“I dati Oxfam certificano una realtà inaccettabile: in Italia salari e lavoro dipendente sostengono quasi metà del gettito fiscale, mentre i profitti, che pesano di più sul Pil, contribuiscono in modo nettamente inferiore. È il paradosso per cui oggi paga più un’infermiera di chi ha un grande patrimonio”. Lo dichiara Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, commentando il nuovo rapporto Oxfam sulle disuguaglianze.
“Il fatto che i salari rappresentino il 38% del Pil – sottolinea l’esponente dem - ma garantiscano il 49% delle entrate fiscali e contributive, mentre i profitti, pari al 50% del Pil, si fermino al 17%, dimostra che il sistema fiscale italiano continua a penalizzare il lavoro e a premiare le rendite, ampliando sempre di più la forbice delle disuguaglianze. La scelta del governo Meloni di intervenire sull’Irpef in modo marginale, destinando più della metà delle risorse all’8% dei redditi più alti, va esattamente nella stessa direzione: meno equità, meno trasparenza, più povertà, più fragilità sociale. L’aumento della ricchezza dei miliardari italiani, cresciuta nel 2025 di oltre 54 miliardi di euro, 150 milioni al giorno, mentre oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, condizione di disagio che colpisce sempre più famiglie che lavorano, è intollerabile”.
“Non c’è alcuna lotta alle disuguaglianze – conclude Malavasi - se si continua a considerare tabù misure come una tassazione equa, mentre si ricorre a nuovi condoni e rottamazioni che minano la fedeltà fiscale e colpiscono chi le tasse le paga sempre fino all’ultimo euro. Come Partito Democratico continueremo a chiedere un fisco più giusto, che alleggerisca il peso su salari e pensioni e combatta seriamente l’evasione. Senza equità fiscale non c’è coesione sociale, né tutela della salute e del benessere delle persone più fragili”.
“Con l’approvazione definitiva al Senato della legge sulla rottamazione dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo, già votata alla Camera lo scorso marzo, mettiamo fine a un’assurdità burocratica che per anni ha condannato le nostre città e le nostre periferie aprendo la strada alla rimozione di quelli che sono purtroppo dei veri e propri monumenti al degrado”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu, primo firmatario della proposta di legge del Partito Democratico sul tema.
“I numeri – spiega Casu – descrivono un’urgenza nazionale: ad aprile 2025 i veicoli sotto fermo erano quasi 4 milioni, con picchi drammatici a Napoli (512mila), Roma (234mila) e Milano (173mila). Parliamo di oltre 231mila mezzi fermi da più di 20 anni e decine di migliaia di modelli Euro 0, con motori a benzina privi di catalizzatore. È irrealistico pensare che auto ferme da decenni possano ancora soddisfare un credito erariale; rappresentano solo un peso ambientale e un costo per la collettività. Adesso finalmente una volta attestata dai Comuni e dagli enti proprietari della strada il potere di attestare l’inutilizzabilità dei mezzi, potremo rimuovere i vincoli e procedere alla demolizione in tempi rapidi”.
“Questa legge – prosegue il deputato dem – frutto del lavoro comune in Commissione e del confronto con le analoghe iniziative portate avanti dagli altri gruppi di maggioranza e opposizione introduce anche la possibilità di interventi immediati per motivi di incolumità pubblica, di sicurezza pubblica o di sicurezza della circolazione stradale, di tutela ambientale e per esigenze di carattere militare, inasprendo le sanzioni in caso di violazione delle norme relative alla raccolta e alla gestione dei veicoli fuori uso destinati alla demolizione. È un traguardo raggiunto insieme, superando le differenze partitiche, perché di fronte a un’auto abbandonata dovrebbe esserci solo l’urgenza di intervenire per rimuoverla e restituire spazio pubblico alla collettività. Un primo passo concreto che unisce transizione ecologica e transizione sociale: liberare spazio pubblico significa restituire alle persone la libertà di camminare, parcheggiare e vivere meglio il proprio quartiere. Ora ci aspettiamo che il Governo sia coerente e garantisca ai Sindaci tutti gli strumenti e le risorse necessarie per andare avanti e raggiungere l’obiettivo di liberare le strade dalle auto abbandonate su tutto il territorio nazionale”.
