12/05/2026 - 15:19

“La decisione della Commissione parlamentare Ecomafie di istituire un nuovo filone d’inchiesta sulle vicende legate alle cosiddette ‘navi a perdere’, ai traffici illeciti di rifiuti e alla morte del Capitano Natale De Grazia, dopo avere costituito a febbraio scorso anche su nostra richiesta, un gruppo di lavoro,  rappresenta un passaggio importante e doveroso. Parliamo di una delle pagine più oscure della storia ambientale e giudiziaria del nostro Paese, rispetto alla quale permangono ancora troppi interrogativi irrisolti che anche Legambiente aveva rappresentato alla Commissione. L’avvio di un lavoro strutturato di approfondimento consentirà finalmente di valorizzare il patrimonio documentale acquisito nelle precedenti legislature, le nuove evidenze emerse negli ultimi anni e di poter impiegare le più avanzate tecnologie oggi disponibili per le attività di ricerca e accertamento sui fondali. Il Partito Democratico ha sostenuto con convinzione questa iniziativa e ha indicato come relatrice la senatrice Vincenza Rando, da sempre impegnata sui temi della legalità, della lotta alle mafie e della tutela ambientale. L’obiettivo è contribuire ad accertare la verità storica e istituzionale su traffici internazionali di rifiuti e materiali pericolosi che hanno interessato il Mediterraneo e il nostro Paese tra gli anni Ottanta e Novanta, facendo piena luce anche sulle circostanze della morte del Capitano De Grazia. Dobbiamo garantire trasparenza, desecretazione degli atti non coperti da reali esigenze di sicurezza nazionale e nuove attività d’indagine che possano finalmente dare risposte ai familiari, ai territori coinvolti e all’opinione pubblica".

Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo PD in Commissione Ecomafie e segretario di Presidenza della Camera.

 

12/05/2026 - 15:18

"Dalla destra solo sciacallaggio. Il governo dia risposte sugli organici delle forze di polizia"

"Il primo pensiero, in queste ore, va al ragazzo di ventitré anni che stanotte è stato accoltellato in piazza Mercatale mentre difendeva una collega, dopo un turno di lavoro. A lui e alla sua famiglia tutta la nostra vicinanza. Il nostro grazie ai sanitari del 118 che sono intervenuti e alle forze di polizia che hanno fermato i presunti aggressori". Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD di Prato.

"Siamo di fronte a una violenza inaudita. Una violenza che, stando alle prime ricostruzioni, vedrebbe tra gli aggressori anche un minorenne. E’ un dato allarmante su cui tutti dovremmo riflettere con attenzione, invece di lanciare attacchi. Eppure, mentre il ragazzo aggredito versa ancora in gravi condizioni, la destra cerca di imputare al Partito Democratico le responsabilità che sono del governo e del Ministero dell'Interno, forse dimenticandosi che Meloni e Salvini sono al governo da quasi quattro anni e che a Prato non hanno dato un agente in più. Nemmeno uno. Ricordo ancora una volta agli esponenti della destra che la sicurezza in Italia è competenza esclusiva dello Stato. Le forze di polizia dipendono dal Ministero dell'Interno. Da anni sentiamo parlare di rinforzi e da anni le promesse del governo Meloni non si traducono in fatti. Gli agenti che arrivano a Prato non bastano nemmeno a coprire il turnover dei pensionamenti e dei trasferimenti. È ora di smetterla con la propaganda sulla pelle delle persone. Il governo metta sul tavolo un piano serio di rinforzi degli organici. Lo faccia presto. Prato non chiede slogan, chiede risposte concrete a chi oggi ha responsabilità di governo".

