“Oggi in Commissione Lavoro ho votato contro una proposta che apre la strada all’accorpamento del referendum con il secondo turno delle amministrative. Il referendum va rispettato, indipendentemente da come la si pensi sul contenuto.Il Governo ha deciso di accorpare il voto referendario al secondo turno delle amministrative: una mossa studiata per abbassare l’affluenza e far fallire il quorum. Non è una scelta tecnica, è un tentativo politico di neutralizzare la partecipazione. E poco importa se si è d’accordo o meno con il quesito: qui è in gioco un principio. La democrazia diretta non si svuota con furbizie di calendario. Chi ha il coraggio delle proprie idee, non teme il voto dei cittadini. Lo rispetta. E soprattutto, le forze politiche che oggi ostacolano furbescamente la partecipazione non potranno domani fingere stupore o dispiacere di fronte alla bassa affluenza alle urne. La credibilità si gioca anche così” così il deputato democratico Mauro Laus.
“Mentre Giorgia Meloni prosegue con i videomessaggi il suo quotidiano racconto di un’Italia che non esiste, chiusa a Palazzo Chigi, la destra continua a negare ogni opportunità di crescita della giustizia sociale di questo Paese. In commissione Lavoro alla Camera, durante la discussione sul parere al decreto sul referendum dell’8 e 9 giugno, i deputati e le deputate del Partito Democratico, M5s e Avs, stanno intervenendo in massa per chiedere una cosa molto semplice: la calendarizzazione del dibattito in Aula della legge che introduce il salario minimo. Sotto i nove euro l’ora è sfruttamento. Semplice, ma non per la destra. Che da oltre un anno a questa parte ha scelto di evitare ogni confronto parlamentare, nascondendosi dalla parte sbagliata della storia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, venga in Aula a confrontarsi con una parola: Gaza. Meloni è sparita. È l’unica leader europea che non parla di Medio Oriente mentre il gabinetto di guerra di Benjamin Netanyahu ha annunciato la massiccia invasione della Striscia. Netanyahu rivela la sua natura e realizza ciò che l’ultradestra messianica in Israele ha sempre chiesto: la vera occupazione della Striscia, la deportazione dei palestinesi, l’assedio totale, l’uso degli aiuti umanitari come arma di guerra, qualcosa che non ha precedenti nella storia recente. Questo è un piano di sterminio e va fermato.” Così il deputato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del PD, intervenendo in Aula di Montecitorio.
“Abbiamo il dovere – continua Provenzano – di rompere il silenzio su Gaza. Per il popolo palestinese. E anche perché c’è un’altra Israele che ripudia la guerra infinita di Netanyahu, un’altra Israele che, per usare le parole di Liliana Segre, prova repulsione nei confronti di questo governo di estrema destra.” Il responsabile Esteri dem critica duramente il governo: "Il ministro Tajani ha trovato il tempo di invitare gli italiani a non partecipare ai referendum, ma non ha detto una parola su Gaza. Il governo si è trincerato dietro la formula dei due Stati – sottolinea l'esponente dem – che, se non accompagnata da una condanna di quanto accade oggi a Gaza, suona sempre più insopportabilmente retorica. Se tace il governo, parli il Parlamento. Parli ciascuno di noi. Di fronte al popolo italiano abbiamo il dovere di assumerci la responsabilità di fare, o almeno di dire qualcosa per porre fine a questo inferno. Noi non possiamo chiudere gli occhi. Perché rimanere in silenzio su Gaza non è solo un’immorale omissione. È complicità", conclude Provenzano.
“Solo oggi due infortuni mortali in un cantiere edile e in una fabbrica a Nord e a Sud del Paese. Allo stesso tempo i dati Inail del primo trimestre del 2025 confermano una tendenza drammatica. E soprattutto inaccettabile. 205 morti sul lavoro, in crescita di quasi il 9 per cento rispetto allo scorso anno. Aumentano anche i morti tra gli studenti che fanno l’alternanza scuola-lavoro da due a cinque: una cosa indegna di un paese civile. I geni che ci governano - a partire dal ministro Valditara - vorrebbero addirittura abbassare l’età per gli studenti. Si guardino i dati prima di parlare. Serve altro che qualche annuncio dal Governo: bisogna che le imprese per legge siano responsabilizzate lungo tutta la catena degli appalti perché non si può fare profitto sulla vita delle persone. Questo lo chiediamo da sempre e il referendum dell’8 e 9 giugno che la destra vuole boicottare offre questa possibilità. Non va sprecata”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Auspico che venga smentita la notizia secondo cui i vertici di Fratelli d’Italia avrebbero indicato a deputati e senatori la linea dell’astensione sul voto referendario dell’8 e 9 giugno. Che il principale partito di governo inviti le persone a non votare e a restare a casa è un fatto gravissimo. Il segnale di una profonda cultura antidemocratica che ha paura di misurarsi con la libertà di scelta dei cittadini su quesiti importanti su lavoro e cittadinanza che avrebbero il merito di restituire diritti a milioni di persone in carne ed ossa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Grazie alle lavoratrici e ai lavoratori della Beko e ai sindacati che hanno risvegliato Siena dove non si celebrava il Primo maggio, la festa del lavoro, da circa 20 anni. Oggi siamo qui perché loro sono la dimostrazione che la lotta paga: è grazie alla mobilitazione e alla battaglia che hanno condotto per mesi che si è arrivati ad un accordo che non prevede licenziamenti. Nessuna magnanimità dell'azienda e nessun miracolo del ministro.
