"L'immobilismo dei leader europei è complice dello sterminio del popolo palestinese. Oggi la carovana "Gaza oltre il confine" è arrivata al valico di Rafah, che però è rimasto sigillato: nessuno entra e nessuno esce. Non solo non hanno fatto passare noi, ma non entra un chicco di grano né un litro d'acqua, né un farmaco". Lo dichiara da Rafah Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Mentre eravamo sul versante egiziano del valico, abbiamo sentito, per tutto il tempo, il boato delle bombe che continuavano a cadere sulla Striscia sapendo che questo significava altri morti, altra distruzione - racconta Boldrini -. Siamo venuti qui per rompere il silenzio sul massacro del popolo palestinese pianificato da Netanyahu e dal suo governo. Un silenzio che è anche dei vertici dell'Ue e di quasi tutti i capi di stato e di governo".
"Ma il silenzio è complicità. Tutti devono prendere le distanze, condannare l’operato del governo israeliano e fare tutto il possibile per impedirgli di continuare questo sterminio - conclude la deputata dem -. Bisogna sospendere l'accordo di Associazione tra Ue e Israele, fermare il commercio di armi con Tel-Aviv, mettere le sanzioni a Netanyahu e al suo governo, chiedere il rilascio degli ostaggi nelle mani di Hamas e riconoscere lo Stato di Palestina. L'opinione pubblica chiede a gran voce di fermare Netanyahu e non può restare inascoltata".
“È inaccettabile che, a distanza di mesi, il ministero dell’Istruzione non abbia ancora emanato il decreto necessario per attivare il fondo destinato al servizio di sostegno psicologico nelle scuole”. Lo dichiara la deputata Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, che denuncia l’immobilismo del governo Meloni su un tema cruciale per il benessere della comunità scolastica.
“Nel corso della scorsa legge di bilancio – ricorda l’esponente dem – il nostro gruppo parlamentare aveva destinato una quota significativa delle risorse del proprio fondo parlamentare , 10 milioni di euro per il 2025 e 18 a decorrere dal 2026, per istituire uno sportello psicologico a favore di studenti e studentesse. Ma ad oggi, tutto tace: stiamo ancora aspettando il decreto che servirebbe a rendere operativo lo strumento previsto dalla legge”.
“Il governo – conclude Manzi - fa molta propaganda sulla scuola, ma nei fatti agisce con tagli, oltre 5.000 posti di organico di potenziamento nella scorsa legge di bilancio. Anche sul fronte dell’educazione all’affettività e al rispetto, l’introduzione dell’obbligo di consenso preventivo della famiglia rischia di bloccare percorsi fondamentali per la crescita equilibrata degli studenti. “L’istruzione merita centralità e strumenti concreti, non propaganda e inerzia”.
"Di fronte a questa continua mattanza di donne, il governo non può limitarsi a interventi di repressione. Serve un'azione incisiva di prevenzione, che passi necessariamente dall’educazione all’affettività e al rispetto tra i generi. Eppure, le proposte di legge su questo tema, depositate da tempo in Parlamento, sono bloccate nelle commissioni Cultura di Camera e Senato per volontà della maggioranza. Cosa aspettano il ministro dell’Istruzione Valditara e la ministra per le Pari Opportunità Roccella a dare il via libera a un provvedimento che può incidere concretamente nel contrasto a questa piaga sociale?". Lo dichiarano le deputate dem della Commissione Femminicidio Sara Ferrari, Antonella Forattini e Valentina Ghio, che aggiungono: "auspichiamo che quando si aprirà in Parlamento la discussione sul ddl femminicidio del governo, sia avviato in parallelo l’esame delle nostre
proposte di legge sull’educazione all’affettività e alla parità: senza l’intervento educativo nelle scuole si rischia di agire solo sugli effetti, senza contrastare le cause. La prevenzione non si fa con lo spettro della pena, che non è mai un deterrente: è necessario insegnare ai giovani il rispetto delle differenze, il superamento della cultura del possesso e dare strumenti per gestire le relazioni senza violenza” concludono le democratiche.
