Il vile atto vandalico contro il monumento a Giacomo Matteotti, avvenuto oggi a Roma, non offende soltanto la Capitale né solo il Polesine, sua terra natale. È un affronto a tutto il Paese. Colpisce uno dei figli più illustri dell’Italia repubblicana, simbolo di coraggio, legalità, democrazia e libertà. Un uomo che ha pagato con la vita la sua opposizione al fascismo, divenendo martire della libertà e della giustizia. Che si tratti di un gesto deliberato, con una precisa matrice politica, o di un atto vandalico “cieco”, il movente resta comunque uno: l’ignoranza. Solo chi ignora – o rifiuta – il messaggio di Matteotti, che va oltre ogni bandiera di parte per affermarsi come patrimonio comune di ogni democrazia, può pensare di colpirne il simbolo. Alla condanna ferma e senza esitazioni si unisce oggi un sentimento profondo di tristezza. Perché atti come questo non feriscono solo la memoria, ma mettono in discussione i valori su cui si fonda la nostra convivenza civile”. Così la deputata democratica, Nadia Romeo.
Oggi pomeriggio una delegazione del Pd guidata dalla segretaria Elly Schlein, insieme alla nostra capogruppo Chiara Braga e al presidente dei senatori Francesco Boccia si è recata sul Lungotevere Arnaldo da Brescia presso il monumento dedicato a Giacomo Matteotti, gravemente danneggiato da un atto vandalico nelle scorse ore, per deporre un mazzo di rose rosse a nome dei deputati e senatori e di tutto il Partito democratico. Un gesto importante per ricordare il sacrificio di Matteotti e manifestare tutta l'indignazione verso un atto inaccettabile che non colpisce solo la nostra comunità e le culture politiche che hanno fatto parte della Resistenza, della Costituente ma che colpisce il cuore della Repubblica. Quest'Aula, che per supremo rispetto ha deciso di lasciare vuoto per sempre lo scranno da cui è stato pronunciato il discorso del 30 maggio 1924 con cui Matteotti denunciò con coraggio la violenza del fascismo, ha compiuto non solo un atto formale, dedicandogli per sempre quello scranno, ma una scelta sostanziale e irrevocabile. Abbiamo scelto tutte e tutti insieme di dare un segnale molto forte e chiaro nei confronti della storia, ma anche nei confronti del futuro. Vogliamo ringraziare il sindaco Gualtieri per essere immediatamente intervenuto per ripristinare il monumento e ringraziamo tutte le istituzioni che hanno fatto sentire in queste ore la propria voce. Ma fra queste voci è indispensabile che ci sia un segnale netto e inequivocabile anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tutte le istituzioni unite devono esprimere la condanna più ferma perché chi vuole riscrivere le pagine più nere della nostra storia, deve sapere che le istituzioni democratiche sono pronte a reagire e sono pronte a impedire che venga calpestata la memoria di un eroe, di un martire di tutti noi.
Così il deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd, intervenendo in Aula.
Chi danneggia il monumento a Matteotti offende la memoria di un popolo, la storia di chi ha combattuto il fascismo sacrificando la propria vita. Un gesto gravissimo. Mi auguro che siano individuati i responsabili al più presto.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“L'istituzione della Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi è un atto doveroso con cui si onorano i nomi, i volti e le storie di persone che hanno dato la vita per un principio sancito dalla nostra Costituzione: senza verità non c'è libertà, senza giornalismo libero non c'è democrazia”. Lo dichiara la deputata Giovanna Iacono sulla Pdl di istituzione della Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione.
