Testimonianze israeliane e palestinesi per fermare odio
Si svolgerà oggi, 12 maggio, alle ore 14.30, nella Sala Stampa della Camera, l’iniziativa promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla rivista Confronti nell’ambito del mini tour di sensibilizzazione dal titolo: “Fermiamo l’odio, aiutiamo i costruttori di pace”.
Protagonisti dell’incontro saranno quattro attivisti per la pace, due israeliani e due palestinesi, impegnati da anni nel superamento della violenza e nella costruzione di ponti tra le comunità che fanno parte delle organizzazioni binazionali Parents Circle e Families Forum e Combatants for Peace: Musa Joma e Yonatan Zeigen (Parents Circle – Families Forum) e Mia Biran e Ahmed Alhelou (Combatants for Peace). Intervengono: i deputati democratici Stefano Vaccari e Paolo Ciani; Daniele Garrone (presidente Fcei); e Debora Spini (coordinatrice del progetto). Modera: Claudio Paravati (direttore di Confronti).
Per informazioni e programma del tour: www.fcei.it/fermiamo-lodio-aiutiamo-i-costruttori-di-pace.
L’evento si potrà seguire sulla Web Tv della Camera.
Per accrediti: segreteria.vaccari@camera.it
Testimonianze israeliane e palestinesi per fermare odio
Si svolgerà lunedì prossimo, 12 maggio, alle ore 14.30, nella Sala Stampa della Camera, l’iniziativa promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla rivista Confronti nell’ambito del mini tour di sensibilizzazione dal titolo: “Fermiamo l’odio, aiutiamo i costruttori di pace”.
Protagonisti dell’incontro saranno quattro attivisti per la pace, due israeliani e due palestinesi, impegnati da anni nel superamento della violenza e nella costruzione di ponti tra le comunità che fanno parte delle organizzazioni binazionali Parents Circle e Families Forum e Combatants for Peace: Musa Joma e Yonatan Zeigen (Parents Circle – Families Forum) e Mia Biran e Ahmed Alhelou (Combatants for Peace). Intervengono: i deputati democratici Stefano Vaccari e Paolo Ciani; Daniele Garrone (presidente Fcei); e Debora Spini (coordinatrice del progetto). Modera: Claudio Paravati (direttore di Confronti).
Per informazioni e programma del tour: www.fcei.it/fermiamo-lodio-aiutiamo-i-costruttori-di-pace.
L’evento si potrà seguire sulla Web Tv della Camera.
Per accrediti: segreteria.vaccari@camera.it
“Sull’articolo 18 del decreto Sicurezza che vieta la produzione, trasformazione e vendita dell’infiorescenze della canapa non vi è alcun emendamento correttivo da parte dei parlamentari di destra. E’ una non notizia visto che avranno ricevuto un ordine di scuderia da parte del governo, ma è certamente una notizia che sconfessa anche qualche improvvida dichiarazione di taluni esponenti di destra, compresi i presidenti di commissione, che hanno annunciato, a più riprese, l’impegno a rivedere un’assurda norma dettata da logiche di propaganda e non certo finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini. Inascoltata pure la Conferenza delle Regioni. Ora ci diranno che è in corso una trattativa con il governo per emendamenti che saranno presentanti successivamente dai relatori, che comunque non potranno mai affermare la dignità e la sopravvivenza di un settore che, sulla spinta di giovani imprenditori, ha consolidato un mercato virtuoso e innovativo che ha un giro d’affari di mezzo miliardo di euro e che dà lavoro a trentamila persone”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una scelta grave quella che si sta assumendo il governo - aggiunge - che porterà a procedimenti di infrazione da parte dell’Unione Europea e a una moltitudine di ricorsi nei Tribunali, e che sarebbe grave che venisse trattata nella logica di qualche baratto in qualche segreta stanza. Il gruppo Pd ha presentato specifici emendamenti che sono di abrogazione della norma ma anche finalizzati a farne slittare l’applicazione per consentire ulteriori approfondimenti e comunque legati alla necessità di smaltire le scorte nei magazzini e a prevedere ristori per le imprese e tutele per i lavoratori che verranno licenziati. Se hanno voglia discutere, governo e destre - conclude - noi ci siamo ma non arretreremo rispetto ad un giudizio che è severo nei confronti di chi ha voluto propagandisticamente grattare la pancia ai cittadini italiani raccontando balle sulla produzione e sull’utilizzo della canapa”.
