“Un ragazzo in difficoltà prima lo giudicano inadatto per il merito, poi lo espellono dal sistema, gli tolgono il reddito, così finisce nel giro della criminalità, lo umiliano perché ‘aiuta a crescere’. Questa è la scuola immaginata dal ministro Valditara? Una scuola punitiva e repressiva che umilia, soprattutto, i più indifesi? Per noi l’istruzione deve essere inclusiva, democratica, combattere le disuguaglianze e sostenere i più fragili. La scuola prevista dalla Costituzione. Sono davvero sconcertanti le parole del ministro. La scuola non è un carcere che deve riabilitare, ma un luogo dove consentire a tutti di crescere e formarsi”.
Così la capogruppo in VII commissione alla Camera e responsabile Scuola del Pd, Irene Manzi.
"La boutade del Ministro dell’Istruzione sul reddito di cittadinanza da togliere a chi non ha il diploma è assurda ma è anche sintomo di un atteggiamento punitivo verso chi ha più difficoltà. Alla guida di un dicastero che dovrebbe avere l’assillo di includere, di aiutare chi non riesce, di rimuovere le difficoltà che lasciano indietro, c'è chi sceglie -invece- di proporre di escludere. È un modello che ci preoccupa e che combatteremo". Lo dichiara in una nota la capogruppo Pd in commissione Cultura, Irene Manzi
"Quella di Pierfrancesco Majorino a presidente della Lombardia è una candidatura forte e credibile, capace di interpretare un progetto alternativo al governo delle destre di Fontana e Moratti. Partiamo da dove loro hanno fallito: mettiamo al centro delle nostre proposte sanità pubblica e territoriale; e poi, qualità dell’ambiente e sostegno all’economia verde, lavoro buono e sicuro, trasporti pubblici efficienti e sostenibili, lotta alle disuguaglianze sociali e vera parità di genere, diritto alla casa, istruzione e formazione di qualità.
Il sostegno largo e convinto del Pd Lombardo a Majorino è la spinta migliore per il lavoro che da oggi vogliamo fare con le altre forze della coalizione, con gli amministratori e con le tante energie che ci sono nei nostri territori, per costruire insieme una Lombardia migliore per tutte e tutti".
Così la deputata dem Chiara Braga, responsabile Transizione ecologica della Segreteria Nazionale del Partito Democratico.
I deputati del Pd della commissione Cultura e gli eletti a Roma hanno presentato una interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione e del Merito
“Se confermati, i fatti accaduti al liceo artistico Enzo Rossi di Roma sarebbero gravissimi, tali da indurre il ministro Valditara a inviare gli ispettori al fine di accertare le eventuali responsabilità del docente oltre che condannare pubblicamente gli incresciosi eventi raccontati.”
E’ quanto hanno chiesto al ministro dell’Istruzione e del Merito i deputati del Pd in commissione Cultura della Camera – primi firmatari Andrea Casu- e Irene Manzi, capogruppo, e i deputati del Pd eletti a Roma, dopo aver appreso dalla stampa dell’episodio che ha coinvolto un docente del Liceo Rossi che “sarebbe stato accusato dai suoi allievi di antisemitismo”. ”Il docente – si legge nel testo dell’interrogazione- si sarebbe rivolto ad alcuni suoi studenti di religione ebraica appellandoli come nasoni e sostenendo inoltre che andrebbero tutti cremati”. “Purtroppo – sostengono i parlamentari del Pd- non si tratta di un caso isolato di violenza verbale, la settimana scorsa, infatti, al liceo Cavour uno studente trans di 18 anni nel riceve indietro il proprio compito in classe si è visto attaccato dal docente a causa del nome con il quale aveva firmato il proprio lavoro”. Per i Dem “le parole espresse dal professore, se confermate, risulterebbero di una gravità inaudita, in quanto espresse in un contesto, quale quello scolastico, che dovrebbe essere di inclusione e protezione nei confronti degli studenti, oltre che di crescita culturale e personale per gli stessi.”
