Venendo in Parlamento dodici giorni dopo lo scoppio della guerra e imponendo una discussione che comprendesse anche il Consiglio europeo, Meloni si è rifiutata di dare dignità alla discussione su quello che sta accadendo. La sua pseudo apertura si è scontrato con la realtà dei fatti e cioè che lei non è in grado di promuovere un’iniziativa diplomatica dell’Italia per chiedere il cessate il fuoco che insieme a un coordinamento maggiore con l’Unione Europea è la condizione chiesta dalle opposizioni. Non può farlo perchè si rifiuta di ammettere che questa guerra nasce da una violazione del diritto internazionale e che assistiamo ad una subalternità del governo italiano rispetto a Trump che rischia di precipitarci in un conflitto illegale e insensato.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, partecipando a L’Aria che tira su La7.
Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.
“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“Giorgia Meloni - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.
“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.
"Esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro ringraziamento alle donne e agli uomini dei nostri contingenti militari impegnati ad Erbil. In questa fase di estrema delicatezza per il quadrante mediorientale, il nostro pensiero va a chi opera con dedizione per la sicurezza internazionale, mentre continuiamo a chiedere al governo di lavorare per il raggiungimento di un cessate il fuoco il prima possibile per fermare l'escalation di violenza."
"Data la complessità della situazione sul campo, chiediamo al Ministro Crosetto di venire con urgenza in Commissione Difesa per illustrare il quadro aggiornato della situazione e l'evoluzione dello scenario operativo. Il confronto parlamentare è un passaggio imprescindibile per una gestione trasparente e condivisa delle nostre missioni all'estero."
Così Stefano Graziano, Capogruppo PD in Commissione Difesa della Camera.
“Questa volta a dire stop al progetto del Ponte sullo Stretto è stata la Ragioneria generale dello Stato. Non si tratta di un’autorità indipendente ma di una amministrazione dello stato alle dirette dipendenze del governo. E proprio la Ragioneria ha messo nero su bianco quello che il Partito Democratico denuncia da tempo: il continuo e ingiustificato lievitare dei costi legati al progetto”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato del Partito Democratico, capogruppo dem in commissione Trasporti e segretario regionale del Pd Sicilia.
“Stiamo parlando di spese per consulenze, incarichi e attività che si moltiplicano in mille rivoli e che la stessa Ragioneria – aggiunge l’esponente Pd - fatica ormai a quantificare con chiarezza. Non si capisce bene perché questi costi continuino ad aumentare e per quali ragioni. Alla luce di queste osservazioni, il progetto è stato costretto a tornare nuovamente all’esame del Consiglio dei ministri. Matteo Salvini ha passato l’intera legislatura annunciando date per l’inizio dei lavori che puntualmente non sono state rispettate. Oggi è costretto ad ammettere di non essere più in grado di indicarne una”.
“Per quanto ci riguarda – conclude Barbagallo – è sempre più evidente che il Ponte sullo Stretto non sarà un tema di questa legislatura. Tra ritardi e promesse non mantenute, siamo di fronte a un’opera che secondo i calcoli del Partito Democratico è già costata quasi un miliardo di euro tra spese di progettazione susseguitesi negli anni, incarichi tecnici, consulenze e indennità varie. Un progetto che e' il simbolo degli sprechi e dell’inadeguatezza del governo Meloni-Salvini, e su cui continueremo a dare battaglia”.
"Il genocidio a Gaza e il processo di annessione illegale della Cisgiordania, hanno colpito duramente anche il diritto allo sport del popolo palestinese. E' quello che denuncia il rapporto The Impact of Israeli Aggression
On the Palestinian Sports Sector" che il presidente del Comitato olimpico palestinese Jibril Rajoub ha presentato in un'audizione al Comitato diritti umani della Camera che presiedo. E sulla base delle denunce del presidente Rajoub e del rapporto, ho scritto una lettera ai presidenti del Comitato Olimpico Internazionale, del Comitato Paralimpico Internazionale, della FIFA e dell’UEFA.
Dopo più di due anni di bombardamenti israeliani a Gaza e a seguito delle violenze dei coloni e dell’IDF in Cisgiordania, sono 684 gli atleti uccisi, e migliaia quelli feriti, appartenenti alle 34 federazioni e istituzioni sportive palestinesi. Stadi e infrastrutture di ogni disciplina sono stati irrimediabilmente lesi o distrutti per un danno quantificabile in milioni di dollari, e la ricostruzione richiederà molti anni.
Almeno nove club di calcio che fanno parte del campionato israeliano, sostenuti anche dalla FIFA e dalla UEFA, hanno sede nelle colonie illegali in Cisgiordania e in queste località la Federcalcio israeliana e il Comitato Olimpico israeliano organizzano competizioni sportive ufficiali. Perfino libertà di movimento degli atleti palestinesi è assolutamente limitata a causa di restrizioni imposte dalle autorità israeliane e questo incide sulla loro possibilità di allenarsi e di partecipare alle competizioni.
