“Il gioco d'azzardo online rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica e il benessere dei cittadini. Le conseguenze devastanti non riguardano solamente il giocatore, ma coinvolgono anche le famiglie, i luoghi di lavoro e l'intera società. Inoltre, come accertato da molteplici indagini condotte dall’autorità giudiziaria, rappresenta un veicolo per il riciclaggio di denaro sporco della malavita organizzata. È un fenomeno che richiede una risposta urgente e coordinata da parte delle istituzioni, con la codifica per tutte le modalità di gioco d'azzardo, sia online che fisico, la non compartecipazione a nessuna quota delle entrate statali e/o del margine privato da parte di ogni e qualsivoglia pubblica amministrazione locale, del servizio sanitario nazionale, del Terzo settore accreditato nel sistema di sicurezza sociale e delle prestazioni sanitarie, delle scuole e delle associazioni di volontariato. Occorre porsi l’obiettivo ambizioso di strutturare una normativa che favorisca un’idea del gioco, nelle sue diverse espressioni, come condizione ‘normale’ della vita delle persone, come divertimento episodico e non compulsivo. Una direzione di marcia neanche lontanamente raggiunta con questo provvedimento”.
Lo dichiarano i deputati democratici Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, e Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e primo firmatario della proposta di legge sul riordino della disciplina sui giochi pubblici, esprimendo il parere contrario alla delega al governo sui giochi e, allo stesso tempo, presentando un parere alternativo.
Dl PD emendamenti perché un’infrastruttura così strategica non venga svenduta
“La legge quadro sugli interporti configura l'avvio di una vera e propria privatizzazione di un’infrastruttura strategica del nostro Paese, dopo quella di Ferrovie e Poste italiane. Nell’articolo 5, che rappresenta il cuore della legge, appare chiaro il disegno di questo governo di privatizzare anche gli interporti quando si precisa che gli stessi soggetti gestork devono agire in regime di diritto privato, con modalità che non garantiscono meccanismi di natura pubblica. È preoccupante inoltre la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà, senza prevedere nessuna gara pubblica ma solo una perizia giurata di un tecnico per la valutazione degli investimenti. Siamo di fronte ad una nuova svendita del nostro patrimonio e di strutture fondamentali per il Paese.
Come Partito Democratico abbiamo presentato numerosi emendamenti per chiedere che vengano garantiti meccanismi basati su parametri che hanno come riferimento il codice dei contratti pubblici. Se non verranno approvati, si perderanno altri pezzi di patrimonio pubblico strategici per l’Italia. Ancora una volta un provvedimento senza alcuna lungimiranza, che non potenzia adeguatamente l'intermodalità necessaria per tenere insieme sviluppo economico e protezione dell’ambiente. L’ennesimo passo indietro di un centrodestra che a parole si erge a paladino della Patria, ma nei fatti la svende ai privati e non ne rafforza lo sviluppo equo”, così Valentina Ghio deputata, vicecapogruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti intervenuta sulla discussione in aula della legge sugli interporti.
“Giallo alla Camera sui dati della Politica agricola comune (Pac). Lo speech consegnato dal ministero dell’Agricoltura annuncia un report sull’elenco dei beneficiari diretti e finali della Pac e dei fondi di coesione tra il 2014 e il 2021 in Italia in risposta a una mia interrogazione in commissione Agricoltura alla Camera, presentata insieme ai colleghi Antonella Forattini, Stefania Marino ed Andrea Rossi. Il sottosegretario, Luigi D’Eramo, invece, si è limita ad una risposta evasiva, diversa dalla documentazione consegnata ed anche e soprattutto senza i dati annunciati. Grande imbarazzo in commissione Agricoltura, con lo stesso sottosegretario che annuncia un successivo invio. Resta però il mistero della mancata consegna del report, anche perché gli agricoltori scesi in piazza in queste settimane hanno lamentato, tra i vari problemi, proprio la questione della redistribuzione dei sussidi della Pac europea. Una dotazione importante, oltre 35 miliardi di euro, che Bruxelles garantisce al settore rurale per sostenere redditi spesso più bassi rispetto alla media di altri settori e per tenere in vita grandi e piccole aziende agricole, evitando che vengano schiacciate dalla concorrenza dei produttori di altri Paesi. Quei dati sono determinanti per conoscere le modalità di distribuzione delle risorse e per capire se sono avvenute con equilibrio. Soprattutto tenendo conto delle piccole aziende che resistono nei territori più svantaggiati, come le aree montane, inevitabilmente penalizzate se non hanno la capacità o possibilità di aggregarsi. Scelta imprescindibile per sostenere il tessuto agricolo di qualità e dall'alto valore sociale e ambientale. Verrebbe da domandarsi se per il governo la dimenticanza è solo frutto di disattenzione o è anche di ordine tattico”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“I segnali di crisi del distretto fiorentino della pelletteria di lusso non vanno sottovalutati ma affrontati con rapidità ed efficacia. Molte delle imprese artigiane contoterziste delle grandi aziende di moda sono infatti da tempo in seria difficoltà: per questo motivo ho presentato una interrogazione al Ministro Urso chiedendo subito la convocazione di un tavolo istituzionale di concertazione”: è quanto dichiara il deputato Pd in Commissione Lavoro e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi.
