Pacchetto di emendamenti per far sentire voce delle comunità
“Questa Legge di Bilancio oltre a tagliare risorse, è particolarmente punitiva con gli italiani all’estero, a partire dalla misura che blocca la rivalutazione delle pensioni per i soli pensionati residenti all'estero. Come ogni anno, continuiamo a portare avanti le istanze delle nostre comunità attraverso precisi emendamenti alla manovra: la soppressione del blocco sulla rivalutazione delle pensioni, il rinnovo una tantum dei passaporti per gli ultra 70enni in modo da snellire il lavoro dei Consolati, l'aumento dei finanziamenti per i Comites/Cgie, il riadeguamento dei salari per i contrattisti dei Consolati e dell'Ice, l'incremento del finanziamento per i consolati onorari, il finanziamento delle Camere di Commercio all'estero, la possibilità di iscriversi al servizio sanitario nazionale per i residenti Aire extra-Ue, la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo. Siamo l'unica forza politica che ha segnalato emendamenti per gli italiani all'estero e li porta in discussione in commissione Bilancio. La nostra vicinanza alle comunità all'estero si riflette nella nostra azione in Parlamento, e anche quest'anno nell'esame della Legge di Bilancio in Parlamento faremo sentire forte la voce di queste comunità”.Così il deputato democratico eletto nella Ripartizione Nord e Centro America, Christian Di Sanzo, intervenendo eletto nella Ripartizione Nord e Centro America, intervenendo alla conferenza stampa del Pd sugli emendamenti in Legge di Bilancio per gli italiani all'estero.
“Un pacchetto di emendamenti - ha aggiunto - che ho portato avanti insieme ai colleghi del Pd eletti all'estero, Toni Ricciardi, Fabio Porta e Nicola Care', grazie al fatto che il Partito Democratico è l'unica forza davvero organizzata che rappresenta in Parlamento tutte le Ripartizioni della Circoscrizione Estero”.
Dare priorità a salari, pensioni minime e fondo transizione automotive
“Il centrodestra non può scaricare sul Parlamento le sue contraddizioni. Le guerrette di potere tra la Lega e Forza Italia sul canone Rai non interessano gli italiani. La priorità si chiamano: ‘salari troppo bassi’ e dunque la necessità di andare verso il salario minimo; ‘pensioni’, dopo la presa in giro dell'aumento delle pensioni minime di poco più di un caffè al mese e poi ‘politiche industriali’, il governo ripristini il fondo sulla transizione nell'automotive. Abbiamo migliaia di lavoratori del comparto automotive di Stellantis che rischiano la cassa integrazione o ci sono già. E’ una grande questione nazionale sulla quale nessuno può voltarsi dall'altra parte”. Lo dice Arturo Scotto, capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, in un video pubblicato sui canali social dei deputati Pd.
Pd unico gruppo parlamentare che ha segnalato emendamenti, parlamento converga
"Il Governo Meloni ha tradito tutte le promesse fatte agli italiani all'estero. Per il Partito democratico è una battaglia fondamentale che faremo nella legge di Bilancio sostenendo gli emendamenti che abbiamo presentato e segnalato a partire da quello sulla rivalutazione dell'indicizzazione delle pensioni. Siamo l'unico gruppo parlamentare a pensare agli italiani all'estero, oltre 6 milioni di concittadini, la cosiddetta 21esima regione italiana". Così Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, in apertura della conferenza stampa del Pd sulla presentazione del pacchetto di emendamenti alla legge di Bilancio sugli italiani residenti all'estero.
"Gli emendamenti riguardano principalmente la richiesta di soppressione del blocco rivalutazione dell'indicizzazione per i pensionati che vivono all'estero. Stiamo parlando di 8 milioni di euro, uno scippo vero e proprio, che si spalmerà fino al 2034. Un italiano all'estero che prende mille euro al mese, dal 2026 perderà ogni mese 50 euro, oltre all'eccedenza dell'anno. È un atto gravissimo", ha spiegato Toni Ricciardi, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera ed eletto all'estero nella circoscrizione Europa.
