“Peggio la toppa del buco, Mollicone insiste e continua a mettere in discussione il lavoro della magistratura. La sentenza della Corte di Cassazione e le conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, ricordate ieri dal Presidente della Repubblica, sono molto chiare nella ricostruzione storica e giudiziaria delle stragi di matrice neofascista. Se per Fdi non sono sufficienti abbiamo un problema e, nonostante le prese di distanza formali, le parole di Mollicone appaiono come la testa di ponte del suo partito. Non resteremo certo in silenzio davanti a questo tentativo di inquinare la memoria e riscrivere la storia di quegli anni” così il capogruppo democratico nella commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano intervistato ad Agorà.
“Nel giorno in cui ricordiamo l’anniversario della strage dell’Italicus, la memoria delle vittime e il dolore delle famiglie e di un paese intero vengono offesi dalle sconsiderate parole dell’onorevole Mollicone presidente della commissione Cultura. Un uomo delle istituzioni che dovrebbe avere a cuore il lavoro della magistratura e il rispetto delle sentenze. La gravità delle sue parole chiama in causa direttamente il ministro della Giustizia Nordio e la premier Meloni. Condannare certe espressioni è il minimo che ci possiamo aspettare da chi governa il Paese”.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Abbiamo votato contro, nella Commissione Difesa della Camera, alla proposta di legge che prevede che il relitto del sommergibile Scirè divenga Sacrario Militare. Eravamo pronti a sostenere il disegno di legge ma avevamo chiesto si approvasse un nostro emendamento che chiarisce il contesto storico dell'affondamento del sommergibile nel 1942. Per noi una cosa è ricordare giustamente il sacrificio di quei marinai italiani, altra cosa è dimenticare che in quel momento l'Italia combatteva dalla parte sbagliata, alleata dei nazisti e trascinata dal regime fascista e dalla monarchia in una terribile guerra di aggressione. Il nostro emendamento è stato respinto e quindi abbiamo votato contro la proposta di legge.
La memoria di chi è caduto infatti, che difendiamo e rispettiamo, non può diventare l' occasione per riscrivere la storia o comunque per nascondere il contesto storico in cui quella memoria si colloca".
Così in una nota Andrea De Maria e Stefano Graziano, deputati PD.
“Il Si’ convinto dell’Aula di Montecitorio alla creazione di un Museo a Viareggio per la memoria delle vittime della strage ferroviaria del 2009 e per la promozione della sicurezza ferroviaria è atto significativo sostenuto da maggioranza ed opposizione che da’ un mandato preciso al governo a 15 anni dalla tragedia”.
Lo dichiara il deputato dem e segretario del Pd della Toscana, Emiliano Fossi, sul suo ordine del giorno al decreto Infrastrutture approvato alla Camera.
“La struttura museale - aggiunge - sarà gestita da una apposita Fondazione e sottoposta alla vigilanza del Ministero della Cultura con molteplici finalità: diffondere la conoscenza delle cause e conseguenze dell'incidente, rendere omaggio alle vittime e alle loro famiglie, promuovere buone pratiche e la ricerca per migliorare la sicurezza ferroviaria, monitorare la sicurezza del sistema ferroviario nazionale, identificare le aree di maggiore criticità e proporre soluzioni, promuovere attività didattiche e organizzare manifestazioni, convegni, mostre e altri eventi sui temi della sicurezza ferroviaria. Siamo soddisfatti di questo risultato. Da mesi - conclude - giace alla Camera una proposta di legge Pd con questi contenuti a prima firma del deputato Simiani, adesso spetta al governo concretizzare in tempi brevi e certi il mandato del Parlamento”.
"Memoria, verità e giustizia": sono questi i pilastri su cui si è mossa, negli ultimi 47 anni, l'instancabile opera delle "Abuelas de Plaza de Mayo", le nonne a cui la dittatura militare argentina ha sottratto figli, figlie spesso incinte e i nipoti piccoli o appena nati.
