La scorsa settimana diversi quotidiani hanno riportato la notizia di un drone partito dalla base di Sigonella e utilizzato dagli Stati Uniti d'America per attività propedeutiche all'attacco dell'isola di Kharg del 13 e del 14 marzo scorso. Chiediamo quindi un’informativa urgente del ministro Crosetto perché queste operazioni non sono in linea con quanto riferito di recente proprio dal governo in quest'Aula e, per essere chiari, non sono state certamente attività relative ad operazioni di supporto ad attività della NATO. Ma si tratta di ben precise operazioni di protezione della flotta americana che in questo momento è impegnata nel Golfo Persico in una guerra criminale. Sono attività di acquisizione di dati strumentali come fotografie e individuazione di obiettivi sensibili militari per mirate operazioni belliche: radaristica avanzata e individuazione specifica degli obiettivi da colpire. La base di Sigonella in Sicilia e nessuna base italiana può essere utilizzata come attività di supporto alla guerra di Trump e di Netanyahu. Se il governo sapeva, ha mentito in quest'Aula e se non sapeva francamente vuol dire che non conta nulla. Crosetto venga a riferire al Parlamento come stanno veramente le cose perché il Paese ha diritto a riconoscere la verità.
Lo ha dichiarato in Aula il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Pd, Anthony Barbagallo per chiedere un informativa urgente del ministro Crosetto.
“L’ennesimo rinvio dell’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Liberty Magona di Piombino è una preoccupante fumata grigia che si aggiunge a una lunga serie di incertezze su una situazione ormai non più tollerabile per lavoratori e territorio. I continui slittamenti del tavolo ministeriale, già registrati nei giorni scorsi, stanno alimentando un clima di forte preoccupazione e instabilità, mentre la scadenza degli strumenti di gestione della crisi si avvicina senza soluzioni concrete Più il tempo passa, più la vertenza si complica e aumenta il rischio per centinaia di famiglie coinvolte. Da mesi chiediamo atti concreti e tempi certi per il futuro di Magona, un sito fondamentale per Piombino e per oltre 500 lavoratori, ma continuiamo ad assistere solo a rinvii e indecisioni. Serve un cambio di passo immediato che ad oggi Meloni ed Urso non sono in grado di assicurare”. Lo dichiara in una nota congiunta il deputato Dem Marco Simiani, Alessandro Franchi consigliere regionale Pd della Toscana, Simone De Rosas Segretario Pd Val di Cornia Elba Piombino e di Fabio Cento Segretario Pd Uc Piombino, sul nuovo rinvio dell’incontro al Ministero che era in programma ieri.
Subito dimissioni, sua permanenza pregiudica credibilità istituzioni
Una mozione di sfiducia alla Ministra Santanchè è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Di seguito il testo firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa).
“La Camera, premesso che:
– l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata;
– la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’Esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento;
considerato che:
– la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché;
– tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica;
– la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale;
– tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni;
visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati,
esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”.
"Le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi solo dopo la vittoria schiacciante del No al referendum non sono certo il segno di quanto il governo si preoccupi della decenza dei comportamenti dei suoi componenti. Se avesse vinto il Sì, sarebbero rimasti al loro posto? Perché si sono dimessi solo oggi?
Un cinico calcolo politico che gli italiani hanno capito benissimo, come dimostra il voto di ieri.
Cosa aspetta Meloni a chiedere le dimissioni della ministra Santanchè, come avrebbe dovuto fare già mesi fa?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Finalmente arrivano le dimissioni della Bartolozzi e di Delmastro, dimissioni tardive solo per meri calcoli politici, dimostratisi poi profondamente errati, da parte della maggioranza. I cittadini non sono stupidi e hanno capito che questo governo non fa altro che tattiche politiche per presenziare e occupare poltrone, ma non risolve i veri problemi. Inoltre è una vergogna avere un governo con ministri, sottosegretari e quant’altro indagati per reati penali gravi, che in qualsiasi altro Paese civile o contesto si sarebbero già dimessi da mesi. Attendiamo con ansia ora le dimissioni tardive, anche quelle, della Santanché, ma come si dice, meglio tardi che mai”. Lo dichiara Marco Lacarra, deputato Pd in commissione Giustizia della Camera.
