“Mancano 15 giorni al voto dei referendum dell’8 e 9 giugno. Si vota sulla precarietà e sulla cittadinanza. L’unica che finora non si e ancora espressa su cosa farà si chiama Giorgia Meloni. Un silenzio imbarazzante. Chiediamo che la Presidente del Consiglio si esprima. È un fatto igiene democratica e di credibilità istituzionale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, a Milano per una iniziativa referendaria.
Mentre un ministro pretende deroghe a norme antimafia
“Ma che Paese è quello dove un giovane precario deve elemosinare un lavoro stabile per poter sbarcare il lunario e un ministro della Repubblica pretende di derogare alle norme sulla legislazione antimafia per costruire un’opera inutile e costosa come il Ponte sullo Stretto? Ed è lo stesso signore che invita le persone ad astenersi? Il referendum fa paura perché rimette le cose a posto, finalmente fa sentire un po’ la voce di chi sta in fondo alla fila e non sempre quella di chi pensa che leggi possono essere aggirate per fare un po’ di soldi in più. La nuova questione morale consiste nel fatto che ministri come Salvini pensano che chi produce la ricchezza sono gli speculatori, non i lavoratori che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, a margine di una manifestazione a La Spezia.
“L’ultimo rapporto ISTAT è un pugno nello stomaco: l’Italia è un Paese sempre più vecchio, più povero e in fuga. Oltre due terzi dei giovani tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori, mentre in dieci anni più di 100mila ragazze e ragazzi sono emigrati all’estero. È la fotografia di una nazione che sta male e che ha bisogno di una terapia d’urto, non di rassicurazioni propagandistiche”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, intervistato sui social dei deputati dem.
“Il governo Meloni – prosegue l’esponente Pd – racconta un Paese da Mulino Bianco, ma la realtà è ben diversa: precarietà dilagante, salari fermi al di sotto del potere d’acquisto pre-Covid, part-time involontario, rischio crescente di licenziamenti senza giusta causa. La nostra manifattura è in calo da 26 mesi consecutivi. Il PIL è fermo. È chiaro che le scelte economiche attuali non stanno funzionando. Occorrono misure radicali a sostegno del lavoro stabile e ben retribuito, investimenti veri nell’industria, nella transizione digitale e ambientale, e una seria riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Solo così possiamo liberare il tempo di vita, creare occupazione di qualità e dare una prospettiva alle nuove generazioni”.
“Siamo davanti a un bivio – conclude Scotto – e il referendum rappresenta un’occasione storica per invertire la rotta. Parla ai precari, a chi rischia di morire sul lavoro, a chi è ricattabile. Votare è un diritto conquistato con il sacrificio di chi ci ha preceduto. Ora tocca a noi usarlo per cambiare davvero il Paese”.
“I dati resi noti dall’Istat confermano un allarme che denunciamo da tempo: l’Italia è un Paese che invecchia rapidamente e si impoverisce. Per la prima volta, il numero degli over 80 ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni. Un dato simbolico ma drammaticamente reale, che fotografa la deriva demografica in corso. Eppure, il governo Meloni continua a ignorare questa emergenza, rinunciando a politiche lungimiranti e inclusive”. Così la deputata dem Rosanna Filippin, componente della commissione Politiche dell’Unione Europea.
«Il governo – prosegue l’esponente Pd – ha avuto l’occasione di intervenire anche attraverso il PNRR, ma ha preferito tagliare proprio lì dove servivano più investimenti: il numero degli asili nido è stato dimezzato, compromettendo così due leve fondamentali per contrastare l’inverno demografico: la natalità e l’occupazione femminile. È una scelta miope e dannosa, come anche quella di ridimensionare le case di comunità e gli interventi per la conciliazione vita-lavoro. A questo si aggiunge un impoverimento generalizzato delle famiglie italiane. Negli ultimi cinque anni, come certificato dall’Istat, il potere d’acquisto è diminuito drasticamente. Eppure, il governo continua a scaricare le responsabilità su altri, dopo tre anni di guida del Paese senza misure concrete per affrontare il declino demografico ed economico”.
