“A pochi giorni dal voto referendario del 9 giugno, ribadisco con forza il mio sostegno al ‘Sì’ per la riforma della legge sulla cittadinanza. Si tratta di un primo passo fondamentale verso una società plurale, inclusiva e laica, che riconosca e valorizzi le diversità già presenti nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata dem Ouidad Bakkali, intervistata per i canali social dei deputati Pd.
“La modifica che dimezza da 10 a 5 gli anni necessari per richiedere la cittadinanza – aggiunge l’esponente Pd - ha un impatto concreto: velocizzare un percorso oggi rallentato da lungaggini burocratiche che spesso si traducono in 13 o 14 anni di attesa. È una questione di giustizia e appartenenza, soprattutto per i più giovani, per quei bambini e quelle bambine che già si sentono parte della Repubblica e che vogliono contribuire a costruirla.”
“È inaccettabile – ha concluso Bakkali - che una figura istituzionale come il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che deve garantire la Costituzione inviti implicitamente all’astensione. Votare è un dovere civico. Il nostro impegno è informare, confrontarci e spingere alla partecipazione. Il 9 giugno abbiamo l’opportunità di scegliere una cittadinanza più giusta. Invitiamo tutte e tutti a recarsi alle urne, perché ogni voto conta nella costruzione della società della convivenza”.
La replica della premier Giorgia Meloni proprio non convince Elly Schlein: "Stanno smantellando la sanita' pubblica", dice la segretaria del Partito democratico ad "Avvenire". La segretaria del Pd tiene stretti i due grafici mostrati anche in Aula. E si appella a dati e numeri per contrastare la narrazione meloniana sui temi cari ai dem: "Stanno smantellando la sanita' pubblica senza il coraggio di ammetterlo. Meloni continua a mentire agli italiani dicendo che hanno fatto il piu' grande investimento della storia nella sanita'. Il problema e' che la spesa sanitaria si calcola in tutto il mondo sul Pil. E quella sta scendendo al minimo storico degli ultimi 15 anni. I suoi tagli - rileva Schlein - li stanno pagando direttamente i cittadini, perche' la Corte dei conti dice che nel 2023 la spesa per curarsi e' aumentata del 10 per cento, cioe' di 4 miliardi. Gli stessi che hanno messo sulla riforma fiscale. Tolgono con una mano quello che fingono di dare con l'altra. Per questo la chiamo tassa-Meloni". La segretaria osserva che "le responsabilita' non stanno mai solo da una parte. Ma qui siamo allo scaricabarile. Meloni da' sempre la colpa a qualcun altro. Sulle liste di attesa da' la colpa alle Regioni, facendo infuriare anche quelle che governano loro, ma non gli hanno dato un euro in piu', mentre avevano lanciato un piano di assunzioni sparito nel nulla. Il personale e' stremato con turni massacranti, in fuga verso il privato o all'estero (40 mila i medici fuggiti negli ultimi anni)". "Non so - continua - da quando la premier non esce dal Palazzo e va in un ospedale. Ci sono ancora i 'gettonisti' e se ci sono e' perche', quando lei era al governo con Berlusconi e io all'universita', hanno messo il tetto alle assunzioni. Oggi detassano gli straordinari. Ma il personale e' allo stremo. Servono risorse per fare nuove assunzioni". Ieri e' stata approvata la legge sulla condivisione degli utili delle imprese. Il Pd si e' astenuto: "Il tema ci e' sempre stato caro, ma contestiamo gli emendamenti del governo che hanno svuotato il testo, firmato anche da una parte di noi, rendendo tutto facoltativo, rimandandolo alla volonta' delle imprese. Noi siamo per una partecipazione piena, anche gestionale". Il Pd ha sposato i referendum, ma resta diviso sui quesiti sul lavoro: "Il Pd ha una linea approvata senza voti contrari in Direzione e prevede l'appoggio ai 5 referendum. Un sondaggio di Pagnoncelli ha mostrato come la nostra base e' la piu' convinta dei quesiti - tra il 92 e il 97 per cento - compreso quello sulla cittadinanza" conclude Schlein.
“Grazie alla Filt Cgil per questo momento di formazione sulla sicurezza molto importante. Sappiamo che è sulla catena dei subappalti e degli appalti che spesso si concentra il maggior numero di infortuni e morti sul lavoro. Ecco perché avevo chiesto i dati con un ordine del giorno al Decreto Lavoro ed ecco perché è ancora più importante andare a votare al referendum dell’8 e 9 giugno”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e sugli incidenti sul lavoro, intervenendo all’evento Salute&Sicurezza: Pensieri&Azioni, il primo appuntamento di formazione indetto da Filt Cgil.
