"In una democrazia è compito di chi ricopre incarichi istituzionali, soprattutto se di enorme responsabilità come il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, con delega al Dap, chiarire se coinvolti in vicende opache e con molte ombre. Secondo ricostruzioni di stampa, Delmastro sarebbe stato in affari con una diciottenne figlia di un prestanome di mafiosi. Oggi tutta la vicenda è stata rivelata dal Fatto quotidiano, e in parte ammessa dallo stesso sottosegretario, che tuttavia si beffa del dovere di dare spiegazioni serie e vorrebbe farci credere che non sapeva chi fosse il padre. Ma davvero prendono per stupidi gli italiani? O è la presunzione di impunità che lo tiene ancora al suo posto di Governo, dopo la condanna in primo grado? Il fatto lo stesso Delmastro, qualche mese fa, con diffamatoria sicumera e sprezzo del ridicolo, aveva detto che "il Pd aveva accettato di fare un inchino ai mafiosi", rende tutto paradossale ma non meno grave. Questa vicenda, che dovrà essere affrontata in Commissione Antimafia, non può essere liquidata come stanno facendo i vertici di Fratelli d’Italia. Perché colpisce la credibilità delle istituzioni, e dunque va chiarita dal Governo, prima del voto di domenica. Se fosse confermata la ricostruzione del Fatto, Delmastro non potrebbe restare un minuto in più al suo posto. Perché chi ricopre incarichi di così grande responsabilità non può avere ombre inquietanti sul proprio operato". Così il deputato Peppe Provenzano, componente della Commissione Antimafia e membro della segreteria nazionale Pd.
“Destano forte preoccupazione i presunti rapporti del sottosegretario Delmastro con persone legate alla criminalità organizzata:
fatti gravissimi su cui la presidente del Consiglio deve fornire chiarimenti.
A questo si aggiunge anche una palese violazione della legge sul conflitto di interessi. La società G&G, costituita da Delmastro nel novembre 2025, non compare infatti nell’ultima relazione semestrale sul conflitto di interessi dell’Antitrust di dicembre 2025. Un’assenza molto grave dal momento che la legge impone di comunicare entro venti giorni qualsiasi variazione patrimoniale dei componenti del Governo. Delmastro non sembra averlo fatto. Perché?
Se confermata, la mancata comunicazione configurerebbe una violazione della normativa sul conflitto di interessi, con possibili conseguenze anche penali. Serve chiarezza immediata: Delmastro deve spiegare perché ha taciuto o, peggio, nascosto queste informazioni, impedendo di fatto ai agli organi preposti di effettuare correttamente i controlli sul conflitto di interessi” così la capogruppo democratica nella commissione affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“Gli aumenti dei carburanti a causa della guerra in Iran voluta da Trump e Netanyahu stanno mettendo in crisi i bilanci delle famiglie italiane e di molte imprese.
Di fronte a questa grave situazione il governo balbetta e resta immobile, troppo distratto dalla campagna referendaria.
La via maestra è quella della sterilizzazione delle accise per dare sollievo ai consumatori.
Il governo Meloni si sbrighi perché ogni giorno che passa è peggio”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati.
Come PD, esattamente una settimana fa abbiamo interrogato il Ministro Pichetto Fratin, per sapere quali azioni urgenti intendesse mettere in campo il governo per sollevare cittadini, famiglie e imprese dal caro energetico e dall’esplosione dei prezzi della benzina, conseguenti allo sciagurato illegittimo attacco di Trump e Netanyahu all’Iran. Il Ministro ha risposto ‘eventuali misure sono all’esame dei ministeri’. A una settimana da quella risposta e ormai a tre dallo scoppio bellico nel Golfo, la premier europea più schierata al fianco del presidente americano e di quello israeliano, Giorgia Meloni, non ha ancora messo in campo nessuna azione concreta. Nemmeno la riduzione delle imposte sui carburanti, compensabile con le maggiori entrate che lo Stato incassa dall’Iva, come le abbiamo proposto per venire incontro agli italiani e alle italiane”. Lo dichiara la deputata PD, Sara Ferrari, segretaria dell'ufficio di presidenza.
“Ad oggi nessun intervento per la riduzione del costo della benzina e del diesel che influiscono sulle tasche e sulla vita di tutte e tutti i cittadini italiani, sui trasporti, sull’agricoltura, su ogni settore economico. Sperando che lasci in pace ‘la famiglia nel bosco’, ci aspettiamo che la premier Meloni si occupi urgentemente di quello che le compete davvero, come il caro vita per le persone”, conclude la parlamentare dem.