Alla luce di tutto questo, illustrato nella lettera pubblicata oggi integralmente sulle pagine di Tuttosport, chiediamo ai presidenti delle massime organizzazioni sportive internazionali di fare ogni sforzo, per quanto di loro competenza, perché il governo israeliano ponga fine alla politica di annientamento perfino della vita sportiva dei palestinesi. Chiediamo anche di valutare se ricorrano gli estremi per applicare allo Stato di Israele le stesse sanzioni già applicate ad altri Paesi per violazione dei principi della Carta Olimpica secondo i quali la pratica sportiva è un diritto umano fondamentale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Per il distretto non serve un commissario straordinario ma risorse, ispettori e responsabilità dei committenti”
“Oggi all'audizione delle Commissioni Giustizia e Lavoro della Camera, riunite per discutere delle condizioni di lavoro nel distretto tessile di Prato, eravamo presenti solo noi come deputati del territorio. La destra pratese e toscana era assente. È una storia che si ripete: quando arriva il momento di ascoltare chi quel territorio lo conosce davvero, la destra non c'è o parla solo sui giornali”.
Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale Pd, e Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente del Pd Prato.
“Chi oggi era in Aula - aggiungono - come il presidente della provincia Simone Calamai, ha detto una cosa semplice: sappiamo dove sta il problema. Filiere troppo lunghe, subappalti a cascata, committenti che non rispondono di quello che accade a valle. E uno Stato che vorrebbe controllare ma non ha gli uomini per farlo. Nella provincia di Prato gli organici dell'ispettorato non bastano. Servono più ispettori, più risorse per il tribunale e la procura, più personale nelle forze dell'ordine. Lo stesso Calamai è stato chiaro: il commissario straordinario non è la risposta che il territorio chiede. Quello che serve è un impegno strutturale: risorse stabili, responsabilità dei committenti lungo tutta la filiera, tracciabilità della produzione, protezione reale per i lavoratori che denunciano. Non un'emergenza da gestire: un sistema da rafforzare. Il governo - concludono - invece di pensare agli scudi penali, dovrebbe iniziare a mettere risorse su chi controlla e su chi tutela i lavoratori. Gli strumenti ci sono, la volontà pare di no”.
“Il Parlamento italiano ha dovuto attendere dodici lunghi giorni per ascoltare la voce della premier sull’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran. Meloni è fuori tempo massimo. La presenza oggi per il Consiglio Europeo è un obbligo. La presenza dopo l'attacco in Iran era un dovere, un atto di responsabilità e invece ha preferito fuggire dal confronto parlamentare. Anche la forzatura di unire due discussioni differenti, costringendoci a votare risoluzioni con un ordine del giorno e conclusioni provvisorie sui temi europei è una scelta inaccettabile, un’offesa grave al ruolo del Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca, intervenendo in Aula nel corso della discussione sulle comunicazioni della presidente del Consiglio sulla guerra in Iran e sul prossimo Consiglio europeo.
“Meloni - ha aggiunto - aveva il dovere di dire subito una cosa netta senza tentennare: l'attacco unilaterale di Stati Uniti ed Israele è illegale e va condannato perché contrario al diritto internazionale. Punto. Una cosa è l’alleanza, un’altra è la sudditanza. Ci sono leader europei che hanno parlato con chiarezza. Bene il meccanismo di solidarietà europeo verso Cipro. Ma il governo avrebbe dovuto mostrare solidarietà e vicinanza politica anche al premier spagnolo Pedro Sánchez, attaccato volgarmente da Trump, per aver detto quello che doveva dire Meloni: No alla guerra, No alla distruzione del diritto internazionale. La presidente del Consiglio dica oggi l'Italia non metterà mai a disposizione le basi militari per alimentare un conflitto illegale. Non perché lo chiede il Pd, ma perché lo impone l'articolo 11 della Costituzione. Articolo - ha concluso - che il governo sta calpestando quando invia Tajani come osservatore al Board of Peace”.
“Questa mattina sono stato con i lavoratori della Trasnova di Pomigliano d’Arco al Ministero delle Imprese. Il PD segue questa vertenza da oltre un anno con la massima attenzione. Si intravedono alcune luci sulla possibile ricollocazione, ma la preoccupazione resta alta: è incredibile il ritardo e la superficialità con cui il governo ha affrontato una crisi che nasce da una scelta precisa di Stellantis, che si è lavata le mani non rinnovando la commessa con Trasnova. Continueremo a fare la nostra parte — anche con il supporto della Regione Campania — perché tutte le soluzioni possibili vengano messe sul tavolo al più presto. Nessun posto di lavoro può essere perduto” così il deputato democratico Marco Sarracino.
