“Fortissimi restano i dubbi di legittimità documentale con cui la Regione Abruzzo ha autorizzato la procedura negoziata in affidamento diretto per il Giro d’Abruzzo 2025 di ciclismo: non si è badato a spese, contraendo debiti fuori bilancio per oltre 2 milioni. Una vera anomalia che è diventata un capolavoro di riscrittura procedurale quando due consiglieri regionali hanno deciso di far approvare quel debito con un emendamento e sub-emendamento al bilancio”. Così in una nota il deputato abruzzese del PD, Luciano D’Alfonso per porre seri interrogativi al presidente della Regione Marsilio. “La maggioranza in giunta regionale ritiene che il prestigio mediatico del Giro d’Abruzzo giustifichi la sospensione delle regole contabili e amministrative? Quali altri eventi autorizzano lo stesso trattamento? Ritengo che la Commissione di Vigilanza regionale abbia la necessità e l’urgenza morale di condurre una indagine approfondita e capillare sulla vicenda”, conclude D’Alfonso.
“Nella mozione presentata dalla maggioranza di destra ci sono una serie di falsità che meriterebbero un fact checking vero e proprio. Scrivono che monitoreranno l’aumento dell’età pensionabile avanzando l’ipotesi di intervenire nella prossima legge di bilancio. Nel frattempo per il 2027 e il 2028 c’è un aumento di tre mesi netto per il 96 per cento dei lavoratori italiani. Votato da loro. Poi annunciano interventi sulla flessibilità in uscita: eppure hanno svuotato opzione donna e tutti gli interventi su gravosi e usuranti. Infine, si impegnano a proseguire il tavolo con le parti sociali sulla previdenza. Una presa in giro: non viene convocato da 2 anni e 7 mesi, esattamente dal 23 giugno 2023. Chiediamo alla destra una cosa molto semplice: la smettano di prendere in giro gli italiani”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La regolamentazione della rappresentanza di interessi non è un’anomalia della democrazia, ma una sua componente fisiologica che va finalmente sottratta all’opacità. Il vero discrimine non è tra chi è a favore o contro le lobby, ma tra chi accetta l'informalità e chi sceglie la trasparenza come principio ordinatore per rafforzare l'autonomia della politica. L’assenza di regole non è neutralità, ma una scelta politica che favorisce chi è già più forte, chi ha più risorse e strutture, penalizzando gli interessi diffusi, sociali e territoriali. Regolare questo fenomeno significa garantire un riequilibrio democratico: l’accesso ai decisori pubblici non può dipendere da relazioni informali o canali privilegiati, ma deve avvenire entro un perimetro di regole comuni, conoscibili e verificabili dai cittadini”.
“Il Partito Democratico ha partecipato con spirito costruttivo al lavoro in Commissione, dove sono stati accolti alcuni nostri emendamenti per una maggiore chiarezza dei ruoli e per una trasparenza che deve riguardare sia i rappresentanti di interessi che i decisori pubblici. Tuttavia il mancato accoglimento di ulteriori proposte migliorative in Aula ci porta oggi a un voto di astensione. Consideriamo questo passaggio parlamentare importante e non più rinviabile, convinti che il testo potrà e dovrà essere ulteriormente perfezionato nel passaggio al Senato per garantire una legge davvero efficace al servizio della qualità della nostra democrazia”.
Così Paolo Ciani, vice capogruppo Pd-Idp alla Camera, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
“Sulle pensioni si è consumato il più grande tradimento della destra. Avevano annunciato di abolire la Fornero invece hanno aumentato l'età pensionabile di tre mesi e nella discussione di oggi, dove le opposizioni insieme hanno chiesto di bloccare l'aumento dell'età pensionabile. Il governo non si è impegnato, ha detto che monitoreranno e forse faranno qualche intervento troppo poco non si prendono in giro le persone che lavorano e che soffrono.” Lo ha detto il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, a margine del voto finale alle mozioni sulle pensioni.
