“I numeri dicono una cosa chiarissima: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa e il gender gap nel lavoro continua a pesare come un macigno sulle donne. Il divario di genere nell’occupazione nel nostro Paese è quasi doppio rispetto alla media UE: 19,4% contro 10%. E dopo la nascita di un figlio quasi 7 dimissioni su 10 sono femminili. Non è un’emergenza episodica: è un problema strutturale, che il governo continua a non affrontare con interventi all’altezza”.
Lo dichiara Michela Di Biase, deputata del Partito Democratico, commentando il rapporto "Tra nidi, part-time e vertici: perché la parità sul lavoro è ancora un miraggio?" della Rome Business School.
“Non bastano misure spot: serve una strategia, subito. A partire da un punto decisivo: il congedo paritario, perché la genitorialità non può essere una penalizzazione per una sola parte. Bisogna mettere in campo ogni strumento possibile per sostenere la continuità delle carriere femminili, ridurre il ricorso al part-time involontario, contrastare l’uscita dal lavoro dopo un figlio e chiudere il divario che ci separa dall’Europa”.
“Abbiamo già indicato la strada con due proposte di legge per sostenere il carico di lavoro femminile e aiutare concretamente le famiglie – aggiunge la deputata, prima firmataria delle proposte -: tra le misure, un bonus annuale per contribuire al costo dei centri estivi, che oggi è una delle voci più pesanti per chi lavora e ha figli. Oggi è la Giornata delle ragazze nella scienza e da tre anni è ferma una mia proposta di legge per incentivare lo studio femminile delle materie STEM, che significa aprire alle ragazze opportunità reali, perché le competenze STEM garantiscono condizioni migliori di occupazione, salari e possibilità di carriera”.
“Se davvero si vuole ridurre il gender gap – conclude – bisogna smettere di raccontare l’aumento dell’occupazione femminile come un successo sufficiente. Il punto è trattenere le donne nel lavoro e farle crescere professionalmente. Il governo esca dall’inerzia: servono interventi strutturali, e servono adesso.”
“La ministra Santanchè è indagata per la seconda volta per bancarotta. Vedremo come proseguiranno le indagini, ma la sua permanenza al governo è sempre più imbarazzante. Ricordiamo che una delle cose più gravi che, tuttora, le vengono contestate è l’uso improprio della cassa integrazione Covid in un momento difficile per il Paese. Prendeva i soldi ma faceva comunque lavorare i propri dipendenti. Quando ci fanno lezioncine sul merito e sulla competenza forse dovrebbero guardare innanzitutto in casa loro. E agire di conseguenza: per noi la Santanchè non dovrebbe stare più al governo da un pezzo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il rinvio al Senato, sine die, del disegno di legge sulla partecipazione popolare, e in particolare dei tifosi, nelle società sportive, è un atto molto grave e una responsabilità politica pesante di governo e maggioranza”. Lo dichiara il deputato Mauro Berruto, responsabile nazionale Sport del Partito Democratico.
“Parliamo di una legge - conclude Berruto - approvata alla Camera il 23 aprile 2024, ferma da mesi al Senato e ora nuovamente bloccata senza alcuna motivazione credibile. Uno stop che mortifica il Parlamento e ignora il lavoro fatto su una riforma attesa da tifosi, associazioni e territori. Questa proposta introduce finalmente anche in Italia il principio della partecipazione popolare nelle società sportive, rafforzando il legame tra club, comunità e tifosi, superando il modello proprietario chiuso che negli anni ha prodotto distorsioni e crisi. Il governo smetta di fare melina e chiarisca se vuole davvero sostenere uno sport più democratico e radicato nei territori, oppure se intende continuare a rinviare per convenienza politica una riforma condivisa e necessaria".
"E’ davvero singolare che nessuno del governo abbia trovato il tempo di commentare l’inchiesta della magistratura di Milano sullo sfruttamento dei lavoratori della Glovo. Emerge un quadro inquietante di sfruttamento, sotto salario, turni massacranti e tutti lì a fischiettare. Non hanno approvato in tre anni e mezzo una norma per migliorare la vita di queste persone, delegando alla magistratura il compito di richiamare il rispetto dell’articolo 36. Ci aspettiamo dall’esecutivo risposte concrete e non chiacchiere all’interrogazione che faremo domani su questo scandalo".