Ma la lotta continuerà: resteremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori fino a quando non ci sarà un piano di reindustrializzazione concreto, un investitore serio e la garanzia del livello occupazionale.
Resteremo al fianco di chiunque si batta per il posto di lavoro e per il futuro, ma deve essere un lavoro dignitoso, stabile e in sicurezza. L'unica sicurezza a cui pensa il governo Meloni, invece, è quella di un decreto che criminalizza la protesta di chi, per non rischiare di ritrovarsi disoccupato, fa anche il blocco stradale. Reprimere le lotte non violente, questa è per loro la sicurezza. Ma senza la lotta non c'è mai stata conquista sociale.
Ed è anche per questo che l'8 e il 9 giugno andremo a votare "sì, sia ai referendum sul lavoro sia a quello per la cittadinanza". Lo dichiara da Siena Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Il governo Meloni continua a ripetere che sul tema dei salari è stato fatto molto. Peccato che i dati ci dicano tutt’altro: tra i Paesi del G20, l’Italia è tra quelli con la più bassa crescita salariale nel lungo periodo. E intanto, sette milioni di lavoratori e lavoratrici aspettano ancora il rinnovo del contratto. Il Partito Democratico chiede al governo di assumersi finalmente le proprie responsabilità. E’ ora di rinnovare subito quei contratti”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, sui social dei deputati dem.
"Un caso emblematico – prosegue l’esponente Pd - è quello del contratto dei metalmeccanici. Il governo non ha mosso un dito per riportare Federmeccanica al tavolo della trattativa, ignorando le richieste di adeguamento salariale che servirebbero a proteggere i lavoratori dall'inflazione.
Parliamo di un governo che ha negato il salario minimo a 3,5 milioni di lavoratori poveri, lo stesso governo che programma una riduzione del potere d’acquisto per 3 milioni di dipendenti pubblici, negando il recupero del 15% di inflazione nei rinnovi contrattuali. Così si manda un messaggio chiaro e gravissimo a migliaia di giovani: il lavoro pubblico non è per loro. Non stupisce che mezzo milione di laureati, in dieci anni, abbia lasciato l’Italia".
"E il problema – conclude Scotto - è ancora più drammatico per le donne e i giovani, le cui condizioni occupazionali restano indietro. Aumentano i contratti precari, intermittenti, a termine. Aumenta il lavoro povero, e diminuiscono le ore lavorate. Tutto questo è il frutto di leggi sbagliate che incentivano la precarietà. Per questo serve una svolta vera. Il Partito Democratico sostiene l’abrogazione, anche tramite referendum, di quelle norme che alimentano la precarizzazione del lavoro e comprimono i salari. Serve un mercato del lavoro più giusto, stabile, che restituisca dignità e prospettive alle nuove generazioni e a chi oggi fatica ogni giorno senza vedere riconosciuto il proprio valore".
“La sentenza n. 171/2007 della Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una disposizione contenuta in un decreto legge che modificava le cause di incandidabilità per la carica di sindaco.
La Corte evidenziò in quella occasione come la materia elettorale sia estranea rispetto alle finalità tipiche della decretazione d'urgenza; non può essere quindi sostenuta l'esistenza dei presupposti di necessità e urgenza stante il divieto posto dall'art. 15, comma 2, lettera b) della legge n. 400/1988 di adottare decreti legge nelle materie indicate nell'art. 72, quarto comma della Corte Costituzionale (tra cui la materia elettorale).
Non si possono quindi cambiare le regole del gioco in materia elettorale con un decreto necessario solo per fissare le scadenze delle prossime elezioni amministrative e dei referendum.