“Questo settore rappresenta uno dei comparti di maggior importanza del business dell’alta moda finalizzato soprattutto all’esportazione i ed alla promozione del Made in Italy, oltre ad essere un comparto traino dell’economia regionale. Da alcuni mesi, a causa di una crisi generata da contrazione della domanda anche a seguito delle criticità del contesto geo-politico globale, sono state però avviate procedure di Cassa Integrazione per circa 4000 lavoratori solo nella provincia di Firenze e non si intravede a breve alcun superamento di tale fase problematica. Ci aspettiamo dal governo l’immediata convocazione del tavolo interministeriale”: conclude Emiliano Fossi.
“Il governo ha risposto oggi all’interpellanza urgente che abbiamo presentato come Gruppo del Partito Democratico, sul terzo fallimento dell'appalto per la realizzazione del nodo ferroviario del Pigneto a Roma, da parte di Rfi. Registriamo positivamente l'impegno del sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Tullio Ferrante, di garantire i tempi stabiliti per la realizzazione dell'opera entro il 2025, entro il Giubileo. Ci lasciano perplessi la vaghezza delle modalità operative attraverso le quali garantire tale obiettivo. Siamo quasi a marzo 2024 e la qualità dell'opera, in un quadro di sicurezza del lavoro e di sostenibilità dei cantieri, in un quartiere densamente popolato, non possono essere trascurati. Continueremo a vigilare sulla credibilità degli impegni oggi assunti dal governo e per suo tramite da Rfi”. Così i deputati dem Roberto Morassut, vicepresidente della commissione Trasporti e Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd. L’interpellanza, a prima firma Morassut è sottoscritta, insieme ad Andrea Casu, dai deputati Pd Bakkali, Barbagallo, Ciani, Ghio, Madia, Mancini, Stumpo, Zingaretti e Di Biase.
“L’autonomia differenziata mette a rischio l'unità e la coesione nazionale e renderà impossibile vivere al sud dove saranno compromessi i diritti dei cittadini perché minati i servizi essenziali, dalla scuola, alla sanità all’assistenza sociale”. Così il deputato democratico, Piero De Luca che aggiunge: “Siamo davanti a un provvedimento estremamente dannoso per questo chiediamo che il dibattito parlamentare non venga strozzato e che la presidenza della commissione affari costituzionali si faccia garante di un esame approfondito che, nei tempi e nelle modalità, consenta al parlamento di ascoltare gli esperti all’interno di un ampio ciclo di audizioni. Non possiamo agire con fretta e superficialità su un provvedimento che spacca l’Italia e crea cittadini di ‘serie A’ e cittadini di serie B”.
Da Lega ‘attenzione sospetta’ sul cosiddetto emendamento Bandecchi
“La Lega insiste nel voler esaminare in via prioritaria l’emendamento a firma Ziello al decreto mille proroghe che rinvia di un anno gli obblighi per le università telematiche di uniformarsi agli standard qualitativi degli atenei tradizionali. Un’attenzione ‘sospetta’ per una norma che, come denunciato dalla Conferenza dei rettori, dall’Anvur e dell’Anac, favorisce le università telematiche in termini economici, impoverisce la qualità dei percorsi accademici e crea problemi in termini di legalità” così le deputate e i deputati democratici, Simona Bonafè, Debora Serracchiani, Gianni Cuperlo, Federico Fornaro, Andrea Orlando e Matteo Mauri alla vigilia della riunione che si terrà oggi in commissione Affari costituzionali della Camera sulle modalità e sui tempi dell’esame del decreto milleproroghe.