“Parole che hanno senso solo se c'è qualcuno a farle diventare realtà”, sottolinea l'esponente dem. “Penso quindi ai giornalisti che hanno raccontato gli affari illeciti di mafia, a chi ha documentato guerre e stragi, a chi dà voce a verità scomode o a storie dimenticate. Ogni nome è una storia che non possiamo permetterci di dimenticare, perché l'informazione libera è ancora oggi una delle attività più pericolose”. “Ma non può bastare una giornata simbolica se a questo non fa seguito la garanzia di condizioni di sicurezza, di sostegno e di protezione della dignità di un mestiere che oggi è sempre più fragile. Il 3 maggio sia un'occasione di riflessione nelle scuole e nelle piazze per spiegare alle giovani generazioni cosa significhi informare in modo libero”, conclude Iacono.
"Leggo di "ronde" di militanti dell' estrema destra a Bologna, che indossano magliette con il simbolo del teschio, con tanto di esibizione sui profili social. Immagini che amareggiano e preoccupano, a Bologna, città Medaglia d' oro della Resistenza, ed in particolare in quel luogo, la stazione di Bologna, scolpito drammaticamente nella memoria del Paese. La sicurezza dei cittadini la garantiscono le forze dell' ordine. "Ronde" come queste sono evidentemente motivo di insicurezza e di allarme. Auspico che le autorità competenti garantiscano il pieno rispetto della legalità e la sicurezza di luoghi pubblici e sensibili di fronte ad episodi come questo". Così Andrea De Maria, deputato PD
“La sentenza della Cassazione che conferma l’ergastolo per Paolo Bellini è un passaggio storico. Dopo 45 anni, si afferma definitivamente una verità fondamentale sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Siamo di fronte a uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana, legato alla strategia della tensione. Le sentenze, anche quella appena pronunciata, confermano un intreccio tra terrorismo nero, loggia P2, settori deviati dello Stato e dei servizi segreti. Un’azione concertata per destabilizzare la democrazia italiana, in un momento in cui si voleva impedire un’evoluzione progressista del Paese e l’ingresso del PCI nell’area di governo”. Lo dichiara Andrea De Maria, deputato del Partito Democratico.
"Ci sono voluti 45 anni – prosegue l’esponente dem - perché questa verità trovasse pieno riconoscimento giudiziario. È il segno della forza e della pervasività dei depistaggi, organizzati con la complicità di apparati istituzionali. Ho seguito questa vicenda a lungo, anche con iniziative parlamentari, e posso testimoniare quanto sia stata ostacolata la ricerca della verità, anche in anni recenti. In questa battaglia, i familiari delle vittime, con Paolo Bolognesi e l’Associazione dei familiari, hanno avuto un ruolo straordinario. Non hanno mai smesso di lottare per verità e giustizia, con grande dignità e determinazione. È soprattutto grazie a loro se siamo arrivati fin qui”.
“Questa sentenza – conclude De Maria - apre anche nuove prospettive: emerge, ad esempio, il riferimento ad appartamenti in via Gradoli usati sia da terroristi neri che rossi, riconducibili ai servizi segreti. Un elemento di grande rilievo per approfondire ulteriormente quella stagione. Il prossimo 2 agosto, Bologna vivrà come sempre un grande momento di memoria e partecipazione. Ma quest’anno ci sarà anche la consapevolezza che un altro passo importante verso la verità è stato compiuto”.
“Il capogruppo di fratelli d’Italia Bignami dichiara oggi che contestare i provvedimenti del ministro Valditara è al limite dell’eversione e diseducativo. Quando era all’opposizione non ha fatto altro dunque che essere eversivo, seguendo il suo pensiero odierno. Oggi vuole la dittatura della maggioranza, e quanto questo sia antidemocratico e antieducativo e’ evidente a chi conosce la Costituzione. Ma sono certo che il giorno che cambieranno la Costituzione per il proprio potere, renderanno obbligatorio nelle scuole imparare il testo a memoria” così il capogruppo democratico in commissione Finanze della Camera, Virginio Merola, replica al capogruppo Bignami che ha attaccato l’assessore alla scuola di Bologna, Daniele Zara per le sue critiche ai nuovi programmi proposti dal ministro Valditara.
