"I dati diffusi oggi dalla CGIL sono allarmanti: nel 2024 il numero di lavoratori coinvolti in crisi industriali è quasi raddoppiato, passando dai 58mila gennaio ai quasi 106mila a dicembre. Complessivamente, sono oltre 118 le persone che hanno già perso il lavoro o che rischiano di perderlo". Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente, Marco Simiani.
"Queste cifre svelano l'inganno della destra sui dati manipolati ad arte relativi alla 'falsa' crescita del lavoro in Italia. Quasi ogni giorno la premier Meloni esulta infatti per il calo della disoccupazione, dimenticando però di evidenziare come l'occupazione giovanile sia in calo e quella femminile ultima in Europa. Senza dimenticare poi che oggi, per le indagini Istat, basta lavorare soltanto un'ora nella settimana prima della rilevazione ufficiale per risultare tra gli occupati. La verità è che l'unico lavoro che cresce è quello precario e sottopagato mentre la realtà parla di migliaia di persone che soffrono a causa delle crisi aziendali causate da una drammatica assenza di politiche industriali efficaci. Serve un cambio di rotta urgente: è indispensabile intervenire con misure concrete per sostenere i settori strategici, promuovere l’innovazione e garantire la tutela dei lavoratori. Un’industria senza lavoro è destinata a fermarsi. Non possiamo permettere che l’inerzia del governo comprometta ulteriormente il nostro tessuto produttivo e il futuro di migliaia di famiglie. Il Partito Democratico continuerà a battersi con determinazione per politiche industriali serie e per la difesa dei diritti dei lavoratori", conclude Marco Simiani.
"Da Meloni solo chiacchiere e distintivo. Nel pubblico impiego programmano la riduzione degli stipendi attraverso il nuovo contratto, aumentano di 7 euro lo stipendio degli infermieri e per i pensionati al minimo poco più di un caffè. Nel frattempo negano il salario minimo e tentano alla chetichella di raddoppiare indennità ai ministri non parlamentari. E’ a tutti gli effetti una manovra pensata e costruita contro il lavoro”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Torna l'austerità per tutti, le mancette elettorali, il ponte sullo Stretto, i tagli al Mezzogiorno e alla sanità, mentre la crescita si avvia verso lo zero virgola”. Così, sui social, il Gruppo parlamentare del Partito Democratico evidenzia le principali criticità della manovra approvata ieri sera dalla Camera, che la capogruppo a Montecitorio, Chiara Braga, ha definito “ingiusta, inefficace e iniqua”. I democratici stigmatizzano i tagli indiscriminati a regioni ed enti locali (-12 miliardi di euro) e la sforbiciata lineare a tutti i ministeri, il cui conto – sottolineano – come sempre, sarà pagato dai più poveri: lavoratori dipendenti e pensionati, a cui non solo verranno aumentate le tasse, ma saranno ridotti i servizi pubblici essenziali, come sanità, welfare, scuola e trasporto pubblico locale. I democratici evidenziano anche il diritto alla sanità negato, mentre oltre 4 milioni di italiani rinunciano a curarsi. Il governo fa crollare gli investimenti nella sanità al minimo storico, bocciando l’emendamento presentato dal PD, che chiedeva 5,5 miliardi in più all'anno per il Servizio Sanitario Nazionale.
Colpite anche le pensioni minime e gli italiani all’estero. Le pensioni minime, che dovevano arrivare a 1.000 euro al mese, crescono solo di 3 euro lordi al mese. Previsti tagli anche per le pensioni degli italiani all’estero. Ignorate le infrastrutture del Mezzogiorno e le aree interne abbandonate. Le infrastrutture del Sud restano ferme, mentre il governo destina 15 miliardi per il ponte sullo Stretto, sottraendo risorse cruciali a tutto il Mezzogiorno, alle infrastrutture e alle strade locali già programmate dalle amministrazioni. Nuove tasse per i cittadini: aumenta il carico fiscale. Dal 1° gennaio, 17 milioni di italiani che possiedono un’auto diesel scopriranno che il carburante costerà di più, a causa dell’aumento delle accise, così come il canone Rai. Il governo aumenta il carico fiscale senza prevedere un reale intervento a favore delle famiglie, riducendo nel contempo le detrazioni fiscali. Tagli alla scuola, all’università e alla cultura. Il diritto all’istruzione è messo in crisi con centinaia di milioni di euro di tagli a un sistema educativo che avrebbe bisogno di risorse e misure per rafforzare l’insegnamento di sostegno, potenziare il tempo pieno e le mense scolastiche e garantire la gratuità di libri e trasporti scolastici per tutti. Colpite anche l’università e la ricerca: nessun intervento strutturale e ulteriori tagli a tutti i settori culturali.
