«L’esito chiaro del referendum sulla giustizia, con una netta affermazione del No, impone alcune riflessioni. La prima riguarda il metodo: non si possono toccare punti fondamentali della Costituzione, come l’equilibrio tra i poteri dello Stato, in modo impositivo da parte della maggioranza. Il confronto parlamentare non è un orpello, ma un dovere democratico per chi governa.
La seconda riguarda il merito. I cittadini ci chiedono di affrontare i problemi reali della giustizia: la lunghezza dei processi, la carenza di personale, il ritardo nell’innovazione, il dramma delle carceri e la necessità di rivedere alcuni aspetti del sistema sanzionatorio. È su questi nodi che dobbiamo concentrare il nostro impegno.
Questo voto segna anche un ridimensionamento dell’idea che si possa governare imponendo dall’alto le regole su tutto. Le istituzioni democratiche funzionano se si fondano su equilibrio, rispetto e confronto.
Al tempo stesso, il risultato restituisce l’immagine di un Paese diviso, che ha bisogno di essere ricucito. È responsabilità di tutti, maggioranza e opposizione, lavorare per una stagione di confronto più serio e meno conflittuale, capace di rimettere al centro l’interesse generale.
Per il Partito Democratico e per le forze del centrosinistra si apre ora una fase nuova: costruire un’alleanza fondata su idee e proposte concrete, non soltanto sull’opposizione al governo. La difesa dei capisaldi costituzionali resta un punto fermo, ma da sola non basta: serve un progetto credibile sui grandi temi nazionali e internazionali.
All’interno del Partito Democratico, infine, credo sia necessaria una riflessione seria: l’unità è e deve rimanere un valore. Le diverse sensibilità sono una ricchezza, ma non possono trasformarsi in distanze incompatibili con una stessa comunità politica». Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Gian Antonio Girelli.
“La netta vittoria del No rappresenta prima di tutto una chiara bocciatura di massa che il popolo italiano ha inflitto al Governo Meloni. Gli italiani hanno ribadito che la nostra Costituzione non si tocca con colpi di mano o riforme pasticciate nate con l'unico scopo di sbilanciare l'equilibrio dei poteri. Siamo profondamente soddisfatti perché il Paese ha scelto con orgoglio la strada della stabilità democratica, respingendo con forza un progetto che avrebbe umiliato il ruolo centrale del Parlamento e soffocato quegli spazi di pluralismo che sono il cuore pulsante della nostra Repubblica.
In questa straordinaria mobilitazione civile, il Partito Democratico si è confermato il perno insostituibile della resistenza democratica, dimostrando di essere l'unico vero argine contro derive autoritarie e semplificazioni pericolose che minacciano le fondamenta della nostra libertà. Oggi non cade solo una proposta di legge sbagliata, ma crolla l'illusione di una destra che pensava di poter cambiare le regole del gioco a proprio piacimento. Il messaggio che arriva dalle urne è che la democrazia appartiene ai cittadini e non può essere piegata agli interessi di una maggioranza arrogante.
Prendiamo atto del risultato, rispettiamo chi ha votato sì, ma non ci fermiamo: il nostro lavoro è allargare il consenso attorno al campo largo per affrontare le elezioni politiche con la forza necessaria per vincere” così sui social il deputato democratico Stefano Graziano.
“Le italiane e gli italiani si sono espressi in maniera chiara bocciando sonoramente l’attacco di Giorgia Meloni e della destra alla Costituzione, ai padri e alle madri costituenti e all’indipendenza della Magistratura. È la sconfitta della Presidente del Consiglio che ci aveva messo direttamente la faccia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla vittoria del no al referendum sulla giustizia.
“Il primo dato da sottolineare è una partecipazione al voto molto maggiore rispetto alle attese, un segnale positivo per la nostra democrazia - prosegue la deputata dem - Il secondo è che oggi, con ancora più vigore, si mostra con forza l’alternativa alla destra: una destra che sta governando male, che protegge i vari Delmastro e Santanché, che ha provato ad alterare gli equilibri tra i poteri dello Stato ma è stata bocciata dagli elettori”.
“Abbiamo fatto una grandissima campagna referendaria, partendo dalla Segretaria Schlein. Casa per casa, strada per strada, città per città, spiegando le ragioni e provando a mantenere la discussione sui temi, nonostante le bugie e gli attacchi da destra e anche dalla Presidente del Consiglio. Da qui in avanti c’è un vento nuovo che fischia nel Paese” conclude Gribaudo.
