“Una procura nazionale e formazione di qualità: a chi resta, dopo una strage come quella di Suviana, dobbiamo questo tipo di attenzioni, oltre che di giustizia. Sono trascorsi due anni e ancora i familiari non hanno risposte”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, oggi a Bologna per l’evento della Cgil nel secondo anniversario della strage di Suviana.
“Siamo qua per ricordare e perché è importante mantenere viva l’attenzione, ma è difficile farlo quando finito il cordoglio si dimenticano il confronto tra le parti sociali e le parti politiche anche dell’opposizione - ha proseguito la deputata dem - Più di un anno fa ho chiesto i dati sulle morti legate, come in questo caso, ai subappalti, dati che attualmente non sono pubblici e che ancora non ci sono stati consegnati. Questa è una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e dei familiari”.
“C’è un problema, generale di stipendi nel Paese ma in particolare di chi si occupa della filiera ispettiva: come si può far rispettare la legalità, quando c’è una così grande mancanza di ispettori? Dobbiamo svolgere un lavoro comune, tra forze politiche e sociali, perché le proposte ci sono e mi auguro che nel tempo che ci resta di questa legislatura si possa affrontare in maniera seria il tema della sicurezza sul lavoro” ha concluso Gribaudo.
“Per Giorgia Meloni le frasi sull’aumento della precarietà pronunciate dalla segretaria Schlein sono false. Evidentemente la presidente del Consiglio non conosce la materia di cui parla. Perché se tu liberalizzi il lavoro somministrato stai aiutando il precariato. Se tu elimini le causali per il lavoro a termine stai aiutando il precariato. Se tu hai dati buoni sulla occupazione over cinquanta significa che una parte rilevante delle giovani generazioni lavora in condizioni pessime e con contratti intermittenti. Se tu vedi aumentare il lavoro autonomo o i part time involontari vuol dire che li si annida la precarietà. Ma Meloni non sa interpretare i numeri perché non riesce nemmeno a capire che quando diminuiscono le ore lavorate significa che molti lavori durano poco, che sono contratti di due o quattro ore al giorno, persino se c’è scritto che hai un tempo indeterminato. Basta guardare il gap salariale tra donne e uomini che in Italia è uno scandalo. Dunque, consiglio a Meloni di evitare anatemi contro chi all’opposizione fa il suo mestiere. Cancelli quelle leggi che hanno allargato la libertà di licenziamento e faccia una mossa semplice: faccia pagare di più chi assume a termine e di meno chi fa un contratto a tempo indeterminato. Siamo pronti a sederci al tavolo se questo è il terreno”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Annuncio il voto contrario del Partito Democratico sulla fiducia a questo decreto Pnrr. Un voto contrario netto. E sia chiaro: non è un voto contro il Pnrr, è un voto contro il modo in cui questo governo lo ha gestito. Perché oggi possiamo dirlo senza tema di essere smentiti: il Pnrr, per come è stato condotto, è diventato in larga parte un'occasione perduta". Lo ha detto in Aula alla Camera Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto.
"Un'occasione perduta per il Mezzogiorno – ha proseguito l’esponente dem - che doveva ricevere il 40% delle risorse e che invece ha visto interventi insufficienti persino a evitare l'ampliamento dei divari. Un'occasione perduta per giovani e donne, indicati come priorità e poi tra i primi a essere sacrificati. Un'occasione perduta per rafforzare la pubblica amministrazione. Questo decreto non rilancia il Pnrr: ne gestisce la fase finale. È un decreto di fine corsa. Il suo cuore politico non è una visione degli investimenti, ma un 'salvare il salvabile'. State allungando la gestione, non completando il lavoro. Il decreto è un omnibus che contiene tutto, Pnrr, coesione, sanità, scuola, giustizia, trasporti, previdenza, industria e questo non è un caso: quando un decreto contiene tutto, significa che manca una linea politica chiara. Il risultato è sempre lo stesso: meno trasparenza, meno controllo parlamentare, più opacità”.