“Il 2026 rischia di essere l’anno della scomparsa per molte imprese della moda, altro che i falsi proclami di Meloni e Urso sulla promozione del Made in Italy nel mondo. La Legge di Bilancio non prevede alcun sostegno al settore e il governo ha bocciato le proposte dell’opposizione, lasciando imprese e lavoratori soli di fronte a crisi, dazi e concorrenza internazionale con Cina e Usa sempre più agguerriti. Solo alcune norme su appalti e subappalti sono state corrette grazie all’iniziativa parlamentare del Pd, evitando di legalizzare lo sfruttamento del lavoro. Ma dell’annunciato tavolo di settore non è seguito nulla. Nel frattempo calano gli ordini, aumentano i costi e molte vertenze restano sospese. Export e innovazione restano bloccati da norme confuse volute dal governo e contestate dalle imprese. Serve un cambio di rotta concreto sulla moda”. Lo dichiarano Andrea Gnassi e Simona Bonafè (Pd) alla vigilia del tavolo convocato domani al Mimit sulla crisi Aeffe (Alberta Ferretti). “Chiediamo al ministro Urso – sottolineano a riguardo i dem – di mettere in campo tutte le misure necessarie per dare una prospettiva industriale all’azienda e salvaguardare i posti di lavoro, garantendo un vero tavolo con parti sociali, azienda e Regione Emilia-Romagna. Servono ammortizzatori sociali adeguati, ampliamento della cassa integrazione per i lavoratori delle imprese dei settori della moda e di quelli correlati come stabilito in Conferenza delle Regioni con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, contributi a fondo perduto per le imprese che hanno subito un forte calo di fatturato, incentivi agli investimenti in ricerca, innovazione, transizione ecologica e digitale, oltre alla sospensione delle imposte e delle rate dei mutui per tutto il 2025”. “Il rilancio del settore non può passare solo da licenziamenti e tagli. Serve una strategia industriale seria, capace di tutelare il lavoro e rafforzare la competitività del Made in Italy. Agli slogan e alla propaganda devono finalmente sostituirsi scelte concrete.”
“Discutiamo dell’ennesimo decreto-legge sull’ex Ilva, il quarto del solo 2025, che ancora una volta non può essere separato da ciò che accade fuori da quest’Aula”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, annunciando il no del Partito Democratico al decreto sulla continuità operativa degli stabilimenti.
L’esponente dem ha ricordato la morte del lavoratore Claudio Salamida, di 47 anni, avvenuta pochi giorni fa nello stabilimento di Taranto. “Una tragedia che impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia va il nostro cordoglio, ai lavoratori e alle lavoratrici il nostro sostegno, così come alle organizzazioni sindacali che hanno scioperato”.
“La sicurezza sul lavoro – ha proseguito il deputato Pd - non è una variabile negoziabile, soprattutto in uno stabilimento che da anni vive in condizioni di precarietà produttiva, manutentiva e gestionale. I nostri emendamenti presentati per rafforzare la sicurezza degli impianti, la manutenzione e un vero piano di emergenza, sono stati tutti respinti dal governo e dalla maggioranza. In tre anni di gestione Meloni non è stata costruita alcuna strategia industriale credibile. La produzione è ai minimi storici, l’azienda perde milioni di euro al giorno, migliaia di lavoratori sono sospesi tra lavoro e cassa integrazione e l’indotto è allo stremo”.
“Questo decreto – ha concluso Pandolfo - non apre una prospettiva e non disegna un futuro: stanzia risorse pubbliche e proroga misure temporanee senza un piano industriale, senza una strategia di decarbonizzazione, senza garanzie occupazionali e senza risposte sul futuro ambientale e sanitario dei territori. Si rinvia ancora, si prende tempo. Ma il tempo per l’ex Ilva è finito da anni”. Per queste ragioni il voto del Partito Democratico è contrario, dalla parte dei lavoratori, delle comunità locali e di un futuro industriale che non può essere affidato all’improvvisazione”.
“Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Valentino Garavani, un grande protagonista della storia culturale e imprenditoriale del nostro Paese. Valentino è stato un simbolo della creatività, dello stile e dell'eleganza che l'Italia sa esprimere quando, come in Valentino, sa unire talento, passione e visione. Uno stilista ambasciatore dell'Italia nel mondo, che ha saputo tenere insieme l'artigianalità, fatta di attenzione minuziosa al dettaglio, con l'innovazione e lo spirito internazionale dell'alta moda, interpretando sempre il cambio della società con uno sguardo attento”. Così Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati PD, intervenendo in Aula per il ricordo di Valentino Garavani.