Al ministro Valditara, i deputati Dem chiedono inoltre se non “intenda prevedere all’interno degli istituti scolastici percorsi educativi rivolti a studenti e insegnanti indirizzati all’insegnamento dei principi di uguaglianza e rispetto reciproco.
Dichiarazione di Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura
"Il nostro è un Paese caratterizzato da enormi diseguaglianze e con divari territoriali profondi, che tendono a crescere. Questo fenomeno riguarda, in larga parte, i minori con un trend negativo che attraversa le diverse dimensioni della povertà educativa. L'emergenza è forte ed è stata acuita dalla crisi pandemica che ha ulteriormente allargato il solco. Un solco prodotto, negli anni, da scarsi investimenti in istruzione e servizi territoriali che hanno prodotto un gap demografico e una crisi educativa". Lo ha detto, a margine della Presentazione dell'Atlante dell'Infanzia di Save the Children, la capogruppo in commissione Cultura e responsabile scuola del Pd, Irene Manzi
"L’Italia, si dice spesso, "non è un paese per bambini” - ha aggiunto Manzi- secondo la quale " senza un'inversione di rotta, l'Italia rischia di diventare un paese senza bambini. È necessario -prosegue la deputata del Pd- investire in servizi, a partire dagli asili nido, dai presidi medici, aumentando il numero dei pediatri, dalle opportunità di gioco, di relazione, di pratica sportiva, dal sostegno alimentare e da aiuti concreti alle famiglie, a partire dall'incremento delle risorse per l'assegno unico. È del tutto evidente, infatti, che la povertà ha molte dimensioni e richiede interventi ad ampio raggio. Tra l'altro, il Covid ha lasciato una pesante eredità sul benessere psichico dei minori". Per Manzi, "la pandemia ha mostrato come una diminuzione delle attenzioni collettive ai bisogni neuropsichici e socio-relazionali di bambini e adolescenti possa avere conseguenze drammatiche sulla loro salute mentale e sul loro sviluppo complessivo: abbiamo leggi avanzate ma scarsi servizi territoriali per assistere i più piccoli e gli adolescenti con problemi di salute mentale".
"Oggi - ha concluso la parlamentare Dem- per affrontare la crisi educativa è prioritario investire sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, il personale -a partire dalle educatrici e dagli educatori- i servizi psico-pedagogici in grado di supportare la loro crescita. Nel nostro programma elettorale avevamo individuato alcune soluzioni e vorremmo confrontarci con il governo su questi temi decisivi per il futuro del Paese. Le famiglie oggi sono in grande difficoltà: la spesa alimentare e quella per l’abitazione, le bollette, l'inflazione, impediscono alle famiglie di avere risorse per spese importanti come la salute, la cultura, lo sport. Aiutiamole: il PNRR ci ha dato la possibilità di farlo, ma serve lavorare in sinergia, con grande senso di responsabilità e spirito di servizio per realizzare una comunità educante che si prenda cura dei minori in ogni dimensione della loro vita, a partire dalla salute".
“Le indiscrezioni di stampa sembrano riproporre un modello che ci lascia perplessi: ancora di più sul tema di scuola. La regionalizzazione della scuola ci allarma perché riteniamo che l’istruzione, per rispetto della nostra Costituzione, debba essere omogenea ed uniforme su tutto il territorio nazionale. E’ una materia fondamentale per lo Stato e per questo, pur considerando le previsioni contenute nell’art. 116- che stabilisce modalità di concessioni e autonomie alle Regioni- occorre rispettare una coerenza e una unitarietà dell’istruzione, essenziale per il Paese e motore della sua crescita e del suo sviluppo”.
Lo ha detto in un’intervista per Orizzonte Scuola, Irene Manzi, capogruppo Pd in VII commissione e responsabile Scuola del partito.
