“Sulle infinite liste d'attesa, la risposta del ministro Schillaci è scontata e prevedibile: sostiene che 'la partita si gioca nei territori', e continua a fare da un scaricabarile, evitando, come al solito, di assumersi delle responsabilità. Il governo Meloni è sempre alla ricerca di un capro espiatorio, troppo facile. Dopo 4 anni di propaganda non è arrivato nessun beneficio per i cittadini, 5,8 milioni di italiani non hanno più la capacità di curarsi e altri spendono 41,3 miliardi di tasca propria per farlo. Le liste d'attesa crescono e sono interminabili. Il governo ha varato con decreto la Piattaforma nazionale liste attesa che ancora oggi non funziona e non consente di capire dove si concentrano i ritardi, quali prestazioni riguardano, senza alcuna distinzione regionale o provinciale. Il tetto del personale non è ancora stato eliminato, perché il decreto è ancora fermo al palo”. Lo dichiara la deputata e capogruppo PD, Ilenia Malavasi in replica al ministro Schillaci durante il Queston time alla Camera.
“Senza personale e investimenti consistenti, senza una riforma seria della sanità, senza un rilancio della medicina territoriale, è impossibile abbattere le liste d'attesa. Il ruolo del PD sarà sempre quello di impedire al governo Meloni di continuare a definanziare il SSN, smantellare un sistema eccellente, perché, a differenza di quello che fa questo esecutivo, il diritto alla salute continui ad essere garantito a tutti e tutte", conclude Malavasi.
“Le liste d'attesa sono una realtà drammatica, una distorsione strutturale che sta svuotando di fatto il diritto alla salute. Un'inchiesta del Corriere della Sera ha documentato come ai tempi lunghi proposti dai CUP, corrisponda un accesso rapido alle stesse prestazioni, pagando. Così si induce milioni di cittadini a rinunciare alle cure o a pagare per curarsi”. Lo dichiara il deputato Pd-Idp e segretario di Demos, Paolo Ciani durante il Question Time con il ministro Schillaci.
“Il governo Meloni – sottolinea il parlamentare dem - è intervenuto con un decreto annunciando un cambio di passo, cosa che non è avvenuta perché, in realtà, c'è stato solo un dirottamento di risorse dal pubblico al privato, senza alcun beneficio per i cittadini. Mancano ancora i decreti attuativi e la Piattaforma nazionale da poco varata, restituisce dati che non mostrano dove e perché le liste s'inceppano”. “Senza atti concreti e controlli effettivi, il decreto resta un annuncio, le liste d'attesa restano infinite e il diritto alla salute continua a dipendere dal reddito delle persone”, conclude Ciani.
“I dati sui tempi d'attesa nel Servizio sanitario nazionale sono imbarazzanti, ritardi infiniti che inducono un numero crescente di cittadini a ricorrere a prestazioni sanitarie a pagamento, spesso all'interno delle stesse strutture pubbliche, mediante la libera professione intramuraria. Tale fenomeno comporta una spesa sanitaria privata stimata in circa 10 miliardi di euro annui e produce una compressione del diritto alla salute, con un marcato aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali nell'accesso alle cure. Nonostante l'entrata in vigore del decreto-legge n. 73 del 2024 e l'avvio del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027, la situazione non risulta sostanzialmente mutata, con decreti attuativi tuttora mancanti e nessun investimento strutturale sul personale e un ricorso alla libera professione”. Così si legge nell'interrogazione del Partito Democratico che verrà discussa oggi alla Camera durante il Question Time con il ministro Schillaci, per sapere quali iniziative il Ministro intenda adottare per garantire il rispetto uniforme dei tempi massimi di attesa, assicurare una reale separazione tra attività istituzionale e libera professione intramuraria e ristabilire il principio di universalità ed equità del Servizio sanitario nazionale.
"Il decreto liste d’attesa si è rivelato una grande presa in giro dei cittadini. L’ennesimo bluff di un governo che sulla sanità ha saputo solo tagliare le risorse, mettendo a rischio la sostenibilità stessa del sistema sanitario nazionale. Abbiamo denunciato subito l’inutilità di un provvedimento che non affronta in alcun modo il problema delle liste d’attesa, per cui occorrerebbero maggiori risorse, che ovviamente il governo non ha stanziato, un nuovo modello tecnologico e organizzativo e investimenti sul personale a partire dal superamento del tetto di spesa. Occorrerebbero investimenti significativi sul personale e riforme organizzative, che l’esecutivo non ha fatto e non ha intenzione di fare. Esecutivo che peraltro ha già tagliato anche 500 case ed ospedali di comunità dal Pnrr. La drammatica verità è che hanno usato un tema sensibile per i cittadini per consenso in vista delle elezioni europee e adesso che sta venendo giù il castello di carte delle loro bugie, se la prendono con le regioni provando a fare un braccio di ferro alla disperata ricerca di una capro espiatorio”. Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
"Il re è nudo", così avrebbe dovuto intitolarsi il decreto col quale il governo dice di voler ridurre le liste d'attesa. Il re è nudo perché, nonostante l'annuncio in pompa magna una settimana prima del voto per le europee, questo decreto non fa nulla di quanto promesso. Non lo fa perché sulle parti più importanti non c'è un solo euro di investimento e perché non prevede assunzioni di personale medico e infermieristico. Anzi, prevede che i medici lavorino anche sabato e domenica ma senza aumento di organico. A una categoria che dà già il massimo, che è stremata e chiede a gran voce nuove risorse, si risponde con più ore di lavoro.
Per questo governo di destra la salute delle italiane e degli italiani non vale un investimento degno di questo nome.
Un decreto che straccia quel portentoso articolo 32 della Costituzione secondo cui "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti". Si impegnano per l'autonomia differenziata e per il premierato, ma se ne infischiano di tutelare la salute delle persone, di aumentare il potere di acquisto degli stipendi, di garantire i diritti costituzionali". Lo ha dichiarato intervenendo nell'aula di Montecitorio, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Una farsa ben orchestrata ha portato oggi la premier Meloni in Albania. Un camouflage dei cantieri in alto mare, come aveva testimoniato la delegazione del Pd che nei giorni scorsi aveva fatto visita ai luoghi dove dovrebbero sorgere i centri di accoglienza. La scenografia per fare uno spot per tutti i tg su uno dei cavalli di battaglia della destra disperata: l’immigrazione. Non ha funzionato la lotta sull’orbe terracqueo, si procede a rilento per la vergognosa soluzione albanese e mentre i costi lievitano – la nave per trasportarli costerebbe 13,5 milioni di euro – nemmeno un euro per la sanità. Ieri un "decreto fuffa" che aggiorna le modalità di prenotazione senza garantire le visite necessarie a chi attende da mesi. Il governo Meloni spreca soldi e dimentica i problemi veri dei cittadini.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Meloni fa un DL per il monitoraggio delle liste d’attesa: bastava chiedere a chi ha bisogno di una gastroscopia e non può pagarsela. Il taglio delle liste è rinviato, perché costa. Come le nuove assunzioni. Solo un altro favore ai privati. Basta giocare con la salute delle persone.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.