“Il governo Meloni - ha aggiunto l’esponente dem – sta programmando la riduzione del potere d’acquisto di milioni di italiani. Ricordo il rifiuto di approvare il salario minimo, il rinnovo dei contratti del pubblico impiego che recupera solo un terzo dell’inflazione perduta e le politiche che incentivano la precarietà. Tutto questo produce oggi salari bassi e domani pensioni povere, soprattutto per i giovani e per le donne. Salvini disse ‘se non abolisco la Fornero prendetemi a pernacchie’. Bene, secondo le stime della Cgil ci sono almeno 55 mila lavoratori che rischiano dal 2027 di restare senza reddito e senza contribuzione, avendo aderito a misure di uscita anticipata. Dal 2027 si lavorerà un mese in più, dal 2028 due mesi in più: chi ha già firmato accordi rischia di restare scoperto per tre mesi, senza ammortizzatori sociali”.
“Nel Milleproroghe – ha concluso Scotto - è comparso l’ennesimo condono per i datori di lavoro che non applicano correttamente i contratti collettivi e vengono condannati dalla magistratura. Ancora una volta questa destra sceglie di stare dalla parte degli sfruttatori e non degli sfruttati”
“La richiesta di una informativa al Ministro Nordio sull’attività della commissione covid da parte della maggioranza denota il clima sempre più inaccettabile che caratterizza i lavori della Commissione stessa. Come più volte segnalato sta sempre più diventando un tribunale aggiunto al lavoro a suo tempo svolto dalla magistratura, mettendone in discussione le decisioni. Così come esponenti di maggioranza sempre più assumono atteggiamenti aggressivi nei confronti di alcuni auditi e persino di colleghi di commissione. Con il palese tentativo non di condurre un approfondimento su come riorganizzare il servizio sanitario per il futuro, ma come arma politica nei confronti di chi a quel tempo governava. Con un atteggiamento diametralmente opposto rispetto quello avuto dal PD nei confronti di governi regionali dove il confronto politico, anche se puntuale, non si è mai trasformato in attacchi personali né in strumentalizzazione politica. A questo punto è la Presidenza di Camera e Senato che dovrebbero interessarsi a come si svolgono i lavori della Commissione, garantendone serenità nei lavori e rispetto delle regole, non certo da parte del Governo al quale, ancora una volta, la destra chiede di Commissariare Parlamento e Magistratura. Con buona pace di basilari principi costituzionali”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato Pd e vicepresidente della commissione d’Inchiesta sul Covid.
“Il nostro lavoro va verso un esito finale. Ci sarà una relazione conclusiva che, credo, raccoglierà le varie ipotesi formulate nel tempo con il sostegno dei documenti e delle audizioni. La mia impressione è che il nucleo della verità di cosa accadde davvero quel pomeriggio del 22 giugno del 1983 vada ricercato nelle primissime indagini. Le indagini ‘fresche’ svolte dalla Squadra mobile e dai Carabinieri”. Così il deputato Roberto Morassut, vicepresidente della Commissione d’inchiesta sul Caso Orlandi e Gregori, intervistato da Radio Radicale.
“Sono indagini - spiega Morassut - nel corso delle quali furono subito attive delle iniziative depistatorie di vario tipo e con vari obbiettivi e motivazioni. E che si sono incastrate, sommate, aiutate pur senza magari provenire dallo stesso ‘cervello’. Però è all’inizio che stanno i semi del vero. Di cosa ha fatto veramente Emanuela davanti a quella fermata del 70. Sulla reale esistenza del fatidico ‘uomo Avon’. Il caso di Mirella è probabilmente diverso ma è stato montato ad arte da qualcuno ai primi di agosto del 1983, a seguito di un articolo che accostò le due vicende, per dare corpo alla pista del ricatto internazionale poi esclusa nel 1997 dal GI Adele Rando e alle quali motivazioni, personalmente, credo. Un qualcuno che poteva probabilmente avere accesso alle ancora scarne e scarse fonti del fascicolo su Mirella. Sono ovviamente mie valutazioni che sorgono da elementi peraltro noti. Lavoreremo ancora nei prossimi mesi e ritengo che qualche lume in più possa essere offerto”.