“Quanto leggiamo oggi sul Fatto Quotidiano ha dell’inquietante: Delmastro e importanti dirigenti di Fratelli d’Italia in Piemonte, come l’assessora e vicepresidente della Regione Piemonte Chiorino, il Consigliere regionale Zappalà e il Segretario provinciale di FDI Biella e assessore in comune Franceschini, sarebbero stati in affari legati alla ristorazione con Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro Caroccia già condannato per reati molto gravi tra cui la vicinanza al potente clan romano dei Senese. Uno strano connubio che parte dal Piemonte e arriva fino alla capitale su cui chiediamo immediata chiarezza e spiegazioni esaustive, perché la vicenda se confermata sarebbe estremamente grave. Come leggiamo dal Fatto, subito dopo la condanna definitiva di Mauro Caroccia tutti gli esponenti di Fratelli d’Italia avrebbero venduto improvvisamente e simultaneamente le loro quote de “Le 5 Forchette SRL” a Miriam Caroccia. Qualcosa di strano c’è, ma soprattutto c’è la presenza di un nutrito gruppo dirigente nazionale e regionale di Fratelli d’Italia Piemonte, con anche un esponente del Governo come Delmastro, uno dei redattori della riforma costituzionale sulla quale siamo chiamati a votare il 22 e 23 marzo, che sarebbero implicati in affari quantomeno opachi”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico.
“Centottanta esuberi nel gruppo Tiscali–Tessellis tra Sardegna e Puglia non sono una semplice riorganizzazione: sono lo smantellamento di un pezzo rilevante dell’industria digitale nel Mezzogiorno. Si stanno colpendo lavoratrici e lavoratori qualificati in uno dei settori più avanzati e strategici per il Paese, quello delle telecomunicazioni, mentre il Governo resta silente”.
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico, Silvio Lai, Francesca Viggiani, Marco Lacarra, Claudio Stefanazzi, insieme al responsabile Mezzogiorno del PD, Marco Sarracino.
“Gli 81 esuberi previsti nella sede di Cagliari - spiegano - colpiscono il cuore storico e tecnologico dell’azienda. Ancora più grave è la situazione della sede di Taranto, dove la procedura coinvolge di fatto l’intero organico, cancellando un presidio industriale costruito in oltre dieci anni. Non siamo di fronte a un settore in declino, ma a un comparto che rappresenta il futuro del Paese: infrastrutture digitali, connettività, servizi avanzati. Tagliare qui significa indebolire la capacità dell’Italia di competere e innovare. Quello che emerge è una riorganizzazione guidata da logiche finanziarie e societarie, comprese possibili cessioni di rami aziendali, e non da una strategia industriale. A pagarne il prezzo sono i lavoratori e i territori. Il punto non riguarda solo Sardegna e Puglia, ma l’intero sistema dei poli tecnologici del Sud. Senza una politica industriale sulle telecomunicazioni, il rischio è quello di un progressivo smantellamento del digitale nel Mezzogiorno. Di fronte a una procedura di licenziamento collettivo già avviata, colpisce l’assenza totale del Governo: nessun tavolo nazionale, nessuna iniziativa, nessuna richiesta di un piano industriale chiaro e vincolante. Il Governo è silente mentre un pezzo di industria strategica viene smantellato, continuando a fare propaganda su sviluppo e transizione digitale. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare e chiediamo l’immediata apertura di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il coinvolgimento delle Regioni Sardegna e Puglia e delle organizzazioni sindacali. Non si può parlare di futuro e poi lasciare azzerare i poli tecnologici del Mezzogiorno. Così - concludono - si indebolisce l’Italia, ma questo non interessa ai sovranisti part time del governo Meloni”.
Mentre Giorgia Meloni resta ambigua, senza condannare né prendere posizione, la guerra portata avanti dai suoi amici Trump e Netanyahu colpisce direttamente famiglie e imprese italiane.
Carburanti alle stelle, prezzi alimentari in aumento: il costo lo stanno pagando gli italiani. E il Governo? Immobile.
Meloni aveva promesso di intervenire sulle accise: lo faccia subito. È una misura necessaria per fermare una situazione ormai fuori controllo. Serve una risposta chiara e immediata. Il Paese non può più aspettare.
Così una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati .
“Chiediamo con assoluta urgenza la convocazione del tavolo di crisi del comparto pesca. Non è più tempo di annunci ma di decisioni. Il settore rappresenta un presidio economico, sociale e strategico per il Paese e va difeso con atti concreti, non con il silenzio”.
