“Alla vigilia dell’8 marzo, mentre celebrano gli 80 anni dal voto alle donne, la premier Meloni e la ministra Roccella depositano contemporaneamente in Parlamento un decreto legislativo che prevede la cancellazione della figura delle Consigliere di parità sul lavoro. Una scelta sbagliata che prevede la chiusura dei punti di riferimento della promozione della parità di genere nelle regioni, per costruire invece una struttura centrale romana. Ma davvero il governo pensa che le donne in difficoltà nelle più diverse aree del Paese, possano pensare di rivolgersi con una pec a strutture ministeriali? I dati della disparità ci dicono con spietatezza che c’è bisogno di investire di più sulla parità effettiva, soprattutto nel lavoro, con risorse e strumenti concreti, anche potenziando e migliorando ruoli di garanzia, come quello delle consigliere di parità territoriali che sono vicine alle donne nei problemi quotidiani. Il nostro paese dovrebbe recepire la direttiva europea rafforzando invece l’impegno distribuito nelle città e nelle aree periferiche, non eliminare questo presidio. Per coerenza con le parole che vengono pronunciate ogni giorno per la celebrazione della parità, chiediamo alle donne di governo, Meloni e Roccella in primis, un ripensamento responsabile per andare incontro, in modo efficace, ai bisogni di tutte le italiane, ovunque vivano” così le deputate del gruppo parlamentare del Partito Democratico.
"È una sentenza storica, un trionfo della ragione e della legalità. Il TAR Lombardia ha detto chiaramente ciò che ambientalisti e scienziati ripetono da anni, a differenza di quanto propinato dal clientelare comitato tecnico faunistico venatorio architettato strumentalmente dal governo per fare la guerra alla fauna selvatica: le deroghe alla tutela degli uccelli migratori non hanno alcuna giustificazione scientifica, giuridica né etica. La delibera della Regione Lombardia è stata annullata perché in palese contrasto con la Direttiva Uccelli dell'Unione Europea, e questo ci riempie di orgoglio e di speranza”.
Così la deputata del Partito Democratico Eleonora Evi commenta la sentenza con cui il TAR della Lombardia ha annullato la delibera regionale che autorizzava la caccia in deroga ai piccoli uccelli migratori - fringuelli, peppole, storni e altre specie protette - invocando e riesumando presunte "tradizioni venatorie".
"Il TAR ha stabilito principi chiari e inequivocabili: le deroghe sono strumenti eccezionali, da applicare solo in assenza di soluzioni alternative e con motivazioni rigorose. Richiamarsi alla 'tradizione' non basta, e non è mai bastato. Questo è esattamente il messaggio che anche il governo Meloni deve accettare e deve ascoltare, e fermare il cosiddetto ddl 'sparatutto', un provvedimento vergognoso che punta a stravolgere le norme europee a tutela della fauna selvatica per accontentare le lobby armiero venatorie. Un attacco frontale alle direttive europee, all'ambiente e alla biodiversità."
"Mentre il governo va nella direzione sbagliata, i giudici amministrativi confermano che l'Italia ha obblighi europei precisi e non derogabili. Il ddl 'sparatutto' non è solo una proposta irresponsabile dal punto di vista ambientale: è una proposta illegale, destinata a scontrarsi con le corti europee esattamente come la delibera lombarda si è scontrata con il TAR. Il Partito Democratico continuerà a battersi con ogni strumento parlamentare per fermare questa deriva”.
