“Ho partecipato alla Conferenza stampa della Fp-Cgil. I numeri che sono stati dati sulle pensioni nel pubblico impiego ci spiegano integralmente il fallimento del governo. Avevano promesso di abolire la Legge Fornero e i calcoli dello studio del sindacato ci parlano di un furto di futuro, fino ad arrivare alla clamorosa soglia di 49 anni e 2 mesi per andare in pensione nei prossimi anni in alcuni settori. Siamo davanti a un tradimento: con la destra al governo si andrà in pensione più tardi e con meno rendimenti contributivi. Chiederemo subito di calendarizzare in audizione con i sindacati e l’INPS dopo la denuncia della Fp-Cgil”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Non permetteremo al governo Meloni di cancellare il pieno esercizio delle libertà sindacali. Lo strappo generato nei confronti delle lavoratici e dei lavoratori del comparto della logistica e trasporto merci dopo che la Commissione di garanzia sull'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha adottato un orientamento interpretativo che estende l'applicazione della legge n.146 del 1990 in materia di sciopero, deve essere corretto al più presto”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu, intervenendo in replica al Sottosegretario al Lavoro Carlo Durigon durante un'interpellanza urgente alla Camera.
“Le sigle sindacali – continua il dem - hanno evidenziato come tale scelta possa determinare rilevanti criticità sotto il profilo costituzionale, sistematico e applicativo, alterando un equilibrio consolidato in oltre trent'anni di prassi e giurisprudenza.”
“Il compito del governo – avverte Casu - è quello di intervenire subito per tutelare i lavoratori. Come è stata presa questa decisione? Non si è fatta alcuna valutazione prima su quello che potevano essere gli effetti, solo dopo sui danni che sono stati causati. Per questo la delibera deve essere immediatamente ritirata, senza confronto permanente con le associazioni sindacali, le imprese e studi di settore accurati per gli interventi futuri voi non aiutate ma condannate la logistica italiana”. “Servono risposte concrete e condivise per garantire le risorse necessarie al comparto e allo sviluppo tecnologico necessario a migliorarne l'efficienza e la competitività. Il sostegno che si deve dare alle aziende del nostro Paese non può essere sulle pelle e i diritti dei lavoratori, i problemi non si risolvono comprimendo il diritto di sciopero ma colpendo gli abusi”, conclude Casu.
"Grazie alla Rete No Bavaglio che tiene alta l'attenzione sullo sterminio delle giornaliste e dei giornalisti a Gaza e in Libano. Benjamin Netanyahu vuole che quello che accade nella Striscia e i crimini che il suo esercito commette anche in Libano non vengano raccontati. Per questo chi lavora nei media è un bersaglio. E per questo, per la prima volta, ai giornalisti internazionali è vietato di entrare a Gaza, è vietato fare il loro lavoro, è vietato raccontare la verità. Davanti a tutto questo tutti i governi europei dovrebbero indignarsi e reagire e invece, tranne qualche eccezione, non lo fanno, così come rimangono in silenzio davanti al genocidio. Con altre colleghe e colleghi dell'opposizione e insieme a giornaliste e giornalisti, alle associazioni, ai giuristi siamo stati per ben due volte al valico di Rafah per denunciare come la Striscia sia, di fatto, sigillata e impenetrabile, mentre il mondo si gira dall’altra parte. E anche in Italia, chi fa informazione raccontando il genocidio senza minimizzare, dando voce alle vittime e non nascondendo la realtà, subisce intimidazioni, esposti all'Ordine dei giornalisti, querele temerarie.
Sosteniamo queste professioniste e questi professionisti, come sosteniamo la Flotilla perché sono loro che riscattano il nostro senso di umanità, il sistema di valori in cui abbiamo sempre creduto e che ora rischia di essere stravolto.
E chiederemo, ancora una volta, al governo Meloni di votare a favore della sospensione dell'accordo di associazione Ue-Israele che si basa sul rispetto di quei diritti umani che, invece, Netanyahu ha ridotto a carta straccia". Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, al presidio organizzato dalla Rete No Bavaglio che si è tenuto oggi davanti a Montecitorio.
