“Ancora una volta la cosiddetta guardia costiera libica spara su una ONG. Questa volta è toccato a Sea Watch, ‘responsabile’ secondo i libici di aver salvato dei migranti e di volerli portare in un porto sicuro come previsto dalle norme internazionali.
La motovedetta dalla quale i libici hanno sparato è una di quelle fornite dall'Italia e queste operazioni avvengono nell'ambito degli accordi Italia-Libia.
Il governo non può ancora una volta fingere di non vedere, non può rifiutarsi di intervenire. Il Mediterraneo è sempre più un cimitero dove bande di criminali operano indisturbate per impedire di salvare vite.
Lo ribadiamo ancora una volta: quegli accordi vanno stracciati e serve una nuova mare nostrum europea. Da parte nostra tutta la solidarietà a Sea Watch e alle altre ong che operano con coraggio nel Mediterraneo” così una nota del deputato democratico Matteo Orfini.
“Fossi nella Premier eviterei toni trionfalistici rispetto ai Centri in Albania. Anzitutto ricordiamo, che oggi si è pronunciato l’Avvocato Generale della Corte di giustizia, le cui conclusioni, come dovrebbe sapere perfettamente Meloni, non sono vincolanti per i giudici che si dovranno pronunciare sul rinvio pregiudiziale rivolto dalla Corte di Cassazione. Sarebbe prudente e corretto da un punto di vista istituzionale attendere la sentenza della Corte, prima di annunciare la compatibilità del Protocollo Albania con il diritto UE. Ad oggi, la vicenda è ancora sub iudice. Aggiungo peraltro, che lo stesso Avvocato Generale si è pronunciato, in linea di principio, indicando al tempo stesso una serie di stringenti condizioni, requisiti, diritti e garanzie da assicurare ai migranti trattenuti, in particolare ai minori e alle persone vulnerabili, che non è escluso saranno oggetto di valutazione dei giudici di Lussemburgo, e la cui verifica in concreto da parte del giudice del rinvio – ossia la Corte di Cassazione – sarà comunque indispensabile per considerare la normativa italiana effettivamente coerente col diritto europeo. Ad ogni modo, resta oggi il fallimento umano, operativo, economico e sociale di questi centri, che nessuna passerella o nessuna dichiarazione può cancellare”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione affari europei della Camera.
"Per la centesima volta Giorgia Meloni fa un post per dire che l'Europa le da ragione sui centri in Albania. Per la centesima volta ovviamente non è così. Intanto perché non c'è una sentenza ma una dichiarazione dell'avvocato generale della Corte di Giustizia che non fa lui la sentenza. E poi perché nella dichiarazione in questione viene segnalato che i diritti dei migranti devono essere pienamente tutelati affinché sia possibile un centro come quello in Albania. Che è esattamente il punto in discussione. Intanto, tra un post e l'altro di Giorgia Meloni, la violazione dei diritti continua. E anche lo spreco immane di risorse pubbliche". Lo scrive su X il deputato del PD Matteo Orfini commentando le dichiarazioni della premier Meloni.
“La scelta del governo di voler realizzare un cpr nella zona di Castel Volturno rappresenta un chiaro fallimento delle politiche migratorie del Governo insieme ad uno scempio politico ma anche naturalistico e normativo. Si viene a creare un grave problema di carattere sociale ed ambientale nonché un ulteriore spreco di soldi. Il territorio coinvolto inoltre si snoda in una zona costiera lungo la Domiziana di ben 80 km ininterrotti che è considerata zona particolarmente delicata sotto il profilo ambientale. Una scelta scellerata che penalizza un territorio già complesso, ennesima decisione di un governo irresponsabile che tenta di mettere una toppa a quel che è un vero e proprio fallimento”. Lo dichiarano in una nota congiunta, i deputati del PD Stefano Graziano, Piero De Luca e Marco Sarracino.
"Rilievi tecnici" così Giorgia Meloni ha derubricato le osservazioni del Quirinale sull'incostituzionalità del decreto sicurezza su cui si discute oggi alla Camera. Altro che "rilievi tecnici". Qui parliamo di una misura che mina uno dei principi cardine della Costituzione che è il diritto alla difesa che Meloni intendeva comprimere usando l’avvocatura come strumento per mettere in atto il piano di remigrazione. La premier, non è riuscita a farla franca neanche in questa circostanza ma pur di non riconoscere l'incapacità del suo governo di scrivere una norma, parla del presidente della Repubblica come fosse un grigio burocrate e non come di colui che è chiamato a garantire la tutela della Costituzione.