Memoria e futuro. Per costruire un paese migliore e più giusto per tutte e tutti. 41 anni fa ci lasciava Enrico Berlinguer, un leader molto amato che ancora oggi rimane un modello di impegno civile e politico.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Oggi Brescia ricorda uno dei momenti più bui della nostra Repubblica: la strage di Piazza della Loggia. Un attentato durante una manifestazione antifascista, otto vittime, decine di feriti, un colpo inferto alla democrazia da chi voleva instillare la paura e sovvertire l’ordine democratico. Pochi giorni fa ho promosso alla Camera dei Deputati un confronto con Manlio Milani, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime e della Casa della Memoria. Da quel 28 maggio 1974, Milani porta avanti un lavoro instancabile di ricerca della verità, di costruzione della memoria collettiva, di difesa dei valori democratici. Le sue parole ci richiamano a una responsabilità profonda: 'La strage è la totale disumanizzazione delle persone. Si usano le vittime come oggetti per trasmettere un messaggio di paura, nascondendo l’obiettivo finale: il sovvertimento dell’ordine democratico.' Essere davvero dalla parte delle vittime significa non fermarsi al ricordo, ma agire: vigilare sulla coerenza democratica, aprire gli archivi, rifiutare ogni forma di delega passiva alla magistratura o alla storia ufficiale. La memoria non è solo un esercizio del passato. È un impegno quotidiano per il presente e per il futuro. È un dovere civile e politico." Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase.
"Quasi sedici anni dopo la strage di Viareggio, ci troviamo ancora a fare i conti con una ferita aperta. Oggi, la Corte di Appello di Firenze ha riconfermato la pena massima di cinque anni per l’ex amministratore delegato di FS e RFI, Mauro Moretti, insieme alle condanne per gli altri undici imputati, da quattro a sei anni di reclusione. È una giustizia parziale, perché nessuna pena può riportare in vita le 32 vittime e risarcire le famiglie che hanno pagato il prezzo più alto di questa negligenza e dei tagli alla sicurezza ferroviaria. Eppure, seppur dopo così tanto tempo, riconoscere responsabilità così chiare è un passo fondamentale per evitare che simili tragedie si ripetano. Un abbraccio commosso alle famiglie delle vittime, che non hanno mai smesso di chiedere verità. La loro forza ci ricorda che la memoria non è mai passiva, ma impegno concreto. La vittoria di oggi è amara, ma chiara: per cambiare davvero serve mantenere alta l’attenzione sulle questioni di sicurezza e prevenzione. Continueremo a lavorare in Parlamento affinché ogni sacrificio non sia stato vano e affinché l’Italia sia un Paese più sicuro e responsabile". Così Marco Furfaro, deputato toscano e membro della segreteria del Partito Democratico, sulla sentenza della Strage di Viareggio.
“Con il nuovo decreto infrastrutture siamo di fronte all’ennesima, inaccettabile dimenticanza del Governo Meloni nei confronti della Tirrenica. Una forma di amnesia amministrativa tanto selettiva quanto grave, che tradisce ancora una volta le attese di cittadini, enti locali e amministratori, da anni in attesa di risposte concrete su un'opera fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza della costa toscana e del centro Italia”. Così Marco Simiani, capogruppo PD in Commissione Ambiente della Camera, e Francesco Gazzetti, responsabile Infrastrutture del Partito Democratico della Toscana.
“È evidente – aggiungono – che per il Governo Meloni esistano priorità diverse: si trovano fondi per il Ponte sullo Stretto, ma non una parola né una risorsa per la Tirrenica. Un atteggiamento incomprensibile, che penalizza un intero territorio e compromette opportunità strategiche per mobilità, economia e sostenibilità”.