“Nella precedente legislatura, noi come Pd, anche attraverso il lavoro condotto dall’allora ministro Boccia, in accordo con tutte le Regioni, avevamo tracciato un percorso che partiva dall’individuazione dei Livelli essenziali di prestazione, senza i quali non si può procedere, perché si corrono dei grossi rischi”, precisa la deputata dem.
“Quando si parla di istruzione - aggiunge - si deve evitare di allargare le divisioni che finiscono per penalizzare certe realtà territoriali. Quando la proposta di Calderoli sarà resa pubblica potremo finalmente sapere quali siano le intenzioni del governo sul tema dell’autonomia. E’ un tema presente da più di vent’anni ma se non s’interviene sugli squilibri territoriali – non solo quelli Nord-Sud ma anche tra aree interne e non del paese – e se non si tiene presente che e’ essenziale definire le risorse , temo che si rischi di creare regioni di serie A e di serie B, e questo ci preoccupa. C’è la necessità dunque di trovare una soluzione equilibrata. Come partito e’ importante confrontarsi su questo tema ricercando le giuste modalità”.
“Nell’attuale esecutivo siedono componenti di quel governo Berlusconi, che si è reso protagonista del taglio di 8 miliardi di risorse all'istruzione e di 133mila cattedre. Proprio per questo vigileremo e saremo molto attenti e propositivi, perché questo non accada. Il Pnrr ci ha confermato, ancora una volta, l'importanza e la necessità di investimenti qualificati e ingenti nel settore dell'istruzione, soprattutto stabili e assicurati nella prospettiva. Tassi d’uscita dal sistema di istruzione, livelli di dispersione scolastica e povertà educativa ed economica nel nostro Paese ci impongono un impegno e una riflessione seria e devono essere i temi centrali nell'agenda politica di questo Governo. Il ministro Valditara recentemente ha parlato di una scuola dove si devono affermare i concetti di patria e di autorevolezza. Noi pensiamo che si debba prima ancora impegnarsi per una scuola attenta verso tutta la comunità scolastica, capace di valorizzare i docenti e, per questo, riteniamo che sia ormai improrogabile il rinnovo del contratto di lavoro con risorse significative ulteriori, aggiuntive e adeguate, perché pensiamo e crediamo in una scuola che dia opportunità agli studenti. Opportunità che si legano allo sviluppo e potenziamento del sistema 0/6, per la piena gratuità dei trasporti, per gli interventi di edilizia scolastica, per le mense e per il tempo pieno. Solo se la scuola diventa realmente inclusiva, capace di affrontare il nodo delle diseguaglianze e dei divari territoriali, potendo garantire a tutti non solo uguali condizioni di partenza, ma interventi costanti durante tutto il percorso scolastico, sarà in grado di attuare la sua missione e la sua funzione di servizio pubblico. Solo in questo modo la scuola si fa strumento per l'emancipazione e la crescita del singolo e per lo sviluppo della società. Una scuola nazionale e non regionalizzata, attenzione. Nella nostra risoluzione, presentata ieri in Aula, avevamo fatto una proposta al governo e posto un impegno ben preciso, quello di reinvestire le risorse liberate dalla riduzione della spesa in istruzione conseguente al calo demografico, proprio in questo settore, nel settore della scuola, a beneficio dei giovani e delle future generazioni”.
Lo ha dichiarato nel suo intervento in discussione generale, la capogruppo dem in VII Commissione e responsabile Scuola del Pd, Irene Manzi.
"La lettera del Ministro dell'Istruzione Valditara riferita all'anniversario della caduta del Muro di Berlino, inviata a tutti gli istituti scolastici e indirizzata a tutti gli studenti, rappresenta un'inaccettabile iniziativa di propaganda politica. Non rispettosa del principio della libertà di insegnamento che la Costituzione garantisce ai docenti. Certamente non adeguata alla sua alta responsabilità istituzionale. Presenterò un'interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti".