“Questa norma - spiegano - contrasta con i recenti pronunciamenti della Crui e delll’Anvur che chiedono alle università telematiche (11 in Italia) di aumentare la quota dei docenti a tempo indeterminato in rapporto agli iscritti. Secondo i dati del 2022, le università tradizionali hanno in media un professore ogni 28 studenti a fronte di uno ogni 385 delle online”.
“Inoltre - concludono i dem - Il Tar e l’Anac - hanno segnalato che questa sproporzione ha generato vantaggi competitivi e aumentato il rischio di corruzione legati ai titoli di studio, soprattutto in riferimento al mancato controllo su migliaia di esami e tesi”.
*Manzi: Cosa aspetta intanto Sangiuliano a ritirare deleghe?*
“Apprendiamo che la Presidente del Consiglio ha ricevuto una lettera firmata dal ‘sottosegretario dimissionario’, Vittorio Sgarbi, che annuncerebbe una trattativa con il governo su modalità, tempi e conseguenze delle sue dimissioni. Siamo davanti a una situazione mai accaduta che getta le istituzioni nel ridicolo e nell’imbarazzo. Meloni dica con chiarezza se Sgarbi si è dimesso o no. E, in caso contrario, chiuda questo balletto inqualificabile e proponga immediatamente al Presidente della Repubblica il decreto di revoca del sottosegretario” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi. “In questa situazione di stallo - aggiunge la democratica - stigmatizziamo inoltre la reticenza del Ministro della Cultura, il cui silenzio appare intollerabile alla luce della delibera dell’Agcm che dichiara Sgarbi incompatibile. Perché questi tentennamenti? Cosa aspetta Sangiuliano, anche in questa fase, a revocare le deleghe che ha conferito a Sgarbi?”.
Operazione Giorgetti poco chiara, grande preoccupazione
I Gruppi parlamentari del Partito democratico di Camera e Senato hanno incontrato oggi a Montecitorio alcuni rappresentanti sindacali di Poste italiane. L’incontro si è tenuto il giorno successivo all’intervento del ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, che - nel rispondere al question time promosso dai democratici - “non ha chiarito tempi, modalità e l’entità della cessione di quote del capitale di Poste italiane”. I rappresentanti delle segreterie di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato grande preoccupazione per gli effetti di questa decisione che sta avvenendo senza alcuna informazione e forma di concertazione con i lavoratori e che rischia di avere gravi ripercussioni in termini occupazionali, sia nella quantità che nella qualità contrattuale. I parlamentari hanno ribadito che sarebbe particolarmente sbagliato svendere le quote della più grande società pubblica italiana che gestisce numerosi servizi a cittadini e amministrazioni pubbliche in modo capillare su tutto il territorio. Siamo preoccupati - concludono i dem - continueremo in tutte le sedi parlamentari e istituzionali e sul territorio a incalzare il governo anche in questa fase di predisposizione degli atti formali per la svendita di Poste”. All’incontro di oggi erano presenti i democratici: Chiara Braga, Susanna Camusso, Andrea Casu, Annamaria Furlan, Maria Cecilia Guerra, Roberto Morassut, Antonio Nicita, Marco Sarracino, Arturo Scotto.
“Le condizioni della detenzione di Ilaria Salis in Ungheria e le modalità con le quali ieri è stata condotta nell’Aula del tribunale rappresentano una violazione delle più elementari regole dello Stato di diritto.
Il governo italiano e la premier tacciono e non si capisce se perché impegnati in una delicata iniziativa diplomatica finalizzata a ottenere il trasferimento di Ilaria Salis in Italia o perché imbarazzati e spiazzati dal trattamento riservato a una giovane donna da un regime che considerano un amico fraterno. In questo caso la vergogna sarebbe duplice. Penso che la mobilitazione già in atto per ottenere che Ilaria torni immediatamente in Italia e per una condanna ferma dell’Europa nei confronti del regime ungherese debba allargarsi e trovare nel mio partito un protagonista attivo e determinato.
Benissimo il sit in per denunciare la privatizzazione meloniana della Rai.
