“Dopo i dati dell’Agcom, che hanno ripetutamente evidenziato l’invasione del governo e della maggioranza nei Tg di Rai1 e Rai2, anche i dati pubblicati dall’Osservatorio di Pavia certificano quello che è sotto gli occhi di tutti: una presenza tutta schiacciata a favore di governo e maggioranza. A gennaio e febbraio il Tg1 ha messo a disposizione al governo e alla maggioranza poco meno del 70 per cento del parlato, con il 51,8 distribuito fra premier, ministri e sottosegretari e il 15,2 tra i vari esponenti del centrodestra. Il Tg3 mantiene invece un equilibrio riservando a governo e centro destra il 54,4 per cento del parlato. Le opposizioni sono quasi del tutto imbavagliate, sul Tg1 parlano il 17,3 per cento e sul Tg2 il 22,7 per cento. Come se non bastasse la maggioranza fa ostruzionismo sulla convocazione della commissione di Vigilanza Rai che deve ancora essere convocata per poter iniziare il proprio ruolo istituzionale di controllo e indirizzo sul rispetto del pluralismo nel servizio pubblico. Questo stato di cose è inaccettabile e porta la precisa responsabilità della maggioranza di governo, la destra conferma la propria intolleranza al rispetto delle regole democratiche”. Lo dichiarano i deputati dem, Stefano Graziano e Vinicio Peluffo, componenti della commissione di Vigilanza Rai.
"Ci appelliamo alla sensibilità del Prefetto affinché respinga la richiesta della Giunta comunale di Grosseto relativa alla intitolazione di due strade vicine ad Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante. Con la scusa della pacificazione il sindaco sta inasprendo gli animi: dedicare una via ad un gerarca fascista è un'offesa al nostro territorio".
E’ quanto dichiara Marco Simiani, deputato Pd, presentando una interrogazione parlamentare al governo sulla vicenda.
“Con la riforma fiscale non si fa una lotta preventiva all’evasione bensì si permette la legalizzazione dell’evasione. Con il concordato preventivo sei autorizzato a non dichiarare il reddito che ottieni, è chiaro che non è più evasione. Così non combatti l’evasione ma dici ‘mi va bene che una parte del reddito non venga dichiarata’. Sui redditi da lavoro autonomo e piccole imprese c'è un gap di evasione del 70 per cento, ovvero il 67 per cento della base imponibile viene sottratta al fisco. Ovviamente si deve dichiarare il vero, ma tutto quello che viene dichiarato in più non viene tassato. Stiamo tornando a sistemi vecchi, che esistevano prima della riforma del 1974”. Lo ha detto la deputata del gruppo Pd- Idp, Maria Cecilia Guerra, economista ed ex sottosegretaria al Mef, ai microfoni di Radio Immagina, in merito alla riforma fiscale varata ieri dal governo.
“Ormai - ha concluso Guerra - abbiamo strumenti per poter conoscere i redditi effettivi e quindi fare un vero contrasto all'evasione. Non è una lotta contro il contribuente ma è una lotta a favore di quei contribuenti, e ce ne sono tanti anche nell'ambito del lavoro autonomo e della piccola impresa, che cercano di fare le cose nella legalità e che si trovano a subire una concorrenza sleale da coloro che non pagando le imposte possono vendere i prodotti e fare concorrenza a prezzi più bassi. Questo è un elemento fondamentale anche per la sicurezza sul lavoro perché quando c’è illegalità, c’è lavoro nero, c’è immigrazione non regolarizzata e ovviamente c’è corruzione. La battaglia all’evasione non è una lotta contro. Sono gli evasori che sono contro di noi perché non collaborano al finanziamento del bene collettivo. Se siamo una comunità ciascuno deve contribuire. E se contribuiamo tutti, paghiamo anche tutti un pochino meno”.