“Non sono passate neanche 24 ore da quando gli italiani hanno respinto con chiarezza il tentativo del governo di modificare unilateralmente la Costituzione, e la maggioranza sceglie di perseverare nello stesso errore, annunciando un’accelerazione sulla legge elettorale. La decisione, resa nota oggi, di avviare già dal prossimo 31 marzo l’esame in Commissione Affari costituzionali alla Camera del testo presentato dal centrodestra conferma una volontà preoccupante di intervenire sulle regole del gioco senza il necessario confronto ampio e condiviso. La Costituzione e le leggi che regolano il funzionamento della nostra democrazia non possono essere piegate a interessi di parte. È grave che si intenda proseguire in questa direzione, anticipando soluzioni che sembrano costruite per favorire l’attuale maggioranza e mettere in difficoltà le opposizioni. Serve rispetto per i cittadini e per le istituzioni. Dopo il segnale arrivato dal Paese, ci saremmo aspettati un cambio di metodo, non una forzatura”, così la capogruppo democratica in Commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
"Ieri più di 14 milioni di italiane e italiani hanno dato un segnale chiaro a questo governo, sulle sue scelte in tema di giustizia e sulle sue politiche. E Giorgia Meloni, che ama parlare di sovranità popolare, invece di prendere atto della volontà della maggioranza delle cittadine e dei cittadini, finge che non sia successo nulla e pensa di accelerare sulla legge elettorale.
La bocciatura è netta ma se davvero Nordio se ne intesta la responsabilità deve trarne le conseguenze, anziché blindare se stesso, il sottosegretario Delmastro e la sua capa di gabinetto Bartolozzi. Vogliono continuare a fingere che Delmastro non abbia aperto una società con la figlia diciottenne di un noto prestanome di un clan camorrista, mentendo ripetutamente sulla vicenda? Vogliono continuare a fingere che Bartolozzi non sia stata anche lei a cena nel famigerato ristorante e non abbia definito la magistratura "plotone d'esecuzione"? Cos'è? Una brutta puntata del Truman Show?
Mentre la maggioranza del Paese chiede dimissioni, Meloni tace sui disastri causati dal suo governo.
Una situazione surreale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti nel mondo.
“Siamo molto soddisfatti del risultato. Ora vogliamo sconfiggere Meloni alle elezioni. Il voto ha dimostrato sia nella partecipazione che nel risultato che i cittadini hanno a cuore la Costituzione, soprattutto i più giovani. Noi continueremo a sfidare il governo sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone: sanità, lavoro, la scuola”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, a Rainews 24.
“Il Partito Democratico è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito” ha aggiunto Braga.
“La scelta della Segretaria Elly Schlein e del PD di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito Democratico è più forte ed è caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese” ha concluso la Capogruppo Pd.
“Ha vinto la forza della Costituzione. Ogni volta che provano a toccarla, perdono. Milioni di cittadini hanno detto un NO netto alla volontà di sottomettere la Magistratura al potere del Governo. Se passavano ora, avrebbero preso tutto. Ora dobbiamo costruire l’alternativa. Perché questo è stato anche un No alla guerra, un No all’affossamento del Salario Minimo, un No al definanziamento di sanità e scuola. Continueremo testardamente unitari come ha detto Elly Schlein a unire e rinnovare il campo progressista”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
È un risultato straordinario, con il quale gli italiani mandano un messaggio forte e chiaro al Governo: la Costituzione antifascista non si tocca. Alla propaganda autocelebrativa, arrogante e scorretta del centrodestra, i cittadini hanno risposto con una partecipazione al voto che non si vedeva da tempo e con la bocciatura di una riforma che avrebbe consentito alla maggioranza di far saltare l’equilibrio dei poteri e di procedere spedita verso il premierato. La narrazione meloniana non regge più perché non è sostenuta da autorevolezza, credibilità e risultati concreti, ma piuttosto da pericolose ambiguità sia sul fronte interno che internazionale. Mi auguro che sia iniziata la fase del disincanto che, come Partito Democratico, cercheremo di portare avanti con tutto l’impegno possibile.
Così la deputata democratica Antonella Forattini.
“La vittoria del NO è una sonora sconfitta politica per il Governo Meloni. Una bella festa della democrazia, segnata da una grande partecipazione anche di chi si era astenuto in precedenza, dal forte voto del sud e dei giovani per il NO.
Il referendum ha lanciato un messaggio chiaro: la giustizia non va riformata scassando la Costituzione.
La vittoria del NO non è difesa dello status quo, ma richiesta di interventi concreti sui problemi veri: processi più rapidi, più risorse, digitalizzazione, carceri dignitose e accesso equo alla giustizia.
I cittadini chiedono serietà, non propaganda. Ora serve un’agenda condivisa e credibile per una giustizia più efficiente, giusta e vicina ai bisogni reali del Paese.
E serve inoltre che il governo si spogli dagli atteggiamenti arroganti e propagandistici che hanno messo in campo anche per la riforma elettorale, la legge sull'autonomia differenziata e il premierato. Serve un progetto diverso per il Paese, e il centrosinistra ora ha una grande responsabilità nel raccogliere la speranza racchiusa dentro questo voto e farla diventare idee per l’alternativa alla destra, per batterla alle prossime elezioni politiche”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Le Italiane e gli italiani hanno fermato questa riforma e difeso la Costituzione. Una grande risposta democratica, di partecipazione e un segnale importante che mette in luce soprattutto il contributo cruciale dei giovani ed il fatto che l'astensionismo non è sempre lontano dalle urne. Ora è necessario lavorare per evitare ulteriori danni al paese da parte di questa maggioranza e il PD ha l’onere di contrastare l’aggressione al bene pubblico, alla tutela della biodiversità e degli animali messa in atto da parte di questo governo a colpi di slogan elettoralistici e succube delle corporazioni delle armi.
