“La norma sulle dimissioni dopo quindici giorni di assenza è il vero simbolo di quel che rimane del Collegato lavoro. Volete introdurre una modalità di dimissioni che ci ricorda molto le famose dimissioni in bianco” così dichiara la Vicepresidente nazionale del Partito Democratico Chiara Gribaudo durante il suo intervento alla Camera in occasione del dibattito sul Collegato al lavoro.
Continua Gribaudo nel corso del suo intervento: “Vi occupate di dare risposta ad un problema molto limitato esponendo i lavoratori, specie i più fragili, all’arbitrio del datore di lavoro. È questo spostamento dei rapporti di forza l’unica cosa che sembra muoversi, come un filo rosso che attraversa ogni singolo articolo, in un provvedimento che dopo una gestazione di oltre 7 mesi opera solo piccole limature. Piccole ma, guarda caso, tutte sempre contro le lavoratrici e i lavoratori.”
“Vale - spiega la deputata Dem - per la possibilità di usare i fondi bilaterali per la formazione senza vincoli, per l’utilizzo di lavoratori stagionali, per le norme sul periodo di prova, per l’occhio che si strizza ai sindacati di comodo, e vale soprattutto per le modifiche alle norme sulla somministrazione. Anche qui, si cambia poco, ma sempre e costantemente contro il mondo del lavoro.”
“La verità è che ci sono lavoratori che rimangono appesi per anni, specie nei settori a basso valore aggiunto, ad un rinnovo che arriva l’ultimo giorno utile, lavoratori che operano fianco a fianco con colleghi dipendenti dell’impresa, facendo il loro stesso lavoro. Questa situazione, se prolungata nel tempo, diventa letteralmente alienante” conclude Gribaudo.
“Il Bignami delle faziosità. Leggo che per il Viceministro Bignami il fatto che Questura e Prefettura di Bologna collaborino con il Comune per la sicurezza in città è un segno che queste istituzioni sono accomodanti con il Comune. Quello che manca invece a Bignami è il senso delle istituzioni e il suo dovere di viceministro di collaborare, per il bene della nostra comunità. Abbiamo un viceministro ai trasporti che attacca di continuo il Comune, perché non è della sua parte politica, e lo fa su ogni argomento. La sicurezza è un problema, che va affrontato lavorando insieme, come ha chiesto il Sindaco e come ha recepito il Ministro Piantedosi. Ma quello che conta per il Bignami delle faziosità è seminare risentimento e rancore. Il risultato è che a fronte delle divisioni aumenta la sfiducia tra i cittadini. E senza fiducia resta solo la paura. Cosa forse voluta dal Bignami del viceministro”. Così in una nota il deputato democratico, Virginio Merola.
“Nonostante i proclami del governo Meloni sull'export, la realtà del settore tessile e' ben diversa con un calo significativo della produzione del comparto moda di quasi il 10% per i primi sei mesi del 2024. L'incontro con il tavolo del distretto tessile pratese ci consegna un quadro drammatico sul quale e' necessario che l'azione del governo sia piu' rapida possibile”. Cosi' dichiarano i Deputati Christian Di Sanzo e Marco Furfaro del Partito Democratico. “Da parte nostra, abbiamo manifestato pieno appoggio e ampia disponibilita' a recepire nei provvedimenti legislativi le misure che servono per aiutare il settore a Prato. Avevamo già presentato emendamenti e odg per un fondo di 10 milioni per Prato nel DL energia e nel ddl Made in Italy, proprio come fatto al tempo del governo Draghi, emendamenti e odg bocciati dalla maggioranza. In aggiunta le scarse risorse (15 milioni per la valorizzazione di filiera e 10 per la transizione verde per il 2024 per tutto il comparto a livello nazionale) approvate nel ddl Made in Italy aspettano ancora i decreti attuativi, nonostante il ddl sia stato approvato a dicembre 2023; siamo a fine 2024 e ancora non abbiamo visto un euro nel distretto - come al solito il governo approva, ma non eroga i fondi che promette. Oltre a un fondo straordinario per il distretto tessile pratese, vi sono problemi urgenti a partire dalla deroga degli F24 che e' stata esclusa dal decreto omnibus ed e' fondamentale recuperarla nel decreto concorrenza in discussione alla Camera; cosi' come la cassa integrazione in deroga attraverso la destinazione dei residui. Il distretto tessile pratese c'e' e merita la giusta visibilita' e riconoscimento a Roma, per risolvere questioni come il riconoscimento di distretto energivoro e la sua valorizzazione - per questo il nostro impegno non manchera' come in passato”.