“L'irpef è l'imposta cardine del nostro ordinamento è quella che serve più di tutte per il finanziamento dei beni pubblici ha nella sua base imponibile più dell'85% dei redditi di lavoro dipendente e di pensione. Quindi la progressività nel nostro sistema è realizzata soprattutto su questi redditi. Gli altri redditi, finanziari, da capitale da terreni e gli affitti, sono stati via via portati fuori. Quindi noi abbiamo un sistema che è caratterizzato da una profonda ingiustizia.Questa riforma non interviene assolutamente su questo punti. È descritta come una riforma epocale che riporta l'equità e invece approfondisce questa distanza perché porta altri redditi fuori dall'irpef”. Lo ha detto la deputata del gruppo Pd- Idp, Maria Cecilia Guerra., economista ed ex sottosegretaria al Mef, ai microfoni di Radio Immagina, in merito alla riforma fiscale varata ieri dal governo.
Poi - evidenzia l’ex sottosegretaria al Mef - si racconta una bugia colossale e cioè che ridurre il numero degli scaglioni sarebbe una semplificazione. Ma riducendo il numero degli scaglioni appiattiamo l'imposta e quando appiattisci l’imposta verso la Flat tax tu fai il regalo più grosso alle persone che hanno i redditi più alti non necessariamente ricchissimi, agli altri restano le briciole. Ma perché dobbiamo mettere dei soldi per persone che non ne hanno assolutamente bisogno, le quali, se contribuissero anche un pochino di più al welfare, al benessere collettivo, non ne soffrirebbero un modo particolare? Tutti devono essere chiamati a partecipare in base alla regola base della Costituzione, cioè contribuendo di più se hanno più possibilità e secondo un'altra regola fondamentale che sarebbe a parità di reddito si paga tutti uguali”.
“Il governo, dopo aver prima cercato di eliminare il bonus trasporti e poi, a seguito delle proteste del Partito Democratico, averlo mantenuto sebbene molto ridotto ora sta continuando a renderlo non utilizzabile: non è stato ancora emanato il decreto interministeriale per l’attuazione della proroga del bonus, nonostante sia passato un mese intero dalla scadenza dei termini per la sua approvazione.
Il governo, coi ministri Salvini, Calderone e Giorgetti, sta lasciando migliaia di pendolari senza un sostegno a cui avrebbero già dovuto accedere da gennaio. Tre mesi di vuoto e ora si rischia che anche per aprile la situazione si ripeta.
Insieme alla collega Valentina Ghio e al Partito Democratico ho sottoscritto un’interrogazione parlamentare per chiedere ancora una volta spiegazioni su questo vergognoso ritardo”. Lo dichiara la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
“Ha il sapore amaro di una beffa che il governo Meloni celebri la Giornata dell’Unità nazionale e della Costituzione, dell'Inno e della Bandiera, dopo aver avviato il percorso dell’Autonomia secessionista di Calderoli. Lo ripetiamo nuovamente e lo faremo fino allo sfinimento: questa è un’ Autonomia sbagliata e dannosa che spacca ancora di più e irrimediabilmente il Paese a scapito del Mezzogiorno. Un progetto che calpesta i princìpi di unità, coesione e solidarietà nazionale che la Carta Costituzionale sancisce con chiarezza. Il Partito democratico non fermerà la propria battaglia per unire, non per dividere, l'Italia, assicurando livelli essenziali delle prestazioni omogenei al Nord come al Sud e pari opportunità, diritti e servizi nell'intero Paese. Lo faremo in Parlamento così come nelle piazze. Per questo oggi siamo a Napoli con i sindaci e i sindacati che difendono l'Italia e il Sud da questo attacco pericoloso della destra”. Così il vice capogruppo del Partito democratico alla Camera, Piero De Luca.
“Un decreto (salvo intese) che non c’è, un progetto irrealizzabile, bloccato da problemi ambientali e contenziosi infiniti. Ma che meraviglia questo Governo Meloni che nel 2023 “realizza la visione innovatrice di Berlusconi” di 20 anni fa!”. Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, deputata Pd, Segretaria di Presidenza della Camera dei Deputati
È positivo che sia stato calendarizzato per la prossima settimana in commissione Esteri della Camera l'esame delle proposte di legge per la ratifica della riforma del Mes, tra cui quella del Pd depositata a mia prima firma. Ora la maggioranza e il Governo non hanno più alibi. L'Italia è l'unico Stato a non aver ancora ratificato l'accordo sottoscritto. Il Pd farà il massimo in Parlamento per rendere finalmente efficace ed operativo uno strumento estremamente utile, che consente di dare maggiore stabilità all'economia dell'eurozona e al sistema bancario europeo.