“Il Partito Democratico – concludono Simiani e Gazzetti – non resterà in silenzio: come gruppo parlamentare presenteremo fin da subito tutti gli atti parlamentari possibili e, all’esito delle audizioni, lavoreremo alla stesura di specifici emendamenti per chiedere che il governo finanzi immediatamente la Tirrenica. È tempo che l’esecutivo ritrovi la memoria e rispetti gli impegni assunti”.
“Da Feltri parole inaccettabili e sessiste”. Il partito democratico ha presentato una interrogazione parlamentare in vigilanza Rai per sapere dal Presidente e dall’Amministratore delegato della RAI, “quali opportune e tempestive iniziative intenda assumere con urgenza la Rai che in qualità di servizio pubblico e di principale azienda culturale del Paese, non può derubricare un episodio di tale gravità e per evitare che possano ripetersene di analoghi”. L’interrogazione si riferisce alla trasmissione “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, condotta da Piero Chiambretti e andata in onda su Rai 3 il 22 maggio in cui si faceva riferimento alle infelici espressioni del Ministro Nordio che ha consigliato alle donne vittime di violenza di rifugiarsi in chiesa o in farmacia. Il conduttore - scrivono i democratici - si domandava dove avrebbero potuto andare le donne vittime di violenza se avessero trovato chiese e farmacie chiuse. Al che Feltri commentava: “A casa mia. Se sono bone”.
Siamo davanti - aggiungono i dem - a una evidente, vergognosa ed inaccettabile frase sessista e violenta, che colpisce tutte le donne vittime ogni anno di violenza e di maltrattamenti, che offendono la memoria di tutte le donne uccise per mano di un uomo, e che evidenziano ancora una volta come, colpevolmente, anche da parte del servizio pubblico, non sia adeguatamente compresa la gravità di certe espressioni.
Inoltre - sottolineano - è di tutta evidenza che quanto affermato da Vittorio Feltri durante il programma in oggetto viola apertamente sia il Contratto nazionale di servizio tra il Ministero delle imprese e del made in Italy e la Rai - Radiotelevisione italiana S.p.a che all’articolo 2 comma 2 prevede espressamente che “L'offerta di servizio pubblico deve essere improntata (…) al contrasto di ogni forma di violenza, discriminazione e discorsi d'odio”, sia il Regolamento della Agcom contro Hatespeech ("Regolamento in materia di tutela dei diritti fondamentali della persona ai sensi dell'articolo 30 del Decreto Legislativo 8 novembre 2023, n. 208)”. L’interrogazione è stata presentata con la prima firma di Ouidad Bakkali, a cui seguono quella del capogruppo Stefano Graziano e di tutti i componenti dem in vigilanza.
“La memoria si appanna non solo se si dimentica di ricordare, ma anche se è inondata da fiumi di retorica. Non voglio nemmeno commentare un Ministro che, nella giornata di oggi, durante la cerimonia ufficiale, ha voluto celebrare soprattutto la sua militanza nel Fronte della Gioventù. Ma anche dagli altri membri del Governo, presenti stamattina a Palermo, abbiamo ascoltato solo retorica e nemmeno un impegno su ciò che concretamente servirebbe nel contrasto alla mafia, a cominciare dal correggere gli errori compiuti da questa destra, come le norme sugli appalti (non solo sul Ponte) o quelle sul limite di 45 giorni alle intercettazioni sulla ricerca dei latitanti”.
Lo dichiara Giuseppe Provenzano, responsabile esteri e cooperazione internazionale del Pd e membro della commissione antimafia, che ha partecipato alla commemorazione ufficiale a Palermo a 33 anni dalla strage di Capaci.