La maggioranza al Senato ritiri il suo emendamento che prevede l’eliminazione del ballottaggio per l’elezione dei comuni.
Non è soltanto un inaccettabile colpo di mano ma è palesemente contrario ai dettati costituzionali”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, della Commissione Affari Costituzionali della Camera, in merito all’emendamento presentato dalla maggioranza al Senato sul Dl Elezioni.
“‘Vuoi un’avventura o semplicemente rilassarti o toglierti qualche sfizio? Allora tutti a Dakhla, perché c’è di più in Marocco’. Sembrerebbero le frasi di un’innocente operazione di marketing turistico, ma in realtà è una blasfema e ingannevole pubblicità della Ryanair che ignora la storia di quei territori occupati illegalmente dal 1976. Infatti bastava aprire Wikipedia e scoprire che Dakhla è una città situata nel territorio del Sahara Occidentale, illegittimamente occupato dal Regno del Marocco e che ha costretto un popolo, i Saharawi rappresentati dal Fronte Polisario, che quelle terre legittimamente abitavano, ad un esilio forzato dopo una guerra durata dal 1976 al 1991. Con una prova di forza militare, che ha provocato feriti e morti, e ora una vita di difficoltà nel deserto algerino, il popolo Saharawi è stato cacciato e vive in una sorta di confino senza che le autorità occidentali abbiamo avuto la forza, anche a fronte di importanti sentenze della Corte di Giustizia europea e tante risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu, di rispristinare diritto, giustizia e legalità consentendo lo svolgimento di un referendum per l’auto determinazione come è successo per tutte le ex colonie, ultima delle quali Timor Est”.
Il deputato PD, Stefano Vaccari presidente dell'Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo Saharawi.
“A Ryanair - aggiunge - tutto ciò non interessa evidentemente perché ciò che conta è solo il business, magari anche sovvenzionato dal Regno del Marocco, perché ci vuole una grande ipocrisia nel vendere pacchetti turistici, incuranti di tutto ciò e di quanto è successo, in nome e per conto di uno Stato occupante. Servirebbe che la compagnia aerea facesse mea culpa e tornasse indietro, ma in caso contrario proporrò di boicottare questa sciagurata iniziativa a tutti i colleghi dell’intergruppo parlamentare e della Rete italiana di solidarietà, e solleciterò il Governo italiano a chiedere il rispetto del diritto internazionale e a cercare soluzioni ad uno dei misfatti più eclatanti avvenuti nel Nord Africa”.
"Finalmente abbiamo le date: l’8 e il 9 giugno si voterà sui referendum, compreso quello sulla cittadinanza. Dopo mesi di silenzio e incertezze, è una vittoria per la democrazia e per tutti coloro che si battono per una società più giusta e inclusiva". Cosi la deputata Pd, Ouidad Bakkali, intervistata per i canali social dei deputati dem.
"Un altro risultato fondamentale – prosegue l’esponente Pd – è stato l’ampliamento del diritto di voto per i fuorisede: studenti e lavoratori potranno esprimersi nelle città in cui vivono. Questo è un grande passo avanti per la partecipazione democratica, che sarà cruciale per raggiungere il quorum e rendere effettiva questa consultazione popolare. Il quesito referendario sulla cittadinanza riguarda la riduzione del requisito di residenza per i cittadini con background migratorio che vogliono ottenere la cittadinanza italiana. Oggi l’Italia ha una delle normative più restrittive d’Europa: sono necessari almeno 10 anni di residenza prima di poter presentare la richiesta. Un tempo eccessivo, che di fatto esclude tantissimi giovani nati e cresciuti nel nostro Paese da opportunità lavorative e formative, costringendoli a una condizione di precarietà e incertezza, con rinnovi continui del permesso di soggiorno".
"Ridurre questo requisito da 10 a 5 anni – conclude Bakkali - significa compiere un primo passo verso una riforma più equa. Nella pratica, il tempo di attesa si ridurrebbe da 14 a 9 anni, considerando anche le lungaggini burocratiche che oggi caratterizzano il processo. È inaccettabile che servano fino a 4 anni solo per l'elaborazione di una pratica di cittadinanza. Dobbiamo lavorare per rendere più efficienti questi percorsi e garantire diritti a chi di fatto è già italiano, ma non lo è formalmente. Siamo di fronte a una questione di giustizia e di dignità per oltre 2,5 milioni di famiglie e già dimezzare i tempi aiuterà a uscire da una condizione di italiane e italiani senza cittadinanza perché di fatto lo sono ma non lo sono formalmente”.
