“La decisione della Commissione Affari Cistutuzionali del Senato di approvare la proposta di legge per una Commisisone di inchiesta sui casi Orlandi-Gregori, senza emendamenti, è un atto saggio e che rende al Parlamento il senso della sua piena dignità e autonomia. Le parole del Papa, nei giorni scorsi, ci avevano riempito il cuore di speranza. Ora il Parlamento può mettersi presto al lavoro, collaborando con gli origani della giustizia italiana e vaticana. Può e deve farlo con equilibrio, saggezza, rigore e autorevolezza. Nel perimetro delle sue facoltà, per contribuire alla verità e alla grande richiesta di chiarezza che viene dalla pubblica opinione. E di verità delle famiglie. Ora si può dischiudere la porta della trasparenza. Sarà un grande passo avanti per tutti e una pagina di giustizia. Mettendo da parte esibizionisti, profittatori, depistatori e ingannatori”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, promotore della proposta.
“Ho scritto al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, una lettera in cui ribadisco, dopo aver già presentato tre mesi fa un’interrogazione urgente, la necessità di sospendere i lavori del tunnel della Circumvesuviana nel comune di Castellammare di Stabia che comprometterebbe in maniera definitiva l’integrità del Parco Archeologico di Stabiae. Uno dei beni culturali più rilevanti della Regione Campania e che si iscrive pienamente nel circuito archeologico di Ercolano e Pompei. Oggi, con sentenza del Tar Campania Quinta sezione è stato annullato il decreto di occupazione di suolo da parte di Eav. Veniamo a sapere dalle carte che tutta la procedura è carica di illegittimità. Tra i ricorrenti al Tar c’è lo stesso ministero della Cultura: serve dunque un segnale definitivo che blocchi quell’opera, ascoltando i tanti cittadini che chiedono di salvaguardare un’area culturale importantissima per l’intero Paese”.
Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Le crisi aziendali si stanno moltiplicando nel nostro paese e la Toscana è una delle regioni più colpite. In questo scenario critico dove l’inflazione reale è a doppia cifra e il costo del denaro in continua crescita la destra approva un ‘Decreto Lavoro’ inutile e controproducente che aumenta il precariato, taglia i diritti e penalizza le famiglie in difficoltà. Lo scenario di crescita fragile, confermato anche da ambienti non proprio di sinistra come Confindustria, è un atto d’accusa ben preciso verso l’operato del governo”. Lo dichiara il deputato Pd e segretario regionale del Partito Democratico Emiliano Fossi.
“Questa crisi è evidente da mesi in Toscana dove la Regione è stata lasciata colpevolmente sola nell’affrontare e risolvere numerose criticità industriali che riguardano purtroppo quasi tutte le provincie, settori diversificati e oltre 15mila lavoratori. E’ innegabile che il governo stia penalizzando le Regioni governate dal centrosinistra: l’Emilia Romagna senza risorse e commissario dopo il post alluvione e quindi la Toscana. Emblematico in questo contesto è la mancata istituzione della Zona logistica semplificata che potrebbe sviluppare molte potenzialità di crescita dei territori, soprattutto della Costa su cui si concentrano i poli di crisi industriale”, conclude Emiliano Fossi.
Dichiarazione di Emiliano Fossi, deputato Pd
“Il decreto lavoro è un grande bluff. Di tre cose ha bisogno questo settore: meno precarietà, maggiori diritti e stipendi dignitosi. Il provvedimento va in direzione opposta su tutti i fronti. In primo luogo favorisce l’utilizzo dei contratti a termine, dei voucher e prevede anche una liberalizzazione del lavoro somministrato. Questa legge vieta poi i diritti degli occupati, soprattutto per le categorie deboli: dalla formazione negata a chi non risiede in Italia da 5 anni, alle limitazioni per lo smart working per i soggetti fragili. Infine, non vi è alcun adeguamento dei salari all’inflazione: del taglio epocale delle tasse annunciato dalla Premier Meloni il 1° maggio scorso, rimangono infatti poche decine di euro di aumento, peraltro solo per pochi mesi". E' quanto ha dichiarato in Commissione Lavoro il deputato Dem Emiliano Fossi.