Il Ddl Lavoro non è solo un’occasione mancata. E’ un intervento senza capo, né coda, che serve solo ad allargare le maglie della precarietà e a fare qualche favore agli amichetti di questa destra soprattutto sul piano fiscale. Si tratta di un’operazione pericolosissima i cui effetti ricadranno soprattutto sulle giovani generazioni, alle quali ormai non viene offerto altro che contratti senza tutele e salari da fame rispetto agli altri coetanei europei. Pensavano di approvarselo calpestando il diritto dell’opposizione a presentare emendamenti e condurre una battaglia sul merito. Grazie all’iniziativa del Pd si sono riaperti i termini per gli emendamenti e domani in Aula torneremo a discutere di salario minimo, opzione donna e contratti a termine. Ci batteremo per abrogare gli articoli che liberalizzano i contratti di somministrazione e che eliminano il divieto di dimissioni in bianco. Un colpo all’autonomia delle donne. Consiglio alla destra di mettersi comoda: non rimarremo zitti davanti a questa ennesima deregulation del mercato del lavoro”.
Lo dichiara il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo l’annuncio di chiudere i porti, adesso il ministro Salvini chiude davvero e prima del tempo le spiagge di tutta Italia. C'è, dunque, coerenza nel titolare del dicastero delle Infrastrutture che con circolare emanata ad agosto, in piena stagione, dai propri uffici, costringe gli operatori balneari a smontare entro lo scorso 22 settembre, ‘mangiandosi’ oltre un mese di pacchetti vacanze completi. Sarebbe utile spiegare a Salvini che, oltre alle modalità 'fuori tempo massimo' dei suoi inattesi provvedimenti 'ammazza spiagge', che ormai in tutta Italia, e soprattutto in Romagna, il tema della spiaggia vissuta tutto l'anno, con il mare d'inverno e la destagionalizzazione della proposta turistica, è parte integrante di un'offerta che muove miliardi di euro e centinaia di migliaia di lavoratori”.
Così il deputato democratico, Andrea Gnassi.
“E’ l'ennesima 'perla' di un governo - aggiunge - che su una delle tre principali industrie del Paese, il turismo appunto, si è distinto o per il nulla, o per provvedimenti inopportuni e con conseguenze negative. Dai due anni di silenzio sulle spiagge, alla presa in giro sulla Bolkestein, dalla ridicola campagna Open to Meraviglia, all'assenza di qualunque strategia, fino agli annunci di vendita delle spiagge libere perché frequentate da ‘barboni e tossici’ (copyright ministra Santanché): stiamo raschiando il fondo del barile. Occorre salvare il salvabile, al di là delle appartenenze politiche, perché di turismo, in Romagna e in Italia, si vive in tanti territori. Salvini e Santanchè - conclude - provino a parlarsi e chiarire bene i contorni del provvedimento ‘chiudi tutto’ e per favore la smettano con gli slogan e riaprano subito le spiagge d'Italia, che con il turismo balneare rappresentano oltre il 30% del totale del turismo italiano”.
Si vota oggi in Aula la mozione del Pd sulla riforma della cittadinanza a prima firma Bakkali. Cinque i punti salienti della proposta del Partito democratico che ribadisce che “la riforma della cittadinanza non può più attendere”. Diversamente da quanto annunciato nelle scorse settimane, non è stata presentata alcuna mozione da parte dei gruppi di maggioranza.
1) NATI IN ITALIA (Ius soli)
Riconoscimento della cittadinanza per i minori nati in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno è soggiornante regolare nel nostro Paese da almeno un anno al momento della nascita del figlio.
2) NATI ALL’ESTERO (Ius scholae)
Riconoscimento della cittadinanza a coloro che, giunti in Italia da minori, abbiano frequentato almeno cinque anni il sistema nazionale d’istruzione, inclusa la scuola dell’infanzia.
3) NATURALIZZAZIONE riduzione del vincolo della residenza continuativa da dieci a cinque anni per chi non appartiene a uno Stato membro dell'Unione europea; a tre anni se appartiene ad uno Stato Ue; a due anni se riconosciuto come rifugiato, o persona cui è stata accordata la protezione sussidiaria o se apolide.
