"Questa mattina ho partecipato alla cerimonia del Giorno della Memoria promossa a Roma dalla Confederazione Italiana delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, per ricordare le vittime della Shoah e tutte le vittime della barbarie nazista. Vittime di quello che Giuseppe Dossetti, parlando di Marzabotto e riflettendo sull' "universo concentrazionario" nazista, definì "delitto castale". Un ricordo che oggi è un monito contro ogni forma di violenza, di intolleranza, di antisemitismo. Contro il rischio del ritorno di movimenti neofascisti e neonazisti in Italia ed in Europa. E contro il crescente riproporsi, nel nostro Paese, in forme diverse, dell'antisemitismo, che va contrastato ed isolato, da tutti, senza alcuna ambiguità".
Così Andrea De Maria, deputato PD.
«Nel Giorno della Memoria ricordiamo la Shoah e tutte le vittime della persecuzione nazifascista. La Memoria non è una ricorrenza formale, ma un dovere civile e morale che riguarda tutti. Ricordare significa vigilare sul presente, contrastare ogni forma di antisemitismo, razzismo e odio, e difendere ogni giorno la democrazia, i diritti e la dignità della persona. La storia ci ha insegnato che l’indifferenza può diventare complicità. Custodire e trasmettere la Memoria è una responsabilità verso le vittime di ieri e verso le generazioni di domani, perché quanto è accaduto non accada mai più». Così Nicola Carè, deputato PD eletto nella circoscrizione estero.
Ebrei, omosessuali, rom, dissidenti: non numeri ma vite spezzate.
L’orrore cresce nell’indifferenza. Antisemitismo e intolleranza vanno fermati, oggi. A questo serve ricordare e raccontare l’atrocità dell’Olocausto e del nazifascismo.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Il museo è un’istituzione che monumentalizza la memoria per costruire civiltà, un compito incompatibile con chi, nel suo ruolo di preside, ha commesso il grave errore di restare in silenzio davanti all’esecuzione di ‘Faccetta nera’ durante un’esperienza scolastica. Quella condotta ha rappresentato una forma di consenso statuale a un inno del ventennio che collide con la funzione di chi deve sovrintendere ai musei abruzzesi. Non mettiamo in dubbio la persona, ma la sua condotta pubblica: quell’errore va riconosciuto e distanziato dalle sedi in cui si tutela l’identità collettiva, evitando che le nomine diventino un veicolo di superficialità o nostalgismo.”
“Questa querelle nasce da una scelta del Presidente Marsilio che, per ragioni di contabilità elettorale, ha suggerito un nome che trascina il Ministero della Cultura in una zona d'ombra non meritata. È necessario un dibattito pubblico per evitare che gli interessi di parte prevalgano sul prestigio delle istituzioni. Arrivo a esprimere una sincera solidarietà al Ministro Giuli: non merita di essere tirato per la giacchetta da richieste territoriali così malamente motivate che tentano di aggiustare i conti del passato, intrappolando il Dicastero in dinamiche che non gli appartengono.”
Così il deputato del Pd Luciano D'Alfonso.
“Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri della Protezione civile, delle Infrastrutture e dell’Ambiente per chiedere chiarimenti urgenti sulla grave frana che il 16 gennaio scorso ha colpito il territorio di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, mettendo a rischio abitazioni, infrastrutture e la sicurezza di cittadine e cittadini”.
Così i deputati democratici, Peppe Provenzano e Giovanna Iacono.
“La vicenda di questi giorni - aggiungono - riporta drammaticamente alla memoria quanto già accaduto nel 1997, quando un’altra frana colpì Niscemi causando ingenti danni e l’evacuazione di circa 400 persone. Nonostante allora fossero state adottate misure straordinarie di protezione civile, il versante ovest – oggi nuovamente interessato dal dissesto – presentava già evidenti condizioni di instabilità.