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Il Giorno del Ricordo rende omaggio alle vittime delle foibe, agli esuli giuliano-dalmati, ai loro familiari e alle associazioni che da anni custodiscono con tenacia la memoria di una tragedia segnata dal dolore, dal lutto e dalla perdita.
Donne e uomini, anziani, molti bambini, furono costretti a lasciare le proprie case, perseguitati per la loro appartenenza etnica e culturale, per le idee politiche, per la fede.
Di fronte a quella storia di odio e divisione, rinnoviamo oggi il nostro impegno a costruire pace e giustizia, affermando con forza i valori della convivenza, del rispetto e della dignità della persona. È anche grazie a una grande idea di Europa, fondata sulla riconciliazione e sulla cooperazione tra i popoli, se questi valori hanno potuto affermarsi. Ma non dobbiamo mai darli per scontati.
Se oggi la tragedia delle foibe è riconosciuta come tragedia nazionale, è anche grazie a un lavoro condiviso, non a una battaglia di parte. Siamo convinti che la memoria serve a costruire una società più giusta, non a riaprire ferite per convenienza politica.
Le foibe sono una pagina tragica della nostra storia e meritano memoria, rispetto e verità.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
«La ratifica della Convenzione bilaterale tra Italia e Marocco in materia di sicurezza sociale non è più rinviabile. Parliamo di uno strumento di giustizia e di civiltà che riguarda centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono ogni giorno alla crescita del nostro Paese». Lo dichiara Ouidad Bakkali, deputata della Repubblica italiana intervenendo a Rabat al convegno “Verso una convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra Italia e Marocco”.
«La comunità marocchina è una delle più numerose, radicate e integrate in Italia – prosegue Bakkali –. Oltre 410 mila persone vivono e lavorano regolarmente nel nostro Paese, versano contributi, sostengono il sistema produttivo e quello previdenziale, ma rischiano di non vedere riconosciuti i diritti maturati nel corso della loro vita lavorativa».
«La Convenzione firmata nel 1994 e mai ratificata dall’Italia – sottolinea la deputata – rappresenta un vuoto normativo che produce effetti concreti e profondamente ingiusti: impossibilità di totalizzare i periodi contributivi, perdita di anni di lavoro regolarmente versati, esclusione dalle prestazioni previdenziali. Una disparità di trattamento che non ha alcuna giustificazione giuridica o tecnica».
«Il sistema previdenziale si fonda su un patto di fiducia – aggiunge Bakkali –: i contributi non sono una tassa, ma un diritto sociale differito. Senza una prospettiva previdenziale certa, quel patto si rompe e il lavoro regolare perde di significato. È anche per questo che la piena attuazione della Convenzione è uno strumento essenziale per contrastare il lavoro nero e rafforzare la legalità contributiva».
«Il Marocco ha già stipulato accordi analoghi con numerosi Paesi europei – conclude Bakkali –. E l’Italia ha appena concluso l’accordo sullo stesso tema con l’Albania. Ratificare la Convenzione significa garantire parità di trattamento tra lavoratori, continuità contributiva, portabilità dei diritti e rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. È una scelta di responsabilità istituzionale che migliora la qualità del nostro mercato del lavoro e rende il sistema previdenziale più equo e sostenibile.
Di questo tratta la risoluzione a prima firma Gribaudo e sottoscritta anche da me e che speriamo possa trovare un dialogo positivo con i componenti della maggioranza in commissione lavoro ed esteri>>.