“Oggi l’Italia scende sotto i 59 milioni di abitanti, dei quali 5 milioni e mezzo sono cittadini stranieri. Chi oggi promuove politiche restrittive sull’immigrazione – conclude Filippin – non ha chiaro che senza l’apporto degli stranieri, un Paese con un quarto della popolazione over 65 è semplicemente destinato a morire. In questo contesto, anche il referendum sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno è un’occasione per riaffermare un’idea di Italia aperta, dinamica, solidale. L’unica Italia possibile se vogliamo ancora avere un futuro”.
“Giorgia Meloni ha mentito all’Italia il primo maggio pur di negare l’evidenza. Non è vero che i salari italiani crescono più del resto dell’Europa. Non siamo usciti ancora dall’incubo della povertà lavorativa. Tant’è che sono milioni i lavoratori a rischio povertà, oltre il 20 per cento. Lo dice l’Istat, non l’ufficio studi della Cgil. Serve una svolta. Serve il salario minimo la cui calendarizzazione chiediamo sia immediata. E serve un segnale sulla precarietà che è la madre dei bassi salari. C’è il referendum dell’8 e 9 giugno: è un’arma che va usata per cambiare le cose”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Calderone e Salvini ascoltino le parole del Presidente dell’Anac Busia: sono 1448 le violazioni da parte delle imprese delle norme su salute e sicurezza sul lavoro nel 2024 fino ad oggi riscontrate dall’Inl. Numeri spaventosi. Anche perché in crescita dell’87 per cento rispetto al 2022. Significa che le politiche di deregulation, a partire dalla liberalizzazione dei subappalti a cascata come spiega anche Anac, ha contribuito a far crescere il rischio degli incidenti. Serve una risposta immediata, non qualche annuncio. Vanno responsabilizzate le imprese committenti lungo tutta la catena degli appalti. L’occasione dei referendum dell’8 e 9 giugno non va sprecata”.
Così la deputata democratica e responsabile Lavoro del Pd, Cecilia Guerra, e il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La decisione del Governo di presentare un disegno di legge sui Lep è un atto grave e preoccupante. Una materia così delicata e centrale per l’unità del Paese dovrebbe essere discussa in Parlamento, non decisa unilateralmente dall’esecutivo” – dichiara il capogruppo democratico in Commissione Difesa alla Camera, Stefano Graziano. “La maggioranza è formalmente in crisi – aggiunge Graziano - oggi i ministri leghisti, con Salvini e Giorgetti in testa, si sono rifiutati di votare in Consiglio dei Ministri. Un fatto di estrema gravità che, in altre stagioni, avrebbe spinto la Presidente del Consiglio a salire al Quirinale. E aggravato dal fatto che alla sfiducia è seguito il vero e proprio ricatto politico della Lega, che ha imposto il ddl sui LEP nel tentativo di rilanciare il disegno secessionista già bocciato dalla Corte Costituzionale, perché pericoloso e fallimentare. Un progetto che rischia di dividere il Paese e compromettere l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso ai diritti fondamentali. La misura è colma, e di fronte a questi strappi istituzionali – conclude Graziano – deve essere ancora più forte la spinta a partecipare e votare ai referendum dell’8 e 9 giugno”.
Il voto per i referendum dell’8 e 9 giugno non è solo un diritto-dovere, è l’occasione per riportare al centro il lavoro, chiedere che sia meno precario e più sicuro. È lo strumento più potente in mano alle cittadine e ai cittadini. Usiamolo. Oggi in piazza a Roma per 5 SÌ.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Dichiarazione di Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Vigilanza Rai
La Rai non può oscurare una consultazione referendaria e ha il dovere di informare i cittadini italiani delle ragioni del sì e del no del referendum di domenica 8 e lunedì 9 giugno . Il servizio pubblico ha viceversa deciso di mettere il bavaglio a questo importante appuntamento per la democrazia del nostro paese . Il partito democratico nell’invitare tutti i cittadini italiani ad andare a votare , manifesterà domani lunedì 19 maggio davanti a tutte le sedi della Rai a partire dalle ore 11.30 per denunciare questa scelta grave imposta dal governo Meloni.