Siamo di fronte a una delle crisi internazionali più gravi degli ultimi anni e il Governo resta nell’ambiguità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta evitando un passaggio doveroso in Parlamento, mentre l’Italia non prende le distanze dalle ultime azioni unilaterali di Netanyahu e resta semplicemente schiacciata ancora una volta sulle posizioni di Trump, il quale peraltro non ha neppure informato preventivamente il nostro Governo degli attacchi. Questa non è una postura solida : è subalternità politica. Un grande Paese come l'Italia deve saper coniugare il rapporto atlantico con un ruolo diplomatico autonomo a livello internazionale e con i partner europei. Oggi, invece, vediamo un’Italia debole, isolata e silente". Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee. "Colpisce il contrasto tra la rapidità con cui la Premier interviene su vicende mediatiche come il festival di Sanremo e la sua timidezza di fronte a una crisi che coinvolge sicurezza energetica, stabilità regionale, tutela dei nostri connazionali e rispetto del diritto internazionale. Gli italiani hanno diritto di sapere quali impegni siano stati assunti, quali richieste siano arrivate dai nostri alleati e quali siano i limiti dell’azione del nostro Paese. Non basta elencare i rischi o rifugiarsi in formule generiche. Serve una linea politica chiara. Serve dire se l’Italia intende promuovere un’iniziativa diplomatica forte, se intende difendere con coerenza il multilateralismo, se e come intenda impegnarsi per una de-escalation. Per questo chiediamo che la Presidente del Consiglio venga immediatamente in Aula a riferire. È una questione di trasparenza, di rispetto delle istituzioni e di responsabilità verso il Paese". Così conclude il dem.
L’aumento del carrello della spesa è un segnale chiaro: il costo dei beni essenziali continua a crescere e a pesare sulle famiglie, mentre salari e pensioni non tengono il passo.
Non parliamo di numeri astratti, ma di difficoltà quotidiane per milioni di persone. Il Governo deve intervenire con misure concrete per difendere il potere d’acquisto, sostenere i redditi e contrastare le disuguaglianze.
Le famiglie non possono essere lasciate sole soprattutto in un contesto internazionale fortemente instabile e con prevedibile crescita del costo dell’energia.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD palla Camera dei Deputati.
"L'invasione via terra del Libano da parte dell'esercito israeliano è l'ennesimo atto di guerra in violazione del diritto internazionale compiuta da Netanyahu con l'intento di destabilizzare l'intera regione e imporsi come potenza dominante in tutto il Medio Oriente.
Ormai è evidente che Netanyahu usa lo stato di guerra permanente per mantenersi al potere, sfuggire alla giustizia interna e sottrarsi alla Corte penale internazionale che ha emesso un mandato di cattura per i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi da lui e dal suo ex ministro Gallant a Gaza e in Cisgiordania.
Dopo l'imbarazzante audizione di ieri dei ministri Tajani e Crosetto, tutta all'insegna dello "stiamo a vedere", oggi il governo Meloni riuscirà a prendere le distanze da quest'azione illegittima e arbitraria di Netanyahu? L’Italia non può continuare ad essere complice di questo disastro: la violenza, come abbiamo già visto tante volte in Medio Oriente, genera sempre e solo altra violenza e radicalismo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Siamo qui per il rispetto che abbiamo per la nostra storia e per il lascito etico e politico che sono le istituzioni democratiche. Questa è una battaglia da fare fino in fondo: ne va della qualità della democrazia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, a Torino partecipando all’incontro con Elly Schlein sul referendum costituzionale.
“Noi vogliamo andare oltre i titoli: questa Maggioranza sa solo produrre decreti e riforme che fanno titolo, ma poi nella sostanza creano nuova burocrazia e non aiutano le persone che davvero hanno bisogno di sicurezza - ha detto la deputata dem dal palco - Non è una questione solo di merito ma anche di metodo: non vogliono il dialogo o il confronto, vogliono non governare ma comandare”.
“È una battaglia fondamentale da non dimenticare: lo ha chiesto anche il presidente Mattarella, ma il Governo continua a usare toni scorretti e inaccettabili. Anche questa volta noi non ci sottraiamo” ha concluso Gribaudo.
I presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato hanno inviato una
lettera unitaria ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per chiedere di convocare con urgenza la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per riferire in parlamento.
“La natura e la portata della crisi in atto - si legge nel testo - investono infatti la politica estera e di sicurezza nella sua dimensione complessiva e strategica, incidendo su profili che attengono alla collocazione internazionale dell’Italia, ai suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale e dai trattati, alla sicurezza energetica, alla tutela dei cittadini italiani presenti nell’area e alla stabilità dell’intero quadrante mediorientale.