“Valentino ha vestito l'idea di un'Italia capace d'ispirare e far sognare. Dietro a suoi abiti c'era una cultura profonda del lavoro e una dedizione totale alle sue opere. La sua eredità è preziosa: anche attraverso la moda si può parlare al mondo e rappresentare un'identità collettiva”, conclude Bonafè.
"Nonostante i percorsi istituzionali avviati e le interlocuzioni in corso sul futuro dello stabilimento Beko di Siena, non esistono ad oggi prospettive industriali certe per il sito di viale Toselli. Nel frattempo, il territorio ha già pagato un prezzo altissimo: circa 140 posti di lavoro su 300 sono andati perduti, in un contesto segnato da prolungata incertezza e dall’assenza di un piano industriale definito. Per questo ho depositato un’interrogazione al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, chiedendo quali garanzie concrete il governo intenda mettere in campo": è quanto dichiara Emiliano Fossi, deputato Dem e segretario Pd della Toscana sull'atto presentato e sottoscritto anche dai colleghi Arturo Scotto, Marco Simiani e Laura Boldrini.
"Gli accordi tra Comune di Siena e Invitalia sono stati annunciati come soluzione certa ed efficace, ma da soli non bastano se non accompagnati da impegni chiari su tempi, investimenti produttivi e tutela dell’occupazione. Come Partito Democratico continueremo a seguire con attenzione questa vicenda e vigileremo affinché l’intervento pubblico non si limiti a una soluzione formale, ma apra davvero la strada a una reindustrializzazione credibile e a nuove prospettive di lavoro stabile per il territorio": conclude.
“Il rapporto Oxfam sull’Italia è un pugno nello stomaco. Certifica quale è la vera emergenza nel Paese: il 15,6 per cento delle famiglie sono povere pur con una persona occupata in casa. Significa che le ricette messe in campo dal Governo Meloni sono state inutili. Chiediamo una svolta. I contratti vanno rinnovati, occorrono misure per alleviare il costo delle bollette e degli affitti e va riaperta subito una discussione sul salario minimo. L’ostilità della destra verso interventi di contrasto alla povertà ci dice ancora una volta da che parte stanno i suoi interessi”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Multare nove Vigili del Fuoco che a Pisa si inginocchiano davanti ai morti di Gaza sfugge davvero all’umana comprensione. L’ottusità di quattro burocrati che pensano che dietro una divisa non ci sia nè un cuore nè un cervello. Qualcuno ne risponda. Lo chiederemo in Parlamento”.
Così sui social Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Chi governa risolve i problemi, non li crea. Il deputato di FdI Giovine forse non si è reso conto che il suo partito è al governo e che questo comporta delle responsabilità. Farebbe sorridere se non fosse tragica l’incapacità di gestire una partita così importante, da parte di una destra che governa sia a Bolzano che in Veneto e a palazzo Chigi e riesce a combinare un pasticcio simile. L’assessore di FDI ha emesso un bando a Bolzano, che è stato impugnato dall’assessore di Fdi in Veneto e contemporaneamente il ministro di fratelli d’Italia ha dichiarato l’interesse nazionale di quel sito produttivo. Un pasticcio sulla quale potrebbero solo tacere, ma non sapendo come uscirne “buttano la palla in tribuna”. Le parlamentari del partito democratico della regione Trentino Alto Adige, Ferrari e del Veneto, Filippin, sanno perfettamente di che cosa si sta parlando, così come sanno che non è istituito nessun tavolo permanente, come hanno chiesto oggi senza ricevere risposta, ma che ci sono stati due incontri nell’autunno scorso e cui è seguito un lungo silenzio da parte del Ministro, che, sollecitato a dire come intenda scongiurare la chiusura o la delocalizzazione di un’attività produttiva da cui dipendono così tanti posti di lavoro, non ha saputo dare alcuna risposta. A fronte della nuova fase che si apre con il bando deserto, nessun impegno. Forse è stato l’imbarazzo della figuraccia che ha fatto il suo partito a spingere l’onorevole Giovine ad attaccare il partito democratico che a suo dire non si sarebbe mai occupato di questa vicenda. Se vuole, possiamo inviargli le fotografie accanto agli operai e ai sindacati nei volantinaggi, nelle manifestazioni e nei cortei come l’ultimo di lunedì scorso a Bolzano. Perché quando si sta all’opposizione si può solo stare accanto ai lavoratori manifestando la solidarietà e interrogando e sollecitando chi governa, a cui spetterebbe invece il compito di risolvere i problemi anziché di crearli, se ne è capace.