Così Piero De Luca, vicepresidente dei deputati del Pd.
“Pd disponibile al confronto”
La viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci sostiene che il bonus psicologo non sia una riposta strutturale ai bisogni crescenti delle persone. Ma sta al governo far diventare quel bonus, sul quale c’è stata una grande richiesta da parte dei cittadini, una riforma organica. Dal Partito democratico siamo pronti a incontrare la viceministra per discuterne e trovare rapidamente misure adeguate per rispondere ai troppi drammi che le persone vivono in solitudine.
Così la deputata del Pd Marianna Madia.
“Prima il Cdm a Cutro. Ma non per onorare le bare delle vittime o per abbracciare chi ha perso tutto o chi ha visto morire i propri figli in mare, affogati, tra le onde. No, a Cutro per blindare un paesino, chiudersi in municipio e fare una conferenza stampa imbarazzante tra un messaggino e l'altro sullo smartphone. E poi, via, con gli aerei di Stato a festeggiare con Salvini al karaoke. Poi a Roma, come in un racconto surreale in cui è tutto al contrario, i familiari delle vittime. Persone che hanno visto morire figli, amici, mogli, mariti davanti ai loro occhi. Persone che sono fuggite dalla violenza talebana. Che hanno visto parenti e familiari uccisi e/o perseguitati. E che avevano un'unica strada: scappare per non morire.E che fa Giorgia Meloni? Che fa di fronte a quel dolore indicibile? Al ricordo di quelle piccole bare bianche dove neonati e bambini hanno perso la vita?
Chiede alle loro madri, ai loro padri sopravvissuti - sottolinea il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi - "quanto fossero consapevoli dei rischi legati alle traversate del Mediterraneo".
Una barbarie, umana e politica. E che ci fa vergognare non dell'Italia, ma di questo governo disumano”. Lo scrive Marco Furfaro, deputato del Pd, in un post su Facebook.
“Chissà se il governo Meloni, anche di fronte alle evidenze, continuerà a dare del Superbonus una valutazione che si discosta totalmente dalla realtà. Quanto è emerso stamani alla Camera con l’audizione dall'Ufficio parlamentare di bilancio attesta che le agevolazioni edilizie hanno rappresentato una importante occasione di sviluppo per il Paese, con particolare riferimento al Sud, oltre che l'occasione di rigenerazione degli immobili rendendoli finalmente sostenibili ed efficienti sul versante energetico. In particolare il Superbonus ha avuto positivo riscontro per tutti i cittadini e non solo per quelli più ricchi, quando sono state introdotte lo sconto in fattura e la cessione del credito, ha riattivato tutto il sistema delle piccole e medie imprese artigiane in edilizia, ha permesso di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico previsti dal Pnrr. La maggiore spesa che lo Stato dovrà affrontare, che pure esiste, è stata già coperta dal governo Draghi e non ha prodotto alcun buco di bilancio. Il governo non può pensare che i cittadini abbocchino ai ‘raccontini del buco di bilancio da 120 miliardi’ chiudendo di colpo una misura che comunque raddoppia gli investimenti fatti. Con quali altre spese vuole sostituire il bonus edilizio il governo?”.
Così Silvio Lai, deputato dem della Commissione Bilancio.
“Quali sono - aggiunge - gli investimenti a cui l’esecutivo guarda con lo stesso moltiplicatore e con gli stessi risultati in termini di lavoro e di risparmio energetico? A quale altro sistema, oltre le squadre di calcio di serie A, deve fare qualche ‘favore’ il governo per chiudere la misura in questo modo, con il rischio di produrre contenziosi, fallimenti di imprese e crisi nei diversi settori produttivi delle costruzioni? Nel frattempo, per capire la direzione del vento di questo Governo, dal Senato arrivano notizie di maggioranza di una possibile proroga del Superbonus per le case unifamiliari e non certo per gli immobili popolari. Il ministro Giorgetti - conclude - venga in Aula a riferire delle favole raccontate e delle omissioni su questo tema’.