In base all’articolo 95 della Costituzione, la Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, mantenendone l’unità di indirizzo politico e amministrativo. Proprio in ragione di tale responsabilità unitaria, appare necessario che sia la Presidente del Consiglio a chiarire in parlamento quale sia la posizione ufficiale del Governo. Considerato che - si legge ancora nel testo - non esiste neanche una dichiarazione ufficiale della Presidente del consiglio dei ministri, in un frangente di tale gravità è necessario un confronto pieno e trasparente in Aula con il vertice dell’Esecutivo, affinché siano chiariti indirizzo politico, scelte strategiche e responsabilità”. La lettera è stata firmata dai capigruppo di Camera e Senato: Chiara Braga e Francesco Boccia (Pd), Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini (M5S), Luana Zanella e Peppe De Cristofaro (Avs), Matteo Richetti e Marco Lombardo (Azione), Mariaelena Boschi e
Raffaella Paita (Italia Viva), Riccardo Magi
(+Europa).
Ecco il testo integrale della lettera
“Signor Presidente,
alla luce dei gravissimi sviluppi intervenuti in Medio Oriente a seguito dell’attacco condotto dagli Stati Uniti d’America e dallo Stato di Israele nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, nonché della conseguente reazione iraniana e del rischio concreto di un’ulteriore escalation militare nell’intera area regionale, riteniamo doveroso un tempestivo e completo coinvolgimento del Parlamento.
In queste ore abbiamo ascoltato le comunicazioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del Ministro della difesa rese alle commissioni competenti. Pur apprezzando la disponibilità dei Ministri a riferire sugli aspetti di rispettiva competenza, riteniamo tuttavia indispensabile che a intervenire in Aula sia la Presidente del Consiglio dei Ministri.
La natura e la portata della crisi in atto investono infatti la politica estera e di sicurezza nella sua dimensione complessiva e strategica, incidendo su profili che attengono alla collocazione internazionale dell’Italia, ai suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale e dai trattati, alla sicurezza energetica, alla tutela dei cittadini italiani presenti nell’area e alla stabilità dell’intero quadrante mediorientale.
In base all’articolo 95 della Costituzione, la Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, mantenendone l’unità di indirizzo politico e amministrativo. Proprio in ragione di tale responsabilità unitaria, appare necessario che sia la Presidente del Consiglio a chiarire dinanzi alla Camera:
– quale sia la posizione ufficiale del Governo italiano rispetto all’attacco statunitense e israeliano e alla reazione dell’Iran;
– quali valutazioni siano state compiute circa i rischi di allargamento del conflitto e le possibili ripercussioni sugli interessi strategici nazionali;
– quali iniziative diplomatiche e politiche l’Italia intenda promuovere in sede bilaterale, europea e multilaterale per favorire una de-escalation e il ripristino del rispetto del diritto internazionale;
– quali misure siano state adottate o siano in via di adozione per la tutela dei cittadini italiani e del personale civile e militare presente nell’area.
Considerato che non esiste neanche una dichiarazione ufficiale della Presidente del consiglio dei ministri, in un frangente di tale gravità è necessario un confronto pieno e trasparente in Aula con il vertice dell’Esecutivo, affinché siano chiariti indirizzo politico, scelte strategiche e responsabilità.
Per queste ragioni, Le chiediamo di voler attivare ogni iniziativa di Sua competenza affinché la Presidente del Consiglio dei Ministri riferisca con la massima urgenza all’Assemblea della Camera dei Deputati.
Confidando nella Sua sensibilità istituzionale rispetto al ruolo centrale del Parlamento in materia di indirizzo e controllo politico”.
"Cosa pensa di fare l'Italia per favorire la fine di questo conflitto in Medio Oriente? Quali misure intende adottare per evitare una ulteriore escalation nella regione che avrebbe conseguenze imprevedibili? Non lo sappiamo.