“Lo dico con chiarezza: voterò cinque Sì non per disciplina, non per appartenenza. Ma perché credo che il lavoro non sia solo una voce economica. È il primo strumento di libertà, giustizia e dignità. E se oggi una persona può lavorare e restare povera, non comprare casa, non costruirsi un futuro, non mettere al mondo un figlio, allora non c’è altra priorità politica che questa. Mi è chiaro che i cambiamenti più profondi vanno conquistati nelle sedi istituzionali. Ma so anche che serve un segnale. Una presa di posizione. E questo referendum può essere tutto questo: una risposta a chi da troppo tempo vive nel limbo dell’attesa, nell’assenza di tutele, nella precarietà elevata a sistema. Sui primi tre quesiti, licenziamenti, tutele nelle piccole imprese, contratti a termine, non mi nascondo: non li considero risolutivi. Non cambiano da soli le sorti della nostra economia. Ma pongono un punto politico: ci ricordano che la precarietà non è una fase, è diventata una condizione permanente per milioni di persone. La segretaria Schlein ha voluto portare il Partito Democratico accanto a chi lavora, accanto a chi non ce la fa, accanto a chi è troppo spesso invisibile. Non è stato un gesto di radicalismo. È stato un gesto di responsabilità. E io, pur venendo da un’altra cultura politica, mi riconosco in questa scelta”.
Così il deputato democratico torinese e presidente di “Identità Riformista”, Mauro Laus.
“A pochi giorni dal voto referendario del 9 giugno, ribadisco con forza il mio sostegno al ‘Sì’ per la riforma della legge sulla cittadinanza. Si tratta di un primo passo fondamentale verso una società plurale, inclusiva e laica, che riconosca e valorizzi le diversità già presenti nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata dem Ouidad Bakkali, intervistata per i canali social dei deputati Pd.
“La modifica che dimezza da 10 a 5 gli anni necessari per richiedere la cittadinanza – aggiunge l’esponente Pd - ha un impatto concreto: velocizzare un percorso oggi rallentato da lungaggini burocratiche che spesso si traducono in 13 o 14 anni di attesa. È una questione di giustizia e appartenenza, soprattutto per i più giovani, per quei bambini e quelle bambine che già si sentono parte della Repubblica e che vogliono contribuire a costruirla.”
“È inaccettabile – ha concluso Bakkali - che una figura istituzionale come il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che deve garantire la Costituzione inviti implicitamente all’astensione. Votare è un dovere civico. Il nostro impegno è informare, confrontarci e spingere alla partecipazione. Il 9 giugno abbiamo l’opportunità di scegliere una cittadinanza più giusta. Invitiamo tutte e tutti a recarsi alle urne, perché ogni voto conta nella costruzione della società della convivenza”.
La replica della premier Giorgia Meloni proprio non convince Elly Schlein: "Stanno smantellando la sanita' pubblica", dice la segretaria del Partito democratico ad "Avvenire". La segretaria del Pd tiene stretti i due grafici mostrati anche in Aula. E si appella a dati e numeri per contrastare la narrazione meloniana sui temi cari ai dem: "Stanno smantellando la sanita' pubblica senza il coraggio di ammetterlo. Meloni continua a mentire agli italiani dicendo che hanno fatto il piu' grande investimento della storia nella sanita'. Il problema e' che la spesa sanitaria si calcola in tutto il mondo sul Pil. E quella sta scendendo al minimo storico degli ultimi 15 anni. I suoi tagli - rileva Schlein - li stanno pagando direttamente i cittadini, perche' la Corte dei conti dice che nel 2023 la spesa per curarsi e' aumentata del 10 per cento, cioe' di 4 miliardi. Gli stessi che hanno messo sulla riforma fiscale. Tolgono con una mano quello che fingono di dare con l'altra. Per questo la chiamo tassa-Meloni". La segretaria osserva che "le responsabilita' non stanno mai solo da una parte. Ma qui siamo allo scaricabarile. Meloni da' sempre la colpa a qualcun altro. Sulle liste di attesa da' la colpa alle