“Nel suo discorso in Aula Giorgia Meloni in quasi 7000 parole non ha mai pronunciato la parola trasporti. Eppure le scelte di questo Governo stanno trascinando il trasporto pubblico locale in una crisi sotto agli occhi di tutti. Gli ultimi dati Eurostat testimoniano che il nostro paese ha un indice del 68%, quasi sette italiani su 10, che non utilizzano mai il trasporto pubblico locale. In Europa peggio di noi c’è solo Cipro e il Governo continua a boicottare il settore: non solo ci sono stati tagli nell'ultima manovra, ma anche i ritardi nell’erogazione del fondo nazionale e ancora a tutt’oggi mancano le risorse e gli interventi per affrontare l'aumento dei costi dei carburanti e garantire il rinnovo dei contratti e la sicurezza per lavoratrici e lavoratori. Di fronte a tutto questo c'è la totale assenza di Giorgia Meloni e del ministro Salvini, che hanno completamente lasciato nel dimenticatoio il trasporto pubblico locale. Come Partito Democratico insieme alle altre forze di opposizione continueremo a incalzare il Governo per costringerli ad ascoltare il grido di dolore di Regioni, Imprese, Enti Locali e Sindacati ed affrontare in Parlamento le difficoltà che vivono ogni giorno
“A quattro anni dall’inizio della legislatura e ormai agli sgoccioli, Mollicone continua con un ritornello stanco, attribuendo ai governi precedenti responsabilità che sono invece tutte dell’attuale esecutivo. Un goffo tentativo di nascondere l’incapacità del governo di gestire il Ministero della Cultura.
Mai come con il governo Meloni la cultura è stata così politicizzata: piegata a logiche di parte, privata della sua autonomia, compressa negli spazi e colpita da tagli ripetuti in ogni manovra di bilancio, fino a essere utilizzata come un bancomat per finanziare misure estranee alle sue finalità.
Mollicone, insieme a Giuli, dovrebbe fare autocritica. L’acrimonia dimostrata verso un settore strategico come quello cinematografico ha prodotto un disastro, gettando un’intera industria nell’incertezza e nello stallo.
Prendano atto del fallimento e smettano di recriminare e scaricare responsabilità su altri, come stanno facendo adesso sul mancato finanziamento al docufilm su Regeni. La legislatura si chiude con un bilancio negativo sotto gli occhi di tutti, segnato anche dalle continue frizioni interne alla maggioranza e allo stesso partito di Meloni, come dimostrano queste uscite a poche ore dal question time”.
Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo PD in Commissione Cultura alla Camera.
Non possiamo aspettarci molto dal viaggio della Meloni che vuole soprattutto allontanarsi dai problemi del paese. La situazione è preoccupante e ieri lo ha spiegato bene il ministro Giorgetti. Dopo una timida e tardiva presa di distanza, Meloni non dice fino in fondo la verità e cioè che la guerra Illegale scatenata da Trump e Nethaniau ha provocando problemi enormi anche ai cittadini italiani e la risposta è stata ben diversa da quella di altri paesi che hanno fatto scelte impegnative e straordinarie come la Spagna. Il governo, senza strategia, è intervenuto una prima volta per una necessità elettorale, poi con misure tampone che entrano in contraddizione con altre scelte come i tagli al Pnrr e a Transizione 5.0. In tutto questo ISTAT e Bankitalia segnalano una pressione fiscale senza precedenti e il mancato rientro dalla procedura d’infrazione che ci porterà anche quest’anno a una manovra di bilancio senza respiro. Servirebbe che il governo si occupasse davvero di questi problemi per fronteggiare una crisi che rischia di essere peggiore di quella del COVID e ricadere interamente su famiglie e imprese. E servirebbe un’alleanza europea che invece il nostro governo ha sempre contrastato stando dalla parte di chi minaccia l’Europa, da Trump a Orban.