“Non molto tempo fa, in quest’Aula, abbiamo celebrato i suoi cento anni. In quell’occasione, sappiamo di essere riusciti a strappargli un ultimo sorriso. Discreto, appena accennato, ma autentico. Oggi quell’immagine ci accompagna, perché ci ricorda che la memoria della Repubblica non è mai astratta. Ha un volto, una storia, una responsabilità. Antonio Gramsci odiava gli indifferenti, e credeva che vivere volesse dire essere partigiani. Sergio Flamigni è stato esattamente questo. Mai spettatore, mai neutrale, sempre partigiano, dalla parte della Costituzione, del lavoro, della giustizia, della verità. Anche quando la sua ricerca lo portava controcorrente, anche quando veniva frainteso o attaccato. E in un tempo in cui l’indifferenza sembra spesso prevalere, la sua lezione resta attuale e necessaria. Coltivare la memoria, difendere le istituzioni, non distogliere lo sguardo dalle zone d’ombra della nostra storia, perché è lì che la democrazia viene messa alla prova. A nome del Partito Democratico, voglio rivolgere alla sua famiglia, a tutte le persone che lo hanno affiancato nel Centro di Documentazione Archivio Flamigni presenti sulle tribune, il nostro più sentito cordoglio e il ringraziamento di un Paese che gli deve molto”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo nell’Aula di Montecitorio.
L’allarme lanciato da Assocarta sulla chiusura di sei impianti cartari nel solo 2025 è la prova del fallimento delle politiche industriali del Governo Meloni, che resta a guardare mentre un’eccellenza del Made in Italy affonda. È inaccettabile che l’Italia, leader nel riciclo, sia costretta a esportare 1,7 milioni di tonnellate di carta verso l'Asia per poi riacquistare il prodotto finito, regalando valore aggiunto, Pil e oltre 1.300 potenziali posti di lavoro ai competitor stranieri. Il paradosso di un settore che lavora solo al 70% della capacità a causa di costi energetici fuori controllo e oneri ambientali sproporzionati rispetto ai partner UE non può più essere ignorato dal Ministro Urso.
Con questa interrogazione chiediamo al Ministro delle Imprese di rompere il silenzio e attivare immediatamente un tavolo di confronto con la filiera. Non possiamo permettere che la perdita di competitività strutturale divori un comparto strategico che, se messo in condizione di operare, potrebbe generare una crescita di 1,4 miliardi di euro l’anno e nuovi investimenti, specialmente nel Mezzogiorno. È tempo di risposte concrete su energia e difesa dei livelli occupazionali: proteggere la filiera della carta significa proteggere l'economia circolare e la sovranità industriale del Paese.
Così i deputati del Pd Vinicio Peluffo, Marco Simiani, Augusto Curti e Irene Manzi.
“La risposta del Ministero del Lavoro al Question time è una vera e propria resa dello Stato davanti alla chiusura di Cargill a Giammoro (provincia di Messina). Governo Meloni e Regione Siciliana non solo non hanno impedito la dismissione dello stabilimento, ma l’hanno di fatto accompagnata, scegliendo l’inerzia invece della difesa del lavoro e dell’industria”.
Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino, sulla discussione del suo atto in commissione Lavoro alla Camera.
“Dopo mesi di incertezze - ha aggiunto - è chiaro che i ministeri competenti ed il Presidente Schifani abbiano lasciato campo libero all’azienda: nessun piano industriale, nessuna proposta di reindustrializzazione, nessuna tutela occupazionale. Dalla risposta del governo non emerge alcuna strategia, ma solo un drammatico vuoto politico e istituzionale. Così si distrugge un presidio produttivo che non era in crisi e si condannano quarantanove lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’assenza dello Stato. La chiusura di Cargill è l’ennesima dimostrazione del fallimento della politica industriale del governo Meloni in Sicilia: si perdono competenze, salari, futuro e dignità del lavoro mentre le istituzioni restano a guardare. Il Partito Democratico - ha concluso - non accetterà questa resa: continueremo a incalzare governo e Regione in Parlamento e sul territorio finché non verranno assunte responsabilità precise e aperta una vera prospettiva occupazionale”.