La richiesta arriva dai deputati del Partito Democratico Marco Simiani, Antonella Forattini e Stefano Vaccari.
“La situazione è ormai fuori controllo. L’aumento vertiginoso del costo del gasolio, principale voce di spesa per le imprese della pesca, sta mettendo in ginocchio un comparto già fragile, con il rischio concreto di fermo delle attività e perdita di posti di lavoro lungo tutta la filiera ittica e di compromettere la Sicurezza alimentare del nostro Paese”, dichiarano i deputati dem.
Dalla lettera unitaria delle principali rappresentanze del settore indirizzata al Governo emerge con chiarezza un quadro allarmante. Il carburante incide spesso per oltre la metà dei costi operativi e i rincari recenti stanno compromettendo la sostenibilità economica delle imprese, con marinerie già in difficoltà e sempre più vicine alla sospensione delle attività.
“Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa ma a una crisi annunciata. Il gruppo Pd aveva già avanzato proposte precise e richieste puntuali, completamente ignorate dal Governo. Oggi paghiamo il prezzo di questa totale assenza di visione e di intervento”, proseguono Simiani, Forattini e Vaccari.
Il PD ribadisce con determinazione la necessità di misure immediate e concrete per l'attivazione urgente di un tavolo di crisi con tutte le rappresentanze del settore, per l'accelerazione dei pagamenti del fermo pesca per immettere liquidità nelle imprese, per l'
introduzione di un credito d’imposta sul carburante; per modificare in sede europea gli strumenti FEAMPA e per attivare sostegni straordinari regionali e piena operatività degli ammortizzatori sociali di settore.
“Il Governo non può più voltarsi dall’altra parte. Serve una risposta immediata, strutturata e coordinata. Ogni giorno perso aggrava una crisi che rischia di diventare irreversibile”.
“Siamo al doppio standard: il governo guidato da Giorgia Meloni dichiara che i magistrati non debbano fare politica, eppure affida il Ministero della Giustizia a Carlo Nordio, capo corrente a tutti gli effetti, calpestando ogni apparenza di credibilità. La verità è evidente: la riforma della giustizia punta a indebolire l’indipendenza della magistratura, portandola sotto il controllo politico. Nordio ne è la dimostrazione più plastica”. Così il capogruppo Pd nella commissione giustizia alla Camera, Federico Gianassi, nel corso di un incontro per il NO ad Ascoli. “Questa riforma voluta dal governo con un Parlamento bypassato - ha attaccato Gianassi - rappresenta un rischio, perché non solo non affronta e risolve i mali della giustizia, ma li aggrava con un intervento radicale sul pubblico ministero, trasformato da un organo di giustizia a un super poliziotto, e il giudice che viene indebolito".
“Vorrei ricordare al presidente della commissione Lavoro della Camera, Rizzetto, che la Cgil non fa propaganda per il No utilizzando le indagini sul caporalato. Prende semplicemente atto che è stata la magistratura a scoperchiare il sistema di sfruttamento che emerge in larga parte del tessuto produttivo senza che il governo di destra abbia fatto mezzo provvedimento per arginarlo. Quella stessa magistratura che dalle parti del ministero della Giustizia definiscono ‘plotone di esecuzione’. Anziché attaccare il sindacato, si siedano al tavolo con le parti sociali e trovino misure per contrastare i contratti pirata, i subappalti al ribasso, il sottosalario”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“In soli 7 giorni, per il diesel abbiamo assistito al secondo maggiore rialzo di sempre e poco ci manca per il rincaro della benzina e del gasolio per riscaldamento. I prezzi dei carburanti e quelli dell’energia continuano ad aumentare a seguito dell’escalation militare in Medio Oriente, ma il governo italiano non prende posizione e non si muove a sostegno di famiglie e imprese”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Vinicio Peluffo e Alberto Pandolfo, rispettivamente vicepresidente e capogruppo della commissione Attività produttive alla Camera.
“Oggi apprendiamo che il ministro Pichetto Fratin parla di sviluppo di nuovi motori e carburanti neutri, il ministro Salvini continua invece a fare da eco a Trump in chiave filo russa e la premier Meloni rimane in silenzio. Il problema è ora: l’azione del governo deve essere immediata e non può essere ipotetica o, come al solito, legata alla propaganda del ‘tutto va bene’. Se i prezzi continuano ad aumentare il governo non può continuare a vivere d’inerzia o a varare inutili pannicelli caldi come il decreto bollette”, concludono i deputati dem.
