"Negli scorsi giorni il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’’Armata Carmine Masiello è stato audito presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie, in particolare in merito al progetto “Città sicure”. La Commissione ha disposto lo svolgimento di visite presso i Comandi di piazza dell’Operazione Strade Sicure dislocati nelle città su tutto il territorio nazionale
Per quanto riguarda Bologna la visita sarà svolta da Andrea De Maria, Deputato e Segretario di Presidenza della Commissione, il prossimo 7 aprile. Sarà l' occasione per incontrare gli uomini e le donne in divisa impegnati e per raccogliere indicazioni di lavoro".
“Solo ieri la maggioranza ha bocciato la nostra mozione sul recepimento dell’European media freedom act, questa mattina Forza Italia è stata costretta ad annunciare la ripresa dell’iter legislativo sulla riforma della Rai. Siamo felici che, dopo mesi di nostre richieste, finalmente qualcosa si muova, ma è evidente che il cambiamento di rotta sia arrivato solo dopo la pressione dei funzionari europei. Non sappiamo nemmeno se tutta la maggioranza sia davvero d’accordo nel procedere.” Lo dichiarano in una nota i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai che aggiungono: “Ora non c’è più tempo da perdere. L’8 agosto è vicino se l’European media freedom act non verrà recepito il rischio di una procedura d’infrazione per l’Italia è alto. Chiediamo che il lavoro sulla riforma inizi immediatamente, senza ulteriori rinvii o giochi di palazzo. La Rai ha bisogno di regole chiare e indipendenti, non di manovre dilatorie.
"I dazi applicati dall'amministrazione Usa sono devastanti e rappresentano un rischio serissimo per la tenuta del sistema economico e per l'occupazione. La stima potenziale di Svimez degli effetti sulla riduzione delle esportazioni italiane destinate al mercato statunitense derivante dall'introduzione della Trump tax è semplicemente sconvolgente: una diminuzione del Pil di 3,8 miliardi, 53 mila di lavoro in meno e una perdita complessiva di 5,8 miliardi di export mentre per Confindustria i dazi costeranno all'Italia 20 miliardi di euro nei prossimi due anni.
In particolare, Svimez ha valutato un impatto drammatico sull'export del Mezzogiorno con un crollo del Pil di 500 milioni di euro, 7300 posti di lavoro in meno e una riduzione del 9,3% a livello di esportazioni. Si tratta di stime che impongono alla premier un intervento deciso e fermo: non sono più tollerabili ambiguità e reticenze di fronte a chi vuole distruggere la nostra economia. Trump sta letteralmente devastando il commercio mondiale, confermando che stiamo vivendo un momento straordinario che ha bisogno di decisioni straordinarie a livello europeo per tutelare industria e lavoratori. Meloni deve scegliere se stare dalla parte di Trump o con le imprese e i lavoratori europei e italiani a difesa dei nostri interessi". Lo scrive in una nota Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Zangrillo afferma stamattina che il suo obiettivo è allineare gli stipendi delle diverse amministrazioni pubbliche già nel decreto P.A. in discussione alla Camera. Siamo pronti a discutere perché è uno scandalo il divario tra enti locali e il resto delle funzioni centrali. Tutte le audizioni da Anci ai sindacati hanno segnalato la necessità di togliere il tetto al salario accessorio in maniera definitiva. Il ministro lo faccia. Siamo stanchi degli annunci: vogliamo fatti concreti”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"I dazi di Trump metteranno in ginocchio l'economia della Sicilia, che è la seconda Regione del Sud maggiormente esposta rispetto alle misure varate dal Presidente Usa. L'export dell'isola verso gli States è infatti superiore a 1,2 miliardi di euro ed ha registrato aumenti considerevoli negli ultimi anni, in particolar modo nel settore agroalimentare e manifatturiero": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
"Appare evidente che le ripercussioni in termini occupazionali potrebbero essere enormi, aggravate peraltro dalla complessità di territori marginali dove la ricollocazione della forza lavoro subisce limiti evidenti. Il Governo Meloni, palesemente diviso rispetto alle azioni da mettere in campo per salvare le nostre imprese, sta compromettendo la crescita economica della Sicilia": conclude.