“E intanto – ha concluso Lai - scaricate sui territori il rischio dei fallimenti: Palazzo Chigi annuncia, i Comuni pagano. ANCI denuncia definanziamenti, i sindaci segnalano interventi sociali a rischio. Sulla sanità non governate, contabilizzate. Sulla politica industriale siete assenti: avete tolto 5 milioni al CNR già in sofferenza. E con l'articolo 30 vi riservate la gestione di oltre 1,5 miliardi accantonati, riallocati con un Dpcm senza criteri chiari, senza coinvolgimento del Parlamento, senza trasparenza. State costruendo un fondo significativo per fare politica di bilancio fuori da qualsiasi controllo parlamentare. Questo decreto segna un arretramento politico. Il Pnrr doveva lasciare un'eredità: una pubblica amministrazione più forte, riforme realmente attuate, una capacità stabile di governo dello sviluppo. Questo salto non c'è stato. Era un'occasione storica e non è stata pienamente utilizzata".
“Da Giorgia Meloni oggi in Aula è stato solo un piagnisteo per nascondere i fallimenti. Ha dato la colpa alle opposizioni, alla Magistratura, agli italiani che le hanno bocciato l’attacco alla Costituzione, all’Europa, alle contingenze internazionali, ma è mancato qualcosa contro Trump o Netanyahu. C’è mancato poco che non urlasse anche all’invasione delle cavallette contro il suo Governo”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’informativa della Presidente del Consiglio oggi alla Camera.
“Un comizietto stanco e stantio buono (forse) per un tour elettorale, ma molto al di sotto dello standing che il suo ruolo da Presidente del Consiglio, la situazione del Paese e lo scenario globale imporrebbero - prosegue la deputata dem - In pratica se dopo 4 anni dal suo insediamento l’Italia è peggiorata, sul lavoro, sull’economia, sulla sicurezza, la colpa non è sua ma della maledetta sfortuna”.
“Ha descritto un Paese che non esiste ripetendo una solfa che è ben lontana dalla realtà e gli italiani se ne sono accorti. Come giustamente ha detto la Segretaria Elly Schlein, toccherà a noi risollevare il Paese da questi 4 (forse 5, se arriveremo alla fine della legislatura) anni di nulla e disastri” conclude Gribaudo.
“Giorgia Meloni ci ha fatto perdere tre anni e mezzo senza muovere un dito contro la crescita del lavoro povero. Oggi finalmente in commissione Lavoro alla Camera viene nuovamente incardinata la proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo. Quella su cui abbiamo raccolto oltre centomila firme con una legge di iniziativa popolare. Chiediamo alla destra di non fare per l’ennesima volta ostruzionismo su una legge di civiltà che esiste in 22 Paesi su 27 europei. Noi andremo avanti con determinazione perché venga approvata”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Artuto Scotto.
"Sembra che il governo Meloni, dopo aver colpevolmente bloccato la proposta di legge bipartisan sull'età minima per accedere ai social network, voglia ora procedere con un provvedimento governativo. Ritengo che questo sia un gravissimo errore". Lo dichiara Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge bipartisan presentata alla Camera e al Senato sulla regolazione della presenza digitale dei minori.
"Quella proposta non è frutto dell'emotività di un momento o di una singola notizia di cronaca – aggiunge l’esponente dem - ma è il risultato di audizioni di esperti, neuropsichiatri infantili e pediatri in sede di commissione bicamerale Infanzia e adolescenza, di un lavoro serio e strutturato, maturato anche attraverso mesi di interlocuzione con la Commissione Europea. Un provvedimento governativo non solo allungherebbe i tempi, contraddicendo la stessa urgenza che il governo dichiara, ma si approprierebbe di un tema senza arrivare al risultato. Con due ore di lavoro al Senato, la proposta bipartisan può dare una risposta concreta".