Lo ha detto a Sky Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
"Il Governo e' stato costretto a fare marcia indietro e rinviare al primo luglio 2026 l'entrata in vigore della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra UE introdotta nella legge di Bilancio. Una retromarcia che rappresenta una vittoria del Partito Democratico, che da subito gia' a dicembre, quando la tassa Meloni e' stata inserita in manovra ne ha denunciato l'assurdita' e gli effetti dannosi per imprese, logistica e consumatori. Un risultato che arriva grazie alla pressione costante che abbiamo esercitato in Parlamento, ma che non basta". Lo dichiarano i deputati Silvia Roggiani e Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Adesso il Governo risponda finalmente alla nostra interrogazione e chiarisca quanto e' costato al Paese questo clamoroso errore: quanti danni ha prodotto l'incertezza generata, quante risorse pubbliche e private si sarebbero potute risparmiare se avessero ascoltato subito le nostre richieste e le preoccupazioni delle filiere coinvolte. Ora serve un cambio di passo: l'Esecutivo abbandoni definitivamente questa scelta miope e apra un confronto serio con imprese e opposizioni per costruire politiche industriali e fiscali che sostengano davvero la crescita, invece di ostacolarla con misure punitive e improvvisate. Il Paese ha bisogno di stabilita', investimenti e visione strategica, non di norme affrettate che creano problemi e poi vengono smentite dagli stessi che le hanno volute", aggiungono i dem.
“La fotografia dell’Ocse sull’Italia è impietosa e conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il governo non ha il timone della situazione e che il Paese naviga a vista. Le previsioni sulla crescita del Pil vengono ulteriormente tagliate anche a causa a causa del lievitare dei costi dell’energia provocati dalla folle guerra scatenata da Trump e Netanyahu. La manovra di bilancio è ormai morta e sepolta, a dimostrazione che il governo non ha una politica economica. Il decreto Bollette è ormai privo di senso perché incapace di affrontare le emergenze, con effetti negativi su occupazione e famiglie. La verità è che l’Italia affonda e il governo fa ammuina: venga subito in Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Siamo arrivati purtroppo ad oggi a non aver esaminato compiutamente e dettagliatamente un provvedimento complesso come il Milleproroghe, a causa dei problemi interni alla maggioranza. Sono tre giorni che in commissione aspettiamo riformulazioni e pareri che non arrivano e ora abbiamo meno di un’ora per esaminare 123 emendamenti che a questo punto non avremo il tempo di esaminare. Dopo una legge di bilancio disastrosa ci saremmo aspettati almeno un provvedimento Milleproroghe degno di dare risposte concrete a cittadini e imprese, invece è l’ennesimo disastro di questa maggioranza nel caos che non riesce a trovare la quadra”. Lo ha detto Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera e capogruppo in commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori delle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe.
“Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, continua a non vedere il problema che ha creato con la tassa nazionale che ha voluto inserire nella manovra sui pacchi che arrivano in Italia dai Paesi extra Ue. Si tratta di una tassa nazionale da due euro voluta dal Governo Meloni che sta già funzionando come un auto dazio e come ha spiegato il Financial Times sta già dirottando le spedizioni internazionali verso gli altri Paesi europei, mettendo in ginocchio non solo le nostre imprese della logistica ma la stessa credibilità dell’Italia. Giorgetti dice ‘valuteremo’, ma la verità è che il governo non affronta questa emergenza per non ammettere l’errore grave che ha commesso. Abbiamo presentato un emendamento al decreto Milleproroghe a prima firma di Silvia Roggiani per chiedere almeno lo slittamento a luglio dell'entrata in vigore della tassazione italiana sui pacchi. Il governo risponda subito alla nostra interrogazione sui danni che sta già creando il balzello Meloni e chieda scusa alle imprese e ai lavoratori che sta colpendo. Non c’è più tempo da perdere: Giorgetti non faccia lo struzzo mettendo la testa sotto la sabbia”.
Così Andrea Casu, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera dei deputati.
“Il Financial Times conferma il fallimento della tassa Meloni di 2 euro sui pacchi extra UE che sta dirottando le spedizioni verso gli altri paesi europei: Governo intervenga per cancellarla prima che figuraccia internazionale faccia giro del mondo. L’auto dazio imposto dall’ultima manovra non sta colpendo solo le imprese della logistica italiana ma anche la credibilità dell’Italia” così sui social il deputato democratico, Andrea Casu.
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"Domani, durante il Question Time alla Camera, il Gruppo del Partito Democratico interrogherà il ministro dell’Interno Piantedosi per denunciare il fallimento delle politiche di sicurezza del governo, a fronte di un aumento dei reati gravi e di un senso di insicurezza sempre più diffuso tra i cittadini, come dimostrato dai recenti fatti di sangue a Bologna e Roma. Chiederemo al ministro di chiarire come intenda affrontare l'emergenza, dato che la mera logica sanzionatoria e l'introduzione di nuove aggravanti si sono rivelate inefficaci, mentre gli organici della Polizia di Stato continuano a ridursi drasticamente e le risorse stanziate nell'ultima manovra appaiono del tutto insufficienti per garantire un presidio reale del territorio e politiche serie di prevenzione e rigenerazione urbana.”