Gli altri emendamenti segnalati – hanno aggiunto i deputati Pd eletti all’estero Porta, Carè, Di Sanzo riguardano il rinnovo dei passaporti, sul modello spagnolo - che funziona benissimo e che prevede il rinnovo una tantum per gli over 70enni. Un modo per snellire il sistema dell'emissione dei passaporti del 30/35% dei siti consolari con risparmi economici e vantaggi evidenti per i nostri concittadini. Inoltre – aggiungono- proponiamo per i frontalieri un ampliamento dello smart working dal 25% al 40% come prassi consolidata in Europa negli altri Paesi ed è un emendamento a costo zero per lo Stato. Ed ancora il supporto attraverso uno stanziamento di 500.000 euro sia nel 2025 che nel 2026 per il contributo alle spese di funzionamento del CGIE e dei COMITES, due organismi rappresentativi della collettività italiana all'estero. "Non era mai capitato – ha concluso il responsabile Pd italiani nel mondo, Luciano Vecchi - di vedere una legge di bilancio punitiva per gli italiani all'estero. Tutto questo accade solo perché i partiti che sostengono questo Governo non godono di ottima salute all'estero".
Pensioni, accise, migranti: tutte le promesse elettorali di Meloni svanite al vento. Una ferita alla parte più fragile del paese. Alle pensioni minime andrà 1,80 € al mese in più. Mentre continuano a sprecare risorse per i centri in Albania, vuoti da mesi.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Hanno promesso di tutto, dalla soglia minima delle pensioni minime a 1000 euro, all'abolizione del Canone Rai, dal maggiore investimento nella sanità pubblica di sempre, all'abolizione della legge Fornero. Ora sappiamo che sono solo bugie, che il governo Meloni non ha cura delle persone in difficoltà e continua con la sua trita ideologia e propaganda. Il decreto del Ministero dell'Economia accerta che l'aumento delle pensioni minime sarà pari a 1,8 euro al mese: uno schiaffo in faccia a chi non arriva a fine mese, a chi merita dignità e rispetto e non vuole più essere preso in giro dalle promesse grossolane del governo”. Lo afferma la deputata dem Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari sociali alla Camera.
“Dalle tante promesse ai fatti: le pensioni minime aumenteranno sì, ma di soli 1,8 euro al mese. Questo è il governo Meloni, l'esecutivo che mette la testa sotto la sabbia quando c'è da aiutare i più deboli e che strizza l'occhio ai più forti. L'ideologia non riesce più a nascondere le bugie e i numeri parlano chiaro nel decreto del ministero dell'Economia che stabilisce allo 0,8% la percentuale di perequazione degli assegni del 2025. Insomma tra le tante mance senza alcun investimento e visione del futuro, con le pensioni minime si avrà diritto ad un cappuccino in più”. Così il deputato dem Gian Antonio Girelli, componente della Commissione Affari sociali alla Camera.
"Un governo che sa solo prendere in giro i cittadini. Questo è il governo Meloni: ipocrisia e bugie. Il decreto del ministero dell'economia e delle finanze ha fissato allo 0,8% la percentuale di perequazione degli assegni del 2025. Risultato? Le pensioni minime aumenteranno di soli 1,8 euro al mese. Un caffè in più al mese, questa è la loro idea di contrasto alla povertà e alle diseguaglianze. Sono arrivati al potere promettendo di tutto: dovevano portare le pensioni minime a 1000 euro, dovevano abolire la Fornero, dovevano dare 400 euro per ogni figlio nato fino a 6 anni, dovevano abolire il canone Rai. Non hanno rispettato nessuna promessa, solo bugie e propaganda. Lasciano milioni di persone in difficoltà mentre distribuiscono mancette ai loro amici e alla sanità privata. L'aumento ridicolo delle pensioni minime è l'emblema della loro ipocrisia". Lo afferma Marco Furfaro capogruppo PD in commissione affari sociali e membro della segreteria.