“Ci aspettavamo norme concrete su stipendi e diritti, contro le cattive pratiche che penalizzano il lavoro dignitoso e di qualità come le delocalizzazioni delle imprese o il caporalato. Niente è stato fatto: l’unico merito di questo provvedimento è stato quello di rendere palese le contraddizioni nel governo e nella maggioranza. Di questa destra sapevamo che fosse incapace ed in malafede ma non che fosse così diviso. Lavoro, salari, inflazione non sono concetti astratti che possono essere nascosti da operazioni demagogiche, sovraniste e strumentali. Sono la vita vera dei cittadini che presto verranno a presentarvi il conto”, ha concluso Fossi.
Dichiarazione di Valentina Ghio, vicepresidente deputati Pd
“Fa crescere la precarietà, aumenta le disuguaglianze, non tutela i lavoratori e agevola i contratti precari”. È quando ha dichiarato la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio in merito al Decreto Lavoro in discussione alla Camera .
“Anziché invertire la rotta, che vede crescere il lavoro povero e precario, con queste misure – prosegue Ghio - il governo faciliterà il rinnovo dei contratti a termine che possono essere prorogati, in assenza di una contrattazione, anche fino a 24 mesi, a scapito di quelli a tempo indeterminato, che non usufruiranno di alcun incentivo. Una misura che, insieme all’innalzamento del limite dei voucher ora portato a 15mila euro annui in alcuni settori, diminuisce fortemente la qualità dei rapporti di lavoro. Segnali chiari - aggiunge l’esponente Dem- di una visione del rapporto di lavoro che va a scapito del lavoratore, che non viene sostenuto e tutelato, ma precarizzato ancora di più”.
Per Ghio “Il mancato sostegno alle persone e ai giovani non occupati amplificherà le disuguaglianze e anziché contrastare la povertà si sceglie di contrastare i poveri e di rendere i giovani sempre più precari e poco tutelati. È questo il futuro che il governo immagina per il Paese? , si è chiesta la parlamentare del Pd. “Come Partito Democratico abbiamo presentato diversi emendamenti per invertire questa rotta, ma sono stati puntualmente respinti e addirittura oggi in commissione ne è stata negata la discussione, con un approccio alla democrazia decisamente discutibile soprattutto su un tema così importante”, conclude Ghio, secondo la quale “per affrontare il tema del lavoro con serietà servono investimenti non tagli, servizi efficienti non misure discriminatorie ma a questo governo non sembra interessare”.