Lo annuncia in una nota il Gruppo dei deputati del Pd.
“Non è certo aumentando i militari in strada che si risponde alla domanda di sicurezza, ma con le assunzioni straordinarie delle forze dell'ordine.
In queste ore la Lega ha aperto una polemica contro il Ministro della Difesa e contro Fratelli d'Italia per aumentare i militari per le strade.
Se invece di litigare a mezzo stampa avessero messo in manovra i soldi per le assunzioni straordinarie delle Forze dell'ordine avrebbero fatto un piacere a tutti e ci avrebbe risparmiato questo teatrino indecoroso.
Mentre la Presidente Meloni fa i soliti proclami inutili scopriamo che a fine 2025 gli organici della Polizia di Stato si sono ulteriormente ridotti di 1.500 unità rispetto all'anno precedente. Segnando un sottorganico di quasi 13.000 agenti: un minimo storico inaccettabile”. Lo dichiara Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Pd.
La bocciatura, da parte del Governo e della maggioranza, del mio ordine del giorno alla legge di bilancio rappresenta una scelta grave e profondamente ingiusta nei confronti dei risparmiatori della Banca Popolare di Bari. Ancora una volta, circa 70.000 piccoli azionisti, in gran parte pugliesi, vengono esclusi da qualsiasi forma di ristoro pubblico nonostante abbiano subito la perdita dei risparmi di una vita.”
Così Marco Lacarra, deputato barese del Partito Democratico.
“Il Fondo indennizzo risparmiatori ha consentito allo Stato di intervenire a tutela di migliaia di cittadini colpiti da crisi bancarie analoghe. Non si comprende, dunque, perché ai risparmiatori della Popolare di Bari venga negato lo stesso diritto, sulla base di una distinzione meramente formale tra commissariamento e liquidazione, che non cambia in nulla il danno subito”.
“Con la manovra il Governo ha deciso di riaprire i termini del FIR per i beneficiari già previsti, escludendo ancora una volta chi è stato colpito dal dissesto della Popolare di Bari. Una scelta che certifica una disparità di trattamento intollerabile e alimenta l’idea di risparmiatori di serie A e di serie B, con una penalizzazione evidente a danno del Mezzogiorno”.
“Non chiediamo privilegi, ma equità e giustizia. Continuerò a battermi affinché agli azionisti e agli obbligazionisti della Popolare di Bari sia riconosciuto il diritto di accedere al FIR in condizioni di piena parità con tutti gli altri. Lo Stato non può continuare a voltare le spalle a migliaia di famiglie che attendono risposte da anni.”
«Esprimo rammarico e profonda delusione per una manovra di bilancio che, ancora una volta, non offre risposte adeguate agli italiani residenti all’estero». Lo dichiara l’on. Nicola Carè, a margine del dibattito parlamentare. «Nel testo della manovra – osserva Carè – sono presenti soltanto stanziamenti limitati e marginali a favore di organismi e strutture che operano per le nostre comunità nel mondo. Misure certamente utili, ma del tutto insufficienti e prive di una visione strategica capace di affrontare i nodi reali che da anni attendono risposte». «Mancano interventi strutturali su cittadinanza, pensioni, sicurezza sociale, servizi consolari e diritti, così come manca una reale valorizzazione del contributo economico, culturale e sociale che milioni di italiani all’estero continuano a garantire al Paese. Ancora una volta, gli italiani nel mondo non trovano spazio nell’idea di Italia che emerge dalla legge di bilancio».«È una mancanza che dispiace – prosegue il deputato – perché alimenta una distanza tra lo Stato e una parte fondamentale della sua comunità nazionale. Gli italiani all’estero non possono essere considerati una voce residuale o un costo da contenere».«Da parte mia – conclude Carè – non verrà mai meno l’impegno parlamentare per colmare questa lacuna, per difendere i diritti delle nostre comunità, rafforzare lingua, cultura e servizi, e costruire finalmente politiche pubbliche all’altezza del ruolo che gli italiani nel mondo svolgono per l’Italia. È una battaglia di giustizia e di dignità che continuerò a portare avanti con determinazione».