“L’unico elemento positivo della risposta del sottosegretario Molteni alla nostra interpellanza è che ha ammesso l’esistenza del Protocollo sulla 'Sicurezza del Personale e dei Passeggeri', sottoscritto nell’aprile 2022 ma dimenticato dal Governo Meloni che non ha ancora realizzato le misure previste e non convoca il gruppo di lavoro per i ferrovieri dall’Estate 2025. Nessuna risposta sul perché in oltre 3 anni di Governo, Piantedosi e Salvini non sono stati in grado di garantire gli interventi messi nero su bianco nel protocollo: a partire dal rafforzamento dei presidi fino alla messa in sicurezza degli accessi, come avviene negli aeroporti. Continueremo a chiedere conto al Governo del mancato coinvolgimento di Sindacati, Aziende, Forze dell’Ordine e Istituzioni locali e territoriali nell’individuazione e nella realizzazione di strumenti concretamente utili ad affrontare l’emergenza e non solo ad alimentare la propaganda.” Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu nella replica dell'interpellanza urgente al governo presentata dal Gruppo del Partito Democratico sul problema della sicurezza all'indomani dell'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna e delle aggressioni presso la stazione Termini di Roma.
“Per quanto riguarda l’annuncio di nuovi ingressi in Polizia, ricordiamo al Governo che non bastano a colmare le carenze d’organico e le esigenze del turnover, per questo continueremo senza sosta a chiedere di fare scorrere immediatamente le graduatorie di tutti i vice ispettori ed allievi agenti necessari. L’alibi delle risorse che mancano non regge più, visto che ogni giorno il Governo vara nuove società che costano milioni di euro solo per i vertici. Grazie all’inchiesta del Domani scopriamo che sta per nascerne un’altra per disporre i bandi dei servizi ferroviari intercity, di cui non sappiamo ancora niente se non che il Presidente guadagnerà 311 mila euro e i Consiglieri d’Amministrazione 280, parametrati sugli aumenti in stile Brunetta che già da luglio vengono erogati all’Autorità di Regolazione dei Trasporti”, conclude Casu.
“Subito un tavolo di confronto per assicurare continuità produttiva e occupazionale”
Abbiamo chiesto con un’interpellanza parlamentare al ministro Urso di aprire un tavolo permanente di confronto con la Provincia Autonoma di Bolzano, l’azienda e le rappresentanze sindacali per accompagnare ad una soluzione positiva la questione del rischio vendita o delocalizzazione della produzione di acciai speciali che il governo stesso ha dichiarato ‘di interesse strategico nazionale’.
Il bando per la concessione del diritto di superficie su cui insiste la fabbrica a Bolzano è andato deserto e ci aspettiamo un’assunzione di responsabilità istituzionale dalla destra che governa e dunque ha il potere decisionale sia in provincia autonoma di Bolzano, che in Veneto, che al ministero. Abbiamo chiesto quali iniziative concrete il governo intenda assumere per garantire certezze sul futuro dell’occupazione per 600 lavoratori a Bolzano e 1200 a Vicenza più indotto, assicurando coerenza tra le decisioni delle autonomie territoriale e gli obiettivi nazionali di reindustrializzazione, transizione produttiva, tutela del lavoro. In una risposta di sette righe, il ministero si è limitato a dire che è “in attesa di comunicazioni ufficiali da parte della provincia autonoma di Bolzano sull’esito dell’avviso pubblico scaduto ieri (andato deserto ndr) nonché sulle relative valutazioni che l’ente intenderà intraprendere, che si auspica siano coerenti con quelle già espresse dal nostro dicastero sull’importanza di questo tipo di produzione per il paese, anche in virtù delle sinergie con lo stabilimento Valbruna di Vicenza”.
Una risposta decisamente insufficiente, che poi accosta le vicende di Terni e Piombino decisamente fuori contesto. Nessun impegno ad accompagnare un tavolo di confronto tra gli Enti e i portatori di interesse, in un ambito che assume rilievo strategico locale e nazionale.
Così le deputate del Partito democratico Sara Ferrari e Rosanna Filippin.