“Il quarto quesito è fondamentale, per i lavoratori e le lavoratrici che si sentono di serie b. È importante che ci sia corresponsabilità sulla sicurezza anche da parte di chi dà l’appalto in gestione” ha proseguito Gribaudo.
“In questi giorni molti membri del Governo, oggi è il turno del ministro Lollobrigida, attaccano il referendum. È la dimostrazione che non stanno realmente dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto di chi è precario. Noi dobbiamo rispondere andando a votare” ha concluso Gribaudo.
“Nemmeno Salvini andrà a votare al referendum 2025. Preferisce stare con i figli. Ormai non si contano più i ministri del governo Meloni che invitano all’astensionismo. Hanno paura. Quando si parla dei diritti di chi lavora la destra si schiera sempre per la legge del più forte”. Lo scrive su X il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"Avevamo denunciato da giorni il silenzio informativo sui referendum. Oggi l’Agcom conferma nero su bianco ciò che andiamo ripetendo da tempo: il servizio pubblico non sta garantendo un’adeguata copertura informativa sui cinque quesiti referendari. Il richiamo formale dell’Autorità è la prova che le nostre preoccupazioni erano fondate", così Stefano Graziano, capogruppo democratico in commissione di vigilanza Rai. "È gravissimo che sia stato necessario l'intervento dell’Agcom per ricordare alla Rai — e a tutte le emittenti — il dovere di offrire ai cittadini un’informazione corretta, imparziale e completa, soprattutto in vista di un appuntamento democratico come quello dell’8 e 9 giugno. Il servizio pubblico non può diventare uno strumento di propaganda al servizio della maggioranza di governo. I cittadini hanno il diritto di essere informati, non tenuti all’oscuro da scelte deliberate ai piani alti di Palazzo Chigi. Alla luce del richiamo ufficiale — conclude Graziano — chiediamo che la Rai e tutte le emittenti si mettano immediatamente in regola, ristabilendo equilibrio e pluralismo nell’informazione. È in gioco la qualità della nostra democrazia."
“Con i due emendamenti presentati, la proposta del PD è legata a risolvere la grave condizione di astensionismo in Italia. Le ultime elezioni europee del giugno scorso hanno battuto il record negativo di affluenza e per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana in elezioni generali non si è raggiunto il 50% dei votanti. Con i nostri emendamenti, anche per un ragionamento di economia procedurale e di contenimento dei costi, abbiamo proposto l'accorpamento del voto referendario con il primo turno delle elezioni amministrative”. Lo ha detto il deputato Federico Fornaro, Segretario d'Aula PD, intervenendo durante la discussione sul dl elezioni a Montecitorio.
“La scelta del governo – continua l'esponente dem - di optare per la concomitanza tra referendum e il secondo turno di ballottaggio è sbagliata e non la condividiamo anche perché queste non sono elezioni amministrative che interessano un gran numero di cittadini ma sono relativamente ridotte. Qui non si parla di qualche punto percentuale in più o in meno per il quorum referendario ma di un segnale di attenzione rispetto alla disaffezione e la fuga dalle urne che è un vero problema per le istituzioni a prescindere da maggioranza e opposizione”, ha concluso Fornaro.
“A Lollobrigida va ricordato che un Ministro non è un privato cittadino. Ha giurato sulla Costituzione repubblicana e ha un dovere in più rispetto agli altri: quello di incentivare la partecipazione democratica, non di scoraggiarla. Siccome non ha argomenti per contrastare il merito dei referendum contro la precarietà e per la cittadinanza se la prende con il principale partito di opposizione. Lui che dovrebbe rispondere su cosa ha fatto per contrastare il caporalato nelle campagne, per arginare il ricorso a contratti precari nel settore agroalimentare, per garantire ai tanti migranti che consentono all’agricoltura di andare avanti pari dignità con tutti i cittadini. E’ uno scandalo tutto italiano quello dei membri del governo e di cariche istituzionali che invitano all’astensione. Anche per contrastare questa deriva vanno moltiplicati gli sforzi perché il quorum venga raggiunto l’8 e 9 giugno”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“I Referendum di giugno sono un’occasione per fare un po’ di giustizia in un mondo del lavoro che appartiene sempre meno ai lavoratori. Tra drammatiche morti bianche, stipendi risibili e precariato dilagante, per milioni di persone lavorare nel nostro Paese non è più una garanzia di stabilità e serenità. Per questo è fondamentale dare un segnale forte con il nostro voto e iniziare a cambiare le cose.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio, che questa sera parteciperà alle 18.30, in Piazza Principe di Piemonte, a Grottaglie, a un’iniziativa a sostegno dei cinque “Sì” assieme al Sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, all’On. Fratoianni di AVS, a Lucia La Penna, Segr. Gen. FLAI CGIL Taranto, a Gigia Bucci, Segr. Gen. CGIL Puglia e a Michele De Palma, Segr. Gen. FIOM CGIL Nazionale.
