"Secondo il Ministro Urso il caro carburante non è una priorità. Eppure durante la campagna elettorale Fratelli D'Italia denunciava con forza l'aumento del costo della benzina. Oggi invece il Ministro Urso ci dice che le risorse vanno utilizzate per le emergenze. Non è chiaro a questo punto quali siano le emergenze secondo il Ministro, visto che tagliano le risorse per combattere la povertà, di salario minimo non vogliono sentirne parlare, tagliano il cuneo fiscale ma solo per qualche mese, e sul caro carburanti si inventano un cartello del prezzo medio, avendo abolito il taglio del precedente Governo. Da settimane però il prezzo dei carburanti sta salendo in maniera indiscriminata e speculativa, ma la risposta del Governo è quella di chiedere agli automobilisti di guardare un cartello. Il ministro dovrebbe sapere ad esempio, che in molti comuni delle aree interne, trovare un distributore è già complicato. Chiedere agli automobilisti di mettersi alla ricerca del prezzo inferiore al prezzo medio diventa davvero una presa in giro. Il Ministro assuma questa come una priorità e intervenga seriamente per diminuire il prezzo dei carburanti". Così il deputato e membro della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino.
Si poteva aggiustare, finalizzare all’inserimento al lavoro. Hanno scelto la strada più facile e più ingiusta: cancellare il reddito di cittadinanza con l’arroganza di un sms. Alla destra non interessa combattere la povertà, preferisce strizzare l’occhio agli evasori.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati
Prima tagliano l’unico strumento contro la povertà a 169mila famiglie con un sms, poi pretendono una commissione parlamentare per processare il reddito di cittadinanza, ma condonano gli evasori: la destra toglie alle persone più in difficoltà per pagare le loro mance ai più forti.
Lo scrive su Twitter Alessandro Zan, deputato e responsabile Diritti della segreteria nazionale del PD.
"Dopo l'accanimento, la presa in giro. Questo sta accadendo alle famiglie italiane più povere. Oggi, con un messaggio è stato comunicato a 169 mila famiglie italiane che non c'è più nessun aiuto per loro. L'emblema di questo governo: chi non paga i lavoratori viene fatto ministro, chi vive in povertà lasciato su una strada. Deboli con i forti, forti con i deboli. La solita ipocrisia della destra italiana". Così in una nota Marco Furfaro, deputato e componente della segreteria nazionale.
SALARIO MEDIO UNDER 35 DI 850 EURO, COME SI PROGRAMMA FUTURO?
"Abbiamo assistito a uno scontro politico vero, che ha visto finalmente in campo un'operazione di verità. Sono emerse con forza e con chiarezza due idee differenti di Paese, due idee legittime, ma differenti. Qualcuno ritiene che avere portato la destra ad affrontare finalmente un tema serio, e non le sole operazioni di propaganda cui siamo abituati in questi mesi, aver portato la destra ad affrontare questa discussione, sia già una grande vittoria politica, e, in parte, è vero. Ma per noi, per il Partito Democratico, il tema è molto più grande. Il tema è, innanzitutto, risolvere e migliorare le condizioni di vita di oltre 3 milioni di italiani, che non sono bandierine, come qualcuno da destra ha detto stamattina, ma lavoratori, spesso sfruttati; sono persone che hanno difficoltà ad affrontare il presente e immaginare un futuro; lavoratori che, però, come abbiamo detto, sono poveri. Voi avete scelto di non vederli, di classificarli come invisibili". Lo ha detto il deputato e membro della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino, nel suo intervento alla Camera nel corso della discussione generale sulla proposta di legge per il salario minimo.
"Noi, come Partito Democratico, il primo giorno di questa legislatura, abbiamo presentato una proposta di legge sul salario minimo, provando a dar loro una voce. E oggi siamo qui, con un lavoro e una proposta unitaria di tutte le opposizioni. Un lavoro - ha spiegato l'esponente dem - contro il quale la maggioranza si è scagliata, prima dicendo che salario minimo non serviva, poi definendolo una misura assistenzialista; successivamente, è stato presentato un emendamento soppressivo di tutta la nostra proposta di legge (quell'emendamento non è stato mai ritirato), poi ci si è avventurati con questa strampalata storia dell'Unione Sovietica, salvo poi scoprire che il salario minimo esiste nei principali Paesi europei; infine, vi presentate qui, oggi, ribadendo la vostra contrarietà. Ma, nonostante la vostra contrarietà, non potete eludere la questione. Una questione che esiste, perchè il lavoro povero, in questo Paese, esiste, e voi, su questo, fino ad ora, non avete fatto nulla. Non ci si rende conto che al Sud il 25 per cento dei lavoratori, com'è emerso nelle anticipazioni del rapporto Svimez, guadagna meno di 9 euro l'ora, che, in Italia, il salario medio di un under 35 è di 850 euro al mese. Come può un ragazzo, con 850 euro al mese, pensare di programmare il futuro e di organizzare il presente? È impossibile. In pochi mesi, sono diminuite le risorse per combattere la povertà, sono aumentati i voucher, sono aumentati i contratti a termine e, quindi, anche la precarietà - ha ricordato Sarracino - e non si ha uno straccio di proposta sulla vera emergenza del Paese: quella salariale. Parlate di salario ricco. E come lo fate? Come si fa? Con il taglio del cuneo fiscale, che, fra qualche mese, sparirà? Per noi il momento di di affrontare questo tema non è domani, non è settembre, ma oggi".