Così Andrea De Maria, deputato PD
"La lettera inviata a studenti e studentesse dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, per celebrare il Giorno della Libertà, ovvero la caduta del Muro di Berlino, indica chiaramente l'approccio fortemente ideologico con cui intende assolvere al suo ruolo. Celebrare la storica caduta del Muro di Berlino solo in chiave anticomunista, con una lettura volutamente forzata e per nulla sobria, è ciò che di più sbagliato possa fare un ministro dell'Istruzione. Del resto, questa è la destra che non celebra e giudica divisiva la Festa del 25 aprile. Il ministro, invece di fare propaganda politica, dovrebbe occuparsi di istruzione, del rinnovo del contratto dei docenti, del potenziamento dell'offerta formativa, dell'edilizia scolastica. Questo uso spregiudicato e ideologico della storia non diventi uno strumento per distogliere l’attenzione dei più giovani dai problemi del mondo dell’istruzione e della formazione". Così in una nota la deputata dem Irene Manzi, responsabile scuola del Partito Democratico.
Dichiarazione di Irene Manzi, deputata Pd
La nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2022 del governo rappresenta per noi Democratici un segnale di forte preoccupazione, in particolare per la scuola italiana. Come gruppo del Partito Democratico siamo stupefatti per la mancanza di qualsiasi intervento nel nostro sistema scolastico. La scuola non viene nemmeno citata, semplicemente non c’è. E sicuramente non si tratta di una svista o di una dimenticanza. Temiamo che sia invece frutto di una precisa volontà politica. Ed è una colpa grave. La scuola italiana ha necessità e urgenza di profonde iniezioni di risorse per adeguarla e ammodernarla. Risorse che dovrebbero finanziare innanzitutto il rinnovo del contratto di lavoro per migliaia di insegnanti e favorire un settore primario che è quello da 0 a 6 anni. Nella nostra risoluzione al Nadef presentata alla Camera, suggeriamo al governo che le risorse liberate dalla riduzione della spesa per l’istruzione conseguente al calo demografico siano reinvestite nel medesimo settore a beneficio dei giovani e delle future generazioni. La scuola non può essere lasciata a se stessa. Invitiamo il governo a ripensare alle proprie strategie e a prevedere nella nuova manovra di bilancio risorse adeguate per migliorare un servizio vitale come quello scolastico.
“In sede di esame del DL Aiuti ter -in materia di istruzione tecnica e professionale- abbiamo presentato due emendamenti; con il primo vogliamo sostenere e ampliare l’offerta formativa erogata dai Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) e, per questo, chiediamo che sia istituito uno specifico fondo con una dotazione di 40 milioni euro annui a decorrere dall’anno 2023.
Già nel nostro programma elettorale avevamo evidenziato la necessità di potenziare l’istruzione degli adulti e l’apprendimento permanente, l’emendamento presentato vuole sollecitare una specifica attenzione verso i CPIA rispetto ai quali vorremo avviare un lavoro complessivo in vista della presentazione di una proposta di legge tematica di riforma e valorizzazione della funzione svolta dai centri deputati all’educazione degli adulti .
Con il secondo emendamento vogliamo garantire l’effettiva attuazione delle riforme degli istituti tecnici e professionali, come previsto dal PNRR, con il finanziamento di uno specifico fondo con una dotazione di 15 milioni euro per l’anno 2022 e di 100 milioni annui a decorrere dall’anno 2023.