“Quello che è accaduto questa mattina davanti alla Stamperia Mix di Prato è inaccettabile. Esprimiamo piena solidarietà al sindacalista dei Sudd Cobas barbaramente aggredito davanti ai cancelli dell'azienda. Arturo stava facendo il suo lavoro di sindacalista insieme ai lavoratori in sciopero. Mentre discuteva del mancato pagamento degli stipendi arretrati, come si vede dalle immagini, è stato colpito con pugni e calci. È un episodio grave, che condanniamo con fermezza. La violenza non può mai essere una risposta, tantomeno nei confronti di chi rappresenta i lavoratori e ne tutela i diritti. Quel gesto non colpisce solo una persona, colpisce la libertà sindacale e il diritto di manifestare la propria opinione”.
Lo dichiarano Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente PD Prato, e Marco Furfaro, deputato e membro della segretaria nazionale PD.
“Per coprire i propri fallimenti, adesso il governo se la prende con la libera stampa. Dopo la denuncia a Bianca Berlinguer, ora un altro ministro, Matteo Piantedosi, denuncia Dagospia. Siamo davanti a una situazione estremamente grave, con esponenti dell’esecutivo che continuano a dichiarare guerra all’informazione che non fa altro che svolgere il proprio lavoro”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Pd in Commissione di Vigilanza Rai.
“Non è un caso che soltanto pochi mesi fa il governo abbia deciso di non recepire pienamente la direttiva europea anti-SLAPP, nata proprio per impedire le ingerenze della politica nelle scelte della stampa e per contrastare le pressioni esercitate attraverso le denunce temerarie. A Dagospia va la nostra piena solidarietà”, aggiunge. È estremamente grave - conclude - che da quando il governo Meloni è in carica l’Italia abbia già perso 15 posizioni nella classifica internazionale sulla libertà di stampa: un dato che non può essere considerato casuale”.
"Mi complimento con il governo per due record: 124 decreti legge e 117 fiducie. Voi pensate che questo sia il modo di governare l'Italia? Io penso proprio di no. Questo provvedimento è stato discusso alla Camera un'ora in commissione e un paio di giorni in Aula. Non è così che si legifera in un Paese serio. In questo decreto c'è un aspetto inquietante: c'è un commissario per tutto. Si arriva persino al commissario per un faro sul lago di Como. E ora volete istituire un supercommissario di RFI, che accentra tutto al ministero delle Infrastrutture di Salvini, ignorando Regioni ed Enti locali. È il segnale che quanto fatto finora non ha funzionato. Il Partito Democratico proporrà di tornare a una sana ordinarietà: le Regioni e le società devono tornare ad avere una funzione gestionale piena". Lo ha detto in Aula alla Camera Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, annunciando il voto contrario sul decreto commissari straordinari e concessioni.
"Sul Ponte: 2,7 miliardi sottratti dal capitolo infrastrutture e trasferiti nel patrimonio di Cassa Depositi e Prestiti, senza che si sappia esattamente cosa ci farete. E soprattutto il Ponte è di fatto morto – ha aggiunto l’esponente dem - non esiste oggi nessun atto che ne confermi la continuazione dell'iter. Sbloccate quei 13 miliardi e dateli al Sud: infrastrutture idriche, edilizia, dissesto idrogeologico. Non teneteli bloccati. Sui balneari siamo a una disfatta totale. Avete promesso di andare in Europa a cambiare le regole, non ci siete riusciti perché era giusto così: le gare vanno fatte, e vanno fatte bene. Invece in questo decreto mettete in campo tre assurdità: il rilancio al rialzo del canone, che favorisce solo le grandi aziende; il mancato riconoscimento delle reti di imprese e dei consorzi che hanno investito per anni sulla tutela costiera e il salvamento; e un sistema di indennizzi insufficiente, che dovrebbe invece essere strutturale e garantito anche per i futuri imprenditori. Avete preso in giro le imprese balneari per troppo tempo".