"Oggi sono scesa in piazza a Genova al fianco dei lavoratori e dei sindacati per contrastare la manovra del governo. Una legge di bilancio iniqua che non sostiene il lavoro e la crescita dei salari, fermi da troppo tempo, e che non si fa carico di risolvere la situazione drammatica della sanità pubblica, anzi accelera sulla sua privatizzazione.
In questo scenario preoccupante, il Governo calpesta anche il diritto di sciopero con un utilizzo disinvolto delle precettazioni da parte del Ministro Salvini che spende il suo tempo non per mettere mano all'incresciosa situazione in cui versa il trasporto ferroviario o per sostenere il trasporto pubblico locale, ma per calpestare i diritti dei lavoratori.
Per contrastare l'attacco frontale del lavoro e per chiedere politiche eque che contrastino il lavoro povero e precario e che tutelino con risorse adeguate la sanità universale, la mobilità pubblica, che promuovano una rivalutazione delle pensioni reale, oggi sono scesa in piazza con i lavoratori".
Valentina Ghio vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti che a Genova ha partecipato allo sciopero generale indetto dai sindacati.
Scotto: con Melonomics meno diritti e precarietà
Il Partito Democratico chiede al governo di “battere un colpo su lavoro, stipendi e pensioni, che sono i grandi assenti della manovra di bilancio e più in generale della politica economica del governo”. Così il capogruppo democratico in commissione Lavoro della Camera, Arturo Scotto che torna sul pacchetto di emendamenti presentati insieme alle forze di opposizione per migliorare le tutele dei lavoratori e rafforzare i diritti sociali. Tra le proposte principali vi è l'introduzione di un congedo paritario per madri e padri, che estende il congedo di paternità a cinque mesi, equiparandolo a quello materno, di cui almeno quattro mesi obbligatori. Questo congedo sarà disponibile dal mese precedente alla nascita fino ai 18 mesi di vita del bambino, con i primi dieci giorni da fruire insieme. La proposta include inoltre i lavoratori autonomi, che finora non avevano diritto a giorni di congedo, e l'aumento dell'indennità di maternità al 100%. Per il congedo parentale, proponiamo che uno dei tre mesi aggiuntivi sia obbligatoriamente fruibile dall’altro genitore. Un altro emendamento unitario delle opposizioni – sottolinea Scotto - introduce il salario minimo legale a 9 euro l’ora, una misura urgente per scongiurare sfruttamenti e garantire una retribuzione dignitosa, promuovendo una stabilità economica di base per tutti i lavoratori.
In tema di stabilità lavorativa, proponiamo di eliminare il blocco del turnover al 75% per le pubbliche amministrazioni, che rischia di peggiorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini. La nostra proposta prevede quindi il turnover al 100%, eccetto per le piccole amministrazioni con meno di 20 dipendenti. Allo stesso tempo, chiediamo di restituire nel contratto 2022-2024 delle funzioni centrali della Pubblica Amministrazione tutta l’inflazione perduta per garantire il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi dei lavoratori. Per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, è inoltre necessario un aumento dei controlli: proponiamo quindi un rafforzamento dell’organico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro con l’assunzione di 1.000 nuovi ispettori, accompagnato da uno stanziamento di 50 milioni di euro a partire dal 2025. Introduciamo inoltre un meccanismo dissuasivo per i contratti a termine di breve e brevissima durata per combattere la precarietà. Infine, proponiamo la proroga di "Opzione Donna" mantenendo l'attuale requisito anagrafico, ma eliminando i requisiti soggettivi (disabilità, caregiver, disoccupazione) che riducono la platea delle beneficiarie, consentendo così a più lavoratrici di accedere al pensionamento anticipato. Questi emendamenti – conclude Scotto - riflettono l’impegno del Partito Democratico per costruire un sistema più giusto e inclusivo, che tuteli il lavoro e promuova l’equità sociale. Dopo due anni di Melonomics sono diminuiti i diritti e aumentata la precarietà”.