“Il sottosegretario Durigon dice oggi, rispondendo al Question time di Avs, che il governo vuole contenere l’aumento automatico dell’età pensionabile. Purtroppo le chiacchiere stanno a zero: dal 1° gennaio 2026 si va in quiescenza più tardi di un mese e nel 2027 saranno complessivamente tre i mesi in più. Lo hanno deciso loro stessi con la Legge di bilancio. Se vogliono tornare indietro votino, domani la mozione unitaria delle opposizioni che chiede lo stop all’adeguamento automatico. Ai lavoratori va detta sempre la verità”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“I numeri del primo esame nazionale per le guide turistiche non sono una selezione di qualità, ma la certificazione del fallimento politico e amministrativo della Ministra Santanchè. Con appena 230 idonei su oltre 29 mila domande — un tasso di successo dello 0,7% — siamo davanti a un sistema che non funziona e che umilia migliaia di aspiranti professionisti. Il Ministero ha ignorato i gridi d’allarme delle associazioni di categoria e del Partito Democratico, preferendo un impianto d’esame nozionistico, mnemonico e del tutto scollegato dalle reali competenze richieste dal mercato. Un concorso che, dopo anni di attesa, abilita un numero così esiguo di nuovi professionisti non può essere considerato un successo amministrativo, ma piuttosto il segnale di un sistema che fatica a formare, aggiornare e rinnovare le competenze necessarie a valorizzare il patrimonio culturale nazionale. È inaccettabile che in un Paese dove il turismo genera il 13% del PIL, si affronti il ricambio generazionale con criteri enciclopedici invece di valorizzare i titoli universitari e le competenze linguistiche, conoscenza della storia italiana e dei suoi territori.”
“Con l’interrogazione depositata oggi chiediamo alla Ministra di rivedere immediatamente i requisiti di accesso e le modalità delle prove. Questa riforma, centrata su una figura di guida ‘generalista’ che calpesta le specializzazioni territoriali e il ruolo delle Regioni, rischia di abbassare gli standard dell’offerta culturale italiana e di spalancare le porte all’abusivismo. Non si può gestire un settore strategico per l’Italia con interventi propagandistici e una burocrazia cieca che blocca il lavoro invece di incentivarlo. La Ministra esca dall’isolamento, apra un confronto reale con i territori e le associazioni e rimedi a un bando che, allo stato attuale, rappresenta un danno economico e d'immagine per l’intero patrimonio nazionale: servono politiche industriali serie sul turismo, che sanno investire anche sul fronte dell’accoglienza e dei servizi e quindi sulle guide rustiche italiane. Non prove mnemoniche su siti marginali che escludono chi ha studiato per valorizzare l'Italia e le sue destinazioni.”
Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico.
"Piena solidarietà alle giornaliste, ai giornalisti e a tutti i lavoratori dell’Agenzia DIRE, che da oggi proclamano due giorni di sciopero per il mancato pagamento degli stipendi. È una situazione che si trascina da troppo tempo ed è ormai insostenibile". Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Il Comitato di redazione - prosegue l'esponente dem - denuncia fatti gravissimi: l’azienda avrebbe disatteso il piano di rateizzo delle spettanze pregresse e, a fronte dell’impegno di pagare lo stipendio di dicembre entro il 30 gennaio, avrebbe comunicato solo una rata da 1.000 euro il 3 febbraio e il saldo a fine marzo. Sarebbe stato inoltre rinviato ancora il completamento dei pagamenti degli 'ex sospesi' di gennaio 2024. Rateizzare le mensilità e comunicare in ritardo le date dei pagamenti significa mettere in crisi la stabilità economica delle famiglie e calpestare i diritti dei lavoratori".
"Lo scorso 9 gennaio la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - conclude Scarpa - aveva sollecitato l’editore a pagare tutti gli stipendi: ora servono fatti. Chiedo all’azienda di pagare subito quanto dovuto e di presentare un piano credibile. E chiedo al governo, a partire dal sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, di convocare con urgenza un confronto: ogni eventuale convenzione o sostegno pubblico deve essere compatibile con il pieno rispetto dei diritti e dei contratti. Il Partito Democratico sarà al fianco dei lavoratori della DIRE: il lavoro non può essere 'a credito' e l’informazione non può vivere di emergenze permanenti".