4) SEMPLIFICAZIONE delle modalità per dimostrare la continuità della permanenza sul territorio italiano (per chi ha avuto interruzioni involontarie dell’iscrizione all’anagrafe basterà fornire solo certificazioni scolastiche e formative, contratti di lavoro, documentazione sanitaria e altro). La minore età dei figli resta requisito alla presentazione della domanda di cittadinanza.
5)SPORT riconoscere a tutti i minori nati in Italia o con background migratorio, inclusi i rifugiati e richiedenti asilo, la possibilità di essere tesserati presso le federazioni sportive nazionali. Nei casi di evidente interesse sportivo (confermato da
una commissione Coni) poter ottenere la cittadinanza italiana se è stato completato un ciclo scolastico di almeno cinque anni in Italia, oppure se almeno uno dei genitori è nato in Italia (doppio ius soli), o se uno dei genitori dimostri almeno un anno di residenza regolare.
Il neo ministro della cultura, Alessandro Giuli, risponderà domani alla Camera al question time presentato dal gruppo del partito democratico sul calo delle produzioni cinematografiche in Italia e sulle scelte messe in campo dal suo predecessore Sangiuliano in materia di tax credit. “Sono diversi mesi – si legge nel testo - che il settore cinematografico esprime la propria preoccupazione verso le riforme avviate dall’esecutivo attraverso incontri e denunce. In occasione dell’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia le principali associazioni italiane di professionisti del settore, attraverso una lettera indirizzata ai rappresentati di governo, avrebbero espresso il forte dissenso verso le riforme proposte dall’esecutivo evidenziando «la preoccupante situazione di stallo che affligge l’intero comparto produttivo» e ribadire «con rinnovata forza», la richiesta «non più procrastinabile di compiere analisi puntuali per mettere in campo tutti gli strumenti necessari atti a scongiurare il crollo dell’occupazione in particolare nel settore della produzione cinematografica». Il question time - firmato dai dem Manzi, Orfini, Iacono, Berruto, Ghio, Ferrari, Casu e Fornaro - chiede in che tempi e con quali modalità il governo intenda attivarsi per accogliere le ripetute sollecitazioni del settore cinematografico i cui professionisti denunciano il drastico calo della produzione domestica e la mancanza di un welfare adeguato dovuta anche al rinvio del Codice dello Spettacolo, fattori che si aggiungono anche ad una forte diminuzione di produzioni straniere in Italia”.
Calcolo Lep ha effetti politici e sociali, parlamento non può essere scavalcato
Anche i componenti democratici della commissione bicamerale per le questioni regionali hanno chiesto l’audizione del presidente del Comitato per l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, il prof. Sabino Cassese. “Non accetteremo che un organismo tecnico definisca in modo asettico al di fuori del parlamento i criteri di calcolo dei Lep, i cui effetti politici e sociali sono sotto gli occhi di tutti, peraltro con modalità che potrebbero penalizzare le aree più fragili del Paese. Camera e Senato non possono essere scavalcati ma devono essere pienamente coinvolti”, hanno dichiarato i commissari dem Piero De Luca, Claudio Stefanazzi, Daniele Manca, Nicola Irto, Andrea Martella, Emiliano Fossi, Andrea Gnassi.
La deputata Rachele Scarpa si è dichiarata insoddisfatta, questa mattina, della risposta ricevuta dal Viceministro della Giustizia Sisto rispetto a un’interrogazione presentata a luglio sul cambio di appalto dei servizi di digitalizzazione dei processi.
La questione nasce da una gara d'appalto indetta dal Ministero della Giustizia. Suddivisa in cinque lotti, la gara mira a modernizzare i servizi digitali di procure, tribunali e corti d'appello. Ma c'è un problema: i sindacati denunciano la scelta del massimo ribasso per il quinto lotto, assegnato a un'azienda diversa dalle prime quattro. La Cgil Roma e Lazio, Fiom Cgil, Fp Cgil e Nidil Cgil hanno lanciato l'allarme.
Scarpa, nella risposta al Viceministro, ribadisce la denuncia fatta dalle organizzazioni sindacali: in questo momento i lavoratori che hanno operato negli ultimi 25 anni nei servizi affrontano la prospettiva del licenziamento collettivo, mentre l'azienda vincitrice della gara offre ai nuovi assunti condizioni contrattuali peggiorative: un inquadramento contrattuale inferiore, compensi ridotti e contratti a tempo determinato. Il tutto senza che nel bando di gara indetto dal Ministero fossero presenti la clausola sociale, o riferimenti specifici ai contratti collettivi da applicare, e trascurando una clausola di anzianità presente nel contratto di appalto per la quale i lavoratori impiegati avrebbero dovuto avere almeno un anno di esperienza.