"Bene il sostegno di Schlein alla proposta di legge dell'ex ministra Elena Bonetti per sostenere i comuni nel contrasto alla povertà educativa. È necessario investire risorse per le attività e colmare le diseguaglianze economiche e territoriali che dividono il Paese". Lo afferma in una nota la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione parlamentare Infanzia e Adolescenza.
"È importante unire il fronte politico delle forze di opposizione - aggiunge Di Biase - per rendere strutturali gli interventi e per garantire e finanziare attività educative durante tutto l'anno, anche d'estate, coinvolgendo comuni, il terzo settore e le scuole".
Mentre vari suoi Ministri nei giorni scorsi non si sono risparmiati in dichiarazioni sprezzanti, oggi la Meloni apre a un confronto con le opposizioni sul salario minimo. Se è davvero così la strada è semplice: la maggioranza ritiri l’emendamento soppressivo. Noi ci siamo, perché lavoro e povertà non possono stare insieme e perché i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici vengono prima di tutto.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati
"Oltre tre milioni di lavoratori a rischio povertà, pur lavorando non riescono ad arrivare a fine mese. Oggi un sondaggio, realizzato da Ghisleri, ci dice che il 57 per cento dei cittadini italiani si dichiarano preoccupati rispetto alla condizione economica familiare e che 2 italiani su 3 si dichiarano favorevoli alla proposta di legge di istituzione del salario minimo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi nazionali e comunque non inferiore a 9 euro l'ora: 2 su 3". Lo dichiara la deputata dem Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera.
"Credo - conclude Ghio - che il governo non debba lasciare soli questi cittadini, lavoratori poveri al limite della sussistenza. La politica deve dare una risposta concreta a questa urgenza sociale: il governo non può continuare a fare spallucce o peggio offendere i lavoratori come ha fatto il ministro Musumeci, ignorando che in diversi Paesi d'Europa il salario minimo esiste da tempo. Il governo, anziché incentivare lavoro precario e voucher, si faccia carico dei lavoratori al limite dello sfruttamento e venga a discutere la proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo".
"Solo la destra italiana è contraria al salario minimo e per motivi puramente ideologici. È contraria nel merito ed anche nel metodo, evitando ogni confronto parlamentare ed imponendo la soppressione della norma": è quanto dichiara il deputato Pd in Commissione Lavoro Emiliano Fossi sulla discussione della proposta di legge a Montecitorio.
"Per questo governo la povertà deve essere una colpa: invece di promuovere salari dignitosi il governo preferisce elargire elemosine e propaganda con la 'Meloni card'. Stendiamo poi un velo pietoso sulla scusa delle mancate coperture economiche: se si tratta di condoni fiscali le risorse sono sempre disponibili ma per sostenere i redditi delle famiglie in difficoltà non c'è mai niente a disposizione. Mi auguro che questi giorni di sospensione dei lavori parlamentari la destra rifletta sulle sue scelte": conclude.
“Non è un capriccio delle opposizioni aver chiesto la calendarizzazione del disegno di legge sul salario minimo. Riteniamo, pur nelle nostre differenze, di aver offerto un punto di vista comune per affrontare l’emergenza principale di questo Paese, quella salariale. I dati hanno un’origine antica, ma certamente la pandemia ha acuito le diseguaglianze e il cosiddetto decreto Lavoro della destra ha aggravato la situazione con la riduzione degli strumenti per combattere la povertà, con l’aumento dei contratti a termine, i voucher, la compressione dei diritti per i lavoratori delle piattaforme. Ci dite che serve un ‘salario ricco’. E che significa? Per noi aumentare i salari è la priorità, ma la maggioranza ci dica come intende arrivarci. Non certo con il solo taglio del cuneo fiscale, che noi riteniamo necessario ma per come lo avete fatto è praticamente insufficiente e dura solo alcuni mesi. Parlate tanto di famiglia, ma se il salario medio per un under 35 è 850 euro al mese, come si fa a creare una famiglia, accendere un mutuo? Il Rapporto Svimez dice che il 25% dei lavoratori dipendenti sotto i nove euro si trova al Sud. C’è un’Italia che soffre e una parte di essa soffre anche di più. Una situazione che si aggraverà con quello che state facendo sul Pnrr e con l’autonomia differenziata. Fermatevi. Discutiamo nel merito. Affrontiamo questa emergenza che coinvolge tre milioni e 600mila italiani. Con il vostro emendamento soppressivo, non fate un torto alle opposizioni, ma a loro”.