“Trump ha lanciato una sfida esistenziale all’Ue. L’America sceglie la strada isolazionista con i dazi: quando gli imperi declinano diventano pericolosi per sè e per gli altri. La reazione unitaria dell’Ue è necessaria e urgente. Occorre evitare che a pagare il prezzo siano i lavoratori e le imprese. Bisogna rilanciare la domanda interna a partire da una politica salariale in controtendenza rispetto agli ultimi decenni, un nuovo next Generation Eu per investimenti pubblici di qualità e misure a protezione della nostra manifattura per evitare che si moltiplichino le delocalizzazioni. Il governo Meloni non ha mosso un dito per evitare la fuga di giovani cervelli dal nostro Paese, laureati in particolare, continuando a negare misure di contrasto alla precarietà e il salario minimo. Non si può reagire all’aggressività dell’Amministrazione repubblicana con le politiche economiche di sempre. Occorre una svolta. Servono statisti, non zerbini di Trump”. Cosí il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“I nuovi dazi imposti da Trump mettono a rischio uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy: la moda. Un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e porta l’eccellenza italiana nel mondo, ora lasciato solo da un governo incapace di tutelare le proprie imprese.”
Così la vice presidente del gruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “la sovranista Meloni ha inseguito fino all’ultimo una politica economica miope, senza mai prendere una posizione chiara. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le aziende della moda, già sotto pressione per la concorrenza globale, si trovano ora a dover affrontare nuovi ostacoli senza alcuna strategia di difesa da parte dell’esecutivo.
Mentre altri Paesi proteggono le proprie industrie, l’Italia resta a guardare. È ora che il governo smetta di muoversi in ordine sparso, faccia sentire la sua voce in Europa e metta in campo azioni concrete per difendere il Made in Italy da scelte economiche che rischiano di avere conseguenze disastrose per la nostra economia e per l’occupazione.”
“Il ministro Lollobrigida continua con la litania di mantenere toni diplomatici nonostante la pioggia di dazi di Trump che sta per abbattersi, come uno tsunami, sulle aziende italiane. Anche il presidente di Confindustria Orsini e il portavoce del Ppe Jörgen Warborn, hanno fatto presente la necessità di fare scelte coraggiose, ma Lollobrigida continua come se nulla fosse”. Così il deputato Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura commentando le dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura a margine della prima edizione del premio "Maestro dell'Arte della Cucina Italiana" che si è svolta a Palazzo Chigi.
"L'Italia – ha aggiunto l’esponente dem - è ormai pienamente coinvolta nell'era dei dazi imposti dall'amministrazione Trump, e persino il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha riconosciuto la gravità della situazione per il settore agroalimentare. Peccato che, al di là delle dichiarazioni, dal governo non siano ancora arrivate risposte concrete. Non possiamo limitarci a constatare il problema ma dobbiamo costruire con l'Europa soluzioni reali. In gioco ci sono migliaia di imprese e di posti di lavoro, oltre a un export di quasi 8 miliardi di euro che rischia di essere compromesso. Servono azioni immediate e strategie concrete per proteggere i settori più colpiti".
“Il Partito Democratico – ha concluso Vaccari - chiede che il governo italiano smetta di restare inerte e avvii un confronto costruttivo con Bruxelles per trovare soluzioni efficaci. Non escludiamo misure di difesa come eventuali controdazi o l'apertura di nuovi orizzonti di mercato perché in una guerra commerciale serve una strategia chiara. Ma soprattutto, è fondamentale mettere in sicurezza le nostre imprese e tutelare i lavoratori, garantendo loro protezione in questa fase di trattative con gli Stati Uniti. Il governo si assuma finalmente la responsabilità di questa emergenza e agisca con determinazione per difendere davvero il Made in Italy e il nostro tessuto produttivo".