La storia dei ritrovamenti dei desaparecidos argentini che, grazie anche all'interessamento dell'on. Fabio Porta, Julio, Miguel e Florencia Santucho, dell'associazione delle "Abuelas", ci hanno raccontato oggi durante un'audizione al Comitato diritti umani della Camera, è una storia che riguarda anche l'Italia. Tanti sono gli italiani, infatti non solo tra i carnefici di quella orrenda dittatura, ma anche tra le vittime. Ci sono ancora circa 300 bambine e bambini desaparecidos che l'associazione delle Abuelas sta ancora cercando e, tra loro, diversi sono di origini italiane. Bambine e bambini a cui è stato negato il diritto all'identità, a conoscere le proprie origini, la propria storia familiare, i cui genitori sono stati trucidati.
Le indagini per trovarli oggi sono messe a rischio dal governo Milei che punta perfino a negare gli orrori della dittatura militare. I fondi che permettono alla Banca dati genetica nazionale di eseguire le verifiche per l'identificazione certa dei desaparecidos sono stati ridotti, l'unità investigativa che lavora a questi casi depotenziata, tante persone che lavoravano nei siti dove sorgevano i campi di detenzione clandestini sono stati licenziati.
Uno stato e un popolo senza "memoria, verità e giustizia" non hanno futuro. Per questo presenteremo al governo italiano una interrogazione per sapere come intende assicurarsi che il governo argentino non ostacoli le ricerche dei desaparecidos né che si trasmetta la memoria degli orrori della dittatura militare e come intende sostenere questo sforzo di verità anche in relazione ai desaparecidos italiani tra cui i figli di Gigio Battistoi e Maria Rosaria Grillo di cui non si hanno ancora notizie e che potrebbero trovarsi in Italia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Trentadue anni senza che a Paolo Borsellino, ad Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli possa essere tributata l’unica cosa che una democrazia ormai adulta e matura come la nostra, dovrebbe loro riconoscere.
La strage di via D’Amelio fu la dimostrazione del fatto che l’Italia era in guerra, coinvolta in una battaglia che però non tutto lo Stato stava combattendo.
Dopo 57 giorni dalla strage di Capaci, nel luglio del 1992, la mafia ripeteva il suo atto criminale, facendoci assistere, attoniti, a un nuovo orrore.
Fu un’estate, quella del 1992, che ha rappresentato per la mia Sicilia e per l’intero Paese, un momento storico per la lotta alla mafia, che è stato l’inizio di un riscatto collettivo, che ha visto anche la società civile impegnata in quella battaglia.
Una battaglia, che però, è ancora incompleta, è ancora parziale.
Tutte quelle donne e quegli uomini hanno rappresentato un limite a quel potere mafioso e alla capacità della mafia di insidiarsi nella società, nella politica e nelle istituzioni del nostro Paese.
Le manifestazioni come quella di via D’Amelio oggi, sono importanti per ricordare il loro servizio allo Stato e che quella guerra non è ancora vinta.
Quei servitori dello Stato, quelle vittime innocenti, hanno risvegliato uno Stato connivente e una società civile che fino a quel momento era stata acquiescente, portando a una reazione che è stata l’inizio di un riscatto.
Su Paolo Borsellino, le donne e gli uomini della sua scorta, manca ancora la verità. È dovere delle istituzioni contribuire a ricercarla. Per onorare la loro memoria e a beneficio dello Stato e delle cittadine e dei cittadini che quotidianamente fanno il proprio dovere.
Così la deputata del Pd Giovanna Iacono.