 

11/05/2026 - 19:34

Dall’ex coordinatore della ‘bestia di Salvini’ parole che meritano dimissioni

“Solo nella giornata di ieri abbiamo contato oltre 11 mila minuti di ritardo sulla rete ferroviaria italiana e oggi apprendiamo dalle agenzie che invece di rispondere delle dirette responsabilità in questi numeri record, del totale caos informativo e dell’assenza di soluzioni alternative offerte ai passeggeri a seguito dei continui guasti e disservizi, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer di Ferrovie dello Stato Italiane, ha attaccato il lavoro di magistrati e Polfer, attribuendo le difficoltà che vivono passeggeri e lavoratori “spesso a cause esogene” legate al loro lavoro a al numero crescente di suicidi. È questo il livello dei dirigenti che Salvini e la Lega hanno messo alla guida delle ferrovie italiane? Le parole che l’ex social media
Manager di Salvini, oggi a capo della comunicazione Fs, non meritano commento e, se confermate, in un paese civile dovrebbero portare a immediate dimissioni, per rispetto della memoria delle donne e degli uomini che hanno perso la vita sulla rete ferroviaria e delle loro famiglie, insieme a quello del lavoro di magistrati e agenti” così una nota il deputato Pd e vicepresidente della commissione trasporti della camera, Andrea Casu insieme al responsabile economia, finanza, infrastrutture e trasporti della segreteria nazionale del Partito Democratico, Antonio Misiani che sottolineano il ‘cinico scaricabarile da parte del gruppo Fs che se la prende addirittura con i morti’.

 

11/05/2026 - 12:29

“Esprimiamo una forte preoccupazione per la nomina che mercoledì verrà fatta dal Cda dell’Inps per il coordinatore dell’area legale dell’ente. Come sempre Fratelli d’Italia lottizza tutto il lottizzabile, questa volta in quota Lollobrigida, avanzando il nome dell’avvocato Alessandro Di Meglio. In questo caso con rischi di conflitti di interesse tra chi dovrebbe vagliare e votare la nomina nel Consiglio di Amministrazione e chi dovrebbe beneficiarne. Chiediamo di fermarsi: l’Inps non può trasformarsi nella camera di compensazione delle correnti di Fratelli d’Italia“.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

 

08/05/2026 - 16:39

“Ho partecipato alla Conferenza stampa della Fp-Cgil. I numeri che sono stati dati sulle pensioni nel pubblico impiego ci spiegano integralmente il fallimento del governo. Avevano promesso di abolire la Legge Fornero e i calcoli dello studio del sindacato ci parlano di un furto di futuro, fino ad arrivare alla clamorosa soglia di 49 anni e 2 mesi per andare in pensione nei prossimi anni in alcuni settori. Siamo davanti a un tradimento: con la destra al governo si andrà in pensione più tardi e con meno rendimenti contributivi. Chiederemo subito di calendarizzare in audizione con i sindacati e l’INPS dopo la denuncia della Fp-Cgil”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

 

08/05/2026 - 12:19
“Quanti sono gli agenti delle forze dell'ordine per ciascuno degli anni dal 2008 all'ultimo anno disponibile, quanti sono gli ingressi e le uscite tra pensionamenti, dimissioni e altre motivazioni? É una domanda chiara e semplice che il PD da diversi mesi attraverso interrogazioni, question time e interpellanze sta facendo al governo senza avere ancora nessuna risposta. Oggi la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Matilde Siracusano fornisce l’ennesima non-risposta sconcertante perché non solo non risponde alle richieste ma dice altre cifre per provare a salvare la faccia al governo. Ma se i numeri corrispondessero alla propaganda dell'esecutivo, perché non dirli?”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu, cofirmatario insieme ai colleghi Silvia Roggiani e Matteo Mauri di un'interpellanza urgente al governo.
“Il governo – spiega il parlamentare - vuole nascondere il suo fallimento sulla sicurezza e viene in Aula ad elencare una serie di falsità inaccettabili come il raggiungimento del 100% del turnover quando invece è stato un risultato raggiunto da Governi precedenti guidati dal Partito Democratico. Il governo Meloni anzi aveva provato a tagliare del 25% tale traguardo con la legge di Bilancio 2024”. “ Solo i concorsi sono aumentati – aggiunge - incuranti di chi aveva già superato le prove precedenti ed era già idoneo all'assunzione e delle promesse fatte da Meloni all'opposizione che invocava gli scorrimenti nelle graduatorie nelle forze dell'ordine”. “Non si possono chiedere più compiti e funzioni agli agenti – continua il dem -  senza rafforzare adeguatamente le strutture e risorse umane: servono investimenti veri e non slogan”.
“Il governo Meloni non solo ha fallito sulla sicurezza ma non sa neanche cosa succede nella sicurezza. Non sa nemmeno che molti operatori svolgono turni di lavoro ben oltre le 12 ore e in molti casi sono costretti a ricorrere a due buoni pasto che vengono tassati con la scure del Mef dopo l'ultima legge di Bilancio. Il governo non riconosce le forze dell'Ordine, non li guarda negli occhi ma fa cassa su di loro”, conclude Casu.