"La riforma dei porti approvata dal Governo sottrae ingenti risorse alle Autorità di sistema portuale e apre enormi interrogativi sul futuro dell’intero settore.
Da uno studio di Assoporti, basato sui bilanci 2024 delle 16 Autorità di sistema, emerge con chiarezza che il disegno di legge di riforma dei porti approvato dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre trasferirebbe circa il 40% delle entrate complessive delle AdSP alla nuova società Porti d’Italia S.p.A. Risorse che sarebbero sottratte ai territori e verrebbero dirottate verso una società per azioni centrale. In Campania, l'Autorità di sistema del Mar Tirreno Centrale vedrebbe tagliati circa 8 milioni di euro l'anno, che saranno trasferiti allo Stato". Lo dichiara il deputato dem Piero De Luca, capogruppo PD in commissione politiche UE e segretario regionale PD della Campania.
"La riforma non rafforza dunque il coordinamento nazionale ma centralizza e svuota le Autorità di sistema, sottraendo risorse e competenze ai territori, prevedendo anche il trasferimento del 25% del personale a Porti d’Italia Spa, con spese a carico delle Autorità di Sistema. Il risultato concreto sarà un indebolimento dei porti, e il rischio di scaricare i costi su imprese e lavoratori attraverso l’aumento di canoni e tariffe. Indebolire i porti significa colpire lavoro, logistica, industria e sviluppo territoriale: per questo chiediamo al governo di fermarsi, aprire un confronto vero con i territori e rivedere radicalmente una riforma che, così com’è, rischia di produrre danni strutturali irreparabili", conclude Piero De Luca.
“Siamo curiosi di capire cosa farà il centrodestra sulla mozione presentata unitariamente dalle opposizioni sulle pensioni. Oggi la Cgil, con uno studio pubblicato ieri, annuncia che ci saranno altre migliaia di esodati, circa 55 mila, dopo la scelta fatta in legge di bilancio di adeguare all’aspettativa di vita l’età pensionabile. Sono i primi effetti del tradimento delle promesse fatte in campagna elettorale, innanzitutto dalla Lega. Chiediamo un confronto serio sulle misure concrete cha abbiamo presentato: nessuno può giocare più con la vita di chi lavora”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Abbiamo chiesto più volte al governo cosa intendesse fare per la cura della Fip (feline infectious peritonitis), la peritonite infettiva felina, una patologia che colpisce a morte il 96 per cento dei gatti. Nonostante abbiano autorizzato l'uso del Remdesivir, il farmaco che cura questa patologia ma che ha costi elevatissimi, e successivamente l'uso del metabolita GS-441524, un antivirale derivato dal Remdesivir che si può preparare in farmacia su prescrizione veterinaria, le famiglie che possiedono gatti si sentono prese in giro e abbandonate dal governo, che dopo aver fatto il solito show elettorale non è intervenuto in modo pratico ed efficace su molti aspetti connessi all'uso di questi farmaci. C'è il tema del reperimento delle materie prime che non è stato minimamente affrontato dal Governo. C’è il tema del mercato nero, perché rimane il rischio che le famiglie si rivolgano ancora al mercato illegale, oggi a mio avviso con nuovi e maggiori rischi di incappare in prodotti di scarsa qualità. C'è poi il tema dell'aggiornamento dei veterinari stessi; molti veterinari ancora non sanno bene come affrontare la malattia felina, indirizzando sovente le famiglie verso i volontari. Ci sarebbe anche il tema di non disperdere un grande lavoro di monitoraggio e raccolta dati fatto dai volontari, un bagaglio di conoscenza che dovrebbe essere valorizzato. A tutte queste domande al momento il governo non da risposte. Nella lotta per curare i gatti malati di FIP siamo stati i primi a incalzare il governo e a presentare un’interrogazione già lo scorso febbraio 2025. Dopo un anno il governo risponde finalmente ma noi continueremo a chiedere conto di quanto fatto e di ciò che manca da fare per salvare la vita di esseri senzienti". Lo ha detto in Aula la deputata del Pd, Eleonora Evi, in replica al governo che rispondeva ad una interrogazione del Pd a prima Evi, Prestipino e Roggiani.