“È importante ricordare che questo referendum non ha quorum, quindi è fondamentale andare a votare. E nel nostro caso è importante votare No”. Lo afferma Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico.
“Questa riforma – spiega l’esponente dem – non riguarda la giustizia e non interviene su nessuno dei problemi reali del sistema giudiziario. Non migliora il funzionamento dei tribunali e non affronta le difficoltà che cittadini e operatori incontrano ogni giorno. Non riguarda neppure la separazione delle carriere, che di fatto già esiste. Il punto centrale è invece un altro: questa riforma riguarda i nostri diritti e le nostre garanzie di cittadini. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura servono proprio a tutelare i cittadini, perché solo una magistratura libera può garantire che i diritti di tutti vengano riconosciuti e difesi”.
“Quello che questa maggioranza e questo governo vogliono fare è togliere autonomia e indipendenza alla magistratura, per avere le mani libere e poter agire senza essere disturbati. Per questo – conclude Serracchiani – è importante partecipare al voto e scegliere il No, per difendere le garanzie dei cittadini e l’equilibrio tra i poteri dello Stato”.
“Per un territorio come il nostro, dove il distretto tessile è già sotto pressione da mesi, il segnale che arriva oggi dai panificatori si aggiunge a un quadro che conosciamo bene. Tessile, manifattura, artigianato lanciano da tempo lo stesso grido dall’allarme: la capacità delle piccole e medie imprese di reggere i costi energetici è al limite. Per chi lavora con forni accesi molte ore al giorno, con macchinari che non si possono spegnere, l'energia non è una voce del bilancio tra le altre. È la condizione stessa della produzione. Il decreto bollette arriva dopo mesi di annunci e con misure insufficienti. L'Italia nel 2024 ha pagato l'energia elettrica al prezzo più alto d'Europa. Veniamo da tre anni di scelte sbagliate: norme contraddittorie sulle rinnovabili, tagli alle comunità energetiche, indebolimento degli strumenti per l'efficienza energetica. Dovevamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Il governo ha fatto l'opposto, e oggi famiglie e imprese pagano il conto. Il problema di fondo è che questo decreto non cambia l'architettura del sistema: il prezzo dell'energia resta agganciato al gas, anche nelle ore in cui produciamo da fonti rinnovabili. Finché non si interviene su questo meccanismo, continueremo a inseguire l'emergenza. Le risorse per intervenire ci sono, e lo Stato le incassa già: dalle aste sulle emissioni e dai dividendi delle società energetiche partecipate. Potrebbero essere indirizzate verso una riduzione strutturale dei costi. I contratti di lungo periodo per le rinnovabili sono uno strumento giusto, ma il governo li ha inseriti con due anni e mezzo di ritardo. Un provvedimento di emergenza non sostituisce una strategia. Il PD le proposte concrete le ha avanzate in Commissione: un pacchetto di emendamenti che chiede al governo di sterilizzare le accise per calmierare i costi in bolletta, evitando che ricada su cittadini e imprese. Il governo si muova”.
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato PD in Commissiona attività produttive della Camera, attuale coordinatore reggente del PD Prato.
I deputati del Pd, Stefano Vaccari, Andrea De Maria e Virginio Merola, hanno presentato una serie di emendamenti al Dl Bollette per contrastare la decisione del governo di spostare la sede dell’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia ItaliaMeteo da Bologna a Roma.
Gli emendamenti, tra l’altro, puntano in particolare a mantenere la sede dell’Agenzia a Bologna od anche a prevedere una soluzione equilibrata con sede legale a Roma e sede operativa tecnico-scientifica a Bologna, salvaguardando il ruolo strategico del Tecnopolo e dell’ecosistema scientifico già esistente.
“La scelta del governo di spostare ItaliaMeteo da Bologna a Roma è incomprensibile perché priva di una visione complessiva, senza un progetto industriale e scientifico e mette a rischio attività, investimenti e professionalità costruite negli ultimi anni”, dichiarano i deputati Pd, Vaccari, De Maria e Merola. “A Bologna - spiegano - esiste già un ecosistema unico in Europa per la meteorologia e lo studio del clima, con il Tecnopolo che ospita il Centro europeo per le previsioni meteorologiche, il Cineca, il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, il Cnr e l’Università. Smantellare questo sistema significa indebolire l’intera strategia nazionale sulla meteorologia e sulla climatologia e il ruolo internazionale conquistato nel tempo”. Vaccari, De Maria e Merola, sottolineano inoltre che il lavoro svolto finora dall’Agenzia è strettamente legato alle infrastrutture scientifiche e di calcolo presenti a Bologna: “Le attività di modellistica meteorologica nazionale, la piattaforma MeteoHub e le infrastrutture di supercalcolo sono sviluppate in stretta sinergia con il Cineca e con il sistema scientifico del Tecnopolo. Spostare tutto a Roma significa interrompere un modello di collaborazione che sta dando risultati importanti”.