E così siamo chiamati a votare un decreto destinato a essere contraddetto dallo stesso governo un minuto dopo l'approvazione. Una situazione paradossale.
Per questo ho presentato un ordine del giorno in cui si impegna il governo a rimuovere dal decreto ogni norma che viola i principi costituzionali e i diritti delle persone come quella che prevede una remunerazione di 615 euro agli avvocati che convincono i loro clienti migranti al rimpatrio volontario e l'abolizione del gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni.
Ma dato che la maggioranza, per tensioni interne, ha tenuto per 55 giorni il decreto in ostaggio al Senato, saremo costretti a discutere gli ordini del giorno in piena notte, in un tour de force che sarebbe stato del tutto evitabile se il governo avesse fatto l'unica cosa sensata da fare: ritirare il decreto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Siamo di fronte a norme manifestamente incostituzionali: in quanto tali, l’unica soluzione praticabile da parte della maggioranza è la loro soppressione. È irriguardoso pensare di poter aggirare il problema con un ordine del giorno, rinviando tutto a future norme attuative del decreto. La toppa è peggio del buco”.
Lo afferma la responsabile nazionale giustizia e deputata del Pd, Debora Serracchiani commentando le criticità emerse sul decreto sicurezza, in particolare sulla disposizione relativa al compenso degli avvocati nei procedimenti di rimpatrio dei migranti, finita sotto la lente del Quirinale per possibili profili di incostituzionalità.
“Non solo la soluzione individuata non appare sufficiente sotto il profilo giuridico – prosegue – ma rischia di scaricare su atti successivi un vizio originario che deve essere corretto subito”.
Nel merito, viene inoltre giudicato “profondamente sbagliato” l’impianto della norma: “Si introduce un meccanismo che lega il compenso dell’avvocato all’esito del procedimento. È una distorsione grave. E ancora più preoccupante – sottolinea Serracchiani – è l’idea che l’avvocatura possa diventare soggetto attuatore delle politiche del governo. L’avvocato deve restare libero e indipendente, non può essere trasformato in esecutore di obiettivi amministrativi, tanto meno quando questi incidono su diritti fondamentali come la libertà personale. Da qui la richiesta di uno stop: “Serve un intervento chiaro e immediato del Parlamento per correggere o eliminare le norme contestate”.
"La gita fuori porta di Fratelli d'Italia in Albania è una pagliacciata che si somma agli sprechi enormi di questo progetto fallimentare". Lo dichiara il deputato del Pd Matteo Orfini, commentando la visita della delegazione di FdI ai centri per migranti in Albania. "Meloni aveva promesso 36mila migranti all'anno, oggi FdI ci spiega trionfalmente che 536 persone sono un successo. I conti sono presto fatti: ogni migrante transitato da quei centri è costato alle casse dello Stato oltre 300mila euro. Questo è il 'modello europeo' di cui vanno fieri", attacca Orfini. "In Albania la propaganda del governo si scontra con la realtà: i centri sono la fotografia del fallimento del governo Meloni. Non funzionano e rappresentano uno spreco enorme di risorse pubbliche, il tutto in violazione del diritto internazionale", prosegue il deputato democratico. "La scampagnata di oggi è un tentativo ridicolo e patetico di nascondere questo disastro. Quando saremo al governo chiuderemo immediatamente quei centri e denunceremo pubblicamente ogni singolo euro sprecato. Fratelli d'Italia inizi da oggi a chiedere scusa al Paese", conclude Orfini.
"Con la norma introdotta dalla maggioranza nel decreto sicurezza siamo arrivati al paradosso inaccettabile dell'invenzione di un 'bonus remigrazione': un incentivo agli avvocati per favorire il rimpatrio dei migranti. Una scelta che racconta più di tante parole le priorità sbagliate di questo Governo". Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
"Parliamo di una misura che rischia di alterare il corretto equilibrio del sistema di tutela dei diritti, mettendo in discussione anche il ruolo e l’autonomia della difesa, che deve restare orientata esclusivamente all’interesse del cliente e non a meccanismi incentivanti. È per questo - sottolinea la deputata - che nella discussione alla Camera chiederemo la cancellazione di questa norma, come ha già fatto anche il Consiglio nazionale forense".
"È evidente – conclude Di Biase – che questo Governo ha perso di vista le vere emergenze del Paese, preferendo alimentare una narrazione ideologica piuttosto che dare risposte reali ai cittadini".