“Salvini evoca il far-west, ma il suo governo non fa niente per potenziare gli organici della polizia. L'assalto di questa mattina al portavalori sulla superstrada Brindisi-Lecce è stato un fatto gravissimo. Le immagini rimandano immediatamente alla mente le scene drammatiche di un film. Con la grande differenza che la paura che ha attraversato chi è stato suo malgrado testimone è stata paura vera. Ed è la stessa che si vive sempre più spesso in molte Regioni italiane e in quel territorio, particolarmente preso di mira in questi ultimi anni. Come ha più volte denunciato il deputato democratico Stefanazzi depositando 11 interrogazioni rivolte al Ministro Piantedosi, ma rimaste tutte senza risposta. In questa occasione fortunatamente non ci sono state vittime. Ma sarebbe bastato pochissimo per trovarsi di fronte a una tragedia. Basta vedere i fori di proiettile che hanno perforato il parabrezza della macchina dei Carabinieri che sono coraggiosamente intervenuti. A loro va il nostro plauso e il nostro sincero ringraziamento per il lavoro quotidiano a difesa dei cittadini e la determinazione con cui hanno affrontato il pericolo”. Così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato Matteo Mauri che sottolinea come sia “fondamentale rafforzare gli organici delle forze di polizia per garantire un adeguato presidio del territorio e il potenziamento dei reparti investigativi”.
“Abbiamo depositato interrogazione urgente sullo sfruttamento dei Rider da parte di Foodinho-Glovo. Chiederemo al Governo cosa intende fare per interrompere questo scandalo dei salari da fame smascherato dalla magistratura. E’ intollerabile che dopo tre anni e mezzo di Governo non sia stato mosso un dito per proteggere i lavoratori più poveri”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Povertà, sfruttamento, assenza di diritti e tutele: in una parola, caporalato. Lo denunciamo da tempo: le condizioni di lavoro dei rider sono indegne di uno Stato democratico e ringrazio la Procura di Milano per aver avviato il controllo giudiziario per Foodinho”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla disposizione urgente del pm milanese Paolo Storari con l’accusa per la società di delivery del colosso spagnolo di caporalato.
“Resta molto grave che si muova la Magistratura quando la politica, nonostante le segnalazioni, tace - prosegue la deputata dem - Sto ancora aspettando che venga calendarizzata la mia proposta di Legge Griseri Prisco che tratta anche di queste tematiche, diritti e tutele per i rider, ma dopo quasi un anno dalla presentazione, e dopo esser stata bocciata come emendamento nella Legge di Bilancio dell’anno scorso, ancora nessun segnale”.
“Dagli accertamenti risultano sotto la soglia di povertà il 75% dei lavoratori con uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui lordi. Questa non è dignità. Questo non è lavoro. È, appunto, caporalato e bisogna porvi rimedio” conclude Gribaudo.
“Nel mondo globalizzato i diritti sono l’unica cosa a non esserlo, mentre l’impoverimento e i costi del lavoro sono sempre a discapito di lavoratori e lavoratrici, anche nel nostro Paese. Questo è assurdo e oggi sono qui con un messaggio chiaro, in particolare per il ministro Tajani: vogliamo occuparci delle questioni serie per migliorare la vita di chi lavora in Italia? Allora fermiamo da subito le polemiche che si ripetono ogni estate, come lo Ius Scholae, che tanto sappiamo perfettamente che non entrerà mai nel programma di Governo, e approviamo la Convenzione Italia Marocco”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, a Rabat, in Marocco, al convegno “Verso una convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra Italia e Marocco”.“Ho presentato una risoluzione che, se approvata, consentirà ai lavoratori e alle lavoratrici marocchine che vivono in Italia di totalizzare i contributi per raggiungere la pensione oltre ad una serie di prestazioni legate ai contributi - prosegue la deputata dem - Parliamo di mezzo milione di persone che, con onestà e dedizione, lavorano nel nostro Paese ma, attualmente, rischiano di perdere anni di contributi regolarmente versati”.
“Senza la ratifica, proseguirebbe una grande ingiustizia: anni di lavoro potrebbero non essere riconosciuti, vanificando una vita di lavoro onesto e incentivando il nero. Aspettiamo un segno di concretezza e serietà da parte del ministro Tajani, noi abbiamo depositato la risoluzione in Commissione Lavoro ma occorre al più presto discuterne: lo dobbiamo a mezzo milione di persone” conclude Gribaudo.