"Non vogliamo censurare nulla. Chiediamo – conclude Madia - semplicemente che si stabilisca un'età minima per stare sui social, così come esiste un'età minima per guidare un'automobile o per tante altre attività. Tutti gli esperti e gli scienziati concordano: un uso prematuro e inconsapevole dei social network causa danni gravissimi, sia fisici che mentali, ai bambini e agli adolescenti. Il Parlamento ha già fatto il lavoro necessario: il governo lo lasci fare".
Domani l’onorevole Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta sulle condizioni di Lavoro in Italia, sarà a Bologna per l’evento, organizzato dalla Cgil, in ricordo della strage di Suviana. L’appuntamento sarà a partire dalle ore 9 presso la Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna, in via Guglielmo Marconi 67/12.
“La netta sconfitta al referendum ha segnato la crisi del Governo. Le principali riforme istituzionali sono naufragate — autonomia affossata, giustizia bocciata, premierato accantonato — e sul fronte economico i risultati sono ancora più deludenti, con produzione industriale ancora in calo, misure insufficienti e tardive per fronteggiare la crisi energetica e economica, sanità e lavoro senza risposte per i cittadini. Senza la spinta del PNRR, il Paese sarebbe già in recessione. Maggioranza e esecutivo sono alle prese con dimissioni, scandali e ombre inquietanti, mentre il Governo ha smesso di governare. Meloni dovrebbe prendere atto che questa legislatura è stato un grande fallimento. In questi anni non sono arrivati risultati concreti per gli italiani; nessuna riforma che ha portato benefici alle famiglie e imprese, solo tentativi di scassare le istituzioni. Si erano dichiarati pronti, si sono dimostrati incapaci. E sul piano internazionale la linea di appiattimento a Trump ha portato non solo caos globale ma anche a danni gravissimi per il nostro Parse. Vedremo se domani Meloni avrà l’umiltà di fare autocritica. La aspettiamo per capire se finalmente abbandonerà la propaganda e tornerà a occuparsi dei problemi degli italiani. Noi continuiamo anche dal fronte del lavoro parlamentare a costruire l’alternativa per il governo del Paese.” così la
capogruppo del Pd Chiara Braga nel suo intervento all’assemblea del gruppo alla Camera.
“Non esistono i contratti equivalenti. Esistono i contratti comparativamente più rappresentativi. A questi vanno agganciate le retribuzioni minime, altrimenti saremo davanti all’ennesima truffa del Governo, che fa entrare dalla finestra i contratti pirata. Siamo stufi degli annunci del Sottosegretario Durigon che continua a parlare di una delega sulle retribuzioni di cui non c’è traccia, di cui nemmeno le parti sociali sono state informate. La strada è molto semplice: il salario minimo che tornerà in Parlamento a Maggio. Dopo che la destra ci ha fatto perdere quasi quattro anni senza combinare nulla per contrastare il lavoro povero, ora sono davanti alla prova della verità. Non possono più scappare“.
Così Arturo Scotto, capolista Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Non si arretra di un passo davanti a chi tenta di colpire esperienze positive e coraggiose. L’atto vandalico contro il bistrot antimafia Ohana Bistrot Antimafia è un segnale grave che va respinto con fermezza”.
Lo dichiara la deputata democratica Marianna Madia.
“Colpire Noi Antimafia significa colpire una comunità che ha scelto di stare dalla parte della legalità, creando opportunità e inclusione attraverso il riutilizzo sociale dei beni pubblici. A tutte le persone coinvolte va il mio sostegno e ringraziamento per il lavoro che portano avanti ogni giorno, con determinazione e senso civico. Sono con voi”.
"Evitare la chiusura del sito logistico ex Logimer di Piancastagnaio (marchio Acqua & Sapone), in provincia di Siena, che porterebbe al licenziamento di oltre 50 lavoratori e gravi conseguenze sull’intero territorio": è quanto chiede un’interrogazione parlamentare dei parlamentari Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani e Silvio Franceschelli, depositata alla Camera dei deputati e al Senato.