 

08/05/2026 - 11:57

“Non permetteremo al governo Meloni di cancellare il pieno esercizio delle libertà sindacali. Lo strappo generato nei confronti delle lavoratici e dei lavoratori del comparto della logistica e trasporto merci dopo che la Commissione di garanzia sull'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha adottato un orientamento interpretativo che estende l'applicazione della legge n.146 del 1990 in materia di sciopero, deve essere corretto al più presto”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu, intervenendo in replica al Sottosegretario al Lavoro Carlo Durigon durante un'interpellanza urgente alla Camera.
“Le sigle sindacali – continua il dem - hanno evidenziato come tale scelta possa determinare rilevanti criticità sotto il profilo costituzionale, sistematico e applicativo, alterando un equilibrio consolidato in oltre trent'anni di prassi e giurisprudenza.”
“Il compito del governo – avverte Casu - è quello di intervenire subito per tutelare i lavoratori. Come è stata presa questa decisione? Non si è fatta alcuna valutazione prima su quello che potevano essere gli effetti, solo dopo sui danni che sono stati causati. Per questo la delibera deve essere immediatamente ritirata, senza confronto permanente con le associazioni sindacali, le imprese e studi di settore accurati per gli interventi futuri voi non aiutate ma condannate  la logistica italiana”. “Servono risposte concrete e condivise per garantire le risorse necessarie al comparto e allo sviluppo tecnologico necessario a migliorarne l'efficienza e la competitività. Il sostegno che si deve dare alle aziende del nostro Paese non può essere sulle pelle e i diritti dei lavoratori, i problemi non si risolvono comprimendo il diritto di sciopero ma colpendo gli abusi”, conclude Casu.
 

07/05/2026 - 17:57

"Grazie alla Rete No Bavaglio che tiene alta l'attenzione sullo sterminio delle giornaliste e dei giornalisti a Gaza e in Libano. Benjamin Netanyahu vuole che quello che accade nella Striscia e i crimini che il suo esercito commette anche in Libano non vengano raccontati. Per questo chi lavora nei media è un bersaglio. E per questo, per la prima volta, ai giornalisti internazionali è vietato di entrare a Gaza, è vietato fare il loro lavoro, è vietato raccontare la verità. Davanti a tutto questo tutti i governi europei dovrebbero indignarsi e reagire e invece, tranne qualche eccezione, non lo fanno, così come rimangono in silenzio davanti al genocidio. Con altre colleghe e colleghi dell'opposizione e insieme a giornaliste e giornalisti, alle associazioni, ai giuristi siamo stati per ben due volte al valico di Rafah per denunciare come la Striscia sia, di fatto, sigillata e impenetrabile, mentre il mondo si gira dall’altra parte. E anche in Italia, chi fa informazione raccontando il genocidio senza minimizzare, dando voce alle vittime e non nascondendo la realtà, subisce intimidazioni, esposti all'Ordine dei giornalisti, querele temerarie.
Sosteniamo queste professioniste e questi professionisti, come sosteniamo la Flotilla perché sono loro che riscattano il nostro senso di umanità, il sistema di valori in cui abbiamo sempre creduto e che ora rischia di essere stravolto.
E chiederemo, ancora una volta, al governo Meloni di votare a favore della sospensione dell'accordo di associazione Ue-Israele che si basa sul rispetto di quei diritti umani che, invece, Netanyahu ha ridotto a carta straccia". Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, al presidio organizzato dalla Rete No Bavaglio che si è tenuto oggi davanti a Montecitorio.

