“Cosa è Gioventù nazionale? Non una frangia estremista, ma il movimento giovanile di Fratelli d'Italia e dall’inchiesta di Fanpage emerge una doppia identità del movimento: quella ufficiale, vanto di Giorgia Meloni, di giovani militanti che si mostrano moderati davanti ai giornalisti, ma che nella loro dimensione interna si trasformano e inneggiano liberamente al fascismo e ai terroristi NAR, fanno il saluto romano, urlano 'Duce' e 'Sieg Heil'. Dalle immagini sembra emergere anche l'intenzione di voler finanziare l'organizzazione utilizzando come escamotage l'attivazione, con altro ente, di un programma di Servizio Civile finanziato dallo Stato”. Lo dichiara in Aula di Montecitorio la deputata dem Valentina Ghio presentando la domanda del question time al ministro Ciriani su l'inchiesta di Fanpage su Gioventù Nazionale.
“Nessuna risposta né sulla grave e reiterata apologia del fascismo da parte dei giovani di Fratelli d'Italia – continua Ghio -, né sul vantato progetto di utilizzo di fondi statali. Nessuna parola di scusa, nemmeno alla memoria di chi ha pagato con la propria vita la realizzazione della democrazia che il nazi fascismo a cui inneggiano i rappresentanti di Gioventù Nazionale, aveva barbaramente cancellato. Le parole di risposta del ministro Ciriani al nostro question time ci lasciano increduli. Una difesa d'ufficio senza la minima consapevolezza della gravità dei fatti e della palese violazione del dettato costituzionale”.
“Hanno forzato le regole parlamentari per imporre una seduta fiume e votare, nottetempo e non alla luce del sole, un'autonomia differenziata senza paracadute. Una forzatura per potere ed interessi delle forze politiche della destra, l’autonomia ad uno, il premierato all’altra, la separazione delle carriere alla memoria del terzo.
Calderoli ha fatto il giocatore di poker, ha fatto buio senza vedere le carte perché non si sa, e questa notte lo ha ammesso, quanti soldi servono e a cosa toglierli. Intanto si prepara l’arma poi si vedranno i danni è la filosofia del Governo, che ha deciso di dividere il Paese con questa scelta spregiudicata. Pagheranno caro questa scelta, tutti gli italiani, anche i pochi che, apparentemente, potrebbero trarne un vantaggio e a maggior ragione ci rimetteranno i cittadini del Mezzogiorno e delle Isole che si vedranno ridurre ancora di più diritti e servizi rispetto alle regioni del centronord. Sanità, assistenza, scuola, ambiente non avranno le risorse necessarie in egual misura in ogni parte del territorio. Cresceranno le disuguaglianze, aumenterà la precarietà, si innescheranno nuovi conflitti sociali. Continueremo a dare battaglia in Parlamento per impedire l'approvazione definitiva delle altre riforme costituzionali e porteremo nelle piazze il disagio di quanti la vivranno sulla loro pelle. Se pensano di averci piegato sbagliano e di grosso, non ci fermeremo”. Lo dichiara il deputato del PD, Silvio Lai.
"Un consigliere di FDI appena eletto a Manfredonia che dice che loro sono "abituati ai forni crematori" e la platea ride, il monumento alla memoria di Matteotti danneggiato con la scritta "w fascio", la tomba di Enrico Berlinguer, mai toccata prima, profanata per la terza volta in due mesi, l'inchiesta di Fanpage sui militanti di Gioventù nazionale che inneggiano a Mussolini e gridano "Sieg Heil", l’aggressione fisica di un deputato, il segno della Decima Mas e l'urlo "Presente!" fatti nell'aula di Montecitorio: questi sono i fatti accaduti in meno di una settimana.
Ci accusano di parlare sempre di fascismo e di antifascismo ed è vero. Non passa giorno infatti che la destra non faccia o dica cose gravissime che non possono essere trascurate. Tacere infatti sarebbe complice. E' il tentativo di normalizzare metodi, linguaggi, atteggiamenti inaccettabili in una democrazia matura, e che hanno una matrice chiara e inequivocabile e sui quali la presidente del Consiglio, che ufficialmente celebra Matteotti, non dice una sola parola finendo per farsi isolare nei consessi internazionali. Com'è accaduto ieri a Bruxelles dove la Commissione europea non ha potuto che condannare "la simbologia fascista", definendola "non appropriata" e "moralmente sbagliata".
Quanto dobbiamo aspettare, ancora, prima di sentire da Giorgia Meloni e dai ministri del suo partito parole chiare di condanna e presa di distanza da fatti del genere? O dobbiamo pensare che la sintonia e l’affinità siano tali da coprire tutto? E per questo proprio non riescono a dichiararsi antifascisti, nonostante abbiano giurato sulla Costituzione antifascista?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Non può essere più un caso: ancora un gesto vandalico contro la tomba di Enrico Berlinguer. Uno sfregio alla memoria e alla storia.