Sciopero generale ci parla di sofferenza enorme
“Giorgetti reputa incredibile la conferma dello sciopero generale. Quasi un atto di lesa maestà. Non sappiamo dove viva il ministro dell’Economia: nel Paese reale un pezzo di società non si cura più, la scuola vive una stagione di tagli, ai dipendenti pubblici non viene riconosciuta l’inflazione perduta negli ultimi tre anni, per le pensioni minime poco più che l’elemosina. Nel frattempo, i sindacati metalmeccanici indicono lo sciopero generale sul contratto. Un fatto molto significativo. Ci parla di una sofferenza enorme di una parte rilevante del mondo del lavoro che rischia di pagare costi molto alti sul terreno del potere d’acquisto e a causa delle ormai innumerevoli crisi industriali aperte in tutto il settore manifatturiero. Di cui il governo non si occupa per nulla. Che fine hanno fatto a Palazzo Chigi? Sono tutti scappati in Albania?”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il Rapporto 2024 della Caritas Italiana su Povertà ed esclusione sociale è la fotografia della situazione drammatica in cui si trova il nostro Paese. Siamo ormai a quasi 5,7 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta, ossia 1 su 10, e abbiamo anche toccato un nuovo record sulla povertà minorile, che oggi colpisce 1 milione 295 mila bambini poveri e si attesta il 13,8%, mentre era il 13,4% nel 2022. In questa povertà ormai dilagante ci sono persone a basso reddito, famiglie, persone fragili che soffrono l'emergenza abitativa, la mancanza di lavoro e arrivano anche a non curarsi. Tutte persone che il governo ha lasciato sole. Basti guardare alla legge di bilancio e capire che al governo non interessa minimamente nulla delle famiglie italiane. Hanno pensato solo a fare cassa tagliando il welfare, le pensioni, la sanità, il fondo contro la morosità incolpevole, i fondi per le persone con disabilità. La povertà ormai fa irruzione in maniera prepotente nella società Italiana e questa destra mostra il suo lato feroce solo contro i poveri mentre in giro per il mondo è impegnata a fare da scendiletto ai miliardari” Lo afferma Marco Furfaro capogruppo PD in commissione affari sociali e membro della segreteria nazionale.
“Con il passare dei giorni sta venendo fuori la verità sui conti della manovra. Le audizioni nelle commissioni raccontano cose diverse rispetto alla propaganda del governo, a cominciare dalla sanità, dove Gimbe ha detto che c'è un buco di 19 miliardi. Ma soprattutto tutti, dalla Corte dei Conti, all'Ufficio parlamentare di bilancio, ci raccontano e mettono nero su bianco, che la spesa sanitaria sul Pil è tornata ai livelli pre-pandemia. Poi ci sono più di 8 miliardi di tagli agli enti locali, come faranno a garantire i servizi per le cittadine e i cittadini? Aumentano di solo 3 euro al mese le pensioni minime. E poi la crescita che non c'è. Ce l'ha detto anche Confindustria. Come farà questo Paese a fare davvero gli investimenti che gli servono?”. Così la deputata dem Silvia Roggiani, componente della commissione Bilancio, intervistata sui canali social dei deputati Pd.
“Con tutti questi tagli – ha concluso Roggiani - vedo grandi rischi per le famiglie italiane che già fanno fatica. Fanno fatica con un'inflazione che galoppa e oggi si troveranno a non poter più avere quei servizi essenziali, dal trasporto pubblico, alla sanità, alla scuola, fino ai servizi che gli enti locali dovrebbero garantire per poter vivere serenamente. Il Partito Democratico c'è e sarà al loro fianco per migliorare questa manovra che francamente è un disastro”.