C’è una prospettiva ambientale del campo largo che può e deve essere intrapresa a difesa dell’interesse pubblico e della nostra Costituzione. Al campo largo spetta ora offrire proposte. È tempo di una nuova primavera!”. Lo dichiarano in una nota congiunta, le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino.
«L’esito chiaro del referendum sulla giustizia, con una netta affermazione del No, impone alcune riflessioni. La prima riguarda il metodo: non si possono toccare punti fondamentali della Costituzione, come l’equilibrio tra i poteri dello Stato, in modo impositivo da parte della maggioranza. Il confronto parlamentare non è un orpello, ma un dovere democratico per chi governa.
La seconda riguarda il merito. I cittadini ci chiedono di affrontare i problemi reali della giustizia: la lunghezza dei processi, la carenza di personale, il ritardo nell’innovazione, il dramma delle carceri e la necessità di rivedere alcuni aspetti del sistema sanzionatorio. È su questi nodi che dobbiamo concentrare il nostro impegno.
Questo voto segna anche un ridimensionamento dell’idea che si possa governare imponendo dall’alto le regole su tutto. Le istituzioni democratiche funzionano se si fondano su equilibrio, rispetto e confronto.
Al tempo stesso, il risultato restituisce l’immagine di un Paese diviso, che ha bisogno di essere ricucito. È responsabilità di tutti, maggioranza e opposizione, lavorare per una stagione di confronto più serio e meno conflittuale, capace di rimettere al centro l’interesse generale.
Per il Partito Democratico e per le forze del centrosinistra si apre ora una fase nuova: costruire un’alleanza fondata su idee e proposte concrete, non soltanto sull’opposizione al governo. La difesa dei capisaldi costituzionali resta un punto fermo, ma da sola non basta: serve un progetto credibile sui grandi temi nazionali e internazionali.
All’interno del Partito Democratico, infine, credo sia necessaria una riflessione seria: l’unità è e deve rimanere un valore. Le diverse sensibilità sono una ricchezza, ma non possono trasformarsi in distanze incompatibili con una stessa comunità politica». Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Gian Antonio Girelli.
“La netta vittoria del No rappresenta prima di tutto una chiara bocciatura di massa che il popolo italiano ha inflitto al Governo Meloni. Gli italiani hanno ribadito che la nostra Costituzione non si tocca con colpi di mano o riforme pasticciate nate con l'unico scopo di sbilanciare l'equilibrio dei poteri. Siamo profondamente soddisfatti perché il Paese ha scelto con orgoglio la strada della stabilità democratica, respingendo con forza un progetto che avrebbe umiliato il ruolo centrale del Parlamento e soffocato quegli spazi di pluralismo che sono il cuore pulsante della nostra Repubblica.
In questa straordinaria mobilitazione civile, il Partito Democratico si è confermato il perno insostituibile della resistenza democratica, dimostrando di essere l'unico vero argine contro derive autoritarie e semplificazioni pericolose che minacciano le fondamenta della nostra libertà. Oggi non cade solo una proposta di legge sbagliata, ma crolla l'illusione di una destra che pensava di poter cambiare le regole del gioco a proprio piacimento. Il messaggio che arriva dalle urne è che la democrazia appartiene ai cittadini e non può essere piegata agli interessi di una maggioranza arrogante.
Prendiamo atto del risultato, rispettiamo chi ha votato sì, ma non ci fermiamo: il nostro lavoro è allargare il consenso attorno al campo largo per affrontare le elezioni politiche con la forza necessaria per vincere” così sui social il deputato democratico Stefano Graziano.
La Costituzione non si stravolge a colpi di maggioranza. Non si tocca a dispetto del Parlamento, non si tocca senza coinvolgere le opposizioni. Non si possono più raccontare bugie: non era una riforma della giustizia e non migliorava il suo funzionamento. Era solo un modo per controllare la magistratura e consegnare alla politica il potere di decidere tutto. Dopo la finta automia e il premierato bloccato, neanche questa riforma arriva a conclusione. Il governo Meloni non può rivendicare nulla. Questo è accaduto tra ieri e oggi, grazie a una mobilitazione straordinaria di chi ha capito quale era la posta in gioco.
Grazie a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che hanno difeso la Costituzione antifascista nata dalla guerra di Liberazione e dalla Resistenza.
Lo ha scritto su Facebook Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei deputati.