Lo ha detto il deputato del Partito Democratico della commissione Lavoro e responsabile Pd per la Coesione territoriale, Marco Sarracino.
"Non è bastato aumentare precarietà e povertà, ora la destra vuole cancellare con un emendamento la nostra proposta sul salario minimo, lasciando tre milioni di lavoratori poveri senza risposte”.
Lo afferma in un tweet la deputata del Partito Democratico, Michela Di Biase.
"La destra continua a prendersela con i più deboli. Ancora una volta manifestano la propria contrarietà al salario minimo senza neanche motivarne le ragioni, parlando di totem e propaganda, nascondendo sotto il tappeto la condizione di tanti italiani. Per il Pd, chi lavora non può vivere in condizioni di povertà e sotto una certa soglia non si tratta di lavoro, ma di sfruttamento. Bloccare questa proposta significa ignorare le difficoltà e alcune volte la disperazione di oltre tre milioni di italiani a cui andrebbero garantiti più diritti e salari più alti”.
Così il deputato e membro della segreteria nazionale del Pd, Marco Sarracino.
Dichiarazione di Rachele Scarpa, deputata Pd
"Dedicata a te": ovvero come prendere in giro per chi non arriva a fine mese. Una carta con 382,50 euro per spese alimentari, per uno stanziamento compplessivo di 500 milioni, con requisiti stringenti. La povertà è un problema strutturale: davvero il Governo pensa, dopo aver tagliato il reddito di cittadinanza, che basterà una misura una tantum, insufficiente, decisamente poco finanziata? Che ne sarà di chi non rientra nei requisiti? Delle persone anziane sole, o delle famiglie che, pur in povertà, non hanno prodotto l'indicatore della situazione economica?
L'eliminazione del RDC lascerà senza aiuti molte più famiglie di quelle a cui sarà destinata questa mancetta. Una cosa riconosco al governo però: serve una bella faccia tosta per fare cose come tagliare il fondo morosità incolpevole, o eliminare l'unica forma di contrasto alla povertà esistente, e poi prendere quelle persone, abbandonate a loro stesse, sceglierne solo alcune, dare loro una Postepay con 380 euro dentro, una tantum, e dire loro: "tieni, questa è Dedicata a te".
“Aiutare le famiglie più povere, provate dall'inflazione, è necessario. Non è accettabile farlo nel modo approssimativo e casuale con cui lo fa il governo con l'ennesima card. A seconda del budget allocato al tuo Comune puoi essere escluso dall'aiuto, pure a parità di requisiti con chi risiede in un altro Comune e invece lo riceve. Un nucleo di tre componenti ottiene lo stesso aiuto di uno di sei o più. Un altro modo è possibile.
Noi del Partito Democratico ci battiamo per un aiuto universale, che raggiunga cioè tutte le persone in povertà, e che sia indicizzato all'inflazione. Questa è la differenza fra l'elemosina di Stato attuata dal governo e la nostra battaglia per un programma strutturato di contrasto alla povertà”.
Lo dichiara l'onorevole Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“Governo e maggioranza hanno tagliato gli stanziamenti contro la povertà togliendo il Rdc a circa 500 000 famiglie. Hanno azzerato il fondo affitti, eliminando un sostegno decisivo per oltre 600 000 famiglie più fragili. Non danno cenni sul salario minimo per legge, lasciando privi di tutele oltre 3 milioni di lavoratori. Hanno smantellato in altri termini il sistema di welfare e non forniscono risposte strutturali alle fragilità economiche e sociali che toccano peraltro soprattutto il Sud, i cui dati forniti oggi in particolare sull'istruzione sono allarmanti. Inventano una card una tantum da poco più di un euro al giorno e pensano che sia sufficiente? Non lo è. È solo un vuoto slogan propagandistico. Lo dichiara il deputato democratico Piero De Luca, capogruppo in commissione Politiche Ue.