"Infine – ha concluso Simiani - il gassificatore di Piombino: nessuna compensazione a un'area degradata che ha bisogno di lavoro e di risposte ambientali, e che punta su un'infrastruttura che l'Europa ha già smesso di finanziare. E poi ci sono gli ordini del giorno: parrocchie, investimenti locali, sicurezza urbana. Il Parlamento fa le leggi, non le mance, per questo voteremo contro".
Cinque lavoratori non hanno perso la vita a causa di un sistema che ancora oggi tratta la sicurezza come un costo da contenere, anziché come un diritto fondamentale da garantire. La relazione conclusiva approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro rappresenta un passaggio importante di verità e responsabilità.
Un ringraziamento va a Giovanna Iacono, relatrice del documento, e a Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione, per il lavoro rigoroso. Dalla relazione emerge con chiarezza un dato che non può essere ignorato: quelle morti erano evitabili. Omissioni, gravi carenze nei sistemi di prevenzione, una formazione spesso ridotta a mero adempimento formale e, soprattutto, una filiera di appalti e subappalti che finisce per frammentare le responsabilità e scaricare i rischi sui lavoratori più esposti, in particolare negli ambienti confinati.Il voto unanime della Commissione non rappresenta un punto di arrivo, ma l’assunzione di una responsabilità politica precisa. È un impegno nei confronti delle famiglie delle vittime, che chiedono giustizia, e verso tutti coloro che ogni giorno lavorano in condizioni che devono essere rese sicure.
È necessario intervenire con determinazione sul sistema dei subappalti, rafforzare i controlli e affermare con chiarezza che la tutela della vita e della dignità del lavoro non può essere subordinata a logiche di profitto.
“Epifanio Alsazia, Giuseppe Miraglia, Roberto Raneri, Ignazio Giordano e Giuseppe La Barbera sono i cinque lavoratori morti due anni fa nella strage di Casteldaccia. Oggi ne onoriamo la memoria approvando la relazione della Commissione, nonostante fino a ieri non ci fosse un accordo tra le forze politiche”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che oggi approverà la relazione su Casteldaccia.
“L’accordo è stato raggiunto non con facilità e anche per questo ringrazio davvero per lo sforzo le forze politiche perché insieme scriviamo una pagina di buona politica, come ci chiede il Presidente Mattarella sui temi come la sicurezza sul lavoro, su cui non devono esserci bandiere politiche perché si deve operare per raggiungere il miglior risultato possibile - prosegue la deputata dem - Con questa relazione trasformiamo il monito che proviene da Casteldaccia in un’occasione concreta di cambiamento”.
“Chiediamo, soprattutto, di rendere effettivamente esigibili le responsabilità lungo tutta la catena produttiva, di presidiare in modo continuativo i contesti a più elevato rischio con una particolare attenzione agli spazi confinati e di investire sulla formazione e sull’addestramento reale dei lavoratori e delle lavoratrici. C’è infine una mancanza di ispettori, su tutto il territorio italiano e nel caso specifico in Sicilia, con appena 69 ispettori Inps e Inail, di cui 34 operativi a fronte di 400mila imprese. Occorre uno sforzo in più da parte della Regione. Solo così ricordare quei cinque lavoratori diventerà anche azione concreta” conclude Gribaudo.
La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro ha approvato oggi la relazione conclusiva – frutto di audizioni, sopralluoghi e analisi tecniche approfondite - su una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, costata la vita a cinque lavoratori.
“A due anni da quella tragedia – dichiara la relatrice Giovanna Iacono – approvare oggi questa relazione significa dire con chiarezza che quelle morti erano evitabili. Questo lavoro non serve solo a ricostruire cosa è accaduto, ma a indicare cosa deve cambiare. Perché continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile.”
“Quella di Casteldaccia non è stata una fatalità. È stata il risultato di omissioni, carenze, controlli insufficienti e una gestione degli appalti che troppo spesso scarica il rischio sugli ultimi.”