"I migranti sono "delinquenti", le ong che salvano vite in mare sono "scafisti", le ragazze e i ragazzi che manifestano per Gaza sono "amici di Hamas". La narrazione tossica delle destre avvelena il dibattito pubblico e sporca tutto ciò che è bello, a partire dalla solidarietà e dall'accoglienza. Di questo abbiamo parlato oggi alla Global Progressive Mobilisation di Barcellona, durante il panel organizzato da Solidar, che ringrazio per l'invito, sulla discrepanza tra i fatti che riguardano il fenomeno della migrazione e il modo in cui vengono rappresentati dalle destre in tutto il mondo.
Una narrazione che alimenta paure e odio e che nasconde la totale incapacità dei sovranisti di risolvere i problemi reali delle persone. Sono loro che creano insicurezza, è una loro scelta, perché su questo investono politicamente, alimentando la paura. Noi progressisti dobbiamo capovolgere il paradigma. A generare insicurezza sono le disuguaglianze sociali, la marginalizzazione e l'invisibilità a cui le politiche della destra costringono le persone migranti che diventano facile capro espiatorio della rabbia sociale. E' solo combattendo la marginalità sociale e l'esclusione, investendo in accoglienza, che si pongono le basi per società più sicure e più giuste per tutte e tutti. In questa prospettiva i partiti di sinistra non devono seguire la destra per timore di perdere voti, ma ribadire con forza la propria identità che è agli antipodi rispetto a quella della destra e fornire un’alternativa reale di gestione dell’immigrazione, farlo con nuovo slancio, coinvolgendo sempre più persone e rafforzando la cooperazione con la società civile". Lo dichiara, dalla Global Progressive Mobilisation, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Giorgia Meloni ha mentito alle italiane e agli italiani dicendo anche in Aula alla Camera che con il suo governo sono diminuiti i migranti morti in mare.
Non è vero: sono aumentati del 150 per cento. Una strage continua di donne, bambini e uomini che non desta più neanche sgomento e che il governo cerca di occultare.
E i morti sono aumentati perché i soccorsi in mare da parte degli Stati sono stati ridotti all’osso e da parte delle ONG sono diventati molto più difficili, a seguito del decreto del ministro Piantedosi.
Oggi, insieme al collega Arturo Scotto, ho visitato la Ocean Viking, nave della ONG SOS Mediterranee, che in questi giorni è al porto di Siracusa ed è visitabile da chiunque voglia capire come lavora, come effettua i soccorsi e le tantissime difficoltà, spesso dovute ai molteplici divieti legislativi, che incontra pur di salvare vite.
A loro va il nostro più sentito ringraziamento perché, nonostante gli ostacoli continuano ostinatamente ad andare in mare e a salvare vite umane. Queste volontarie e questi volontari riempiono un vuoto lasciato dai governi che, invece di garantire il soccorso ed evitare le stragi nel Mediterraneo, si girano dall'altra parte". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo oggi in visita alla Ocean Viking ferma al porto di Siracusa.
“La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha dato dei numeri che non tornano. I dati Oim pubblicati sulla Stampa denotano un quadro molto preoccupante: nei primi 4 mesi del 2026 le vittime del mare sono aumentate del 152 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%.
Un dato enorme a fronte del quale ci vuole davvero coraggio per dire che questo governo ‘ha ridotto le morti nel Mediterraneo’! La realtà è tutt’altra cosa.
Le morti in mare sono aumentate e le politiche migratorie del governo sono irresponsabili e violano i diritti umani. La Meloni fa finta di non vedere la situazione nel Mediterraneo, perché le fa comodo non vedere.
Solo poco tempo fa durante il ciclone Harry abbiamo assistito a centinaia di naufraghi dispersi e in quell’occasione abbiamo chiesto come Partito Democratico al ministro Piantedosi di venire in Parlamento a riferire su questi dispersi in mare, ma nessun pervenuto. La verità è che la Meloni e il suo Governo continuano a dire che sono diminuiti gli sbarchi e le morti in mare solo perché non li contano”. Lo dichiara il deputato del Pd, Matteo Orfini, a proposito dell’informativa della Presidente del Consiglio Meloni alla Camera.