Dichiarazione di Cecilia Guerra, deputata Pd
“L'Italia, purtroppo, è l'unico Paese, in Europa, che, grazie a questo Governo, sarà privo di una misura di contrasto alla povertà di tipo universale e questo decreto Lavoro, su cui sarà messa l’ennesima fiducia, è finalizzato all'esclusione e al lavoro povero e precario, proprio il contrario di quello che è stato detto. E per quanto riguarda la questione sociale non si può certo dire che sia finalizzato all'inclusione , poiché le cosiddette misure di contrasto alla povertà comporteranno che tra i 400.000 e i 500.000 nuclei familiari rimarranno, dopo questo intervento, senza quell'aiuto che prima avevano e che si chiamava reddito di cittadinanza”. Così Maria Cecilia Guerra, del Partito democratico, nel corso della discussione generale, in aula alla Camera, sul Decreto Lavoro. Durissima l’esponente Dem nei confronti di un provvedimento “che riguarda tutta la fascia delle persone fra i 18 e i 59 anni e questo decreto è assolutamente cieco rispetto al fatto che in quella fascia di età ci sono soggetti che hanno disagi anche gravi di diversa natura, quali disagi psichici, percorsi di marginalità, persone senza fissa dimora che prima accedevano al reddito di cittadinanza”. E poi “per quanto riguarda la creazione del lavoro – ha aggiunto Guerra- cosa creiamo se la scelta fondamentale di questo decreto è l'espansione delle possibilità di utilizzare il lavoro a termine che sta diventando una piaga nel nostro Paese.” Per Guerra, “i contratti di lavoro a termine avevano avuto un rallentamento dopo la pandemia, ma invece, negli ultimi 2 mesi, ci dicono i dati dell'Osservatorio sul precariato dell'INPS, ma ce lo dice anche la Banca d'Italia, ancora una volta, hanno ripreso a crescere, così come i lavori stagionali e gli intermittenti. In più, nel lavoro a termine c'è anche una straordinaria incidenza del part time, nel 35 per cento dei casi.” “Se in questo Paese non passa il concetto base che il lavoro va pagato – ha concluso l’esponente del Pd- , non andremo da nessuna parte. Abbiamo un modello di sviluppo centrato sullo sfruttamento delle persone, sulla compressione del costo del lavoro, che ci rende non competitivi, perché purtroppo siamo in concorrenza con Paesi dove c'è ancora più schiavismo che da noi, un moderno schiavismo, ovviamente, e invece perdiamo il treno dell'innovazione, che ci potrebbe dare molto di più.”
“Abbiamo abbandonato la commissione Lavoro senza che fosse stato dato il mandato al relatore per il decreto Lavoro. La maggioranza ha deciso di non interloquire con nessuno degli emendamenti dell’opposizione e di non dare alcun segnale sulla richiesta di una immediata presenza della ministra Daniela Santanchè in Aula. Ci troviamo di fronte a un governo arrogante che metterà per l’ennesima volta la fiducia su un decreto che taglia il reddito per un milione di poveri, che liberalizza i contratti a termine, che aumenta i voucher. In Aula faremo sentire la nostra voce”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Abbiamo chiesto in commissione Lavoro che la ministra Daniela Santanchè venga immediatamente in Aula. Votiamo il dl lavoro, che interviene anche nel settore del turismo, facendo un regalo enorme alle imprese attraverso la detassazione degli straordinari e dei turni notturni a carico della fiscalità generale. Quasi una norma ad personam: pertanto chiediamo che venga immediatamente a riferire in Aula”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, durante l’esame del decreto Lavoro, che procede a rilento, senza che si sia ancora votato un emendamento dopo 50 minuti dall’inizio dei lavori.
Non potevamo mancare oggi in Piazza del Popolo, al fianco della CGIL e di tantissime altre associazioni, realtà sociali e politiche, cittadine e cittadini, per il diritto alla salute e per la difesa e il rilancio della sanità pubblica.
Salute è accesso e qualità del servizio sanitario nazionale. Salute è sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro. Salute è benessere psicologico. È un diritto universale, che va garantito a chiunque a prescindere dal reddito. Da questo governo abbiamo visto solo tagli, immobilismo, spinte alla privatizzazione: oggi siamo in piazza.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Istituzioni ritrovino compattezza per raggiungere insieme l'obiettivo"
Il segnale di presenza del gruppo parlamentare del PD oggi in visita nei territori colpiti dall'alluvione vuole significare non solo la vicinanza alle popolazioni, agli amministratori e alle imprese della Romagna, ma soprattutto un impegno serio nel lavoro parlamentare e politico che abbiamo davanti. Da un lato per migliorare il decreto e dall’altro per continuare a chiedere che il Governo faccia presto.
Si rischia che strade e scuole non siano pronte per settembre e questo non possiamo permetterlo. Così come è necessario garantire il pieno sostegno a un sistema produttivo che è perno per il nostro Paese.