“Dalla relazione emerge un quadro netto: sicurezza troppo spesso considerata un costo e non un diritto; formazione ridotta a mero adempimento formale; controlli insufficienti rispetto alla realtà produttiva; catene di appalti e subappalti che frammentano le responsabilità e aumentano i rischi; carenza di conoscenze e consapevolezza del rischio del lavoro negli ambienti confinati.”
“Non possiamo più accettare – prosegue Iacono – che le responsabilità si disperdano lungo la filiera degli appalti. La sicurezza deve essere una responsabilità piena e condivisa, a ogni livello. Servono più controlli, più trasparenza e più investimenti in formazione e prevenzione. Per questo l’approvazione di oggi non può essere considerata un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Serve un cambio di passo immediato: rafforzare i controlli, investire in tecnologie di prevenzione, rendere trasparenti i dati sugli infortuni, responsabilizzare tutta la filiera degli appalti.”
“Ma, soprattutto, serve una scelta politica chiara: mettere la sicurezza sul lavoro al centro. Alle famiglie delle vittime non basta il ricordo. Serve giustizia, e serve che tragedie come quella di Casteldaccia non si ripetano più.”
“Cassino non è solo uno stabilimento fondamentale dell'automotive, ma rappresenta un territorio che per decenni ha costruito la sua identità industriale attorno a quello che oggi è lo stabilimento di Stellantis. Otto anni fa si producevano 135mila automobili l'anno, mentre nel primo trimestre 2026 sono solo 2916 auto sono state costruite e in solo 16 giorni lavorati. Sono numeri che raccontano la desertificazione produttiva di quella che era un'eccellenza italiana”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question time alla Camera.
“La crisi dello stabilimento di Cassino non nasce nel 2026 – sottolinea il parlamentare dem - ma si inserisce nel crollo della produzione italiana ininterrotta dal 2021, con la perdita di Stellantis pari al -31%. E nella crisi cosa ha fatto il governo Meloni? Nulla a parte il taglio del 70% del fondo ereditato dal governo precedente per l'automotive e la promessa di un piano nazionale di 1,6 miliardi che è scomparso dai radar del dcpm che tanto veniva sbandierato”. “Urso – continua il dem - prometteva un milione di nuove auto prodotte in Italia, due o tre nuovi produttori e investitori. Solo promesse non mantenute”.
“Il 17 giugno prossimo l'Ad di Stellantis, Antonio Filosa sarà alla Camera per un'audizione fortemente voluta dalle opposizioni. Al Ministro Urso non basterà ascoltare le sue parole: dovrà avere pronte azioni concrete da parte del governo a partire dalla creazione di un tavolo di lavoro permanente su Cassino, una verifica seria dei piani industriali, risorse certe per l'azienda e l'indotto e finalmente un piano nazionale per la filiera automotive. In caso contrario, Urso potrà tranquillamente restarsene a casa”, conclude Peluffo.
“Con l’interrogazione presentata al ministro dell’Agricoltura abbiamo ritenuto doveroso portare all’attenzione del governo le numerose criticità che, da tempo, vengono segnalate da operatori, associazioni e allevatori in merito alla governance dell’Enci, Ente Nazionale della Cinofilia Italiana. Parliamo di un organismo che esercita funzioni pubblicistiche rilevanti per la tutela del patrimonio cinofilo nazionale e che, proprio per questo, dovrebbe garantire il massimo livello di trasparenza, imparzialità, rappresentanza democratica e correttezza amministrativa. Le segnalazioni che abbiamo raccolto riguardano aspetti che non possono essere sottovalutati. Dalla concentrazione di incarichi nei vertici dell’Ente ai possibili conflitti di interesse, dai commissariamenti protratti oltre tempi ragionevoli alla riduzione della rappresentanza delle minoranze negli organi elettivi a seguito delle modifiche regolamentari del 2022, oltre a questioni legate alla gestione delle risorse economiche e alla piena accessibilità delle informazioni di bilancio. A queste si aggiungono problematiche operative che riguardano la prevenzione delle patologie genetiche di razza, la tutela dei cani impiegati nelle attività di lavoro, fino alla crescente carenza di giudici ed esperti tecnici. Chiediamo al governo di verificare se l’attuale assetto dell’Enci sia pienamente coerente con i principi di buona amministrazione, pluralismo associativo e tutela dell’interesse pubblico. È compito del ministro Lollobrigida promuovere approfondimenti ispettivi e amministrativi, verificare eventuali incompatibilità e valutare iniziative utili a rafforzare la trasparenza, l’efficienza e l’autorevolezza dell’Ente. Il patrimonio cinofilo italiano rappresenta un valore storico, zootecnico, sociale ed economico che merita istituzioni credibili, aperte e pienamente all’altezza delle funzioni loro affidate".