Chiediamo al Ministro Piantedosi di individuare i responsabili e tutelare il monumento, affinché nessuna offesa oltraggiosa possa ripetersi.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Inneggiare alla X Mas è un gestaccio? è peggio cantare Bella Ciao". Non sono le parole di un ubriaco, ma le vergognose dichiarazioni di Andrea Crippa, vice segretario della Lega. Caro Crippa, ti rinfresco la memoria. Oggi sai che giorno è? è il 13 giugno. E sai cosa accadeva il 13 giugno di 80 anni fa nella mia terra? A Forno, frazione di Massa, in Toscana? Rastrellamenti, torture, furono uccise 68 persone, quasi tutti civili, anche una donna e un bambino. Tra le vittime del massacro vi era anche il comandante dei Carabinieri Ciro Siciliano, che invano aveva cercato di salvare i civili. Cinquantuno civili furono poi mandati nei campi di concentramento in Germania. E sai chi ammazzarono senza pietà quelle donne, quei bambini, quelle vittime innocenti? I nazisti e i loro lacché: i fascisti della X Mas. Non chi cantava bella ciao ma quelli che piacciono a te, a Salvini, a Vannacci, tradirono l'Italia e ammazzarono senza pietà. Questa è la nostra storia. E non permetteremo a nessuno di infangarla, tanto meno a questi fascisti di ritorno. Fattene una ragione, Crippa. E sempre bella, ciao. Viva l'Italia Antifascista". Così Marco Furfaro, deputato e segreteria nazionale PD, risponde alle parole di Crippa, vice segretario della Lega, in un video postato dai canali social del partito.
“Ho un'inquietudine profonda perché a mia memoria non si era mai venuti alle mani al centro dell'emiciclo di Montecitorio. Ieri si è andato oltre la normale dialettica parlamentare. Nelle tante ricostruzioni ho sentito la parola rissa ma non l'ho letta nella ricostruzione verbale della presidenza dove si parla solo di disordini. Non sono disordini, siamo difronte a un'aggressione preordinata e premeditata”. Lo ha detto il deputato dem Arturo Scotto intervenendo il Aula di Montecitorio per contestare il quanto scritto nel verbale della seduta di ieri durante la discussione sull'autonomia differenziata.
“Ieri il deputato Donno è andato dal ministro Calderoli per porgergli la bandiera italiana. Ministro Calderoli perché ha paura del tricolore sul quale lei ha giurato?”, ha concluso Scotto.
“Enrico Berlinguer ha lasciato un segno profondo nella storia democratica del nostro Paese e il suo ricordo vive ancora oggi nella memoria collettiva, a quaranta anni di distanza dalla sua morte, anche tra coloro che per ragioni di età non hanno avuto modo di conoscerlo in vita. E’ questo un fatto straordinario che dà ancora più lustro alla figura di un grande personaggio politico così vicino alle ragioni e alle aspettative di quella parte di popolo in continua ricerca di riscatto sociale e della dignità spesso negata”.
Lo dichiara il deputato Pd, Silvio Lai, che questa mattina, nel giorno dell’anniversario della morte di Berlinguer, ha partecipato a Sassari alla cerimonia di deposizione di una corona in corrispondenza della casa natale del leader in viale Dante.
“Per noi sardi - aggiunge - vi sono molti motivi in più per ricordarlo a cominciare dal fatto che la Sardegna è stata per tutta la vita, anche a distanza, la terra di Enrico Berlinguer. Un legame forte, valoriale che si riscontrava anche nel suo profilo personale: sobrio, privo di fronzoli e al tempo stesso rigoroso nei comportamenti che addolciva con un sorriso accogliente in grado di non far mai pesare ruoli e funzioni. Rimarrà per sempre il suo esempio - conclude - perché ci ha consegnata una idea nobile della politica lontana dagli interessi personali e dalle convenienze, capace però di guardare sempre agli interessi collettivi, con coraggio e determinazione”.
"Cento anni fa, Giacomo Matteotti, deputato antifascista e segretario del Partito Socialista Unitario, pronunciava il suo ultimo discorso alla Camera.
Un discorso che fu una denuncia delle violenze fasciste perpetrate durante le elezioni che lui chiedeva venissero annullate.
Fu la stessa violenza fascista ad ucciderlo pochi giorni dopo, il 10 giugno 1924, come lui stesso aveva previsto.
Mussolini in persona ne rivendicò l'omicidio, manifestando, una volta per tutte, la natura del suo regime dittatoriale in cui nessuna opposizione, nessuna critica, nessuna libertà sarebbero state più possibile.