"Abbiamo votato in Commissione Difesa l'istituzione della giornata per gli internati militari italiani dopo avere chiesto e ottenuto modifiche al testo in discussione per rendere chiare le responsabilità della Repubblica Sociale italiana, facendo così in modo da evitare ogni ambiguità nel testo della legge. E abbiamo sottolineato come questa giornata debba essere vista in stretta relazione con il Giorno della Memoria, che ricorda insieme alle vittime della Shoah i deportati politici e militari italiani. Con queste due condizioni la legge rappresenta un'occasione di memoria per quei militari che pagarono con l'internamento in condizioni durissime il rifiuto ad essere arruolati nell'esercito fascista della Repubblica Sociale e hanno così contribuito alla Resistenza.
Bene che tutti i gruppi parlamentari si uniscano sempre nella Memoria di chi, opponendosi al Fascismo, ha contribuito a conquistare libertà e democrazia. In vista della approvazione in Aula intendiamo assicurare il pieno coinvolgimento delle associazioni che più si occupano della Memoria degli internati militari e della deportazione".
Così in una nota Andrea De Maria e Stefano Graziano, deputati PD
“Siamo di fronte ad una deregulation totale. Deroghe alle dimensioni minime degli alloggi, alle altezze per i locali abitabili; ad oggi la dimensione minima è 2,70 m, con il “salva casa” viene ridotta a 2,40. I monolocali vengono ridotti a 20 m quadri per l’abitabilità di una persona e a 28 m quadri per quella di due, quindi secondo Salvini evidentemente 20 × 2 fa 28.
Deroghe alle distanze dai confini, mancanza di rispetto della dotazione di standard e infine l’eliminazione della doppia conformità, una delle norme più gravi che hanno appena approvato consentendo di fatto costruzioni di volumi nuovi in aggiunta, di edifici totalmente diversi e collocati in modo diverso, di edifici che violano le norme vigenti in materia antisismica. Tutti interventi per i quali sarebbe previsto un nuovo permesso per costruire.
Una deregulation totale, un favore alla rendita immobiliare e nessuna risposta ai problemi veri quelli della casa, degli affitti brevi, degli alloggi per gli studenti. La destra ha mostrato il suo vero volto addirittura peggio dei condoni di berlusconiana memoria”.
Lo ha detto la capogruppo PD Chiara Braga intervistata da Radio radicale a margine della commissione Ambiente di Montecitorio.
Mentre l'amministrazione regionale rimane sospesa in attesa delle decisioni che Toti, da oltre 60 giorni agli arresti domiciliari, dispensa in pillole quotidiane al legale o in colloqui con politici della sua maggioranza, Regione Liguria commemora la RSI, per un episodio la cui veridicità è stata fortemente contestata dalla ricerca storica in più di un'occasione.
La presenza in forma ufficiale del consigliere di Forza italia Vaccarezza alla cerimonia di commemorazione dei repubblichini sul Monte Manfrei nel savonese è una grave violazione della memoria di chi morì combattendo dalla parte giusta, per liberare anche quei territori dal nazifascismo.
In forma privata ciascuno può decidere di impiegare il proprio tempo a commemorare chi vuole, ma rappresentare la regione in forma ufficiale per onorare chi ha sostenuto un regime efferato che ha causato lutti e sofferenze indicibili nel nostro Paese e nella nostra regione, è grave e inqualificabile, oltre che lontano dallo spirito Costituzionale che dovrebbe permeare l'operato dei rappresentanti delle istituzioni.
Gli altri rappresentanti della maggioranza, concordano con l'utilizzo del vessillo della Regione a ricordo di chi sostenne il regime fascista e si adoperò per combattere chi voleva liberare l'Italia?
Ci auguriamo che qualcuno di loro faccia chiarezza su questo episodio che getta ulteriore ombra sulla situazione già difficile che sta vivendo la regione Liguria.