Quindi, silenziando chi anche oggi specula politicamente sul dramma romagnolo, le Istituzioni ritrovino compattezza per raggiungere insieme l’obiettivo.
Questa sfida si vince solo insieme.
Così la deputata del Pd Ouidad Bakkali.
Il deputato del Partito Democratico ha presentato un pacchetto di proposte per cambiare il decreto
“No ai licenziamenti comunicati via whatsapp, no alla delocalizzazione dei macchinari, sì al finanziamento con il Fondo per la crescita sostenibile il piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche dovute alla chiusura degli stabilimenti”.
A chiederlo è Emiliano Fossi, deputato del Partito democratico e componente della Commissione Lavoro, che ha presentato un pacchetto di emendamenti al decreto lavoro del Governo.
“I datori di lavoro delle aziende con più di 250 dipendenti che sono intenzionati a chiudere una sedee prevedono un minimo di 50 licenziamenti - dice Fossi - devono dare comunicazione per scritto dell'avvio della procedura a sindacati, regioni interessate, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero delle imprese e del made in Italy Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, disponendo l’aumento da 180 a 240 giorni del termine dilatorio tra la comunicazione e l’avvio della procedura, pena la nullità dei licenziamenti stessi. Basta quindi con le chiusure e i licenziamenti comunicati tramite Whatsapp. Inoltre, proponiamo che il piano, per limitare le ricadute occupazionali ed economiche derivanti dalla chiusura degli stabilimenti, venga finanziato con il Fondo per la crescita sostenibile istituito nel 2012. Prevedendo che sia aumentato del 700% il contributo (attualmente fissato al 500%), dovuto dal datore di lavoro in caso di licenziamento qualora non vi sia la sottoscrizione del piano per limitare le ricadute occupazionali da parte delle organizzazioni sindacali”.
“Proponiamo anche di prevedere che alle imprese che cessano definitivamente l’attività produttiva, con contestuale riduzione del personale superiore al 40% di quello impiegato nell’ultimo anno - continua Fossi - venga preclusa la possibilità di procedere alla rimozione dei macchinari, dei materiali e delle produzioni fino a che non abbiano restituito gli incentivi pubblici ricevuti”.
“Tra le nostre proposte - ricorda il deputato Pd - anche quella per incrementare la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile da 2 a 20 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2024. Tali risorse sono destinate al finanziamento degli interventi a sostegno della nascita e dello sviluppo di imprese cooperative costituite dai lavoratori per il recupero di aziende in crisi e per i processi di ristrutturazione o riconversione industriale”.
“1857 nuovi asili e 333 scuole materne. Per un totale di 264.480 nuovi posti. Questo significa il Pnrr per l'Italia. Ed è gravissimo che oggi la maggioranza abbia votato contro l’impegno di utilizzare i 4,6 miliardi previsti dal Next Generation UE per costruire queste infrastrutture fondamentali per le famiglie e per il Paese”.
Così Marco Furfaro, deputato PD e primo firmatario dell'ordine del giorno che chiedeva al governo di impegnarsi con ogni iniziativa utile per rispettare gli obiettivi sugli asili nido, e sottoscritto da tutti i gruppi di opposizione (Pd, M5S, AVS ed Elena Bonetti per il Terzo Polo), denuncia la bocciatura da parte della maggioranza.
"Straparlano di famiglia - spiega Furfaro - e nel frattempo la calpestano ogni giorno, aumentando la precarietà, togliendo ogni strumento contro la povertà, definanziando il fondo affitti. E ora distruggendo la possibilità per tante bambini e bambini di avere un servizio essenziale, per tanti genitori di liberare tempo per lavorare, di ridurre le diseguaglianze, di far diventare l'Italia un Paese più civile. Grazie presidente Meloni. La prima presidente del Consiglio donna che ogni giorno lavora contro le donne. Un capolavoro di ipocrisia”.
“Siamo di fronte all’ennesima fiducia da parte del Governo e all’ennesima volta in cui viene esautorato il lavoro del Parlamento.