La Costituzione non si stravolge a colpi di maggioranza. Non si tocca a dispetto del Parlamento, non si tocca senza coinvolgere le opposizioni. Non si possono più raccontare bugie: non era una riforma della giustizia e non migliorava il suo funzionamento. Era solo un modo per controllare la magistratura e consegnare alla politica il potere di decidere tutto. Dopo la finta automia e il premierato bloccato, neanche questa riforma arriva a conclusione. Il governo Meloni non può rivendicare nulla. Questo è accaduto tra ieri e oggi, grazie a una mobilitazione straordinaria di chi ha capito quale era la posta in gioco.
Grazie a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che hanno difeso la Costituzione antifascista nata dalla guerra di Liberazione e dalla Resistenza.
Lo ha scritto su Facebook Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei deputati.
"Il risultato che emerge dalla Sardegna rappresenta un segnale politico chiaro, forte e inequivocabile. La netta affermazione del No al referendum costituzionale nell’Isola, con quasi il 60% del consenso, testimonia una partecipazione consapevole e una presa di posizione determinata da parte delle cittadine e dei cittadini sardi.
La Sardegna respinge al mittente la pretesa del governo e della destra di modificare la Costituzione per piegare la Giustizia ai voleri del potere politico. Sconfitta politica per la presidente Meloni che ora non potrà modificare la legge elettorale per i suoi interessi e dovrà al contempo rinunciare a quell'autonomia differenziata che avrebbe diviso in Paese tra Regioni ricche e Regioni povere.
L'esito del referendum non può essere letto solo in chiave numerica, ma esprime un orientamento profondo: la volontà di difendere principi, equilibri istituzionali e una visione della democrazia che i sardi hanno ritenuto non adeguatamente garantita dalla proposta referendaria.
Desidero ringraziare tutte e tutti coloro che hanno partecipato al voto, contribuendo con senso civico e responsabilità a questo importante momento democratico. Il dato della Sardegna evidenzia una comunità attenta, vigile e capace di esprimere un giudizio autonomo e ponderato.
Per il Partito Democratico della Sardegna, questo risultato rappresenta uno stimolo ulteriore a proseguire nel lavoro politico e istituzionale, rafforzando il dialogo con i territori e ascoltando con ancora maggiore attenzione le istanze che provengono dalla nostra comunità.
Ora è necessario che a livello nazionale si apra una riflessione seria e rispettosa dell’esito referendario, evitando semplificazioni e valorizzando il messaggio che arriva dai territori, a partire dalla Sardegna.
Continueremo a lavorare con responsabilità e determinazione per costruire soluzioni condivise, nel rispetto dei valori democratici e dell’equilibrio istituzionale del Paese".
Lo dichiara il deputato Silvio Lai, segretario regionale del PD della Sardegna.
“La maggioranza degli italiani hanno detto con chiarezza che la costituzione non si cambia a colpi di maggioranza senza accettare il confronto parlamentare con le opposizioni e non si può mettere in discussione il principio fondante dell’indipendenza della magistratura e della separazione dei poteri.
E’ stata sconfitta l’arroganza della destra e ha vinto la Costituzione e la difesa dello spirito dell’articolo 138.
Hanno vinto i tanti giovani che oggi con più forza ci chiedono di attuare la Costituzione per un paese migliore e più accogliente per le giovani generazioni”.
“Chi vuole cambiare la Costituzione con arroganza perde e perde male. La bella partecipazione è una buona notizia per la democrazia. Bologna ha dato una lezione ai prepotenti. La vittoria del no è un sì per una alternativa democratica e per l’unità del Paese” così il deputato democratico Virginio Merola.
“Il risultato del referendum sulla giustizia del 2026 segna una vittoria chiara e significativa: vince il NO, vince la democrazia, vince la Costituzione. L’alta affluenza dimostra quanto cittadine e cittadini credano nel valore del voto e nella partecipazione attiva alla vita democratica del Paese. È una vittoria costruita grazie all’impegno diffuso del comitato per il NO, delle associazioni, del sindacato e di una rete civica ampia e plurale, che ha riportato al centro il confronto sui contenuti. Significativo è stato il contributo del Partito Democratico, dei parlamentari, degli amministratori locali e dei circoli, che hanno animato i territori con un lavoro costante di ascolto e mobilitazione.Un esito che rafforza i principi fondamentali della Repubblica e conferma la Costituzione come pilastro della nostra convivenza civile. Vince l’Italia, vince una democrazia viva e partecipata": è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
Da Bologna e dall'Emilia-Romagna un contributo molto significativo.