“Questa mattina in sala Stampa alla Camera abbiamo presentato il libro di Barbara Bonciani, sociologa e già Assessora al Porto a Livorno, sulle disparità di genere nei porti italiani, dove si evidenzia la scarsità di presenza di lavoratrici donne in ambito portuale e marittimo. Su oltre 20.000 dipendenti abbiamo un numero di donne che è poco sopra le 1200, quindi una percentuale molto bassa.
Ma questa mattina i casi concreti, ovvero l'esperienza di lavoratrici che si occupano di attività operativa come il rizzagio o anche di una capitana di lungo corso ci hanno dimostrato che i pregiudizi sono solo nella mente di chi li applica. Quindi continuare a parlarne, ma anche mettere in atto gli strumenti parlamentari e operativi necessari per superare questo gap sarà l'impegno dei giorni a venire, a partire dalla presentazione di una risoluzione rispetto alle pari opportunità di genere nel lavoro portuale e marittimo in commissione Trasporti alla Camera dal gruppo del Partito Democratico.
Inoltre va detto che i porti italiani, così come molti altri settori della nostra economia, subiscono una vera e propria carenza di manodopera specializzata. In questo contesto il riequilibrio di genere, orizzontale e verticale, diventa quindi un'occasione ulteriore per rispondere alla richiesta di forza lavoro.
La presentazione di oggi e le azioni parlamentari che ne conseguiranno, cosi come gli impegni presi questa mattina da associazioni datoriali e sindacati di settore, sono per colmare il gap di genere sul lavoro, a partire da quello portuale, come l'incremento di entrambi i generi in questo caso delle donne nel lavoro portuale". Lo hanno detto Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd e Laura Boldrini presidente della commissione diritti umani alla Camera, a margine della conferenza stampa di presentazione del libro di Barbara Bonciani “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”.
“I dazi al cinema annunciati dal presidente Trump rappresentano una minaccia concreta e grave per l’intera industria cinematografica e audiovisiva italiana. A rischio non è solo l’export culturale del nostro Paese, ma anche la tenuta di un settore già segnato da profonde difficoltà strutturali e normative”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Cultura della Camera, commentando l’intenzione annunciata dalla presidenza statunitense di imporre tariffe del 100% su tutti i film stranieri importati negli Stati Uniti. “Le decisioni unilaterali di Trump – che evocano un ritorno a forme aggressive di sovranismo economico – sono profondamente preoccupanti», prosegue Manzi. «A tutto ciò si somma il caos normativo generato in Italia dal governo Meloni, che continua a portare avanti politiche incerte e poco lungimiranti, costringendo importanti produzioni internazionali a spostarsi fuori dai nostri confini. Il combinato disposto tra dazi punitivi e l’assenza di un quadro normativo stabile e competitivo – sottolinea – rischia di infliggere un colpo mortale alla filiera del cinema e dell’audiovisivo nazionale, già fortemente provata da mesi di stallo. Per questo motivo, il Partito Democratico lancia un appello al governo: il ministro Giuli batta un colpo. Venga immediatamente in Parlamento a riferire e a spiegare come intende rispondere a questa provocazione assurda e quali misure concrete adotterà per evitare che l’Italia venga esclusa dai grandi circuiti internazionali di produzione. Servono interventi urgenti, credibili e coerenti – conclude la deputata dem – per difendere il nostro cinema, attrarre investimenti esteri e garantire che l’Italia resti un punto di riferimento mondiale nel settore culturale e creativo. Alla sfida di Trump si risponde con politiche industriali, non con il silenzio”.
“A Biella, in consiglio comunale, la destra respinge mozione dell'opposizione per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Ad Imperia il sindaco Scajola dice no ad una via da intitolare a Sandro Pertini.
Il deputato Donzelli giustifica il saluto romano dei militanti neofascisti a Milano e a Dongo.
Questa è la destra che si riconosce nei valori democratici ed antifascisti della Costituzione? D'altronde nel simbolo di Fratelli d'Italia campeggia la fiamma tricolore tanto cara al gerarca fascista e razzista Almirante. E domani faranno finta, come è avvenuto il 25 aprile con la Festa della liberazione, di festeggiare il lavoro che continuano a negare per favorire gli interessi dei potentati economici senza affrontare le vere criticità che restituiscano al lavoro dignità, opportunità per tutti, sicurezza e salari giusti”.
Lo dichiara il deputato PD, Silvio Lai.