No al salario minimo. È stata bocciata la proposta del PD di introdurre il salario minimo, ribadendo che sotto i 9 euro l’ora non è lavoro, ma sfruttamento. “Continueremo la nostra battaglia”, affermano i democratici, che hanno appena depositato oltre 120mila firme per mettere la legge d’iniziativa popolare in cima all’agenda politica.
Assenza di politiche industriali per la transizione ecologica. Mancano completamente all’appello politiche industriali adeguate, come conferma il drastico taglio al fondo per l’automotive e l’assenza di misure per supportare la transizione ecologica e affrontare l’emergenza climatica. Privatizzazione delle infrastrutture pubbliche. Restano forti dubbi e incertezze sulla privatizzazione di Anas e Ferrovie, un altro passo verso la cessione di asset strategici dello Stato. Colpito il terzo settore. Il governo estende la spending review colpendo le donazioni alle realtà del terzo settore, che quotidianamente offrono supporto alle comunità locali. Ritorno della legge "mancia". Torna la legge mancia, con 113 milioni di euro distribuiti in micro-interventi settoriali che appaiono più come “micro-mance” clientelari che come misure utili al Paese.
Rispettiamo le sentenze, sempre, i giudici e il loro lavoro. Ma la politica non si fa nelle aule di tribunale. Non cambia, quindi, la condanna morale e politica sull'inaccettabile condotta del ministro Matteo Salvini quando, nel 2019, lasciò al largo di Lampedusa, per 19 giorni, 147 persone salvate dalla nave Open Arms.
Persone trattate come cose e ridotte allo stremo e Ong dipinte come criminali.
Salvini non è stato processato per aver difeso i confini della patria, come dice lui, perché i confini non erano minacciati da nessuno.
Così come resta inaccettabile la campagna di discredito animata nei confronti dei giudici dell'accusa, costretti ad avere la scorta per le minacce e gli insulti ricevuti". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Ancora una volta, il governo Meloni dice no alla richiesta di sostegno per i lavoratori. È stato infatti bocciato un ordine del giorno che destinava risorse ai lavoratori facchini della difesa, presentato dal capogruppo PD in Commissione Difesa, deputato Stefano Graziano.
“Riteniamo del tutto incredibile che il governo abbia bocciato un serio sostegno per questi lavoratori che da molti anni, con abnegazione, svolgono attività di facchinaggio all’interno delle strutture, enti e basi militari della difesa”, ha dichiarato Graziano.
“Troviamo incomprensibile che ancora oggi questi lavoratori siano costretti a svolgere un lavoro precario all’interno di strutture militari, utilizzati quotidianamente per tutti i servizi di movimentazione delle merci, senza che ci sia un chiaro riconoscimento del loro ruolo”, ha proseguito.
“Porteremo avanti con tenacia questa battaglia nelle prossime settimane, chiedendo al Ministro della Difesa di porre fine a questo sistema di precarietà del lavoro, assumendo questi lavoratori nel proprio organico.”
Casu: governo ha assunto impegno a salvaguardare i posti di lavoro
“È stato approvato l'ordine del giorno presentato dai deputati Roberto Morassut, Andrea Casu e Silvia Roggiani e sottoscritto da tutto il gruppo PD, che impegna il governo ad adottare soluzioni per tutelare la sostenibilità finanziaria dell'ACI e garantire il rispetto della sua missione istituzionale. L'impegno riguarda la salvaguardia delle professionalità coinvolte e dei posti di lavoro, compresi tutti i dipendenti di ACI Informatica, attraverso il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e aziendali. L'emendamento nasce a seguito dell’adesione del gruppo parlamentare Pd alla protesta delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica, che hanno contestato l’articolo 116 della manovra del Governo Meloni che con un prelievo di 50 milioni di euro annui a partire dal 2025 mette pesantemente a rischio servizi pubblici essenziali e l'innovazione tecnologica per i cittadini, oltre a compromettere il futuro delle 500 famiglie dei dipendenti di ACI Informatica. Per il gruppo Pd è intervenuto in aula il deputato democratico Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti alla Camera, che dichiara: “Abbiamo mantenuto l’impegno che avevamo preso con le lavoratrici e i lavoratori. Adesso vigileremo perché il governo rispetti quanto votato dal parlamento e garantisca tutti i dipendenti, comprese le donne e gli uomini che lavorano per Aci Informatica, che svolgono, a tutti gli effetti, un servizio pubblico essenziale per cittadini e imprese”.