"Siamo di fronte a una scelta industriale grave e incomprensibile, che colpisce un territorio fragile come quello della provincia di Siena e penalizza lavoratrici e lavoratori altamente qualificati nel settore logistico. Ancora una volta si scaricano sui territori più deboli decisioni prese senza confronto e senza responsabilità sociale. La Regione Toscana si sta già attivando, ma il Governo non può restare fermo: serve subito un tavolo nazionale di crisi e strumenti concreti per tutelare l’occupazione e garantire una prospettiva al sito produttivo. Di fronte a un’azienda che non è in crisi ma riorganizza per convenienza, è inaccettabile l’assenza di una politica industriale capace di difendere lavoro e aree interne": concludono.
“Sul Pnrr si sta consumando il più grande fallimento del governo Meloni. Questo piano è stato reso possibile grazie al lavoro del Pd e dei governi di centrosinistra, con oltre 200 miliardi ottenuti in Europa per rilanciare il Paese su infrastrutture, digitale, transizione energetica, sanità e scuola, coesione sociale e territoriale. Oggi consente all’Italia di reggere economicamente ed evitare una recessione drammatica, ma la destra sta sprecando questa occasione storica”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
“I dati sull’attuazione disponibili - sottolinea l’esponente dem - sono preoccupanti: siamo a pochi mesi dalla scadenza e la spesa effettiva è ferma a poco meno del 55%. Restano decine di miliardi da investire e rischiano di saltare interventi strategici su ambiente, territorio, scuola, sanità e servizi. Il governo ha perso più tempo a modificare il Piano che ad attuarlo. Le responsabilità dei ritardi sono chiare e riguardano l’esecutivo e i ministri che si sono succeduti. Particolarmente grave la situazione nelle azioni legate al sociale e alla Sanità: l’allarme della Fondazione Gimbe parla di un vero rischio fallimento, con divari territoriali in aumento tra Nord e Sud. Significa perdere l’occasione di ridurre disuguaglianze storiche e rafforzare servizi essenziali come le cure sanitarie”.
“La Sanità - conclude De Luca - è il settore in cui questo governo sta disinvestendo per fare cassa, riducendo le risorse in rapporto al Pil e non mettendo a terra quelle già disponibili nel Pnrr. Il risultato è un Paese sempre più diviso, con cittadini di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui vivono, anche a causa dell'incapacità di attuare a pieno il Pnrr. È una responsabilità politica gravissima del governo che sta compromettendo un’opportunità unica per il futuro dell’Italia e per garantire diritti fondamentali a tutti”.
"Al netto dei proclami ‘siamo il paese più bello del mondo’, (che è vero peraltro) e dei distintivi che questo governo ha provato a mettersi, in questi tre anni, sul turismo, abbiamo assistito alla totale assenza di una politica industriale strutturata, ordinata, seria. Facciamo gli auguri di buon lavoro al ministro Gianmarco Mazzi, che certamente ha competenze musicali. Se serviranno a cosa, lo vedremo. Tuttavia, come abbiamo già visto in questa legislatura, per un tassello così importante per l'economia del Paese, non si intravede una scelta di merito, di conoscenza profonda del settore. Questa è una nomina dettata da logiche che nulla hanno a che fare con la valorizzazione di un settore strategico. Dopo anni di battute e schiamazzi sul turismo che hanno imbarazzato la Meloni al punto di congedare il ministro uscente, una scelta con competenze consolidate sarebbe stata auspicabile”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Andrea Gnassi, componente della commissione Attività Produttive ed ex Sindaco di Rimini.
“Il turismo - prosegue l’esponente dem - ha bisogno di investimenti. Serviva un piano nazionale degli aeroporti, il collegamento tra aerei e treni, un'azione sull'overtourism. Il 75% dei turisti si concentra su poche città d'arte come Firenze e Roma. Se le colleghi con mezzi elettrici e treni ai borghi della Toscana e del Lazio, decongestioni le città e distribuisci i flussi. Questo ha bisogno di una politica. Il turismo balneare, che vale il 30% del turismo complessivo, è stato completamente lasciato allo sbando, con le gare per le concessioni alla Bolkestein ignorate e non disciplinate".