I ministri Tajani e Crosetto, oggi in audizione alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, non ce l'hanno detto. Sono ministri "osservatori" che vengono in Parlamento a riportare le posizioni altrui e fare il resoconto di quanto già noto. Quando gli è stato chiesto se il governo autorizzerà l’uso delle basi statunitensi in Italia, non l’hanno escluso: un'affermazione grave e preoccupante.
Il quadro che emerge è di un governo allo sbando.
Non una sola parola di condanna dell'attacco unilaterale di Trump e Netanyahu contro l'Iran, al di fuori del diritto internazionale. Siamo tutti d'accordo che i lanci di missili da Teheran verso gli altri paesi del Golfo devono finire, ma non succederà finché Israele e Usa continueranno a bombardare l'Iran e non si può sorvolare sul fatto che è proprio da loro che è partito questo ennesimo fronte di conflitto. Ancora una volta, l'esecutivo dimostra la sua totale subalternità a Trump e Netanyahu che non hanno neanche avuto l'attenzione di avvisare l'Italia di quello che stava per succedere.
Altro che rapporti privilegiati, altro che pontieri, altro che alleati: l'Italia di Meloni è irrilevante". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo a margine dell'audizione dei ministri Tajani e Crosetto.
In Medio Oriente non siamo di fronte a un “intervento mirato”, ma a una vera e propria guerra, senza un “dopo” chiaro né per l’Iran né per l’intera regione. Non si vede una strategia politica, né un disegno di stabilizzazione.
Ipotizzare un coinvolgimento italiano significa esporre il Paese a rischi enormi senza un mandato politico chiaro e senza un passaggio parlamentare. O il Governo sceglie l’irrilevanza o sceglie il rischio: in entrambi i casi, senza trasparenza.
Sia chiaro: Khamenei era un dittatore responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Ma proprio per questo non possiamo accettare che si violi il diritto internazionale e si scavalchino le sedi diplomatiche.
Le priorità sono chiare: sicurezza dei nostri connazionali, cessate il fuoco e riapertura di un canale politico e diplomatico, pieno coinvolgimento del Parlamento. La Presidente del Consiglio venga in Aula a chiarire quale posizione intende assumere l’Italia e quali impegni siano stati presi.
In gioco non c’è solo una crisi internazionale, ma la credibilità del nostro Paese e la sua capacità di essere un attore di pace. Su questo non accetteremo ambiguità né silenzi.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
La sistematica occupazione politica delle istituzioni culturali che il governo di Giorgia Meloni sta portando avanti è preoccupante. Ed è una deriva che riteniamo anche in contrasto con lo spirito e le finalità della legge. I consigli di amministrazione dei musei statali dovrebbero essere composti da persone di chiara fama e comprovata esperienza nella gestione del patrimonio culturale. Con il ministro Alessandro Giuli questo non sta avvenendo. Assistiamo invece a nomine che sembrano rispondere a logiche di appartenenza politica: figure che non hanno trovato spazio nei passaggi elettorali o esponenti di primo piano del partito di maggioranza vengono collocate ai vertici di istituzioni culturali strategiche. È un’impostazione che mortifica competenze e professionalità. Perché la gestione del David di Michelangelo, delle Ville medicee o dei capolavori custoditi nei Musei del Bargello dovrebbe essere affidata a una mano politica e non a un tecnico capace, autonomo, che sappia fare il proprio lavoro senza eseguire ordini di partito? I Cda dei Musei sono luoghi centrali per la programmazione e approvano i bilanci di istituzioni la cui gestione economica dovrebbe essere fuori dalla discrezionalità politica. Siamo di fronte a una vera e propria “occupazione” che rischia di travolgere l’autonomia delle istituzioni culturali” così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera nel giorno in cui il Mic ha pubblicato decreti di nomina dei componenti dei Cda della Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello e delle Ville e residenze monumentali fiorentine. “L’ultima infornata di nomine a Firenze – conclude Manzi - conferma un disegno preciso: trasformare luoghi di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio in spazi di controllo politico. Chiederemo conto a Giuli anche di questo caso in parlamento”.