"Dopo l'ordine del giorno approvato a nostra prima firma l'otto ottobre scorso, oggi la Camera ha approvato all'unanimità un altro ordine del giorno trasversale (a firma Rizzetto, Furfaro, Scotto e altri) che impegna il governo ad adottare ogni provvedimento utile, anche con un confronto con la Fondazione Enasarco, per tutelare gli iscritti i cui contribuiti versati in anni di lavoro sono rimasti inulitizzati. Stiamo parlando di 700 mila persone che da anni lamentano di aver versato contributi durante la loro carriera senza ricevere alcuna prestazione corrispettiva una volta raggiunta l'età pensionabile. Dopo questo altro atto trasversale, ora il governo dia seguito a questo impegno che ci siamo presi verso la vita di tante lavoratrici e lavoratori". Così in una nota Marco Furfaro, capogruppo dem in Affari Sociali e membro della segreteria nazionale, e Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione lavoro.
“Respinto l’ordine del giorno che ho presentato insieme ai colleghi Sarracino, Fossi e Guerra, che destinava il fondo istituito per il trattamento economico integrativo dei ministri e sottosegretari non parlamentari alle associazioni di volontariato e alla ricerca scientifica per le malattie rare. Per giorni i destinatari della misura hanno dichiarato che quelle risorse non le avrebbero utilizzate, ma evidentemente hanno cambiato idea, mentre negavano il salario minimo e mettevano soldi largamente insufficienti per il rinnovo del contratto del pubblico impiego non riconoscendo il recupero del potere d’acquisto perduto per tre milioni di lavoratori”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre, un tragico incidente ha colpito il Porto di Genova, dove un lavoratore di 52 anni ha perso la vita durante il turno di lavoro notturno, e il suo collega è rimasto ferito. Questo ennesimo drammatico evento mette in luce l'urgente necessità di misure più efficaci per garantire la sicurezza dei lavoratori portuali, che quotidianamente affrontano turni e condizioni di lavoro estremamente gravosi, anche con situazioni meteo estreme.
Per questo abbiamo proposto un ordine del giorno alla manovra di bilancio che impegna il governo ad assumere con la massima urgenza ogni iniziativa per dare operatività al fondo per l’incentivazione al pensionamento bloccato da due anni e il riconoscimento del lavoro portuale operativo come usurante. L'ordine del giorno e' stato approvato all"unanimita" ma sono state.stralciate le parole "massima urgenza". Il tema pero' e' piu' che urgente perche' i lavoratori vanno tutelati ora e nok si puo' continuare ad assistere alla conta dei morti sulle banchine. E quindi dai primi atti del nuovo anno verificheremo la coerenza del Governo a dare seguito agli impegni presi oggi per la sicurezza dei lavoratori" così la vicepresidente del gruppo parlamentare del Pd, la deputata Valentina Ghio.
"Il miglioramento che i cittadini di Roma vedono con i propri occhi trova conferma nei dati contenuti nella relazione della Commissione Ecomafie sui rifiuti della Capitale. Un risultato che è il frutto dell’impegno del sindaco Gualtieri e della sua amministrazione. Non è facile colmare in poco tempo anni di ritardi e di inefficienze, ma grazie al lavoro del sindaco stiamo finalmente andando nella giusta direzione per il futuro. Oggi possiamo parlare di un’idea chiara e moderna di città, con una gestione della raccolta differenziata che si sta concretizzando, accompagnata dalla pianificazione necessaria a garantire la chiusura del ciclo per una Capitale più pulita e maggiore risparmio per i cittadini romani” così il deputato del Partito Democratico, Andrea Casu.
“Una manovra di galleggiamento, piena di mance, che dimentica i più fragili e il Sud scippato di 4 miliardi per la decontribuzione. Nessuna risposta sul lavoro dove nella sola Sicilia 2000 persone rischiano di perdere l'occupazione il 31 dicembre e 62000 sono lavoratori irregolari. Nulla viene fatto per la lotta alla mafia quando i dati Cgia ci parlano di 15000 infiltrazioni di stampo mafioso - di cui il 10% in Sicilia - e addirittura la maggioranza mette in discussione la legge Rognoni-La Torre, incisiva norma di contrasto alla mafia”. Così il deputato dem Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti e segretario regionale siciliano.