Con l’interrogazione chiediamo al Governo di chiarire se esistano progetti esecutivi per la stabilizzazione dei versanti, se siano state richieste o ottenute risorse finanziarie e se siano stati effettuati studi geologici aggiornati. E, soprattutto, quali interventi urgenti si intendano mettere in campo per il ripristino in sicurezza della Strada provinciale 12, arteria fondamentale per il territorio. La sicurezza delle persone non può dipendere da interventi tampone o da promesse rimaste sulla carta. È indispensabile conoscere lo stato reale della programmazione e delle risorse disponibili, e soprattutto, avviare finalmente opere strutturali di messa in sicurezza. Niscemi non può continuare a vivere nell’emergenza permanente. Seguiremo con attenzione l’evolversi della situazione e l’iter della nostra interrogazione - concludono - mantenendo costante il confronto con le istituzioni preposte e con la Protezione civile”.
“47 anni fa Guido Rossa, operaio, sindacalista e comunista, veniva ucciso a Genova dalle Brigate Rosse per aver scelto di non voltarsi dall’altra parte, per aver difeso la democrazia, i diritti dei lavoratori e la legalità. Il suo rigore morale, il coraggio e il profondo senso di giustizia restano indelebili nella nostra memoria collettiva. Guido Rossa ha dimostrato che la lotta per i diritti e il bene comune non può mai essere separata dal rifiuto della violenza e del terrorismo”. Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari liguri del PD Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino e Lorenzo Basso presenti nella sede di Acciaierie d’Italia di Genova per la commemorazione dell’uccisione di Guido Rossa.
“La sua storia non sia solo memoria, ma sostanza e azione del presente. Guido Rossa difendeva il lavoro e la dignità del lavoro, proprio da questo stabilimento ex-Ilva che ora attende di capire quali investimenti e quale ruolo pubblico il Governo intende mettere in campo per sostenere la siderurgia italiana e l’occupazione di migliaia di lavoratori. Oggi è un giorno di ricordo, ma anche di responsabilità e impegno”, concludono i parlamentari dem.
“I femminicidi e la violenza patriarcale, lo abbiamo sempre detto, non si combattono solo con l’inasprimento delle pene. Crediamo invece che si debba partire della prevenzione, dalla cultura, dall’educazione e dalla conoscenza del fenomeno. Uno degli strumenti istituzionali per farlo è fornire i report, che dovrebbero essere prodotti dal Viminale, con dati precisi e puntuali sull’andamento del fenomeno e una conseguente analisi di ciò che emerge. Questo non è stato fatto in un modo serio come il tema meriterebbe”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul report, pubblicato lunedì 19 gennaio, in cui dovrebbero essere contenuti i dati sui femminicidi in Italia nel 2025.
“Lunedì è stato consegnato un report che contiene dei numeri, ma non dei dati. Non ci sono indicazioni precise e il Governo si limita a esultare per il numero di morti nel 2025 inferiore rispetto a quello del 2024 - prosegue la deputata dem - Mi dispiace, non c’è nulla da festeggiare: nel 2026, ad appena tre settimane dall’inizio dell’anno, sono state uccise già tre donne”.
“Per sensibilizzare, per cambiare veramente le cose, per fare cultura, non è possibile che le associazioni e le realtà che si occupano del tema siano costrette a fare indagini indipendenti. Il Ministero deve colmare questa enorme lacuna: c’è una legge, la 53 del 2022, che deve essere applicata, perché è davvero grave consegnare report in cui mancano età, ripartizione geografica, denunce pregresse, nazionalità e molto altro. Lo dobbiamo alla memoria di chi è già morta per mano di un uomo, senza limitarci a frasi fine a se stesse nelle giornate di commemorazione” conclude Gribaudo.
“Ho voluto lasciare un segno di partecipazione e di rispetto firmando il libro delle condoglianze in memoria delle vittime del terribile attentato che ha colpito Sydney il 14 dicembre 2025.Insieme ai colleghi del Gruppo di Amicizia Italia–Australia–Nuova Zelanda–Isole del Pacifico abbiamo svolto un momento di approfondimento e confronto sugli ultimi aggiornamenti legati all’attacco, incontrando anche il nuovo Ambasciatore d’Italia in Australia, S.E. Nicola Lener, con il quale abbiamo condiviso riflessioni e preoccupazioni comuni.Un incontro particolarmente sentito è stato quello con S.E. Juliane Cowley, Ambasciatrice australiana a Roma: a lei abbiamo voluto trasmettere, senza formalismi, la vicinanza sincera delle istituzioni italiane e la solidarietà di fronte a un dolore che ci riguarda tutti.Di fronte alla violenza cieca del terrorismo, l’amicizia tra Italia e Australia si rafforza. La risposta non può che essere comune: difendere la vita, la dignità della persona e le libertà fondamentali che sono alla base delle nostre democrazie. Il pensiero va alle famiglie colpite e ai feriti, con l’augurio che possano trovare forza, cura e sostegno. Tragedie come questa ci richiamano alla responsabilità di lavorare insieme, a livello internazionale, per contrastare l’odio e proteggere i valori della convivenza civile." Così Nicola Carè deputato eletto all'estero e residente a Sydney.