"Il turismo - conclude Gnassi - cresce nel mondo, cresce in Europa, cresce anche in Italia negli arrivi. Ma gli arrivi internazionali in Spagna producono 159 miliardi di spesa, in Francia siamo nell'ordine di 78-80 miliardi, in Italia 70 miliardi. E la Germania ne fa ormai 67! Dobbiamo fare un salto e non avere un governo che fa sfilate e si mette distintivi sulle fatiche e i risultati di chi realmente lavora nel turismo. Abbiamo bisogno di far diventare seriamente il turismo un'industria strategica del Paese, che contribuisce all'11-12% del Pil e le proiezioni dicono può arrivare al 15-18. I contratti di sviluppo per riqualificare il sistema delle ospitalità e le aree in difficoltà vanno finanziati e non solo dedicati ad altre industrie. Il turismo ha bisogno di serietà, competenza e una politica industriale seria".
“L’allarme che viene dalle organizzazioni e associazioni che rappresentano agenti di commercio e consulenti finanziari - Fnaarc - Fiarc – Usarci – Anasf – Fisascat – Federagenti Cisal - Uiltucs - Ugl-Terziario - non può rimanere inascoltato.
Agenti di commercio e consulenti finanziari sono infatti particolarmente colpiti dall’incremento dei prezzi dei carburanti. Come essi stessi hanno rappresentato nella lettera inviata alla Presidente Meloni e al ministro dei trasporti Salvini, il loro lavoro richiede una continua mobilità, con consumi di carburante molto rilevanti. L’andamento dei prezzi che si sta determinando a seguito della guerra nel Golfo rischia di mettere a rischio la sostenibilità economica della loro attività.
È quindi importante che queste categorie non vengano lasciate indietro, rispetto ad altre già destinatarie di interventi di sostegno adottati dal governo o a cui il governo sta pensando.
Per queste ragioni presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire con urgenza, per ricomprendere agenti di commercio e consulenti finanziari fra i soggetti destinatari di interventi di sostegno, riconoscendo il loro ruolo alla stabilità del tessuto economico nazionale in questa fase particolarmente critica”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Pd, Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera e Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“È un diritto minimo non rischiare la vita e la salute per il lavoro. Eppure le inchieste giudiziarie e le notizie di cronaca ci parlano di una condizione, quella dei rider, molto grave. Questa iniziativa nasce proprio dallo sgomento che abbiamo provato su quanto emerso su alcune aziende del food delivery e per dare una risposta a un tema fondamentale”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, aprendo i lavori del convegno "Il caso dei riders tra direttiva europea, norme nazionali e rapporti reali - Il caporalato nel capitalismo delle piattaforme - Verso gli stati generali della salute e sicurezza sul lavoro”.
"Più di un anno fa ho presentato la proposta di legge Griseri Prisco che chiede che in condizioni climatiche critiche, piogge torrenziali, caldo estremo, i lavoratori delle consegne non debbano uscire in strada e possano avere un indennizzo, una sorta di Cassa integrazione, che siano dipendenti, collaboratori o autonomi - ha proseguito la deputata - Abbiamo presentato la proposta di legge, abbiamo provato ad inserirle come emendamenti nelle leggi di bilancio e nel Decreto ILVA, ne abbiamo fatto ordini del giorno, ma abbiamo trovato solo porte chiuse da questo Governo”.
“Questo convegno ha affrontato con avvocati e avvocate, parti sociali, docenti e il pm di Milano Storari,la questione in maniera giuridica: è emerso un confronto stimolante, da cui sono emersi problemi e criticità delle condizioni di sfruttamento di questi lavoratori. Manteniamo alta l’attenzione, in attesa di poter procedere con il nostro compito legislativo” ha concluso Gribaudo.