Matteotti rimane un simbolo della lotta contro il fascismo la cui memoria va preservata e tramandata ai più giovani perché non diano mai per scontate le libertà e i diritti su cui si fonda la Repubblica, conquistati dalla lotta antifascista". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Cento anni fa il discorso in Parlamento di Matteotti di denuncia delle violenze e dei brogli fascisti. Per la fermezza della sua opposizione fu assassinato dagli squadristi di Mussolini. Da oggi un seggio in Aula a perenne memoria del suo sacrificio e del suo esempio.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Cento anni fa, Giacomo Matteotti denunciava alla Camera le violenze e i brogli commessi dal partito fascista per vincere le elezioni. Questo atto di coraggio, compiuto con determinazione e grande senso di giustizia, gli costerà la vita. L'Italia ha conosciuto il prezzo della libertà e della democrazia, conquistate attraverso il sacrificio di uomini come Matteotti. Il suo esempio ci ricorda l'importanza di vigilare continuamente per proteggere i valori democratici e i diritti civili. La memoria di Giacomo Matteotti ci ispiri a costruire una società più giusta e libera, in cui i valori democratici siano sempre rispettati e tutelati”: è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani, a margine della Giornata celebrativa per i cento anni della morte di Giacomo Matteotti svolta oggi, giovedì 30 maggio, nell’Aula di Montecitorio.
“Le assenze spesso valgono più di tante parole, come il vuoto di oggi nei banchi del governo alla Camera per la commemorazione per il 50° anniversario della strage di piazza della Loggia a Brescia. Un comportamento inaccettabile e un oltraggio alla memoria delle vittime innocenti e alle loro famiglie. Il governo si scusi.”
Lo scrive in una nota il deputato democratico, Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera.
Impegno civile, studio e intelligenza. L’eredità di Falcone è anche un metodo nuovo per combattere la mafia. Un insegnamento che è rimasto. E non il solo. Alla sua memoria, a quella della moglie e degli uomini della scorta dedichiamo oggi pensieri e lavoro politico.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Da governo giravolta imbarazzante. Ora rispettino promesse
“Siamo felici che grazie alla mobilitazione locale, a cui abbiamo voluto dare voce con la nostra interrogazione, e all’invito del presidente della Repubblica, finalmente gli archivi del processo Vajont potranno rimanere nel territorio dove quella tragedia è avvenuta e dove i suoi segni rimangono indelebili nella memoria delle persone. La smentita raffazzonata del sottosegretario Mazzi alle sue stesse dichiarazioni in Aula di poche ore prima è già di per sé un fatto così imbarazzante che non merita molti commenti, se non quello che di fronte a questioni così delicate una maggiore attenzione da parte di chi ricopre incarichi di governo sarebbe necessaria”.Così Rachele Scarpa, deputata Pd della provincia di Belluno.
“Siamo molto contenti - aggiunge Alessandro Del Bianco, segretario provinciale Pd Belluno - che l’interrogazione e la conseguente negativa risposta del governo abbia sortito nel territorio un immediato riscontro e che, dopo la nostra iniziativa, si siano alzate forti le voci di istituzioni locali e associazioni legate al disastro del Vajont. Felici perché, insieme, abbiamo fatto fare un dietrofront al governo che oggi non solo si rimangia le parole, ma promette di fare restare le carte del processo del Vajont a Belluno. Il processo del Vajont non è solo immagine, non è solo documento da poter digitalizzare. È materia viva, è monito perenne e visibile quanto il territorio e le comunità che lo gestisce. Ora - conclude - continueremo a controllare e pungolare il governo affinché le promesse diventino realtà”.
"Joyce Lussu Salvadori è stata una protagonista della storia del '900: partigiana antifascista, femminista, poetessa, scrittrice, ecologista, attivista a sostegno dei movimenti di liberazione in molte parti del mondo e medaglia d'argento al valor militare. Nonostante i vari tentativi della famiglia di trovare un interlocutore istituzionale che possa fare della casa dove Joyce visse un centro aperto e vivo che consenta di preservare e perpetuare la sua memoria e il suo operato, la dimora nel Comune di Fermo è in vendita. Quella casa è stata a lungo cenacolo culturale e politico, simbolo del grande impegno di Joyce Lussu e della capacità di aggregare persone ed idee, luogo di incontro e dibattito, e anche oggi, a distanza di 25 anni dalla sua scomparsa, ha un grande valore che andrebbe preservato attraverso un'azione pubblica. Per queste ragioni abbiamo chiesto al Ministro della Cultura, in azione congiunta con la Regione Marche e il Comune di Fermo, di acquistare Casa Lussu, preservandone la finalità pubblica, favorendo un'azione di valorizzazione e conservazione della memoria di Joyce Lussu". Questo è il testo del question time in Commissione Cultura presentato dal gruppo Pd della Camera a prima firma Irene Manzi, al sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi.
“La risposta interlocutoria del sottosegretario con cui 'il ministero si riserva di procedere a ulteriori accertamenti circa l'acquisto' della casa - ha aggiunto Manzi - apre uno spiraglio significativo che ci motiva a proseguire nell’impegno per il coinvolgimento di tutte le istituzioni locali coinvolte. Creare una casa museo legata alla figura di Joyce Lussu Salvadori è doverosa per l'importanza del patrimonio culturale di Joyce per il nostro Paese. Nei mesi scorsi la petizione promossa dal centro studi Joyce Lussu per favorire la tutela di casa Lussu ha raccolto più di 20 mila firme e si lega all’approvazione da parte del Comune di Fermo della mozione che impegna l’amministrazione locale nella tutela di quella dimora. Si tratta di elementi importanti che il Ministero e la Regione Marche non possono ignorare”.