07/05/2026 - 16:02

“Quello che è accaduto questa mattina davanti alla Stamperia Mix di Prato è inaccettabile. Esprimiamo piena solidarietà al sindacalista dei Sudd Cobas barbaramente aggredito davanti ai cancelli dell'azienda. Arturo stava facendo il suo lavoro di sindacalista insieme ai lavoratori in sciopero. Mentre discuteva del mancato pagamento degli stipendi arretrati, come si vede dalle immagini, è stato colpito con pugni e calci. È un episodio grave, che condanniamo con fermezza. La violenza non può mai essere una risposta, tantomeno nei confronti di chi rappresenta i lavoratori e ne tutela i diritti. Quel gesto non colpisce solo una persona, colpisce la libertà sindacale e il diritto di manifestare la propria opinione”.

Lo dichiarano Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente PD Prato, e Marco Furfaro, deputato e membro della segretaria nazionale PD.

 

07/05/2026 - 15:08

“Per coprire i propri fallimenti, adesso il governo se la prende con la libera stampa. Dopo la denuncia a Bianca Berlinguer, ora un altro ministro, Matteo Piantedosi, denuncia Dagospia. Siamo davanti a una situazione estremamente grave, con esponenti dell’esecutivo che continuano a dichiarare guerra all’informazione che non fa altro che svolgere il proprio lavoro”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Pd in Commissione di Vigilanza Rai.
“Non è un caso che soltanto pochi mesi fa il governo abbia deciso di non recepire pienamente la direttiva europea anti-SLAPP, nata proprio per impedire le ingerenze della politica nelle scelte della stampa e per contrastare le pressioni esercitate attraverso le denunce temerarie. A Dagospia va la nostra piena solidarietà”, aggiunge. È estremamente grave - conclude - che da quando il governo Meloni è in carica l’Italia abbia già perso 15 posizioni nella classifica internazionale sulla libertà di stampa: un dato che non può essere considerato casuale”.

 

07/05/2026 - 11:51

"Mi complimento con il governo per due record: 124 decreti legge e 117 fiducie. Voi pensate che questo sia il modo di governare l'Italia? Io penso proprio di no. Questo provvedimento è stato discusso alla Camera un'ora in commissione e un paio di giorni in Aula. Non è così che si legifera in un Paese serio. In questo decreto c'è un aspetto inquietante: c'è un commissario per tutto. Si arriva persino al commissario per un faro sul lago di Como. E ora volete istituire un supercommissario di RFI, che accentra tutto al ministero delle Infrastrutture di Salvini, ignorando Regioni ed Enti locali. È il segnale che quanto fatto finora non ha funzionato. Il Partito Democratico proporrà di tornare a una sana ordinarietà: le Regioni e le società devono tornare ad avere una funzione gestionale piena". Lo ha detto in Aula alla Camera Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, annunciando il voto contrario sul decreto commissari straordinari e concessioni.