Il riconoscimento del diritto di voto per i fuori sede nei prossimi referendum rappresenta una seconda piccola grande vittoria per il Partito Democratico e per tutti coloro che si battono per una democrazia più inclusiva e accessibile. È un risultato che abbiamo ottenuto con determinazione, dopo anni di impegno e mobilitazione". Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della pdl “Voto dove vivo” insieme al senatore dem Marco Meloni.
"La nostra battaglia per garantire il voto ai fuori sede – spiega l’esponente dem - è iniziata molto tempo fa. Solo poche settimane fa, il ministro Piantedosi aveva escluso questa possibilità, ma grazie al nostro pressing, al lavoro costante e all’azione congiunta con il senatore Meloni, che ha portato alla presentazione di due proposte di legge e alla mobilitazione delle associazioni, tra le quali il comitato ‘Voto dove vivo’, il governo ha dovuto cambiare posizione e inserire questa misura nel decreto approvato".
"Si tratta – conclude Madia - di una seconda tappa, dopo la prima sperimentazione alle scorse elezioni europee. Ora, però, non possiamo fermarci: è necessario garantire ai cittadini fuori sede il diritto di voto in modo strutturale e definitivo, come avviene negli altri Paesi avanzati. Chiediamo quindi che la proposta di legge già approvata alla Camera e bloccata al Senato da mesi venga finalmente discussa e approvata. Non possiamo accettare meccanismi parziali o soluzioni provvisorie: serve una legislazione chiara, che assicuri il voto ai fuori sede non solo nei referendum, ma anche alle elezioni politiche ed europee".
Oggi intervista con corrispondente in GB di Repubblica
Oggi pomeriggio alle 18.30 al King’s college di Londra si terrà un evento organizzato dal Center for Italian politics sui referendum dell’8-9 giugno. Arturo Scotto verrà intervistato da Antonello Guerrera, corrispondente di Repubblica in Gran Bretagna, sui quesiti che saranno oggetto della consultazione. Sarà l’occasione per ribadire l’impegno del Pd in questa sfida in cui tanti italiani all’estero possono garantire il raggiungimento del quorum sui referendum contro la precarietà del lavoro e per la cittadinanza.
“Adesso basta. Per la dignità e l’onore delle istituzioni il sottosegretario Delmastro delle Vedove si dimetta. Apprendiamo infatti che l’intervista su Il Foglio, esiste, c’è ed è pure registrata! Per questo non poteva essere smentita. Se il ministro Nordio ha anch’egli un minimo di personale e politica dignità chieda al sottosegretario di fare un passo indietro. Evidente in ogni caso che il sottosegretario ha perso, ma non avevamo necessità di ulteriori prove, ogni credibilità. Come fa la Presidente del consiglio a continuare a sostenerlo? Difende la presenza al governo di chi pensa che la riforma fa schifo? E con quale faccia la difenderanno in senato, alla camera e davanti al paese nel referendum?” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
"Il governo ha stabilito la data per la celebrazione dei cinque referendum. Si voterà l’8 e 9 giugno. Avremmo preferito che si votasse insieme al primo turno elettorale delle amministrative. E invece il governo ha accolto solo parzialmente la richiesta dei comitati promotori e scelto di farlo slittare di due settimane accorpandolo con i ballottaggi, evidentemente per disincentivare la partecipazione e per scoraggiare il raggiungimento quorum. Vuol dire che hanno paura. Servirà una risposta forte, popolare, partecipata
I cinque referendum possono cambiare la vita di milioni di cittadini. Per battere la precarietà, l’insicurezza nei luoghi di lavoro, l’esclusione dalla vita democratica di decine di migliaia di persone prive di cittadinanza." Così in una nota il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo PD in Commissione Lavoro a Montecitorio.
“Il Partito Democratico chiede urgentemente al governo di fare in modo che la sperimentazione che c’è stata per le ultime elezioni europee, che ha consentito agli studenti fuorisede di votare, si possa replicare allargandola anche ai fuorisede lavoratori e a quelli che si curano lontano dal comune di residenza per i prossimi referendum. Il governo deve passare dalle parole ai fatti: se la sottosegretaria Wanda Ferro e il collega Fabio Roscani di Fratelli d’Italia dicono sempre che vogliono stimolare la partecipazione al voto dei fuori sede, allora il banco di prova lo saranno i prossimi referendum”. Lo dice la deputata dem Marianna Madia intervistata per i canali social dei deputati PD nel giorno il cui il governo ha fissato l’election day per referendum l’8 e 9 giugno.