“I dati di oggi della Fondazione GIMBE fotografano il progressivo smantellamento della medicina territoriale sotto i colpi dell'inerzia del governo Meloni: mancano oltre 5.700 medici di medicina generale in tutta Italia, con punte drammatiche nelle grandi regioni come la Lombardia, il Veneto e la Campania. Con una media di 1.383 assistiti per medico, ben oltre la soglia ottimale, e la prospettiva di oltre 8.000 pensionamenti entro il 2028, il primo presidio di salute per i cittadini sta scomparendo. Siamo di fronte a una desertificazione sanitaria che colpisce soprattutto i più fragili e gli anziani, trasformando il diritto di avere un medico vicino a casa in un privilegio per pochi e sovraccaricando ulteriormente i pronto soccorso già al collasso.”
“È inaccettabile che, davanti a questa emergenza, la destra risponda con una programmazione insufficiente e con la minaccia dell'autonomia differenziata, che non farà che amplificare i divari regionali già esistenti. Serve un piano straordinario di assunzioni e di investimenti che possano rendere nuovamente attrattiva la professione di medico di base, superando l’attuale isolamento dei professionisti, con una rete attiva che faccia dialogare ospedale e territorio, con team multiprofessionali, percorsi di specializzazione e borse di studio adeguate. Non ci può essere prossimità, né l'attuazione di una buona riforma territoriale del PNRR senza le gambe dei medici: difendere il loro ruolo significa difendere l'universalità del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che questo esecutivo sembra voler sacrificare sull'altare dei tagli e del disinvestimento.”
Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
“Apprendiamo da fonti stampa della presenza e del coinvolgimento attivo di Pietro Piccinetti, amministratore delegato di Infratel, società pubblica vigilata dallo Stato, in un’iniziativa di propaganda referendaria organizzata dal ‘Comitato per il sì’ insieme a esponenti della maggioranza e del Governo. Oltre a gravi questioni di opportunità istituzionale, la presenza dell’Ad pone dei seri dubbi sull’imparzialità dell’azione pubblica e rispetto dei principi di neutralità cui devono attenersi coloro che ricoprono incarichi apicali in società controllate dallo Stato”. Lo dichiarano i deputati PD Andrea Casu e Debora Serracchiani, responsabile giustizia della segreteria nazionale del Partito Democratico, che annunciano di aver presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere immediati chiarimenti da parte del governo sull’accaduto. “Tale situazione appare ancora più delicata alla luce del fatto che Infratel è chiamata a gestire progetti strategici e rilevanti per la digitalizzazione del Paese. Chiediamo che venga fatta piena luce sull’accaduto e sull’eventuale utilizzo di risorse o personale di Infratel nell’organizzazione dell’evento o della campagna”, concludono i deputati dem.
“Apprendiamo da fonti stampa della presenza e del coinvolgimento attivo di Pietro Picchetti, amministratore delegato di Infratel, società pubblica vigilata dallo Stato, in un’iniziativa di propaganda referendaria organizzata dal ‘Comitato per il sì’ insieme a esponenti della maggioranza e del Governo. Oltre a gravi questioni di opportunità istituzionale, la presenza dell’Ad pone dei seri dubbi sull’imparzialità dell’azione pubblica e rispetto dei principi di neutralità cui devono attenersi coloro che ricoprono incarichi apicali in società controllate dallo Stato”. Lo dichiarano i deputati PD Andrea Casu e Debora Serracchiani, responsabile giustizia della segreteria nazionale del Partito Democratico, che annunciano di aver presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere immediati chiarimenti da parte del governo sull’accaduto. “Tale situazione appare ancora più delicata alla luce del fatto che Infratel è chiamata a gestire progetti strategici e rilevanti per la digitalizzazione del Paese. Chiediamo che venga fatta piena luce sull’accaduto e sull’eventuale utilizzo di risorse o personale di Infratel nell’organizzazione dell’evento o della campagna”, concludono i deputati dem.
“Chiediamo al governo di chiarire se i nostri militari dell’Unifil sono in sicurezza, considerando che le notizie che escono sono estremamente preoccupanti. Anche oggi, autorevoli esponenti della difesa hanno evidenziato come l’UNIFIL si trova in un territorio in mezzo e basterebbe anche un solo lancio non appropriato per mettere a rischio i soldati italiani. La sicurezza del nostro contingente non può assolutamente essere affidata al caso e quindi auspichiamo che il governo italiano faccia il possibile per mettere in sicurezza i nostri militari”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano capogruppo pd in commissione Difesa della Camera.