“Che aspetta il Governo a riaprire finalmente una discussione sui salari e le condizioni di lavoro dei rider? Anche oggi abbiamo dovuto per l’ennesima volta aspettare la magistratura per un’indagine che riguarda l’azienda Foodinho-Glovo con 40mila lavoratori sfruttati, con orari impossibili e 5000 euro annui al mese. Uno scandalo! Anche di fronte al riferimento della magistratura al mancato rispetto dell’articolo 36 della Costituzione sull’equa retribuzione, riteniamo urgente che si metta all’ordine del giorno di nuovo il Salario Minimo. La politica non può arrivare dopo i giudici”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“L’inchiesta della Procura di Milano su Foodinho-Glovo conferma ciò che denunciamo da tempo: nel nostro paese esiste un vero caporalato digitale che sfrutta migliaia di rider, li paga sotto la soglia di povertà e aggira i contratti collettivi attraverso il controllo algoritmico. È una forma moderna di sfruttamento che colpisce soprattutto chi è più fragile e che richiede una risposta legislativa immediata": ė quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi.
“In Parlamento giace da tempo una mia proposta di legge contro il caporalato, pensata proprio per colpire anche queste nuove forme di sfruttamento nel delivery e nella logistica, ma il governo continua a tenerla bloccata. La destra preferisce occuparsi di propaganda mentre ignora i problemi reali dei lavoratori. Servono regole chiare, tutele e salari dignitosi: il lavoro non può essere sacrificato in nome dei profitti delle piattaforme": conclude.
Peluffo e Pandolfo (Pd): Urso riferisca con urgenza al Parlamento
“L’allarme che emerge dall’inchiesta del Corriere della Sera sulla crisi del Made in Italy non può essere ignorato. Marchi storici ceduti, investimenti industriali in calo, incentivi incerti e una politica industriale che continua a mancare di una direzione chiara: è questo il quadro che oggi colpisce il cuore produttivo del Paese. Da mesi, come Partito Democratico, abbiamo sollevato il tema nelle sedi parlamentari, presentando interrogazioni su numerose crisi aziendali citate nell’articolo e depositando una mozione sulle politiche industriali. Purtroppo, alle nostre iniziative non sono seguite risposte adeguate da parte del governo. Per questo chiediamo che il ministro Urso venga immediatamente in audizione presso le Commissioni Attività produttive della Camera. Il governo ha appena presentato il Libro bianco sulle politiche industriali: è il momento di chiarire quali scelte concrete intenda mettere in campo per fermare la perdita di pezzi fondamentali del nostro sistema industriale.
Senza certezze sugli incentivi, senza una strategia sull’energia e senza una visione di medio-lungo periodo, il rischio è continuare ad assistere alla vendita di imprese e competenze costruite in decenni di lavoro. L’Italia non può permettersi una politica industriale fatta di annunci e documenti senza attuazione. Il Parlamento ha il dovere di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e controllo. Il governo venga a spiegare cosa intende fare, subito”.
Così Vinicio Peluffo, deputato PD
Vicepresidente Commissione Attività produttive della Camera e Alberto Pandolfo
Capogruppo PD Commissione Attività produttive.
«Condanniamo i fatti gravi avvenuti in queste ore sulla rete ferroviaria e chiediamo con forza che venga fatta piena luce e giustizia. Grazie alle donne e agli uomini al lavoro per tutti gli accertamenti necessari, basta con le disgustose strumentalizzazioni politiche di chi arriva ad evocare pericolosamente gli anni bui del terrorismo solo per cercare di nascondere il fallimento quotidiano del peggior ministro dei Trasporti della storia».
«Il MIT dovrebbe accorgersi della crisi dei trasporti non solo oggi ma ogni giorno, quando cominceranno a pagare loro i danni per i disagi e i disservizi che le scelte di Meloni e Salvini scaricano su passeggeri e lavoratori?».
“Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. Ora anche le accuse alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no”. Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani.