“Oggi in commissione alla Camera dei Deputati il governo ha fatto retromarcia sul subentro di un organismo nazionale unico alle consigliere di parità territoriali, non potendo ignorare le proteste dell’opposizione e quelle che si sono levate in tutte le regioni. Scongiurato così il rischio di infrazione europea per quello che sarebbe stato addirittura un “regresso” rispetto alla situazione attuale nella tutela e promozione della parità, il decreto rimane più forma che sostanza e un’occasione persa di vero investimento. Nel recepire due direttive europee, volte a potenziare l’efficacia degli organismi di parità (UNAR e Rete delle consigliere di Parità) il governo prevedeva una centralizzazione e la soppressione della rete capillare delle consigliere, rischiando di produrre una riduzione del livello di protezione odierna di donne e uomini discriminati, anziché un rafforzamento, minando anche il principio di massima accessibilità rispetto ai bisogni diffusi. Scongiurato il passo indietro, rimane un’occasione persa per adempiere davvero agli obiettivi europei. Infatti, l’accorpamento della tutela dalle discriminazioni multiple (genere, etnia, culto, disabilità, età, orientamento sessuale) con quella specifica delle discriminazione basata sul genere nel mondo del lavoro, non corrisponde alle due diverse e separate direttive. Inoltre l’organismo centralizzato ha un cda di nomina solo governativa, violando l’indipendenza prevista dall’Europa, non ha poteri sanzionatori, ma solo consultivi, ne’ la facoltà di agire per cause collettive. Non sono previsti requisiti di competenza specifica.
La nostra richiesta di rafforzare la possibilità per le consigliere di parità di agire in autonomia, in giudizio e per la risoluzione delle controversie di lavoro attraverso conciliazione, garantendo un servizio gratuito ovunque, non è stata accolta. Per questo, insieme ai gruppi di 5 stelle e AVS abbiamo votato contro la proposta insufficiente e inefficace della maggioranza”. Lo dichiarano le deputate del Pd Sara Ferrari e Simona Bonafè, rispettivamente capogruppo Pd in commissione Femminicidio e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera.
“La decisione di introdurre la pena di morte per i palestinesi da parte della Knesset non solo è grave, ma conferma la trasformazione di Israele in uno stato autoritario e suprematista. L’Europa non può limitarsi a una ramanzina. Di fronte alla certificazione dell’apartheid deve fare atti conseguenti: sospendere il Trattato di cooperazione tra Israele e Ue. All’articolo due di quell’accordo c’è scritto esplicitamente che in caso di violazione dei diritti umani bisogna interromperne l’applicazione. Si proceda subito in tal senso”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Da tempo in tanti si esercitano su questo tema. Come diceva De André, la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio… Mi sfugge però il cuore del ragionamento: se si premette che Schlein è una delle figure che più ha contribuito al successo del No, perché mai l’esito dovrebbe essere un suo passo indietro? Fino a ieri Conte veniva dipinto come un alieno populista con simpatie putiniane e ora viene indicato come più attrattivo per i moderati? Ho sempre pensato che sia stato un ottimo premier e l’ho difeso da chi descriveva l’agenda Draghi come le nuove ‘tavole della legge’. Ora invece sembra che vada bene tutto purché non sia Schlein. Perché è fuori del giro? Troppo autonoma? Un motivo in più per sostenerla”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervistato dal Manifesto.
«Le notizie che emergono dall’indagine della Procura di Agrigento, che coinvolge il deputato di FdI Calogero Pisano e altri soggetti, delineano un quadro estremamente grave e preoccupante. Ancora una volta risorse pubbliche destinate alla promozione culturale e turistica del territorio rischiano di essere piegate a interessi personali, attraverso un sistema fatto – secondo le accuse – di spese gonfiate e utilizzo distorto dei finanziamenti regionali».
Lo dichiara Giovanna Iacono, deputata agrigentina del Partito Democratico.
«Se confermati, questi fatti rappresenterebbero un colpo durissimo alla credibilità delle istituzioni e un danno enorme per tutte quelle associazioni culturali che operano con serietà, trasparenza e spirito di servizio. La cultura non può e non deve diventare un bancomat per pochi».
«È necessario fare piena luce in tempi rapidi, nel rispetto del lavoro della magistratura, ma con altrettanta fermezza sul piano politico. Non si può continuare a minimizzare o far finta di nulla di fronte a vicende che chiamano in causa l’utilizzo di denaro pubblico».
«Di fronte a tutto questo la Meloni non può tacere e fare finta di nulla. Il partito di Fratelli d’Italia deve assumersi fino in fondo la responsabilità politica di quanto sta emergendo. Le cittadine e i cittadini siciliani meritano trasparenza, rigore e rispetto».
«Continueremo a vigilare affinché ogni euro destinato alla cultura e al turismo sia utilizzato nell’interesse della collettività e non per alimentare pratiche opache che danneggiano l’immagine della nostra terra».
“Il Governo promette, ma poi in corso d’opera si rimangia la parola. Nel frattempo gli imprenditori hanno investito, si sono indebitati e oggi pagano il prezzo di scelte incerte e incoerenti: è il minimo che si arrabbino”. così Toni Ricciardi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera commenta le critiche che Confindustria sta facendo al governo per aver cambiato le regole in corsa su Transizione 5.0.
“Da quattro anni – prosegue Ricciardi - denunciamo come il Governo guidato da Giorgia Meloni non si stia occupando dell’economia reale, della vita concreta delle persone e delle difficoltà quotidiane di famiglie e imprese. Oggi ci troviamo alla vigilia di una crisi energetica probabilmente senza precedenti, con scenari che richiederebbero interventi immediati, seri e condivisi. In questo contesto, stupisce e preoccupa che la priorità dell’esecutivo sia la legge elettorale. Il Paese ha bisogno di risposte su lavoro, energia e crescita, non di operazioni politiche che appaiono distanti dai problemi reali degli italiani peraltro costruite contro le opposizioni”.
Governo sostenga il loro operato con risorse adeguate
“Questa mattina all’alba un blitz dei Carabinieri di Caserta e Napoli, oltre 150 militari più unità cinofile, ha portato all’arresto di circa 23 esponenti riconducibili al clan dei Casalesi.
L’operazione di oggi dimostra l’efficacia del lavoro coordinato tra magistratura e forze dell’ordine, a cui va il nostro più sentito plauso e ringraziamento”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Difesa della Camera, e Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Informazione del Partito Democratico
“Il contrasto alle mafie – aggiungono i dem – deve restare una priorità assoluta delle istituzioni, non solo sul piano repressivo ma anche su quello della prevenzione, della trasparenza e della tutela dell’economia sana. È per questo che riteniamo fondamentale che il Governo sostenga con risorse adeguate chi ogni giorno è in prima linea in questa dura battaglia.
È necessario investire in legalità, lavoro e diritti, per sottrarre definitivamente spazio e consenso alle organizzazioni criminali e mafiose che ancora oggi attanagliano i nostri territori contribuendo ad impoverirli”.
“L’aggressione alla troupe del Tgr Lazio è un fatto grave e inaccettabile, che non può essere derubricato a episodio isolato o archiviato con l’indignazione di giornata. A pochi giorni da fatti analoghi, si ripete una dinamica che deve preoccupare e che va fermata con decisione”. Lo afferma il deputato Stefano Graziano, capogruppo del Partito democratico in commissione di Vigilanza Rai.
“Colpire chi fa informazione - prosegue l’esponente dem - intimidire una giornalista, ostacolare il lavoro di una troupe non rafforza alcuna protesta né rende più credibile una rivendicazione. Al contrario, la indebolisce e la isola, perché allontana l’attenzione e la comprensione dell’opinione pubblica. Non siamo di fronte solo a un problema di ordine pubblico o alla tutela dei singoli professionisti coinvolti. Qui è in gioco un principio fondamentale: il diritto dei cittadini a essere informati e la libertà di stampa, che è uno dei pilastri della nostra democrazia.
“Per questo - conclude Graziano - serve una condanna netta e senza ambiguità di ogni forma di violenza e intimidazione nei confronti dei giornalisti. Non può esserci alcuna tolleranza verso chi tenta di zittire l’informazione. Alla giornalista e alla redazione del Tgr Lazio va la mia piena solidarietà e vicinanza. Ma insieme alla solidarietà serve un impegno concreto perché episodi come questo non si ripetano. C’è un punto fermo che non dovrebbe mai essere messo in discussione: chi fa informazione non si tocca”.
'Scelta miope che colpisce investimenti, innovazione e competitività. PMI e filiere strategiche le più penalizzate'.
"Con il decreto fiscale il governo compie un errore grave e strategico: riduce il credito d'imposta legato a Transizione 5.0 proprio nel momento in cui le imprese italiane avrebbero più bisogno di certezze e di strumenti forti per investire in innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica". Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive.
"Transizione 5.0 - sottolinea l’esponente dem - non è una misura qualsiasi: è il principale strumento per accompagnare le imprese nella doppia transizione, digitale ed energetica, rafforzando la competitività del nostro sistema industriale rispetto ai Paesi europei, che invece stanno investendo con maggiore decisione su politiche industriali attive. Tagliare queste risorse significa colpire soprattutto le PMI, che hanno meno capacità finanziaria per sostenere autonomamente gli investimenti, e indebolire le filiere strategiche rallentando gli obiettivi di decarbonizzazione”.