“Ancora due giovani uccise. Di fronte alla mattanza delle donne, anche delle più giovani, urge uno scatto di risposta da parte del Paese nell’azione di prevenzione, di cui deve farsi carico il governo per primo, ma sul piano dell’educazione ai rapporti alla relazione di genere più che sul piano penale, che non ha una funzione di deterrenza. Cosa aspetta la maggioranza di centro destra del Parlamento che ha bloccato nelle commissioni cultura sia della Camera che del Senato le proposte di legge sull’educazione all’affettività e alla parità nelle scuole italiane? Ci sono proposte quasi solo dell’opposizione, sia alla camera che al Senato che sono tenute ferme, proprio perché manca l’iniziativa del governo e il suo via libera. Dove sono i ministri alle pari opportunità Roccella e quello all’istruzione Valditara di fronte all’evidenza così urgente di azione educativa e formativa per imparare una relazione di genere tra maschi e femmine, rispettosa delle differenze e capace di superare il problema del possesso, l’incapacità di gestire la fine di un rapporto e garantire la libertà delle donne?
Chiediamo con forza alla maggioranza parlamentare che si condivida trasversalmente di portare avanti la norma sull’educazione scolastica all’affettività e all’affettività che è la prima forma vera di prevenzione” lo dicono le Deputate dem della Commissione Femminicidio Sara Ferrari, Antonella Forattini e Valentina Ghio.
“I dati presentati oggi dalla Corte dei Conti confermano l’urgenza di un’operazione verità sugli investimenti del PNRR e sul rispetto della loro realizzazione, sia in termini di spesa che di tempistiche. Finora il governo ha agito nella totale mancanza di trasparenza, con ministri che hanno sempre negato i ritardi, smentiti ora in modo eclatante dalla relazione della Corte.
Meloni deve riferire al più presto in Parlamento. Non è più accettabile che il governo continui a nascondere la realtà ai cittadini e alle istituzioni. Il PNRR doveva rappresentare una svolta storica per il Paese, ma la sua attuazione è stata gestita con superficialità e opacità. E i dati confermano purtroppo i ritardi nell'attuazione che rischia di far saltare investimenti fondamentali in sanità, istruzione, politiche sociali, infrastrutture. È in Parlamento che deve essere fatta chiarezza su questo fallimento. La Presidente del Consiglio non può più sottrarsi al confronto: riferisca subito sullo stato reale del Piano e spieghi perché il governo continua a rallentare il Piano e immagina proroghe invece di garantire investimenti concreti e tempestivi per il futuro dell’Italia”. Lo ha detto il capogruppo democratico della commissione affari europei della camera, Piero De luca, intervenendo questa mattina in apertura dei lavori nella seduta di Montecitorio. “Meloni venga in Parlamento serve un’operazione verità e trasparenza sullo stato di attuazione di un progetto di investimento che doveva rappresentare una svolta storica per il nostro paese e che il governo sta invece mettendo in discussione per le proprie incapacità, come conferma la richiesta del ministro Giorgetti, riportata da Repubblica, di una proroga con rinvio del termine finale di attuazione del Piano”.
La relazione della Corte dei Conti conferma gravi criticità nell’attuazione del PNRR, con ritardi su istruzione, welfare, inclusione e salute. Questi ambiti, fondamentali per la coesione sociale e la riduzione delle diseguaglianze, restano ai margini dell’azione di governo, dimostrando l’assenza di una visione chiara sulle reali emergenze del Paese”. Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione Affari sociali della Camera e responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro commenta la relazione della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento del Pnrr. “Inoltre - aggiunge Furfaro - se fosse confermata l’intenzione del ministro Giorgetti di chiedere uno slittamento del Pnrr, come riportato da Repubblica, saremmo di fronte all’ennesima dimostrazione dell’incapacità del governo di programmare e utilizzare le risorse disponibili. Un fatto gravissimo che segnala l’inefficienza nella gestione dei fondi e la mancanza di una strategia per affrontare le urgenze sociali.
Questa situazione certifica l’assenza di una reale volontà di abbattere le diseguaglianze e garantire diritti fondamentali ai cittadini. Il governo, invece di agire con responsabilità, continua a rinviare, compromettendo il futuro del Paese”, conclude Furfaro.
“Pochi minuti fa è arrivata la risposta ufficiale del Ministero dell'Università che conferma come, al momento del conseguimento della laurea triennale della Calderone, l'Università Link non era riconosciuta in Italia e quindi i titoli della ministra non risultano nell'anagrafe degli studenti del Ministero dell'istruzione: Calderone non ha dunque conseguito nessun diploma triennale valido. Per il PD, Marina Elvira Calderone non passerà alla storia per essere la prima ministra laureata la domenica, bensì per essere la ministra della precarietà. In pochi mesi è riuscita a liberalizzare i contratti a termine, ad allargare i voucher, ad eliminare il tetto del lavoro somministrato e soprattutto a negare il salario minimo legale. La ministra non risponde alle domande che le poniamo, non ci spiega come si sia laureata all'Università Link, né delle le tasse pagate, né sulla validità del titolo di studio triennale. Preferisce fare quello che le p più comodo: la vittima”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo PD in Commissione Lavoro, in replica alla ministra Calderone durante il question time alla Camera sulla sua laurea all'Università Link.