"La vittoria del No al referendum costituzionale è stata straordinaria. Una vittoria netta, a fronte anche di un'alta partecipazione al voto. Il popolo italiano ha testimoniato con chiarezza la fedeltà ai valori costituzionali. Bologna e l'Emilia-Romagna hanno contribuito in modo molto significativo a questa vittoria, in piena sintonia con la loro storia". Così Andrea De Maria, deputato del Partito Democratico.
"Ha vinto il NO.
Ha vinto la Costituzione, che resta il punto fermo della nostra democrazia.
Le cittadine e i cittadini hanno scelto di difenderla, con partecipazione e consapevolezza". Lo scrive su X la deputata Pd Michela Di Biase.
“Il risultato è chiarissimo: l’Italia ha respinto un cambiamento della Costituzione fatto a colpi di maggioranza e mortificando il Parlamento. E con una partecipazione straordinaria che conferisce al risultato un indubbio significato politico” così Lorenzo Guerini del Pd.
“Le minacce di morte ricevute dal presidente Attilio Fontana sono da condannare senza sé e senza ma.
La condanna è totale e va ricondotta a persone che nulla hanno a che fare con il confronto politico che per quanto riguarda il PD è fermo è completamente alternativo rispetto alla maggioranza, ma mai irrispettoso di persone e idee”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli Deputato del PD eletto in Lombardia e vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul COVID.
“Siamo è in campo da settimane per spiegare le ragioni del No al referendum sulla legge Nordio. Una legge costituzionale pericolosa perché non migliora la giustizia per i cittadini, non accorcia i tempi dei processi, non affronta il problema degli organici nei tribunali. Fa un'altra cosa: mette a rischio l'indipendenza della magistratura, introduce il sorteggio per chi deve far parte del Csm e separa le carriere senza che questo porti alcun beneficio concreto a chi aspetta giustizia. Noi crediamo che la giustizia vada riformata, ma con serietà. Servono più magistrati, più personale amministrativo, più risorse per i tribunali. Qui a Prato lo sappiamo bene: il nostro Tribunale ha una carenza cronica di organico. Questo referendum non risolve nulla di tutto questo. Per questo chiediamo ai pratesi di andare a votare e di votare no. È una scelta che riguarda l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Riguarda tutti”.
Così Christian Di Sanzo, deputato PD eletto in Nord e Centro America e segretario reggente del PD Prato.
“Questa riforma è una riforma profondamente sbagliata che lede l’autonomia della magistratura e non risolve i problemi che i cittadini hanno nell’ambito della giustizia italiana. È stata approvata in prima lettura senza che il parlamento potesse apportare la minima modifica e questo è un fatto gravissimo, perché il ruolo del parlamento è stato completamente esautorato e scavalcato dal governo che vuole questa riforma della giustizia solamente per eliminare il potere decisionale dei magistrati. Servono alcuni correttivi, serve una riforma che abbia un senso, senza stravolgere l’assetto costituzionale della legge”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo del PD in commissione difesa della camera a margine di un’iniziativa ad Avellino per dire NO al referendum costituzionale.
“Dietro l’annuncio di voler andare avanti con la stessa squadra fino a fine legislatura emerge un quadro preoccupante. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che rivendicava ‘autonomia’ e affermava di non essere ‘ricattabile’, mostra invece difficoltà evidenti nel trarre le conseguenze politiche necessarie davanti a casi che in un qualsiasi altro Paese occidentale avrebbero portato alle immediate dimissioni da parte degli interessati.
I casi di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusy Bartolozzi sollevano interrogativi seri sull’effettiva capacità di esercitare pienamente il proprio ruolo”.
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo.
“La vicenda Delmastro ha contorni inquietanti: è necessario che Giorgia Meloni prenda posizione subito e non dopo il referendum, perché è in gioco la dignità delle istituzioni e la credibilità del suo governo”.