Regioni, facendo infuriare anche quelle che governano loro, ma non gli hanno dato un euro in piu', mentre avevano lanciato un piano di assunzioni sparito nel nulla. Il personale e' stremato con turni massacranti, in fuga verso il privato o all'estero (40 mila i medici fuggiti negli ultimi anni)". "Non so - continua - da quando la premier non esce dal Palazzo e va in un ospedale. Ci sono ancora i 'gettonisti' e se ci sono e' perche', quando lei era al governo con Berlusconi e io all'universita', hanno messo il tetto alle assunzioni. Oggi detassano gli straordinari. Ma il personale e' allo stremo. Servono risorse per fare nuove assunzioni". Ieri e' stata approvata la legge sulla condivisione degli utili delle imprese. Il Pd si e' astenuto: "Il tema ci e' sempre stato caro, ma contestiamo gli emendamenti del governo che hanno svuotato il testo, firmato anche da una parte di noi, rendendo tutto facoltativo, rimandandolo alla volonta' delle imprese. Noi siamo per una partecipazione piena, anche gestionale". Il Pd ha sposato i referendum, ma resta diviso sui quesiti sul lavoro: "Il Pd ha una linea approvata senza voti contrari in Direzione e prevede l'appoggio ai 5 referendum. Un sondaggio di Pagnoncelli ha mostrato come la nostra base e' la piu' convinta dei quesiti - tra il 92 e il 97 per cento - compreso quello sulla cittadinanza" conclude Schlein.
“Grazie alla Filt Cgil per questo momento di formazione sulla sicurezza molto importante. Sappiamo che è sulla catena dei subappalti e degli appalti che spesso si concentra il maggior numero di infortuni e morti sul lavoro. Ecco perché avevo chiesto i dati con un ordine del giorno al Decreto Lavoro ed ecco perché è ancora più importante andare a votare al referendum dell’8 e 9 giugno”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e sugli incidenti sul lavoro, intervenendo all’evento Salute&Sicurezza: Pensieri&Azioni, il primo appuntamento di formazione indetto da Filt Cgil.
“Il quarto quesito è fondamentale, per i lavoratori e le lavoratrici che si sentono di serie b. È importante che ci sia corresponsabilità sulla sicurezza anche da parte di chi dà l’appalto in gestione” ha proseguito Gribaudo.
“In questi giorni molti membri del Governo, oggi è il turno del ministro Lollobrigida, attaccano il referendum. È la dimostrazione che non stanno realmente dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto di chi è precario. Noi dobbiamo rispondere andando a votare” ha concluso Gribaudo.
“Nemmeno Salvini andrà a votare al referendum 2025. Preferisce stare con i figli. Ormai non si contano più i ministri del governo Meloni che invitano all’astensionismo. Hanno paura. Quando si parla dei diritti di chi lavora la destra si schiera sempre per la legge del più forte”. Lo scrive su X il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"Avevamo denunciato da giorni il silenzio informativo sui referendum. Oggi l’Agcom conferma nero su bianco ciò che andiamo ripetendo da tempo: il servizio pubblico non sta garantendo un’adeguata copertura informativa sui cinque quesiti referendari. Il richiamo formale dell’Autorità è la prova che le nostre preoccupazioni erano fondate", così Stefano Graziano, capogruppo democratico in commissione di vigilanza Rai. "È gravissimo che sia stato necessario l'intervento dell’Agcom per ricordare alla Rai — e a tutte le emittenti — il dovere di offrire ai cittadini un’informazione corretta, imparziale e completa, soprattutto in vista di un appuntamento democratico come quello dell’8 e 9 giugno. Il servizio pubblico non può diventare uno strumento di propaganda al servizio della maggioranza di governo. I cittadini hanno il diritto di essere informati, non tenuti all’oscuro da scelte deliberate ai piani alti di Palazzo Chigi. Alla luce del richiamo ufficiale — conclude Graziano — chiediamo che la Rai e tutte le emittenti si mettano immediatamente in regola, ristabilendo equilibrio e pluralismo nell’informazione. È in gioco la qualità della nostra democrazia."