"Sul Ponte: 2,7 miliardi sottratti dal capitolo infrastrutture e trasferiti nel patrimonio di Cassa Depositi e Prestiti, senza che si sappia esattamente cosa ci farete. E soprattutto il Ponte è di fatto morto – ha aggiunto l’esponente dem -  non esiste oggi nessun atto che ne confermi la continuazione dell'iter. Sbloccate quei 13 miliardi e dateli al Sud: infrastrutture idriche, edilizia, dissesto idrogeologico. Non teneteli bloccati.  Sui balneari siamo a una disfatta totale. Avete promesso di andare in Europa a cambiare le regole, non ci siete riusciti perché era giusto così: le gare vanno fatte, e vanno fatte bene. Invece in questo decreto mettete in campo tre assurdità: il rilancio al rialzo del canone, che favorisce solo le grandi aziende; il mancato riconoscimento delle reti di imprese e dei consorzi che hanno investito per anni sulla tutela costiera e il salvamento; e un sistema di indennizzi insufficiente, che dovrebbe invece essere strutturale e garantito anche per i futuri imprenditori. Avete preso in giro le imprese balneari per troppo tempo".

"Infine – ha concluso Simiani - il gassificatore di Piombino: nessuna compensazione a un'area degradata che ha bisogno di lavoro e di risposte ambientali, e che punta su un'infrastruttura che l'Europa ha già smesso di finanziare. E poi ci sono gli ordini del giorno: parrocchie, investimenti locali, sicurezza urbana. Il Parlamento fa le leggi, non le mance, per questo voteremo contro".

 

06/05/2026 - 18:30

Cinque lavoratori non hanno perso la vita a causa di un sistema che ancora oggi tratta la sicurezza come un costo da contenere, anziché come un diritto fondamentale da garantire. La relazione conclusiva approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro rappresenta un passaggio importante di verità e responsabilità.

Un ringraziamento va a Giovanna Iacono, relatrice del documento, e a Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione, per il lavoro rigoroso. Dalla relazione emerge con chiarezza un dato che non può essere ignorato: quelle morti erano evitabili. Omissioni, gravi carenze nei sistemi di prevenzione, una formazione spesso ridotta a mero adempimento formale e, soprattutto, una filiera di appalti e subappalti che finisce per frammentare le responsabilità e scaricare i rischi sui lavoratori più esposti, in particolare negli ambienti confinati.Il voto unanime della Commissione non rappresenta un punto di arrivo, ma l’assunzione di una responsabilità politica precisa. È un impegno nei confronti delle famiglie delle vittime, che chiedono giustizia, e verso tutti coloro che ogni giorno lavorano in condizioni che devono essere rese sicure.

È necessario intervenire con determinazione sul sistema dei subappalti, rafforzare i controlli e affermare con chiarezza che la tutela della vita e della dignità del lavoro non può essere subordinata a logiche di profitto.

 

06/05/2026 - 17:49

“Epifanio Alsazia, Giuseppe Miraglia, Roberto Raneri, Ignazio Giordano e Giuseppe La Barbera sono i cinque lavoratori morti due anni fa nella strage di Casteldaccia. Oggi ne onoriamo la memoria approvando la relazione della Commissione, nonostante fino a ieri non ci fosse un accordo tra le forze politiche”.

Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che oggi approverà la relazione su Casteldaccia.

“L’accordo è stato raggiunto non con facilità e anche per questo ringrazio davvero per lo sforzo le forze politiche perché insieme scriviamo una pagina di buona politica, come ci chiede il Presidente Mattarella sui temi come la sicurezza sul lavoro, su cui non devono esserci bandiere politiche perché si deve operare per raggiungere il miglior risultato possibile - prosegue la deputata dem - Con questa relazione trasformiamo il monito che proviene da Casteldaccia in un’occasione concreta di cambiamento”.

“Chiediamo, soprattutto, di rendere effettivamente esigibili le responsabilità lungo tutta la catena produttiva, di presidiare in modo continuativo i contesti a più elevato rischio con una particolare attenzione agli spazi confinati e di investire sulla formazione e sull’addestramento reale dei lavoratori e delle lavoratrici. C’è infine una mancanza di ispettori, su tutto il territorio italiano e nel caso specifico in Sicilia, con appena 69 ispettori Inps e Inail, di cui 34 operativi a fronte di 400mila imprese. Occorre uno sforzo in più da parte della Regione. Solo così ricordare quei cinque lavoratori diventerà anche azione concreta” conclude Gribaudo.