Valentina Ghio deputata e vicecapogruppo PD alla Camera
“Con il ddl Nordio il governo da una parte abolisce l’abuso d’ufficio che tutela i cittadini contro gli abusi di potere della pubblica amministrazione e dall’altra introduce nel decreto ‘svuota carceri’ il nuovo reato di peculato per distrazione, rendendosi conto, in zona Cesarini, che con l’abolizione dell’abuso d’ufficio vengono violati gli obblighi internazionali sottoscritti dall’Italia. L’infinita creatività del ministro Nordio, sembra violare alcuni principi sostanziali riassunti in queste domande: può essere promulgata la legge che abolisce l’abuso d’ufficio oggi approvata alla Camera dopo che la stessa è stata emendata da un decreto legge entrato in vigore il 4 luglio scorso? Una azione legislativa così confusa non creerà incertezza applicativa, oltre che grande confusione, addirittura rischiando di aggravare la posizione di chi oggi a suo dire dovrebbe festeggiare?
La verità è che l’abolizione dell’abuso d’ufficio apre una voragine nella tutela della P.A. che il governo ha dovuto in fretta e furia arginare per non incorrere in una procedura di infrazione. Altra bandierina che costerà cara agli italiani, come le quote latte di salviniana memoria o le concessioni balneari care alla ministra Santanchè”. Così la deputata dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
Trovo inspiegabili le decisioni prese ieri sera dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Treviso. Siamo al paradosso: con una mano si concede la cittadinanza onoraria a Giacomo Matteotti, motivandola con l’adesione profonda ai valori che lui incarnava, e con l’altra si conserva la cittadinanza onoraria concessa 100 anni fa a Benito Mussolini, che dell’omicidio di Matteotti fu mandante e responsabile, perché il fatto è “storico” e “datato”.
Eppure Giacomo Matteotti fu ucciso proprio per i valori che rappresentava. Giustamente le forze di opposizione e il Partito Democratico, che ringrazio, hanno chiesto con la mozione di minoranza che si eliminasse questa paradossale ambiguità: i voti di ieri sera erano afferenti alla storia immobile e monumentale, oppure forse alla memoria, viva, che respira ogni giorno anche grazie alle nostre scelte politiche?
Quel delitto conserva una grande portata storica e simbolica a maggiore ragione oggi, nell’anno in cui si ricordano i 100 anni dall’accaduto e nei giorni in cui un’inchiesta di Fanpage scoperchia come nell’organizzazione giovanile della principale forza di governo si coltivino rigurgiti di antisemitismo, neofascismo e su queste questioni non dovrebbe esserci che unità, invece spiace constatare che la maggioranza a sostegno dell’amministrazione Conti forse ha fatto i conti con la storia del nostro paese solo a metà: non a caso, in questa discussione su fatti “storici, circoscritti e datati” erano assenti i consiglieri comunali che vengono dal percorso di Forza Nuova.
È sicuro, Mario Conte, che la nostra città, Medaglia d’oro al valore militare, non meriti una discussione più matura, consapevole e attaccata alla realtà, che mai può prescindere dalla storia?
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
“Cosa è Gioventù nazionale? Non una frangia estremista, ma il movimento giovanile di Fratelli d'Italia e dall’inchiesta di Fanpage emerge una doppia identità del movimento: quella ufficiale, vanto di Giorgia Meloni, di giovani militanti che si mostrano moderati davanti ai giornalisti, ma che nella loro dimensione interna si trasformano e inneggiano liberamente al fascismo e ai terroristi NAR, fanno il saluto romano, urlano 'Duce' e 'Sieg Heil'. Dalle immagini sembra emergere anche l'intenzione di voler finanziare l'organizzazione utilizzando come escamotage l'attivazione, con altro ente, di un programma di Servizio Civile finanziato dallo Stato”. Lo dichiara in Aula di Montecitorio la deputata dem Valentina Ghio presentando la domanda del question time al ministro Ciriani su l'inchiesta di Fanpage su Gioventù Nazionale.