“Desidero esprimere il mio cordoglio per la scomparsa di Bruna Pinasco, una figura amata e stimata che ha accompagnato con discrezione e profondità uno dei protagonisti della nostra cultura. La sua presenza gentile e il suo ruolo umano, sempre vissuto con riservatezza, hanno lasciato un segno indelebile”: è quanto di chiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè sulla morte della moglie di Sergio Staino.
“Mi unisco al dolore dei familiari e di tutti coloro che le hanno voluto bene. La sua memoria resterà legata a una stagione significativa della vita culturale del nostro territorio, che continueremo a custodire con rispetto e gratitudine”: conclude.
«Se il ministro Musumeci non è in grado di controllare nemmeno ciò che viene pubblicato sui propri canali social, allora c’è davvero da preoccuparsi per tutto il resto. È troppo facile scaricare ogni responsabilità sulle agenzie di comunicazione.
Solo due giorni fa l’ufficio stampa del ministro Giuli si é dovuto dimettere per aver fatto ‘autonomamente’ campagna elettorale dai profili istituzionali del MiC, oggi assistiamo a un nuovo episodio: la pubblicazione, sui canali del ministro Musumeci, di un post commemorativo per il terremoto dell’Irpinia corredato da una foto del sisma di Amatrice. Ma qui non si tratta solo di un errore tecnico: siamo di fronte a una gestione superficiale della memoria e della comunicazione istituzionale. Una gestione che manca di rispetto a comunità che hanno vissuto tragedie profonde e che meritano ben altro trattamento.
La destra parla spesso di memoria, ma episodi come questo la fanno apparire quantomeno sciatta e incapace di prendersi la responsabilità politica che le compete. La legislatura è ancora lunga: sarebbe il caso che chi ha ruoli istituzionali si assumesse finalmente l’onere e l’onore che tali ruoli comportano. Ci aspettiamo il solito scaricabarile che già stiamo leggendo ma qui le responsabilità sono politiche» così una nota del vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Toni Ricciardi.
"Loris Rispoli ha dedicato gran parte della sua vita per la ricerca della verità sulla strage della Moby Prince. Esprimiamo le più sentite condoglianze alla sua famiglia, ai parenti e a tutti i sopravvissuti e familiari delle 140 vittime che Loris ha rappresentato con coraggio e dedizione per decenni. La sua perdita lascia un vuoto immenso nella comunità di Livorno e in chi, come lui, ha fatto della memoria e della giustizia la propria battaglia quotidiana". È quanto riporta una nota congiunta dei deputati Dem in Commissione di Inchiesta sulla Moby Prince Simona Bonafè, Matteo Mauri, Andrea Casu e Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
"Il suo impegno è stato fondamentale per mantenere viva l’attenzione sul caso e per sostenere le istanze dei familiari. Abbiamo il dovere di seguire il suo esempio, perché il dolore delle famiglie merita risposte e giustizia: la Commissione d’inchiesta parlamentare sulla Moby Prince deve proseguire il suo lavoro e va sostenuta concretamente la realizzazione, in tempi rapidi e certo, del Museo della Strage a Livorno — un luogo della memoria che onori le vittime e le loro famiglie e che mantenga viva la testimonianza delle nuove generazioni", conclude la nota.
«La scomparsa di Loris Rispoli è una perdita che colpisce profondamente non solo i familiari delle vittime del Moby Prince, ma chiunque lo abbia conosciuto. Loris è stato il fondatore dell’associazione “141 – Vittime del Moby Prince” e per oltre trent’anni ha rappresentato con forza, dignità e determinazione la richiesta di verità e giustizia sul più grave disastro della marineria italiana dal dopoguerra».