L’urgenza del Governo era il commissariamento di INPS e INAIL e di porre un tetto all’età dei sovrintendenti lirici di origine straniera; commissariamento per cambiare la governance. Ovvero passare dalla nomina del direttore da parte del CDA a quella diretta del Presidente e poi, ridurre il mandato del direttore generale da 5 a 4 anni. E questa sarebbe modifica della governance???
La vostra propaganda viene puntualmente sbugiardata dalla realtà.
Mentre per voi è urgente sparecchiare la Rai, l’INPS e l’INAIL non vi curate di quanto l’aumento dei prezzi del cibo naturale stia introducendo disuguaglianze e povertà, per il cibo e per la salute.
Girate il viso dall’altra parte per non vedere che è in atto una speculazione ai danni dei cittadini. E poi generate orrori come il naufragio di Cutro o quello già dimenticato della scorsa settimana in Grecia.
Per questa vostra palese volontà di nascondere la realtà, di mutarla e piegarla alla vostra idea alterata di Paese, fatta di furbizie e disuguaglianze, il Partito Democratico dirà convintamente NO alla fiducia”. Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Silvio Lai, in dichiarazione di voto sul decreto Inps.
Persino l’Ufficio per il Bilancio spiega che l’autonomia di Calderoli avrà effetti distorsivi sul lavoro. Le imprese investiranno di meno nel sud e a pagarne le spese saranno le fasce più deboli del paese. A meno che non si consideri l’Upb una costola dell’opposizione sarebbe necessario che il Governo e la maggioranza si fermino e blocchino il Dl Calderoli. Solo gli irresponsabili davanti a dati innegabili continuano minare la tenuta sociale e istituzionale del paese.
Lo dichiara il deputato democratico Arturo Scotto, capogruppo in commissione lavoro.
“Chiediamo quali iniziative intendano assumere i ministri Calderone, Piantedosi e Salvini per affrontare il fenomeno delle aggressioni al personale dei mezzi del trasporto pubblico locale che è sempre più preoccupante e che non può rimanere ignorato”. È la richiesta dell’interrogazione presentata dal deputato del Pd Andrea Casu ai Ministri dell’Interno, dei Trasporti, del Lavoro e delle politiche sociali.
“Il Tpl assolve a una funzione fondamentale per garantire l'esercizio del diritto alla mobilità di tutti i cittadini; in questo contesto è rilevante il tema della sicurezza dei cittadini e del personale durante il servizio, in particolare per quel che riguarda gli autisti degli autobus e dei tram, il personale addetto alla verifica dei titoli di viaggio e tutto il personale di front line. Purtroppo si assiste quasi quotidianamente a gravi episodi di violenza perpetrati contro il personale viaggiante, sottoposto ad atti di violenza sia verbale sia fisica. Nel marzo del 2022 è stato firmato un protocollo per la promozione della sicurezza nel processo di sviluppo del trasporto pubblico urbano tra i Ministeri dei trasporti e dell'interno, la conferenza Stato-regioni, l'Anci, le associazioni delle aziende e i sindacati firmatari del Ccnl per monitorare e migliorare la sicurezza dei conducenti dei mezzi del Tpl al fine di contrastare le aggressioni. Si è trattato di un atto molto importante che avrebbe dovuto portare all'istituzione di tavoli di lavoro su singole aree tematiche al fine, non solo di raccogliere dati e segnalazioni di aggressioni, ma anche a individuare innovazioni tecnologiche e buone pratiche che orientino lo sviluppo di politiche sulla sicurezza, quali, a esempio, la diffusione del cosiddetto «panic button», già presente in alcune realtà locali e in grado di dare l'allarme in caso di aggressione essendo collegato con la questura. Chiediamo pertanto ai ministri interrogati se intendano fare in modo che tale protocollo venga concretamente messo in atto in tempi brevi”.