“Per non parlare dell'assenza – continua il parlamentare - di un piano per le infrastrutture: ancora 2 miliardi in più per il Ponte sullo stretto di Messina, sapendo che i costi lieviteranno. Siamo alla follia: un pugno in faccia ai calabresi e siciliani che avrebbero bisogno di ben altre risposte”. “Insomma una manovra iniqua e dannosa per l'Italia”, conclude Barbagallo.
“La premier nei due giorni di comunicazione alle camere ha montato un teatrino volto a nascondere i fallimenti del suo governo a livello internazionale e in politica europea. La via italiana in politica estera è in realtà un vicolo cieco. La premier ha mostrato di essere in grande difficoltà sui temi politici e non è riuscita a dare una prospettiva, un'idea, un programma di lavoro per rafforzare l'Europa. Rafforzarla a livello interno attraverso la competitività del mercato delle industrie italiane ed europee e a livello internazionale quale attore diplomatico di pace negli scenari internazionali. I toni aggressivi, gli attacchi, anche violenti, che abbiamo ascoltato sono un segnale di grande debolezza. Abbiamo sentito evocare sciamani, riti voodoo, macumbe e invece ci saremmo aspettati un discorso alto, con delle proposte e delle idee per rafforzare l'Europa. Il protagonismo dell'Italia non esiste; questo è il problema reale e i risultati ottenuti finora, purtroppo, non sono all'altezza della propaganda”.
Lo ha detto Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche UE, a Coffee Break su La7.
“Questa mattina, insieme al Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, abbiamo depositato altre 120 mila firme, oltre alle 500 mila già raccolte lo scorso anno per la petizione, a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione del salario minimo di 9 euro l’ora. Il segnale è chiaro: il popolo italiano vuole una misura di giustizia perché nessuno deve lavorare sotto i 9 euro lordi l'ora. Chiederemo l'immediata calendarizzazione in commissione Lavoro e questa volta la destra non potrà più fare finta di nulla e nascondere la testa sotto la sabbia”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, a margine dell’iniziativa per il deposito delle firme presso gli Uffici di Montecitorio.
“Un'altra tappa nella nostra battaglia che non conosce tregua sul ‘salario minimo subito’” ha aggiunto la deputata dem Maria Cecilia Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico perché, ha aggiunto “la questione salariale nel nostro Paese è la più serie che ci sia, i salari reali continuano a diminuire e il governo ignora questo problema, anzi lo alimenta favorendo la contrattazione pirata”. Per l’esponente Pd è necessario soprattutto tutelare “i giovani e le donne che entrano nel mercato del lavoro con stipendi da fame e percorsi continuamente interrotti. La logistica e l'agricoltura sono tutti settori in cui noi assumiamo degli schiavi non delle persone per le quali la dignità del lavoro deve essere garantita”. “’Salario minimo subito’ – ha concluso Guerra - significa dignità del lavoro e rispetto della nostra Costituzione, secondo cui il lavoratore deve essere pagato in proporzione alla qualità e quantità del lavoro che svolge”.
“È una legge di Bilancio profondamente riscritta dagli emendamenti del governo, trasformati in fittizi emendamenti dei relatori per non fornire i dati tecnici e costringere la Commissione ad esprimersi con un solo voto sull'intero pacchetto. Una legge priva di elementi cruciali come la politica industriale, priva di un piano, il salario minimo, le risorse per la sanità pubblica e per la scuola. C'è la volontà del governo di spingere verso la privatizzazione della sanità, della scuola e del sistema pensionistico”. Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd e relatrice di minoranza della Legge di Bilancio in discussione alla Camera.
“Quel poco che c'è è frutto del lavoro delle opposizioni che con poche risorse hanno permesso il raddoppio delle assunzioni degli ispettori sul lavoro per garantire maggiore sicurezza, tema per noi ineludibile, la stabilizzazione delle assunzioni di ricercatori e dei tecnici del Cnr, perché la ricerca è fondamentale per lo sviluppo del paese e il finanziamento di un servizio di sostegno psicologico nelle scuole per fronteggiare il disagio degli studenti post Covid”, conclude Guerra.
Non ci ferma nessuno! Ecco le firme per una legge d’iniziativa popolare per il salario minimo: sotto i 9 euro non è lavoro, è sfruttamento.
Uniti con le altre opposizioni per una misura di giustizia e dignità che un destra fuori dalla realtà non vuole accettare.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.