"L’approvazione dell’emendamento che impone agli italiani discendenti da famiglie emigrate da generazioni, l’obbligo di certificare la conoscenza della lingua italiana entro termini perentori, pena la perdita della cittadinanza, rappresenta un insulto intollerabile a una parte vitale della nostra comunità nazionale. Secondo questa norma assurda, un cittadino italiano maggiorenne, nato e residente all’estero, con genitori o nonni nati anch’essi all’estero e titolare di altra cittadinanza, dovrà dimostrare, entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge, di possedere una conoscenza della lingua italiana almeno a livello B1. In caso contrario, la conseguenza sarà la perdita automatica della cittadinanza italiana. Nel caso di cittadini minorenni, la certificazione linguistica dovrà essere presentata entro il compimento del 25° anno di età, altrimenti scatterà la decadenza della cittadinanza. Un obbligo che solo gli over 70 o le persone affette da disabilità permanente potranno evitare. Con questa norma ingiusta e discriminatoria si intende colpire cittadini italiani a tutti gli effetti, non aspiranti tali, cancellando con un colpo di spugna la memoria, l’identità, i legami affettivi e culturali che da sempre tengono unita l’Italia alle sue comunità nel mondo. È una misura punitiva che ignora totalmente la storia delle nostre emigrazioni e che intende spezzare la catena della trasmissione della cittadinanza per discendenza, indebolendo così la presenza dell’Italia in quelle terre dove i nostri connazionali hanno scritto pagine straordinarie di sacrificio, lavoro, cultura e solidarietà. Non solo. Siamo davanti a un provvedimento che, oltre a essere culturalmente inaccettabile e politicamente miope, rischia di gravare pesantemente sull’amministrazione pubblica italiana, chiamata a gestire una mole enorme di verifiche e certificazioni con costi insostenibili, aprendo anche la strada al proliferare di pratiche irregolari e mercati paralleli della certificazione linguistica. La verità è che con questo emendamento si manda un messaggio chiaro e pericoloso: gli italiani all’estero sono considerati cittadini di serie B, da allontanare, da escludere, da marginalizzare. È una visione retrograda e profondamente ingiusta che respingiamo con forza e determinazione. Daremo battaglia in tutte le sedi parlamentari e istituzionali. Non staremo a guardare mentre si cerca di cancellare la dignità, la storia e l’identità degli italiani nel mondo. Difendere i nostri connazionali all’estero significa difendere l’Italia tutta”.
Così il deputato Pd Nicola Carè, eletto nella ripartizione Estero.
“Il dolore delle vittime non può restare fuori dalla Storia. Deve avere cittadinanza nella memoria collettiva e nel lavoro delle Istituzioni. Solo così possiamo costruire una giustizia più umana, capace di ricucire le fratture del nostro tempo.” Lo ha dichiarato l’On. Michela Di Biase introducendo l’incontro promosso dall’Associazione Fare nell’ambito del ciclo 'Le parole della giustizia'.
L’evento, che ha visto la partecipazione del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha ospitato tra i relatori il professor Adolfo Ceretti, tra i massimi esperti italiani di giustizia riparativa, e Manlio Milani, testimone di impegno civile e memoria democratica, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia.
“Milani ci ha insegnato che la vittima non è solo un oggetto del male, ma un soggetto politico, capace di trasformare il trauma in testimonianza, e la memoria in responsabilità pubblica. Una vittima che non chiede vendetta, ma ascolto, verità, giustizia”, ha proseguito Di Biase.
“Non basta essere ‘con le vittime’ in modo astratto, cerimoniale. Occorre mettere in discussione i meccanismi che hanno prodotto l’ingiustizia. Occorre vigilare sulla coerenza democratica, aprire gli archivi, rifiutare ogni forma di delega passiva alla magistratura o alla storia ufficiale. Costruire giustizia non solo nelle aule dei tribunali, ma nello spazio pubblico, nella società.” ha aggiunto la deputata.
“Quando la sofferenza viene trasformata in identità esclusiva – ha concluso Di Biase – si corre il rischio che la vittima diventi ostaggio del dolore subito. È per questo che la giustizia riparativa deve essere una pratica pubblica, costituzionale, non privata o sentimentale. Deve servire a ricostruire il patto etico su cui si fonda la nostra Repubblica.”