"Non siamo i soli a dirlo: Confindustria denuncia che questa scelta mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni, tradisce le rassicurazioni date a novembre dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sulle cosiddette imprese 'esodate' del 5.0, e chiede al governo di ripristinare gli impegni presi prima di procedere a qualsiasi nuova misura. Siamo della stessa opinione. Il governo faccia un passo indietro e ripristini integralmente il credito d'imposta Transizione 5.0: l'Italia non può permettersi di rallentare proprio adesso, quando in gioco c'è la nostra capacità di competere, innovare e creare lavoro di qualità", conclude Peluffo.
"Il governo ascolti il grido d’allarme della sindaca di Firenze Sara Funaro sul prossimo contratto del personale negli enti locali. Ai comuni vanno trasferiti fondi per mantenere gli impegni, evitando rischi sulla tenuta dei bilanci. Serve, come chiedono i Comuni, un fondo perequativo per assicurare qualità dei servizi e stipendi adeguati. Il governo non può scaricare sui sindaci responsabilità che si deve assumere direttamente". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro
“Il 28 marzo 1923 nasceva l’Aeronautica Militare, una forza armata che da 103 anni rappresenta un presidio fondamentale per la sicurezza del Paese e un punto di riferimento per professionalità, dedizione e spirito di servizio. Alle donne e agli uomini dell’Arma Azzurra va oggi il mio ringraziamento e il mio omaggio per il lavoro che svolgono ogni giorno, in Italia e nelle missioni internazionali, con competenza, coraggio e alto senso delle istituzioni”. Lo dichiara Nicola Carè deputato Pd, componente della commissione Difesa e vicepresidente della sottocommissione Difesa e sicurezza della Nato.
"Siamo solidali con la sindaca di Firenze Sara Funaro e con tutti i Comuni che rischiano di vedere i servizi ai cittadini ridotti per mancanza di risorse statali. È positivo che gli enti locali investano sul personale e tutelino salari e condizioni di lavoro, ma non è sufficiente se il governo firma i contratti senza fornire i fondi necessari. I Comuni non possono essere lasciati soli a coprire costi aggiuntivi che mettono a rischio i servizi essenziali. Serve subito un confronto serio con gli enti locali e stanziamenti adeguati per garantire stipendi dignitosi e servizi pubblici efficienti, senza scaricare sui bilanci comunali responsabilità che spettano allo Stato". Lo dichiara la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè, in merito all'allarme lanciato dal primo cittadino del capoluogo toscano.
"Solidarietà a nome di tutti i deputati e le deputate del Pd al collega Claudio Stefanazzi e alla sua famiglia per l’ennesimo e gravissimo atto intimidatorio subito: un gesto vile e inaccettabile che colpisce i principi stessi di convivenza civile e democrazia. Chi ricopre un ruolo pubblico deve poter svolgere il proprio impegno senza minacce né pressioni criminali. Rinnovo la richiesta di una risposta immediata, decisa e concreta da parte delle istituzioni, a partire dal ministro Piantedosi a cui pure Stefanazzi si è rivolto da tempo, affinché vengano rafforzati i presìdi di sicurezza e il controllo del territorio mettendo in campo risorse adeguate, potenziando gli organici e garantendo una presenza più incisiva dello Stato. Confido nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura perché si faccia piena luce sull’accaduto e sui fenomeni criminali denunciati da tempo dall’On. Stefanazzi".
Abbiamo trasformato il diritto alla cura in un bonus contro la povertà.
“Il disegno di legge sui caregiver proposto dalla ministra Locatelli non solo è insufficiente, ma culturalmente sbagliato. Parliamo di circa 7 milioni di persone, soprattutto donne, per lo più in età lavorativa, che non tanto per scelta, ma per necessità rinunciano anche al lavoro per un carico di cura insostenibile. Una situazione aggravata dalla mancanza di servizi: mancano i servizi di residenzialità, l'assistenza domiciliare integrata, i centri diurni, che oggi danno risposta a una percentuale risibile degli over 65. L'Italia copre infatti con i servizi di residenzialità solo il 3% degli over 65, in un paese che ne conta circa 15 milioni, di cui 4 gravemente non autosufficienti". Così la deputata Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali.