“Domani sarò a Prato, alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più deportazioni”. E ci sarò perché Prato non si tocca. Il cosiddetto “Comitato Remigrazione e Riconquista”, nato da un’iniziativa di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti, manifesterà proprio domani nel centro della città. Marceranno per sostenere la “remigrazione”, che è una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti. E lo faranno nello stesso giorno e nella stessa città dove, il 7 marzo 1944, i nazifascisti rastrellarono 133 lavoratori pratesi dalle fabbriche, dalle case, dalle strade. Li rinchiusero nel Castello dell’Imperatore e li caricarono su vagoni piombati diretti a Mauthausen e al sottocampo di Ebensee. Ne tornarono 18. Centoquindici morirono nei lager. Vogliono parlare di deportazione nel giorno esatto in cui Prato ha subìto la deportazione. Dicono che lo fanno per la sicurezza. Ma è una bugia, perché la sicurezza vera è un’altra cosa. La sicurezza è lavoro regolare, contratti, controlli, legalità nelle filiere produttive. È case dignitose, scuole che includono, servizi sociali che non lascino soli né chi viene da lontano né chi è nato qui.
Sicurezza è spezzare lo sfruttamento che umilia tutti, italiani e stranieri, e che a Prato, nelle filiere tessili, è un problema reale, concreto, che non si risolve con le deportazioni ma con la legalità.
Chi sta dietro questa manifestazione non vuole risolvere niente. Vuole solo mettere le persone le une contro le altre, sciacallare sulla paura e creare un capro espiatorio.
Per questo domani sarò a Prato.
La Prato del 7 marzo 1944 ha resistito, ha lottato, non ha avuto paura. Ha pagato un prezzo spaventoso. E per ottantadue anni questa città ha onorato la memoria di quei 133 lavoratori deportati giurando “mai più”.
Domani quel “mai più” va detto di nuovo.
Perché il fascismo a Prato non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa, non ce l’avrà domani, non ce l’avrà mai.
Così sui social il deputato democratico, Marco Furfaro.
“Dove sono le femministe? Qui. A ricordare anche a lei, Presidente, che la violenza contro le donne non è propaganda elettorale. Usarla per fare campagna contro i migranti e per spingere un referendum è indecente. Gli stupri non sono uno slogan. E alimentare odio contro la magistratura sulla pelle delle donne non significa difenderle. Significa solo strumentalizzarle” così sui social la deputata democratica Michela Di Biase che ripubblica il post ‘indecente’ cancellato da Fdi.
"Il Governo Meloni ha fallito su tutta la linea: dalla gestione dei flussi regolari alle politiche di accoglienza. Le scelte adottate in questi mesi non hanno prodotto soluzioni, ma solo propaganda e decisioni che aggravano le condizioni di persone già provate, costrette a inutili e prolungate navigazioni prima di poter attraccare in un porto sicuro": è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Dem Emiliano Fossi e Marco Simiani sullo sbarco a Livorno dei 147 migranti giunti a bordo della nave Ocean Viking.
"Ancora una volta Livorno e la Toscana hanno risposto con serietà, umanità e capacità organizzativa. Il nostro ringraziamento va alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine, alla Capitaneria, al personale sanitario, al Comune e alle associazioni di volontariato che hanno garantito un’accoglienza ordinata. I territori non si tirano indietro: davanti ai volti segnati di uomini, donne e minori, la politica deve ritrovare responsabilità e rispetto della dignità umana": concludono.
"All'alba del 26 febbraio di tre anni fa, a poche centinaia di metri dalle coste di Cutro si consumava una strage di migranti. Morirono 94 persone, tra cui 34 bambini: il più piccolo non aveva nemmeno un anno. Una tragedia che si poteva evitare se i soccorsi avessero funzionato, come ha scritto la Procura di Crotone chiudendo le indagini. Il processo è ancora in corso, quindi attendiamo con fiducia la sentenza. Non ci aspettiamo più, invece, che la premier Meloni tenga fede alla promesse fatte ai sopravvissuti, tra cui quella di potersi ricongiungere con le proprie famiglie.
Il decreto scellerato che il governo varò subito dopo la strage, invece di facilitare i soccorsi, ha inasprito pene, limitato di fatto il diritto d'asilo, minato i diritti dei minori stranieri non accompagnati.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Le stragi in mare continuano: solo poche settimane fa, secondo quanto riferito dalle ONG che effettuano il salvataggio, durante il ciclone Harry, sarebbero morte circa 1000 persone e alcuni dei corpi sono stati trascinati dalle onde sulle spiagge siciliane e calabresi. E proprio in queste settimane, il governo sta preparando un nuovo provvedimento che rende ancora più difficili i soccorsi in mare, ostacolando il lavoro delle ONG contro ogni convenzione internazionale.
Ci batteremo contro queste norme disumane che invece di contenere gli arrivi irregolari aprendo canali legali, vuole impedire i soccorsi lasciando morire le persone in mare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.