“È una proposta semplice ma necessaria: garantire le stesse condizioni a sostegno della genitorialità per mamme e papà”. Lo afferma Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Pd in commissione Affari sociali, commentando l’avvio in commissione Lavoro della discussione sulla proposta dem per istituire il congedo paritario. Il testo prevede “cinque mesi uguali per la mamma e per il papà, retribuiti al 100 per cento e non trasferibili”, superando una disuguaglianza che oggi vede le madri con cinque mesi di congedo e i padri limitati a dieci giorni, come se la maternità fosse una responsabilità solo delle donne.
“Si tratta – sottolinea l’esponente Pd - di un intervento non più rinviabile, anche alla luce del calo demografico: oggi in Italia nascono circa 370 mila bambini, dieci anni fa erano oltre 500 mila. Serve rimettere al centro la natalità, il sostegno alla maternità e la condivisione della cura, che continua a gravare soprattutto sulle donne. Una situazione che si riflette anche sul lavoro. Le donne guadagnano in media il 30 per cento in meno, hanno una maggiore incidenza di contratti part time e circa la metà di loro lavora a tempo parziale, spesso costretta a scegliere tra essere madre o lavoratrice. È una rinuncia che il Paese non può più permettersi”.
“Garantire congedi paritari – conclude Malavasi - significa sostenere l’occupazione femminile, superare le disuguaglianze di genere e scardinare una visione culturale ancora arretrata che relega la cura alle donne”. È un investimento sul futuro del Paese ed è una battaglia di civiltà: mettere donne e uomini nelle condizioni di essere genitori e costruire progetti di vita, facendo della natalità una vera priorità nazionale”.
“Lo ribadisce l’Inps oggi: i salari non recuperano il potere d’acquisto. Ma per Meloni l’emergenza è un’altra: riempire le carceri alzando le pene, punire chi manifesta il dissenso in piazza e vietare i salvataggi in mare delle Ong. E’ un governo ‘benaltrista’, mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori non arriva a fine mese. Chiediamo di riaprire la discussione sul salario minimo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Una pace giusta e duratura per noi è fondamentale. Il Pd lo ha sempre detto con chiarezza e senza ambiguità che sostiene l'Ucraina senza se e senza ma, che vogliamo una pace duratura e questo non è possibile senza una posizione chiara e unitaria dell'Europa.
Oggi il ministro Crosetto lo vedo più solo dentro la maggioranza. La Lega ha usato grandi parole di freddezza nei confronti di Crosetto, provando a mettergli il guinzaglio. Oggi fuori dal Parlamento c'è il flash mob di Vannacci contro all'aiuto all'Ucraina. La presidente Meloni attende i diktat dell'amico Trump. Ecco c'è una tale confusione e ambiguità dentro alla maggioranza che è davvero difficile sostenere quel che ha detto Crosetto oggi. La posizione della maggioranza è ambigua e quindi debole. Altrimenti ci dicano chiaramente qual è la posizione unitaria verso l'Ucraina. La Meloni ci dica dove vogliono arrivare Trump e Putin rispetto all'Europa. C'è un lavoro di distruzione dell'Europa e questo è un punto politico che manca nella relazione di Crosetto e che è necessario capire per avere più Europa e una pace duratura nel tempo. Vorremmo anche sapere che intenzioni ha il Governo sulla Groenlandia, altro punto non pervenuto". Lo ha detto in Aula Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, intervenendo in discussione generale sulle comunicazione del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’invio di armi all'Ucraina.
“I salari non coprono l’aumento dell’inflazione. Le bugie del Governo Meloni sono ancora una volta smascherate, questa volta dai dati INPS che ci riportano un’immagine dell’Italia ben diversa da quella raccontata dalla Maggioranza”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, dopo aver partecipato al Convegno sulla "Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” organizzato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS. “La crescita degli occupati è stata soprattutto tra i redditi bassi e le azioni fiscali del Governo non sono riuscite in nessun caso a recuperare l’inflazione - prosegue la deputata dem - Così come non sono state in grado di far uscire dal lavoro povero milioni di donne e uomini. Lo diciamo da tempo: servono salario minimo, politiche economiche serie, crescita e prospettive per i giovani, che attualmente sono del tutto assenti”. “Un dato in particolare mi preoccupa: la retribuzione media delle donne è al -30% rispetto a quella degli uomini. Il Governo quando inizierà seriamente a occuparsi delle donne italiane, anziché proporre bonus e misure spot non efficaci sul lungo periodo? Un buon inizio potrebbe far rispettare la Legge 162 del 2021 di cui sono prima firmataria e che prevede chiarezza sulla parità salariale” conclude Gribaudo.