“Se Ruby è la moglie di Mubarak allora ha ragione la ministra Calderone: il suo percorso universitario è ordinario. Paragonarsi ad un normale studente lavoratore è quantomeno ardito: la ministra non portava pizze con la bicicletta per pagarsi gli studi ma era il presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro e nel board di Finmeccanica. Perché quindi non risponde nel merito a semplici domande?”, conclude Scotto.
58% territorio italiano è classificato come aree interne, ma mancano servizi essenziali e risorse economiche
“Le distanze sono le vere diseguaglianze. In questo caso riguardano proprio le aree interne. La vita, lo sviluppo economico e sociale di questi territori è legata alle opportunità. C’è chi decide di partire ma c’è anche chi decide di restare e noi abbiamo il dovere istituzionale e morale di dare servizi e opportunità a chi vuole restare in quei luoghi suggestivi, ma scarsi di servizi di prossimità”. Lo dichiara il deputato del Pd Marco Simiani, che domani presenterà in conferenza stampa presso la sala Berlinguer della Camera dei Deputati il film "C'è un posto nel mondo" di Francesco Falaschi. La proiezione del film è prevista dalle 14 alle 16:30. Seguirà dibattito con i deputati del Pd Marco Simiani, Irene Manzi, Matteo Orfini, Marco Sarracino, il regista Francesco Falaschi, e il sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi. Sarà presente il cast artistico.
"Il film, girato nei più suggestivi angoli dell’Amiata e soprattutto a Santa Fiora, Castel del Piano e Arcidosso, esplora il delicato equilibrio tra il desiderio di partire e il richiamo delle proprie radici. Una storia intensa e attuale, che racconta le sfide e le speranze delle comunità dei piccoli centri italiani. Quello dello spopolamento delle aree interne è un fenomeno di cui sta sempre di più soffrendo il nostro Paese, specialmente al Sud ma non solo. Ricordiamo che ben il 58% del territorio italiano è classificato come “aree interne”, dove però vive appena il 22,7% della popolazione. Ormai da diversi anni i comuni geograficamente più lontani dai principali centri urbani, e in particolare i paesi più piccoli, stanno subendo una progressiva diminuzione delle opportunità lavorative e presentano ridotte possibilità di accedere da parte dei cittadini ai servizi essenziali come istruzione, mobilità e sanità. Inoltre queste zone periferiche sono tendenzialmente carenti di infrastrutture fondamentali e di proposte culturali adeguate, anche per la mancanza di risorse economiche. Comprensibile che i giovani appena possono se ne vadano e che raramente ritornino per ritrovare insieme alle loro radici un contesto in cui progettare il futuro. Il problema si acuisce nelle zone montane, dove le distanze e la complessa situazione logistica non agevolano le risposte ai vari bisogni sociali degli abitanti.
Per affrontare questo tema così urgente era stata messa in atto dal Governo “una politica nazionale innovativa di sviluppo e coesione territoriale che mira a contrastare la marginalizzazione ed i fenomeni di declino demografico propri delle aree interne del nostro Paese” denominata SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne), confermata in teoria per il periodo 2021-2027 e fondata su un approccio “basato sui luoghi” (place based), decisivo per le politiche strutturali di sviluppo. Attendiamo che il Governo su questo punto così importante batta un colpo", conclude Simiani.
In allegato la locandina
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"L’intervista di Piantedosi certifica il fallimento del progetto Albania. Di fronte a questo evidente insuccesso, il governo tenta adesso di riconvertirlo per evitare il danno erariale, ma il risultato è solo un ulteriore spreco di risorse pubbliche, peraltro con soluzioni del tutto estranee all’accordo siglato con l’Albania e alla sua legge attuativa. Il costo per le casse dello Stato italiano è già enorme: circa un miliardo di euro, che poteva essere investito in sanità, istruzione o sicurezza. Il governo ponga definitivamente fine a questa operazione, nata sotto il segno della propaganda e destinata a trasformarsi in un vero e proprio disastro finanziario".