"Sugli interventi destinati alla ricerca geotermica c'è un vuoto normativo che rischia di deturpare il territorio. Le Regioni sono infatti costrette a rilasciare permessi, spesso notevolmente impattanti su paesaggio, risorse naturali e aree agricole di pregio, anche in luoghi non idonei a sostenere questo tipo di operazioni". Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, sulla realizzazione di due pozzi esplorativi nel territorio comunale di Scansano, in provincia di Grosseto.
"Per risolvere questa evidente criticità ho presentato da tempo una proposta di legge, trasformata anche in emendamenti a provvedimenti esaminati dal Parlamento, purtroppo però non approvati. Si tratta di una norma che consentirebbe alle Regioni di avere l’ultima parola sulla scelta delle aree idonee alla ricerca ed allo sfruttamento della geotermia, così come disposto dalla Corte Costituzionale. Governo e maggioranza non hanno raccolto in questo mesi il mio appello dimostrando scarsa attenzione per lo sviluppo sostenibile di molti territori e delle loro peculiarità", conclude Marco Simiani.
"L’Africa è un continente che soffre per la nostra indifferenza. Ce lo ha ricordato in questi giorni il Presidente Mattarella. La lotta al cambiamento climatico deve diventare una priorità per l’Europa e per l’Italia perché il prezzo più alto lo pagano al di là del Mediterraneo. In Africa, negli ultimi 25 anni, sono aumentate catastrofi, siccità e inondazioni, che oltre ad alterare l’ecosistema, spingono milioni di persone a emigrare per sopravvivere. Occorre agire subito intanto seguendo le direttive europee per ridurre emissioni e limitare sprechi. Il governo si decida a destinare alla lotta ai cambiamenti climatici e alla cura del territorio le risorse necessarie, evitando di indirizzarle a investimenti inutili o peggio dannosi di cui anche in questi giorni si torna a parlare con inspiegabile enfasi".
Così la deputata dem Chiara Braga, segretaria di Presidenza della Camera dei Deputati.
“L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha oggi chiarito in maniera definitiva che il Superbonus, rispetto a tutti gli altri bonus, ha avuto gli effetti meno regressivi. Si è infatti indirizzato verso le categorie con redditi più bassi e verso le zone geografiche del Paese più in difficoltà, quali le aree interne e il Mezzogiorno. La sua novità maggiore è stata soprattutto nella cedibilità del credito e nell’entità della misura. Sempre secondo l’Upb non esiste alcun buco di bilancio, come aveva annunciato il ministro Giorgetti che, per aver detto il falso, deve subito venire a riferire in Parlamento. Nell’ultima Nadef si erano ipotizzati costi per 110 miliardi, male che vada si arriverà a spese per 120 miliardi, dunque in linea con una progressione che potrebbe essere recepita nel prossimo Def. La scelta del governo di non investire nel Superbonus è dunque una decisione politica. Nel peggiore degli scenari ipotizzati dall’Upb, ancora da verificare, a fronte di una spesa di 70 miliardi, il Superbonus avrebbe prodotto rientri per circa 30 miliardi. Poiché il governo con le misure previste il Legge di Bilancio calcolava di poter avere un rientro in crescita del Paese pari a 1/3 per ogni euro investito, è evidente che il Superbonus sia ampiamente l’intervento più conveniente che abbiamo oggi a disposizione. Quando le imprese dichiareranno fallimento e licenzieranno i lavoratori e lo Stato dovrà pagare le casse integrazione, quando gli artigiani non riusciranno ad andare avanti, questi costi chi li pagherà”.
Così i capigruppo alla Camera del Pd in commissione Bilancio, Ubaldo Pagano, in commissione Finanze, Virginio Merola, e in commissione Ambiente, Marco Simiani.
" Le surreali dichiarazioni di Anastasio confermano inadeguatezza della scelta fatta dal Governo con la sua nomina. Non una parola per Giacomo Matteotti o di presa di distanza dalla dittatura del ventennio fascista ma solo il dispiacere per essere stato impulsivo. In sostanza sembra chiedere scusa ad i suoi camerati per essersi fatto beccare. Patetico".
Lo dichiara il deputato democratico Claudio Mancini.