"La legge – aggiunge Malavasi - individua quattro categorie di caregiver suddivise unicamente in base alle ore di assistenza, una scelta infelice che sminuisce il ruolo di chi si prende cura di una persona dal punto di vista umano, relazionale, nelle piccole necessità quotidiane, un ruolo che fa la differenza nella vita di milioni di anziani, disabili e fragili. E riconosce un contributo economico solo a chi è convivente e ha un carico di cura di almeno 91 ore settimanali: meno di un euro all'ora. Abbiamo trasformato il diritto alla cura in un bonus contro la povertà. Il Pd chiede una legge universale, equa e strutturale. Una legge che dia piena dignità a tutti i caregiver, anche non conviventi e anche a chi non ha rapporti di consanguineità con la persona assistita. Non possiamo obbligare le persone a convivere con chi ha necessità, soprattutto oggi con una società molto frammentata, che registra circa il 30% di persone che nelle grandi città vive da solo. Il discrimine deve essere il carico di cura, non la residenza anagrafica. Si tratta di una visione anacronistica e non rispondente alla realtà e al bisogno delle nostre comunità".
“Queste – conclude Malavasi - sono le misure che consideriamo indispensabili: informazione, servizi di sollievo e sostegno, supporto psicologico, percorsi di formazione, flessibilità lavorativa, smart working e, punto del tutto assente nella proposta Locatelli, il riconoscimento dei contributi previdenziali e pensioni anticipate. Per tutti i caregiver, nessuno escluso, con tutele crescenti in base al carico assistenziale. Abbiamo bisogno che le donne possano continuare a lavorare. Senza contributi figurativi, le donne che oggi si prendono cura di un familiare diventeranno le anziane povere di domani, continuando a essere l'anello più debole anche all'interno del nucleo familiare. La cura non può essere un fatto privato, da risolvere tra le mure domestiche, ma richiede un sistema di welfare con servizi all'altezza di questo momento storico. Le poche risorse previste dalla legge vengono peraltro sottratte da fondi già dedicati alla disabilità e alla non autosufficienza, e vengono destinate a una platea molto ristretta, creando ulteriori discriminazioni in un mondo che chiede semplicemente dignità".
"In tema di politiche del lavoro l'opposizione riesce a fare sintesi e a presentarsi unita con proposte concrete. Dopo la sconfitta della maggioranza al referendum, è la dimostrazione che un'alternativa credibile sta prendendo forma". Lo afferma il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, intervenendo sull'esito del referendum e sulla risposta della maggioranza, sottolineando come l'opposizione stia invece costruendo un'alternativa credibile e concreta.
“La reazione del governo – aggiunge l’esponente dem - è però emblematica. Anziché dire 'fermiamoci un attimo, sediamoci e approviamo il salario minimo', la destra non ha trovato niente di meglio che presentare la legge elettorale. Cioè il modo in cui cercano a tavolino di non perdere le elezioni.
"È incredibile – conclude Scotto - quale sia la scala delle priorità di un governo che evidentemente pensa di più a mantenere il potere piuttosto che a risolvere i problemi di milioni di lavoratori. Lavoratori che hanno perso potere d'acquisto, che non riescono a fare la spesa e che sono condannati a una vita precaria".
“Quella che si sta consumando è una grave ingiustizia ai danni di migliaia di aspiranti docenti. Un fallimento organizzativo che rischia di trasformarsi in una discriminazione inaccettabile tra chi può permettersi percorsi più costosi e chi no”.
È una denuncia netta quella della parlamentare PD Giovanna Iacono, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Università e della Ricerca e dell’Istruzione e del Merito sulla gestione dei percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 CFU.
“I ritardi accumulati sono evidenti e ingiustificabili: iscrizioni prorogate fino a fine febbraio e corsi avviati tra fine marzo e inizio aprile comprimono drasticamente i tempi. In queste condizioni, per molti candidati diventa materialmente impossibile conseguire l’abilitazione entro il 30 giugno 2026”.
Una situazione che rischia di avere conseguenze pesantissime: “Dopo aver pagato fino a 2.000 euro, migliaia di aspiranti docenti potrebbero essere esclusi dalla prima fascia delle GPS 2026 per responsabilità che non sono loro. È inaccettabile”.
Al centro della denuncia anche una evidente disparità di trattamento tra sistema pubblico e privato: “Si sta creando un doppio binario, dove chi può permettersi percorsi più onerosi riesce a rispettare le scadenze, mentre altri restano indietro a causa di inefficienze organizzative. Non è questo il principio di uguaglianza che deve garantire lo Stato”.
“Se non si interviene subito – prosegue Iacono – migliaia di persone perderanno un anno di lavoro, con un danno economico e professionale enorme, mentre il sistema scolastico continuerà ad alimentare precarietà”.
Per questo si chiede al Governo un intervento urgente e concreto per garantire tempi certi e uniformi per tutti gli atenei, prorogare i termini per lo scioglimento della riserva nelle GPS 2026 e prevedere misure di tutela per gli iscritti, anche rispetto ai costi già sostenuti.
“Non si possono chiedere sacrifici economici ai giovani e poi lasciarli soli davanti a disfunzioni del sistema. Il Governo intervenga subito: è una questione di equità, credibilità delle istituzioni e rispetto per chi vuole insegnare”.