Così in una nota le deputate e i deputati democratici Chiara Braga, Enzo Amendola, Simona Bonafè, Matteo Mauri e Matteo Orfini, che aggiungono: "Meloni dovrebbe prendere atto della gravità della situazione, con un governo in cui i ministri degli Esteri e dell’Interno, per usare le parole dalla stessa maggioranza, sono in evidente difficoltà".
“I dati Istat certificano la crescita delle diseguaglianze educative per gli studenti con disabilità in Italia. Aumenta la necessità di assistenti all’autonomia e alla comunicazione, soprattutto al sud, a cui lo Stato non è in grado di rispondere. L’Istat certifica l’aumento degli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane e la crescita della domanda di assistenza che non è soddisfatta, sono dati allarmanti. Il 4,5 per cento degli studenti con disabilità non ha un assistente, un dato che cresce di un punto percentuale nelle regioni del Mezzogiorno. Non c’è bisogno di altro per chiedere al Governo un intervento urgente. Sto depositando un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione e alla Ministra per le disabilità affinchè si attivi
"Il PNRR rappresenta un'opportunità unica per il rilancio economico e sociale del nostro Paese, ma il Governo continua ad accumulare ritardi e rinvii preoccupanti. L'Italia è il principale beneficiario del Piano, ma solo un terzo delle risorse totali è stato speso, mentre restano ancora 284 obiettivi da raggiungere entro il 2026. I settori chiave, come sanità, istruzione e inclusione sociale, registrano avanzamenti minimi, e il rischio di perdere questa occasione storica è concreto. Chiediamo trasparenza e un’informazione puntuale al Parlamento e al Paese. Il Governo non può limitarsi a rimodulare e tagliare progetti strategici come asili nido, case di comunità e investimenti nella transizione ecologica e digitale. Serve un cambio di passo immediato, perché dal successo del PNRR italiano dipende anche il futuro di un’Europa solidale e inclusiva. Non possiamo permettere che l’inerzia dell’esecutivo metta a rischio il futuro del Paese." Così in aula alla camera il capogruppo democratico nella commissione affari europei, Piero De Luca che ha chiesto “al governo di fare un’operazione verità sul Pnrr”.
Ricordate la “protesta delle tende”? Era il 2023 quando, in tantissime università italiane, studenti e studentesse si mobilitarono per contrastare il caro affitto e chiedere investimenti sugli studentati pubblici.
“Una protesta giusta, che appoggiamo, perché riguardava un argomento fondamentale all’interno del diritto allo studio. Anche per questo nella stesura del PNRR prevedemmo 60mila nuovi alloggi entro il giugno 2026.
“Oggi un report dell’Unione degli Universitari ci informa di come il Governo Meloni, che all’epoca non ascoltò gli studenti liquidandoli con le solite frasi di circostanza che la destra usa per delegittimare ogni protesta, abbia effettivamente finanziato solamente 11.275 posti letto. Circa 228 milioni di euro a fronte di 1,2 miliardi di risorse complessive stanziate.
“In sostanza, denuncia l’associazione studentesca, dopo il PNRR si avrà solo lo 0,5% in più di copertura reale di posti pubblici. Il report, che vi invito a leggere e vi metterò nelle storie appena disponibile online, affronta anche temi su a chi vanno, effettivamente, i soldi stanziati. Insomma, come dicono loro stessi, “è tutto sbagliato”.
“Non vederci una chiara scelta politica sarebbe miope. Questa è la destra. Oltre alla sanità favoriscono la privatizzazione dell’istruzione: nell’Italia di Meloni si cura e studia solo chi può permetterselo.”
Lo dichiara in un post sui social network Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del PD.
“Si apprende dal viceministro Leo che sarebbe pronta l'ennesima lenzuolata di condoni. Il PD rimane fermamente convinto che questa non sia la strada giusta. La politica delle rottamazioni e il continuo via libera all'evasione fiscale minano la credibilità del sistema, riducono il tasso di adesione spontanea e sottraggono risorse fondamentali per garantire un welfare universale, dalla sanità all’istruzione, fino all’assistenza per tutti i cittadini.”
Lo dichiara Virginio Merola, capogruppo PD in Commissione Finanze alla Camera, commentando l’ipotesi di una nuova riapertura dei termini per aderire al concordato preventivo biennale e l’estensione della conciliazione giudiziale anche ai ricorsi pendenti in Cassazione prima del 5 gennaio 2024.
“È stata depositata oggi alla Camera dei Deputati una mozione per il riconoscimento del “Diritto a Restare” a prima firma dalla deputata democratica, Giovanna Iacono (PD), con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento delle aree interne del Sud e del Nord, promuovendo uno sviluppo equo ed inclusivo nei territori più fragili del Paese.
“La mozione è il risultato di mesi di confronto con colleghe e colleghi di Camera e Senato, associazioni, e realtà locali tra cui il Centro Studi Giuseppe Gatì, che hanno offerto un contributo prezioso nella stesura di questo testo – dichiara Iacono - che presiede l’Intergruppo per il Diritto a Restare. Il fenomeno dello spopolamento, unito al calo demografico, sta creando una frattura sempre più ampia tra diverse aree del Paese, con conseguenze drammatiche per la coesione sociale ed economica.”
I dati recenti sono allarmanti: negli ultimi dieci anni, le aree interne hanno registrato un calo demografico medio del 10%, con punte del 20%, mentre il Mezzogiorno ha visto la fuga di 200.000 giovani laureati. Il divario nei servizi essenziali, dall’istruzione alla sanità, costringe migliaia di cittadini a spostarsi per ricevere cure adeguate o trovare opportunità lavorative.
“Lo Stato non può abbandonare intere comunità – prosegue Iacono –. È necessario un intervento strutturale che garantisca ai cittadini il diritto di poter costruire il proprio futuro nel territorio in cui sono nati, senza dover emigrare per necessità e dando loro l’opportunità di tornare.”
La mozione impegna il Governo, tra le altre cose, a istituire un Osservatorio Nazionale per il Diritto a Restare, a potenziare le politiche giovanili e gli investimenti in infrastrutture, sanità e trasporti, a incentivare le imprese che assumono giovani laureati e a promuovere il recupero di aree inutilizzate per creare opportunità abitative e lavorative.
“La lotta allo spopolamento deve diventare una priorità per le istituzioni – conclude Iacono –. Vogliamo garantire a tutti i cittadini la possibilità di scegliere se restare nel proprio territorio senza essere costretti ad abbandonarlo per mancanza di opportunità.”
“Per quanto tempo ancora l’Europa assisterà passivamente al conflitto in atto in Congo con l’occupazione di interi territori da parte del gruppo paramilitare M23? Eppure i dati sono allarmanti. Si registrano già 7000 morti, gran parte dei quali seppelliti senza essere identificati. Intere comunità sottoposte al controllo, economico e sociale, delle truppe occupanti, sostenute dal vicino Ruanda, a fronte di feroci combattimenti. Una guerra che nasce dall’obiettivo di sfruttare le miniere congolesi ricche soprattutto di coltan , un minerale necessario per produrre i microchip degli smartphone e di altri dispositivi digitali. Risorse minerarie vendute al Ruanda per la successiva trasformazione. Le Nazioni Unite hanno paragonato il controllo dell’M23 sulla città a quello di un apparato statale e vi è il fondato rischio che possa scatenarsi, tra l’altro, come denuncia la Croce Rossa, con ‘conseguenze inimmaginabili’, una grave epidemia di Ebola e di altri agenti patogeni attualmente conservati in alcuni laboratori dove si stanno svolgendo i combattimenti”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“A metà febbraio - aggiunge - è stata approvata una risoluzione del Parlamento europeo che esorta le istituzioni europee a sospendere il sostegno finanziario diretto al Rwanda, fino a quando il Paese non romperà i legami con i ribelli del gruppo M23 e non garantirà l'accesso umanitario alle aree della Repubblica democratica Congo da questo occupate.
Al momento non è stato dato seguito alla risoluzione. Per questo, insieme ai colleghi del Pd, Amendola, Ferrari, Scotto, Ghio, Manzi, Lai, Fornaro, Gianassi, Roggiani, Ricciardi, Simiani, abbiamo presentato una interrogazione al ministro degli Affari Esteri per chiedere che l’Italia chieda formalmente all’Ue di sospendere il sostegno finanziario al Rwanda e per sostenere la necessità che il nostro Paese adotti misure adeguate per garantire la collaborazione con la Repubblica democratica del Congo nel contesto di una strategia di investimento che consentano, al Congo e al suo popolo, di affrontare le sfide in atto e promuovere la pace, le infrastrutture, l'istruzione e l'autodeterminazione”.