Il licenziamento del vecchio personale e la precarietà di quello nuovo mina la sicurezza e l’efficacia delle operazioni di digitalizzazione dei processi: per mesi i servizi sono stati bloccati, causando un grande accumulo di fascicoli, ed è evidente come una successione di lavoratori precari renda molto vulnerabile il sistema di garanzia della segretezza degli atti che vengono giornalmente lavorati in quelle attività estremamente delicate e con accesso ad informazioni estremamente sensibili.
Ci troviamo di fronte a una situazione grave ed emblematica, per cui un ente pubblico ha portato avanti una procedura di cambio appalto lasciando completamente inapplicato il codice degli appalti voluto fortemente dalla stessa maggioranza, e violando le clausole di cambio appalto previste dai contratti collettivi nazionali. A rimetterci lavoratori e lavoratrici che rappresentano a tutti gli effetti un pezzo di storia del Ministero, in quanto per più di 20 anni hanno dedicato esperienza, professionalità e attenzione a un servizio fondamentale. Alla luce dei suddetti fatti e della risposta del Viceministro, che ha aggirato nella sua risposta la vera questione dell’interrogazione, ovvero la sorte di quei lavoratori e le modalità adottate dal Ministero nella procedura di cambio appalto, chiediamo un immediato intervento e un’inversione di passo: che si apra subito un tavoli di trattativa sul cambio appalto, escludendo il massimo ribasso e con la previsione di reintegro di tutti i lavoratori già in forza nel lotto interessato.
No a criteri che discriminano e umiliano mezzogiorno e aree interne
I deputati democratici della commissione Affari costituzionali della Camera chiedono l’urgente audizione del presidente del Comitato per l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, il prof. Sabino Cassese. “Le prime indiscrezioni delle modalità di calcolo dei Lep - su cui il Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare a Meloni, Calderoli e Giorgetti – destano grande preoccupazione perché sarebbero determinate in base alle caratteristiche dei diversi territori, clima, costo della vita e agli aspetti sociodemografici della popolazione residente. Una logica che mortifica interi territori, prevalentemente le aree del mezzogiorno e quelle interne, e genera gravi discriminazioni a livello nazionale” sottolineano Simona Bonafè, Matteo Mauri, Federico Fornaro, Gianni Cuperlo. La richiesta di audizioni avviene alla vigilia della riunione del Clep che dovrebbe approvare un fondamentale documento propedeutico alla determinazione dei fabbisogni e quindi dei diritti in ottica autonomia differenziata.
“Il disegno di legge sulla sicurezza rappresenta un attacco alle libertà individuali e collettive, reprime il dissenso e punta a creare sudditi invece di cittadini. È il panpenalismo all’ennesima potenza: affronta ogni problema con un nuovo reato e nuove aggravanti senza mettere un euro per rafforzare davvero politiche di sicurezza urbana e di coesione sociale; colpisce soggetti fragili come donne incinte e bambini costretti al carcere invece che a misure alternative; reprime ogni forma di dissenso anche se esercitato con la nonviolenza o la resistenza passiva. E infine fa fare al diritto un passo indietro di secoli
con l’apertura alla castrazione chimica, pena corporale dei nostri giorni” così il partito democratico in un post condiviso anche dai profili social dei gruppi parlamentari di camera e senato.
“Fin dal novembre 2023 - scrivono i dem - quasi un anno fa, quando il provvedimento è stato approvato in Consiglio dei Ministri, abbiamo condotto un’opposizione durissima, sfruttando ogni strumento consentito dai regolamenti parlamentari: dalle pregiudiziali di merito e di costituzionalità, ai voti segreti, alle centinaia di emendamenti studiai e condivisi con le altre opposizioni, fino all’audizione di giuristi, costituzionalisti e rappresentanti delle istituzioni per fare emergere le numerose contraddizioni di queste norme.
Abbiamo inoltre denunciato, scrivendo direttamente alla presidenza della Camera, i continui tentativi di imporre una vera e propria ‘dittatura della maggioranza’ con tempi e modalità di discussione lesivi dei diritti delle opposizioni. In commissione e in aula ci siamo opposti con fermezza in ogni occasione a norme incostituzionali che minano i diritti fondamentali delle persone e la libertà, arrivando a punire persino il dissenso pacifico e introducendo disposizioni razziste chiaramente pensate per colpire specifiche etnie.