“La Lega di cui Giorgetti è vicesegretario ha tradito tutte le promesse della campagna elettorale. Va detto con molta nettezza, anche alla luce delle parole pronunciate dal ministro dell’economia in audizione oggi alla Camera. Dovevano abolire la Fornero, invece allungano l’età pensionabile fino a 70 anni nel pubblico impiego, che in fondo è la vera vittima di questa manovra. Si taglia la sanità pubblica, si reintroduce il blocco del turn over nei comuni, si nega ai lavoratori statali il recupero pieno del potere d’acquisto perduto, addirittura favorendo la firma separata nel contratto del pubblico impiego, si concedono 3 centesimi al giorno in più sulle pensioni minime: un capolavoro di macelleria sociale. Questa è l’unica verità cruda e nuda di questa Legge di Bilancio. Giorgetti sicuramente lo sa, a breve cominceranno ad accorgersene anche gli elettori”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, commentando le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio congiunte.
"Bankitalia conferma due elementi di grande preoccupazione per il Mezzogiorno. Il primo è il congelamento demografico che pesa come un macigno sul futuro del Sud, il secondo riguarda invece il livello delle retribuzioni, che restano inferiori del 30 per cento rispetto a quelle del Nord. Uno degli strumenti per ridurre questi divari poteva essere il salario minimo, affossato invece dalla destra. Per il Pd affrontare la questione salariale, significa affrontare la principale emergenza del Paese. Avere bassi salari oggi, significa avere bassissime pensioni domani. Ma purtroppo, per questo governo, come conferma la legge di bilancio, le priorità sono altre". Così il deputato dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Sud per il Partito Democratico, commentando il rapporto Erit - L'Economia delle regioni italiane presentato oggi da Banca d'Italia.
"Questa mattina abbiamo audito in commissione Bilancio il presidente dell'Inps. Fra le varie cose che ha detto ha sottolineato che i giovani sotto i 35 anni in Italia sono quelli che hanno le retribuzioni più basse. Noi abbiamo un mercato del lavoro malato, perché il segmento che dovrebbe essere più richiesto quello dei giovani che è anche più preparato tecnologicamente viene bastonato dal nostro mercato del lavoro. Il problema più serio che abbiamo in Italia è quello dei bassi salari. Aumenta l'occupazione ma solamente perché si spinge su un'occupazione mal pagata. Questo vuol dire che molte imprese rinunciano ad investire su innovazione tecnologica che permette di aumentare la produttività del lavoro e puntano invece sullo sfruttamento del lavoratore. Lo vediamo drammaticamente in tutte le filiere. Questo ha a che fare moltissimo con la questione delle pensioni. Noi sappiamo che nel nostro sistema i contributi prelevati oggi sui giovani sono quelli che oggi finanziano il diritto acquisito dagli anziani che sono in pensione. Quindi se si restringe la base perché i giovani lavorano in nero o perché hanno pochi salari e quindi versano pochi contributi, in futuro potremmo avere un problema di sostenibilità delle pensioni, di cui poi dovranno usufruire questi stessi giovani che nel frattempo saranno arrivati ad una età pensionabile.
Ora ci viene proposto a più riprese da illustri esponenti della maggioranza che questo problema si risolve con le pensioni integrative ma è una follia pensare che un giovane con un salario bassissimo e spese altissime possa anche versare dei soldi in un altro fondo integrativo. La previdenza pubblica sarebbe più che sufficiente se le carriere fossero stabili e se i giovani avessero salari adeguati. Noi del Pd abbiamo proposto il salario minimo, 9 euro l'ora per il minimo tabellare, perché riteniamo che sotto i 9 euro non è lavoro, ma sfruttamento. Ma purtroppo continuiamo da parte del Governo a trovare un muro su questa proposta. Quindi si continua a portare avanti l'idea che si lavora senza essere pagati. E questo ha degli effetti macroeconomici devastanti perché le persone con poco salario non consumano e se non consumano l'economia non gira e non sostengono con la loro domanda la produzione del nostro paese. Ce lo stanno dicendo anche gli auditi delle imprese più piccole del commercio che lavorano nel nostro paese". Lo ha detto Cecilia Guerra, deputata PD della commissione Bilancio di Montecitorio e responsabile nazionale Lavoro della segreteria del Pd, intervistata alla Camera a margine delle audizioni in commissione Bilancio.