“Una misura al ribasso, senza visione, con gravissime dimenticanze come le pensioni e la questione salariale che non sono pervenute: pagheremo questa Manovra per i prossimi anni e a rimetterci di più saranno le fasce su cui invece dovremmo investire, i giovani”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla Legge di Bilancio in approvazione alla Camera.
“Non c’è nulla per combattere il lavoro povero, di cui questo Governo si ostina così duramente a negare l’esistenza - prosegue la deputata dem - Non basta mettere sotto il tappeto i problemi e fare finta che non ci siano, come è stato fatto con il Decreto Sicurezza sul lavoro: questo Paese si meritava infinitamente di più, e sicuramente non l’aumento della pressione fiscale che, tra fiscal drag, imposte e accise, rende inutile il micro intervento sui redditi medi”.
“Ancora una volta a destra dimostrano tutta la loro mediocrità, mascherata da buon senso e voler tenere in ordine i conti. Volevano salvare la faccia, si mostrano per quello che sono: interessati solamente ad arrivare alla fine del mandato, senza pensare ai reali problemi degli italiani” conclude Gribaudo.
“Il governo Meloni ha approvato una legge di bilancio povera e senza visione. E, come se non bastasse, senza alcuna attenzione per il benessere degli animali che anzi continua a perseguitare con leggi far west e l’introduzione della caccia a pagamento. Questo governo cieco ha voluto cancellare la misura approvata nella scorsa legislatura dal ministro Speranza e da me riproposta nello scorso mese di aprile insieme ai colleghi Furfaro e Serracchiani, per ridurre la spesa per le cure degli animali di affezione, chiedendo di introdurre farmaci generici per uso veterinario e consentendo ai veterinari di prescrivere farmaci per umana con lo stesso principio attivo del farmaco veterinario corrispondente, che arriva a costare fino a 5 volte di più”. Lo dichiara in una nota la deputata Pd e Garante degli animali di Roma Capitale, Patrizia Prestipino.
“Nonostante il successo che aveva da subito riscontrato questa misura, il governo Meloni l’ha cancellata e oggi, respingendo il nostro ordine del giorno, continua a ignorare il problema dei costi dei farmaci veterinari”. “Una scelta ingiusta che penalizza chi ogni giorno si prende cura degli animali”, conclude Prestipino.
«Non possiamo accettare una riformulazione che ci ha chiesto di valutare un incremento “ulteriore” delle risorse per il trasporto pubblico locale quando, nei fatti, la manovra di bilancio le taglia. Sarebbe una presa in giro nei confronti della lingua italiana oltre che del Parlamento e, soprattutto, dei cittadini».
Lo dichiara Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, intervenendo in Aula sull’ordine del giorno relativo al potenziamento dei finanziamenti per il TPL.
«Con il nostro atto – prosegue Casu – abbiamo chiesto impegni concreti: guardare all’esperienza spagnola di Pedro Sanchez, dove dal prossimo gennaio sarà possibile viaggiare con un abbonamento nazionale a 60 euro e a 30 euro per gli under 26; rifinanziare strutturalmente il Fondo nazionale trasporti, riportandolo almeno ai livelli reali del 2009, erosi dall’inflazione; ripristinare le risorse per le metropolitane di Roma, Milano, Napoli, Brescia; garantire tutte le risorse che servono per coprire le spese legate al rinnovo del contratto a 110 mila lavoratrici e lavoratori del trasporto pubblico; investire seriamente sulla sicurezza stradale».
«Il Governo – sottolinea Casu – ci ha proposto invece una riformulazione che parla di “valutare ulteriori incrementi”, quando nella legge di bilancio le risorse vengono ridotte. Non solo non si recuperano gli oltre 800 milioni necessari per compensare l’inflazione, ma non vengono nemmeno ripristinati i 120 milioni tagliati rispetto allo scorso anno. È un dato oggettivo: nel capitolo 1315 del MIT il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale diminuisce dal 2025 al 2026».
«Negare questo taglio significa negare la realtà – aggiunge – esattamente come Giorgia Meloni e Matteo Salvini fanno ogni giorno, quando raccontano che tutto va bene mentre pendolari e lavoratori vivono ogni giorno problemi crescenti, disservizi, ritardi e carenze strutturali».