“Nei primi mesi del 2025 abbiamo assistito a dati preoccupanti per il mondo del lavoro e dell’economia, dalla posizione dell’Italia al fondo delle classifiche europee per quanto riguarda i salari reali ai numeri tragici degli incidenti nei luoghi di lavoro. È inutile quindi che con un video social Giorgia Meloni venga a raccontarci la sua favoletta, perché i fatti sono ben altri. Le misure proposte dal Governo fin qui sono state inutili: basta bugie, si lavori con strumenti davvero utili ed efficaci sui salari e sulla sicurezza” così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul video, diffuso da Giorgia Meloni, per fare gli auguri per il primo maggio.
“Attendiamo con trepidazione le ‘nuove misure concrete’ di cui parla Giorgia Meloni, perché ora il suo Governo non ha più scuse per non portare avanti le politiche sul lavoro di cui l’Italia necessita - prosegue la deputata dem - Sicuramente non ci basta un video propagandistico in cui la premier racconta la favola, che non corrisponde alla realtà, sulle condizioni del mondo del lavoro nel nostro Paese”.
“Le nostre proposte non sono state prese in considerazione e i soldi che arrivano dall’Inail sono inutili senza la volontà politica di cambiare realmente la situazione, perché se a queste parole non seguiranno i fatti c’è il rischio che non cambi niente. Vogliamo il salario minimo, badge elettronici nei cantieri, formazione, diritti nella catena dei subappalti, un aumento reale delle ispezioni e degli ispettori, una procura speciale” conclude Gribaudo.
Quel pugno chiuso in Italia è il simbolo di chi ha combattuto contro la tirannia nazifascista che nelle piazze, così come avviene oggi, fa il saluto romano in una chiave nostalgica e rievocativa. E quel saluto fa tutt'uno con la fiamma tricolore del vostro stemma di partito voluta dal gerarca razzista Giorgio Almirante. Quel pugno chiuso rappresenta il bello e toccante gesto di Tommie Smith e John Carlos che su un podio olimpico resero manifesta agli occhi di tutto il mondo la necessità di battersi per affermare diritti umani e civili uguali per tutti. Tanta strada ancora c'è da fare per garantire quella riunificazione che è incastonata nell'agire della Resistenza e nei valori della Costituzione. Si cominci con il togliere la fiamma tricolore dai simboli, dal cancellare le strade intitolate ad Almirante, dall'abrogare la cittadinanza onoraria a Mussolini in diverse città italiane e si riconosca Bella Ciao quale canzone di democrazia, libertà e giustizia da cantare tutti insieme il 25 aprile dopo l'Inno d'Italia. La mia proposta di legge va in quella direzione”.
Così Stefano Vaccari, deputato PD e Segretario di Presidenza della Camera dopo le dichiarazioni di Giovanni Donzelli sul saluto romano.
Espulsione giornalisti italiani viola diritto informazione
“Ennesimo sopruso da parte del regime del Marocco che dopo aver fermato due giornalisti italiani che in macchina stavano entrando nella città di Laayoune, nel Sahara occidentale, li hanno invitati a raggiungere Agadir per poi procedere verso Marrakech e lasciare immediatamente il Paese. Una espulsione in piena regola per non consentire a voci libere dell'informazione di raccontare fatti e misfatti del regime marocchino che, manu militare, ha occupato illegalmente, la Regione del Sahara occidentale cacciando dai propri territori il popolo Saharawi. Il regime marocchino ha bollato il tentativo dei due giornalisti italiani, che oggi dovrebbero rientrare in Italia, come un atto provocatorio in violazione delle leggi dello Stato. Un'evidente accusa di distrazione di massa visto che è il Marocco ad aver violato sistematicamente, a partire dal 1976, con soprusi e tirannia, i diritti all'autodeterminazione del popolo Saharawi, oggi rappresentato dal Fronte Polisario. Per questo insieme ai colleghi Furfaro, Malavasi, Scotto, Evi, Carotenuto, Fossi e Lai, ho presentato un'interrogazione al ministro Tajani per sapere quali iniziative il governo italiano intenda assumere a tutela dei giornalisti italiani e quali iniziative l'esecutivo Meloni intenda assumere per far garantire il diritto all'informazione nel Sahara occidentale senza che subentrino rappresaglie”.Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza e presidente dell’Intergruppo di amicizia con il popolo Saharawi.
“Oggi è stato incardinato in Commissione Giustizia il decreto legge sicurezza. Annichilendo il lavoro parlamentare, il Governo ha scelto di approvare un nuovo decreto che copia e incolla i contenuti del ddl sicurezza, ritirando quest’ultimo dalla discussione del Senato. Un fatto gravissimo, una lesione della democrazia, anche perché le modifiche contenute nel decreto sicurezza non raccolgono appieno le preoccupazioni su alcuni temi specifici, come quello riguardante le detenute madri”. Lo ha dichiarato la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Cambia purtroppo ben poco. Infatti è reso facoltativo il rinvio della pena per le detenute madri, ma si specifica che nel caso di detenute incinte o con figli con età inferiore ad un anno si potrà scontare la pena in un Icam e nel caso di figli da uno a tre anni la detenzione è prevista in un Icam oppure, se le ragioni di sicurezza lo richiedono, in un carcere. Una modifica – ha proseguito la deputata Pd - che rischia di peggiorare le cose, perché in Italia sono presenti pochi istituti a custodia attenuata, con il rischio di sottrarre le detenute ai legami di territorialità. Un Icam è un carcere, i bambini saranno costretti a crescere reclusi. Si sta perpetrando una grave violazione di diritti fondamentali – ha sottolineato Di Biase - come il supremo interesse del bambino”.
“Ma c’è di peggio, perché il decreto prevede anche che in casi di violazione della sicurezza o dell’ordine da parte delle madri, espressioni vaghe e prive di specificità quelle contenute nel decreto, è previsto il loro trasferimento in carcere e la sottrazione del minore. Un vero e proprio ribaltamento della civiltà giuridica e dei diritti” ha concluso la deputata Di Biase.
“Il tema delle bollette e del loro rincaro è di drammatica attualità e non è tollerabile una soluzione tampone che mascheri il problema reale. Per il PD sono necessarie tre azioni strutturali per venire incontro alle esigenze dei cittadini: il disaccoppiamento tariffario del prezzo dell'energia da quello del gas, per isolare l'incidenza delle oscillazioni internazionali, per stabilizzare i costi finali e formare un sistema più resiliente; l'istituzione di un unico acquirente pubblico dotato di mandato per negoziare i contratti di provvigione nazionale; la revisione degli oneri accessori e la maggiore trasparenza delle componenti tariffarie”. Così il deputato dem Alberto Pandolfo intervenendo in Aula durante la discussione sul cosiddetto Dl Bollette.
“È urgente – continua l'esponente PD - un intervento strutturale e trasparente che metta al centro le esigenze dei cittadini e risponda ai problemi della collettività. Di certo la proposta del governo non va in questa direzione in quanto è solo una toppa temporanea senza respiro lungimirante e di ampia visione. Non possiamo permetterci di portare avanti un'agenda che va in direzione contraria all'interesse dell'Italia”, conclude Pandolfo.
“Le dichiarazioni scomposte del governatore della Liguria Marco Bucci avvalorano pienamente i risultati dell’inchiesta del Sole 24 Ore che colloca la provincia di Genova tra le ultime in Italia per percezione di sicurezza: tirando in ballo altre realtà metropolitane di cui non sa niente, e che secondo lui ‘starebbero peggio’ come Firenze o Bologna, il Presidente della Regione conferma di fatto il totale fallimento delle sue politiche di contrasto alla criminalità, come sindaco del capoluogo, e le stesse iniziative assunte in questi anni dal governo Meloni; dal momento che proprio a Genova sono in aumento quasi tutti i reati. E’ veramente sconcertante come questa destra, anche dopo aver governato per anni, continui a dare la colpa agli altri dei propri clamorosi ed evidenti insuccessi”: è quanto dichiara il deputato Pd Emiliano Fossi.
“Le dichiarazioni di oggi del dott. Giuseppe Siani, capo del Dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, confermano ciò che da tempo il Partito Democratico denuncia con preoccupazione: le tensioni commerciali internazionali e l’inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti rappresentano una minaccia concreta per la nostra economia reale e per la tenuta del credito bancario, non solo nei confronti delle imprese più esposte all’export. Chi, nelle scorse settimane, ha bollato come ‘catastrofisti’ coloro che segnalavano l’impatto negativo sul sistema economico italiano, o chi ha sostenuto che ‘i dazi non si sentiranno sui consumatori italiani’, dovrebbe riflettere davanti all’autorevolezza dell’analisi offerta oggi da Bankitalia. Non si tratta di allarmismo, ma di consapevolezza. E chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di ascoltare e agire, non minimizzare come ha fatto nei giorni scorsi, se non addirittura applaudire Trump in preda ad un incomprensibile innamoramento. Il nostro sistema bancario, come evidenziato da Siani, ha finora retto grazie a un’impostazione tradizionale e prudente. Ma le incertezze geopolitiche, l’aumento dell’avversione al rischio e la volatilità dei mercati finanziari possono compromettere rapidamente la qualità del credito e, con essa, la fiducia di imprese e famiglie. Serve un monitoraggio costante, come segnalato dalla Banca d’Italia, ma serve soprattutto una risposta politica forte e coesa: a sostegno degli investimenti, della competitività delle nostre imprese, dei mutui delle famiglie e della stabilità sociale. Il Partito Democratico continuerà a incalzare il Governo perché si assuma le sue responsabilità in questa fase delicata, abbandonando ogni forma di propaganda e affrontando con serietà i nodi dell’economia reale.” Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD della Commissione Bilancio della Camera.
Il Partito Democratico conferma netta contrarietà al provvedimento sulla Corte dei Conti in discussione alla Camera che ha finalità demolitoria del ruolo a garanzia dei cittadini dinanzi a sprechi pubblici. “Per questo – sottolineano la responsabile giustizia del Pd e i capigruppo in commissione Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio, Debora Serracchiani, Simona Bonafè e Federico Gianassi – abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità e una cinquantina di emendamenti che mirano a contrastare diverse disposizioni, tra cui la definizione della colpa grave, l’estensione delle cause di non punibilità, la "pietra tombale" del parere preventivo sugli atti successivi, la riduzione del controllo concomitante, la delega in bianco al governo per riorganizzare la Corte”.
“Inoltre – proseguono i democratici - ci opponiamo alla separazione delle carriere anche nella magistratura contabile, alla gerarchizzazione del pubblico ministero e alle norme che violano i principi costituzionali riguardanti l’inamovibilità del giudice e l’indipendenza del pubblico ministero. La possibile cancellazione delle articolazioni regionali della Corte dei Conti è un altro punto che non possiamo accettare, poiché rischia di compromettere l’efficacia del sistema.”
“Tra gli aspetti più gravi – aggiungono Serracchiani, Bonafè e Gianassi - segnaliamo anche la norma che prevede l’impunità per il governo: una norma sbagliata, fatta per proteggere l’attuale esecutivo dall’uso disinvolto dei fondi pubblici come nel caso dello scandaloso protocollo Albania e altri dossier? Per evitare questa assurda e ingiustificabile conseguenza – concludono i democratici – occorre stralciare quella norma. Non c’entra nulla la battaglia che da anni fanno i sindaci per superare la cosiddetta ‘paura della firma’ e chiedere di separare a livello normativo in modo chiaro e netto le funzioni politiche da quelle tecniche, scelta che chiarirebbe il campo delle responsabilità e non lascerebbe sacche di impunità . Per questo abbiamo presentato un emendamento che ridisegna ruoli e competenze degli amministratori locali ma se sarà respinto allora sarà chiaro che l’obiettivo, come tutta questa riforma dimostra, non era modernizzare la corte e chiarire il quadro delle responsabilità ma creare uno scudo per il governo sui tanti dossier critici.”
Con che faccia andrà al Vinitaly
“Ora i dazi di Trump sono una realtà. Meloni fa finta di preoccuparsi, ma fino a ieri ha continuato a richiamare il suo logoro refrain: prudenza ed equidistanza. Si è assunta una grave responsabilità nell’ignorare la necessità di un cambio di passo nel rapporto con il Tycoon e non ha fatto quelle che subito bisognava fare. Rafforzare l’Unione Europea e prendere le contromisure, come controdazi e apertura verso nuovo mercati, per evitare che a pagare le conseguenze sovraniste siano le aziende del Made in Italy. Con quale faccia Meloni e Lollobrigida si recheranno domenica a Verona per il Vinitaly e cosa diranno ai nostri produttori? Non basta più dire che siamo il Paese delle eccellenze se poi non vengono difese sui mercati internazionali. Meloni e Lollobrigida continuano ad ignorare che con i dazi, come ha detto il presidente di Confindustria, ci sarà il calo del Pil e che come ci hanno ricordato le organizzazioni professionali agricole migliaia di aziende rischiano di chiudere e con loro perderanno l’occupazione decine di migliaia di persone.
Non pervenuto il vicepremier Salvini, che tra Trump e Putin viaggia su orizzonti antieuropeisti senza che la premier abbia la forza di intervenire. Per Meloni conta di più una foto ricordo con Trump in attesa di quella che farà con Vance subito prima di Pasqua. Gli interessi del Paese vengono dopo”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.