Lo dichiarano i deputati del PD Antonella Forattini, capogruppo in commissione Agricoltura, e Stefano Vaccari, capogruppo in commissione Ecomafie e segretario di Presidenza della Camera.
“Il commento di Ignazio La Russa sul blocco della Global Sumud Flotilla è ignobile. Che la seconda carica dello Stato banalizzi e prenda di mira una missione umanitaria promossa da civili, rimuovendo che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona e tortura, la dice lunga su quale sia il suo spessore umano prima ancora che politico. La seconda carica dello Stato dovrebbe sapere che a Gaza vige ancora il blocco navale contro qualsiasi regola del diritto internazionale e gli aiuti umanitari continuano ad arrivare a singhiozzo, mentre Israele conduce in spregio alle risoluzioni dell’Onu una pulizia etnica in Cisgiordania senza che la comunità internazionale muova un dito, Italia compresa. E’ singolare che la destra italiana anziché chiedere a Israele di scarcerare gli attivisti, peraltro sequestrati e rapiti in acque internazionali su una barca battente bandiera italiana, attacchi chi ha dato vita alla Global Sumud Flotilla. La Russa si ricordi che la sovranità del nostro Paese dovrebbe essere difesa ovunque e per tutti, non solo nei comizi. Comizi che chi è ai vertici dello Stato dovrebbe astenersi dal fare, invece di comportarsi come il portavoce italiano di Benjamin Netanyahu”.
Così sui social Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Il 4 maggio 1954 a Ribolla si consumò una delle più gravi tragedie del lavoro in Italia: 43 minatori persero la vita a causa di un’esplosione di grisou nelle gallerie della miniera. Un evento che ha segnato profondamente la Maremma e l’intero paese, diventando simbolo delle condizioni di lavoro di quegli anni e della necessità di garantire sicurezza e dignità a ogni lavoratore. Ricordare oggi quella tragedia significa mantenere viva la memoria e ribadire un principio non negoziabile: il lavoro deve essere sempre sicuro": è quanto dichiara il deputato Dem Marco Simiani oggi, lunedì maggio, a margine delle celebrazioni svolte nella frazione di Roccastrada, in provincia di Grosseto.
“Come ha ricordato giustamente il collega Pd Toni Ricciardi, nel corso delle celebrazioni odierne, il modo più giusto per onorare le vittime di Ribolla è trasformare il ricordo in impegno concreto. Le morti sul lavoro restano una ferita aperta e impongono alle istituzioni e alle imprese responsabilità e azioni continue. Serve rafforzare prevenzione, controlli e cultura della sicurezza. Ringrazio il deputato Pd Toni Ricciardi per il suo intervento": conclude.
“Desidero rivolgere i miei più sinceri complimenti a Francesco Scoppola per la sua riconferma alla guida del Comitato nazionale dell'Agesci e a tutte e tutti i componenti del nuovo Consiglio direttivo. Un augurio di buon lavoro per un incarico così importante e impegnativo, al servizio dell’associazione e delle comunità locali”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
“L’esperienza dell’Agesci rappresenta da decenni un punto di riferimento educativo straordinario per tante ragazze e ragazzi nel nostro Paese. Lo scoutismo continua a essere una palestra di cittadinanza attiva, responsabilità e solidarietà, capace di formare generazioni consapevoli e impegnate”, conclude Di Biase.