“Il Governo Meloni sta cercando di oscurare in tutti i modi l’appuntamento referendario di giugno. Al contrario, è fondamentale parlarne il più possibile affinché la partecipazione sia ampia e pienamente consapevole. Il Partito Democratico ha rimesso il tema al centro della sua agenda e, come per il Salario Minimo, continuerà a battersi affinché le lavoratrici e i lavoratori possano riacquistare una dignità vera e non soltanto di facciata. Le italiane e gli italiani hanno l’opportunità di lanciare direttamente, con la propria voce, una nuova stagione per il mondo del lavoro. - conclude Pagano - Noi sosterremo questa battaglia fino in fondo.”
“L'8 e 9 giugno si vota per il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. La vittoria del sì significherebbe creare una società della convivenza nella quale si cresce insieme e si diventa italiani in uno Stato che cresce e forma coesione sociale. Sulla cittadinanza il quesito è semplice: si vota sì se si vuole passare da 10 a 5 gli anni necessari per poter richiedere la cittadinanza italiana a persone che vivono in Italia, studiano, lavorano e crescono i propri figli in Italia”. Così la deputata PD Ouidad Bakkali in una nota sui prossimi referendum dell'8 e 9 giugno.
“Bisogna ricordare – continua l'esponente dem - che al tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana vanno purtroppo aggiunti spesso ulteriori 4 anni di lavorazione delle pratiche burocratiche, quindi si tratta di lasso di tempo che da 14 si ridurrebbe a 9 anni. L'impatto del voto è enorme per la semplificazione della vita di queste persone e delle loro famiglie: non dimentichiamo che sono i nostri compagni di classe, di sport e vicini di casa”, conclude Bakkali.“L'8 e 9 giugno si vota per il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. La vittoria del sì significherebbe creare una società della convivenza nella quale si cresce insieme e si diventa italiani in uno Stato che cresce e forma coesione sociale. Sulla cittadinanza il quesito è semplice: si vota sì se si vuole passare da 10 a 5 gli anni necessari per poter richiedere la cittadinanza italiana a persone che vivono in Italia, studiano, lavorano e crescono i propri figli in Italia”. Così la deputata PD Ouidad Bakkali in una nota sui prossimi referendum dell'8 e 9 giugno.
“Bisogna ricordare – continua l'esponente dem - che al tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana vanno purtroppo aggiunti spesso ulteriori 4 anni di lavorazione delle pratiche burocratiche, quindi si tratta di lasso di tempo che da 14 si ridurrebbe a 9 anni. L'impatto del voto è enorme per la semplificazione della vita di queste persone e delle loro famiglie: non dimentichiamo che sono i nostri compagni di classe, di sport e vicini di casa”, conclude Bakkali.
“A meno di un mese dai referendum del 8 e 9 giugno, il servizio pubblico resta in silenzio. Nessuna trasmissione, nessun confronto, nessuna informazione utile ai cittadini per capire di cosa si vota. Un blackout informativo che non è casuale. La Rai sembra aver scelto la linea di Palazzo Chigi e del Presidente del Senato: far finta di niente, scoraggiare la partecipazione. Sarebbe molto grave e per questo presenteremo un’interrogazione in commissione di vigilanza per sapere perché la Rai non sta facendo il suo dovere e chi ha deciso di tenere i cittadini all’oscuro. Il servizio pubblico non può trasformarsi nello strumento di propaganda della maggioranza di governo. I cittadini hanno diritto a un’informazione completa e libera, soprattutto quando sono chiamati a esprimersi su temi cruciali come quelli contenuti nei quesiti referendari” così una nota dei componenti democratici della commissione di vigilanza Rai.
