlo senza tema di essere smentiti: il Pnrr, per come è stato condotto, è diventato in larga parte un'occasione perduta". Lo ha detto in Aula alla Camera Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto.
"Un'occasione perduta per il Mezzogiorno – ha proseguito l’esponente dem - che doveva ricevere il 40% delle risorse e che invece ha visto interventi insufficienti persino a evitare l'ampliamento dei divari. Un'occasione perduta per giovani e donne, indicati come priorità e poi tra i primi a essere sacrificati. Un'occasione perduta per rafforzare la pubblica amministrazione. Questo decreto non rilancia il Pnrr: ne gestisce la fase finale. È un decreto di fine corsa. Il suo cuore politico non è una visione degli investimenti, ma un 'salvare il salvabile'. State allungando la gestione, non completando il lavoro. Il decreto è un omnibus che contiene tutto, Pnrr, coesione, sanità, scuola, giustizia, trasporti, previdenza, industria e questo non è un caso: quando un decreto contiene tutto, significa che manca una linea politica chiara. Il risultato è sempre lo stesso: meno trasparenza, meno controllo parlamentare, più opacità”.
“E intanto – ha concluso Lai - scaricate sui territori il rischio dei fallimenti: Palazzo Chigi annuncia, i Comuni pagano. ANCI denuncia definanziamenti, i sindaci segnalano interventi sociali a rischio. Sulla sanità non governate, contabilizzate. Sulla politica industriale siete assenti: avete tolto 5 milioni al CNR già in sofferenza. E con l'articolo 30 vi riservate la gestione di oltre 1,5 miliardi accantonati, riallocati con un Dpcm senza criteri chiari, senza coinvolgimento del Parlamento, senza trasparenza. State costruendo un fondo significativo per fare politica di bilancio fuori da qualsiasi controllo parlamentare. Questo decreto segna un arretramento politico. Il Pnrr doveva lasciare un'eredità: una pubblica amministrazione più forte, riforme realmente attuate, una capacità stabile di governo dello sviluppo. Questo salto non c'è stato. Era un'occasione storica e non è stata pienamente utilizzata".
“Ho presentato insieme alla collega Maria Cecilia Guerra un’interrogazione al ministro per lo Sport e i giovani per fare piena luce sulla decisione della Figc di affidare, a partire dal 2035, la produzione e distribuzione dell’album delle figurine della Nazionale al gruppo Topps, escludendo di fatto Panini, storica eccellenza italiana e leader mondiale del settore”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera.
“Non si tratta solo di una scelta commerciale - prosegue Vaccari - ma di una decisione che ha un forte impatto simbolico, economico e industriale. Panini rappresenta da oltre sessant’anni un pezzo importante dell’immaginario collettivo legato al calcio. Dalle informazioni disponibili emergono inoltre elementi di criticità nelle modalità con cui l’accordo sarebbe stato approvato perché inserito tra le varie ed eventuali del Consiglio federale, senza un confronto preventivo, senza il parere della Lega Calcio di serie A e senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. È necessario chiarire perché non sia stata attivata una procedura realmente aperta e competitiva, capace di garantire piena trasparenza e pari opportunità tra operatori. Ancora più rilevante è il fatto che l’intesa entrerà in vigore solo nel 2035, ma vincola già oggi anche le future governance federali”.
Con l’interrogazione Vaccari chiede al governo se sia a conoscenza della vicenda, quali elementi abbia acquisito in merito ai contenuti e alle modalità del contratto tra Figc e Topps e quali iniziative intenda assumere “per assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e libera concorrenza”.
“Trasparenza, correttezza e tutela delle eccellenze italiane non possono essere considerate aspetti secondari. Per questo - conclude Vaccari - continuerò a seguire con attenzione questa vicenda, nell’interesse del sistema sportivo e produttivo del Paese”.
“Sentire la Presidente Meloni parlare di un Made in Italy in ‘ottima salute’ e di una crescita inarrestabile verso gli USA significa ignorare i segnali d’allarme che arrivano ogni giorno dalle nostre PMI. La realtà che vivono i territori è fatta di un rallentamento preoccupante della produzione industriale e di un interscambio che, al netto dei proclami, risente pesantemente dell’incertezza sui dazi e della mancanza di un supporto reale al credito per le imprese che esportano. La propaganda non può nascondere il dato di fatto: senza riforme strutturali, il nostro export sta perdendo terreno.
Il Governo si vanta di successi che appartengono esclusivamente al coraggio degli imprenditori, ma non fa nulla per proteggerli dai costi logistici fuori controllo e dalle tensioni geopolitiche che il sovranismo di Palazzo Chigi non sa gestire. Dire che va tutto bene mentre i distretti industriali segnalano una frenata degli ordini è un atto di negazionismo economico. Il Gruppo PD chiede interventi concreti sulla logistica e una diplomazia economica che non si limiti ai palchi, ma che difenda davvero i nostri prodotti nei mercati globali, a partire da quello statunitense.”
Così Alberto Pandolfo, capogruppo PD in Commissione Attività produttive della Camera
“La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha dato dei numeri che non tornano. I dati Oim pubblicati sulla Stampa denotano un quadro molto preoccupante: nei primi 4 mesi del 2026 le vittime del mare sono aumentate del 152 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%.
Un dato enorme a fronte del quale ci vuole davvero coraggio per dire che questo governo ‘ha ridotto le morti nel Mediterraneo’! La realtà è tutt’altra cosa.
Le morti in mare sono aumentate e le politiche migratorie del governo sono irresponsabili e violano i diritti umani. La Meloni fa finta di non vedere la situazione nel Mediterraneo, perché le fa comodo non vedere.
Solo poco tempo fa durante il ciclone Harry abbiamo assistito a centinaia di naufraghi dispersi e in quell’occasione abbiamo chiesto come Partito Democratico al ministro Piantedosi di venire in Parlamento a riferire su questi dispersi in mare, ma nessun pervenuto. La verità è che la Meloni e il suo Governo continuano a dire che sono diminuiti gli sbarchi e le morti in mare solo perché non li contano”. Lo dichiara il deputato del Pd, Matteo Orfini, a proposito dell’informativa della Presidente del Consiglio Meloni alla Camera.
“Da Giorgia Meloni oggi in Aula è stato solo un piagnisteo per nascondere i fallimenti. Ha dato la colpa alle opposizioni, alla Magistratura, agli italiani che le hanno bocciato l’attacco alla Costituzione, all’Europa, alle contingenze internazionali, ma è mancato qualcosa contro Trump o Netanyahu. C’è mancato poco che non urlasse anche all’invasione delle cavallette contro il suo Governo”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’informativa della Presidente del Consiglio oggi alla Camera.
“Un comizietto stanco e stantio buono (forse) per un tour elettorale, ma molto al di sotto dello standing che il suo ruolo da Presidente del Consiglio, la situazione del Paese e lo scenario globale imporrebbero - prosegue la deputata dem - In pratica se dopo 4 anni dal suo insediamento l’Italia è peggiorata, sul lavoro, sull’economia, sulla sicurezza, la colpa non è sua ma della maledetta sfortuna”.
“Ha descritto un Paese che non esiste ripetendo una solfa che è ben lontana dalla realtà e gli italiani se ne sono accorti. Come giustamente ha detto la Segretaria Elly Schlein, toccherà a noi risollevare il Paese da questi 4 (forse 5, se arriveremo alla fine della legislatura) anni di nulla e disastri” conclude Gribaudo.