Lo sfruttamento continua e il click day fallisce
“Lotta al caporalato ancora debole. Non abbiamo avuto le notizie che ci aspettavamo e tantomeno delle iniziative che sarebbero state necessarie per fronteggiare il grave fenomeno dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento di manodopera, che ha portato solo nei primi tre mesi del 2025 all’arresto di 25 persone. È quanto emerge dalla risposta che la vice ministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, ha dato a una interrogazione presentata dal gruppo Pd. Ancora una volta solo buoni intendimenti che non abbiamo avuto difficoltà ad apprezzare, ma la lotta al caporalato prevede ben altro ad iniziare dalla continuità dei controlli, dal rafforzamento delle strutture dedicate a questo, dal controllo sul territorio e dal coinvolgimento delle organizzazioni datoriali e sindacali”.Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Semmai - aggiunge - c’è da rilevare il fatto che il governo non ha nascosto gli errori commessi in fase di gestione della forza lavoro proveniente dall’estero. In particolare, la viceministra Bellucci ci ha informato sul fallimento del click day, compresa l’errata valutazione sulle quote programmate poi corrette con un secondo decreto, con evidenti ripercussioni e difficoltà nelle attività di verifica e controllo della congruità delle richieste di lavoratori stagionali da parte delle imprese. Intanto - conclude - lo sfruttamento dei lavoratori continua e non vorremmo che in vista della nuova stagione produttiva sia ancora una volta qualche gravissimo incidente a ricordarcelo, per poi lasciarsi andare alle solite lacrime di coccodrillo”.
“La presidente Meloni si è accorta solo stamani che l'introduzione dei dazi avrebbe risvolti pesanti per i prodotti agricoli italiani. Fino ad ora in quale Paese ha vissuto? A prescindere da noi del PD, che possiamo essere considerati di parte, ma perché ha ignorato le grida d'allarme di Confindustria e delle organizzazioni professionali agricole? Sembra che la presidente Meloni non abbia nemmeno letto i dati preoccupanti di Istat e Nomisma che segnalano le ripercussioni economiche che metterebbero in ginocchio le imprese agricole insieme alla diminuzione del Pil e alla perdita del posto di lavoro per decine di migliaia di persone.
È in Europa che si trovano le soluzioni per trattare con gli Usa e per sostenere l'apertura di nuovi mercati internazionali non con incontri bilaterali come vorrebbe fare con Vance tra qualche giorno. Ma si sa la Meloni ci tiene di più a fare le foto con Trump in ragione di quel sovranismo a lei molto caro“.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Durante l’interrogazione a risposta immediata in Commissione Attività produttive, il ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso ha risposto senza fornire alcuna rassicurazione concreta sulla tutela della chimica di base in Italia. Da un lato, il Governo italiano sostiene a livello europeo l’iniziativa per un EU Critical Chemicals Act, volta a preservare le produzioni strategiche della chimica di base, modernizzando e decarbonizzando gli impianti, garantendo l’accesso competitivo alle materie prime e incentivando il reshoring delle produzioni. Dall’altro, però, lo stesso Governo avalla il piano di ENI-Versalis che prevede la dismissione della chimica di base nel nostro Paese, con la chiusura di impianti fondamentali come quelli di Priolo e Brindisi.
Le conseguenze sarebbero gravissime: la filiera produttiva nazionale perderebbe un settore strategico, aumentando la dipendenza da materie prime importate, con il rischio di incrementare i costi per migliaia di aziende e mettere a repentaglio oltre 200mila posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto.
Mentre altri Paesi europei si muovono per garantire il futuro della chimica di base, l’Italia sembra andare in modo complice nella direzione opposta. Chiediamo al Governo di fare chiarezza: intende davvero difendere la competitività dell’industria italiana o vuole smantellarla?” Cosi una nota del capogruppo democratico nella commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo.
“Diamo un giudizio molto favorevole dell’audizione di oggi dei rappresentanti del Comune di Livorno, che hanno ribadito la necessità di fare piena luce sulla tragedia del Moby Prince. Raggiungere la verità storica è fondamentale per sanare una ferita ancora aperta nella città e nel Paese. Nel nostro intervento, abbiamo evidenziato l’importanza di aver definitivamente chiarito alcuni aspetti cruciali che, anche nell’ultimo anno di lavoro, sono riemersi. È ormai accertato che la notte dell'incidente non c'era nebbia in rada e che l'equipaggio si è comportato in ogni frangente con grande professionalità. È stato confermato inoltre che la Agip Abruzzo si trovava in un’area di divieto di ancoraggio e che i soccorsi arrivarono con un grave ritardo. Ora serve un programma di lavoro chiaro, basato su un punto essenziale: la rotta del Moby Prince fu deviata dalla presenza di un terzo natante, come stabilito dalle due commissioni d’inchiesta precedenti. Su questa base, è necessario agire senza ulteriori esitazioni, a partire da una collaborazione concreta con ENI. L’impegno per la verità e la giustizia non si ferma. È il momento di dare risposte definitive alle famiglie delle vittime e alla città di Livorno”. Così i componenti democratici nella commissione Moby Prince, Simona Bonafè, Andrea Casu e Matteo Mauri.