Per noi è sempre stato fondamentale il potenziamento dell’istruzione tecnica e professionale che può determinare un forte avvicinamento tra il mondo dell’istruzione a quello del lavoro. Vale la pena ricordare, in questo senso, la carenza di personale specializzato e la difficoltà delle imprese nella ricerca di personale tecnico qualificato. Per questo, riteniamo che sia necessario investire le risorse necessarie per garantire che innovazione, costruzione di reti territoriali, rafforzamento del raccordo tra scuola e mondo del lavoro e delle professioni, potenziamento dell’attività laboratoriale, non rimangano solo sulla carta”. Così in una nota le deputate del Pd, componenti della commissione speciale, Irene Manzi -anche responsabile scuola Pd— e Ilenia Malavasi e la responsabile istruzione, università e ricerca Manuela Ghizzoni
"Sono due giorni che rifletto sulla nuova denominazione del Ministero all'Istruzione e del merito. "Merito" nel senso di premiare chi merita? Io sono per la meritocrazia, certo. Ma tra le cose più importanti che ho appreso e sulle quali ho lavorato per dieci anni, confrontandomi quotidianamente con dirigenti, insegnanti, studenti e famiglie, c'è il fatto che tutti devono avere l'occasione di dimostrare il proprio merito, ma perché questo sia possibile servono pari condizioni di partenza, per dare a tutti la possibilità di emergere e valorizzare i propri talenti.
Per questo penso che non sia giusto e non si possa accostare in questo modo la parola "merito" a quella "istruzione", perché rischiamo di cancellare anni di legislazione scolastica innovativa in tema di inclusione e non c'è nulla di più sbagliato del voler far parti uguali tra disuguali, come diceva Don Milani. Le eccellenze non vanno isolate, ma messe a frutto dell'intero gruppo classe perché dentro è la diversità che cresce la comunità. La scuola non deve essere competizione, ma formazione e crescita collettiva, dove anche gli ultimi, quelli con maggiore fragilità, devono trovare piena accoglienza e sostegno.
Prima di dare nomi che rischiano di dare secondo me una idea sbagliata di scuola, dobbiamo forse riflettere su cosa sia la qualità scolastica, come si ottiene, come possiamo favorirla.
Mi pare, invece, che dietro questa parola ci sia uno schema strumentale, opportunistico e populista, che nulla ha a che fare con la qualità complessiva del sistema e la reale volontà di migliorarlo. La scuola è il luogo dove la Costituzione garantisce il diritto all'istruzione, consentendo ai capaci e ai meritevoli, anche privi di mezzi, di raggiungere i più alti gradi degli studi. La scuola deve accompagnare chi parte da condizioni di disuguaglianza, deve accogliere e includere senza ignorare che il rendimento scolastico degli studenti dipende significativamente dalle condizioni della famiglia di provenienza. Su questo la nostra Costituzione è già chiara, quando all'articolo 3 dice "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana". La grande sfida è questa. La scuola che assolve al suo ruolo costituzionale è emancipazione e riscatto per il singolo e crescita e sviluppo per l'intera società". Lo scrive in un post su Facebook la deputata del Pd, Ilenia Malavasi.
“Come primo atto da parlamentare, depositerò un'interrogazione al ministero dell’Istruzione per sapere quali iniziative intenda adottare per arginare il progressivo e preoccupante depauperamento delle risorse professionali, messo in atto dall’Ufficio scolastico regionale Marche, in relazione all'attività svolta dagli Istituti storici marchigiani della Resistenza e dell’Età Contemporanea”.
Lo dichiara in una nota la deputata marchigiana del Pd, Irene Manzi.
“È grave - prosegue la deputata del Pd - che l’Usr Marche abbia deciso di privare questi istituti del personale che tradizionalmente veniva loro assegnato. Si tratta di figure numericamente esigue, ma di fondamentale importanza per costruire la relazione didattica tra le scuole e il territorio. Solo nelle Marche si registra questa situazione che, di fatto, nega la possibilità di utilizzare in maniera continuativa e organica il personale docente di ruolo, due unità nelle Marche, negli istituti storici che ne avevano fatto richiesta, come era avvenuto negli anni precedenti e come accade in tutte le altre regioni italiane. Quello dell’Usr Marche appare come un atteggiamento che nei fatti penalizza Istituzioni dal grande valore simbolico che diffondono i valori della Resistenza e della memoria, fondamento della Repubblica e della Costituzione. Una scelta inconcepibile e inaccettabile. Il ministero dell’Istruzione - conclude - deve intervenire”.