Lo dichiara il deputato del Pd, Silvio Lai, che ha conosciuto Rispoli durante il suo ruolo di presidente della prima Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince.
«Loris – prosegue Lai – non ha mai smesso di difendere la memoria delle 140 vittime e il diritto dei familiari a non essere dimenticati. La nascita della Commissione d’inchiesta fu anche frutto della sua infaticabile determinazione, così come di quella di un altro protagonista di questa lunga battaglia civile, Angelo Chessa, figlio del comandante del traghetto, scomparso nel 2022, a 56 anni. Le loro voci, la loro costanza, il loro coraggio hanno permesso al Parlamento e al Paese di non distogliere lo sguardo».
«Loris e Angelo, con Luchino Chessa il figlio minore del comandante che continua ancora oggi la sua battaglia, hanno portato avanti un impegno raro: mai sopra le righe, mai per sé stessi, sempre con il rispetto e la fermezza di chi chiede solo ciò che è giusto. Cittadini esemplari e punto di riferimento per tutti noi che abbiamo avuto il dovere di lavorare istituzionalmente sulla vicenda».
«Alla sua famiglia, ai suoi cari e all’associazione 141 esprimo la mia vicinanza più sincera. La sua battaglia non si ferma: continueremo con lo stesso senso di responsabilità che ha guidato la sua vita pubblica. Perché la verità – conclude Lai – è un dovere verso chi non c’è più e verso il Paese intero».
“Secondo fonti di stampa, la Procura della Repubblica di Milano avrebbe aperto un fascicolo d’indagine relativo a un presunto gruppo di cittadini italiani che, tra il 1993 e il 1995, avrebbero partecipato all’assedio di Sarajevo in qualità di cosiddetti “turisti della guerra”: mercenari uniti alle forze militari serbo-bosniache per sparare contro civili inermi. Un reato di omicidio volontario plurimo aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti, trattandosi di atti riconducibili a crimini contro l’umanità ai sensi del diritto penale internazionale.
I presunti “turisti-cecchini” avrebbero versato somme ingenti per partecipare a azioni di sterminio, arrivando a stabilire un vero e proprio ‘tariffario dell’orrore’, in base al quale ‘i bambini costavano di più, poi gli uomini (preferibilmente in divisa), le donne, mentre gli anziani potevano essere uccisi gratuitamente’. Una vicenda che, se confermata, configurerebbe fatti di estrema gravità morale, storica e giuridica, che ledono la memoria delle oltre 11.500 vittime civili dell’assedio di Sarajevo, che rischia di compromettere i rapporti bilaterali con la Bosnia Erzegovina e di danneggiare la reputazione internazionale del nostro Paese”.
Così si legge nell’interrogazione a prima firma del deputato e responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano con cui si chiede al governo quali forme di cooperazione giudiziaria internazionale intenda attivare con le autorità della Bosnia-Erzegovina per l’acquisizione di atti, testimonianze o prove utili all’indagine e per garantire che episodi di simile disumanità non possano ripetersi e che le vittime dell’assedio di Sarajevo ricevano pieno rispetto e giustizia.
«Le notizie sul presunto coinvolgimento di cittadini italiani nell’orrenda pratica dei cosiddetti "cecchini del weekend" durante l’assedio di Sarajevo, e sulla possibile conoscenza dei fatti da parte dei servizi segreti, lasciano sgomenti. Se confermate, rappresenterebbero una macchia gravissima per il nostro Paese e per la memoria di una delle più grandi tragedie d’Europa nel dopoguerra».
Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, che aggiunge: «In una democrazia, la verità non può essere sacrificata sull’altare del silenzio o della ragion di Stato. Il Governo deve fornire al Parlamento e all’opinione pubblica ogni elemento utile a chiarire quanto avvenuto e a verificare se istituzioni italiane fossero a conoscenza o meno di questi crimini».
«Il nostro dovere - conclude Scarpa - è garantire giustizia e trasparenza, nel rispetto delle vittime e della storia europea. Tacere o minimizzare sarebbe un insulto alla memoria di chi ha perso la vita sotto l’assedio e alla coscienza civile del nostro Paese».