“La Presidente del Consiglio spieghi al Paese cosa ne pensa di questa operazione militare, in base al diritto internazionale, alla nostra Costituzione e alla logica politica che muove gli interessi nel Medio Oriente. E deve farlo a schiena dritta, in Parlamento: ci spieghi se è d’accordo con le ‘operazioni preventive’ di Trump e Netanyahu, se così si risolvono i conflitti e se questa è la linea di politica estera dell’Italia. Meloni spieghi anche le parole del ministro Crosetto che oggi in una intervista ha detto che il governo è pronto a operazioni congiunte, valutandole caso per caso, qualora Stati Uniti e Israele lo chiederanno” così il capogruppo del Pd in commissione estero della Camera, Enzo Amendola ai microfoni di Sky tg24.
“Seguiamo con profonda preoccupazione l’escalation in Medio Oriente. L’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminata nell’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, e la conseguente reazione su vasta scala nel quadrante del Golfo, configurano un salto qualitativo del conflitto che non può essere minimizzato né derubricato a episodio circoscritto.
Siamo di fronte a una dinamica di escalation regionale a rischio di internazionalizzazione, con impatti diretti sulle rotte energetiche, sulla sicurezza dei civili e sulla stabilità dell’intero sistema mediorientale. In quell’area si trovano anche cittadini italiani che, allo stato, non possono rientrare.
Il Ministro Guido Crosetto è rientrato in Italia. Ne prendiamo atto. Ma resta una questione dirimente: quali dispositivi di evacuazione assistita, quali corridoi, quali assetti di proiezione e di protezione consolare sono stati attivati per i cittadini italiani che, allo stato, non sono in condizione di rientrare autonomamente?
Esteri e difesa, Tajani e Crosetto, chiariscano con quale piano operativo intendano garantire la tutela dei nostri connazionali attualmente bloccati nell’area e in attesa di rientrare in sicurezza”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.
"È grave e inaccettabile che il Governo abbia utilizzato un decreto urgente sulle emergenze climatiche per sancire lo spostamento della Agenzia Meteo dal Tecnopolo di Bologna. Una scelta sbagliata che non solo danneggia il territorio ma che porta l' agenzia fuori da un contesto di grande valore con il Tecnopolo di Bologna. Come PD presenteremo un emendamento soppressivo dell' articolo 18 che contiene questa previsione". Così Andrea De Maria deputato PD
"Leggiamo oggi l' intervista di Maurizio Gelli, figlio di Licio Gelli, che rivendica la "lungimiranza" del padre per avere proposto la separazione delle carriere dei giudici e che apprezza l' operato del Ministro Nordio. Cosa ha rappresentato la P2 nella storia d' Italia è noto: basta leggere le sentenze definitive sulla strage del 2 agosto. Lo avevo già chiesto in una mia interrogazione parlamentare e lo ribadisco oggi: i Ministro Nordio e le forze politiche di governo dicano parole chiare sulla loggia P2 e si dissocino in modo netto da riferimenti di questo genere". Così Andrea De Maria, deputato PD.
Il governo approfitta di un decreto urgente per la Sicilia e altre zone devastate dalla recente emergenza climatica per cambiare sede alla Agenzia meteo ora localizzata nel tecnopolo di Bologna. Senza alcun confronto di merito e senza informare le istituzioni locali si vuole procedere con il fatto compiuto a spostare la sede della agenzia meteo. Nel teconopolo di Bologna e’ già attivo il Centro Meteo Europeo e presto sarà sede dell’Università dell’ONU, mentre il Cineca già lavora anche per i dati della agenzia meteo nazionale e sono stati individuati gli spazi per la sede. Perché spostare allora da un centro già attivo di rilievo nazionale e internazionale l’agenzia nazionale? Abbia la destra al governo la decenza di spiegare questa scelta senza logica, se non quella di logiche di potere di parte. Noi presenteremo un emendamento soppressivo all’art. 18 del decreto. Non accettiamo manovre che nulla hanno a che fare con l’efficacia e l’interesse della ricerca del nostro Paese.
Così Virginio Merola, capogruppo PD in commissione Finanze.