“Nessuna risposta né sulla grave e reiterata apologia del fascismo da parte dei giovani di Fratelli d'Italia – continua Ghio -, né sul vantato progetto di utilizzo di fondi statali. Nessuna parola di scusa, nemmeno alla memoria di chi ha pagato con la propria vita la realizzazione della democrazia che il nazi fascismo a cui inneggiano i rappresentanti di Gioventù Nazionale, aveva barbaramente cancellato. Le parole di risposta del ministro Ciriani al nostro question time ci lasciano increduli. Una difesa d'ufficio senza la minima consapevolezza della gravità dei fatti e della palese violazione del dettato costituzionale”.
“Hanno forzato le regole parlamentari per imporre una seduta fiume e votare, nottetempo e non alla luce del sole, un'autonomia differenziata senza paracadute. Una forzatura per potere ed interessi delle forze politiche della destra, l’autonomia ad uno, il premierato all’altra, la separazione delle carriere alla memoria del terzo.
Calderoli ha fatto il giocatore di poker, ha fatto buio senza vedere le carte perché non si sa, e questa notte lo ha ammesso, quanti soldi servono e a cosa toglierli. Intanto si prepara l’arma poi si vedranno i danni è la filosofia del Governo, che ha deciso di dividere il Paese con questa scelta spregiudicata. Pagheranno caro questa scelta, tutti gli italiani, anche i pochi che, apparentemente, potrebbero trarne un vantaggio e a maggior ragione ci rimetteranno i cittadini del Mezzogiorno e delle Isole che si vedranno ridurre ancora di più diritti e servizi rispetto alle regioni del centronord. Sanità, assistenza, scuola, ambiente non avranno le risorse necessarie in egual misura in ogni parte del territorio. Cresceranno le disuguaglianze, aumenterà la precarietà, si innescheranno nuovi conflitti sociali. Continueremo a dare battaglia in Parlamento per impedire l'approvazione definitiva delle altre riforme costituzionali e porteremo nelle piazze il disagio di quanti la vivranno sulla loro pelle. Se pensano di averci piegato sbagliano e di grosso, non ci fermeremo”. Lo dichiara il deputato del PD, Silvio Lai.
"Un consigliere di FDI appena eletto a Manfredonia che dice che loro sono "abituati ai forni crematori" e la platea ride, il monumento alla memoria di Matteotti danneggiato con la scritta "w fascio", la tomba di Enrico Berlinguer, mai toccata prima, profanata per la terza volta in due mesi, l'inchiesta di Fanpage sui militanti di Gioventù nazionale che inneggiano a Mussolini e gridano "Sieg Heil", l’aggressione fisica di un deputato, il segno della Decima Mas e l'urlo "Presente!" fatti nell'aula di Montecitorio: questi sono i fatti accaduti in meno di una settimana.
Ci accusano di parlare sempre di fascismo e di antifascismo ed è vero. Non passa giorno infatti che la destra non faccia o dica cose gravissime che non possono essere trascurate. Tacere infatti sarebbe complice. E' il tentativo di normalizzare metodi, linguaggi, atteggiamenti inaccettabili in una democrazia matura, e che hanno una matrice chiara e inequivocabile e sui quali la presidente del Consiglio, che ufficialmente celebra Matteotti, non dice una sola parola finendo per farsi isolare nei consessi internazionali. Com'è accaduto ieri a Bruxelles dove la Commissione europea non ha potuto che condannare "la simbologia fascista", definendola "non appropriata" e "moralmente sbagliata".
Quanto dobbiamo aspettare, ancora, prima di sentire da Giorgia Meloni e dai ministri del suo partito parole chiare di condanna e presa di distanza da fatti del genere? O dobbiamo pensare che la sintonia e l’affinità siano tali da coprire tutto? E per questo proprio non riescono a dichiararsi antifascisti, nonostante abbiano giurato sulla Costituzione antifascista?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Non può essere più un caso: ancora un gesto vandalico contro la tomba di Enrico Berlinguer. Uno sfregio alla memoria e alla storia.
Chiediamo al Ministro Piantedosi di individuare i responsabili e tutelare il monumento, affinché nessuna offesa oltraggiosa possa ripetersi.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.