Per i deputati del Pd è necessario invece rafforzare la rete nazionale della meteorologia: “Chiediamo al governo di tornare sui suoi passi. L’Agenzia ItaliaMeteo deve essere il perno di un sistema nazionale moderno e integrato. Per questo proponiamo di mantenere a Bologna la sede tecnico-scientifica e di sviluppare eventualmente una sede legale a Roma e presidi territoriali nel Paese, valorizzando le competenze già esistenti”.
“Sulla vicenda della partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia e sulle possibili conseguenze anche sui finanziamenti europei, il governo chiarisca con urgenza quale sia la posizione ufficiale dell’Italia. Dopo la lettera firmata da numerosi ministri della Cultura europei e le dichiarazioni della Commissione europea sull’ipotesi di sospendere alcuni fondi alla Fondazione Biennale, serve una risposta chiara nelle sedi parlamentari. Non bastano interviste o dichiarazioni informali. Al momento la linea dell’esecutivo appare ambigua: da una parte le dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli, dall’altra le decisioni e gli atti del presidente della Biennale, nominato dal governo stesso. Due piani che rischiano di trasmettere all’esterno posizioni diverse su una questione che riguarda l’immagine culturale e politica del Paese in Europa. Per questo è necessario che il governo chiarisca ufficialmente quale indirizzo intenda sostenere e quali iniziative intenda assumere, anche alla luce delle possibili ripercussioni sui finanziamenti europei e sulle relazioni culturali con i partner dell’Unione”. Così una nota della capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.
“La sciagurata e illegale azione preventiva di Trump e Netanyahu all'Iran oltre a migliaia di morti e ad una drammatica instabilità internazionale, ha scatenato uno shock energetico che ha fatto scattare i prezzi dei carburanti. Il governo deve muoversi immediatamente per garantire l'approvvigionamento e la riduzione dell'impatto sui cittadini e le imprese prodotto dal caro carburanti”. Lo dichiara la deputata PD, Sara Ferrari, segretaria dell’ufficio di presidenza, intervenendo durante il Question Time con il ministro Pichetto Fratin alla Camera.
“Il PD con la Segretaria Schlein, ha proposto la riduzione delle imposte sulla benzina, compensate dall'aumento delle entrate dell'Iva: una battaglia, quella sulle accise, da slogan della stessa premier Meloni, quando era in campagna elettorale, di cui si è dimenticata però da quando governa. Se non è questo il momento di agire per aiutare i consumatori, i lavoratori e le aziende, quando lo sarà mai per questo governo? Al momento da Meloni e l'esecutivo solo silenzio e inerzia a danno dei cittadini italiani”, conclude Ferrari.
“La sciagurata e illegale azione preventiva di Trump e Netanyahu all'Iran oltre a migliaia di morti e ad una drammatica instabilità internazionale, ha scatenato uno shock energetico che ha fatto scattare i prezzi dei carburanti. Il governo deve muoversi immediatamente per garantire l'approvvigionamento e la riduzione dell'impatto sui cittadini e le imprese prodotto dal caro carburanti”. Lo dichiara la deputata PD, Sara Ferrari, segretaria dell’ufficio di presidenza, intervenendo durante il Question Time con il ministro Pichetto Fratin alla Camera.
“Il PD con la Segretaria Schlein, ha proposto la riduzione delle imposte sulla benzina, compensate dall'aumento delle entrate dell'Iva: una battaglia, quella sulle accise, da slogan della stessa premier Meloni, quando era in campagna elettorale, di cui si è dimenticata però da quando governa. Se non è questo il momento di agire per aiutare i consumatori, i lavoratori e le aziende, quando lo sarà mai per questo governo? Al momento da Meloni e l'esecutivo solo silenzio e inerzia a danno dei cittadini italiani”, conclude Ferrari.
"L’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia sulla direttiva “case green” rappresenta l’ennesima bocciatura dell’operato del governo. Ancora una volta l’esecutivo dimostra ritardi, incapacità e totale assenza di programmazione su un tema decisivo come quello della casa, dell’efficienza energetica e del futuro del patrimonio edilizio del Paese. Il governo non solo continua a non intervenire con un vero piano casa capace di affrontare le difficoltà di milioni di famiglie, ma con la sua inefficienza espone l’Italia anche al rischio concreto di sanzioni europee. Se questo accadrà, a pagare non saranno i ministri responsabili dei ritardi, ma i cittadini e i contribuenti italiani. Quella della Commissione europea è dunque un’ulteriore sonora bocciatura dell’azione del governo. Una bocciatura che rischia di trasformarsi in una vera e propria tassa sull’inefficienza: la tassa Meloni” così il cpaogruppo del Pd in commissione ambiente della Camera, Marco Simiani.