“Di fronte al collasso della giustizia il sottosegretario Delmastro da un lato attribuisce responsabilità ai precedenti governi, come se il sottosegretario facesse parte ancora dell'opposizione e non fossero già passati di due anni e mezzo da quando hanno assunto l’incarico, e dall’altro, comunque sminuisce la gravità della situazione perché il governo sarebbe al lavoro. Ma la realtà è ben diversa ed è sotto tu occhi di tutti: basta andare a vedere le aule e gli uffici per rendersene conto. Come a Torino dove le prime udienze sono fissate nel 2030”. Così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo PD in Commissione Giustizia, intervenendo in Aula nell'interrogazione al sottosegretario Delmastro sui giudici di pace.
“Gli uffici dei giudici di pace – continua il parlamentare PD - sono in evidente carenza di organico che non consente l'assorbimento delle funzioni della giustizia: oltre a pensare di riallargare gli uffici nel territorio occorre far funzionare quelli esistenti. Mancano giudici e personale amministrativo, spesso precario; i giudici entrati in servizio dopo il 2017 non hanno ancora tutele; se si mette mano alla geografia giudiziaria occorre prima di tutto allora liberare dai costi quei Comuni che si sono fatti carico negli anni di tenere aperti gli uffici. Il governo ha la colpa, da un lato, di sottovalutare i mali che affliggono la giustizia e, dall’altro, di avere intrapreso una strada che aggrava quei problemi”, conclude Gianassi.
"Come ho avuto modo di ribadire in numerose occasioni i rider sono oggi il simbolo del lavoro precario, sottopagato, con turni estenuanti, pochi diritti e pericoli continui. Il loro numero è in crescita (di parla di circa 100mila nel nostro paese) ma le tutele diminuiscono; cifre precise sono comunque difficili da ottenere, dato che molti di questi lavoratori sono autonomi e non tutti si registrano alla gestione separata Inps. Circa due anni fa decisi di iniziare la mia campagna come segretario Dem della Toscana portando un fiore dove Sebastian Galassi, rider fiorentino di 26 anni, aveva perso la vita nell’ottobre del 2022 mentre stava lavorando. Oggi porto idealmente nello stesso luogo proposte concrete per migliorare la vita di queste persone": è quanto dichiara il deputato Pd e segretario regionale della Toscana Emiliano Fossi sulla sua proposta di legge assegnata alle Commissioni Giustizia e Lavoro di Montecitorio.
"La proposta di legge ha alcuni obiettivi espliciti: contrastare il caporalato digitale, tutelare i dati sensibili dei lavoratori e introdurre nuovi obblighi a carico del committente che utilizzi le piattaforme online. Nello specifico il committente dovrà monitorare e valutare periodicamente l’impatto sulle condizioni di lavoro delle decisioni prese dai sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati nonché valutare i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Vengono inoltre contrastati i fenomeni di sfruttamento e somministrazione fraudolenta di lavoro. Questo testo, che chiederò di calendarizzare prima possibile, è comunque un punto di partenza aperto alle proposte migliorative di tutti: forze politiche, sindacati, enti locali ed associazioni": conclude Emiliano Fossi.
“Durigon ha promesso che il Governo bloccherà l’aumento dell’età pensionabile. Come e quando? Qui ci sono 50mila persone a rischio esodati? Serve una risposta immediata. Hanno fatto tanti decreti inutili in questi due anni e mezzo, forse questa volta sarebbe opportuno promuoverlo. Ci facciano capire come vogliono procedere. Altrimenti queste dichiarazioni appaiono solo un altro capitolo del congresso della Lega in corso”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.