“Farò dono al capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, di una copia della Costituzione perché così finalmente potrà leggerla e scoprire ruoli e funzioni del presidente Senato, la seconda carica dello Stato che in determinate occasioni può fare le veci del Presidente della Repubblica. Da Capo dello Stato dovrebbe rappresentare l'unità nazionale ed essere garante delle sue regole democratiche a cominciare dalla partecipazione dei cittadini alle scelte sulla vita delle nostre comunità. Invitare, con toni propagandistici, come ha fatto La Russa, all'astensione e al disimpegno sui prossimi referendum significa tradire il ruolo costituzionale per spudorati interessi di parte. A Galeazzo Bignami tutto questo non è venuto in mente perché ogni volta che pensa alla Costituzione antifascista gli viene l'ordicaria e pensa agli elettori solo come sudditi da utilizzare come clava per consolidare il potere e per Bignami le sortite improvvide del presidente del Senato rappresentano quella normalità che appare tale anche quando spolvera e ammira i busti del Duce. O come nel caso di Bignami quando si traveste a Carnevale da gerarca nazista”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Quando a scoraggiare la partecipazione democratica è una figura che ricopre una delle più alte cariche dello Stato, non siamo più di fronte a una semplice opinione, ma a un gesto gravemente irresponsabile.” Così Arturo Scotto, capogruppo del Partito Democratico nella commissione lavoro della Camera, commenta le recenti dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“Il messaggio che arriva da La Russa è pericoloso: in un Paese dove l’astensione è già un’emergenza democratica, delegittimare il voto significa alimentare la disaffezione e l’allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. E questo – aggiunge Scotto – è ancor più grave se a farlo è chi dovrebbe, per ruolo e funzione, custodire la neutralità e l’integrità del sistema democratico.”
“La destra continua a confondere le istituzioni con il terreno dello scontro politico quotidiano. Ma la seconda carica dello Stato non può permettersi di essere faziosa o di usare la propria posizione come un megafono per attacchi di parte. Serve rispetto per la Costituzione, per il Parlamento e, soprattutto, per le cittadine e i cittadini italiani”.
“Il presidente del Senato La Russa, ha dichiarato che farà propaganda perché la gente resti a casa al Referendum. Non era mai accaduto che la seconda carica dello Stato facesse un appello di questo tipo. Nel giorno tra l’altro in cui piangiamo la morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato, due martiri della democrazia. Siamo di fronte a un atteggiamento che non esito a definire eversivo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Cinque Sì per cambiare l’Italia. Il Pd è pienamente impegnato per raggiungere il quorum e vincere questa battaglia. La linea indicata da Elly Schlein è stata chiara dall’inizio: vogliamo cambiare le leggi che hanno generato precarietà, sotto salario, insicurezza. Non bisogna mai avere paura di battersi per i diritti delle persone. E noi non ne abbiamo. I referendum sono una occasione enorme. Non sono proprietà di un partito politico, non misurano la distanza di punti percentuali tra progressisti e destra: nascono attorno a fatti concreti che miglioreranno la vita delle persone. Vanno raccontati così. Perché restituiscono diritti laddove sono stati tolti e ne costruiscono di nuovi. Per questo il quorum è una sfida fondamentale: dal giorno dopo l’Italia sarà un Paese più libero e solidale. 3 milioni e mezzo di persone avranno il diritto al reintegro, 3 milioni di lavoratori con contratto a termine saranno stabilizzati, si dimezzano gli anni per ottenere la cittadinanza per 2,5 milioni di lavoratori e studenti. Misure concrete, il cui effetto è indiscutibile”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano L’Unità.
“Oggi in Commissione Lavoro ho votato contro una proposta che apre la strada all’accorpamento del referendum con il secondo turno delle amministrative. Il referendum va rispettato, indipendentemente da come la si pensi sul contenuto.Il Governo ha deciso di accorpare il voto referendario al secondo turno delle amministrative: una mossa studiata per abbassare l’affluenza e far fallire il quorum. Non è una scelta tecnica, è un tentativo politico di neutralizzare la partecipazione. E poco importa se si è d’accordo o meno con il quesito: qui è in gioco un principio. La democrazia diretta non si svuota con furbizie di calendario. Chi ha il coraggio delle proprie idee, non teme il voto dei cittadini. Lo rispetta. E soprattutto, le forze politiche che oggi ostacolano furbescamente la partecipazione non potranno domani fingere stupore o dispiacere di fronte alla bassa affluenza alle urne. La credibilità si gioca anche così” così il deputato democratico Mauro Laus.