 

06/05/2026 - 17:47

La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro ha approvato oggi la relazione conclusiva – frutto di audizioni, sopralluoghi e analisi tecniche approfondite - su una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, costata la vita a cinque lavoratori.

“A due anni da quella tragedia – dichiara la relatrice Giovanna Iacono – approvare oggi questa relazione significa dire con chiarezza che quelle morti erano evitabili. Questo lavoro non serve solo a ricostruire cosa è accaduto, ma a indicare cosa deve cambiare. Perché continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile.”

“Quella di Casteldaccia non è stata una fatalità. È stata il risultato di omissioni, carenze, controlli insufficienti e una gestione degli appalti che troppo spesso scarica il rischio sugli ultimi.”

“Dalla relazione emerge un quadro netto: sicurezza troppo spesso considerata un costo e non un diritto; formazione ridotta a mero adempimento formale; controlli insufficienti rispetto alla realtà produttiva; catene di appalti e subappalti che frammentano le responsabilità e aumentano i rischi; carenza di conoscenze e consapevolezza del rischio del lavoro negli ambienti confinati.”

“Non possiamo più accettare – prosegue Iacono – che le responsabilità si disperdano lungo la filiera degli appalti. La sicurezza deve essere una responsabilità piena e condivisa, a ogni livello. Servono più controlli, più trasparenza e più investimenti in formazione e prevenzione. Per questo l’approvazione di oggi non può essere considerata un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Serve un cambio di passo immediato: rafforzare i controlli, investire in tecnologie di prevenzione, rendere trasparenti i dati sugli infortuni, responsabilizzare tutta la filiera degli appalti.”

“Ma, soprattutto, serve una scelta politica chiara: mettere la sicurezza sul lavoro al centro. Alle famiglie delle vittime non basta il ricordo. Serve giustizia, e serve che tragedie come quella di Casteldaccia non si ripetano più.”

 

06/05/2026 - 16:23

“Cassino non è solo uno stabilimento fondamentale dell'automotive, ma rappresenta un territorio che per decenni ha costruito la sua identità industriale attorno a quello che oggi è lo stabilimento di Stellantis. Otto anni fa si producevano 135mila automobili l'anno, mentre nel primo trimestre 2026 sono solo 2916 auto sono state costruite e in solo 16 giorni lavorati. Sono numeri che raccontano la desertificazione  produttiva di quella che era un'eccellenza italiana”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question time alla Camera.
“La crisi dello stabilimento di Cassino non nasce nel 2026 – sottolinea il parlamentare dem - ma si inserisce nel crollo della produzione italiana ininterrotta dal 2021, con la perdita di Stellantis pari al -31%. E nella crisi cosa ha fatto il governo Meloni? Nulla a parte il taglio del 70% del fondo ereditato dal governo precedente per l'automotive e la promessa di un piano nazionale di 1,6 miliardi che è scomparso dai radar del dcpm che tanto veniva sbandierato”. “Urso – continua il dem - prometteva un milione di nuove auto prodotte in Italia, due o tre nuovi produttori e investitori. Solo promesse non mantenute”.
“Il 17 giugno prossimo l'Ad di Stellantis, Antonio Filosa sarà alla Camera per un'audizione fortemente voluta dalle opposizioni. Al Ministro Urso non basterà ascoltare le sue parole: dovrà avere pronte azioni concrete da parte del governo a partire dalla creazione di un tavolo di lavoro permanente su Cassino, una verifica seria dei piani industriali, risorse certe per l'azienda e l'indotto e finalmente un piano nazionale per la filiera automotive. In caso contrario, Urso potrà tranquillamente restarsene a casa”, conclude Peluffo.
 

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