Abbiamo preteso la discussione su ogni singola norma e chiesto il voto segreto per far emergere le contraddizioni che ancora serpeggiano nella maggioranza. Ma nonostante le dichiarazioni pubbliche tutti i partiti di maggioranza hanno abbassato la testa, assecondando le scelte liberticide e securitarie del governo.
La nostra battaglia non si ferma qui: dopo il voto di ieri continueremo a combattere in Senato e nelle piazze per denunciare un provvedimento che stravolge il codice penale per fare propaganda e mascherare i fallimenti del governo in materia di sicurezza”.
Da ex ministro tempismo perfetto per sfregiare prima uscita Giuli
“Il g7 cultura si apre nell’imbarazzo delle delegazioni internazionali, quella di Sangiuliano sembra una tempistica studiata alla perfezione per sfregiare la prima uscita pubblica del neo ministro Giuli”. Così in una nota la capogruppo democratica nella commissione cultura della camera, Irene Manzi, che evidenzia gli “imbarazzi delle delegazioni del g7 davanti ai dettagli riportati dalla stampa circa le modalità di gestione del ministero della cultura da parte del ministro Sangiuliano. Una pessima figura per il nostro paese” conclude Manzi.
“Sono soddisfatta che il sottosegretario Bitonci abbia ammesso, a differenza della maggioranza, la crisi del comparto moda, il settore trainante del Made in Italy. Siamo preoccupati soprattutto per le difficoltà che riscontrano le piccole e medie imprese in una crisi che questo governo ha evidentemente sottovalutato pensando fosse una situazione congiunturale e non strutturale”. Lo dichiara la vicepresidente del Gruppo Pd, Simona Bonafè nell'interrogazione a Bitonci sulla mancata convocazione degli Enti locali al tavolo interministeriale del settore della moda e sulle iniziative di contrasto alla crisi del comparto.
“Solo nella Regione Toscana, dove si producono i principali marchi italiani e stranieri - continua Bonafé - in media chiudono due aziende a settimana con gravissime ripercussioni sull'occupazione. Al momento ho ascoltato solo dei tanti impegni presi ma di nessuna misura concreta realizzata dal governo”. “Non si può più usare il futuro ma solo il presente a partire da una moratoria dei pagamenti contributivi ed erariali per le aziende del settore che non hanno mai ricevuto sostegni specifici” ha concluso Bonafé.
Manzi: organizzazione fallimentare, delegazioni ancora non conoscono programma
“A pochi giorni dall’inizio del G7 cultura, le delegazioni internazionali e le diverse istituzioni coinvolte non sono ancora nella disponibilità del programma definitivo. Il ministro Giuli batta un colpo, il primo colpo del suo mandato, e cerchi di dare una risposta a una domanda molto semplice che sta mettendo in imbarazzo la credibilità del nostro paese e della nostra diplomazia: qual è il programma del G7?” così in una nota la capogruppo democratica nella commissione cultura della camera, Irene Manzi. “Il ministro Sangiuliano – aggiunge Manzi - è uscito di scena lasciando molti interrogativi sulle modalità con cui il gabinetto ha gestito diversi dossier, tra questi sicuramente l’organizzazione del G7 cultura su cui chiederemo di fare luce su tutti gli appalti, le consulenze e i dispositivi di sicurezza”.
"La morte di un giovane 18enne a San Vittore è un evento che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. Vorrei fare arrivare il mio cordoglio alla famiglia della vittima e alle persone a lui care e esprimere vicinanza a tutta la comunità carceraria di San Vittore, colpita duramente da questa tragedia. Di fronte un dramma come questo dobbiamo agire. È da troppo tempo che la gestione delle carceri avviene in modalità emergenziale: nessun intervento strutturale sui problemi di fondo, solo interventi sporadici e insufficienti. Gli interventi proposti dal governo sono tardivi e inefficaci. La situazione che riguarda i detenuti più giovani e stranieri è particolarmente drammatica," denuncia la deputata del Partito Democratico, Lia Quartapelle. "Solo dall’inizio di quest’anno - aggiunge - sono avvenuti 70 suicidi di detenuti e 7 di agenti penitenziari, uno ogni tre giorni. È urgente attuare soluzioni di lungo periodo che affrontino i problemi cronici di sovraffollamento e carenza di personale. Serve un intervento strutturale, come quello proposto dall’onorevole Giachetti e finora rimandato dalla destra. Superiamo le divisioni di parte e approviamo questa legge in Parlamento".