“La scelta di aggiungere alla definizione del Ministero dell’Istruzione la parola merito ha aperto una rosa di prese di posizione e, soprattutto, di controdeduzioni. Le seconde devo dire abbastanza superficiali e discutibili perché partono dall’errata contrapposizione tra chi sarebbe favorevole al merito e chi no. Ma non è questo in discussione”. Lo dichiara in un’intervista a La Tecnica a Scuola, Irene Manzi, responsabile Pd scuola e deputata.
“A che serve il nome di un Ministero? La risposta è che il nome deve far comprendere quale obiettivo si persegue, ad esempio -prosegue la deputata dem. Credo che aggiungere quella parola sia stato fatto per marcare una posizione che peraltro è nota. Ed è, da sempre, una battaglia politica della destra. Quella di volere una scuola che “finalmente valorizzi quelli bravi” invece di quella della sinistra sessantottina che vorrebbe il “sei” politico ed un generale livellamento al ribasso. Ma questa è solo un leggenda metropolitana -dice Manzi- che si autoalimenta e che diventa oggi un forzoso orpello propagandistico nella testata del Ministero. Un orpello che, nei fatti, potrà rivelarsi inutile, o, al contrario, dannoso. Per noi la scuola è quella che aveva in testa don Milani. Diversa per ciascuno per produrre uguaglianza. E quindi concentrata sul ridurre le disparità alla nascita, sull’aiutare chi ha più bisogno di aiuto. Per contrastare le diseguaglianze e le disparità territoriali e non solo. Si tratta di priorità. E come la destra fa il suo nello sventolare le bandiere (anche se sarebbe preferibile con atti di indirizzo e di governo più che con cambi di denominazione) a noi spetta il compito di dire che la pensiamo diversamente e che proponiamo altro. E di essere credibili e coinvolgenti nel farlo”. Così conclude la deputata e responsabile scuola del Pd.
“Come evidenziato dall’analisi dell’Ires CGIL sui dati ISTAT, nelle Marche i posti disponibili in asili nido, micro-nidi o sezioni primavera sono davvero troppo pochi e tra i più costosi in Italia. Solo il 28,4% dei bambini marchigiani è incluso nel circuito dei nidi e le famiglie partecipano alla spesa complessiva con il 20,8% della compartecipazione. Ed è molto grave, in questo quadro di estrema fragilità dei servizi per l’infanzia, che la spesa media per utente continui a diminuire con un conseguente aumento di quella delle famiglie”.
Lo scrive in un post su Facebook la deputata marchigiana del Pd, Irene Manzi.
“Il Pd, consapevole della necessità di intervenire con forza sulle politiche per l’infanzia e la scuola, ha proposto nidi gratuiti per nuclei familiari a basso Isee, oltre al potenziamento e gratuità della scuola dell'infanzia nel sistema integrato, disciplinato dal decreto legislativo 65 del 2017. Vorremmo sapere cosa intende fare la destra che si appresta a governare. Quali proposte ha per potenziare i servizi?”
“Perché mi pare evidente - prosegue Manzi - che l’attuale governo dovrà impegnarsi per aumentare le risorse destinate alla scuola. Tutte le bambine e i bambini devono avere pari opportunità di futuro: investire sul sistema educativo integrato da zero a sei anni è una leva efficace contro la povertà educativa, la diseguaglianza sociale, per promuovere lo sviluppo della persona e favorire l’occupazione femminile. Grazie alle risorse stanziate dal Pnrr per i nidi e le scuole dell'infanzia (nelle Marche 63 interventi finanziati a favore dei nidi e 6 per i poli dell’infanzia per un importo di quasi 88 milioni di euro) possiamo intervenire per colmare i divari ma serve un impegno concreto da parte dei territori che devono mostrare maggiore e migliore capacità di spesa ed è necessario che la destra non metta a rischio le risorse europee. Assicurare il diritto all'istruzione per tutte le bambine e i bambini, su tutto il territorio nazionale, è un elemento fondamentale per sostenere le famiglie con azioni concrete”.