Facciamolo precedere da un sit in davanti all’ambasciata ungherese di Roma” così il deputato democratico Gianni Cuperlo in un post su Facebook.
“Cosa sta accadendo a Rai News? Dopo l’ennesima interruzione della diretta parlamentare, proprio durante l’intervento della segretaria del partito democratico, chiediamo al direttore Petrecca di riferire con urgenza in commissione di vigilanza su quanto accaduto oggi e sulle modalità con cui il canale all news del servizio pubblico segue le dirette parlamentari”. Lo scrivono in una nota i componenti democratici nella Commissione parlamentare di vigilanza Rai.
“Sono diversi gli aspetti problematici e di illegittimità del Ddl sul protocollo Italia-Albania che ci portano a sollevare la questione pregiudiziale di merito. A partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno tra le persone migranti che giungeranno in Italia e quelle trasportate nei centri albanesi: sia riguardo l’accoglienza, con la previsione di una detenzione generalizzata, che riguardo le garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee. Occorre precisare che l’Italia ha l’obbligo di rispettare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali anche nelle proprie azioni extra territoriali. Analoghe considerazioni valgono sul trattamento delle persone vulnerabili, che in nessun caso possono essere inviate nei centri in Albania, e sulle modalità di selezione di minori e donne incinte a bordo delle navi italiane”.
Così Paolo Ciani, della Presidenza del Gruppo Pd-Idp e segretario di Demos, intervenendo nell’Aula della Camera sulla questione pregiudiziale di costituzionalità del Ddl sul protocollo Italia-Albania.
“Occorre ricordare - ha aggiunto - che se i dieci Cpr su suolo italiano sono costati 52 milioni di euro in quattro anni, la trasformazione di Shengjin, e soprattutto Gjader in enclave italiane ne costerà almeno cinque volte tanto per i prossimi cinque anni. Secondo i dati riportati dalla Ragioneria generale dello Stato, infatti, il protocollo sottoscritto da Italia e Albania vale 230 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 75 milioni per esportare e collegare il sistema giudiziario italiano con l’Albania, fino ad un conto totale che va ben oltre i 300 milioni di euro. Va in ultimo ricordato che in Albania al momento è stato presentato ricorso alla Corte costituzionale per la violazione della Costituzione albanese circa le procedure di stipula e i contenuti del protocollo stesso. L’approvazione della legge di autorizzazione alla ratifica - ha concluso - pertanto appare del tutto inopportuna, oltreché inutile finché la Corte costituzionale albanese non si pronuncerà sul ricorso”.
“Il ministro Crosetto riferisca immediatamente in Parlamento sulle regole d’ingaggio, le modalità e il perimetro dell’impegno italiano nella missione in Mar Rosso” lo chiede il capogruppo democratico nella Commissione difesa della Camera, Stefano Graziano che sottolinea “la necessità del passaggio parlamentare”.
“Fdi attacca Report Rai Tre. Un programma di informazione. Una informazione scomoda per la presidente del Consiglio e il suo partito? Può darsi. Ma l’informazione deve essere pubblica e soprattutto libera. E non deve essere sottoposta a censure (articolo 21 della Costituzione italiana). Quindi il partito della Meloni e la destra hanno dimostrato per l’ennesima volta di non rispettare i principi democratici e della nostra Costituzione”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai.
Caso David non è l’unico, ministro punta a occupazione cultura
“Nonostante il tentativo di nascondere l’evidenza, il sottosegretario Mazzi ha confermato l’azione del ministro Sangiuliano che punta a politicizzare la presenza del Governo nelle istituzioni culturali, a partire dalla Fondazione Accademia Cinema italiano, premi David di Donatello. Il MiC sta infatti proponendo, in tutta Italia e a diverse istituzioni culturali, di modificare gli statuti per cambiare le modalità di selezione del rappresentante del Mic che non sarà più un dirigente apicale del ministero ma una figura direttamente indicata dal ministro, se non lui stesso. Una netta politicizzazione di istituzioni che non dovrebbero essere imbrigliate e che dovrebbero restare fuori dalle tentazioni della destra di occupazione della cultura”. Così la capogruppo democratica in commissione cultura della camera, Irene Manzi commenta la risposta che il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzo, ha dato alla Camera a una interrogazione parlamentare presentata dal gruppo dem sul caso Premio David di Donatello.